Sant’Alessandro (il santo del mese)

 Alessandro = protettore di uomini, dal greco

Bergamo. 303 d.C. È questo il luogo e l’anno in cui si presume sia avvenuto il martirio di Sant’Alessandro.
Il nome deriva dal greco Aléxandros, che, come Aléxios, è collegato col verbo aléxein = ‘proteggere’ e significa ‘protettore di uomini’.
Tale accezione rimarrà indelebile, incisa come il più profondo dei marchi nella sua vita e nella sua storia.

Alcune fonti gli conferiscono la carica di comandante di centuria nella legione Tebea (legione romana comandata da San Maurizio e facente capo alla città di Tebe), nota anche come Maximiana Thebaeorum, quindi appartenente a Massimiano imperatore di Occidente. Proprio Massimiano impone, tramite un editto promulgato nel 300 da Diocleziano (imperatore d’Oriente), di ricercare i cristiani contro i quali è già in atto unapersecuzione. Sant’Alessandro insieme ad altri suoi compagni si sottrae con coraggio ad eseguire l’ordinanza. Tale rifiuto gli costerà più tardi la vita stessa.
L’imperatore decide così di punire i trasgressori con ben due decimazioni. L’esecuzione ha luogo ad Agaunum, l’attuale Saint Maurice, ed è un vero e proprio massacro. Alessandro, Cassio, Severino, Secondo e Licinio sono tra i pochi superstiti che riescono a fuggire in Italia, precisamente a Milano. Qui Alessandro viene riconosciuto e incarcerato. San Fedele (anche lui soldato convertitosi al cristianesimo) e San Materno (Vescovo di Milano) si recano da lui in prigione riuscendo ad organizzare la sua fuga verso Como. Ma a Como Alessandro è di nuovo individuato e catturato. È condotto ancora una volta a Milano. Qui interrogato dall’imperatore, invece di sacrificare agli dèi, rovescia l’ara pronta per il rito. Si decide così la sua condanna a morte. Ed è qui che avviene il primo prodigio, raccontato dalla tradizione: durante l’esecuzione il giustiziere Marziano non riesce a decapitare Alessandro per via di una visione che gli trattiene le braccia. Tornato in carcere riesce di nuovo ascappare e giungere stavolta a Bergamo, passando per Fara Gera d’Adda e Capriate. È a Bergamo che la risposta alla chiamata di Dio si compie. Dai suoi amici viene invitato all’anonimato. Ma Alessandro è indenne alla paura e non rinnega il suo amore per Vangelo. Non passa molto tempo che è di nuovo arrestato e stavolta la decapitazione è definitiva: il 26 agosto del 303. La tradizione racconta che il suo corpo viene raccolto dopo qualche giorno da Santa Grata, nobile bergamasca, figlia del duca Lupo. Con cura la giovane offre degna sepoltura al corpo in un suo piccolo podere nei pressi della città (Borgo Canale). La leggenda narra che nel terreno sono spuntati dei gigli in corrispondenza del sangue versato dal Martire. Protettore degli uomini si, ma soprattutto testimone della Fede, Alessandro è l’esempio alto di cristiano che ama il Vangelo e lo mette in pratica vivendolo.

Anche se le sue origini non sono evidentemente bergamasche, gli agiografi parlano di Sant’Alessandro di Bergamo per via del suo martirio, avvenuto per decapitazione, secondo la tradizione, nell’antica colonna ancora oggi collocata presso la Chiesa di Sant’Alessandro in Colonna.

Per saperne di più, ma mooooooolto di più, bisogna leggere i due post che Alessandra, di “Creative Family, ha dedicato al patrono della città di Bergamo: Sant’Alessandro martire. Tra storia, mito e agiografia e Sant’Alessandro. La tradizione

Pierre Mortier, Pianta della città, 1704



In questi giorni, fin dal IX secolo, si teneva in Bergamo una grande fiera, detta appunto “Fiera di Sant’Alessandro. . .

 Da una stampa di G. Hoer, la Fiera nella prima metà del 1700
Tra la città alta sul colle e la confluenza fra i due borghi storici di San Leonardo e di Sant’Antonio – nel punto di raccordo fra le contrade del Prato e di San Bartolomeo – v’era uno spazio pianeggiante che arrivava a ridosso del fossato (la seriola Morlana) e delle mura, in tempi antichi adibito a pascolo, che prese il nome di Prato di Sant’Alessandro. Esso fu per secoli sede di una fiera annuale  – un tempo nota (1) in tutta Europa – che si apriva in coincidenza con le feste patronali di Sant’Alessandro, ovvero due giorni prima della festa di San Bartolomeo.

Tale fiera si teneva almeno dall’IX secolo: lo studioso tedesco Jarnut fa risalire al 899 il primo accenno alla manifestazione (e addirittura ipotizza che si tenesse già in periodo preromano), mentre, secondo altre fonti, esso risalirebbe al 908.

Veduta della città dal Prato di S. Alessandro agli inizi del XV secolo 
Il profilo della città antica, distesa sui colli, è sullo sfondo, mentre ai suoi piedi nell’area pianeggiante abbracciata dai borghi appare il prato su cui da tempi remoti, durante le festività legate al santo patrono di Bergamo, si tiene la Fiera di S. Alessandro
Un mercato (mercatum quod dicitur sancti Alexandri) usualmente concentrato nel periodo 22 agosto – 8 settembre : “Felice principio alla Fiera di S. Alessandro – annota padre Donato Calvi in data 22 agosto -, che per quattro giorni avanti e quattro dopo la festa del Santo, nel prato, che or si dice della Fiera, annualmente vien celebrata”.

(E questo è solo  l’inizio del documentatissimo post di Alessandra L’antica Fiera di Bergamo )

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2 pensieri su “Sant’Alessandro (il santo del mese)

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