Una piccola libreria a Parigi – Venerdì del libro 11

Qualche mese fa è morto mio fratello. È stata una brutta malattia, lunga, triste e dolorosa, per lui e per noi . . . come mio solito, cerco di riprendermi pensando alla cosa con un po’ di ironia. Molto poca, perché non ci riesco. ma proprio ieri ho finito di leggere  un libro. Un libro che racconta del dolore che si prova per le persone amate e perdute.“….perché tutto è dentro di noi. E nulla scompare.” (*) 
E mi ha fatto piangere, tanto piangere, non credo sia stato solo per la storia raccontata, ma per la storia che ho vissuto io da luglio a oggi.  “Lo sai che fra la fine e il nuovo inizio, c’è un mondo di mezzo? E’ il tempo ferito, Jean Perdu. E’ una palude dove si raccolgono sogni, paure e intenzioni perdute. I passi in questo tempo si fanno più pesanti. Non sottovalutare questa stazione di passaggio fra la fine e il nuovo inizio, Jeanno. Datti tempo. A volte le soglie sono così grandi che non si possono superare con un passo solo.” (*)

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E mi ha aiutato, leggendolo, a vedere le cose da un’altra prospettiva e da accettare il dolore che ho sentito e che sento ancora, io che sono quasi diventata cinica in quei mesi. Che ho cercato di restare più distaccata possibile dal dolore che aumentava in quei mesi, per vari motivi, non ultimo il fatto che io ho in casa il più vecchio e una tra i piccoletti della famiglia . . . “Il dolore funziona così: ti accompagna fin dall’inizio. Ti sveglia. Sta tutto il giorno con te, fino alla sera, e non ti lascia dormire in pace. Ti stritola e ti scuote. Ma ti scalda anche. Prima o poi se ne va, ma non è mai per sempre. Si guarda continuamente indietro. E poi alla fine…ho capito di colpo che cosa è importante nella vita. Il dolore me l’ha rilevato: è l’amore la cosa più importante” (*)
E poi, tra le tante righe di questo libro, ho scoperto che non ho perso davvero mio fratello, perché: ” hai ragione. E ancora tutto qui. Il tempo passato insieme è intramontabile, immortale. E la vita non finisce qui. La morte nella nostra vita è solo una soglia fra una fine e un nuovo inizio.” (*)

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È anche un bel libro di viaggio, ci porta in giro per la Francia, attraverso i suoi fiumi e i suoi canali, da Parigi ad Avignone passando per la Loira . . . e poi, ci si sposta verso la costa (Marsiglia e oltre) e nell’entroterra della Provenza, fra vigneti e campi di lavanda! Affascinante, descritto così bene che pare che l’ente del turismo francese abbia sponsorizzato la scrittrice.
Infatti, se avessi 20 anni in meno avrei già organizzato un viaggio su questi barconi/chiatte per le vacanze estive . . . almeno un mese (zanzare permettendo)
“Parigi scorreva davanti a loro come una pellicola di un film: il Pont Neuf, Notre-Dame, il bacino dell’Arsenale.” (*)

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Ma è soprattutto un libro sui libri . . . sul paese dei libri, su libri rari, sui libri come medicine, sui libri utili (ognuno per un particolare momento o stato d’animo): 
“Ovviamente i libri non sono solo dottori. Ci sono romanzi che sono ottimi compagni di vita. Altri sono come ceffoni. Altri ancora come un’amica che ti avvolge in una vestaglia calda quando l’autunno ti fa sentire malinconico. E alcuni… sì, alcuni sono come zucchero filato rosa, solleticano il cervello per tre secondi, lasciando dietro di sé un gioioso vuoto. Come un’avventura erotica.” (*)
E sui librai . . . Ah! trovarne di librai come Jena Perdu, il protagonista! 

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Infine, è una storia d’amore . . . ma tutto il libro è pervaso dall’amore: Amore del protagonista per le due donne che, in momenti diversi, entrano nella sua vita. Amore per i libri, sia come oggetti che come contenuti, Amore verso gli altri, il protagonista è pieno di amore amicale. Amore per la vita, vissuta con poco e godendo di ogni suo aspetto . . .
“Il profumo dei funghi riempiva la striminzita cambusa mentre gli uomini, seduti sul ponte di poppa della Baluu, bevevano vino rosso da una caraffa da tre litri e il vino bianco tipico della zona: l’Auxerrois.” (*)
Amore verso la natura che la scrittrice ci fa scoprire durante il viaggio . . .

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Ho avuto la “soffiata” da parte di una delle amiche di Facebook (che al momento, ho dimenticato e non posso ringraziare, a cui dedico questo post)  . . . ha messo la foto della copertina, ha scritto che le era piaciuto e io, dopo un po’ me lo sono cercato! Ero a corto di libri, pensavo fosse una storiella leggera, di quelle che servono per sconfiggere la noia di quelle due ore di insonnia che mi prende ogni tanto di notte . . . invece! Una vera rivelazione! 
“Leggere: un viaggio senza fine. Un lungo, infinito viaggio, in cui si diventa più miti, amorevoli e umani.” (*)
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Il protagonista sta scrivendo la “Grande Enciclopedia dei piccoli sentimenti” . . . io penso che ognuno di noi dovrebbe scriverne una . . . in questo mondo così pieno di brutture, una ricerca dentro di noi, su quelli che sono i sentimenti migliori, sarebbe bella da lasciare ai posteri . . . ci devo pensare!
“Alla C sta scrivendo “conforto da cucina”, la sensazione che si prova quando in cucina qualcosa di gustoso sta cuocendo a fuoco basso, i vetri si appannano e presto le persone care mangeranno con te al tavolo e ti guarderanno felici fra una cucchiaiata e l’altra.” (*)

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Tutto quello che è contrassegnato dall’asterisco (*) sono brani tratti dal libro “Una piccola Libreria a Parigi – Nina George . . . trovati in due siti di recensioni! 

 

 

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Torta verde della nonna-bis di Acqui

Ci sono dei momenti in cui vorresti tornare bambina, ritrovare tutte quelle persone che non ci sono più. Tutti quelli che hanno lasciato un ricordo nella tua vita, in testa le nonne o, nel mio caso, le bisnonne!

