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Quel 7 (e 8) giugno di tanti anni fa.

Quel 7 (e 8) giugno di tanti anni fa.
Grande commozione al Riviera per il trentennale del rogo del Ballarin
Nella mattinata di oggi, 5 giugno, è stata inaugurata la targa che ricorda la scomparsa di Maria Teresa Napolioni e Carla Bisirri nell'incendio del vecchio stadio prima della partita Samb-Matera (continua qui)
 

Il vice presidente rossoblu Claudio Bartolomei  e Il Sindaco Giovanni Gaspari
scoprono la targa commemorativa

 

Leggo sul giornale on line "Il Segnale", un giornale locale, che parla molto più della cronaca di "casa" che di quella nazionale, l'articolo di cui ho copiato titolo e sottotitolo qui sopra e i ricordi cominciano a viaggiare . . . come si dice: "io c'ero!" . . . precisiamo, non ero allo stadio, non ci sono mai andata, ma la tragedia l'ho vissuta e la ricordo bene.
 
Era una domenica di giugno, avevo una bimba che era nata da meno di un mese, faceva caldo e giravo per casa con un grembiule di quelli incrociati davanti, poco elegante, ma comodo per allattare a richiesta. C'erano a farmi compagnia l'Uomodellamiavita e mia madre . . . mio fratello, il più piccolo, giocava per strada con gli altri bambini e mia sorella, adolescente, era a passeggiare al Corso. Abitavamo in centro, lontani dallo stadio che era a ridosso del Porto . . . a un certo punto si iniziarono a sentire sirene di ambulanze (ma allora non c'erano così tante ambulanze come adesso e dopo un po' smisero), mia madre si mise a pregare, come era sua abitudine al suono delle sirene e l'Udmv si affacciò verso la strada per controllare il piccolo di casa, io continuai a fare la "mucca da latte" e la FigliaGrande ciucciava ignara . . . Dopo, quando arrivò mia sorella, chiedemmo se era successo qualcosa, ma anche lei era all'oscuro di tutto . . .


Ecco la squadra appena prima della tragedia . . . Lo sguardo preoccupato di Walter Zenga verso la Curva Sud del "Ballarin": l'incendio comincia a svilupparsi

Il giorno dopo, verso metà mattina si cominciò a sentire un via vai di elicotteri sopra i tetti della città . . . "chissà cos'è?" ci chiedevamo io e mia madre, di solito un paio di elicotteri si sentivano, durante la corsa Tirreno Adriatica, a marzo. Ma non c'era ancora la Tv del mattino . . . solo quando arrivò l'Uomodellamiavita, ci porto i pochi fatti scarni che aveva sentito, riportati dai colleghi e dai clienti . . . si sapeva che c'era stato un incendio allo Stadio; si sapeva che la colpa era del mucchio di carta che si sarebbe dovuto usare per festeggiare la vittoria della Sambenedettese, che sarebbe "tornata" in "B"; si pensava che il solito scemo, aveva buttato la cicca della sigaretta . . . o forse, un altro stupido aveva tirato un petardo.
Si sapeva, questo era certo, che c'erano dei feriti, ustionati, qualcuno più grave, qualcuno meno . . .

 


dal sito www.saladellamemoriaheysel.it

Io me ne stavo lì, con la bimba da accudire e pensavo a tutte quelle persone, alle loro mamme, alle loro famiglie . . . solo col passare dei giorni qualcosa in più si seppe da Tv e giornali . . . si seppe che l'innesco dell'incendio fu causato dai fumogeni, si snociolarono i nomi dei feriti . . . mia sorella e l'Udmv raccolsero notizie dai racconti di chi allo stadio c'era stato, ci raccontarono qualcosa in più sui feriti, perchè a leggere i nomi sul giornale, non ci dicevano niente . . . le frasi iniziavano sempre così: "Ti ricordi quel mio amico . . .?" oppure: "Hai presente il cugino di quel tale . . .?"  e ancora: "Mamma, il mio compagnodi scuola . . . ".  La Città sulla Costa, 30 anni fa era ancora una città dove ci si conosceva un po' tutti e tra scuola e lavoro, potevi conoscere bene almeno uno che era imparentato con uno dei feriti (anche perchè di feriti ce ne furono ben 60) . . . Purtroppo di questi 60 feriti, due ragazze non ce la fecero, troppo ustionate, morirono nel giro di qualche giorno. Gli altri, riuscirono a salvarsi, dopo perpezie in vari ospedali, ma rimasero segnati per tutta la vita!
 


  Maria Teresa Napoleoni                       Carla Bisirri  
  (27 febbraio 1958-13 giugno 1981)         (30 aprile 1960-17 giugno 1981)

 

Passarono pochi anni e le prime volte che accompagnavamo la nonna a "trovare il nonno", nella parte nuova del Cimitero, passavamo davanti a una cappellina, con una sola tomba. la cappellina era sempre piena di fiori. I bambini si sa, sono curiosi e io ne dovevo tenere buoni 3, un po' di curiosità l'avevo anch'io, andammo a vedere, e scoprimmo la tomba di Maria Teresa Napoleoni  e raccontammo tutta la storia . . . da allora, non si salgono le scale che portano al nonno se non si fa una sosta davanti a questa tomba, per un pensiero, una preghiera . . . l'altra ragazza, non sappiamo dove è sepolta, ma un pensiero va sempre anche a lei. 
 


