Scusate l’interruzione . . . Rimprenderò a scrivere più presto possibile!

Ci sono momenti nella vita in cui è difficile esprimersi a parole
Ci sono quei momenti nella vita in cui cerchi solo il silenzio dentro di te
Ci sono momenti nella vita in cui avresti tante parole da dire e sarebbero parole slegate, urlate
Ci sono quei momenti nella vita in cui preferisci non dire, piuttosto che dire troppo e/o in modo sbagliato

 

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Ci sono momenti in cui vorresti scrivere e scrivere, ma poi non scrivi . . . Ci sono quei momenti in cui vorresti avere la connessione, ma per varie ragioni hai staccato il filo che connette Internet . . . 

Ci sono momenti che devi ricordarti che, come diceva “Lei” . . . “La vita può essere selvaggiamente tragica delle volte, e ne ho avuto la mia parte. Ma qualunque cosa ti accada, devi mantenere una leggera attitudine comica. In ultima analisi, non devi dimenticare di ridere.” (Katharine Hepburn)

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Ci sono momenti nella vita in cui è difficile mantenere tutto il giorno un sorriso
Ci sono quei momenti nella vita in cui il sorriso c’è, ma i pensieri sono cupi

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Quaresima 2019

Deserto

Deserto,
parola svuotata
impoverita e paurosa
impietrita strada
di soffocante silenzio
Deserto, strada polverosa
piccola traiettoria
di viandanti affaticati
che cercano oasi
per soddisfare
la sete bruciante
di camminatori
in cerca di meta

Deserto, di popolo
in cammino
Quaresima di pace
invocata e amata
esodo di deserto
meta pasquale da Gesù di Nazaret
che dona la vita
piena e colma
di gioia perenne

 don Virginio Colmegna 

 

Quaresima 1

Mercoledì delle Ceneri – 2019

Oggi, mercoledì delle Ceneri,  nella Chiesa cattolica di rito romano e in molte Chiese protestanti, ci si mette in cammino verso la Pasqua. (i fratelli di rito Ambrosiano, iniziano domenica)
È come un nuovo Capodanno, è un nuovo inizio, un cambiamento . . . o almeno, così dovrebbe essere. Oggi, a chi crede e va in chiesa, verrà posto sul capo un pizzico di cenere. Verrà pronunciata una piccola frase: “Convertiti e credi al Vangelo”.
Oggi è un giorno particolare anche in cucina (sempre per chi crede e “pratica”), tutti i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l’astinenza dalle carni.

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Ora, siccome io non sono teologa o nemmeno catechista, vi lascio con alcune riflessioni di una che ne sa più di me!  

Il tema scelto da Papa Francesco per il tempo liturgico che iniziamo a vivere da oggi, è: “L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8,19). In Terris, ne ha parlato con Suor Roberta Vinerba, teologa e prima donna a guidare l’Istituto superiore di scienze religiose (Issra) di Assisi, collegato alla Pontificia università lateranense.

Qual è il significato biblico delle Ceneri?
“La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri. Prima di tutto rappresentano la fragilità, la precarietà, dell’uomo: Abramo rivolgendosi a Dio dice: ‘Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…’ (Gen 18,27). Questo non vuol dire però che Dio ci abbia creati manchevoli in qualcosa. E’ proprio la nostra condizione di creatura a renderci indigenti perché la vita la riceviamo in dono. Noi siamo creature amate che tutto ricevono e che su questa Terra sperimentano la propria condizione di precarietà. Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: ‘I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere’ (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: ‘Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore’ (Gdt 4,11).

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Che cosa rappresentano oggi?
“Oggi più che mai abbiamo bisogno di ‘qualcuno’ che ci ricordi che siamo cenere e cenere torneremo. L’uomo infatti nonostante i progressi della scienza, della tecnologia, resta sempre una creatura precaria, debole. Pertanto le ceneri sono una memoria che parla alla nostra superbia ogni volta che ci sentiamo onnipotenti e pensiamo di essere noi stessi gli autori della nostra vita. Ma anche un invito a rendere il nostro tempo pieno d’amore, proprio perché essendo così effimero, non sappiamo quando finirà”.

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“La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri”, scriveva don Tonino Bello in una riflessione sulla Quaresima, inquadrando ogni azione di questo tempo nella cornice di due segni, la cenere e l’acqua: due tra le infinite immagini che si accavallano e rincorrono in tanti componimenti poetici dedicati al tempo dei quaranta giorni: il deserto, la strada, il viandante, la croce e la prova, il calvario e la sete, la preghiera e la purificazione.” 

Sì viaggiare . . . due film in una settimana

Due film in una settimana, è da un po’ che non si andava al cinema e così, abbiamo esagerato!

Un film l’ho visto con la FigliaGrande e l’altro con la FigliaGrande e con il NonnoPapà (due dei tre che in famiglia hanno la stessa “malattia”, andare a vedere i film il giorno stesso che escono) anche se, NonnoPapà, ultimamente, ha dovuto accontentarsi di quello che passa la Tv o i nuovi “cinema” digitali.
I due film che abbiamo visto sono Green Book e Il corriere – The Mule”. Grandi attori al lavoro!  

In effetti, il primo mi interessava per l’attore, uno dei miei preferiti di questi ultimi anni: Viggo Mortesen, ma anche per la storia e per il periodo in cui si svolge. L’argomento per me, all’epoca, era materia per dibattiti alle ultime due ore del sabato a scuola (ore di “Lettere” o, per meglio dire: ore di “Attualità”), alla fine degli anni ’60
M’è piaciuto per come la storia è narrata, con mano leggera, senza far vedere chissà che, cose solo accennate. La grande differenza tra il buttafuori italo americano e il pianista afroamericano . . . Davvero due bravissimi artisti (la loro recitazione non ha colpito solo me, visto che il film e uno dei due attori hanno preso l’Oscar). Ho letto anche le critiche della famiglia dell’artista, che hanno disconosciuto tutta la faccenda . . . be’, signori, se non è la pura verità, comunque è un bel acconto verosimile.
M’è piaciuto conoscere più da vicino la realtà degli Stati Uniti, i grandi panorami, le piccole cittadine, gli sceriffi un po’ ignoranti e molto razzisti. La differenza tra la “meschinità” dei ricchi signori del profondo sud e la “signorilità” cosmopolita del pianista afroamericano. Lo straniamento del suo autista newyorchese nel vedere nuove realtà mai immaginate . . . senza scordarci dei siparietti del momento in cui il compositore fa da “segretario galante” al rozzo autista/solving problem nell’aiutarlo a scrivere lettere un po’ più romantiche alla moglie che è a casa da sola con i bambini. Finisce con un pranzo di Natale tutti assieme, la famiglia dell’autista e il pianista che dalla sua famiglia si è allontanato . . . un bel finale alla “Frank Capra”!  

