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Prepariamoci al Natale (tra sacro e profano) – 1 Cucina e dintorni

Per l’Immacolata sarà già tutto pronto per fare l’albero, controllare le lucine, addobbi, ghirlande, sfere colorate e luccicanti . . .
Lo “spirito” del Natale lo chiamano e pare che quest’anno, a casa di Fiordicactus ne sia arrivato a vagonate!
Ci sono scatoloni pieni di roba, un tavolo intero di scatoloni con scritte che specificano il contenuto, spesso bugiarde . . . in cui la FigliaGrande si tuffa tutta felice. Ha convinto suo padre ad aiutarla per addobbare certi punti difficili da raggiungere, per gli impianti (volanti) elettrici e per tutte le altre mille emergenze che dovessero saltare fuori all’ultimo minuto . . .  Io lascio fare, poi vedo quello che secondo me manca e me lo andrò a cercare!

Per ora mi concentro in quello che, assieme alla messa e al festeggiamento di una nascita che cambiò il mondo e la vita di molti, è una parte importante (anche se un po’ “profana”) del Natale: la condivisione della gioia, lo stare insieme, l’accoglienza . . . in poche parole, quello che da che mondo è mondo è la preoccupazione principale di ogni mamma . . . cosa metto in tavola???

Perché se un pranzo della festa è da pensare e organizzare almeno dal giovedì, il Pranzo di Natale è una cosa di cui, qua da noi, si comincia a pensare e a parlarne almeno il mese prima . . .

Certo, lo so che non viviamo per mangiare, ma mangiamo per vivere, però è anche vero che c’è soddisfazione nel vedere la gente che mangia con gusto e vorrebbe il bis.

Per non arrivare stressata, mi affido alle liste . . . che poi modifico strada facendo.
Per non sbagliare, cerco di non dimenticarmi delle cose principali. Ma spesso, affidarsi alla tradizione mi aiuta a non diventare matta.

FigliaGrande odia le liste. Proprio perché non sono definitive, vengono scritte e riscritte. Invece a me piacciono, sono come il canovaccio su cui basare questa “commedia dell’arte” che è un pranzo in famiglia . . . liste, scalette, elenchi da spuntare.  Già mettere nero su bianco le cose che ho in testa, mi fa sentire più sicura, mi sembra il primo passo per fare tutto bene, in tempo.

Uso un sacco di fogli grandi, gli A4 sono perfetti, si possono piegare o riempire di righe che dividono le colonne . . . Uso pennarelli, molti e colorati (ogni colore dovrebbe servire a individuare l’ambito di ogni parola scritta) . . . se non uso subito i pennarelli e scrivo monocromatico, eccoli pronti per cerchiare con lo stesso colore quello che mi interessa mi salti all’occhio!

Ho scritto i menù, anche quest’anno si sta a casa nostra, per cui i menù sono 6, dal pranzo della Vigilia alla cena del 26.
Di ogni portata, nella colonna dopo, ho scritto i vari ingredienti. Ho cerchiato le cose da comprare (un colore diverso a secondo del negozio, perché sono fissata, in certi negozi la qualità, in altri il prezzo. Il pesce, al porto)
Con la FigliaGrande abbiamo già individuato qualcosa da poter preparare prima (la chiamano “cucina furba”) senza stravolgere sapori e qualità

Siamo già state alla pescheria giù al porto . . . e abbiamo ficcato tutto nel Freezer (non mangeremo niente crudo, ma se sta in freezer non si rovina niente).

Abbiamo già parlato col macellaio, siamo d’accordo che anticiperemo gli acquisti, anche la carne è migliore se sta un po’ al fresco.

Certe cose saranno comprate gli ultimi giorni, ma tutto quello che si può comprare prima è già stato individuato, in dispensa abbiamo scorte di quei prodotti “jolly”, tipo: sale, zucchero, scatolame, pasta, panna, latte a lunga conservazione . . . giusto per non ammattirci da qui a Natale (anche per via delle previsioni meteo) cercando di non dover fare la spesa la Vigilia . . . ci sarebbero cose più importanti da fare, quel giorno!

Come ogni anno cucineremo noi, anche quando avremo ospiti. Se questi vorranno portare qualcosa ne sarò contenta. Ma tengo sempre pronto e sottomano qualche piatto che può andar bene come alternativa . . . ho avuto anche di queste esperienze e mi tengo pronta.
C’è da ricordarsi delle varie allergie, delle “simpatie” verso i vari ingredienti, delle intolleranze e dei bambini (magari mangiano per mesi qualcosa, ma se è festa, hai la tavola piena di ospiti e hai cucinato solo quello, sicuro sicuro che il bambino pianterà una grana a non finire perché vuole qualcosa d’altro che implica tempo e cottura di qualcosa di imprevisto)

E poi, bisognerebbe pensare ai dolci e ai vini.
Ma questo, è un argomento di cui parlerò un altro giorno . . .

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Pasqua, tra spiritualità e tutto il resto!

Mai come nelle festività vivo la vita come vorrei . . . come mi piacerebbe che fosse tutti i giorni.
L’allegra confusione delle visite, quella leggera ansia nel preparare cibo e accoglienza al meglio, le chiacchiere in libertà e i ricordi, i momenti seri e quelli allegri, conoscere realtà diverse e uguali (in fondo) alla nostra. La condivisione di pensieri, parole e vita.

Come sempre capita in certi periodi dell’anno c’è stata la parte spirituale. E sentire il sacerdote (nell’Omelia di Pasqua) ripetere, con altre parole, i concetti sentiti da un’amico (molto laico) la sera prima circa il saper guardare avanti, non aver paura del futuro, rinnovarsi e lasciare il passato indietro senza rimpianti è stato sconcertante!

Sono stati 3 giorni che hanno visto l’arrivo di Emily accompagnata da ReMida, le piacevoli conversazione sugli argomenti che ci accomunano: Outlander, figli, famiglia, la vita vissuta con entusiasmo, il lavoro fuori casa (anche se io, per quello, ormai ho tirato i remi in barca) , il piacere di viaggiare . . .
Tre giorni in cui era presente anche la FigliaPiccola, arrivata da Roma, che si fermerà (mirabile dictu) ancora qualche giorno.
Tre giorni che hanno visto la casa invasa da uova di pasqua, coloratissime! Regalate, comprate, da scambiare al PiccoloLord, alla PiccolaLady e alle piccole Masha e Lele. Ma ne è arrivato uno anche per me! Una bellissima sorpresa, un braccialettino col suo ciondolo!

Non vi sto a fare l’elenco di tutto quello che abbiamo preparato in cucina, di quello (molto di più) che abbiamo poi mangiato, vi dirò solo che per qualche giorno non avrò bisogno di fare la spesa.

Non so quale maligno pensiero mi ha portato a comprare 4 pagnotte di pane da 1/2  Kilo, che sono lì che occhieggiano e che la FigliaPiccola ha proposto di far diventare: Gnocchi di pane, torta di pane, panzanella e via riciclando! In questi giorni tutto si è mangiato, tranne che il pane (o almeno, poco poco), c’erano le “ciambelle strozzose” che di “strozzoso” non avevano molto, ma che si combinavano bene col pecorino abruzzese, col salame coi lardelli e col ciauscolo (marchigiano) e persino con la insalata “Olivier” (quella che in Italia è chiamata “insalata russa”) che ci ha portato l’amica Irina, ucraina Doc, preparata con la ricetta di sua madre.
E i dolci? Tra quelli confezionati, tipici di queste feste, le magnifiche paste portate dagli ospiti, quelli preparati dalla FigliaGrande per il suo PicNic con le famiglie della classe del PiccoloLord e quelli portati dall’amica A. Una felicità per gli occhi e le papille gustative (ho sentito chiaramente, in testa, l’invito: “pancia mia fatti capanna)!