Una bella immagine dello stadio F.lli Ballarin,
che adesso ospita la Croce Verde e i Carri del Carnevale, 
che ha visto le partite della squadra di Rugby e che presto sarà smantellato 

Vi lascio alcuni link, se vi viene la curiosità di saperne di più . . . Qui trovate i ricordi di  un calciatore della squadra . . . Qui invece, c'è tutto . . . articoli di giornali, foto, video  . . . qui il video che è stato montato l'anno scorso per ricordare!

La bambola sul polso

La bambola sul polso

Questo è post “spin off”  . . . nel senso che deriva dal post di LucyettaLa bambola sul letto e non si parla di roba da sexy shop, si parla di quelle bambole di un tempo, che erano, in grande, come quella nella foto qui sotto. Forse qualcuno di voi, da piccolo le ha pure viste, o sul comò o in mezzo ai cuscini di un “lettone” ben rifatto.
 


questa è una bomboniera, quella di cui parla Lucy è molto più grande, 
ma lo stile è quello, testa, mani e piedi di "bisquit" e tutto il vestiario molto curato

 

Parlando di bambole, e di regali, mi sono ricordata di una cosa che avevo nella scatola dei ricordi . . . una bambola/borsetta o una borsetta-bambola, di mia mamma, uno tra i primi regali che aveva ricevuto da mio padre. La storia  del come e perché di quel regalo mi era ignota. Così, per rispondere alla curiosità di Lucyetta e alla mia,  ho girato le domande a mio padre 
  


 Un primo piano della bambolina/borsetta, che secondo noi è vestita da "peruviana"

 

. . . ecco quello che mi ha raccontato:
"Mancavano 10 giorni al Natale del 1952, ero al Aeroporto Militare del 6° stormo caccia (Ghedi – BS), c'era una nebbia fitta e gli aerei (degli aerei americani) erano fermi in "linea di volo", cioè, fermi in attesa di una schiarita . . .  io e il mio amico Dante, eravamo "capi aereo" (i sottufficiali che avevano in affidamento un aereo da tenere pronto per il volo) ingannavamo il tempo giocando a poker con due altri parigrado . . . Sulla porta del Circolo sottufficiali si affaccia il Maresciallo Maggiore L***, capo linea di volo (il nostro superiore) "P***** . . .  R*****!!! Di servizio!!!" ("Fregatura in arrivo" è il commento del Dante, seguito da smoccolamenti vari) ci tocca caricare la Jeep con attrezzatura varia e si parte per l'Idroscalo di Desenzano del Garda per far partire un aereo in missione di addestramento.
La nebbia si tagliava col coltello, l'autista un giovane scavezzacollo, il Tenente "puzzetta sotto il naso" che "rompeva" al nostro aviere . . . "Vai piano! . . . Attento lì! . . . Attento là! . . .!", noi due, dietro, incavolati per via della trasferta che ci "fregava" la libera uscita del sabato pomeriggio.
Arrivati a Desenzano, un sole primaverile, un panorama da favola, il lago era stupendo e sembrava di essere in primavera invece che a dicembre.



Tutti per uno, uno per tutti . . . Aldo, Dante e mio padre, dalla "scuola" di Caserta
sempre insieme, anche dopo che è finita la ferma!

 

L'Idroscalo era una base per Idrovolanti siluranti, scuola aeronautica di guerra per piloti siluranti. L'aereo è presto allestito e decolla per un'esercitazione presso l'Idroscalo di Taranto . . . tempo previsto per il rientro, tra le 16 e 17. Fino a quell'ora, siamo liberi . . .  dopo il pranzo, il Tenenete, l'aviere e noi due passeggiamo per Desenzano, soliti discorsi, battute, prese in giro e risate da bighelloni sfaccendati di poco più di 20 anni, poi, una sfida (scaturita dalle vanterie di quell'antipatico Tenente, che si riteneva il genio del biliardo), io e Dante accettiamo la sfida (eravamo allenati e anche noi appassionai della stecca), gioco forza, il Tenente fece squadra con l'aviere autista, un ragazzo che al biliardo non era un granché.
Trovato un bar con sala biliardo, si decide che la posta in gioco sarebbe stato (a discrezione del vincitore) uno degli articoli in esposizione: Panettoni, articoli da regalo, bottiglie di liquore, bigiotteria varia. Durata della sfida, 3 partite.

