Case e Balconi / 1

La casa dove sono nata, la prima casa della mia famiglia, si trova tra due strade, un terreno che, finisce a punta, come un triangolo! Sta in collina, tra la Città Bassa e la Città Alta, appena fuori dalla galleria  che c’è vicino alla funicolare . . . di questa casa non ho memoria, tranne per quello che si vede dalla strada, un triangolo di giardino, con una ringhiera che da’ sulla strada, era un piccolo appartamento, questo lo so, perché me l’hanno sempre detto.

L’altra casa della mia infanzia, quella della città bassa, proprio a due passi dalla chiesa, (la seconda casa che abbiamo abitato, dove è nato mio fratello) la ricordo di più e anche se adesso è stata modificata, ve la potrei indicare tranquillamente È una costruzione a L con un cortile, che si apre verso la strada con un grande cancello, e un cancellino.
Il lato lungo è perpendicolare alla strada, l’angolo che da le spalle alla prima casa della via e il lato corto, in fondo al cortile, parallelo alla strada, che nasconde un pezzetto di verde! Guardando giù da una finestra, forse della camera da letto,  ricordo che una volta, abbiamo osservato il lento camminare di una tartaruga in mezzo all’erba.

La casa aveva due piani, più una grande terrazza sopra a tutto, sulla quale affacciava un piccolo alloggio. Si saliva ai vari piani per mezzo di una scala incassata fra due muri, sulla prima rampa c’era un gradino con una fessura, che faceva prendere aria ad un sottoscala e da dove, mani di bambine poco più grandi di me, mi toccavano i piedini spaventandomi, fino a quando qualcuno, non mi ci ha portato per rifare lo scherzo a colei che lo aveva inventato . . . Si racconta che spingendo mio fratello sul triciclo, lo abbia fatto precipitare da questa scala, al massimo avevo 3 anni, per cui, quanto sia stata casualità e quanto intenzione, io non so!

Al primo piano c’era un balcone, su cui affacciavano almeno 2 appartamenti, il nostro e quello della Signora Effa (seppi solo molti anni dopo che il suo nome era Genoveffa) e sopra ancora, la grande terrazza, che io ricordo con uno sventolio di lenzuola bianche, ricordo me stessa e mio fratello correre tra queste stoffe appese, e una signora vecchia, che ci richiama verso casa sua (il piccolo alloggio di cui parlavo all’inizio), per darci qualche dolcetto.

L’appartamento, vero e proprio, non lo ricordo bene, ma so che in camera, c’era il lettone e il mio lettino dalla parte del papà, che mi teneva la mano quando mi addormentavo, mentre mio fratello, più piccolo, stava nella culla dalla parte della mamma.
Poi, ricordo la cucina  (mi pare, ci fosse un gradino), non  era tanto grande, più lunga che larga, con il tavolo e le sedie addossati a uno dei lati lunghi, quasi di fronte alla cucina economica, a legna, con i suoi anelli, il forno dove si cuocevano le torte e le mele, che profumavano tutta la casa, il bollitore dell’acqua, sempre calda e le stecche, attaccate alla canna fumaria, che d’inverno servivano ad asciugare le cose più piccole . . . e poi dicono la modernità, si recuperava tutta l’energia, per cucinare, per scaldare e per asciugare i panni!


Questa vi da l’idea, sull’angolo in altro a destra,
dove c’è lo straccio, partiva il tubo di scarico dei fumi

Eravamo a due passi dalla Chiesa parrocchiale a qualche centinaio di metri dalla casa dei nonni (e, allora, di molti dei parenti della famiglia materna) e da dove abitavano le famiglie dei fratelli di mio padre!

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11 thoughts on “Case e Balconi / 1

  1. Che bello! quanta serenità mi comunica questo tuo racconto, mi fa tornare indietro nel tempo.. come vorrei poter riprovare quelle sensazioni speciali che ricordo della mia infanzia!

  2. Per Mpax,una volta abbiamo fatto un gioco, tra donne, a quale periodo vorresti tornare, qual'è il periodo che consideri più felice . . . io, pensa e ripensa, a ritroso, sono arrivata proprio qua . . . troppo facile,  niente mamma che lavorava (me l'hano detto), niente pensieri, niente impegni! Per Paluca,tendo a credere che la vita sia felice, con qualche piccolo inciampo! Ma, sì, in casa mia si è sempre respiato aria di simpatia e serenità . . . anche nei momenti meno felici! Per FLG,grazie a te, che lasci il commento . . . se ti è piaciuto, sono contenta! Ciao a tutti, R

  3. Ma la cucina economica la chiamavi anche tu "spaker"?Quando penso a me nona de Dignan (la nona Maria), me vien en mente el spaker e la polenta.A presto, Cri

  4. Leggendo l'anima riscopre gli antichi sentieri conosciuti, i libri del nonno(oggi miei)l'odore di pipa nel suo studio, di cioccolato nero nel cassetto della scrivania…il pianoforte a coda della nonna, il suo ricamo sulla poltrona di velluto rosso, la grande parete con la galleria di foto di famiglia(tutti dagherrotipi che ho ancora)Le terrazze assolate il giardino con gli orci di creta colmi di ortensie…la viennetta dove nonna mi faceva salire per guardare oltre la balaustra, l'odore di ragù salernitano che sobboliva in cucina fin da prima dell'alba e l'orologio a campana che scandiva i quarti, le mezze e le ore …tempo felice, che cerco di conservare per i miei nipoti!!!Ero venuta per leggermi il resoconto del battesimo del Piccolo Lord…ma non ho trovato il pezzo, ciao turbine, un abbraccio! ;-)Sabinenè

  5. Anch'io, cerco di conservare certi ricordi per i nipoti, anche come zia . . . e questi ricordi di sensazioni, di frammenti di vita sono per loro, ma anche per me . . . che quando ho finito di scrivere, trovo nuove cose da aggiungere! Mi è piaciuto il fatto che, quando ho cominciato la serie "quando ero piccola io", sembra che con i miei ricordi io abbia "risvegliato" anche i vostri! Ricordi comuni, tra Nord e Sud, tra chi ha più anni e chi ne ha meno . . . che bello, vedere che la gente, in fondo è uguale dappertutto! Buonanotte, R

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