Maggio, andiamo per santuari – N. S. di Bonaria

Qualche anno fa ho scoperto questo santuario, me l’ha fatto conoscere un’amica blogger AnnaVercos (il nickname è il nome del personaggio di un dramma di Paul Claudel “L’Annuncio a Maria”, ve lo consiglio, ecco qui la mia impressione)

“Marzo 1370. Un mercantile salpa dalla Spagna verso la penisola italica. La navigazione si prospetta tranquilla, ma all’improvviso si scatena una paurosa tempesta. La situazione si fa drammatica e l’equipaggio capisce di non avere più speranze. Il capitano, per alleggerire la nave, ordina di gettare in mare ogni cosa nella speranza di poter salvare almeno la vita degli uomini dell’equipaggio. Rimangono a bordo solo l’equipaggio e i viaggiatori.

All’improvviso, la tempesta si placa, le nubi di diradano e ricompare il sole. 

Pieni di sollievo per il pericolo scampato i marinai, guardando verso il mare, si accorgono che di tutta la merce gettata in mare solo una enorme cassa galleggia: nessuno sa che cosa contenga o a chi appartenga. Incuriositi, cercano di recuperarla. Non ci riescono. 

Il capitano cerca di rimettersi in rotta, ma inutilmente: la nave segue misteriosamente quella grossa cassa che, dopo qualche tempo, approda dolcemente sulla spiaggia antistante il piccolo borgo di Bonaria, ai piedi di un convento di Frati Mercedari. 

Scesi a terra, i marinai cercano di aprire la misteriosa cassa, ma non ci riescono. Tentano di spostarla, ma risulta impossibile per l’enorme peso. Anche la gente accorsa dal borgo sulla riva guarda incuriosita. La notizia ben presto si diffonde e da ogni parte della vicina città di Cagliari (Caller) sopraggiungono anche l’arcivescovo Bernardo, il vicerè Alberto Satrillas e altre autorità cittadine. 

Tutti sono sgomenti e non sanno cha fare davanti a quella cassa; ma a un certo punto si leva dalla folla una voce infantile che invitava la gente a chiamare i frati del vicino convento. 

I religiosi accorrono prontamente e, nel silenzio incuriosito degli astanti, con molta facilità aprono la cassa: agli occhi increduli di tutti appare una bellissima statua della Madonna con il Bambino e con una candela accesa in mano. 

Era il 25 marzo del 1370, festa dell’Annunciazione. 

Una  volta approdato in Sardegna, il bel simulacro doveva essere adeguatamente ospitato e ci si chiese dove esso meritasse di essere collocato: si pensò di portarlo nella Cattedrale, chiesa madre della città; i frati si opposero, sostenuti da tutta la popolazione e portarono la statua nel convento. 

Si pensò di collocarla in una cappella laterale, poiché l’altare maggiore era già occupato da un’altra prodigiosa statua, La Madonna del Miracolo. 

La statua della Vergine fu dunque collocata in una cappella laterale, ma il mattino seguente, i religiosi videro che le due statue si erano scambiate di posto.La Madonna venuta dal mare era sull’Altare maggiore. 

Pensarono che qualcuno avesse voluto onorare nascostamente, durante la notte il nuovo simulacro miracoloso, e rimisero le statue al loro posto. Il mattino seguente verificarono lo stesso spostamento. La terza notte decisero di vegliare per impedire che qualcuno effettuasse quello spostamento, ma, senza che riuscissero a rendersene conto, la Madonna venuta dal mare si spostò ancora una volta sull’Altare maggiore. Era chiaro che la nuova venuta voleva essere onorata come regina del Santuario; perciò i religiosi la lasciarono nel posto che Essa stessa si era scelta; e da allora viene venerata come Nostra Signora di Bonaria, proclamata nel 1908 da San Pio X Patrona massima della Sardegna”

La “navicella”  

Al centro dell’arco absidale pende la “misteriosa” Navicella intorno alla quale le cronache del Santuario e gli storici di Bonaria parlano abbondantemente. 
E’ d’avorio ben levigato al di fuori e scavato all’interno. D’avorio è anche la tavoletta sottile e mobile che serve di coperta nella poppa; così pure la gabbia e l’unico albero. Questo è fissato, al centro, da fili d’argento anneriti, infissi nei fianchi esterni, e si uniscono sotto la gabbia. In cima all’albero c’è un piccolo anello di ferro fasciato di cordina dove si attacca la cordicella che sostiene la Navicella alla volta. E’ lunga 30 cm, alta mm 95, pesa g 1.70 e misura dalla chiglia alla cima dell’albero cm 36. Con ogni probabilità essa risale agli inizi del secolo XV. 

La celebrità della Navicella è dovuta al fatto che, appesa davanti al Simulacro della Madonna, cominciò a dare misteriose segnalazioni delle quali si occupò anche il Processo Canonico nel 1592, isituito dall’Arcivescovo don Francesco Del Vall per vagliare la veridicità dei fatti di Bonaria. Le segnalazioni della Navicella, controllate e vagliate da persone qualificate, indicavano la direzione dei venti spiranti nel golfo. La loro straordinarietà non sta nel movimento, che promana da una legge fisica, bensì nell’indicare la direzione dei venti con la sua prora. 
I naviganti infatti hanno sperimento la veridicità delle segnalazioni senza mai avventurarsi nel mare se non dopo aver consultato le indicazioni della Navicella.  

La città di Buenos Aires, fondata una prima volta dal conquistador Pedro de Mendoza il 2 febbraio 1536, distrutta nel 1541 e rifondata definitivamente come Ciudad de la Santísima Trinidad en el Puerto de Santa María del Buen Aire nel 1580 da Juan de Garay, deve il suo nome alla devozione dei marinai sardi dell’equipaggio verso la Madonna del Buen Aire o de los Buenos Aires, ovvero la Madonna di Bonaria venerata a Cagliari[4][5]. Nella capitale dell’Argentina si trova una basilica, eretta nel 1911 dai Mercedari, dedicata a Nuestra Señora de los Buenos Aires, la cui festa, come nel capoluogo sardo, si celebra il 24 aprile.

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