 

sotto, si vede la cerniera dove si apriva la borsetta. che è
tutta la parte nera (tutta la bambola è di pannolenci)

Il risultato fu a nostro favore (per pochi punti di spareggio), la prima vinta da loro, la seconda da noi (Dante fu magnifico, calma e gesso), la terza fu uno scontro epico, con soli 6 punti (un filotto), Dante in gran forma si aggiudicò la vittoria, gran bevuta, e poi, la scelta dei regali in esposizione.
Il Tenente si appellò al nostro buon cuore, temeva una bancarotta monetaria. Cominciammo la rassegna e Dante scelse per sé una bottiglia di grappa. Io, l'unico con la "Morosa", mi puntai con la bambola, mi aveva affascianto, per di più, era di moda in quel periodo. . .
Si accese una discussione tremenda fra me e il Tenente perchè io la volevo, imbottita di Baci Perugina (come  andava preparata) inclusi, nel prezzo che, secondo me, doveva pagare il Tenente. Lui, non accettava di pagare i Baci, in quanto l'accordo era di un solo regalo, mentre, la bambola (che comunque era da riempire di cioccolatino o caramelle) con i Baci, diventano 2 regali.

 



La bambolina "appesa", il laccio si metteva al polso . . . 
c'erano anche le mani, due "muffole" di pannolenci rosa,
attaccate con un fil di ferro leggero alle braccia . . .

 

Mi andò male, in questo caso fui sconfitto 3 a 1, perché, come "vermi traditori", sia l'amico Dante che l'aviere autista, si schierarono col Tenente . . . così, il Tenente pagò la bambolina e io i Baci che ci entrarono.
Rientrammo in Aeroporto alla sera e il giorno dopo portai il regalo ben confezionato a tua madre.
Fu molto gradito e il parentado, il giorno di Natale lo ammirò moltissimo, ma io non ebbi il coraggio di raccontare come era andata la storia, e tua madre non l'ha mai saputo!"

 


Mia madre e mio padre (che ancora non si conoscevano) a fine anni '40 o inizio anni '50

 

Nota Bene . . . Aiutatemi! L'ho buttata giù di corsa, leggendo gli appunti presi, se qualche Prof passa di qua e trova che le virgole non vanno bene e che i verbi non concordano, me lo dica, in privato, che correggo subito! Grazie!

Il mio personale "giorno della memoria"!

Il mio personale "giorno della memoria"!

Riordinando in una scatola piena di "carte", qualcuna da buttare, qualcuna da tenere, ho ritrovato le fotocopie di alcune lettere che il mio nonno paterno scrisse, durante la 2° Guerra Mondiale, dal fronte del Don . . . sono ricordi dolorosi, ricordi di famiglia, ve ne lascio una.
Una tra le ultime arrivate, scritta al figlio maggiore, un figlio che aveva 16 anni.

2 Ottobre 1942 – XX  PM88

 
Caro figlio,
 
con tanto piacere ricevetti la tua lettera, ogni tanto ti ricordi vero? Basta che tu metta anche a nome di tuo fratello Lino i vostri saluti quando scrive la mamma.
Sento che ti sei iscritto alla scuola, benone, anzi bravo! Vedrai che se darai ascolto ai tuoi genitori ti troverai molto contento più tardi, capito? 
Cerca di sacrificarti la sera, e non star su a sentire solo la Radio, insisti, cerca di riuscire, sai il tuo Osso Duro qual’è, dunque parti con quel principio, cioè rimani nel tuo intento, capito? Facendo ciò non solo nel tuo interesse, ma farai felice la mamma tua, per prima, poi contento e orgoglioso anche tuo padre, che tu sai ora si trova via cioè sul Don, ma non posso dirti di più, tu lo sai vero Ivan
  
Dunque, cerca di fare il buono, ubbidisci la mamma e questo non lo dubito, vero? Poi ora hai un'altra sorellina dunque la mamma avrà più ancora da fare. Sento anche che hai cambiato lampadine, bravo! Guarda però a non cadere dalla scala perché non sei assicurato, oltre alla disgrazia! Chiama (cognome) che ti aiuterà, per dipingerle in blu per l'oscuramento.
 
I conigli? Ammazzali come avevo già detto alla mamma, così meno da fare e mangerete bene, Ora c'è la tua sorellina Adele (Adelaide) di guardare, cioè aiutando la mamma più che puoi!
Ricordati che vi sarà anche la legna da preparare per quest'inverno cerca di vedere (cognome) il custode e chiedile (chiedigli) per il carbone dell'Istituto, che non vada mica perso.
 
La bicicletta cerca delle assicelle per mettere sotto le ruote e tienile gonfie, se no ti si rovinano.
Ti raccomando tieni la cantina chiusa, ricorda alla mamma di chiamare il (Cognome) se c'è bisogno per la luce.
 
Ora ti saluto tanto, con la speranza di avere presto tue nuove ti bacia tuo papà. Un bacio a
Linetto  come a Pina  e due a Adele, che la vedrò in fotografia di' alla mamma di scrivere per via aerea.

 
Cara Elvira,

un saluto anche a te come vedi sto benone al presente, comincia a fare freschino. A toccare il ferro  alla notte è freddissimo! Si comincia a soffiare sulle dita. Ciao baci tanti scrivi presto metti cartine per sigarette.

