Archivio delle Categorie: poesia

C’è qualcosa di nuovo . . . anzi d’antico

C’è qualcosa di nuovo . . . anzi d’antico
L’AQUILONE
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.   (. . . )
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita   (. . .)
Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.  (. . . )
Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla?
Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
una dolce, una acuta, una velata…
A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni!  (. . .)
“Avevo ancora gli occhi chiusi, ma sentivo di essere sveglio e mi girai sotto le coperte per godere ancora un po’ del calore del mio corpo. Nel girarmi mi resi conto di non essere nel mio letto quella era la camerata in cui avevo dormito la mia prima notte della mia nuova vita”
Incomincia così il racconto di mio padre, dei suoi primi anni da orfano di guerra . . . nel 1943, perse il padre e la madre . . . sono passati quasi 70 anni, eppure ha ricordi nitidi di quello che ha vissuto, degli amici, degli adulti e dei luoghi che ha frequentato in quei mesi terribili, la guerra, la fame e l’incertezza del futuro, visto che erano mancate tutte le certezze del passato . . . eppure, le racconta con una certa ironia, come se avesse fissato per sempre i sentimenti della fanciullezza, lo stupore e la curiosità  davanti a tante cose nuove, la fiducia nelle promesse dei parenti . . . promesse che purtroppo per il susseguirsi dei fatti storici, non sono state mantenute. 

Chiuso per ferie

Chiuso per ferie

Chiuso per ferie?  . . . può un diario chiudere???
Accadrà pur sempre qualcosa durante le ferie!
Le maestre, consigliano proprio di tenere un diario delle vacanze . . .
Ebbene, siccome prevedo quel che succederà,
Le ferie dei miei uomini, Udmv (*) e Figlio 
So già come vanno queste cose . . .
Il marito mi chiama di qua, il Figlio, dorme di là
Arrivano da Roma i soliti tre: CarrieB e i suoi coinquilini umani
Aspetto l'arrivo di gente a casa, aspetto con ansia
È gente che è da anni che non vedo,
Cugini con cui ho passato una bella fetta di vita
E poi, ci sarà il PiccoloLord e la sua corte
E in questi giorni non possono mancare
Il Patriarca e la Facente Funzione di Nonna
Insomma, tra tutte queste persone, non voglio trascurarvi
Ma non posso promettervi che riuscirò ad aggiornarmi
Aspettatemi, torno appena posso . . .

Intanto, c'è sempre il post qua sotto
rispondete alle domande!

 

(*) Udmv = Uomo della mia vita

S. Pasqua 2011

S. Pasqua 2011

Il Signore è veramente risorto!
Buona Pasqua 
      

Burnand – I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Risurrezione
 

Per il mattino di Pasqua

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
anche al ricco dirò:
siedi pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.
( . . . )
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: pace!
e poi cospargerò la terra
d'acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell'universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell'altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco

Davide Maria Turoldo

 

Per leggerla tutta, clicca qui!

San Martino . . . fra ricordi e attualità!

San Martino . . . fra ricordi e attualità!

San Martino

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar
 
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
 
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
 
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
 

(Giosuè Carducci)

Ricordo ancora il quaderno grande (non lo si chiamava ancora: "quadernone") delle poesie, questa era la seconda, e dovevamo illustrare le varie strofe . . . io, come tutti i bambini (quarta o quinta elementare) odiavo già dover studiare la poesia, figuriamoci illustrarla, io che sono negata per il disegno . . . arrivò in mio soccorso mio padre, lui sì che è portato per quest'arte, disegnò, direttamente con i colori.
 

La nebbia e i marosi che si frangevano sugli scogli (li aveva visti in Liguria, nei suoi anni adolescenziali). Un bel tino e persino il contadino che ci versava un secchio di mosto. Il cacciatore, sull'uscio aperto, che faceva intravedere, sullo sfondo, un camino col suo spiedo. E per ultimo, alcune nuvole, striate di rosso arancione, tra cui delle piccole "V" aperte, nere, rappresentavano gli stormi d'uccelli!
Ogni anno, a San Martino mi ricordo di questa poesia e di tutti i ricordi che si trascina dietro.

