Lavorare, lavorare, lavorare . . . preferisco il rumore del mare

Per tutti quelli che stanno in ferie, per chi ci deve andare e per chi c’è già stato, ma sopratutto, per chi non riesce a staccare dal lavoro . . .

nespolo

Nella Città sulla Costa, c’è questo “coso” . . . non so, . . . chi dice “opera d’arte”, chi “monumento”, chi “schifezza”. Comunque sia, ha diviso la popolazione (e comuni limitrofi) tra favorevoli e contrari . .  ormai è lì da tanti anni e fa parte del paesaggio, e gli animi si sono messi tranquilli!

A me personalmente non è piaciuto, quando l’hanno messo. Ma ormai anch’io mi ci sono abituata, come ad un albero che è cresciuto storto; poi, un giorno ho visto la riproduzione dello schizzo, che l’artista Nespolo aveva  fatto per questa sua opera.

Si sa, tra il dire e il fare . . . evidentemente qui, tra il pensiero, lo schizzo e la realizzazione, si è perso qualcosa . . . Inoltre, sulla cartolina c’è la spiegazione di quest’opera, (si rifà ad una poesia, ma non mi ricordo di chi) ve la scrivo, i concetti sono giusti, peccato che quasi tutti quelli che vedono la poesia visiva (ho scoperto che si chiama così) pensino che è  “Il monumento al fannullone”.

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Nespolo cartolina del Comune“Il lavoro nobilita l’uomo, ma quando il lavoro diventa lavoro & lavoro & lavoro, l’uomo viene schiacciato. E non sempre dal bisogno, ma spesso dall’avidità, dall’invidia, dal desiderio, da finte necessità che ci fanno trascurare i doni più belli che gratuitamente ci circondano. Il mare, così, vuole significare tutto ciò  che di grande e generoso ci circonda ed è un invito per tutti a non dimenticare i doni di Dio che a ogni istante ci vengono offerti.  Nespolo 97”

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12 pensieri su “Lavorare, lavorare, lavorare . . . preferisco il rumore del mare

  1. condivido il pensiero di Nespolo: credo che oramai il lavoro sia diventato una schiavitù che noi inconsapevolmente ci siamo creati. dare le colpe alla società in effetti è facile se vogliamo può essere sbrigativo così non ci si pensa più e si va avanti a testa bassa senza farsi domande difficili. non lo vedo come “Il monumento al fannullone” ma un invito a fermarsi ad ascoltare se stessi in questo caso rappresentati dalla natura.
    Rosangela sai forse perché mi è piaciuto molto questo pensiero di Nespolo… il mare ha un’ascendente forte su di me forse perché mi chiamo marina. mille baci

  2. Fabbricare fabbricare fabbricare

    Preferisco il rumore del mare

    Che dice fabbricare fare e disfare

    Fare e disfare è tutto un lavorare

    Ecco quello che so fare.

    Dino Campana

    …è bello quando su un viale di una città, tra il traffico e il rumore del mare, risuona anche la poesia (anche se incisa su un albero storto..)

  3. per Cicolita,
    e’ vero, siamo schiavi del lavoro . . .bisognerbbe fare un passo indietro, intanto accontentiamoci di questi momenti, come dici tu.
    Allora, addesso che so il tuo nome, ti saluto con un: A risentirci Marina.

    per Steppe, grazie di essere passata di qua, ho visto il tuo sito, sono tutte poesie tue? Invidio i poeti . . . con poche parole ben scelte ti fanno provare sensazioni, bravissimi.
    Con simpatia R

  4. Nel 2004 ho scritto un libro “Fuori dalla metafora del volo” in collaborazione con un amico. Discutevamo di lavoro, alienazione, desiderio e bellezza. Ti riporto un breve passaggio. A presto. Fabio
    “Ma nell’epoca contemporanea un lavoro in senso stretto può non essere alienante se nasce almeno come passione?”
    “Io ritengo di sì, a patto che, pur avvenendo all’interno di questo sistema, non assuma le caratteristiche proprie dello stesso, cioè lo scopo del profitto e dell’accumulazione economica. In sintesi il lavoro può ottemperare al suo ruolo più alto solo se rinnega le condizioni reali nelle quali normalmente si genera. All’interno della sovrastruttura sarebbe definito un non-lavoro. Le faccio un esempio per comprendere meglio. Esistono in Italia alcune associazioni che si denominano “Banche del tempo”, le stesse hanno lo scopo di produrre tra gli iscritti una sorta di scambio di ore. All’interno di queste ore ognuno si adopera al fine di eseguire alcune attività a beneficio dell’altro senza alcun corrispettivo in denaro, ma avendo in cambio la stessa “moneta”, il tempo appunto. Se io vengo a casa Sua e impiego un’ora a tagliarLe l’erba del giardino, Lei mi renderà quell’ora pitturandomi, quando ne avrò bisogno, le ringhiere dei miei balconi. Le posso assicurare tra l’altro che non possiedo alcuna propensione particolare per il giardinaggio e che esso è privo di attrattiva ideale nel mio immaginario. Ciononostante, in tal caso il mio lavoro non subirebbe il carattere dell’alienazione; avrei infatti oggettivato la mia persona compiacendomi, nel corso dell’azione, di una manifestazione individuale della vita, così come, nella contemplazione il giardino finemente tagliato, avrei goduto della gioia individuale di sapere la mia abilità come sensibilmente visibile. Nella Sua soddisfazione al cospetto della mia opera, io avrei immediatamente la consapevolezza di saper rispondere con il mio lavoro ad un bisogno umano. Avrei la percezione di essere stato l’intermediario fra Lei e il genere e dunque di venir inteso e sentito da Lei come un’integrazione e una parte indispensabile della Sua persona”.

  5. La comunicazione è importante la scultura non rende quello scritto nella cartolina. Il rumore del mare rende vero il lavorare, il lavoro senza l’apertura all’infinito è alienante, non solo a livello lavoratore ma anche a chi fa impresa. Avrei messo al posto di preferisco ricordando, o più poeticamente mormorando.

    1. pensa, io invece ogni volta che lo vedo mi sento a casa. e non sono una fannullona, ma una lavoratrice. e la linguaccia la trovo divertente.per fortuna che siamo tutti diversi a san benedetto… PS. la poesia è di Dino Campana, poeta italiano.

      1. Grazie della tua gradita visita! Vengo a ricambiare la visita! 🙂

        Ormai, dopo tutti questi anni uno ci ha fatto l’occhio. La fontana con la linguaccia (che bisogna saperlo che è una linguaccia) è una bella esplosione di colori. e il monumento “lavorare, lavorare” viene nominato spesso in famiglia, quando si tende a dimenticare “il mare” per quelli “workhalcolic” (se si scrive così) 🙂

        Ciao, Fior

  6. per Seaweeds, te l’ho detto che qui da noi l’esposizione di arte moderna, è all’aperto e non si paga il biglietto . . . per quanto riguarda Nespolo, qui da noi, non sono apprezzate le sue opere, non so quanto è costato all’amministrazione, ma alla fine, ci ha lasciato anche una fontana dove fa la linguaccia alla città, che secondo lui non l’ha apprezzato abbastanza !!!! Se vuoi vedere il tutto, e non so se trovi su Internet, ti invito, a venire a trovarci . . . dal mar ligure, alla Riviera delle palme! Giuro che non mi ha pagato l’assoAlbergatori!!!!
    Ciao R

  7. Ok !  Adesso ho capito cos'era quel "coso" che incontravo vicino al porto quando andavo in centro. In effetti non è che sia molto bello anche se il concetto è giustissimo. Ciao

Benvenuti nel mio blog.

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