Non ricordo più se l’ho mai detto, ma io ho avuto la sfortuna di avere una nonna sola (quella materna) essendo la mamma di mio padre morta durante la guerra (la II Guerra Mondiale, per capirci), però ho avuto la fortuna di avere due bisnonne (sempre dal lato materno): una bergamasca e una piemontese . . . che io, fin da bambina, essendo la prima bis nipote, chiamavo “nonnabis”

 

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Ortica (se ne usano solo i ciuffetti) . . . raccoglietela con i guanti è meglio!

Ci sono dei momenti in cui vorresti gustare ancora certi sapori e certe cucine quasi dimenticate . . . per fortuna in casa mia le ricette di cucina son state tramandate. 

Ieri c’è stato una congiunzione di questi due “momenti” e così, mi sono preparata quella che, in famiglia, è chiamata “la torta verde della nonna bis di Acqui” . . . a memoria.
Solo stamattina mi sono informata, dalla cugina di mia madre che è l’ultima depositaria dei segreti di cucina della parte piemontese della famiglia

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Tarassaco, dente di leone, soffioni

Ora, se cercate una ricetta di “torta verde piemontese”, trovate un sacco di ricette doc. 
Quella che mangiavo io a casa della famiglia d’origine di mio nonno è diversa da quelle che ho visto sul web . . . ma a me, è quella che piace! È quella che cucino!

Dopo aver parlato con la cugina piemontese ho scoperto che ho aggiunto cose che non ci andavano e non ci ho messo cose che ci andavano . . . mi sa che presto la rifaccio per ritrovare un po’ dì infanzia nel piatto o tra le dita . . . avete presente il finger food, non è un’invenzione moderna, mi hanno detto che io mangiavo così già da piccolina (anche se io non ricordo, ma mi fido dei miei “vecchi”), anche gli spaghetti . . . nei vari soggiorni presso la casa dei parenti di mia madre.

Allora, mi segno qua le poche indicazioni che mi ha dato mia cugina (anche se è cugina di mia mamma è più vicina a me come età, la ricordo in ogni mio soggiorno piemontese come la compagna di giochi o di passeggiate! 

Ingredienti

Spinaci, biete, erbe di campo (informatevi da qualche parente su quelle mangerecce che crescono dalle vostre parti), lessi, strizzati e rosolati per asciugarli al massimo (quanto ne volete o ne avete) Consiglio di cucina “furba”: volendo potete usare spinaci surgelati!
Prosciutto cotto tritato grossolanamente (quanto ne avete)
Prezzemolo e cipolla tritati qb
Grana/Parmigiano grattati qb
Uova, dipende da quante verdure e da quanto prosciutto
Pan grattato qb
Burro qb
sale, pepe, noce moscata qb
Rosmarino a rametti, meglio i ciuffetti qb

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Quel che n’è rimasto, stamattina!

Per le dosi, mia cugina dice che devo regolarmi “a occhio”. . . né troppo molle, né troppo dura

Si puliscono bene le verdure (ed eventuali erbe spontanee), si lessano si strizzano, si tritano grossolanamente e si fanno rosolare in padella con burro, prezzemolo e cipolla (oppure le cuocete direttamente in padella, mentre le rosolate, con poca acqua e poi le tritate)
In una ciotola abbastanza grande, si mischiano le verdure con il prosciutto cotto, il grana/parmigiano, le uova, sale, pepe e noce moscata. Si aggiunge una manciata di pane grattato. Ricordate, deve venire un composto né troppo molle, né troppo “tosto”

Si prende una teglia, si imburra bene e si spolvera di pan grattato
Si versa il composto e lo si stende (di solito poco più di due dita) in modo omogeneo e spianandolo bene (specialmente sui bordi) 
Si spolvera la superficie di pangrattato e grana/parmigiano grattato, si distribuiscono dei pezzetti di burro qua è là. poi si prendono i rametti (ciuffetti) di rosmarino e si infilano nel composto, non deve restarne troppo fuori per non farlo bruciare altrimenti diventa amaro! 
Si mette la teglia in forno a 180° per un’oretta . . . controllate ogni tanto che non si stia seccando troppo. Se invece, dopo l’ora di cottura lo trovate un po’ “budinoso”, lasciatelo in forno per un altro po’ di tempo, magari a forno spento (ricordate che i consigli di mia cugina presuppongono che ci si deve regolare “a occhio”)

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Erba “crespigna”

È buona sia appena tolta dal forno (soffiate che scotta) sia tiepida, ma anche fredda il giorno dopo . . . Mi diceva mia cugina che si gustava sia come piatto per i pasti principali, sia come colazione o merenda (fredda, tagliata a quadrotti). Ricordo mia madre che la preparava per i pic nic estivi . . . si può usare come secondo, come piatto unico, come antipasto . . . vedete voi!
Io, ieri sera, non ho messo il pan grattato però ci ho aggiunto la ricotta e una sfoglia di pasta brisée (più che altro perché siamo in fase: svuotiamo il frigor di tutto quello che è in scadenza lo ricordavo che la pasta brisée o la sfoglia non ci andava . . .  ma questa, come diceva Kipling, è un’altra storia)

Se volete provare altre ricette tipiche della cucina piemontese vi posso indirizzare al blog della mia amica Norma, esperta di cucina e di tradizioni piemontesi . . . qua il suo indirizzo web
https://merendasinoira.wordpress.com/

 

Buoni Propositi . . . 10 anni dopo!

Dieci anni fa scrivevo un post . . .  ve lo ripropongo uguale! I buoni propositi sono sempre quelli, io sono sempre quella. È cambiato l’anno, vediamo come va . . . 

Eccomi qua, Fine Anno, quando si fanno i buoni propositi!
Basta il pensiero, come per i regali, o ci vuole un bel po’ di impegno?
Bon, io intanto li scrivo, poi vediamo!

Più movimento!
Meno golosità!

Più “mestieri di casa”, per quanto noiosi!
Meno letture, per quanto interessanti!

Più cura di me stessa!
Meno pigrizia colpevole!

Più lettere ad amici e parenti lontani!
Meno giri oziosi per il Web!