L’altro, con l’attore preferito dal NonnoPapà (dopo l’inarrivabile John Wayne), gli ha dato un’idea per incrementare la pensione, come a tutti gli altri 8 pensionati che stavano con noi nella sala . . . FigliaGrande, per fortuna abbassava la media dell’età!
Anche in questo film grandi panorami statunitensi, piccole cittadine, sceriffi con nuovi pregiudizi (visto che sono passati almeno 35/40 anni dalla storia narrata nell’altro film), narcotrafficanti con atteggiamenti alla “Capitan Fracassa” . . . la famiglia è sfasciata e il padre, si farà perdonare solo quando la moglie (ex moglie?) muore, ma questo riavvicinamento alla famiglia è causa di un pestaggio da parte dei suo “sorveglianti” che sono interessati solo ai soldi della droga, per fortuna arrivano i nostri ed arrestano tutti: cattivi cattivi e cattivi pro tempore   . . . il finale è quello che ci si aspetta da uno tutto di un pezzo come Clint Estwood,  invece di appellarsi alla sua età, alla sua ignoranza su quello che trasportava o sul bisogno di soldi che lo muoveva, alla sua venerabile età, si dichiara colpevole e si fa i suoi anni di carcere tornando a coltivare lillium!

La Morte ai tempi del Web

Post ad alto tasso di tristezza . . . ma quando certe parole bussano, devo aprire il cuore e farle uscire . . . Meno ironia del solito! 

Tutto è cominciato a . . . (No!)
Tutto è cominciato con . . . (No!)
Tutto è cominciato quando . . . (No! Nemmeno questo va bene!) . . .  ci sono tanti inizi in questa storia!

Ma per quello che riguarda il web parte da una foto su Facebook . . . era poco prima di ferragosto, tutti mettevano quelle foto in cui si vede un bellissimo panorama di sfondo e, in primo piano, parte di un paio di gambe con i piedi in bella vista, quella mattina appare la foto di un paio di gambe, due piedi e la testiera di un letto, riconoscibilmente un letto di ospedale . . .

Da lì, tutti gli amici e il parentado ha saputo che quest’uomo era in Ospedale . . . e son partiti i messaggi, le telefonate, le richieste di informazioni. I “come?” I “quando?” I “perché?”

A questo punto c’è stato un ripensamento da parte del malato, non voleva che i suoi problemi di salute fossero proclamati “urbi et orbi” . . . ma ormai la faccenda era sfuggita di mano, come si sa, il web non dimentica, anzi! Continuavano a scrivere e telefonare, parenti e amici da vicino e da lontano. Qualcuno voleva venire in visita. Stoppati tutti in attesa di notizie e/o tempi migliori.

Ma, possono esserci tempi migliori in una malattia che prima è stata confusa con altre e poi, dopo mesi, è stata “confermata” come una delle peggiori che possono colpire un uomo, maschio, over 50 e con un cervello?

E per un mesetto circa, si continuava a scrivere, leggere e telefonare con lui (oltre che ad andare a trovarlo). E lui che scrive, legge e telefona (e chiacchierava quando era orario di visite) . . . sempre in attesa del responso risolutivo, di quella manciata di medicine che si pensava dovesse prendere e di un ritorno a casa da tutti auspicato.

Invece la storia prosegue con medici che si scambiano mail e allegati, per velocizzare i tempi.
Con altri che, invece, hanno bisogno di spedire pacchetti da una regione all’altra e in fretta, per cui bisogna trovare un’autista, una persona di famiglia che firmi plichi di carte, una giornata di viaggio veloce, per poi scoprire che il luminare che si sperava controllasse al volo questi pacchetti non c’era, ma dal suo laboratorio avrebbero mandato presto delle mail . . . e di nuovo, allegati su allegati.
Con medici che dicono, tranquilli: “non c’è niente, non capisco!” E tutti di nuovo a scrivere e telefonare,  con il cuore combattuto tra speranze e paure.

Cambi di ospedale, seguendo i consigli dei medici o “contro il parere dei medici” . . .
Imparare nuove strade, percorrere corridoi sconosciuti, leggere messaggi che paiono codici: “P 4° dx 105”.
Sfruttare quell’oretta di “visita”, per poter vedere di persona i miglioramenti o i peggioramenti di cui ti hanno parlato o scritto. Per confondere gli uni con gli altri perché la speranza ci confonde la mente . . .

Corridoi di Ospedali percorsi con passi nervosi, ascoltando i pareri e i consigli, rispondendo gentilmente a medici e infermieri che ti guardano con faccia mesta . . . col telefono sempre in mano tra telefonate e messaggi in arrivo o in partenza. . .
Corridoi di Ospedali, che si riempiono di passi lenti, per digerire le notizie frammentarie e oscure che riesci a capire a malapena, i medici si trincerano dietro a parole tecniche, costruite con lingue antiche e morte . . . grazie o purtroppo, con Google ci vengono spiegate nei minimi particolari le possibili conseguenze . . . 
Corridoi di Ospedale con le suonerie dei telefonini tenute basse, con gente che, all’improvviso si allontana e parla sussurrando, piangendo, imprecando (ognuno reagisce al momento a modo suo) . . .

Momenti di rabbia e sconforto, quando ormai la malattia è “certificata” dalla biopsia, anche se ormai “a occhio” avevamo capito tutti che era grave . . . messaggi, tanti messaggi, perché la voce è incrinata. Quanta gente da informare: “Io avviso questo e quest’altro, tu quella e quell’altra . . .” ognuno secondo la maggior confidenza. Fino a quando si arriva al punto che: “No, non voglio parlare più con nessuno, pensaci tu”

Pianti nascosti perché c’è ancora un po’ di pudore a dire a qualcuno tutta la cruda verità.
E lui che scivola pian piano nell’incoscienza . . . molto lentamente verso la fine.

Sfogarsi con qualcuno di completamente esterno alla famiglia (sì, l’ho fatto e ora lo confesso), quando il magone rischia di sommergerti. Scrivere a qualche amicizia “virtuale”, sentirsi avvolta da abbracci “virtuali” che sono reali, senti che tutti quelli che ti scrivono sono sinceri (d’altra parte, chi non ha avuto a che fare con la malattia, la morte, il dolore), ti capiscono e ti sono vicini.