 
 
              Beppino 

  (le parole tra parentesi e in blu, logicamente le ho aggiunte io . . . ho cercato di lasciare il testo il più aderente possibile a come era scritto, sulla lettera ci sono macchie, correzioni . . . e un sacco di ammonimenti stampati, del tipo: "Militari! Non riferite mai, a voce o per iscritto, notizie che riguardino il vostro servizio. Tacete con tutti; anche con i vostri cari!" .
 

  

Qualche mese dopo, mio nonno fu dato per disperso all'inizio del 1943 . . . qualche anno dopo (maggio 1997) "a seguito dei mutamenti politici avenuti nell'Europa dell'Est"  il Ministero della Difesa ci comunicò che, "dai riscontri effettuati nella documentazione (…) è emerso che" mio nonno era "stato catturato dalle FF. AA. Russe, internato nel campo n° xx TEMNIKOV ove è deceduto il 19.02.1943".

Quando mio nonno è stato dato per disperso, Ivan, aveva circa 16 anni; Lino, 11; la Pina, 8 e l' Adelaide, pochi mesi.
Dopo qualche mese, morì anche mia nonna, e la famiglia si disperse, non avevano tanti parenti e nessuno avrebbe preso in casa tutti e 4 i ragazzi, con la miseria che c'era . . . Ivan venne affidato a una zia e lavorando a Milano, si faceva il tragitto Bergamo-Monza tutti i giorni in bici) . . . Lino, che era in orfanatrofio da quando il padre era stato dato disperso, rimase lì fino alla maggiore età . . . la Pina, prima andò a stare della nonna (che era già avanti con l'età), poi se la portò a Roma la zia Suora . . . Adelaide, andò ad abitare con la famiglia dell'altro zio ma verso i 5 anni morì, mi dicono, di setticemia. Proprio mentre la famiglia di questo zio, stava preparandosi a partire per l'Argentina.
Ho scritto un pezzo di storia familiare, molto dolorosa . . . ecco perchè leggere "Il cavallo rosso" e l'altro libro: "I più non ritornano" mi ha cosi sconvolto!
 

2 Novembre . . . "andiamo a trovari i morti"

2 Novembre . . . "andiamo a trovari i morti"

Non sarà un post in ricordo dei morti.
Non si parlerà dei morti di casa,  la lista sarebbe troppo lunga.

Sarà un post sui vivi, sui vivi che vanno al Cimitero il giorno dei morti!  O il giorno prima!

 
Il Cimitero, qui, nella Città sulla Costa ha l’entrata in via Conquiste (da qui, la frase simbolo di mia Suocera: “Mi riposerò quando sarò su, in via Conquiste”) e affaccia sul mare, dalla parte opposta all'entrata principale, che non è l’uscita c’è via Gemito . . . che io, per tutti questi anni ho pensato si riferisse al gemito dei parenti dei cari estinti, e invece scopro (grazie Google) essere il cognome di un tale
Vincenzo  scultore e orafo . . . avrei  dovuto pensarci, essendoci lì intorno anche via Canova, via Cellini, via Bernini . . . ma non divaghiamo, lungo il lato più lungo del Cimitero, c’è via dei Fenici (spero si riferisca al popolo antico, non ho mai indagato!), una via in salita, a guardarla da sotto; in forte pendenza a farla partendo da su in cima, per scendere verso l’auto lasciata al parcheggio in fondo, in via Conquiste, specialmente se avete sottobraccio la Suocera, o se, come me, avete le ginocchia di un calciatore con le ginocchia rovinate.
Se lo cercate,
qui,
potete vederne la planimetria. È un Cimitero che, causa mancanza di spazio si sviluppa in altezza . . . è sul fianco di una collina, per cui, presenta almeno 7 dislivelli, più o meno accentuati, tutti collegati tra loro da scale, scalette, scivoli, archi . . . c’è una parte vecchia, una nuova e una moderna . . . in ultimo c’è quella “da finire”. Sulla cartina di Google, è quella parte di terra, grosso modo un triangolo, che costeggia l’Autostrada, la “parte da finire” è un cantiere aperto, al piano terra, è finito solo all’interno, e ci sono sepolti i morti degli ultimissimi anni, compreso lo zio di mio marito, ecco perché l’ho visitato . . .
 
Ma, andiamo per ordine . . . una volta all'anno c'è questo giorno: "Commemorazione dei defunti" e chi per affetto, chi per superstizione, chi per abitudine, si va al Cimitero, si va a trovare i morti . . . è una specie di Pasquetta dell'autunno, invece della gita fuori porta, una gita al Cimitero . . . un salto nella memoria storica della famiglia, della città, un modo per tener vivo il ricordo. Qui, nella Città sulla Costa, la cosa è così sentita che in molte ditte è considerata mezza festa, o non si lavora per niente, o si lavora solo mezza giornata.

fine prima parte

Scomparsa, no . . . uccisa dallo zio.

Scomparsa, no . . . uccisa dallo zio.


 

Ieri sera, tardi, sento alla Tv, mentre mi preparo al sonno notturno, che hanno ritrovato (o stanno per ritrovare) il corpo della ragazza scomparsa in Puglia, Sarah. Dicono anche che il colpevole, reo confesso, è lo zio. Lo stesso zio che qualche giorno fa ha “ritrovato” il cellulare della ragazza. 