Più ascoltare!
Meno parlare!

E adesso, vi lascio a gustarvi i fuochi artificiali. Ci si risente l’anno prossimo! 

 

Ciao fratello . . .

Le lacrime che non posso piangere
escono mentre dormo.
Mi sveglio piangendo

I ricordi arrivano veloci,
di anni lontani,
di anni bambini:

le liti per nulla.
La complicità.
Gli sguardi bastavano.

I cuccioli salvati
le corse sui prati
a raccogliere primule
nelle primavere lontane

Le risate e le gite
le canzoni a squarciagola
i libri discussi
i film consigliati

La vita divisa,
la vita vissuta,
La vita racchiusa nel mio cuore

Cartoncino

Signore sono stanco!

Signore sono stanco!

Signore, vengo a te perché sono stanco, tanto stanco!

Non sapevo dove andare

non ho fatto altro che bussare a tutte le porte. (…)

Così vengo a te, in quella stalla…è l’ultimo tentativo.

Mi hanno detto che tu hai un dono proprio per me,

una mano tesa e un sorriso

che mi avevi riservato.

Tu mi inviti a starti vicino, a tentare con te.

Eccomi, Signore,

mi siedo qui vicino e provo…

almeno ci provo, con te.

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(Testo di Luigi Maistrello “Avvento di Speranza” Ed Paoline – Immagine di Laboratorio di marmo Lodovico Bertoni)

Giornate così!

Giornate così, piene di impegni, di pensieri, di cose da fare di corsa, di corse da fare per le cose . . . e non ho ancora pensato alle feste che sono all’orizzonte.

Giornate così, piene di dolore, di abbracci, di pianti e di cose tenute dentro, nascoste in fondo al cuore . . . e non ho voglia di pensare alle feste che sono all’orizzonte.

Giornate così, piene di vita da vivere nonostante tutto, di tradizioni che scandiscono gli anni, di cose che si devono fare in qualunque caso . . . e c’è da pensare anche alle feste, per quel Divin Bambino di cui festeggiare la nascita

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Cartello gentilmente offerto, gratis, qua!

Cambio di stagione . . . Estate – Autunno 2018

Un post perfetto per la giornata di oggi, quaggiù, sotto il 42° parallelo!
Stamattina sono uscita a piedi alle 11, ho dovuto cercare di camminare dove c’era l’ombra, perché il sole (piacevole) picchiava ancora implacabile: estivo!
Dalle 13 alle 15.30 si stava bene, piacevolmente: sembrava tarda primavera . . .
Dalle 16.00 in poi, diluvio, cielo grigio, freddo e umido: decisamente autunno!
Il lato positivo: camminare piacevolmente sul prato della giungla che chiamano giardino, con un’aria frizzante che mi accarezzava la pelle e nessuna zanzara in giro ad appoggiarsi di soppiatto su quella pelle per cibarsi con me! 

Tra poco più di una settimana (qua, nella regione “plurale”) si tornerà al ritmo lento e familiare degli impegni scolastici, lunghe mattine solitarie da casalinga, l’esplosione di vivacità dell’arrivo dello scuolabus, i menù del pranzo (ma ancor più della cena) che diventano più caldi, più saporiti e più “confortevoli”, i pomeriggi che si accorciano . . . “ed è subito sera” e la poltroncina della camera da letto che si riempie di tutti i tipi di abbigliamento: maniche corte, maniche lunghe, cotone, seta, lino e lana.
Compariranno le sottocoperte più leggere, per “quel frescolino dietro la schiena verso le 4 del mattino” parola di Uomodellamiavita!

Intanto, abbiamo iniziato a sistemare i teli da mare ai costumi e ai vari accessori del nuoto in mare . . . Per PiccoloLord e FigliaGrande, anche se l’ombrellone è sempre a disposizione in spiaggia, non è più il tempo dei tre + tre bagni al giorno, dei giochi con gli amici venuti da lontano, delle sfide a bigliardino, per riposare un po’ . . . uno a uno gli amici sono partiti, qualcuno ha già mandato dei videomessaggi del primo giorno di scuola. Il tempo per la spiaggia è più poco, sono pieni di mille incombenze: controllare se scarpe e pantaloni lunghi vanno ancora bene, se le magliette non sono rimpicciolite all’improvviso, andare a cercare quaderni, libri, matite e colori . . . per fortuna i compiti delle vacanze sono stati finiti, giusto con l’ultimo giorno di agosto. Ora, il tempo libero sarà dedicato a passeggiate e, occasionalmente, per un bagno nelle ore centrali della giornata. Certo che se ci sarà ancora qualche scampolo di sole, nei primi pomeriggi dell’anno scolastico, se lo godremo con gioia! 

E poi, l’Autunno arriverà davvero e toccherà aprire gli armadi e “fare il cambio stagione” dell’abbigliamento. . . ma questa è un’altra storia, come direbbe quel vecchio scrittore! 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente Settembre . . . L’Uva

Cosa meglio dell’Uva rappresenta questo mese?
A me, di questi giorni, pare ci sia solo questo frutto . . . questo “dono di Bacco”! 
I frutti estivi, sanno ormai di poco, i kiwi non mi attirano. Altri frutti, come l’uva, sono dolci, anche troppo, per qualcuno che abita con noi e non dovrebbe mangiarne. 
E poi, nel gesto di “piluccare” l’uva c’è un qualcosa di antico e rilassante, mangiar l’uva non è solo nutrirsi, è qualcosa in più! 

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Settembre è il mese in cui si ricomincia il lavoro, dopo le ferie estive.  Riaprono le scuole, e si fa la conta di quello che manca, di quello che dev’essere sostituito; si provano e riprovano scarpe e vestiti ai bambini ai ragazzi. In una stagione, a questa età, crescono in fretta, ci sono un sacco di cose da eliminare e altrettante da andare a comprare . . . sono due settimane frenetiche. Libri scolastici che non sono ancora arrivati e l’inventario del resto del corredo scolastico, c’è sempre qualcosa che manca. 
Settembre è quasi un “capodanno”, ma più reale. in effetti (più che a fine dicembre) c’è un cambio di ritmi: le giornate si accorciano, la luce diventa più dolce. Tende e tendine danno quasi noia, da un giorno all’altro si rinfresca l’aria. A volte si sente il bisogno di chiudere le finestre. Da qualche parte, in montagna, hanno già visto la neve!