Messaggi che attraversano monti, mari e oceani . . . messaggi che cercano di raccontare la sua vita che se ne va, senza essere brutale, per non ferire troppo chi li riceverà e intanto, intorno, la vita che continua: gli impegni del quotidiano che ti prendono. Messaggi che parlano di altri morti, di bebè in arrivo, di festività invernali che sono in arrivo come tutti gli anni e, anche se non ne hai voglia, un minimo di preparativi vanno fatti . . . e la vita che continua! Ancora una volta, ti chiedi come mai il mondo non si sia fermato

Quella sera, dopo i pianti disperati, gli abbracci convulsi, la corsa degli infermieri e della dottoressa, i controlli del caso . . . ci siamo ritrovati in 5 col cellulare in mano, nel corridoio più o meno davanti alla porta chiusa di quella camera, perché volevamo essere lì vicini, non è venuto in mente a nessuno di andare nella stanza d’attesa in cerca di un po’ di privacy . . . privacy che abbiamo avuto in fretta: nel corridoio le porte delle altre stanze sono state chiuse, una alla volta, con discrezione . . . ho scoperto anni fa che, nei corridoi ospedalieri, le cattive notizie volano veloci.
Ci siamo trovati in 5 col cellulare in mano: chi ha chiamato i parenti più stretti, chi si è interessato di contattare l’azienda di pompe funebri, chi scriveva messaggi per avvisare i parenti lontani, chi si appartava per parlare e piangere in pace. Chi, come la sottoscritta, pasticciando con i messaggi si è sentita richiamare, poco più tardi, da un’amica che non sentiva da anni (io avevo ancora il suo numero di telefono. Lei, aveva perso tutti i numeri e non capiva chi le avesse mandato un messaggio di quel genere a quell’ora) e che, dopo lo choc di sapere che una persona che conosceva da sempre era morta, mi ha chiesto notizie di tutto il resto della famiglia, raccontandomi della sua famiglia, mente io cercavo di chiudere la telefonata in fretta (siparietto semi-comico in un momento tragico).

Il mattino dopo, ancora messaggi a cui rispondere. Messaggi in arrivo e partenza per concordare le cose da scrivere sul annuncio funebre. Messaggi da chi s’è messo in viaggio da lontano e avvisa che sta arrivando. Messaggi di chi non può partire, tanti sono i motivi.
Messaggi, messaggi, messaggi e qualche telefonata. La voglia di parlare è poca, la gola si blocca facilmente, basta una parola, uno sguardo e si ricomincia a piangere!

Sono passati due mesi, ma qualche volta si incontra ancora qualcuno che ti guarda con la faccia triste e ti dice, sommesso: “ho saputo . . .” e si prova a parlare disinvolti, ma basta un attimo e il fazzoletto è già in mano!

Una piccola libreria a Parigi – Venerdì del libro 11

Qualche mese fa è morto mio fratello. È stata una brutta malattia, lunga, triste e dolorosa, per lui e per noi . . . come mio solito, cerco di riprendermi pensando alla cosa con un po’ di ironia. Molto poca, perché non ci riesco. ma proprio ieri ho finito di leggere  un libro. Un libro che racconta del dolore che si prova per le persone amate e perdute.“….perché tutto è dentro di noi. E nulla scompare.” (*) 
E mi ha fatto piangere, tanto piangere, non credo sia stato solo per la storia raccontata, ma per la storia che ho vissuto io da luglio a oggi.  “Lo sai che fra la fine e il nuovo inizio, c’è un mondo di mezzo? E’ il tempo ferito, Jean Perdu. E’ una palude dove si raccolgono sogni, paure e intenzioni perdute. I passi in questo tempo si fanno più pesanti. Non sottovalutare questa stazione di passaggio fra la fine e il nuovo inizio, Jeanno. Datti tempo. A volte le soglie sono così grandi che non si possono superare con un passo solo.” (*)

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E mi ha aiutato, leggendolo, a vedere le cose da un’altra prospettiva e da accettare il dolore che ho sentito e che sento ancora, io che sono quasi diventata cinica in quei mesi. Che ho cercato di restare più distaccata possibile dal dolore che aumentava in quei mesi, per vari motivi, non ultimo il fatto che io ho in casa il più vecchio e una tra i piccoletti della famiglia . . . “Il dolore funziona così: ti accompagna fin dall’inizio. Ti sveglia. Sta tutto il giorno con te, fino alla sera, e non ti lascia dormire in pace. Ti stritola e ti scuote. Ma ti scalda anche. Prima o poi se ne va, ma non è mai per sempre. Si guarda continuamente indietro. E poi alla fine…ho capito di colpo che cosa è importante nella vita. Il dolore me l’ha rilevato: è l’amore la cosa più importante” (*)
E poi, tra le tante righe di questo libro, ho scoperto che non ho perso davvero mio fratello, perché: ” hai ragione. E ancora tutto qui. Il tempo passato insieme è intramontabile, immortale. E la vita non finisce qui. La morte nella nostra vita è solo una soglia fra una fine e un nuovo inizio.” (*)

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È anche un bel libro di viaggio, ci porta in giro per la Francia, attraverso i suoi fiumi e i suoi canali, da Parigi ad Avignone passando per la Loira . . . e poi, ci si sposta verso la costa (Marsiglia e oltre) e nell’entroterra della Provenza, fra vigneti e campi di lavanda! Affascinante, descritto così bene che pare che l’ente del turismo francese abbia sponsorizzato la scrittrice.
Infatti, se avessi 20 anni in meno avrei già organizzato un viaggio su questi barconi/chiatte per le vacanze estive . . . almeno un mese (zanzare permettendo)
“Parigi scorreva davanti a loro come una pellicola di un film: il Pont Neuf, Notre-Dame, il bacino dell’Arsenale.” (*)

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Ma è soprattutto un libro sui libri . . . sul paese dei libri, su libri rari, sui libri come medicine, sui libri utili (ognuno per un particolare momento o stato d’animo): 
“Ovviamente i libri non sono solo dottori. Ci sono romanzi che sono ottimi compagni di vita. Altri sono come ceffoni. Altri ancora come un’amica che ti avvolge in una vestaglia calda quando l’autunno ti fa sentire malinconico. E alcuni… sì, alcuni sono come zucchero filato rosa, solleticano il cervello per tre secondi, lasciando dietro di sé un gioioso vuoto. Come un’avventura erotica.” (*)
E sui librai . . . Ah! trovarne di librai come Jena Perdu, il protagonista! 