Il tempo ci ha fatto preoccupare, ma alla fine si è risolto a darci un cielo “ttrecchi” come dice la Bice Piacentini (poetessa in vernacolo sambenedettese) nella poesia dedicata alla Città sulla Costa, che in questo vecchio post, potete trovare sia in vernacolo che tradotta.

Il sabato sera con Emily e Re Mida. In piacevole conversazione siamo arrivati alle 2 di notte senza nemmeno accorgercene.
Pasqua in gioiosa compagnia, con una parte consistente della famiglia, il NipoteF, momentaneamente “orfano” di mamma e sorella, proprio il giorno di Pasqua, Irina e le sue figlie . . . davvero una bel momento conviviale.
E “ultimo, ma non ultimo”, il pranzo della Pasquetta, sempre con Emily e il suo simpatico Re Mida, a chiudere le grandi “mangiate” delle feste . . . la sera, cena con una minestra con brodo vegetale e passato . . .

E ora? Ora si torna nei ranghi, in attesa di un’altra occasione per sentire le pentole che fan fracasso, per stare insieme a gente simpatica, senza troppi convenevoli, con delle belle chiacchierate, parlando di personaggi immaginari (libri, serie TV, film) o di blogger che si conoscono bene, senza nemmeno averle mai viste, pensando che ci si potrebbe rincontrare e quando.
Vivendo la vita di tutti i giorni come fosse una festa . . . malgrado i problemi che si possono incontrare.

(Ps. più tardi metto qualche foto! Ora, vado a far qualcosa! L’Udmv ha ricominciato a lavorare e ha i suoi orari! La cosa peggiore dei giorni feriali . . . gli orari!)

 

 

La Madre dello Sposo . . . alle prese col dress code

Nota Bene, ricordarsi di leggere con un sorriso come con un sorriso è stato scritto! 

2 mesi e 22 giorni

calendario
ovvero: 82 giorni
ovvero: 11 settimane e 5 giorni

Non è il conto alla rovescia per l’impatto di un asteroide o il conto cervellotico di quanto manca alla fine del mondo in base a calendari svaniti nei secoli . . . è il tempo che scorrerà mentre io scelgo un vestito adeguato al mio ruolo di madre dello sposo e quando finalmente lo sfoggerò i due piccioncini convoleranno a giuste nozze.

wedding Procession

Di questo matrimonio si parla da qualche mese, siamo persino stati al ristorante dove si festeggerà il lieto evento. Abbiamo assaggiato primi e secondi con i consuoceri e la FigliaGrande (come esperta) per dare poi un parere sulla composizione del menù!
Di questo matrimonio ho sempre cercato di far capire che i veri protagonisti sono gli sposi, ma pare che anche la madre dello sposo abbia il suo cameo da recitare (spero non si pretenda da me un’interpretazione da Oscar) e perciò deve essere adeguatamente abbigliata.
Di questo matrimonio mi piacciono molte delle cose che sento raccontare, qualche scelta mi lascia perplessa (probabilmente è colpa dell’età). Ma la cosa che più mi mette in crisi è il dannatissimo benedetto vestito che dovrei portare quel giorno.

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So che ci sono molti film dove si parla del nervosismo di cui da segni il Padre della Sposa (so di padri della sposa a cui venivano propinati calmanti nelle ultime settimane prima del fatidico giorno).
Nessuno ha mai preso in considerazione la marea di pensieri che affollano le notti della Madre dello Sposo . . . il vestito, le scarpe, la borsa e (eventualmente) cappello o acconciatura. Questi pensieri non fanno parte degli elenchi dei fattori scatenanti lo stress per una dimenticanza dei relatori.

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Perché non analizzare lo stress da matrimonio di un/a figlio/a. Ai genitori vengono poste le domande più assurde: “devo invitare anche lo zio Casimiro, quello che si vede solo ai funerali e non ricorda mai di chi sono figlio???” (logicamente no). “Vuoi che inviti anche la tua compagna delle elementari, quella di cui parli sempre . . .” (se mi avessi ascoltato davvero, avresti capito che ne parlo solo per raccontarvi episodi di bullismo). “Tu come ti vesti??? (nooooooooooo . . . non me lo chiedere, non lo so! )

angela ariza

Ho letto blog e siti di “wedding planner”, ho visto foto su foto e mi sono chiesta se questi stilisti si rendono conto che la Madre dello Sposo ha, come minimo, 18/20  anni più di lui e non sempre, per colpa dei peccati di gola e di una passione per i piatti ben conditi, ha misure da Miss Mondo . . . e non mi venite a dire che, da gennaio a dicembre, potevo dimagrire di almeno 15 Kg, più facile a dirsi che a farsi.

Insomma, qualche chilo l’ho perso per strada, ma non sufficienti per entrare in una 44 . . . sto ancora sulle taglie dispari, diciamo che sono una “curvy” abbondante. È un bel problema, spero di risolverlo in tempo per quel dì, mica posso andare in chiesa in jeans, giubbotto e scarpe da ginnastica! Anche se mi piacerebbe . . . in fondo, tanti anni fa, la mia canzone preferita era “come un ragazzo”!

Decluttering selvaggio . . . lo space clearn “ha da veni'”!

Ho scoperto il servizio di ritiro dei “materiali ingombranti”.
Gratuito!
Su appuntamento!
Utilissimo per me che ho un intero piano di casa pieno di cose accumulate in parte da più di 10 anni e in massima parte negli ultimi 3 anni (son certa di questo, perché tre anni fa il Figlio preso da raptus, svuotò quasi tutto).  Non avete idea di quanta “mercanzia” si ammucchi in tre anni, ho persino il sospetto che qualcuno venga di notte (e di nascosto) a lasciarci le sue cianfrusaglie.

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Tre anni fa, mentre era in ferie, il Figlio creò una montagna di roba nel cortile davanti casa e, solo dopo, chiamò la ditta incaricata del ritiro, col risultato che per qualche settimana sembrava che casa nostra fosse una succursale della discarica comunale.
Questa volta l’organizzazione dipende da me! Ho scoperto che niente è cambiato in tre anni, cioè, se tu chiami (perché una domenica di sole ti è venuta la voglia di fare spazio e buttare parte di quelle cose che: “metti lì non si sa mai” e che, ormai, sono lì talmente piene di polvere da non riuscire nemmeno a riconoscerle senza un master in archeologia industriale), quelli del ritiro di materiali ingombranti NON vengono il giorno dopo a ritirare quel mucchio di roba ormai senza né arte né parte, ma dopo almeno 3 settimane . . . obbligandoti a tenere gli occhi aperti su due personaggi alquanto pericolosi:
a) sul PiccoloLord, che non sia mai, decida di darsi alla scalata di suddetto mucchio instabile.
b) sull’Uomodellamiavita, che, non sia mai, decida di imboscare qualcosa che fa parte della suddetta “roba senza né arte né parte”.
per non contare dei cani che si aggirano curiosi . . .

rifiuti_ingombranti

Dopo che ho chiuso il cancello dietro al primo carico, dove era presente un po’ di tutto . . . giusto il risultato di una domenica di “raptus” liberatorio . . .  ho telefonato per un nuovo appuntamento e ho segnato col pennarello rosso sul calendario il giorno indicatomi: più o meno un mese dopo.

