Ricomincio da te . . . #MeToo & #quellavoltache

Ricominciare, raccontando i fatti, la cronaca della mia vita, raccontando le emozioni che provo e i sentimenti che vivo o raccontando le mie reazioni ai fatti del mondo . . .

Ricomincio da te . . . ragazza che hai subito abusi, che hai subito molestie, che hai saputo reagire a un uomo “predatore”, ma anche a quelle che, finora, sono solo la spalla sulla quale qualche amica piange dopo brutte esperienze

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Non sono e non sono mai “femminista” se femminista fa rima con “estremista” (“tremate tremate, le streghe son tornate”)
Sono “femminista”, quando s’essere femminista è sentirsi uguale agli uomini (a volte anche meglio), per come sono stata educata in famiglia, una famiglia di maschi e femmine che sapevano e potevano fare le stesse cose se solo serviva.

Sono stata giovane, prima, dopo e durante l’adolescenza, in un periodo dove sui giornali si parlava di Franca Viola e del suo “gran rifiuto” . . . di Milena Sutter, il suo rapimento e la sua morte . . . dei referendum sulla Legge 194 e sulla Legge Fortuna-Baslini”  argomenti come l’aborto e il divorzio, fino allora mai trattati in molte famiglie italiane.
Argomenti di cui poi si parlava sia a tavola con i genitori, sia a scuola con la Prof di Italiano (al sabato, lezione di “attualità”, per quei tempi, una prof rivoluzionaria) . . . non posso non dirmi “femminista”. Quello che non mi va, è che questa etichetta, a volte, comporta anche un’appartenenza politica . . . come dire che una non può essere femminista, ambientalista o altri “ista” senza essere anche politicizzata . . . o “estremista”!

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Ecco, io sono femminista, ma non schierata.

Tra l’altro, non ricordo di abusi subiti, non ricordo di apprezzamenti, di palpeggiamenti, di attenzioni particolari . . . sono stata fortunata! (o ero davvero così racchia?)

So che esistono i mostri, so che esistono i cretini, so che ci sono donne che non hanno nemmeno più il coraggio di uscire di casa. O che certe storie subite le hanno nascoste così bene, in fondo al cuore, che non hanno il coraggio di parlarne con nessuno.

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Ecco perché ho deciso di partecipare alla campagna per aiutare le donne a raccontare le loro brutte esperienze #MeToo  o #quellavoltache, perché non ci sia più vergogna per le donne e perché quella parte di uomini che ancora pensano che in qualche modo le donne “se la vanno a cercare” vengano emarginati e capiscano che è ora di cambiare atteggiamento. Per non parlare di quelle donne che sono più cattive degli uomini contro chi soffre già di suo.

E, ricordiamolo, certe violenze, certe umiliazioni, non riguardano solo le ragazze, le donne . . . 

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2 pensieri su “Ricomincio da te . . . #MeToo & #quellavoltache

  1. Ciao, io ritengo che tu sia stata fortunata, essere o meno racchia non incide.io son stata palpeggiata dal parroco che mi confessava, ho incontrato più di un esibizionista, palpeggiata in autobus. Palpeggiata al cinema, seduta di fianco a mia mamma. Ricordo il senso di vergogna e di colpa , il disagio e l’imbarazzo…

    1. Se e’ vero quello che dici, dovresti segnalare il comportamento del parroco al Vescovo, perche’ non e’ un fatto da poco. Si rientra nel reato di violenza sessuale (proprio cosi’) che sarebbe gia’ abbastanza per un laico…

Benvenuti nel mio blog.

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