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Infine, è una storia d’amore . . . ma tutto il libro è pervaso dall’amore: Amore del protagonista per le due donne che, in momenti diversi, entrano nella sua vita. Amore per i libri, sia come oggetti che come contenuti, Amore verso gli altri, il protagonista è pieno di amore amicale. Amore per la vita, vissuta con poco e godendo di ogni suo aspetto . . .
“Il profumo dei funghi riempiva la striminzita cambusa mentre gli uomini, seduti sul ponte di poppa della Baluu, bevevano vino rosso da una caraffa da tre litri e il vino bianco tipico della zona: l’Auxerrois.” (*)
Amore verso la natura che la scrittrice ci fa scoprire durante il viaggio . . .

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Ho avuto la “soffiata” da parte di una delle amiche di Facebook (che al momento, ho dimenticato e non posso ringraziare, a cui dedico questo post)  . . . ha messo la foto della copertina, ha scritto che le era piaciuto e io, dopo un po’ me lo sono cercato! Ero a corto di libri, pensavo fosse una storiella leggera, di quelle che servono per sconfiggere la noia di quelle due ore di insonnia che mi prende ogni tanto di notte . . . invece! Una vera rivelazione! 
“Leggere: un viaggio senza fine. Un lungo, infinito viaggio, in cui si diventa più miti, amorevoli e umani.” (*)
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Il protagonista sta scrivendo la “Grande Enciclopedia dei piccoli sentimenti” . . . io penso che ognuno di noi dovrebbe scriverne una . . . in questo mondo così pieno di brutture, una ricerca dentro di noi, su quelli che sono i sentimenti migliori, sarebbe bella da lasciare ai posteri . . . ci devo pensare!
“Alla C sta scrivendo “conforto da cucina”, la sensazione che si prova quando in cucina qualcosa di gustoso sta cuocendo a fuoco basso, i vetri si appannano e presto le persone care mangeranno con te al tavolo e ti guarderanno felici fra una cucchiaiata e l’altra.” (*)

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Tutto quello che è contrassegnato dall’asterisco (*) sono brani tratti dal libro “Una piccola Libreria a Parigi – Nina George . . . trovati in due siti di recensioni! 

 

 

Torta verde della nonna-bis di Acqui

Ci sono dei momenti in cui vorresti tornare bambina, ritrovare tutte quelle persone che non ci sono più. Tutti quelli che hanno lasciato un ricordo nella tua vita, in testa le nonne o, nel mio caso, le bisnonne!

Non ricordo più se l’ho mai detto, ma io ho avuto la sfortuna di avere una nonna sola (quella materna) essendo la mamma di mio padre morta durante la guerra (la II Guerra Mondiale, per capirci), però ho avuto la fortuna di avere due bisnonne (sempre dal lato materno): una bergamasca e una piemontese . . . che io, fin da bambina, essendo la prima bis nipote, chiamavo “nonnabis”

 

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Ortica (se ne usano solo i ciuffetti) . . . raccoglietela con i guanti è meglio!

Ci sono dei momenti in cui vorresti gustare ancora certi sapori e certe cucine quasi dimenticate . . . per fortuna in casa mia le ricette di cucina son state tramandate. 

Ieri c’è stato una congiunzione di questi due “momenti” e così, mi sono preparata quella che, in famiglia, è chiamata “la torta verde della nonna bis di Acqui” . . . a memoria.
Solo stamattina mi sono informata, dalla cugina di mia madre che è l’ultima depositaria dei segreti di cucina della parte piemontese della famiglia

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Tarassaco, dente di leone, soffioni

Ora, se cercate una ricetta di “torta verde piemontese”, trovate un sacco di ricette doc. 
Quella che mangiavo io a casa della famiglia d’origine di mio nonno è diversa da quelle che ho visto sul web . . . ma a me, è quella che piace! È quella che cucino!

Dopo aver parlato con la cugina piemontese ho scoperto che ho aggiunto cose che non ci andavano e non ci ho messo cose che ci andavano . . . mi sa che presto la rifaccio per ritrovare un po’ dì infanzia nel piatto o tra le dita . . . avete presente il finger food, non è un’invenzione moderna, mi hanno detto che io mangiavo così già da piccolina (anche se io non ricordo, ma mi fido dei miei “vecchi”), anche gli spaghetti . . . nei vari soggiorni presso la casa dei parenti di mia madre.

Allora, mi segno qua le poche indicazioni che mi ha dato mia cugina (anche se è cugina di mia mamma è più vicina a me come età, la ricordo in ogni mio soggiorno piemontese come la compagna di giochi o di passeggiate! 

Ingredienti

Spinaci, biete, erbe di campo (informatevi da qualche parente su quelle mangerecce che crescono dalle vostre parti), lessi, strizzati e rosolati per asciugarli al massimo (quanto ne volete o ne avete) Consiglio di cucina “furba”: volendo potete usare spinaci surgelati!
Prosciutto cotto tritato grossolanamente (quanto ne avete)
Prezzemolo e cipolla tritati qb
Grana/Parmigiano grattati qb
Uova, dipende da quante verdure e da quanto prosciutto
Pan grattato qb
Burro qb
sale, pepe, noce moscata qb
Rosmarino a rametti, meglio i ciuffetti qb

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Quel che n’è rimasto, stamattina!