Oggi a Grottammare, vicino alla Città sulla Costa,  c'è grande festa con un grande mercato, si mangiano le "caciole", castagne a cui viene tolta pazientemente la buccia dura e poi sono bollite, si gusta "lu pitò co' li gobbi" e "lu sonnere alla cazzimberie" (il primo: tacchino con i cardi "gobbi", fatti crescere del tutto sotto terra, piegati, perciò: gobbi; il secondo: sedano condito con molto pepe,  che viene ritenuto afrodisiaco)  si beve il vino nuovo . . .  prima di sera c'è una corsa,  che si chiama "la corsa dei cornuti" . . . la corrono solo gli uomini.
 

Autunno

Autunno

Le foglie
 
Noi, lieve famiglia,
fioriamo e splendiamo
e tempo assai breve
sui rami restiamo.
Per tutta l'estate
facemmo gran mostra,
giocammo coi raggi,
bevemmo rugiade!…
Ma tacquer gli uccelli,
sfiorirono i fiori,
sbiancarono i raggi,
andaron le brezze.
Cosi, perché invano
qui pendere gialle?
Non meglio è con loro
andare anche noi?

di F. Tjutcev
 

 

"Equinozio di settembre, la notte al dì contende"
E così, siamo in autunno, stagione che si ama o si odia, stagione di passaggio, stagione di cambiamento e di malumori!
Si ripongono gli abiti estivi, si tolgono dagli armadi le coperte più leggere. Di giorno, al sole, si sta ancora bene; di sera, il fresco è pungente, qualcosa di caldo fa solo piacere!

Gli uccelli migratori, sono partiti; nell'orto: pochi pomodori rossi, più zucche giallo/arancio; le olive, le arance, e le giuggiole, sono ancora verdi, ma promettono un buon raccolto.
Però c'è del bello, in questo, si è meno bombardati dai suoni, dai rumori; dai colori violenti e dalla luce abbagliante; si è meno distratti, e davanti ad una tazza di tè, ci si può perdere dietro un filo di pensieri!

Ripropongo un post di un blog che non ha ricevuto nemmeno un commento . . . pensieri ispirati da poesie o poesie ispirate dalla vita . . . ho pensato di  "ripescarli" ogni tanto, se sono ancora validi . . . Questo, con la poesia delle "foglie morte", perchè, girando per blog, sono andata a trovare l'amica blogger Mirtillo14 e ci ho trovato una poesia di Trilussa, che mi ha fatto ricordare questa poesia!
 

Settembre

Settembre

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
I sciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

Gabriele D'Annunzio - Alcyone – Sogni di terre lontane

 

 
Questa poesia, veramente solo le prime tre righe, ricordo di averla letta la prima volta in terza elementare, era nell'angolo in basso di una pagina, tra le prime pagine, intitolata "Settembre" e ricordo che mi lasciò perplessa, incompleta com'era (anche se allora non lo sapevo).
Poi, ebbi modo di rileggerla tutta intera, di vedere i documentari sulla transumanza, di vedere l'Abruzzo, le greggi e i cani da pastore abruzzesi, (vere montagne di pelo bianco, molto aggressivi), di capire D'Annunzio, e di paragonarlo (in questa poesia) alla Lucia Mondella che da l'addio ai monti! Anche se sinceramente, io questa nostalgia non la sento! Io, cittadina del mondo, con i miei affetti a portata di mano, o di mouse, vedo settembre come l'inizio dell'autunno, delle stagioni più fredde, più calme, più intime! Nelle quali, il pranzo della domenica diventa una cosa più impegnativa, nelle quali si ha più tempo da dedicare alle chiacchiere, con una tazza di té fra le mani e una torta fumante sul tavolo, nelle quali trovare il bello della natura che si prepara al grande sonno, ma che nel frattempo, si prepara al risveglio, malgrado i venti freddi, la pioggia battente o il gelo, facendosi aiutare da quel sole pallido!

Giusto un anno fa.