Mi spiace tanto per quella ragazza, donna in boccio, spezzata da una mano brutale.

Una ragazza in un'età in cui ci si sente grandi e si è ancora piccole. Una ragazza la cui vita è stata "messa in piazza", su cui sono state fatte mille congetture, di cui si sono analizzati i link su fb, le frasi sul diario, i sogni, le speranze, le amicizie. Senza mai tener conto che a tutte le età  ci sono pensieri privati, molto privati. 

Il mio pensiero torna a quei primi giorni di questa storia, quando per un momento ho ricordato un caso di scomparsa di ben 3 bambine, nel lontano 1971 a Santa Ninfa, in Sicilia. Anche in quel caso, era stato lo zio che, tra l’altro aveva partecipato alle ricerche.
È uno dei primi casi di “cronaca nera” che ho  seguito con una certa curiosità, io . . . che avevo ben 4 zii che mi volevano (e mi vogliono) bene, più gli amici di famiglia, che io chiamavo zii e che tuttora mi trattano più da nipotina che da donna adulta . . . non capivo come fosse possibile che il mostro, l’orco,  potesse trovarsi proprio in famiglia, tra le persone che ti dovrebbero proteggere prima di ogni altro dai pericoli.

Poi, penso a quel altro caso, quella ragazza scomparsa nella mia regione, dall’inizio di giugno, anche lei quindicenne . . . che fine avrà fatto? La staranno ancora cercando? L’hanno trovata?E penso anche a tante altre, che spariscono dai loro paesi e si ritrovano qui in Italia come “schiave. A tutti i casi di morti violente di ragazzine da parte di familiari o amici di famiglia, mi chiedo: “sono uomini o bestie!”

Ogni anno vengono denunciate un numero elevato di scomparse di minori, che poi (come è detto nel sito a cui ho fatto il link), per fortuna una buona parte di queste scomparse, sono o una fuga adolescenziale o un “rapimento” da parte di genitori in disaccordo fra loro.
Sempre cose che mettono ansia, ma meno gravi di quel 20% che resta irrisolto. Auguro alle Forze dell’Ordine un buon lavoro per fare che anche quel 20% venga azzerato. Si sente spesso, nelle interviste ai famigliari di qualche “scomparso”  più “famoso”, che la voglia di sapere cosa è successo, che fine ha fatto la/il propria/o familiare, non si perde mai, malgrado gli anni che passano.

 

Case e Balconi / 1

Case e Balconi / 1

La casa dove sono nata, la prima casa della mia famiglia, si trova tra due strade, un terreno che, finisce a punta, come un triangolo! Sta in collina, tra la Città Bassa e la Città Alta, appena fuori dalla galleria  che c'è vicino alla funicolare . . . di questa casa non ho memoria, tranne per quello che si vede dalla strada, un triangolo di giardino, con una ringhiera che da’ sulla strada, era un piccolo appartamento, questo lo so, perché me l’hanno sempre detto.

L’altra casa della mia infanzia, quella della città bassa, proprio a due passi dalla chiesa, (la seconda casa che abbiamo abitato, dove è nato mio fratello) la ricordo di più e anche se adesso è stata modificata, ve la potrei indicare tranquillamente È una costruzione a L con un cortile, che si apre verso la strada con un grande cancello, e un cancellino.
Il lato lungo è perpendicolare alla strada, l’angolo che da le spalle alla prima casa della via e il lato corto, in fondo al cortile, parallelo alla strada, che nasconde un pezzetto di verde! Guardando giù da una finestra, forse della camera da letto,  ricordo che una volta, abbiamo osservato il lento camminare di una tartaruga in mezzo all'erba.

La casa aveva due piani, più una grande terrazza sopra a tutto, sulla quale affacciava un piccolo alloggio. Si saliva ai vari piani per mezzo di una scala incassata fra due muri, sulla prima rampa c’era un gradino con una fessura, che faceva prendere aria ad un sottoscala e da dove, mani di bambine poco più grandi di me, mi toccavano i piedini spaventandomi, fino a quando qualcuno, non mi ci ha portato per rifare lo scherzo a colei che lo aveva inventato . . . Si racconta che spingendo mio fratello sul triciclo, lo abbia fatto precipitare da questa scala, al massimo avevo 3 anni, per cui, quanto sia stata casualità e quanto intenzione, io non so!

Al primo piano c’era un balcone, su cui affacciavano almeno 2 appartamenti, il nostro e quello della Signora Effa (seppi solo molti anni dopo che il suo nome era Genoveffa) e sopra ancora, la grande terrazza, che io ricordo con uno sventolio di lenzuola bianche, ricordo me stessa e mio fratello correre tra queste stoffe appese, e una signora vecchia, che ci richiama verso casa sua (il piccolo alloggio di cui parlavo all’inizio), per darci qualche dolcetto.
 