Per le dosi, mia cugina dice che devo regolarmi “a occhio”. . . né troppo molle, né troppo dura

Si puliscono bene le verdure (ed eventuali erbe spontanee), si lessano si strizzano, si tritano grossolanamente e si fanno rosolare in padella con burro, prezzemolo e cipolla (oppure le cuocete direttamente in padella, mentre le rosolate, con poca acqua e poi le tritate)
In una ciotola abbastanza grande, si mischiano le verdure con il prosciutto cotto, il grana/parmigiano, le uova, sale, pepe e noce moscata. Si aggiunge una manciata di pane grattato. Ricordate, deve venire un composto né troppo molle, né troppo “tosto”

Si prende una teglia, si imburra bene e si spolvera di pan grattato
Si versa il composto e lo si stende (di solito poco più di due dita) in modo omogeneo e spianandolo bene (specialmente sui bordi) 
Si spolvera la superficie di pangrattato e grana/parmigiano grattato, si distribuiscono dei pezzetti di burro qua è là. poi si prendono i rametti (ciuffetti) di rosmarino e si infilano nel composto, non deve restarne troppo fuori per non farlo bruciare altrimenti diventa amaro! 
Si mette la teglia in forno a 180° per un’oretta . . . controllate ogni tanto che non si stia seccando troppo. Se invece, dopo l’ora di cottura lo trovate un po’ “budinoso”, lasciatelo in forno per un altro po’ di tempo, magari a forno spento (ricordate che i consigli di mia cugina presuppongono che ci si deve regolare “a occhio”)

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Erba “crespigna”

È buona sia appena tolta dal forno (soffiate che scotta) sia tiepida, ma anche fredda il giorno dopo . . . Mi diceva mia cugina che si gustava sia come piatto per i pasti principali, sia come colazione o merenda (fredda, tagliata a quadrotti). Ricordo mia madre che la preparava per i pic nic estivi . . . si può usare come secondo, come piatto unico, come antipasto . . . vedete voi!
Io, ieri sera, non ho messo il pan grattato però ci ho aggiunto la ricotta e una sfoglia di pasta brisée (più che altro perché siamo in fase: svuotiamo il frigor di tutto quello che è in scadenza lo ricordavo che la pasta brisée o la sfoglia non ci andava . . .  ma questa, come diceva Kipling, è un’altra storia)

Se volete provare altre ricette tipiche della cucina piemontese vi posso indirizzare al blog della mia amica Norma, esperta di cucina e di tradizioni piemontesi . . . qua il suo indirizzo web
https://merendasinoira.wordpress.com/

 

Buoni Propositi . . . 10 anni dopo!

Dieci anni fa scrivevo un post . . .  ve lo ripropongo uguale! I buoni propositi sono sempre quelli, io sono sempre quella. È cambiato l’anno, vediamo come va . . . 

Eccomi qua, Fine Anno, quando si fanno i buoni propositi!
Basta il pensiero, come per i regali, o ci vuole un bel po’ di impegno?
Bon, io intanto li scrivo, poi vediamo!

Più movimento!
Meno golosità!

Più “mestieri di casa”, per quanto noiosi!
Meno letture, per quanto interessanti!

Più cura di me stessa!
Meno pigrizia colpevole!

Più lettere ad amici e parenti lontani!
Meno giri oziosi per il Web!

Più ascoltare!
Meno parlare!

E adesso, vi lascio a gustarvi i fuochi artificiali. Ci si risente l’anno prossimo! 

 

Ciao fratello . . .

Le lacrime che non posso piangere
escono mentre dormo.
Mi sveglio piangendo

I ricordi arrivano veloci,
di anni lontani,
di anni bambini:

le liti per nulla.
La complicità.
Gli sguardi bastavano.

I cuccioli salvati
le corse sui prati
a raccogliere primule
nelle primavere lontane

Le risate e le gite
le canzoni a squarciagola
i libri discussi
i film consigliati

La vita divisa,
la vita vissuta,
La vita racchiusa nel mio cuore

Cartoncino

Signore sono stanco!

Signore sono stanco!

Signore, vengo a te perché sono stanco, tanto stanco!

Non sapevo dove andare

non ho fatto altro che bussare a tutte le porte. (…)

Così vengo a te, in quella stalla…è l’ultimo tentativo.

Mi hanno detto che tu hai un dono proprio per me,

una mano tesa e un sorriso

che mi avevi riservato.

Tu mi inviti a starti vicino, a tentare con te.

Eccomi, Signore,

mi siedo qui vicino e provo…

almeno ci provo, con te.

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(Testo di Luigi Maistrello “Avvento di Speranza” Ed Paoline – Immagine di Laboratorio di marmo Lodovico Bertoni)

Giornate così!

Giornate così, piene di impegni, di pensieri, di cose da fare di corsa, di corse da fare per le cose . . . e non ho ancora pensato alle feste che sono all’orizzonte.

Giornate così, piene di dolore, di abbracci, di pianti e di cose tenute dentro, nascoste in fondo al cuore . . . e non ho voglia di pensare alle feste che sono all’orizzonte.

Giornate così, piene di vita da vivere nonostante tutto, di tradizioni che scandiscono gli anni, di cose che si devono fare in qualunque caso . . . e c’è da pensare anche alle feste, per quel Divin Bambino di cui festeggiare la nascita

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Cartello gentilmente offerto, gratis, qua!

Cambio di stagione . . . Estate – Autunno 2018

Un post perfetto per la giornata di oggi, quaggiù, sotto il 42° parallelo!
Stamattina sono uscita a piedi alle 11, ho dovuto cercare di camminare dove c’era l’ombra, perché il sole (piacevole) picchiava ancora implacabile: estivo!
Dalle 13 alle 15.30 si stava bene, piacevolmente: sembrava tarda primavera . . .
Dalle 16.00 in poi, diluvio, cielo grigio, freddo e umido: decisamente autunno!
Il lato positivo: camminare piacevolmente sul prato della giungla che chiamano giardino, con un’aria frizzante che mi accarezzava la pelle e nessuna zanzara in giro ad appoggiarsi di soppiatto su quella pelle per cibarsi con me! 

Tra poco più di una settimana (qua, nella regione “plurale”) si tornerà al ritmo lento e familiare degli impegni scolastici, lunghe mattine solitarie da casalinga, l’esplosione di vivacità dell’arrivo dello scuolabus, i menù del pranzo (ma ancor più della cena) che diventano più caldi, più saporiti e più “confortevoli”, i pomeriggi che si accorciano . . . “ed è subito sera” e la poltroncina della camera da letto che si riempie di tutti i tipi di abbigliamento: maniche corte, maniche lunghe, cotone, seta, lino e lana.
Compariranno le sottocoperte più leggere, per “quel frescolino dietro la schiena verso le 4 del mattino” parola di Uomodellamiavita!

Intanto, abbiamo iniziato a sistemare i teli da mare ai costumi e ai vari accessori del nuoto in mare . . . Per PiccoloLord e FigliaGrande, anche se l’ombrellone è sempre a disposizione in spiaggia, non è più il tempo dei tre + tre bagni al giorno, dei giochi con gli amici venuti da lontano, delle sfide a bigliardino, per riposare un po’ . . . uno a uno gli amici sono partiti, qualcuno ha già mandato dei videomessaggi del primo giorno di scuola. Il tempo per la spiaggia è più poco, sono pieni di mille incombenze: controllare se scarpe e pantaloni lunghi vanno ancora bene, se le magliette non sono rimpicciolite all’improvviso, andare a cercare quaderni, libri, matite e colori . . . per fortuna i compiti delle vacanze sono stati finiti, giusto con l’ultimo giorno di agosto. Ora, il tempo libero sarà dedicato a passeggiate e, occasionalmente, per un bagno nelle ore centrali della giornata. Certo che se ci sarà ancora qualche scampolo di sole, nei primi pomeriggi dell’anno scolastico, se lo godremo con gioia! 

