Da Bivigliano ho riportata: i biscotti della sposa, tanti bei ricordi, e una “fissa” per la canzone “Romarìa”.
L’avevo sentita già l’altra volta, ma non ci avevo dato troppo peso, questa volta, invece, mi rimbomba continuamente nella testa.
A me, ascoltando col cuore le parole, è venuto alla mente il pubblicano della nota parabola (E da Giorgetto, è stato fatto l’accostamento con un’altra canzone)
Quando qualcosa mi interessa, quando mi prende, voglio sapere tutto il possibile, e così, oltre la traduzione che avevo già, visti i tempi moderni, mi sono fatta aiutare da Google.
Tra i primi risultati c’era un blog, “coscienzasporca”, sono andata a curiosare, ho trovato un post, di cui vi copio alcune frasi:
” … una canzone che si intitola “Romaria” (con l’accento sulla i) ovvero “processione”. La canzone ha in effetti una sua dimensione profonda, (…) certamente spirituale. È stata scritta da Renato Teixeira e portata al successo da Elis Regina.
La canzone è innegabilmente bella (…) con un verso finale fortissimo: “Ma dal momento che non so pregare, sono venuto semplicemente a mostrare il mio sguardo, il mio sguardo, il mio sguardo”. Ci sarebbe da parlare a lungo delle frasi che valgono un’intera canzone…”
E in più, da lui, ho trovato le parole e la traduzione, eccola:
ROMARIA
di Renato Teixeira
É de sonho e de pó
È di sogno e di polvere
O destino de um só
il destino di un uomo solo
feito eu perdido em pensamento
come me, perso nei miei pensieri
sobre o meu cavalo.
sul mio cavallo.
É de laço e de nó
È destino di lazzo e nodo,
De gibeira o jiló
della sacca il frutto amaro *
dessa vida comprida a sò.
di questa vita sofferta in solitudine.
Sou caipira, Pirapora
Sono un contadino, Pirapora
Nossa Senhora de Aparecida
Nostra Signora di Aparecida,
ilumina a mina escura
illumina la miniera oscura
e funda o trem da minha vida.
e profonda, il ‘treno’ della mia vita.
O meu pai foi peão,
Mio padre era un bracciante
minha mãe solidão,
mia madre era la solitudine,
meus irmãos perderam-se na vida
i miei fratelli si sono dispersi
em busca de aventuras.
cercando l’avventura.
Descasei, joguei,
Sono divorziato, ho giocato,
investi, desisti,
ho investito, poi ho abbandonato.
se hà sorte,
se esiste la fortuna,
eu não sei, nunca vi.
non lo so, non l’ho mai vista.
Sou caipira, Pirapora
Nossa Senhora de Aparecida
ilumina a mina escura
e funda o trem da minha vida
Me disseram, porèm
Mi hanno detto però
que eu viesse aqui
di venire qui,
pra pedir de romaria e prece,
per chiedere in pellegrinaggio e preghiera,
paz nos desaventos.
pace nelle mie disavventure.
Como eu não sei rezar,
Ma dal momento che non so pregare,
só queria mostrar
sono venuto semplicemente a mostrare
meu olhar, meu olhar, meu olhar.
il mio sguardo, il mio sguardo, il mio sguardo
Sou caipira, Pirapora
Nossa Senhora de Aparecida
ilumina a mina escura
e funda o trem da minha vida
Qui di seguito, copio/incollo il commento di “bipedeingrato” che ha portato alla traduzione di questo verso (*), in modo diverso dalle traduzioni più usuali.
“- De gibeira o jiló* (di poveri calzoni da festa e gilet traduzione più usuale)
La gibeira è in realtà una borsa di panno e il jiló è un vegetale dal caratteristico gusto amaro (quindi metafora dell’amarezza della vita (…) Quindi un tentativo di traduzione più fedele potrebbe essere: “della sacca il frutto amaro di questa vita”.”