L’appartamento, vero e proprio, non lo ricordo bene, ma so che in camera, c’era il lettone e il mio lettino dalla parte del papà, che mi teneva la mano quando mi addormentavo, mentre mio fratello, più piccolo, stava nella culla dalla parte della mamma.
Poi, ricordo la cucina  (mi pare, ci fosse un gradino), non  era tanto grande, più lunga che larga, con il tavolo e le sedie, e la cucina economica, a legna, con i suoi anelli, il forno dove si cuocevano le torte e le mele, che profumavano tutta la casa, il bollitore dell’acqua, sempre calda e le stecche, attaccate alla canna fumaria, che d’inverno servivano ad asciugare le cose più piccole . . . e poi dicono la modernità, si recuperava tutta l’energia, per cucinare, per scaldare e per asciugare i panni!


Questa vi da l'idea, sull'angolo in altro a destra,
dove c'è lo straccio, partiva il tubo di scarico dei fumi

Eravamo a due passi dalla Chiesa parrocchiale a qualche centinaio di metri dalla casa dei nonni (e, allora, di molti dei parenti della famiglia materna) e da dove abitavano le famiglie dei fratelli di mio padre!

Una telefonata basta a renderti gioiosa la giornata!

Una telefonata basta a renderti gioiosa la giornata!


Verso le 11 di stamattina, ho ricevuto una telefonata, era una mia amica dell'infanzia, con la quale abbiamo mantenuto un buon rapporto, anche a distanza, anche se ci sentiamo solo un paio di volte al'anno!

Ha sempre fatto parte della mia vita, partendo dall'asilo, fino alla fine della prima media, si può dire che ci vedevamo ogni giorno!  Compagne di classe, compagne al catechismo, compagne all'oratorio, compagne nelle recite o nel saggio finale, compagne di giochi (in strada o in una delle nostre case). E, nel mese di maggio, prima alla recita del Rosario e poi, finchè non ci venivano a recuperare, a cercare lucciole, a giocare a nascondino con gli altri bambini e ragazzi della via! 

Dunque, oggi mi telefona e mi dice che essendo da queste parti, proveniente da Sud e diretta a Nord, ha voglia di vedermi e di venirmi a trovare . . . le do l'indirizzo (per il navigatore) e mi guardo in torno . . . casa in disordine, pazienza!

Quando sono ormai vicinissimi, mi richiama per le ultime spiegazioni (i navigatori, si sa, hanno il brutto vizio di segnalarti percorsi strani) e io, esco sulla strada per farmi vedere!

Baci, abbracci con lei e suo figlio, la prima cosa che mi dice: "più passa il tempo e più somigli a tua madre!" . . . offro giusto un bicchiere di acqua, si parla dei parenti, perchè, lei conosce i miei e io conosco i suoi! Si parla di figli, di lavoro, dei nostri ricordi! Insomma un' oretta di chiacchiere e proprio mentre vanno via, arriva l'Udmv, con la FigliaGrande e il PiccoloLord!

Mentre l'aspettavo, un mare di ricordi mi sommergeva. Era da quattro anni che non la vedevo (ultima volta, l'improvvisata gliel'ho fatta io!), ma era come se ci fossimo appena lasciate! Insomma, ne avrei da scrivere . . . cose di "quando ero piccola io"

 

1° Maggio, a casa mia è festa di famiglia

1° Maggio, a casa mia è festa di famiglia

Per tanti anni, non mi interessava perchè tutti facessero festa, il 1° maggio, a casa mia si festeggiava l'anniversario della famiglia e quello mi bastava . . . era infatti il 1° maggio la data scelta (per motivi di lavoro e di invitati) dai miei genitori per sposarsi.
Nelle foto, si vede lei, con un abito di pizzo e un acconciatura che girano tutt'ora per casa, che le nipoti guardano con sguardo adorante, che scende la scala di casa sua al braccio di mio nonno.  Mentre lui, con una faccia da ragazzo, molto emozionato, le porge un mazzo di mughetti.

 


i mughettti sbocciati in un gran vaso, fuori casa

I miei genitori, si erano scambiati le prime parole (se era successo anche prima, non ne avevano conservato memoria), intorno ai 16 anni, nel retro di un palco per le recite all’Orfanotrofio della Città di lassù. Mia madre, con le amiche dell’Oratorio e con l’aiuto delle suore, avevano preparato una recita: “ La figlia del Rajà”, lei, mi piace dirlo, aveva la parte principale . . . mio padre, che recitava anche lui, con il gruppo dell’Orfanotrofio (era orfano di guerra), era lì in veste di addetto alla biglietteria, e alla vendita di bibite e dolciumi . . . alla fine della rappresentazione, corse dietro il palco, la avvicinò e le disse “ Signorina, lo sa che è molto brava! Recita benissimo!” 
 
L’unica che aveva ricevuto un complimento, ma lei tirò dritto, la sua amica le sussurrò: “Hai sentito, ti ha fatto un complimento!” e lei :”Sì, ma chi è quello lì, che cosa vuole!” .
Si incontrarono altre volte, in altre recite, ma non si registrano altri discorsi importanti, è carino ricordare quel proverbio: “Chi disprezza, compra!” .
 