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Nel frattempo, in quel mese, giravo tra il piano sopra e il garage/cantina (dove prima ci ballava un’auto e tre bici, o un’auto e tre motocicli, per capirci), guardandomi intorno e prendendo nota mentalmente di quello che era destinato al “sacrificio” sull’altare dei nuovi “Dei”: Spazio e Ordine . . . prendevo quello che era più leggero e lo sistemavo nella parte di cortile dove (secondo l’autista del camion) era più comodo raccoglierlo col “ragno”, aspettavo il fine settimana quando la FigliaGrande e l’Udmv (qualche volta persino il Figlio) riuscivano ad ammucchiare le cose più grosse e pesanti.
Insomma. in un mesetto, senza grandi sforzi, abbiamo sistemato (quasi) ordinatamente un bel po’ di quelle cose che in tanti anni non erano mai servite e che, dopo discussioni infinite attenta riflessione, sono state considerate inutili e obsolete.

litigio

Nel frattempo, tengo d’occhio, giorno giorno, gli scaffali della “lavanderia”, dove sono stipati i risultati di raccolte a punti di marche famose di pasta, merendine e latte . . . il risultato di “traslochi interni”, dovuti a riordini veloci, tinteggiatura di muri, spostamento di mobili (tenendo presente che in questi lunghi anni ci sono stati impegni di lavoro e di accudimento della Suocera con l’Alzehimer). Quest’anno, mi ha preso così, voglio liberarmi da quelle cose che, se pur nuove, nessuno vuole usare e hanno preso un aspetto di vecchio . . . È “catartico”!
Mi resta solo di trovare una collocazione a cose che persino la Caritas mi ha detto: “le tenga lì, magari ci manda le foto, se ci servono le facciamo sapere”

Adesso non mi resta che  svuotare quelle 4 o 5 scatole dove all’esterno c’è scritto “Cose mamma – non toccare”, in pratica la “ripulitura” annuale dei cassettini “rebelot” (che con la nuova cucina non ho più), e dei dintorni della scrivania dove si ammucchiano carte e cose senza altra destinazione.

Il Figlio e la FigliaPiccola saranno invitati a partecipare al gioco “scegli cosa tenere” una caccia al tesoro, nascosto negli scatoloni che hanno lasciato qua a casa da quando se ne sono andati, chi per studiare/lavorare, chi per formare una nuova famiglia.
La FigliaGrande sta già facendo “decluttering” per conto suo e spesso arriva con un sacco di cose sue e del PiccoloLord da destinare al sacco nero o a quelli per il riciclaggio della carta e della plastica. Altre volte, prende quelle borse capienti e robuste del supermercato e porta giochi che non si usano più alla ludoteca  . . .

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Lo zoccolo duro è l’Uomodellamiavita . . . lui è un irriducibile del “potrebbe servire” o del “mò vediamo!”.

Comunque, per ottobre abbiamo un nuovo appuntamento con gli uomini del trasporto materiali ingombranti, questa volta sarà dura, sono quasi tutte cose di ferro. Ci toccherà convincere l’Udmv dell’inutilità di vecchie reti da letto, di vecchi ferri arruginiti, di pezzi e pezzetti di materiale ferroso che non servono nemmeno a sostenere un ramo di pervinca!

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Senza parlare del progetto della FigliaGrande . . . ve ne parlerò quando l’avremo portato a termine . . . vuole rimettere ordine tra le palline di Natale, i fili luccicanti dell’albero di Natale, le luci intermittenti e persino fra i personaggi del Presepe (ormai tra arrivi, partenze, regali e altro che non so, abbiamo 3 capanne, una persino vuota).

La pazzia da Buon Samaritano

Pazzie da Buon Samaritano!
Cose che capitano a casa di Fiordicactus, in una tranquilla mattina d’estate.

Le ferie appena appena cominciate, tutti in pieno relax . . . Fiordicactus si dedica (con calma) a qualche incombenza “straordinaria”. All’aperto, sulla ghiaia del cortile, è impegnata nella pedicure del NonnoPapà. Il pranzo, la casa, il resto delle faccende possono aspettare, c’è tempo!
All’improvviso, i cani che abbaiano da un po’ e un rumore di auto col motore al minimo di sottofondo le fanno chiedere alla FigliaGrande (che sta beatamente tenendo d’occhio il PiccoloLord sull’altalena) di andare a vedere cosa sta succedendo sulla strada.
Arriva la notizia che due auto, piene zeppe di roba e di bambini, sono ferme sotto il sole e gli adulti sono in cerca di una casa per le vacanze, un appartamento per 10 persone per il quale hanno mandato già tutti i soldi (e che dovrebbe trovarsi nella nostra zona) . . . Truffati e a 600 e rotti kilometri da casa.
Arrivano direttamente dal Nord, dopo un viaggio lungo e faticoso. Adulti, ragazzi e bambini . . . Dico alla FigliaGrande che li inviti a entrare, se hanno bisogno di rinfrescarsi, di qualcosa di fresco da bere, di uno spazio dove i bambini possano sgranchirsi le gambe mentre gli adulti cercano di risolvere la situazione . . .
Quando ci raccontano il loro viaggio, lungo e faticoso, di notte, con una giornata di lavoro sulle spalle. Quando ci raccontano del loro sogno di una vacanza dopo anni di estati in città, con i sacrifici per raccogliere i soldi risparmiati per un’anno. Quando ci parlano di come è andata la faccenda della truffa . . . mi piange il cuore e mi sento di aiutarli.
Oltre ad aver messo sul tavolo bevande e bicchieri (non vogliono molto di più, giusto qualche fetta di pane ai più piccoli), prendo a telefonare a tutti quelli che mi immagino possano aiutarmi, ma è difficile, in pieno agosto, trovare posto a un gruppo così numeroso e quando si trova qualcosa è troppo caro per il loro gruzzolo. Bisogna ricordare che hanno perso sia l’appartamento (inesistente) che i soldi per l’affitto (inviati con bonifico in largo anticipo rispetto alla partenza “Sa, signora, ho altre persone che sono interessate, se mi manda tutto, ferma la casa ed è pià sicura!” così era stato detto, lo sapremo dopo dalla signora stessa).
Da un paio di “esperti” del settore turismo scopro che questo tipo di truffa, nella zona, va avanti da un paio d’anni, miete vittime di tutta Italia. Loro scoprono, tramite Internet, che lo stesso nome e gli stessi dati bancari compaiono su un articolo di giornale che parla di una truffa simile, in quel di Jesi . . . e uno di quei casi in cui non vale il detto: “Mal comune, mezzo gaudio”
Alla fine, malgrado li avessimo invitati a dividere con noi un piatto di pastasciutta, se ne vanno per passare del tempo al mare, fare pranzo e, fiduciosi,  provare a telefonare a degli amici loro, che stanno in vacanza tra Marche e Abruzzo, per vedere se riescono a trovare un alloggio. E poi, devono anche  andare dai Carabinieri per la denuncia di rito.
Li salutiamo, convinti di non vederli più, anche noi speranzosi che possano trovare casa e proseguire la loro meritata vacanza.

Ritornano nel primo pomeriggio, 3 adulti, una delle signore è rimasta al mare con i bambini. Sconfortati e sfiduciati.
Dai Carabinieri, niente di fatto, tornare domattina . . . le telefonate fatte da loro hanno sortito lo stesso risultato delle mie: niente da fare, i posti non si trovano, se c’è qualcosa è fuori dal loro budget.
Il pomeriggio scorre e lo sconforto cresce . . . anche volendo ritornare a casa, una notte di sonno ci vuole! Almeno i bambini possono riposare in auto, ma i grandi??? Si prospetta l’idea di sedersi su un marciapiede per vegliare le auto, parcheggiate, con i figli dentro.

Voi che avreste fatto???

