Avvento 2012 – 3° Domenica

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

AVvento 3° candela

Giovanni non dice a nessuno di cambiare mestiere: si può entrare nel Regno di Dio persino facendo lo sgherro di Erode! Ma c’è modo e modo. Infatti alla gente che domanda “cosa dobbiamo fare?” risponde di fatto come devono fare ciò che già fanno. 

E qui cadono gli alibi che noi siamo bravi a tirare fuori: non ho tempo, non son capace, devo pensare prima alla mia famiglia, ecc. La vocazione del credente non è diventare un santo, ma santificarsi, che è una cosa ben diversa. Per essere un nuovo Francesco Saverio dovrei lasciare tutto e partire per l’Oriente, ma per essere un figlio del Regno non è affatto necessario. E se pensassi di cavarmela rinunciando ai miei beni senza convertire la durezza del mio cuore, sarei un illuso (cfr. 1Cor 13,3). 
Giovanni Battista è un uomo dai modi spicci e terribilmente pratico, proprio come l’autore di uno degli scritti più trascurati del Nuovo Testamento, la lettera  di Giacomo. Qui si trova una regoletta d’oro per mettere a tacere la nostra verbosa presunzione di essere veri discepoli solo perché diciamo di credere: “Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc 2,18). 
Pronti per l’esame?

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

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