I colori del viaggio – ter. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Attraversiamo le colline da Asti ad Acqui nel buio assoluto, seguendo le indicazioni del navigatore, non ascoltandolo quando, noi sulla superstrada, ci continua a dire di prendere a destra (o a sinistra) per immetterci in strade tra paese e paese perché è convinto che stiamo macinando Kilometri in mezzo ai campi (dice l’autista che il Figlio probabilmente non ha aggiornato l’aggeggio), dove non c’è la superstrada, la nostra guida ci conduce come ciechi su e giù, qua e là per le colline e alla fine arriviamo, la via è presto trovata e anche il parcheggio, saliamo con i nostri soliti bagagli al seguito e ci gustiamo polenta e spezzatino, i ravioli, la formagetta e per finire gli storici amaretti di AcquiTerme, il tutto accompagnato da del buon dolcetto, fatto in casa.

Le cose di cui parlare sono tante, gli uomini ci lasciano alle nostre reminiscenze del tempo che fu e a qualche pettegolezzo attuale . . . la parentela è vasta e le cose da raccontare tante, tra io che sbocconcello un po’ di dolce e un po’ di salato e lei che fuma una sigaretta via l’altra facciamo le 3! “Le tre?” ci chiediamo stupite e scappiamo a letto.
La mattina, sei ospite, non puoi iniziare a girellare per casa prima dei cugini . . . così facciamo colazione tardi, come ho detto, il cugino viene mandato a rifornirsi di latte (che loro non bevono) e della focaccia. Non sono arrivata a intingere la focaccia nel caffè latte come fanno le amiche di Genova, ma mangiare una e bere l’altro sì.
Si riparte, carichi dei nostri bagagli più qualcosa di aggiunto . . . ci fermiamo alla Cantina Sociale per un rifornimento richiesto dai figli e via, verso la costa ligure . . . sotto un cielo grigio perla, piovvigina.

Ci infiliamo in Autostrada e facciamo una tirata unica, fermandoci solo per soste “tecniche” a vari Autogrill, da Acqui a Firenze. A un certo punto comincio a pensare che potrei farlo diventare un lavoro, testare i bagni e la gentilezza e simpatia dei cassieri degli Autogrill sparsi per la penisola, magari scrivere un bel manuale. 
Beviamo, acqua, bibite, caffé, ma di mangiare non se ne parla, con due giorni come quelli appena passati, non c’è rischio di morir di fame.
Maciniamo i chilometri e il navigatore si fa sentire molto poco . . . vediamo passare i cartelli con i nomi che abbiamo già letto in altri viaggi, con i figli piccoli, posti dove ci sono amici, che purtroppo non visiteremo, ai bordi dell’Autostrada scorrono capannoni su capannoni, ogni tanto qualche marchio noto di prodotti che usiamo . . . sempre con un cielo grigio, più o meno grigio, nebbia e pioggia più o meno forte.

All’arrivo a Firenze, impostiamo la via dove è la casa dell’amica NihilAlieno e, in un battibaleno siamo arrivati, lei è in riunione, aspettiamo e ne approfitto per una visita alla Madonna Addolorata, che se ne sta lì nella Cappellina. Torno in tempo per vedere arrivare l’amica, porto i saluti di Factum da Torino, le parlo di noi, del viaggio, dei nostri problemi . . . e dei progetti per il futuro, malgrado tutto non posso non pensare che un futuro ci sia per tutti noi.

Ripartiamo perché il tempo passa e Diggiu ci aspetta per cena. Mai stati dalle sue parti, ci affidiamo in toto alla signorina chiusa nella scatola appesa al parabrezza. Questa tizia, lasciata libera di scegliere il percorso ci porta un’altra volta a fare un rally notturno, da Arezzo verso nord, attraverso il “passo della Libbia”, le discese ardite e le risalite . . . mentre salivamo,  scendevamo e assecondavamo le curve della strada questo pensiero mi ha colpito, e quando tra gli alberi più radi delle ultime curve è apparso il paese di Anghiari, con l’illuminazione notturna, una vista suggestiva, sono stata quasi grata al navigatore che ci ha portato su questa antica strada e non su una anonima moderna superstrada . . . ancora rotonde, ancora strada e finalmente ecco il sorriso della Diggiu, che ci viene incontro. Scarichiamo per l’ennesima volta la roba dal baule, saliamo nella sua casetta e ci prepariamo per andare al ristorante di suo figlio, in centro . . . si va con la sua auto, perché è tardi e il tempo è ballerino, tendente al piovoso.