Settembre, e le cose da fare in casa tornano, prepotenti, a farsi notare . . . l’estate con la sua luce accecante le aveva messe in ombra, ma ora che il sole si abbassa, si vede tutto, anche negli angolini più remoti della casa . . . e molto di quello che è stato rimandato, ecco che torna di attualità! 

“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”, per anni è stato l’unico pezzo di una bellissima poesia su questo mese, che ho imparato in terza elementare. La poesia intera l’ho trovata anni dopo. E l’ho apprezzata ancora di più da quando sono arrivata quaggiù, e scoprendo (in gita con la famiglia), l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. Certe cose hanno bisogno di tempo e di vita vissuta per capirle fino in fondo, non basta studiarle a scuola.

Settembre e l’Uva . . . e qualche ricetta “dall’antipasto al dolce” per gustare a 360°

Finalmente Agosto . . . I Pomodori

Con questo caldo, caldo d’agosto, i pomodori nell’orto finalmente sono al loro meglio . . . 
abbiamo solo una parte delle molte varietà di pomodori esistenti, ma quando sono ben maturi e non vanno bene per essere conditi in insalata (“sapore di sugo” dice l’Uomodellamiavita) si comincia a fare il sugo fresco . . . 

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Si va nell’orto (di preferenza nelle ore più fresche, ovviamente) e si raccolgono nella cesta i pomodori rossi rossi . . . siano “cuore di bue” o “ciliegini“, “a pera” o “datterini“, i “robin” o i “sanmarzano” (che a me paiono gli antichi “bisceglie“) o i “costoluto  marmande”

Agosto è pomodori e melanzane “arrosto”, sulla brace del fuoco che scalda il calderone pieno di “bottiglie di passata” per l’inverno!
Agosto è pomodori con tutti i formaggi che trovo, anche se qualcuno dice che non si dovrebbe mangiarli assieme, fanno male!
Agosto è il mese del compleanno del blog . . . e quest’anno sono 11!
Non me lo sono dimenticato, ma ero impegnata in altre 1001 cose!
Agosto è il mese del compleanno del PiccoloPrincipe! Delle ferie dell’Udmv! Del ritorno a casa della FigliaPiccola! Degli impegni in spiaggia del PiccoloLord e della sua mamma!
Agosto è il mese (quasi) senza orari, senza regole, senza impegni pressanti . . .

E anche quest’anno il mese è passato in un lampo . . . caldo (un po’ troppo), la pioggia al momento giusto per ricordarci che a breve sarà autunno e si ritornerà a scuola.
È stato funestato, quest’anno, da vari incidenti, sciagure, morti, feriti e sfollati (ne avrete sentito parlare nei telegiornali e sui giornali, inutile riparlarne) . . . e anche noi, qua sulla Costa abbiamo avuto il disagio di un surplus di traffico stradale, perché in autostrada (proprio nei giorni del “rientro”) un camion ha preso fuoco in una galleria e hanno bloccato tutta la corsia per giorni . . . dirottando auto e camion sulle strade “normali” e dove passa la maggior parte della gente. Ma dalla Strada Statale Adriatica, creando file a passo d’uomo e impedendo a chi scende dalla collina di attraversare per poter raggiungere la propria destinazione . . . disagi per tutti!

 

 

Finalmente luglio . . . La ricotta

Luglio e il caldo . . . non può essere altrimenti
Luglio e il mare . . . non può essere altrimenti in una zona di mare
Luglio e i bambini . . . non può esser altrimenti in casa di Fiordicactus

Cominciamo dal fiordicactus, quest’anno le foto le ha fatte l’Uomodellamiavita, ma la pianta è la solita . . .37920043_2349803105047394_8098357889707540480_n

Per il caldo, inutile dirvi che io sto benone, quassù in collina non è mai così caldo (tranne “nelle ore centrali della giornata”, come dicono i Tg) come in città.

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Per il mare, sappiate che è un duro lavoro, andarci tutte le mattine e ritornarci tutti i pomeriggi . . . venire a casa così tardi da avermi fatto scrivere in un messaggio se pensavano di dormire in spiaggia . . . e PiccoloLord e la sua mamma ci si stanno impegnando, a volte li accompagna PiccoloPrincipe e a volte si aggiunge anche la PiccolaLady. Per qualche giorno, li hanno accompagnati anche Masha (senz’Orso) e Lele! Raramente ci va anche l’Uomodellamiavita, ma raramente davvero!

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Luglio è stato il mese dei bambini . . . i bambini in casa Fiordicactus sono sempre benvenuti. Così (come già accennato) abbiamo qua, alcune mattine, PiccoloPrincipe e PiccolaLady. PiccoloPrincipe non cammina ancora, ma gattona correndo così veloce e, veloce è anche quando sale o scende i gradini . . . se poi i gradini sono tanti come una scala, in un attimo è in cima e la nonna o la zia che gli corrono dietro. PiccolaLady, molto ligia al dovere, gli è sempre accanto, lei è la sorella maggiore.

Col caldo, si sa, è da preferirsi una cucina fresca e leggera. E così, a casa Fiordicactus ci si adatta e spesso si usa come ingrediente la ricotta (certo non il massimo per chi ha coliti o intolleranze al latte, ma se il sapore è buono si sopporta anche qualche fastidio . . .

Così, mi sono documentata, ho la certezza che la ricotta NON è un formaggio (con buona pace delle diete senza formaggi), ma può essere gustosa come un formaggio . . .

Eccovi alcune ricette in cui la si usa proprio per le sue qualità:

Crespelle al radicchio. . . Molto gustose, e leggere
Quiche di ricotta e pomodorini . . . un secondo comodo, jolly, si può preparare prima e gustare freddo o appena intiepidito
Cheesecake ai frutti di bosco. . . buona davvero e facile da preparare
Torta di ricotta e pesche sciroppate . . . facile da fare, anche con i bimbi (fresca e gustosa, ma poco zuccherata)

Altre ne aggiungerò man mano me le ricordo! 🙂

 

 

Finalmente Giugno . . . Le alici (o le acciughe?)

