Diario di guerra

Diario di guerra . . . no, non la mia, io non sono in guerra con nessuno!

Diario di guerra . . . di una guerra che è passata da 70 anni, ma di cui si parla ancora. Quella guerra le cui sorti per anni e anni hanno governato le sorti del mondo, con l’influenza dei sui vincitori.

Durante la II Guerra Mondiale, che di questa stiamo parlando, gli italiani o meglio chi governava allora, furono presi dalla voglia di seguire l’alleato tedesco nell’avventura di conquistare la Russia . . . come già secoli prima aveva sognato di fare Napoleone. In tutti e due i casi gli eserciti furono sconfitti dai soldati russi e dal Generale Inverno.

E anche nel 1943, così come nel 1812, molti non tornarono . . . molte famiglie, tra cui la mia, piansero i loro morti, i loro dispersi.
Tra i dispersi c’erano anche il mio nonno paterno e uno zio di mia madre. Il nonno morì nel giro di un paio di mesi (e lo venimmo a sapere molti anni dopo), invece lo zio di mia mamma, dopo un’azione eroica fu fatto prigioniero e riuscì a scamparla, tornò anni dopo (ma questa, è un’altra storia che magari vi racconto più in là). Questo per spiegare la mia “passione” per la storia di quel periodo . . . Infatti, negli anni, mi sono letta d’un fiato ogni libro sull’argomento che m’è capitato sottomano, da Il cavallo rosso  e I più non ritornano”  di Eugenio Corti, passando per “Il sergente nella neve” di Rigoni Stern fino al famoso racconto di Bedeschi: “100.000 gavette di ghiaccio

Uno tra quelle “100.000 gavette di ghiaccio” che riuscirono a tornare si riportò a casa, tra le varie cose conservate dal suo zaino, un quadernetto . . . non un diario vero e proprio, ma piuttosto poche  frasi, essenziali per aiutare la memoria a ricordare (o a non dimenticare) quei giorni di guerra.
Martino, questo è il nome dell’alpino che è tornato ” a baita”,  dopo qualche mese dal suo ritorno dalla Russia,  incappa in quel periodo disastroso che segue all’armistizio dell’8 settembre 1943 e viene internato in campo di concentramento come è successo a molti (tra i 600.000 e i 650.000) militari italiani (tra cui anche Rigoni Stern e Guareschi) e continua a prendere  nota di quello che gli succede.
Anni dopo, riordinando le cose di casa, quelle cose che tutti ogni tanto riordiniamo, soffitta, cantina, garage, mobili vecchi, scatole, cassetti . . . ecco, in un cassetto, vengono trovati questi quadernetti e possiamo immaginare con quale curiosità e con quanta angoscia siano stati letti . . . passano ancora degli anni e il nipote di Martino (che non ha mai conosciuto suo nonno, morto prima della sua nascita) decide che certe cose vanno condivise e pensa a un blog, un moderno diario.  La sua idea è che questo  “Diario di guerra” possa raggiungere molti giovani, molte persone che magari non hanno mai sentito parlare di quel periodo o che non hanno voluto approfondire.

Ogni giorno possiamo seguire le vicissitudini del giovane tenente Martino partendo dal giorno 16 di dicembre, quando ha iniziato il suo diario . . . avrei voluto parlarvene prima, ma un sacco di “inciampi” me l’hanno impedito . . . potete sempre ricominciare dall’inizio, da qui.

Anche mio padre ha deciso solo ultimamente di raccontare la sua vita di “orfano di guerra” nei mesi che sono seguiti allo sfondamento del fronte del Don . . . chissà, ci sono storie che hanno bisogno di tempo per tornare a galla, quando il dolore è superato e resta solo il ricordo e quello che poteva essere un periodo di vita grama diventa un’avventura giovanile.

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