Io ho messo a disposizione un mezzo appartamento (grezzo e con finestre di fortuna), un bagno ai minimi termini, una doccia improvvisata all’aperto (ma con acqua calda e fredda) e tutti i letti che sono riuscita a recuperare, più due brandine da campeggio, il frigor che sta in garage, fornello da campeggio e tutto il nostro affetto. Mi sono sentita di aiutarli, perché non volevo che perdessero la fiducia nella gente.

Anche se era una sistemazione mooolto provvisoria, giusto in attesa di vedere come andava a finire e lo sapevamo sia noi che loro.

Il giorno dopo, denuncia ai Carabinieri. Ragazzi e adulti in spiaggia. Adulti alla ricerca di relax e della casa che quelli dell’Associazione Turismo hanno cercato di trovare in tutto il giorno, senza risultati soddisfacenti per i nostri ospiti. Sono riusciti persino a concedersi una serata in centro, al porto e all’Ufficio del Turismo.

Il terzo giorno, pioggia, nuvole e vento e il giorno dopo, dicono al meteo, si prevede ancora tempo incerto . . . la sera, dopo una giornata passata a telefonare senza risultato, decidono di rientrare a casa loro.
Rifanno le valige, ricaricano tutto in macchina, baci e abbracci (e scambio di numeri telefonici), promessa di ritornare (e far controllare da noi, prima, l’esistenza di eventuali case trovate in Internet) l’estate prossima.

 

 

 

Non Abbandonarti . . . e non che non m’abbandono!

Non abbandonarti, tienti stretto, e vincerai. Vedo che la notte se ne va: coraggio, non aver paura. Guarda, sul fronte dell’oriente di tra l’intrico della foresta si è levata la stella del mattino. Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade la disperazione, la pigrizia, il dubbio: sono fuori d’ogni certezza, non son figli dell’aurora. Corri, vieni fuori; guarda, leva lo sguardo in alto, il cielo s’è fatto chiaro. Coraggio, non aver  più paura.

(Rabindranath Tagore)

Alba-Otranto

Mai come in questo periodo ho trovato conforto in una poesia . . . davvero caduta “a fagiolo”, come si dice. Anch’io in certi momenti mi vorrei “abbandonare” . . . abbandonare la lotta, abbandonare allo sconforto, abbandonare ai ricordi e dimenticare gli impegni di ogni giorno e quelli a venire. Abbandonare i sogni che devono (spesso) essere rimandati per vari motivi. Ho trovato, in mezzo a vecchi foglio, queste parole fotocopiate da un libro scolastico (con tutte le spiegazioni delle parole difficili, come: “aurora” = il momento che precede l’alba) e con questa poesia ho inaugurato un quadernone a righe di terza elementare (secondo me le “righe” più belle). Vi sembra strano che una signora “agée” come me si metta a ricopiare poesie in “bella scrittura” come un’amanuense del medioevo? Ultimamente mi sono accorta che la mia firma era diventata simile a uno scarabocchio, tutte quelle lettere, alte, slanciate, con occhielli sotto . . . peggio che stenografata! Così, mi sono decisa e ho preso (con me stessa, una “padrona” piuttosto elastica) l’impegno di una poesia al giorno. Su righe di 3° elementare, per avere ben preciso lo “spazio” di ogni lettera.

Purtroppo, mi sono accorta che, ben prima della fine della pagina ho ripreso la scrittura “adulta” e, appena girata la pagina, le ultime righe sono meno curate . . . farò meglio la prossima poesia. Adesso vi lascio e vado a scrivere, la poesia di oggi si intitola: “L’uomo che spera” e non so nemmeno di chi è . . . ritaglio i giornali e lascio lì le cose . . . devo cominciare a buttare, fare pulizia tra il vecchiume accumulato.

Inizio d’anno

Non so se a scuola si scrive ancora, in cima al foglio, il nome della città/paese/paesello seguito dalla data Non so se ci sono altri che come me, almeno per tutto il mese di gennaio si imbrogliavano con l’anno e scrivevano il numero di quello finito Pensavo stamattina che se avessi scritto una data avrei dovuto stare attenta a non  sbagliare l’anno. Ma poi, subito dopo, ho pensato che ormai è raro che scrivo una data. Quello che scrivo, ultimamente, lo data il Pc . . . 

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L’anno nuovo è anche il momento di fare bilanci e proclamare buoni propositi. Ricordo che li feci, fine anno del 2008 . . . li potrei riproporre pari pari, ma quest’anno almeno la metà li voglio mantenere.

Mi sono accorta che questo blog è in discesa, in forte discesa (se non fosse che ogni giorno vi sono almeno 30 visite e almeno una persona viene a leggere una delle pagine che riguardano la canzone Romaria), non ho più spam, vorrà dire che WordPress lavora bene e li blocca a monte o che, essendo il blog quasi in coma, agli spammatori seriali non interessa più?

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Avevo detto che mi sarei impegnata a postare con una certa regolarità, ma si sa, Fior di Cactus propone e Dio dispone  . . . non ho più l’entusiasmo di un tempo, il tempo di raccogliere le idee e gli amici che mi supportavano anni fa, quando ho iniziato . . . dovrò darmi da fare, come consigliano gli esperti, per crearmi una nuova cerchia di lettori/amici?

Social media buttons

Ogni tanto mi capita di cliccare l’indirizzo di un blog amico e lo trovo chiuso, con tanto di “ultimo post” di spiegazioni. Solo un paio, dopo lunghi mesi di silenzio, hanno ricominciato a scrivere . . . la situazione è deprimente. Sarà colpa dei “social”? Sarà colpa dei tanti problemi che abbiamo nella (così detta) vita reale? Sarà stanchezza, pigrizia, mancanza di tempo (o tutte e tre le cose insieme)?

Mi do una smossa e recupero il tempo perso . . . questo post era una bozza, iniziata il 4 gennaio, l’ho finita con un po’ di ritardo, ma la posto con la sua data di nascita

Si cucina per vivere o si vive per cucinare???

Il dubbio amletico del titolo non aleggia tutti i giorni in casa di Fiordicactus, ma durante le feste (a volte prima a volte dopo essersi seduti a tavola) ci si infervora sull’argomento e qui di seguito, vi scrivo alcuni pareri.

10888661_10205604691626845_7538978648653482984_nInsalata russa (nascosta dalle uova sode)  . . .  tradizione del NonnoPapà

Secondo il NonnoPapà, si mangia per campare, per cui si dovrebbe spendere poco tempo per cucinare, piatti semplici e, possibilmente, facili da masticare. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

Secondo il Nonno, si mangia per lavorare, per cui, per il primo, pastasciutta col sugo rosso e, per il secondo, scegliamo fra una decina di preparazioni a rotazione per i giorni feriali. La domenica tagliatelle col sugo. E alle “feste”, le solite 4 preparazioni che faceva sua mamma. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

10633625_10205604714827425_6654673823202365439_oPreparazione . . .  Cuoca all’opera! 

Secondo la Nonna, si mangia con tutti i 5 sensi e il suo motto è “meglio poco, ma buono”, ama i piatti tradizionali, qualche “novità”, in dosi minime, viene accettata, ma durante l’anno. La tavola le piace curata e, nelle “feste”, un po’ di più. 🙂
Secondo lo ZioFiglio, si mangia per gustare e per mantenersi in salute, il suo motto è: “Vario! Buono! Abbondante”. La tavola . . . È proprio obbligatorio apparecchiare la tavola per mangiare??? 😉

10887430_10205604694506917_1282308284686709310_oAntipasto tradizionalissimo . . . per accontentare il Nonno

Il peggio che può capitare in una casa (e in questi giorni in questa casa) è una FigliaGrande (cuoca e gourmand, a cui piace sperimentare piatti nuovi come ne sente parlare, a cui è stato insegnato che la “mise en place” è altrettanto importante che il cibo che si porta a tavola) in piena tempesta creativa da “feste” natalizie e di fine anno . . .  