Passarono gli anni, ma, benchè mio padre, dopo i 21 anni,  fosse uscito dall’orfanotrofio e fosse andato a vivere con sua nonna, non si frequentarono, quartieri diversi, giri diversi, amicizie diverse! 

Si rincontrarono presso una fontanella, di quelle che una volta era frequente incontrare ai crocicchi delle vie e da lì, percorsero una lunga strada insieme! 
 


I due, fidanzati, a spasso sul "Sentierone"

 
Quando mia madre, presentò in casa mio padre, (che non voleva andarci, forse non si sentiva ancora pronto?) la zia C***a, lo apostrofò brusca: “Giovanotto, spero che lei abbia intenzioni serie, altrimenti, quella è la porta! Questa è una brava ragazza!”  Non so come la prese mia nonna, la madre di mia madre . . . ma, per quello che ricordo tra mio padre e mia nonna i rapporti era buoni, lui la prendeva bonariamente in giro, lei, bonariamente lo tiranneggiava! (come faceva con tutti, d’altra parte . . . era una donna volitiva e qualche volta, la spuntava!)
 
Quando decisero di frequentarsi, mio padre, era militare . . . un bel aviere, di stanza all’aeroporto di Ghedi (Bs). Tornava a casa, come usava allora, in divisa . . . e quando riaccompagnava a casa mia madre, le lingue maligne del quartiere, si mettevano in moto! Sono sicura che nella famiglia di mia madre, a nessuno interessasse, ma è un dato di fatto che a lei, ragazza tutta casa, chiesa e lavoro, gli amici, i conoscenti, qualche allusione, qualche parolina malevola, è stata detta! So anche, che a tutti ha saputo rispondere a tono!
 
Se dal lato materno, le cose erano andate bene . . . quando mio padre decise di far conoscere la sua “morosa” a sua nonna, questa era già avanti con l’età e la cosa più logica era portare la ragazza a trovare la vecchia signora . . . mio padre, disse a sua nonna: “Domani ti porto la ragazza che mi piace, così la conosci!” e la nonna: “Come, la porti qui? . . . una ragazza che va in casa del “moroso” . . . cosa tocca vedere!”
 
E quando un’altra volta, lui una sera, ha preso la giacca per uscire, la nonna R**a gli ha chiesto: “Dove vai?” e alla risposta: “Vado a trovare la morosa!”, lei ha risposto, quasi scandalizzata: “A trovare la morosa? Oggi non è  giovedì e neanche sabato! Voi giovani, che usanze . . . alla mia epoca, queste cose non si facevano!”
Chissà cosa avrà scritto poi, a sua figlia, la suora, a  Roma.

NB: i due  interventi in viola, sono di mio padre!

Nonnite: i miei nonni . . . una storia che viene da lontano!

Nonnite: i miei nonni . . . una storia che viene da lontano!

Vi ricorderete, spero, quella ragazza che ha contattato un gruppo di nonni, su Facebook, per la sua tesi, ebbene, la tesi è stata scritta, presentata e approvata, la ragazza è diventata Dottoressa "Educatore Professionale". ho ripreso le risposte al suo questionario, nella parte dove si chiedeva dei nostri nonni e ho pensato che a qualcuno che mi legge, può far piacere quello che ho scritto sui miei nonni.

Parlare dei mie nonni materni e della mia infanzia è un tutt’uno . . . da che mi ricordo io, sono stati sempre molto presenti, specialmente dai miei 4 ai miei 7 anni, ho vissuto, con mio fratello e i nostri genitori, in casa loro e ancora dopo, dai 7 ai 9, noi andavamo da mia nonna per il pranzo dove trovavamo i nostri genitori e stavamo lì tutto il pomeriggio in attesa del ritorno di mia madre . . . mia nonna aveva 42 anni più di me, mio nonno 50. In quegli anni, mia madre lavorava fuori casa dalle 6 del mattino alle 6 di sera, qualche volta tornava a pranzo, qualche volta no. Qualche volta, a pranzo noi restavamo a scuola. Poi c’erano le vacanze estive, sempre con i nonni, in città o in montagna. Solo un'anno siamo stati mandati in "colonia", dove io, scivolando su un prato, sono riuscita a rompermi il polso, e chi pensate che è corsa, con mio zio come autista, a rendermi sù in montagna, per portarmi all'Ospedale??? Mia nonna naturalmente. In quell'epoca, le mamme lavoratrici non avevano tanti diritti. Poi, è nata mia sorella e mia madre è rimasta a casa dal lavoro e noi abbiamo continuato a veder ei nonni, ma ormai, c'era la mamma . . . anzi, mi raccontavano che nella mia insensibilità di bambina di 8 anni alla domanda di mia nonna: "ma tu non mi vuoi più bene? Non vuoi più stare con me?" io abbia risposto: "Ti voglio bene perchè sei la mia nonna e ti vorrò sempre bene, ma lei è la mamma e la mamma è la mamma!".
Mia nonna, non ricordo un solo momento importante della mia vita senza di lei, fino all’inizio della mia terza gravidanza, quando è stata a casa mia da giugno fino a ottobre, per aiutarmi, io, con il vomito continuo, e due bambini piccoli, di cui una da portare all’asilo per la prima volta! Poi, le hanno diagnosticato un tumore ai polmoni e non ho fatto in tempo a farle conoscere l'ultima nata.  

