Avvento 2012 – 4° Domenica

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,  ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.  Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!  Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?  Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.  Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

(dal vangelo di Luca 1,39 – 45)

Avvento 4° candela

Quando guardo alle letture dell’Avvento, mi accorgo che in questi testi è un continuo gridare. Si comincia con Giovanni Battista, che incontriamo a spolmonarsi nel deserto e si continua la domenica successiva con Sofonia che invita Israele a gridare di gioia (Sof 3,14). Oggi è il turno di Elisabetta, una signora perbene, che all’arrivo di Maria esclama a gran voce (o, come dice il greco, “con un grande grido”) la sua benedizione. Sembra che tutti abbiano una gran voglia di gridare… Mi viene in mente il modo di esultare di molti atleti, che dopo il traguardo o una marcatura si lasciano andare ad un grido liberatorio. E così pare essere per questi testimoni della storia sacra. Come gli sportivi danno sfogo alla tensione accumulata in precedenza, anche questi personaggi sembrano togliersi di dosso un peso ingombrante, la fatica dell’attesa, lo scherno dei pagani, l’incomprensione dei familiari. Il dialogo tra Maria ed Elisabetta non è il cicaleccio tipico dei pettegolezzi, quando si abbassa apposta la voce per non farsi sentire. Ciò che si comunicano riguarda, certo, loro due, ma si espande molto più in là, diventa pubblica testimonianza a quel Dio che è fedele alle sue promesse. La voce di Elisabetta erompe per imitare il sussulto danzante del figlio nel suo grembo, ché ognuno si esprime coi mezzi che ha. Viene in mente il passo del profeta Isaia: “Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza” (Is 33,13).
Il messaggio di salvezza è per tutti, ma occorre gridarlo perché anche quelli più distanti possano sentirlo e perché chi è vicino si lasci scuotere da questo vento di novità.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

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