10896448_10205604725547693_2332394465144384273_oCannelloni ripieni di ricotta e spinaci . . . da leccarsi i baffi! 

unita a una FigliaPiccola che  (in questo periodo, fa l’operatrice video in alcune trasmissioni Tv di cucina, pasticceria et similia) ha portato a casa delle ricette (dolci e salate) da provare,

10906218_10205604723107632_7353709388117313223_nPolenta, zampone e lenticchie

sono una catastrofe alimentare . . . un delirio di piatti e piattini, bicchieri e bicchierini, ciotole, ciotoline e ammenicoli vari, in cucina e in tavola.

1399081_10205604703507142_9085081470719407638_oCottege Pie – Adelaide Michelini

E mi è capitato di sentire conversazioni ai limiti dell’assurdo, tipo questa:
FigliaPiccola: “Ho queste ricette, che hanno fatto i cuochi del programma dove lavoro in questo periodo!”
FigliaGrande: “Ma tu, queste ricette le hai viste fare?”
FigliaPiccola: “Certo!”
FigliaGrande: “Ah, bene . . . che “gancio” ha usato?”
FigliaPiccola: ” . . . Boh! Io sono lì a lavorare, non ho fatto caso . . . ”
Ognuno il suo mestiere . . . ecco che questo proverbio trova spiegazione pratica, ognuno, nel suo mestiere SA
 quali sono i particolari di cui tener conto!

10885594_10205604712187359_2200635192672830389_nTorrone Cremoso – Ricetta dello chef Maurizio Santin

In questi giorni, cioè dalla vigilia di Natale a oggi (e, è facile prevederlo, si andrà avanti fino all’Epifania), la loro alleanza ha prodotto “piatti”, che hanno soddisfatto in pieno il Figlio. Che hanno reso perplesso il NonnoPapà. Che hanno fatto scuotere la testa al Nonno . . . e che hanno fatto pensare alla Nonna che ha perso completamente il controllo della SUA cucina (e questo fatto la fa sentire più vecchia che non l’aumentare delle candeline sulla sua torta di compleanno).


1889032_10205604692826875_5856346443421175180_oOlive ripiene e fritte, all’ascolana – dalla Morosa del Figlio

Ma come si sa, l’Epifania tutte le feste si porta via! Speriamo che per quella data siano finiti anche tutti i dolci natalizi.
Torneremo al solito tram tram culinario . . . cercando di smaltire quei kiletti in più dovuti alla cucina delle feste. 


10869639_10205604726707722_6193545985545678_oCin Cin al nuovo anno

 da voi, si mangia per vivere o si vive per mangiare??? 

Le didascalie sottolineate, l’avrete capito, nascondono un link

Com’è andato il blog nel 2014 ???

2014Il 2014 ci sta lasciando . . .  mancano poche ore 

Chiudo quest’anno vecchio con le belle notizie di WordPress  . . . ringrazio i followers, ringrazio chi mi segue fin dal primo post, ringrazio gli ultimi arrivati, ringrazio chi commenta, ringrazio chi passa, legge e non commenta, ringrazio chi capita qua per sbaglio e magari ci ritorna . . .

Quest’anno non ho condiviso molto con questo “diario che risponde”, ma ne ho sentito spesso la mancanza . . . il mio angolo, neanche troppo segreto, dove cercare la gioia anche in quello che non sempre è allegro. 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Mi dicono che questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Ho caricato 101 immagini, quasi 2 immagini alla settimana, malgrado io abbia scritto poco .

Sul “podio” dei post più letti abbiamo: 

  1. Cuffia rasta/scaldacollo 
  2. E’ il suo Battesimo  
  3. Ancora Romaria . . . nuove notizie e nuova traduzione  

I lettori, ma non tutti commentano, sono arrivati principalmente dall’Italia (ma va’), USA e Germania oltre altri 63 paesi (un giorno vi stupirò con l’elenco dei paesi . . . mi sono stupita anch’io quando ho letto le statistiche) 

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Vi invito a fare un brindisi con me, vecchi e nuovi “amici”, sperando che il nuovo anno ci porti un po’ di serenità. 

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Ci si legge . . . ai prossimi post . . . al prossimo anno

2015

Colori d’autunno nel piatto

Come ho detto, prendo spunti per i miei manicaretti (che spesso cucina la FigliaGrande che è più brava e attenta e, incidentalmente,  anche cuoca diplomata) dai giornali dei supermercati, dai siti web, dai food-blog e poi ci sono le ricette che sono linkate su Facebook da uno dei giornali di cucina di cui, negli anni delle “vacche grasse” non mi facevo scappare un numero “Sale & Peppe”.  Ho ancora molti numeri vecchi buttati in cantina, e molte pagine strappate in un raccoglitore. 

Così, settimana scorsa, quando su Facebook ho trovato una ricetta che ben si addice a questa stagione che, anche se di autunnale dalle mie parti ha poco, è la stagione delle zucche, ho voluto provarla subito. 
La ricetta di una zuppa con zucca e porri, formaggi e pane raffermo (tò, ci mettiamo pure che è una ricetta anti spreco del pane che avanza). ho dovuto comprare solo i porri, e il formaggio (che non era solo Emmental, in questi casi uso prendere una parte di Emmental, una di Asiago e una di FontinaValdostana), le zucche, avendole fornite l’orto dietro casa

DSCN2422© Fiordicactus

L’ho fatta un po’ di corsa e l’ho fatta io, mio fratello che è passato di qua, mi ha aiutato tagliandomi a dadini i formaggi (le occasioni in i fratelli cui hanno voglia di aiutare sono rare e io l’ho preso al volo).
Secondo me doveva essere un “primo” un po’ abbondante, invece si è rivelato un piatto unico e sostanzioso

LA ZUPPA GRATINATA CON PORRI E ZUCCA 

Zucca  400 grammi

brodo vegetale  6 decilitri

burro 20 grammi

Emmental  150 grammi

pane di segale 8 fette

porri  3

sale  q.b.
Preparazione

1) Pulisci i porri, elimina la radice, le foglie più esterne e le parti verdi più dure; lavali, asciugali e dividili a rondelle.

2) Taglia la polpa di zucca a scaglie dello spessore di circa 1/2 cm (per facilitare l’operazione puoi usare una grattugia a lama lunga) e mettile, insieme ai porri, in una larga padella antiaderente in cui avrai fatto sciogliere il burro fino a farlo diventare spumeggiante.

3) Rosola le verdure nel burro a fiamma viva per un paio di minuti, aggiungi una presa di sale, bagna con il brodo bollente, copri il recipiente, abbassa la fiamma e cuoci per 15 minuti. Scola zucca e porri con un mestolo forato e tieni il brodo in caldo.

DSCN2400© Fiordicactus

4) Disponi 4 fette di pane sul fondo di 4 pirofiline, cospargile con metà dell’Emmental  grattugiato, fai uno strato di porri e zucca, poi ripeti gli strati terminando con il formaggio. Versa su tutto il brodo tenuto da parte e metti le pirofiline sotto il grill del forno già caldo fino a quando la superficie della zuppa gratinata sarà dorata (occorreranno circa 5 minuti). Servi subito.

