Un pomeriggio “altern-at-tivo”

Vista con gli occhi di uno dei vicini, la cosa si stava facendo sospetta.
Già il locale per lui era fuori norma, un B
ar “Bio”, con la sua sfilata di bottiglie, ma anche con molte scatolette di tisane, tè, cioccolata . . . e i dolci, preparati e cotti in casa dalla moglie del proprietario.


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E ora, da qualche mese, una domenica al mese, vedeva arrivare alla spicciolata donne, giovani e meno giovani, con borse,  borsette e borsone . . . lui aveva fatto l’indifferente, ma le aveva viste tutte, qualcuna era tornata tutte tre le volte, alcune invece erano arrivate una volta sola e, fin ora, non si erano ancora riviste . . . persino un ragazzo si era fermato, la prima volta, le due ore pomeridiane, ma  poi non l’aveva più visto.
E alla fine si era deciso, l’ultima domenica di marzo, un fantastico pomeriggio di primavera,  si era messo a passeggiare sul marciapiede e con fare indifferente, sbirciava dalla vetrina, le vide tutte appollaiate sugli sgabelli, tutte a testa bassa, ognuna con in mano qualcosa e, nei momenti in cui i rari clienti domenicali aprivano la porta, si potevano udire chiacchiere e risate . . . il proprietario del bar, il simpatico Pietro, le osservava curioso e divertito, poi si dava da fare per portare qualche piattino pieno di dolcetti, qualche tazza con cioccolata, cappuccino, tisane e loro, le donne, si affrettavano a spostare quello che avevano davanti, quasi con la paura che si potesse contaminare . . . mah, la cosa non gli era chiara, ma avrebbe tenuto d’occhio la situazione continuando a “fare la ronda” nei pressi. 

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L’appuntamento era alle 16.00 di oggi, al Seven Bar, in una delle stradine del centro, quando sono arrivata c’erano già Eleonora e altre due “ragazze” (tutte e due più giovani di me), ci siamo salutate, poi una delle due ragazze, mi ha allungato un foglio ripiegato dicendo: “Ecco l’angelo custode” . . . choc . . .  e poi l’intuizione, siamo andate a Roma alla Fiera con lo stesso autobus.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo presentate, e abbiamo iniziato a parlare di amiche in comune (Eleonora mi ha portato i saluti di un’amica knitter di Torino) e dei nostri progetti, poi è arrivata Valentina che con Eleonora è l’ideatrice di questi incontri: Knit Caffé  lo chiamano adesso che va di moda usare l’inglese.

 

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Siamo al terzo incontro, io ho partecipato solo agli ultimi due. 
Eleonora ci racconta delle sue esperienze di incontri di questo genere, a Torino, ci racconta che nella città sabauda ogni giorno, in qualche quartiere, si può trovare un gruppo di signore e qualche signore che sferruzza o uncinetta.

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Si aggregano al gruppo due signore più o meno della mia età, così siamo arrivate a 7. Le ultime due arrivate (sono amiche di un’amica che oggi non è potuta venire) e vorrebbero imparare a lavorare con i ferri circolari, così, mentre Eleonora spiega a loro (in pratica fa un corso personalizzato e accelerato) ascolto anch’io che a questa lavorazione mi ci sono avvicinata da autodidatta. Valentina fa le prove di modelli per una tendina a uncinetto, Gloria e Simo, lavorano all’uncinetto leggendo le spiegazioni su un tablet . . . insomma, la tecnologia applicata alla tradizione. 

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Pietro, il simpatico proprietario, ci chiede cosa vogliamo di merenda, e tra una tisana, un tè e tanti biscotti che prepara sua moglie, arriva anche il cappuccino che viene descritto come “buonissimo”, mi sa che al prossimo incontro lo prendo anch’io.  Io mi affretto a spostare i gomitoli di lana mohair, e mi godo la dolcezza e il relax. 
Si continua con i lavori, le chiacchierate e le risate e le 18.00 arrivano in fretta e noi raccogliamo i nostri lavori e ci diamo appuntamento al prossimo incontro.  Si torna alla realtà di tutti i giorni.

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Un modo moderno di incontrarsi, un modo nuovo di tenere viva una tradizione antica, quella che vedeva le nostre mamme riunirsi in casa di una o dell’altra, nei giardinetti o in spiaggia (ricordo benissimo mia madre e altre signore italiane con alcune signore tedesche che si spiegavano con disegni o facendo vedere come lavoravano i vari punti che volevano insegnarsi) o, addirittura mettendo le proprie seggiole nelle piazzette o sulle strade, allora poco frequentate,  stare insieme e passare conoscenze alle giovani generazioni . . . adesso, se qualcuna vuole imparare e non ha sottomano una mamma, una nonna o una zia, ecco i tutorial su you tube. 

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Poi, all’improvviso l’anziano vicino sul marciapiede non si sentiva più così anziano e non si sentiva più nemmeno in quella via . . . si sentì trasportato indietro nel tempo, quando proprio nei pressi di quella via, sua madre, la nonna e le vicine, dalla primavera all’autunno, formavano un circoletto con le sedie e ognuna aveva il suo lavoro, chi preparava la rete per il marito pescatore, chi aveva il tombolo per preparare il pizzo dei corredi nunziali, chi lavorava a maglia (soprattutto le calze pesanti per l’inverno) e chi ricamava, c’era sempre qualche bambina che stava vicina all’adulta che le insegnava l’arte antica e i maschietti, correvano, giocavano a palla . . .  Finalmente aveva capito, quelle donne portavano avanti una tradizione che arriva dalla notte dei tempi! 

retareLe “retare” che lavorano fuori dall’uscio di casa

 

Credits:  Le foto a colori sono di Pietro del SevenBar e riguardano ben 3 domeniche pomeriggio . . . la foto in bianco e nero l’ho trovata con Google! 

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6 pensieri su “Un pomeriggio “altern-at-tivo”

  1. Tecnologia e tradizione, mi ricorda una vecchia pubblicità della Tim dove un turista straniero lodava la tradizione Italiana e poi mostravano una vecchietta con cellulare. 🙂

  2. che bello…da noi in dialetto si diceva fare filò…quando le donne nelle sere d’inverno si riunivano in stalla ( posto più caldo) a lavorare e chiacchierare

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