E poi, l’Autunno arriverà davvero e toccherà aprire gli armadi e “fare il cambio stagione” dell’abbigliamento. . . ma questa è un’altra storia, come direbbe quel vecchio scrittore! 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente Settembre . . . L’Uva

Cosa meglio dell’Uva rappresenta questo mese?
A me, di questi giorni, pare ci sia solo questo frutto . . . questo “dono di Bacco”! 
I frutti estivi, sanno ormai di poco, i kiwi non mi attirano. Altri frutti, come l’uva, sono dolci, anche troppo, per qualcuno che abita con noi e non dovrebbe mangiarne. 
E poi, nel gesto di “piluccare” l’uva c’è un qualcosa di antico e rilassante, mangiar l’uva non è solo nutrirsi, è qualcosa in più! 

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Settembre è il mese in cui si ricomincia il lavoro, dopo le ferie estive.  Riaprono le scuole, e si fa la conta di quello che manca, di quello che dev’essere sostituito; si provano e riprovano scarpe e vestiti ai bambini ai ragazzi. In una stagione, a questa età, crescono in fretta, ci sono un sacco di cose da eliminare e altrettante da andare a comprare . . . sono due settimane frenetiche. Libri scolastici che non sono ancora arrivati e l’inventario del resto del corredo scolastico, c’è sempre qualcosa che manca. 
Settembre è quasi un “capodanno”, ma più reale. in effetti (più che a fine dicembre) c’è un cambio di ritmi: le giornate si accorciano, la luce diventa più dolce. Tende e tendine danno quasi noia, da un giorno all’altro si rinfresca l’aria. A volte si sente il bisogno di chiudere le finestre. Da qualche parte, in montagna, hanno già visto la neve!

Settembre, e le cose da fare in casa tornano, prepotenti, a farsi notare . . . l’estate con la sua luce accecante le aveva messe in ombra, ma ora che il sole si abbassa, si vede tutto, anche negli angolini più remoti della casa . . . e molto di quello che è stato rimandato, ecco che torna di attualità! 

“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”, per anni è stato l’unico pezzo di una bellissima poesia su questo mese, che ho imparato in terza elementare. La poesia intera l’ho trovata anni dopo. E l’ho apprezzata ancora di più da quando sono arrivata quaggiù, e scoprendo (in gita con la famiglia), l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. Certe cose hanno bisogno di tempo e di vita vissuta per capirle fino in fondo, non basta studiarle a scuola.

Settembre e l’Uva . . . e qualche ricetta “dall’antipasto al dolce” per gustare a 360°

Finalmente Agosto . . . I Pomodori

Con questo caldo, caldo d’agosto, i pomodori nell’orto finalmente sono al loro meglio . . . 
abbiamo solo una parte delle molte varietà di pomodori esistenti, ma quando sono ben maturi e non vanno bene per essere conditi in insalata (“sapore di sugo” dice l’Uomodellamiavita) si comincia a fare il sugo fresco . . . 

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Si va nell’orto (di preferenza nelle ore più fresche, ovviamente) e si raccolgono nella cesta i pomodori rossi rossi . . . siano “cuore di bue” o “ciliegini“, “a pera” o “datterini“, i “robin” o i “sanmarzano” (che a me paiono gli antichi “bisceglie“) o i “costoluto  marmande”

Agosto è pomodori e melanzane “arrosto”, sulla brace del fuoco che scalda il calderone pieno di “bottiglie di passata” per l’inverno!
Agosto è pomodori con tutti i formaggi che trovo, anche se qualcuno dice che non si dovrebbe mangiarli assieme, fanno male!
Agosto è il mese del compleanno del blog . . . e quest’anno sono 11!
Non me lo sono dimenticato, ma ero impegnata in altre 1001 cose!
Agosto è il mese del compleanno del PiccoloPrincipe! Delle ferie dell’Udmv! Del ritorno a casa della FigliaPiccola! Degli impegni in spiaggia del PiccoloLord e della sua mamma!
Agosto è il mese (quasi) senza orari, senza regole, senza impegni pressanti . . .

E anche quest’anno il mese è passato in un lampo . . . caldo (un po’ troppo), la pioggia al momento giusto per ricordarci che a breve sarà autunno e si ritornerà a scuola.
È stato funestato, quest’anno, da vari incidenti, sciagure, morti, feriti e sfollati (ne avrete sentito parlare nei telegiornali e sui giornali, inutile riparlarne) . . . e anche noi, qua sulla Costa abbiamo avuto il disagio di un surplus di traffico stradale, perché in autostrada (proprio nei giorni del “rientro”) un camion ha preso fuoco in una galleria e hanno bloccato tutta la corsia per giorni . . . dirottando auto e camion sulle strade “normali” e dove passa la maggior parte della gente. Ma dalla Strada Statale Adriatica, creando file a passo d’uomo e impedendo a chi scende dalla collina di attraversare per poter raggiungere la propria destinazione . . . disagi per tutti!

 

 

Finalmente luglio . . . La ricotta

Luglio e il caldo . . . non può essere altrimenti
Luglio e il mare . . . non può essere altrimenti in una zona di mare
Luglio e i bambini . . . non può esser altrimenti in casa di Fiordicactus

Cominciamo dal fiordicactus, quest’anno le foto le ha fatte l’Uomodellamiavita, ma la pianta è la solita . . .37920043_2349803105047394_8098357889707540480_n

Per il caldo, inutile dirvi che io sto benone, quassù in collina non è mai così caldo (tranne “nelle ore centrali della giornata”, come dicono i Tg) come in città.

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Per il mare, sappiate che è un duro lavoro, andarci tutte le mattine e ritornarci tutti i pomeriggi . . . venire a casa così tardi da avermi fatto scrivere in un messaggio se pensavano di dormire in spiaggia . . . e PiccoloLord e la sua mamma ci si stanno impegnando, a volte li accompagna PiccoloPrincipe e a volte si aggiunge anche la PiccolaLady. Per qualche giorno, li hanno accompagnati anche Masha (senz’Orso) e Lele! Raramente ci va anche l’Uomodellamiavita, ma raramente davvero!