DSCN2403© Fiordicactus

Quando è stata pronta, bella calda, avevano tutti fame e non è stata ripassata sotto il grill, e, in base a quello che avevo preparato (abbondante) nessuno avrebbe dovuto chiedere il bis . . . ne ho lasciato una porzione per la FigliaGrande e invece, alla sera, se l’è pappata il Figlio  . . . anche questa è una ricetta da rifare! E visto che è vegetariana, potrei tenerla per il venerdì o per quando arriva qualche amica/o vegetariana/o.

Non di solo carne vive Fiordicactus

A volte arrivo al supermercato in tempo per portare a casa, assieme alla spesa, anche il giornalino  “Bene Insieme,  gratis. Lo trovate anche in rete.
Capita che tra una notizia buffa, un consiglio per la casa e le molte ricette si trovi nascosto qualche “perla” .  . . 

Nell’ultimo mese da questa “fonte” ho trovato e provato una ricetta a base di verdura, formaggi e uova . . . e siccome in casa di Fiordicactus si è onnivori (e gourmand) e non si vive di sola carne, é piaciuta mooolto e la rifaremo di sicuro.

Me la segno qua, per averla sempre sottomano e per condividerla con voi. 

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Crepes con Gongorzola, pere, radicchio e noci

Ingredienti per 4 persone
per le crepes : 2 uova, 120 gr di farina, 2 cucchiai di burro fuso, 200 ml di latte circa, un pizzico di sale e il burro per cuocerle (o usate la ricetta di casa, alla quale siete affezionati)
per il ripieno : 1 pera abate, 1/2 radicchio rosso, 50 gr di gherigli di noce, 2 cucchiai di burro, 1 cucchiaio di miele fluido, 1 cucchiaio di succo di limone, 150 gr di Gongorzola. Una macinata di pepe 

Come si procede . . .  Sbatti insieme gli ingredienti delle crepes fino a che si ha un composto liscio e fai riposare almeno 10 minuti.
Nel frattempo, lava la pera, tagliala a metà, togli la parte dei semi, tagliala a fettine sottili. Lava e monda il radicchio e fai a pezzetti le foglie. Trita le noci.
In una padella rosola lentamente tutto insieme nel burro fino a quando il radicchio non diventa di un color bruno dorato. Unisci il miele e il succo di limone.
Togli dal fuoco e fai riposare. Prepara le crepes e mettile sui piatti, metti su ognuna il miscuglio e il gongorzola, spolverale di pepe e servi ben calde.

L’abbiamo fatto diventare il piatto unico, in una domenica in cui eravamo solo noi adulti, non so se il PiccoloLord avrebbe gradito. Cucinato dalla FigliaGrande, cuoca patentata, al suo meglio. 


DSCN2391La nostra versione © Fiordicactus

Per 4 persone (conoscendo i convitati) abbiamo usato doppia dose e, per quello che riguarda il radicchio, ho acquistato sia un radicchio tondo di Chioggia che uno di quelli “lunghi” di Treviso, prendendone metà di uno e metà dell’altro (è un’abitudine che ho, quando devo cucinare col radicchio rosso, perché quello tondo mi da la colorazione ed è più dolce, quello di Treviso, da solo, è troppo amaro). 
Una cosa che mi è stata rimproverata dalla FigliaGrande è stato che ho scelto le pere pensandole come frutta, così ho portato a casa delle pere piuttosto mature, mentre per cucinare sono migliori quelle un po’ acerbe.

Se sei un “paziente”, armati di molta pazienza

Difficilmente mi sono trovata a criticare la Sanità, intesa come Strutture Ospedaliere, Medici/Professori, Infermieri e Tecnici, Operatori SocioSanitari e persino le persone che sono lì a pulire. Di solito becco sempre gente gentile, efficiente e comprensiva. Ma, a volte capitano odissee da dover raccontare, evidenziano poca organizzazione o poca comunicazione. 
Forse, da parte dell’Organizzazione Sanitaria degli Ospedali, non si tiene presente che non tutti abitano nei paraggi dell’Ospedale stesso . . .  come ho avuto modo di scoprire l’anno scorso nello stesso Ospedale dove si svolge questa nuova avventura. (*)

Qualche giorno fa, NonnoPapà, Sorella ed io siamo stati all’Ospedale della Grande Città, avevamo appuntamento per “l’ago aspirato” alle 13.00 . . . Per non farci trovare impreparati siamo arrivati all’ambulatorio di Endoscopia Toracica un po’ prima (12.40, secondo mia sorella anche troppo prima). Io sono rimasta “di guardia” davanti alla porta dell’ambulatorio per intercettare un’infermiera a cui chiedere come dovevamo fare, a chi dare le impegnative e la prassi burocratica.
Sorella e il NonnoPapà sono stati seduti a chiacchierare in sala d’aspetto (anche perché il NonnoPapà, ultimamente, dopo 10 passi non ha tanto fiato)
Finalmente consegno le impegnative, l’infermiera mi dice di aspettare, mi siedo anch’io e inizio a lavorare a maglia (una cosa che faccio da qualche mese quando sono in Ospedale o alle Terapie del nipotino o in Poste/Banca o dal Dottore, insomma quando c’è da aspettare o fare una fila).

Alle 14.00 circa, riappare l’infermiera,chiama due nomi e dice: seguitemi . . . si è formata una piccola processione di 2 “pazienti” e 4 “assistenti”. Seguendola abbiamo attraversato in diagonale tutto il piano terra dell’Ospedale e siamo approdati in Radiologia, davanti alla stanza della TAC.
Il primo ad entrare è stato il NonnoPapà e dopo mezz’ora  era tutto finito, l’infermiera ci ha dato le informazioni per avere la risposta della biopsia, poi una Oss ci ha accompagnato al Reparto dove ci ha parcheggiato in “medicheria” e dove ci hanno detto che saremmo rimasti “per un’oretta  sotto controllo”, nel frattempo sono arrivati gli altri due pazienti, di cui uno, in effetti, dopo un po’ si è sentito male e l’hanno portato di corsa da un’altra parte e poi, l’hanno ricoverato . . .
Passate le 17.00 (finalmente) arriva il medico, un controllo all’ossigeno nel sangue (con quella pinzetta al dito), una auscultata al petto, il tempo di scrivere i dati anagrafici, tre righe per dire che tipo di esame è stato eseguito e stampare 2 fogli, rispondere a 5 telefonate . . . e ci saluta!
Pian piano abbiamo raggiunto l’auto dove avevo lasciato uno spuntino (ma davvero “ino ino”) e dei succhi di frutta, ci siamo rifocillati durante il breve viaggio.
Alle 18 e un quarto, circa, eravamo a casa . . . stanchi morti.
Ma, io mi chiedo, qualcuno non poteva spiegarciprima come si svolgeva tutto questo ambaradam . . . ci si organizzava!
Oggi, visto che il NonnoPapà ha la tosse catarrosa da un paio di settimane o poco più, siamo stati dal Medico di casa. Nel parlare e nel chiedere nuove ricette per medicine che prende da anni e dovrà prendere per anni (mi chiedo perché non esistono ricette che valgano almeno qualche mese), il dottore gli ha rivisto la serie di medicine che sta prendendo, ne ha tolte alcune, ne ha sospese altre (in attesa di vedere se bisogna riprenderle o se può farne a meno e di una (il fluidificante che ha sospeso in vista dell’intervento di ieri e che fino a lunedì dovrà lasciare sospese) gli ha ricordato che deve prenderne due al giorno e non una, come risulta dalla lista che ha sempre nel portafoglio.