Ricomincio le ricerche con la parola Romaria e trovo tanto materiale, parte in italiano, parte in portoghese, tradotto a modo suo da Google.
Scopro che: “ In Brasile, la città di Aparecida do Norte si trova nello stato di San Paolo. È conosciuta, soprattutto, come il principale santuario mariano nazionale, al quale convertono i pellegrini provenienti da tutto il paese, per visitare la Basilica della Vergine Immacolata, Nostra Signora di Aparecida, santa patrona del Brasile. (…) E’ il secondo santuario mariano del mondo” (Da qui)
Che tutto è cominciato in un giorno del 1717, quando : “I pescatori, tra cui Domingo Martins, Juan Alves e Felipe Pedroso, presero le loro canoe, andarono verso il fiume Paraíba e cominciarono a pescare. Lanciarono le reti più e più volte ma non riuscirono a prendere niente. (…) Buttarono di nuovo le reti ma l’unica cosa che presero fu una statuetta ricoperta di fango e senza la testa. Quando la ributtarono in acqua apparve la sua testa e scoprirono che era l’immagine di Nostra Signora della Concezione” (Da qui)
Inoltre, ho letto che “La Festa della Nostra Signora Aparecida è realizzata tra i giorni 3 e 12 di ottobre, con una novena festiva nella Nuova Basilica” (da qui)
Ho cercato i video su You Tube e ne ho trovati a bizzeffe, e questo e ancora questo. Poi, ciliegina sulla torta, un pomeriggio di quelli di settimana scorsa, ho incontrato una conoscente che è brasiliana, avevo il testo, stampato su un foglio, in borsa e come gliel’ho fatto vedere ha esclamato: “Ah! Romarìa, è una bellissima canzone!”, poi, gentilmente, mi ha scritto la pronuncia, dove serviva! Canticchiandola! Grazie Ana Lucia.
Però c’è una cosa rimasta sospesa, in un’altra parte del commento, bipedeingrato dice: “A parte il geniale susseguirsi di giochi di parole (caipira = contadino / Pirapora = città dove si trova il santuario), e mi accende di curiosità nuove, non ho trovato da nessuna parte, un accenno che Aparecida do Northe sia chiamata Pirapora . . . ricomincio la ricerca.
Ho trovato qualcosa di veramente eccezionale, poi confermato anche da Ana Lucia, cioè, questo:
“Scandicci di Bom Jesus, l’ultimo comune della Grande Sao Paulo bagnata dalle acque del fiume Tiete(…) L’origine del suo nome deriva dal Tupi Guarani che significa pesce (Pira), che salti (Pora). (…) Nel 1725, il legno immagine del Buon Signore Gesù, patrono della città è stato trovato in uno scivolo, sostenuto da una pietra di fiume Tiete, da José Almeida navate (?), che ha dato luogo al 1° Centro Cristocêntrico del Brasile. (questo è tradotto liberamente da Google, se qualcuno vuol saperne di più, può andare qua, o, se sa il portoghese, andare direttamente sul sito originale!)
Dopo tutto questo giro del mondo, mi sono ricordata, che mia Suocera, usava dire: “"Chi va a Loreto non va a Scirolo, vede la madre ma non vede el fiolo". Ecco, cosa ho ritrovato, sempre “pescando” nel web : “Il detto e’ riferito ad un crocefisso, che nel XV secolo fu pescato in mare e depositato in una piccola chiesa a Numana . (…) Sirolo ha sempre considerato suo il Crocefisso e molti anziani sirolesi si sentono derubati della Sacra immagine." (Copiato da qui)
Quante cose stanno nascoste dietro una canzone . . . quante cose si scoprono!
Se siete arrivati fin qui, meritate una medaglia!
Lo so sono stata un po’ lunga, ma credo che ne sia valsa la pena!
I prossimi tre post, prometto, non più di venti righe!
Dieci? Cinque? Va bene, solo disegni o foto!
