2 domeniche, 2 piatti insoliti

Eccomi qua a tener fede a una promessa :
Il 6 marzo, sul blog di Lucy ho trovato questo post, si parlava di San Colombano e delle sue abitudini alimentari in Quaresima.
Pare che il Santo, in Quaresima, si limitasse a mangiare solo un piatto di minestra d’ortiche al giorno, tutti i santi giorni!!! E malgrado ciò, ingrassasse . . . c’era il trucco . . . il suo confratello, frate cuoco, preoccupato della salute del sant’Uomo, gli allungava la minesta con del latte (di quell’epoca, bello grasso, appena munto) . . . immaginate quando se ne è accorto San Colombano.
Ho deciso che avrei provato questa ricetta, ma poi ho lasciato passare del tempo . . . invece oggi l’ho preparata . . . ma l’ho leggermente modificata. Adesso vi spiego come!

Oggi, visto che l’uomodellamiavita si lamentava di dover strappare l’ortica, sono andata nell’orto e ho raccolto un tazzone di “punte” di ortica e qualche fiorelino di campo, per fare colore!

Poi, al momento di preparare la cena, ho lavato le ortiche e ho tolto solo le cimette, mi sono pizzicata ben bene  . . . ho messo nella casseruola un po’ di olio, una piccola cipolla (avendo deciso solo oggi pomeriggio di cucinarla, non avevo il porro) e tutte le ortiche. Mescolando ho fatto insaporire il tutto. Ho aggiunto una patata tagliata a fette sottili, una noce di burro, acqua calda, sale e pepe qb (la foto è stata fatta lontano dal fuoco perchè il vapore mi dava fastidio).

Dopo una ventina di minuti, ho aggiunto un paio di cucchiai di panna, regolato di sale, pepe e noce moscata (chissà se nei conventi irlandesi usavano la noce moscata nel Medioevo?), ho frullato tutto col frullatore a immersione e ho messo nei piatti, spargendoci sopra il prezzemolo tritato!

Pare che sia stata apprezzata . . . l’Uomodellamiavita ha detto che la prossima volta ci pensa lui, raccoglie solo le cimette delle piantine novelle e poi, ha guastato la zuppa di ortiche che era diventata una vellutata e il verdetto è stato: ” “Buona, delicata e gustosa!” . . . Quasi come “Est! Est! Est!”

Nota Bene: la ricetta originale, del cuoco del convento di San Colombano (o almeno quello che ci suggerisce Google) è nel post segnalato sopra

 

Domenica scorsa!

Qui da noi, sulle colline che circondano la Città sulla Costa, c’è una regola non scritta, d’inveno si cerca di fare (per la “par condicio”) una domenica cucina sambenedettese, una domenica cucina bergamasca . . . domenica scorsa toccava alla polenta, e avevo disponibile un cosciotto spezzato in due (o erano due sopracoscia) di tacchino . . . in cerca di ispirazioni, clicco “coscio di tacchino” sul solito riquadro di Google (noi casalinghe tecnologiche e pure un po’ disperate alla ricerca di fantasia in cucina abbiamo sostituito i giornali e enciclopedie di cucina con Internet)  e mi appare, tra i primi, questa ricetta . . .

Tritare cipolle, sedano, carote e gli odori per il soffritto in piccoli pezzi; far soffriggere con 4 cucchiai d’olio.
Quando il soffritto si è dorato aggiungere la coscia di tacchino (intera o a pezzi) e farla rosolare. Quando si sarà dorata irrorarla con il vino e farlo evaporare. Aggiungere sale e pepe ed il succo di una arancia.
Far cuocere a fuoco medio e con il coperchio per circa un’ora girando di tanto in tanto. Aggiungere il succo di un’altra arancia e le fette della terza arancia al tutto e lasciare cuocere per altri 15 minuti, quindi servire.

La carne c’era, le erbe “profumate” sono appena fuori dalla porta della cucina, olio e vino, sale e pepe sono sempre presenti in ogni casa. Preparo e metto in pentola la carne a far rosolare . . . e poi il vino.
Sono corsa nell’orto e ho raccolte le arance mentre la carne si insaporiva, un attimo e la prima spremuta era pronta da mettere in pentola . . . insomma, detto e fatto e tutto cuoceva in allegria e il profumo si spandeva per l’aria, tanto da stanare il Figlio dalla sua camera . . .
Nel frattempo si cuoceva la polenta, senza troppo sforzo da parte mia, con la comodità della polentiera  e quando finalmente l’Uomodellamiavita ha finito di potare, tutti a tavola . . . nella mia polenta avevo nascosto una fetta di taleggio (un tesoro che si scioglie col calore della polenta e che all’improvviso si gusta)

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6 pensieri su “2 domeniche, 2 piatti insoliti

  1. Margherita, Il frullatore (e il fatto di frullare) fa parte della “rivisitazione”, se c’è una cosa che non riesco a mandar giù, è proprio la verdura in foglia cotta . . . e allora ho pensato al frullatore! 🙂

    Ciao, Fior

  2. io feci una crema con le quenelle di ricotta di capra, splendida, adoro le ortiche, le uso spesso e il prossimo giro in montagna ne raccoglierò un po’, mi son lasciata un pezzo di prato apposta per “coltivarle” ^^

  3. Le ortiche, in certi periodi crescono meglio e prima di altre colture, nel nostro orto . . .
    Approfitterò di quei periodi per raccogliere le cimette (magari le posso surgelare o seccare) e per le preparazioni a base di questa erba! Compresa quella di cui parli, con la ricotta! 🙂

    Ciao Fior

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