Sta quasi finendo Giugno  . . . anche se non pare convinto, pare che abbia un problema di personalità. Pensa di essere Marzo, tempo ballerino e temperature che paiono uno jo jo!

Il profumo di fritto si spande nell’aria e io mi ritrovo con la voglia di acciughe impanate e fritte . . . semplici da fare a meno che, non abbiate un marito come il mio che (a volte) riceve degli omaggi dai suoi clienti . . . immaginatevi la mia gioia quella sera che è tornato a casa con 3 kg di acciughe in un sacchetto che iniziava a colare  . . . sistemate velocemente in una ciotola capiente, ho ringraziato e mentalmente maledetto il pescatore che ce le aveva regalate . . . al mattino dopo avevo dei programmi che sono stati cambiati al volo.
Pare che il pesce azzurro non si possa congelare (così mi hanno detto) perciò, la mattina dopo, mi sono armata di santa pazienza e di un vecchio grembiule e mi sono messa a pulire tutto sto ben di Dio . . . mozza la testa, apri l’acciuga, togli la lisca e le interiora, mettila nell’altra ciotola . . . tutto in casa perché se sei all’aperto dopo 5 minuti arrivano le vespe, l’odore è forte e non sanno resistere. 
Una parte le ho preparate per farle fritte, come fossero cotolette di carne: prima le ho passate nell’uovo sbattuto e poi nel pan grattato (*).
Un’altra parte le ho fatte “marinare”, in pratica si fa bollire una miscela di acqua e aceto e ci si immergono le alici, pochissimo(*) (diventano bianche), poi si fanno raffreddare su un canovaccio o su un tagliere di legno o su un foglio di carta forno . . . infine, si mettono in una ciotola (io preferisco quelle di vetro con coperchio) e si coprono di olio extravergine d’oliva (o quello che preferite), prezzemolo e aglio tritati . . . se a voi piacciono, ci si può aggiungere anche dei sottaceti tagliuzzati fini. 
(*) Il “trucco” in tutti e due i casi e usare un qualche sorta di setaccio, io uso la “rete” per cuocere al vapore nella pentola a pressione o il “cacciamaccheroni” oppure quei cestini forati che sono nelle confezioni di ricotta, a volte, uso lo scola pasta . . . con un po’ di fantasia il lavoro viene più semplice e non ci si sporca troppo le mani. 

Vorrei tanto insegnarvi come preparare le acciughe sotto sale e/o sott’olio, ma è una cosa che non ho mai fatto, mi dicono sia una cosa lunga, di molta precisione e pazienza . . . io le compro al bisogno! Una volta me ne hanno regalato un barattolo sott’olio . . . tutte le sere una fetta o due di pane, uno strato sottile di burro e l’alice o due! Ma poi, la bilancia s’è impennata!

Mi son chiesta spesso, specialmente da quando son quaggiù, sulla Costa Orientale, la differenza tra alici e acciughe, visto che sulle cassette del pesce a volte c’è scritto un nome a volte l’altro . . . finalmente ho trovato una rispostaalici e acciughe sono la stessa cosa, e vengono indifferentemente chiamate nell’uno o nell’altro modo.” 

 

 

 

Mondo moderno . . .

Ci sono quelle situazioni in cui la povera Fiordicactus non sa che pesci pigliare.
Le viene da ridere, ma non si può . . . ora vi spiego e vi chiedo parere.

Un giorno, nel parcheggio del garden, mentre stavamo caricando nel baule dell’auto le piantine di verdure per l’orto,  l’Uomodellamiavita vede scendere da un’auto appena parcheggiata l’amico “C” che non incontriamo da anni, io vedo che è in affettuosa compagnia, sappiamo che è separato dalla moglie da un bel po’ di anni . . . ci si avvicina, i due uomini sorridenti e felici, io in attesa di conoscere questa nuova compagna, ma lei, comincia ad allontanarsi e ci lascia lì in tre . . . quando ci si saluta, raggiunge l’amico “C” e entrano nel garden . . . io e l’Udmv ci guardiamo negli occhi perplessi.

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Ci siamo chiesti, come si fa nel 2000 con tutta la “libertà” di vita che c’è a tenere un comportamento così strano???

 

Finalmente Maggio . . . I carciofi

Finalmente, nella nostra carciofaia (una ventina di piante) sono arrivati i carciofi

Lo so che a maggio, ormai, nei negozi si trovano pochi carciofi . . . più che altro i piccoletti, quelli da mettere sott’olio. Ma per motivi di micro clima, di esposizione, di tipo di carciofo e di pigrizia colpevole, i carciofi , qui da noi nella carciofaia lungo il torrente, “arrivano” solo a maggio . . . ma sono buoni.  Sono quasi tutti del tipo cosiddetto “Romanesco”, comunemente conosciuto come “Mammola”

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I primi, quelli centrali, sono grossi come un bel pompelmo e svettano su un gambo lungo. Poi ci sono i due laterali, grandi come un arancia e dal gambo che cresce per sbieco (come la lancia e il bastone della spugna intrisa di acqua e aceto che a volte sono ai lati del crocefisso in certi quadri o in certi angoli delle strade, ricordi di tempi andati) e infine, altri 4, piccoli che nascono nelle ascelle delle foglie, con un gambo corto corto . . .

Sappiamo tutti che i carciofi in sé non sono verdura, ma boccioli. Boccioli di una pianta che è imparentata col cardo selvatico. Che se poi li lasciate lì (come faccio io di solito con i più piccini fra gli ultimi nati) sulla pianta e li lasciate crescere vi allieteranno con una fioritura blu/violetta che ogni anno mi affascina. Da piccoli boccioli, parlo di carciofini con i “cuori” non più grandi dell’imboccatura di una bottiglia di plastica di una qualsiasi bibita, nascerà un fiore grande quanto il palmo della mano, pieno di fili colorati . . . davvero “le meraviglie della natura”!