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Luglio è stato il mese dei bambini . . . i bambini in casa Fiordicactus sono sempre benvenuti. Così (come già accennato) abbiamo qua, alcune mattine, PiccoloPrincipe e PiccolaLady. PiccoloPrincipe non cammina ancora, ma gattona correndo così veloce e, veloce è anche quando sale o scende i gradini . . . se poi i gradini sono tanti come una scala, in un attimo è in cima e la nonna o la zia che gli corrono dietro. PiccolaLady, molto ligia al dovere, gli è sempre accanto, lei è la sorella maggiore.

Col caldo, si sa, è da preferirsi una cucina fresca e leggera. E così, a casa Fiordicactus ci si adatta e spesso si usa come ingrediente la ricotta (certo non il massimo per chi ha coliti o intolleranze al latte, ma se il sapore è buono si sopporta anche qualche fastidio . . .

Così, mi sono documentata, ho la certezza che la ricotta NON è un formaggio (con buona pace delle diete senza formaggi), ma può essere gustosa come un formaggio . . .

Eccovi alcune ricette in cui la si usa proprio per le sue qualità:

Crespelle al radicchio. . . Molto gustose, e leggere
Quiche di ricotta e pomodorini . . . un secondo comodo, jolly, si può preparare prima e gustare freddo o appena intiepidito
Cheesecake ai frutti di bosco. . . buona davvero e facile da preparare
Torta di ricotta e pesche sciroppate . . . facile da fare, anche con i bimbi (fresca e gustosa, ma poco zuccherata)

Altre ne aggiungerò man mano me le ricordo! 🙂

 

 

Finalmente Giugno . . . Le alici (o le acciughe?)

Sta quasi finendo Giugno  . . . anche se non pare convinto, pare che abbia un problema di personalità. Pensa di essere Marzo, tempo ballerino e temperature che paiono uno jo jo!

Il profumo di fritto si spande nell’aria e io mi ritrovo con la voglia di acciughe impanate e fritte . . . semplici da fare a meno che, non abbiate un marito come il mio che (a volte) riceve degli omaggi dai suoi clienti . . . immaginatevi la mia gioia quella sera che è tornato a casa con 3 kg di acciughe in un sacchetto che iniziava a colare  . . . sistemate velocemente in una ciotola capiente, ho ringraziato e mentalmente maledetto il pescatore che ce le aveva regalate . . . al mattino dopo avevo dei programmi che sono stati cambiati al volo.
Pare che il pesce azzurro non si possa congelare (così mi hanno detto) perciò, la mattina dopo, mi sono armata di santa pazienza e di un vecchio grembiule e mi sono messa a pulire tutto sto ben di Dio . . . mozza la testa, apri l’acciuga, togli la lisca e le interiora, mettila nell’altra ciotola . . . tutto in casa perché se sei all’aperto dopo 5 minuti arrivano le vespe, l’odore è forte e non sanno resistere. 
Una parte le ho preparate per farle fritte, come fossero cotolette di carne: prima le ho passate nell’uovo sbattuto e poi nel pan grattato (*).
Un’altra parte le ho fatte “marinare”, in pratica si fa bollire una miscela di acqua e aceto e ci si immergono le alici, pochissimo(*) (diventano bianche), poi si fanno raffreddare su un canovaccio o su un tagliere di legno o su un foglio di carta forno . . . infine, si mettono in una ciotola (io preferisco quelle di vetro con coperchio) e si coprono di olio extravergine d’oliva (o quello che preferite), prezzemolo e aglio tritati . . . se a voi piacciono, ci si può aggiungere anche dei sottaceti tagliuzzati fini. 
(*) Il “trucco” in tutti e due i casi e usare un qualche sorta di setaccio, io uso la “rete” per cuocere al vapore nella pentola a pressione o il “cacciamaccheroni” oppure quei cestini forati che sono nelle confezioni di ricotta, a volte, uso lo scola pasta . . . con un po’ di fantasia il lavoro viene più semplice e non ci si sporca troppo le mani. 

Vorrei tanto insegnarvi come preparare le acciughe sotto sale e/o sott’olio, ma è una cosa che non ho mai fatto, mi dicono sia una cosa lunga, di molta precisione e pazienza . . . io le compro al bisogno! Una volta me ne hanno regalato un barattolo sott’olio . . . tutte le sere una fetta o due di pane, uno strato sottile di burro e l’alice o due! Ma poi, la bilancia s’è impennata!

Mi son chiesta spesso, specialmente da quando son quaggiù, sulla Costa Orientale, la differenza tra alici e acciughe, visto che sulle cassette del pesce a volte c’è scritto un nome a volte l’altro . . . finalmente ho trovato una rispostaalici e acciughe sono la stessa cosa, e vengono indifferentemente chiamate nell’uno o nell’altro modo.” 

 

 

 

Mondo moderno . . .

Ci sono quelle situazioni in cui la povera Fiordicactus non sa che pesci pigliare.
Le viene da ridere, ma non si può . . . ora vi spiego e vi chiedo parere.

Un giorno, nel parcheggio del garden, mentre stavamo caricando nel baule dell’auto le piantine di verdure per l’orto,  l’Uomodellamiavita vede scendere da un’auto appena parcheggiata l’amico “C” che non incontriamo da anni, io vedo che è in affettuosa compagnia, sappiamo che è separato dalla moglie da un bel po’ di anni . . . ci si avvicina, i due uomini sorridenti e felici, io in attesa di conoscere questa nuova compagna, ma lei, comincia ad allontanarsi e ci lascia lì in tre . . . quando ci si saluta, raggiunge l’amico “C” e entrano nel garden . . . io e l’Udmv ci guardiamo negli occhi perplessi.

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Ci siamo chiesti, come si fa nel 2000 con tutta la “libertà” di vita che c’è a tenere un comportamento così strano???