La notte è buia, la pioggerella cade noiosa, ma nel locale del Figlio della Diggiù non sentiamo e non vediamo niente di tutto questo, la stanchezza è passata, la fame è tornata e via, si inizia a chiacchierare a cuore aperto e arrivano gli antipasti . . . devo dire che i crostini di fegatini non sono perfetti come quelli che ho sempre provato cucinati dalla Diggiu, ma  insieme al resto, vanno giù. Il primo, il secondo e siamo al dolce . . . un semifreddo buonissimo (devo ricordarmi di ricordare alla Diggiu che il cuoco mi ha promesso la ricetta . . . ) e siamo di nuovo fuori, sotto la pioggerella . . . a casa e a nanna (ci lascia il suo lettone in una bella camera accogliente, “viva e visssuta”).
La mattina dopo, per fortuna, anche se il tempo è grigio non piove . . . ci dedichiamo alla visita del centro storico, con gli aneddoti, con i ricordi e la sua gioia di essere nata in questa antica città, l’Uomodellamiavita e la Diggiu fanno i turisti, io faccio loro le foto . . . la Messa e poi i saluti, il tempo delle “ciacole” è finito, ci torneremo a leggere, o a vedere, attraverso lo schermo del Pc, l’amicizia ai tempi di Internet è fatta così!
Partiamo verso Gubbio, ma la sottoscritta sbaglia e imposta “casa” . . . evidentemente, il cuore vuole ancora viaggiare, ma la mente è stanca e il lapsus ci scappa! Per fortuna i cartelli ci guidano sulla strada giusta . . . in mezzo alla nebbia e alla pioggia, rip
rogrammato il navigatore, arriviamo a Gubbio, ma la strada ci porta fuori, verso la cima alla montagna alle spalle della cittadina . . . finalmente in mezzo alla nebbia appare un muro, è quello della Basilica di sant’Ubaldo . . . una visita emozionante, vediamo altre persone (poche davvero) in mezzo alla nebbia, ma in chiesa siamo soli. Una foto con i ceri, una foto alla Madonna “orante”, una al chiostro e una all’Udmv che fa finta di essere arrivato a piedi . . . fa freddo e si riparte al volo, si arriva in piano . . . si saluta Gubbio da lontano, ci si tornerà, secondo il navigatore ci sono solo 2 ore e mezza di viaggio per arrivare nella Città sulla Costa, un viaggio che si può fare in giornata.
Il viaggio, quasi sempre sulla super strada o sull’Autostrada è un susseguirsi di nomi noti, quelli che sentiamo al mattino in Tv (Rai3) nel bollettino delle strade . . .  non ci possiamo fermare, ma la voglia c’è, torneremo, con più tempo, con più caldo.
E alla fine, siamo a casa. Nel cuore il ricordo di tante persone, tanti posti, tanta allegria e gioia dell’incontro  . . . ma tante promesse di tornare, 4 giorni passati in fretta, ci vorrebbe più tempo! 

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4 thoughts on “I colori del viaggio – ter. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

  1. La Nihil aspettava il segnale per abbandonare la riunione, ma la suora di portineria, in soggezione perchè alla riunione c’era la Madre Generale, non ha voluto interrompere. E Nihil pensava “Oh, quei due devono essersi persi per Firenze, poverini…” e loro erano in salotto a girarsi i pollici!

    • Non mi sono annoiata . . . ma, vista la “tempistica” e il giro di messaggi e il dialogo fra me e la suora di portineria, alla fine m’è sembrata una commedia degli equivoci . . . l’importante è stata la mezz’ora (o poco più) passata insieme! 🙂
      Forse, chissà, il tuo sposo voleva darmi il tempo di parlare alla sua mamma! 🙂

      Ciao, Fior

  2. Avrei voluto essere un moscerino per viaggiare con voi! Sempre attenta la tua cronaca di viaggio e non perdi nulla, almeno di giorno, dei paesaggi attraversati. Felice di aver contribuito a saziare e dormire due “vagabond” in giro per l’Italia! 🙂

Benvenuti nel mio blog.

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