Maggio, andiamo per santuari – Forno Alpi Graie (Groscavallo – TO)

Sono tornata in Italia . . . ci è voluto un po’, ma sono arrivata in mezzo ai monti del Piemonte!  

Gli avvenimenti miracolosi del 1630 prendono le mosse da un pellegrinaggio compiuto dall’operaio Pietro Garino, nativo di Forno Alpi Graie e residente a Torino, al santuario della Madonna del Rocciamelone, in valle di Susa, sorto nel Medioevo in seguito al voto di un crociato di Asti, Bonifacio Rotario, sulla cima di quello che era ritenuto il monte più alto delle Alpi. Giunto il 7 agosto 1629 sulla cima di questo monte (4), il pellegrino nota sulla facciata della cappella due quadretti che raffigurano la Vergine di Loreto e san Carlo Borromeo, entrambi gravemente danneggiati dall’umidità. Garino pensa di portarli a Torino per farli restaurare, e promette di riportarli nella cappella l’anno seguente.

santuario_fornoalpigraie

A Torino, Garino affida il restauro dei quadri al pittore milanese Carlo Antonio Merutto. Nel frattempo è giunto l’anno 1630, in un Piemonte devastato dalla guerra e dalla fame, alle quali si aggiunge la pestilenza. I paesi che Pietro Garino dovrebbe attraversare per ascendere nuovamente al Rocciamelone si trovano nella zona più gravemente infetta dalla peste. Pertanto egli pensa di rimandare la restituzione dei quadri e di portarli per il momento con sé nella sua casa natale di Forno. E proprio a Forno, nella notte del 27 settembre 1630, Pietro Garino ode una voce che lo chiama per nome. Lo stesso fenomeno si ripete nelle due notti successive, senza che egli ne comprenda l’origine. 
Nel pomeriggio del 30 settembre, mentre si trova su una pianta a raccogliere foglie per il bestiame. scorge sulla cima dell’albero i due quadri, che aveva chiuso in un cassettone a casa sua. Mentre Garino si pone in ginocchio ai piedi dell’albero, i due quadri scendono – miracolosamente – a terra. Quasi contemporaneamente sopra una pietra appare una Dama con un velo verde in capo e un vestito d’argento ricoperto di gemme, sorretta da due donne. Superato il primo stupore, Garino trova il coraggio di rivolgere questa domanda: «Vi domando, beata Vergine, se siete la Madre di Dio». E la Dama risponde: «Io sono la Madre di Dio, Regina del Cielo e della Terra. Ti domando di dire al Parrocco o ad altro religioso che faccia sapere al popolo che sieno più timorati di Dio e diversi da quello che furono finora. Allora potrò ottenere dal mio Divin Figliolo che faccia cessare la peste che miete tante vittime e ne siano preservati i paesi che ancora ne sono sani. Va e non temere: io farò che si creda alle tue parole». 
Il veggente si reca dal parrocco, don Renaldo Teppati, e gli racconta l’accaduto. Il parrocco che conosce Garino per uomo di fermo buon senso e di solida pietà, alieno da fantasticherie o mistificazioni, è subito incline a mestare fede al veggente: gli fa ripetere sotto giuramento il racconto e gli dà appuntamento per il giorno seguente alla cappella di San Rocco, poco distante da Forno, raccomandandogli di portare con sé i due quadri. Ma al mattino del giorno dopo Garino constata che i quadri sono nuovamente spariti dal luogo dove li aveva riposti. Accorso con don Teppati alla roccia dove si era manifestata la Vergine, vi trova ancora i due quadri, segno manifesto che quel luogo era stato scelto dalla Madonna per esservi venerata. (e se volete sapere come è finita . . . cliccate qui)

_Rose VARIEGATA-di-BO
Oggi una rosa antica . . . bellissima, l’ho trovata in questo sito:  “Ca’ delle Rose” 

Annunci

Benvenuti nel mio blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...