(*) L’anno scorso, la “Facente Funzione di Nonna”, fu portata allo stesso Ospedale con l’ambulanza, quando sono riuscita a entrare nella camera mi ha chiesto:”Dove siamo? All’estero?” . . . io, allibita mi sento dire, da un’altra ricoverata: “L’infermiera le ha chiesto questo e quello, ma le ha parlato in dialetto!” . . . chiedo lumi all’infermiera appena ce l’ho sottomano, mi risponde che “essendo una vecchietta pensavo si trovasse meglio a parlare in dialetto!”. Peccato che il dialetto (se mai lo ha parlato) della “Facente Funzione di Nonna” è il milanese. 

Quella volta che avevo fretta e poca roba in frigor

Quella volta, avevo fretta, poca roba in frigor e un “emergenza” del tipo “aggiungi un posto a tavola” .  . . non ricordo né chi né perché.
Ricordo però che quello che sono riuscita a preparare è piaciuto, non ricordo molto di più . . . ma oggi mi è capitato tra le mani l’incarto della pasta brisée  da dove ho copiato la ricetta . . .

La trascrivo e, nel frattempo, cerco di ricordare le mie “variazioni sul tema”!

Quiche di ricotta e pomodorini

Ingredienti: 
1 rotolo di pasta brisée (già pronto)
2 uova
300 gr di ricotta
100 gr di parmigiano reggiano
pomodorini
olio / pangrattato / basilico /sale e pepe qb

Srotola la pasta brisée sopra una teglia rotonda. In una ciotola amalgama i tuorli, con il pangrattato e l’olio, versa sopra la pasta brisée che sta nella teglia.
Mischia ricotta, albumi e parmigiano, poi aggiungi il basilico tritato, sale e pepe.
Versa questa crema sull’altra già nella tortiera, copri il tutto con i pomodorini, aggiungi sale e olio.
Cuoci a 200° per 40 minuti

Come vedete sono tutti ingrediente che si possono trovare in frigor o in dispensa . . . Il basilico, d’estate ne ho sempre un vaso fuori dalla porta della cucina, l’ho messo di sicuro. La pasta brisée, pronta (come quel giorno), ce l’ho quasi sempre sotto mano. Se non c’è il Parmigiano, possiamo usare il Grana, sono cugini. E se non ci sono i pomodorini, qualche pezzo di pomodoro piuttosto maturo, penso andranno bene lo stesso.

L’unica cosa che ricordo bene (in realtà sono due) è che non avendo in casa la ricotta ho usato la mozzarelle . . . e, siccome a me i pomodorini cotti piacciono così così, non ho ricoperto tutto di pomodorini ne ho buttati sopra giusto una decina . . . di quelli piccoli e rotondi, raccolti dalla pianta, lavati e asciugati. Poi messi nella torta un attimo prima di infilare tutto nel forno.

Il risultato è stato ottimo, io avevo promesso di rifarla e, fino a oggi, non ho mantenuto la promessa . . . ecco perché me la sono segnata qua, oggi, è arrivata l’occasione: la preparo per la festa di compleanno del PiccoloLord, questa volta seguendo pedissequamente la ricetta!
Oggi vado di fretta e uso la pasta brisée pronta, ma la prossima volta, la pasta brisée voglio provare a farla in base a questa ricetta

Mi piace . . .

Mi piace perché lo posso infilare in borsa e portare con me dovunque
Mi piace perché lo posso tenere sul tavolo e perdermici per delle ore

Mi piace perché, se voglio, mi ci dedico ogni momento libero finché non l’ho finito
Mi piace perché, se non voglio, lo abbandono per mesi e lo riprendo, quando mi va, ricominciando da dove avevo lasciato

Mi piace perché può essere di un solo colore (di solito bianco)
Mi piace perché può essere di tutti i colori dell’arcobaleno

Mi piace perché è una di quelle cose che uniscono le donne di ogni paese, religione, ceto sociale
Mi piace perché è una di quelle cose che non sono solo per le donne, da sempre

Mi piace perché lo si può fare dai 5 ai 50 anni (e oltre)
Mi piace perché, dai 5 ai 50 anni (e oltre), lo si fa con gli stessi gesti e con diversi risultati

Mi piace perché rilassa
Mi piace perché tiene col fiato sospeso fino alla fine

Mi piace perché desta curiosità
Mi piace perché ti guardano come un reperto di altri tempi

Mi piace perché, quando tutto scorre bene, è un piacere andare avanti
Mi piace perché se non si va avanti bene, si può tornare indietro e ricominciare

Mi piace perché ci si può dedicare da soli, concentrati
Mi piace perché ci si può dedicare in compagnia, distraendosi

Mi piace perché ci si dedicavano mia madre e mia suocera (finché sono state bene)
Mi piace perché ci si dedicano molte delle mie amiche (tra reale e virtuale)

Mi piace perché posso creare cose molto utili    
Mi piace perché posso creare cose completamente inutili

Mi piace lavorare “a maglia”, mi bastano un gomitolo e due aghi
Mi piace lavorare a uncinetto, mi bastano un gomitolo e un uncinetto

Riflessioni scaturite, in parte, dopo un oretta di Knit cafè in compagnia. In parte, dopo un’oretta di lavoro all’uncinetto post cena mentre seguivo le avventure dei NCSI in Tv. . . . Da un primo pensiero, sono scaturiti gli altri. Come le ciliegie, uno ha “tirato” l’altro . . . e voi,  avete un “mi piace” da aggiungere??? 

Estate 2014: tante cose da ricordare

Eccomi qua, risoluta, ad aggiornare il diario . . . 
Un’estate anomala ma piena, quest’estate piena di pioggia e di avvenimenti.

Il clou dell’estate doveva essere un viaggetto a Bergamo, mio padre ed io (ed eventuale Udm) . . . rimandato sine die”  per cause di salute del nostro Patriarca. Quei contrattempi che vengono quando uno sta bene e decide di fare qualcosa . . . odiosi. Adesso dobbiamo aspettare che si rimetta in sesto.

Il secondo “Grande Avvenimento” è stata la visita delle cuginette straniere:  dall’Argentina è arrivata A***** col  suo amore, J*** mentre dalla Francia è arrivata D**** . . . e sono arrivati tutti nello stesso periodo, immaginate la confusione.

Il terzo motivo che ha reso interessante l’estate 2014, malgrado le condizioni meteo avverse, non mi ha riguardato in modo personale, ma ha riguardato la Nipote (che nell’elenco del nonno viene al n° 6), che ha partecipato alla Route Nazionale dell’Agesci.

E poi, ci sono i piccoli e numerosi avvenimenti che riguardano il PiccoloLord, tra gli altri, che, finalmente si è fatto tagliare i capelli a “porcospino” dal barbiere uomo, senza fiatare, anzi sorridente e felice (e osservando lo stesso barbiere che li tagliava, dopo che a lui, a me  . . . a “porcospina”! ). I suoi miglioramenti nel linguaggio, il suo modo educato e disinvolto di affrontare il mondo, la sua mai sazia curiosità per tutto (proprio per tutto) quello che il mondo offre.

Essendo questo orario un po’ improbabile, visto che le palpebre cominciano a cascare, dopo un ora e mezza di veglia, mollo tutto e torno a dormire, appena posso, vi aggiorno su tutto.

 

Di qua e di là dell’Atlantico, un’unica famiglia

Come ho raccontato in alcuni post . . . una parte della famiglia paterna, dopo la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato l’Italia per cercar fortuna in altri lidi ed è approdata in Argentina. Dopo un lungo periodo in cui si corrispondeva e, quando loro arrivavano in visita ci si incontrava, ci sono stati decenni in cui non abbiamo avuto più notizie . . . ci siamo ritrovati grazie a Fb.
E,  anche se il cugino di mio padre non è più con noi, si è sviluppato un senso di famiglia, affetto e una simpatia tra noi (parte italiana della famiglia) e loro (parte argentina della famiglia), supportata da mail, Fb, foto, telofonate . . . fino alla decisione di una delle ragazze dell’ultima generazione di venire in Italia a ritrovare i luoghi dell’infanzia di suo nonno e la famiglia . . .