 

Finalmente Maggio . . . I carciofi

Finalmente, nella nostra carciofaia (una ventina di piante) sono arrivati i carciofi

Lo so che a maggio, ormai, nei negozi si trovano pochi carciofi . . . più che altro i piccoletti, quelli da mettere sott’olio. Ma per motivi di micro clima, di esposizione, di tipo di carciofo e di pigrizia colpevole, i carciofi , qui da noi nella carciofaia lungo il torrente, “arrivano” solo a maggio . . . ma sono buoni.  Sono quasi tutti del tipo cosiddetto “Romanesco”, comunemente conosciuto come “Mammola”

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I primi, quelli centrali, sono grossi come un bel pompelmo e svettano su un gambo lungo. Poi ci sono i due laterali, grandi come un arancia e dal gambo che cresce per sbieco (come la lancia e il bastone della spugna intrisa di acqua e aceto che a volte sono ai lati del crocefisso in certi quadri o in certi angoli delle strade, ricordi di tempi andati) e infine, altri 4, piccoli che nascono nelle ascelle delle foglie, con un gambo corto corto . . .

Sappiamo tutti che i carciofi in sé non sono verdura, ma boccioli. Boccioli di una pianta che è imparentata col cardo selvatico. Che se poi li lasciate lì (come faccio io di solito con i più piccini fra gli ultimi nati) sulla pianta e li lasciate crescere vi allieteranno con una fioritura blu/violetta che ogni anno mi affascina. Da piccoli boccioli, parlo di carciofini con i “cuori” non più grandi dell’imboccatura di una bottiglia di plastica di una qualsiasi bibita, nascerà un fiore grande quanto il palmo della mano, pieno di fili colorati . . . davvero “le meraviglie della natura”!

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Come consumare i carciofi? A parte crudi in pinzimonio (o crudi al naturale, come faccio io che ne sono ghiotta). 
Be’, in casa mia nel modo più semplice .  . . aglio prezzemolo e olio, i carciofi puliti e mondati, tutto in pentola (a pressione) con un po’ d’aqua per non fare che bruci il tutto . . . poco il tempo di cottura, perché colti e puliti sono teneri . . . 
Se avanzassero (se) metteteli in una padellina o in una teglietta col loro “brodo” e un filo d’olio, con sopra prosciutto cotto e formaggio filante (io trovo che la mozzarella o la scamorza siano i più indicati, ma se lo volete più “light” potete spolverare solo con grana o altri formaggi semiduri a secondo del vostro gusto) . . . qualche momento sul gas col coperchio o nel forno senza coperchio e, in pochi minuti, un gustoso secondo da mangiare “puciando” con una fetta di pane il fondo di cottura.
Se il nostro ortolano ha lavorato bene, potrebbe capitare che siano pronte le prime zucchine (le prime 2 o 3 per pianta vanno tolte quando sono grandi come un dito medio, la pianta produrrà altre zucchine, altrimenti pensa di aver fatto la sua parte e, dopo queste prime zucchine non ne farà altre, parola della Suocera) nel frattempo che sono arrivati i carciofi . . . prendete le zucchine, pulitele bene e graffiate un po’ la buccia, tagliatele a fettine sottili per la lunghezza. Fate lo stesso con i carciofi, usando solo il cuore e le foglie più interne.  Aggiungete scaglie di parmigiano, qualche fettina di cipolla o cetriolo o sedano o funghi o tutto questo insieme . . . secondo i sapori che vi piacciono di più. Olio, sale e una spruzzata di pepe a vostro gusto. Uno stuzzichevole aperitivo, antipasto o insalatina da unire a un formaggio saporito.

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Ma qual’è la storia dei carciofi in cucina??? Io ho sempre pensato che, nell’antichità qualcuno (in montagna) avesse scelto qualche cardo più grosso e avesse iniziato a coltivarli . . . in un estate in colonia, ragazzi e ragazze più grandi ci avevano insegnato a mangiare (crudo) il cuore dei cardi . . . poi, una rapida ricerca con Google mi ha istruita (“Nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa.” David Edding)

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Cardo mariano in fiore

Originario del Medioriente, il carciofo selvatico ha costituito fin dall’antichità un prodotto importante per gli Egizi e i Greci, ma pare che altrettanto antico sia il suo impiego nella cucina.
Già nel IV sec. a.C. era coltivato dagli Arabi che lo chiamavano “karshuf” (o kharshaf), da cui l’attuale termine. 
L’uso di una qualche varietà di carciofo selvatico nella cucina romana è ricordata da Columella, che chiamandolo col nome latino di Cynara, conferma come a quel tempo si usasse consumare quella pianta sia a scopo medicinale che alimentare.

Nel “De re coquinaria” di Apicio, si parla anche di cuori di cynara che, a quanto pare, i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino.

La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300 poi, nel ‘400, dopo vari innesti, dalle zone di Napoli si diffuse prima in Toscana, e successivamente in molte altre regioni.
Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri:  di  “L’ortolana” di Vincenzo Campi, L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.

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Pasqua e Pasquetta 2018

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

E anche quest’anno Pasqua l’abbiamo passata “con chi vuoi”, in famiglia, con la famiglia della Nuora!
Il NonnoPapà è stato invitato dalla sua ConSuocera e io dalla mia!

C’erano tutti, ConSuoceri, Nuora e Figlio con i bambini, il Fratello della Nuora e la Morosa e . . . persino i due zii (uno dei quali è cuoco)!
Questo fatto che uno degli invitati fosse lo zio cuoco non lo sapevamo, ed è stato un bene . . . infatti la Figlia Grande è stata incaricata della preparazione degli antipasti e di uno dei secondi. Ha cucinato tranquilla, ma quando siamo arrivati a casa dei ConSuoceri  e ha visto chi c’era è andata nel panico . . . senza motivo! Tutto è andato alla perfezione!

La tavola, lunga e festosa, ci ha riuniti tutti, per gustare le varie portate. Ma soprattutto per chiacchierare di argomenti di attualità, ricordare e rievocare altre feste o episodi dell’infanzia dei due figli in comune alle famiglie e paragonarli al comportamento del PiccoloPrincipe. Ma si è parlato anche del futuro, dei progetti, dei sogni . . .

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Ma quello che mi sono davvero gustata è stato il giorno dopo . . . non si offendano parenti, amici e conoscenti . . . ma a me piace troppo mangiare a casa mia!
Così, grazie agli spunti “rubati” in rete e a qualche oggettino comprato in saldo in un negozio pieno di cosettine sfiziose a prezzi scontati, mi sono apparecchiata una tavola di carattere pasquale . . .

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Eravamo solo in tre, visto che i figli/nuora/similgenero e i nipoti erano impegnati in altri lidi, abbiamo mangiato poco ma gustoso. Ci siamo rilassati molto e ci siamo riposati come si deve . . .

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Alla prossima “Festa Comandata” . . .

 

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