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Come consumare i carciofi? A parte crudi in pinzimonio (o crudi al naturale, come faccio io che ne sono ghiotta). 
Be’, in casa mia nel modo più semplice .  . . aglio prezzemolo e olio, i carciofi puliti e mondati, tutto in pentola (a pressione) con un po’ d’aqua per non fare che bruci il tutto . . . poco il tempo di cottura, perché colti e puliti sono teneri . . . 
Se avanzassero (se) metteteli in una padellina o in una teglietta col loro “brodo” e un filo d’olio, con sopra prosciutto cotto e formaggio filante (io trovo che la mozzarella o la scamorza siano i più indicati, ma se lo volete più “light” potete spolverare solo con grana o altri formaggi semiduri a secondo del vostro gusto) . . . qualche momento sul gas col coperchio o nel forno senza coperchio e, in pochi minuti, un gustoso secondo da mangiare “puciando” con una fetta di pane il fondo di cottura.
Se il nostro ortolano ha lavorato bene, potrebbe capitare che siano pronte le prime zucchine (le prime 2 o 3 per pianta vanno tolte quando sono grandi come un dito medio, la pianta produrrà altre zucchine, altrimenti pensa di aver fatto la sua parte e, dopo queste prime zucchine non ne farà altre, parola della Suocera) nel frattempo che sono arrivati i carciofi . . . prendete le zucchine, pulitele bene e graffiate un po’ la buccia, tagliatele a fettine sottili per la lunghezza. Fate lo stesso con i carciofi, usando solo il cuore e le foglie più interne.  Aggiungete scaglie di parmigiano, qualche fettina di cipolla o cetriolo o sedano o funghi o tutto questo insieme . . . secondo i sapori che vi piacciono di più. Olio, sale e una spruzzata di pepe a vostro gusto. Uno stuzzichevole aperitivo, antipasto o insalatina da unire a un formaggio saporito.

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Ma qual’è la storia dei carciofi in cucina??? Io ho sempre pensato che, nell’antichità qualcuno (in montagna) avesse scelto qualche cardo più grosso e avesse iniziato a coltivarli . . . in un estate in colonia, ragazzi e ragazze più grandi ci avevano insegnato a mangiare (crudo) il cuore dei cardi . . . poi, una rapida ricerca con Google mi ha istruita (“Nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa.” David Edding)

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Cardo mariano in fiore

Originario del Medioriente, il carciofo selvatico ha costituito fin dall’antichità un prodotto importante per gli Egizi e i Greci, ma pare che altrettanto antico sia il suo impiego nella cucina.
Già nel IV sec. a.C. era coltivato dagli Arabi che lo chiamavano “karshuf” (o kharshaf), da cui l’attuale termine. 
L’uso di una qualche varietà di carciofo selvatico nella cucina romana è ricordata da Columella, che chiamandolo col nome latino di Cynara, conferma come a quel tempo si usasse consumare quella pianta sia a scopo medicinale che alimentare.

Nel “De re coquinaria” di Apicio, si parla anche di cuori di cynara che, a quanto pare, i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino.

La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300 poi, nel ‘400, dopo vari innesti, dalle zone di Napoli si diffuse prima in Toscana, e successivamente in molte altre regioni.
Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri:  di  “L’ortolana” di Vincenzo Campi, L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.

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Pasqua e Pasquetta 2018

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

E anche quest’anno Pasqua l’abbiamo passata “con chi vuoi”, in famiglia, con la famiglia della Nuora!
Il NonnoPapà è stato invitato dalla sua ConSuocera e io dalla mia!

C’erano tutti, ConSuoceri, Nuora e Figlio con i bambini, il Fratello della Nuora e la Morosa e . . . persino i due zii (uno dei quali è cuoco)!
Questo fatto che uno degli invitati fosse lo zio cuoco non lo sapevamo, ed è stato un bene . . . infatti la Figlia Grande è stata incaricata della preparazione degli antipasti e di uno dei secondi. Ha cucinato tranquilla, ma quando siamo arrivati a casa dei ConSuoceri  e ha visto chi c’era è andata nel panico . . . senza motivo! Tutto è andato alla perfezione!

La tavola, lunga e festosa, ci ha riuniti tutti, per gustare le varie portate. Ma soprattutto per chiacchierare di argomenti di attualità, ricordare e rievocare altre feste o episodi dell’infanzia dei due figli in comune alle famiglie e paragonarli al comportamento del PiccoloPrincipe. Ma si è parlato anche del futuro, dei progetti, dei sogni . . .

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Ma quello che mi sono davvero gustata è stato il giorno dopo . . . non si offendano parenti, amici e conoscenti . . . ma a me piace troppo mangiare a casa mia!
Così, grazie agli spunti “rubati” in rete e a qualche oggettino comprato in saldo in un negozio pieno di cosettine sfiziose a prezzi scontati, mi sono apparecchiata una tavola di carattere pasquale . . .

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Eravamo solo in tre, visto che i figli/nuora/similgenero e i nipoti erano impegnati in altri lidi, abbiamo mangiato poco ma gustoso. Ci siamo rilassati molto e ci siamo riposati come si deve . . .

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Alla prossima “Festa Comandata” . . .

 

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Arriva la Primavera

Settima scorsa sono sbocciati i giacinti, colorati e profumati, a seguire i primi narcisi, piccoli e gialli. Poi sono apparsi i crocus . . . il prato della giungla che chiamano giardino si è riempito di pratoline e di qui fiorellini azzurri che, da qualche parte d’Italia chiamano “occhietti della Madonna”. Lungo lo stradino che porta alla strada asfaltata, sono sbocciati i fiori gialli del tarassaco (o dente di leone), PiccoloLord li chiama ” i fiori dei desideri”.
Ieri ho visto una lucertola ferma sopra un muretto al sole . . . ho chiamato PiccoloLord (stavamo tornando a casa dalla fermata dello scuolabus) e per un paio di secondi siamo rimasti a guardarci, due umani e un piccolo “drago” . . . poi si è voltata e ci ha lasciati lì, come due babbei! 
Ieri sera, sul muro della cucina, ho ammazzato una zanzara. Senza rimorso!
Di notte, l’Uomodellamiavita lascia scostata, appena appena, la finestra del bagno. E non da fastidio quest’aria notturna, frizzante. 