Era una nonna diversa dalle nonne dei mie amici, lei era  alta, bella, spiritosa, cantava le canzoni della sua epoca, come “Marameo perché sei morto” “Vipera”, e, la malefica “Mamma! Mormora la piccina . . .” (che mi faceva piangere come una fontana) con quella vocina alla "trio Lescano". Ci faceva ballare, mentre faceva i mestieri . . . ci sgridava se non facevamo i bravi . . . e se scendevamo a giocare in strada ci diceva “solo fin dove vedete la casa, solo fin dove mi sentite, se io non vi vedo dalla finestra, o non mi rispondete, non uscite più a giocare!”.

Quando c’erano in casa gli uomini . . . cambiava, diventava una nonna nervosa, ci faceva stare zitti, non dovevamo disturbare . . . il nonno, gli zii e mio padre, volevano vedere il Telegiornale e poi lo commentavano . . . discutendo fra loro! Per fortuna dopo c’era Carosello, tutto per noi!
Aveva un difetto, ai miei occhi: le piaceva cucire, e avendo l'estro creativo, comprava scampoli e poi, visto che non esistevano i cartamodelli già preparati, mi metteva in piedi su uno sgabello e con gli spilli in bocca, mi "costruiva" il vestito addosso, io dovevo stare ferma o girare lentamente, e ogni tanto mi "spinava". Aveva la mania di cucirmi, per l'inverno, degli "scamiciati" spesso con le tasche . . . mentre io sognavo di poter mettere gonna e camicetta, una bella gonna scozzese, con la spillona come usava . . . ma lei niente, una maglietta sotto e uno scamiciato, così, dicevano, stavo più comoda! Mi ricordo che intorno ai 14 anni, volevo l'Eskimo, come era di moda e lei, mi cucì un caldo Montgomery con la stoffa di un cappotto da uomo di cammello, aveva gli alamari e il cappuccio, ma a me non è mai piaciuto.

Mio nonno era un bel po’ brontolone, poi, però si nascondeva in tasca, ma in modo che spuntassero fuori o metteva sulla pelata le caramelle che vinceva al bar, giocando a carte e rifiutando il bicchiere di vino che era la “posta”. era grande, alto e imponente e ci portava in groppa su le spalle, e io, appollaiata lassù con le mani strette intorno alla sua testa calva, guardavo giù e mi pareva di essere in cima al mondo. . . ricordo la sua pelata, con una striscia di due dita di capelli tutto intorno e lui che diceva: “devo andare dal barbiere!” e io e mio fratello che ridevamo. Lui che mi raccontava di sera le storie del “Giovannino senza paura”, nel lettone e io, che mi addormentavo grattandogli la pelata. (sarà per quello che ho sposato l'Uomodellamiavita?) Ci portava a casa, chissà dove li trovava e forse è successo solo una volta, libri di scuola vecchi, pieni di figure bellissime. Un’altra volta, cartoni belli pesanti e cassette della frutta e bancali con i quali poi, ci costruì una capanna. Era un bravo cuoco, e a volte veniva a casa nostra a preparare (perché mia nonna era fissata con la casa pulita e non le piaceva cucinare e tutto il disordine), magari era ora di merenda e lui preparava frittelle dolci, verdura fritta . . . poi, ricordo i suoi ravioli piemontesi, che allora si contavano a dozzine. Mi spiace sempre, quando penso ai miei fratelli e i miei cugini che di lui hanno solo il ricordo di un nonno brontolone!

Gli altri due nonni, quelli paterni, sono morti durante la guerra. Di loro mi sono rimaste solo poche foto da guardare, qualche fotocopia di alcune lettere che mio nonno mandò dal fronte russo e i racconti che mi hanno fatto i miei genitori, so che, secondo mio padre, mia nonna e mia mamma avevano un carattere simile, sarebbero andate d'accordo; so, dai racconti di mia madre che mia nonna era una pellicciaia di grande valore, mia madre lo sa, perchè per un periodo le due nonne hanno lavorato nello stesso laboratorio di pellicceria.
 


So che mio nonno era un bell'uomo e aveva preso una delle prime patenti della città, faceva il carrozziere e da militare guidava un'autoblindo. So che mia nonna era una bella mora, innamorata pazza del suo Bepi, che ha avuto 4 figli e che quando ha saputo che mio nonno era disperso in Russia, aveva avuto da poco l'ultima bambina, tra la malinconia, l'allattamento e la carenza di cibo dovuto alla guerra,  . . . quando le è arrivata addosso una polmonite e la pennicillina non c'era, era così debole che è morta.

Se vi siete persi i primi post della serie sui nonni di adesso e di allora . . . niente paura, li trovate qua, e poi qua e ancora qua!