25 Marzo, nove mesi al Natale!

25 Marzo, nove mesi al Natale!
E Gabriele corre
in trepidante attesa
e spiega le sue ali
sulla terra.
La Vergine in ascolto
accoglie la Parola
e la risposta
è piena di fiducia.
E corre Gabriele
verso l'alto
e sul suo volto
danza il suo sorriso.
Esulta il Padre
lo Spirito s'incanta
mirando il Figlio
nel grembo della Madre
 

Tratto da "Quando il Rosario diventa Poesia - di Cecilia Ronchetti – Ed. dell'Immacolata


Leonardo da Vinci – Annunciazione -Galleria degli Uffizi – Firenze

"Oggi festeggiamo il «Sì» che ha cambiato la storia del mondo."

Ringraziando CuorediPizza . . . vi rimando da lei!

Festeggiamo l'Amore

Festeggiamo l'Amore
Oggi, San Valentino, prima di tutto, auguri di buon Onomastico a mia cugina, la più "piccola" tra i miei cugini . . . anche adesso che è grande!

 


San Valentino, è il
patrono degli innamorati, non vi sto a tediare con il perchè e il percome di questa festa, che arriva dalla notte dei tempi, ma negli ultimi decenni è strabordata in un esagerato consumismo, in un esplosione di fiori e cioccolatini . . . l’Udmv, complice una trasmissione Rai, mi ha fatto un regalo, atipico, due bei rami di rosmarino e di alloro, che a sentir lui, rappresentano "Amore eterno e Prosperità" 
Vi metto una delle vignette che hanno accompagnato la mia adolescenza . . . e che rivaleggiavano, per le frasi con quelle dei Baci . . .


Ma soprattutto, vi voglio far sorridere, leggendo una poesia che mi piace molto

Amarsi impossibile, lasciarsi
era scritto sul telegramma
che ti inviai in pieno dramma
ma l’impiegata delle poste, forse per far presto
spostò la virgola e cambiò il testo
amarsi, impossibile lasciarsi
ed è grazie alle poste e ad una virgola
se oggi ti amo e non sono singola


(Bruno Ialuna)



Questa poesia, è la vincitrice della Prima Rassegna Nazionale di Poesia Postale, e che sta stampata su una cartolina (che uso come segnalibro) che ho trovato qualche anno fa, sul bancone dell’Ufficio Postale e che poi (ho chiesto anche alle impiegate), non ho saputo se c’è stata una Seconda o Terza o  . . . edizione!

L’ultima pecora della sera

L’ultima pecora della sera

Questa l’ho trovata in posta, tempo fa, l’ho ritrovata in questi giorni. A me è piaciuta, e a voi?

Avevano fatto un concorso, sulla poesia postale, e poi, avevano stampato le poesie vincitrici su delle cartoline postali, le ho prese, per usarle come segnalibro, ce n’erano altre due, chissà sove sono finite??? Davvero carine!

 

L’ultima pecora della sera

Fatta la conta, porca miseria

Tocca a me di nuovo,

E’ cosa seria.

- Sono -

L’ultima pecora del salto in oltre,

Non sostenuta, non ripresa, a metà scartata.

Dal buio del sonno coperta nella coltre.

A panciata sulla staccionata.

                                      D. Vetta

 

Ricordatevi della povera pecora la prossima volta che non riuscite a dormire . . . contate anche lei, non la lasciate lì, spanciata sulla steccionata! ;-)

 

Santa Pasqua 2009

Santa Pasqua 2009

Ancora una volta, saccheggio la scatola dei ricordi, per lasciarvi una poesia dei bei tempi andati!
Per augurarvi una Pasqua serena e di speranza, perchè, come dice una mia amica, mai come quest’anno la speranza è stata così necessaria e così vera.

Lillà - Syringa - Arbusti

 

   Una campana    

 

Una campana

piccina, piccina

con la sua voce

fresca e argentina

si sveglia all’alba

tutta contenta

nessuna nuvola

più la spaventa.

Dondola dondola

nel cielo blu

e dice a tutti:

"Risorto è Gesù!"

 

 

Il Signore è risorto! E’ veramente risorto! Alleluia!



Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».
 
 

(Mc 16,1-7)