Alla mattina si sente il concerto degli uccellini sugli alberi e questo, purtroppo, disturberà il mio sonno per i mesi a venire, responsabile di sveglie mattutine sempre più precoci . . .

Ebbene sì, anche se non di molto ma la temperatura si sta alzando. 
Sì, la Primavera sta arrivando. Col sole e il cielo sgombro di nuvole fa persino caldo, la voglia di aprire le finestre, di togliersi di dosso maglie e maglioni, di buttare all’aria tutte le coperte e imbottite dei letti è forte . . . ma stoicamente resisto, di sera e di notte le temperatura si abbassa. Un raffreddore è in agguato!  

Non so a voi, ma a me la Primavera mi entra dentro e mi fa ballare il sangue nelle vene, mi fa pizzicare i piedi.
Se non avessi le ginocchia che fanno “giacomo giacomo” e le responsabilità da figlia/moglie/mamma/non, me ne andrei su per la collina e scenderei saltellando come le caprette di Heidi, me ne starei sdraiata sui prati a osservare le corse delle nuvole, mi arrampicherei sugli scogli e starei ore ad osservare l’eterno movimento del mare . . . ma siccome so di averle fatte (e anche spesso) mi accontento di ripescare i ricordi e di fare quello che mi è consentito dall’età e dal tempo che ho . . . cercando di insegnare alle nuove generazioni che non esistono solo i giochi elettronici, i video al Pc o i cartoni della TV, ma tutto un mondo da esplorare e da amare, specialmente nella stagione più esuberante e piena di sorprese! 

 

 

 

 

I mercoledì della Signora F . . .

Oggi è mercoledì e come ogni mercoledì, da anni, nel mio cervello si apre un cassettino, ne esce una bandierina con scritto “Non disturbare la signora F”.
È un ricordo così antico che non vi dirò quanti anni sono trascorsi da allora.

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Ero alle elementari, abitavamo in un grande palazzo, 7 piani, 5 appartamenti per piano.
Ma le persone che ricordo (e che ricordo essere tra quelli con cui parlava mia madre) erano si e no 5 . . . a parte la Portinaia e la sua famiglia, i signori Minutolo, che abitavano nell’appartamento sotto il nostro (e sopportavano noi bambini con i giochi, le corse e i salti sui letti). I signori dell’appartamento a fianco del nostro (una giovane coppia, lei era incinta del primo figlio, una bimba, e io stavo con lei al pomeriggio fino all’arrivo di suo marito, la signora mi aiutava a fare i compiti e, se ci fosse stato bisogno io dovevo correre a chiamare la mamma). Una famiglia del nostro piano, di cui, tutto il mio ricordo si limita al fatto che la signora aveva avuto un bambino nel periodo in cui era nata mia sorella e dopo una grave operazione al sistema digerente del neonato mia madre offrì parte del suo latte per questo bambino che non poteva bere quello artificiale. La signora del piano di sopra, mamma di un bambino che aveva l’età di mio fratello e che, ancora adesso, viene ricordato perché, arrivava all’orario della merenda, con la sua in mano (l’altra mano sotto a raccogliere le briciole) e si presentava dicendo: “Posso stare con voi a mangiare la merenda? Mia mamma sta passando lo straccio/ha passato lo straccio!”

E poi c’erano la Signora F e Guido . . .

La Signora F (dai miei ricordi di bambina) era la moglie di un non meglio identificato “marito” che so di aver visto in quei 5 anni in cui abbiamo vissuto nel palazzo, ma di cui non ricordo proprio niente! 
Guido, invece, me lo ricordo bene: era di poco più grande di me, eravamo gli unici due “ragazzi” del palazzo . . . e io, prima media, quando avevo qualche problema con i compiti facevo un salto a casa sua e lui mi illuminava su quello che non avevo capito. Mi ascoltava ripetere la lezione o le poesie e i brani di epica mandati a memoria. A casa sua e mai di mercoledì . . .
Il mercoledì era un giorno “off limits”, il giorno in cui il marito della Signora F lavorava fino a tardi e poi usciva per una passeggiata col figlio. Guido quel pomeriggio passava da scuola ad altri impegni (a casa di amici? A ripetizione? A imparare musica? Mai saputo) e poi se ne andava a spasso con suo padre fino all’ora di cena . . . 
Insomma, il mercoledì era il giorno “libero” dagli impegni di moglie e madre della signora F . . . e mia madre che lo sapeva, ci ricordava di non suonare il campanello per cercare Guido o più genericamente, di non “disturbare” la signora F . . . nemmeno con gli strilli sul balcone!

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Ho saputo, crescendo, che in questo giorno la signora F si dedicava a se stessa: un bel bagno rilassante. Cucinare solo quello che le piaceva! Un pomeriggio dedicato alla corrispondenza, lettere per i parenti o le amiche. Piccoli piaceri! 

Quando abbiamo cambiato casa mia madre e la signora F sono rimaste in contatto. Anche quando la signora F ha cambiato città, seguendo gli spostamenti del marito (che, mi è stato detto, era un militare) hanno continuato a scriversi un paio di volte l’anno, scambiandosi notizie della salute e della famiglia, ricette e amenità varie . . . mi son sempre immaginata la signora F che, di mercoledì, scriveva a mia madre china sulla sua piccola scrivania a ribaltina, che ricordo di aver visto in sala! 

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Ma questo fatto, che non dovevamo disturbare la signora F, m’è rimasto dentro . . . in tutti questi (tanti) anni e oggi ho voluto condividere con voi un po’ del mio passato. Un passato fatto di tendoni e tende drappeggiati, centrini sui mobili lucidati con olio di lino o cera d’api (e olio di gomito). Chiacchiere da un balcone all’altro, ragazzi che sciamavano sulle scale, la portinaia che ci sgridava, ma poi ci dava anche delle caramelle. Cortile severamente vietato, i giochi in strada o all’oratorio . . . 

 

 

 

Immagini prese dal web 

 

La bellezza della neve (ghiacciata) sotto il sole . . .

E, malgrado il sole brilli nel turchino del cielo, macchie di neve ghiacciata resistono e sberluccicano! Ed è sempre un piacere vederla.

Ho controllato i danni . . .
la neve e il gelo notturno hanno spaccato parte del cemento del terrazzo sopra la casa (ricordarsi di chiamare il muratore)
Il gelo ha fatto fuori (praticamente “lesse”) due belle ed esuberanti (oltre 1 metro di lunghezza i rami più lunghi) piante fiorite di nasturzi!
Le succulente sono state messe (quasi tutte) al riparo, così come gli agrumi in vaso . . . il bilancio si farà nelle prossime settimane!
Nell’orto il gran freddo ha risparmiato i carciofi, sono ancora lì, belli arzilli, i finocchi, invece ne hanno risentito: di buono da mangiare resta solo il “cuore”, le “foglie” esterne sono molli.

Oggi, scuole chiuse per ordine del Sindaco. Piccololord si da alla pazza gioia. Dolce far niente! 

 

La neve agli irti colli . . . ma anche nella Città sulla Costa

Svegliarsi una mattina e non sentire rumori esterni . . . con i cani, fermi sui loro giacigli, che non ti chiedono di uscire . . .   
Alzare la tapparella e rimanere incantati da un bianco totale (o quasi), sia in cielo che in terra  . . .
Chiedersi ancora una volta, cosa c’è di speciale in un evento atmosferico (anche quest’anno) abbondantemente annunciato.

Speciale perché la neve mi (ci?) da un senso di pace.
Speciale perché nella zona centrale della Costa Orientale Italiana è un’evento raro.
Speciale perché ci mette davanti alla fragilità della vita moderna (specialmente da queste parti) davanti alla minima espressione di “forza” della natura.

I più contenti? I bambini, logico . . . poi, a seguire, i carrozzieri!

Già da ieri sera c’erano state telefonate, consultazioni frenetiche della pagina Fb dei vari comuni e messaggi WA fra le varie mamme della classe del PiccoloLord. Si discuteva se le scuole sarebbero state aperte o no, se era il caso di portare i piccoli a scuola o se fosse stato meglio tenerli a casa . . . notizie dalle istituzioni, a parte l’allarme meteo, nulle!

Comunque, quassù in collina, conoscendo il problema principale della zona e cioè la mancanza di mezzi atti a ripulire tutte le strade dalla soffice presenza, abbiamo optato per uno “sciopero” dalla scuola da parte del PiccoloLord . . . anzi, di meglio, abbiamo trasformato il prato in discesa e il cortile di casa in una perfetta stazione per sport invernali. Sono stati invitati alcuni bambini del vicinato e insieme hanno cominciato una battaglia a palle di neve, l’assemblaggio di un pupazzo di neve e, divertimento principale, scivolate sulla neve della discesa con il bob . . . per un’ora, dopo di ché, tutti a casa! Freddo fuori ordinanza e il fatto che ricominciava a nevicare ha convinto tutti! Grandi e piccoli!

Per sera, un po’ per il rialzo della temperatura. Un po’ il passaggio delle auto (con catene o gomme termiche, come imponeva il Comune della Città sulla Costa o con le gomme normali, come ha fatto la maggioranza delle persone). Un po’ che ogni tanto piovviginava, per sera le strade erano di nuovo praticabili . . . anche quelle per la collina.
Ed è stato allora che il Comune ha stabilito, per il giorno dopo, la chiusura delle scuole! Una decisione che i genitori non hanno apprezzato.

Il problema è che oggi, con pochissimi bambini/ragazzi tra scuole dell’infanzia e le altre, alcune scuole si sono trovate con le caldaie del riscaldamento che non funzionavano. Il meteo ha avvertito che durante la notte la temperatura scenderà, di qualche grado sotto lo zero (inusuale a queste latitudini) e una città in “movimento” avrebbe potuto creare disagi, così tutti i ragazzi a casa (genitori, nonni, tate, zie ecc ecc in attività!) e solo chi deve andare a lavorare, al lavoro.

La cosa non mi ha sconvolto più di tanto . . . visto che era da una settimana che ci bombardavano con questo allarme meteo e con le previsioni di abbondante nevicate, mi ero preparata una dispensa ben fornita, un frigor con la sua bella scorta di cibarie varie. 
L’unica paura (sempre fomentata dai “media”) è stata che il contatore dell’acqua si rompesse, ma tra i consigli del NonnoPapà e quelli di un paio di idraulici (tra i papà della classe o del catechismo) siamo riusciti a scongiurare anche questo effetto collaterale di quella che, in altri luoghi e in altre latitudini è una semplice e abituale nevicata di media intensità. 

Il mio pensiero, a quest’ora, va alle piante e ai fiori . . . speriamo che i danni siano contenuti (buona parte delle piante in vaso, a rischio, sono state portate al coperto)! 

Buona notte

 

 

 

 

 

II Domenica di Quaresima . . . 25 febbraio 2018

La sveglia stamattina è calma e grigia . . . calma perché ci siamo solo noi: membri anziani della famiglia. Grigia perché, il cielo ha questo colore e le sue mille sfumature e perché dal cielo cascano mille milioni di miliardi di gocce di pioggia ghiacciata . . .
Scelto di seguire la messa delle 9.30 alla chiesina del lungomare ci si prepara e si arriva al lungomare come in mezzo a un frigorifero in fase di sbrinamento: freddo e umido, con gocce di pioggia che schizzano dappertutto . . . e presto sono apparsi anche fiocchetti di neve qua e là! 

Rientrati in casa, barricate porte e finestre contro il vento gelido in arrivo dalla Siberia abbiamo pensato alla cucina. E com’è tradizione dalle parti della Città della Costa, “quando nevica, si fa la polenta!” (anche se in casa Fiordicactus la polenta appare anche in mancanza di neve). Polenta e coniglio. Ci siamo scaldati ben bene e poi, sono andata a fare la “siesta”! 

Ho cominciato a leggere un libro di Carlo Maria Martini . . . non molto facile, ma me lo voglio gustare fino a Pasqua . . . “La forza della debolezza” 

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Le parole che ho trovato oggi (nel libro sopracitato) e su cui rifletterò sono:

Prova, Tentazione, Tribolazione

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Perseveranza

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Rimanete in Me

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