Lei, A**** e il suo amore: J*** (anche lui di origine italiana) hanno scelto, purtroppo, la peggiore estate . . . e metà del loro viaggio è stato sotto la pioggia e tra le nuvolaglie mentre visitavano: Roma, Firenze, Pisa, Siena, Milano, Bergamo, Venezia . . .  poi, finalmente sono arrivati da noi e hanno visto il sole . . .
Ma soprattutto, hanno visto noi . . . la famiglia a ranghi serrati, tranne gli assenti giustificati (qualcuno alla Route nazionale di Rover, qualcuno nelle terre dell’estremo Nord in visita a un’amica), li ha abbracciati, accolti, coccolati, riempiti di chiacchiere e domande.
Ci sono state le foto (che non sono state “pensate” per la rete e, perciò, restano private), la pizza, i regali, le lasagne, le risate, le foto “antiche”, i racconti del tempo che fu, l’albero genealogico, le telefonate oltreoceano.

Poi, qualche passeggiata da soli o in compagnia . . . per godersi il panorama e la gioia del passeggiare senza problemi per le vie dalla Città sulla Costa
Poi, qualche momento in spiaggia . . . a rilassarsi
Poi, qualche bagno nell’Adriatico . . . un Mare così diverso dal loro Oceano

Come posso spiegarvi il fatto che, pur non avendoli mai incontrati prima, li sentivamo davvero “nostri”.
Come faccio a farvi sentire le risate, le battute e le domande che si rincorrevano intorno al tavolo (prontamente tradotti dal castigliano all’italiano e dall’italiano al castigliano dalla FigliaGrande)
Come faccio a raccontarvi . . . no, sono sicura che questo lo capite da soli . . . la voglia prepotente di conoscere presto anche il resto della famiglia argentina

Accidenti alla “Crisi”, ci toccherà aspettare, ma sappiamo che, benché distanti tanti chilometri, grazie ai moderni mezzi tecnologici, staremo sempre in contatto e quando ci incontreremo ci sembrerà di esserci appena salutati

La crisi del 7° anno . . . del Blog

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Si dice che al settimo anno la crisi ci può stare. . .
Si dice che l’importante non è guardare cosa è successo, ma cosa succederà . . .
Si dice che il blog non è come i diamanti, non è per sempre . . . ci si può stancare di raccontarsi, si può avere un sacco di altre cose da fare, si può scrivere meno e poi, ricominciare a scrivere con nuovo slancio . . .

Si dice, si pensa, si prevede e si discute l’impatto sociologico di questa crisi del 7° anno (anche se, in questo periodo c’è in giro un’altro tipo di crisi . . . 

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Qualche giorno fa, si è compiuto il 7° anno di vita di questo blog, per cui posso dire che, sì, in questo ultimo anno ho trascurato il mio blog, per il quale, comunque nutro ancora dell’affetto . . . abbiamo deciso (io e il Blog) di darci ancora una possibilità . . . ricominciare a raccontarsi, per parenti, amici e conoscenti . . . e per i posteri!

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In quest’ultimo anno i miei fedeli lettori, molto ridotti ma sempre costanti, non mi hanno mai lasciata sola, li ringrazio . . .
In quest’ultimo anno c’è stato un vero e proprio exploit di “followed”. Certo,  mi piacerebbe leggere i loro commenti, ma sono vergognosi . . .

In quest’ultimo anno, mi sono accorta di quanto il mio blog sia caduto in basso . . . nemmeno uno spammatore . . .

Malgrado tutto, il giorno 4 agosto, questo blog (anche se fino al gennaio 2012 era su “Splinder”) ha compiuto il suo 7^ anno . . . festeggiamolo!

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Il 7  nelle tradizioni mistiche antiche aveva un forte significato simbolico.

In indoeuropeo  si diceva: septṃ; in latino:  septem, i greci lo chiamavano:  ἑπτά, in  sanscrito era: saptà, e per i Goti:  sibun (i Goti parlavano ostrogoto, si sa!)

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Forse per qualcuno sarà una sorpresa, ma è il numero naturale dopo il 6 e prima dell’8. Da non crederci!!! 

Sette sono i colori dell’arcobaleno, ovvero il numero di bande di frequenza in cui viene convenzionalmente suddiviso lo spettro visibile: giallo, arancione, rosso, verde, blu, indaco e violetto.

rosa dei venti

Sette sono le stelle più luminose delle costellazioni dell’Orsa maggiore e dell’Orsa minore.
Da septem triones, che in latino significa “i sette tori da traino”, nome con cui i Romani chiamavano le stelle del Grande Carro, deriva il termine settentrione. (e qui, giuro, la sorpresa l’ho avuta io) 

Sette sono le isole Canarie maggiori: Tenerife, Fuerteventura, Gran Canaria, Lanzarote, La Palma, La Gomera ed El Hierro. (e patirei subito a visitarle, una per una, perché sono stufa di questa estate uggiosa)

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Sette sono gli storici Re di Roma  . . . vediamo se li sapete ancora tutti, senza passare il mouse sui loro nomi, che stanno (nascosti) tra le due virgolette:   Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio,Tarquinio il Superbo Lucky-Number-Seven-1183690

Il comune dado da gioco ha le facce disposte in modo tale che la somma dei numeri delle facce opposte sia sempre 7 (Es. 1 opposto al 6, 4 opposto al 3, 5 opposto al 2).

“BubuSETTEte!” è un tipico ritornello utilizzato per scherzare con i bimbi.

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Sette sono i pezzi che compongono il Tangram, antico rompicapo cinese.

Sette sono le proverbiali vite di un gatto.

Sette sono i nani nella favola di Biancaneve e i sette nani: in italiano si chiamano: Brontolo, Cucciolo, Dotto, Eolo, Gongolo, Mammolo, Pisolo.sette nani
Ma in inglese si chiamano: Grumpy, Dopey, Doc, Sneezy, Happy, Bashful, Sleepy.

“Sette anni nel Tibet” è un libro autobiografico dell’alpinista austriaco Heinrich Harrer (e, come capita, m’è piaciuto molto di più il libro che il film)

“7 spose per 7 fratelli” e “I magnifici 7” son due film che rivedo sempre con piacere.

Sette sono le note musicali: do, re, mi, fa, sol, la, si.

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E sette sono i giorni della settimana: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica.

E dopo tutte queste utili notizie che avreste potuto trovare su Wikipedia (come ho fatto io che ne ho scelte solo alcune), vi saluto e vi prometto nuovi post a breve!

 

Pasticci da PiccoloLord . . . con la nonna

Cosa può fare in casa, un sabato mattina, un PiccoloLord con la sua nonna??? 
A volte è divertente pasticciare insieme, imparando parole nuove, imparando a rispettare i “tempi” e le “regole” dettate dalla ricetta . . . impegnandosi a preparare una torta per il resto della famiglia.

È una torta che in questa famiglia è stata preparata un sacco di volte, fin da quando, era un’estate calda, è stata preparata per una qualche occasione, al Suocero piaceva, perché non era tanto dolce, ai bambini piaceva perché era piena di crema e al resto della truppa, piaceva perché era leggera e fresca . . . vi lascio la ricetta, se mai la voleste fare.

PiccoloLord e io faremo la versione con le pesche sciroppate e senza liquore, ma la riproverò a fare quando le albicocche che stanno sul nostro piccolo albero saranno mature.

Torta di ricotta e pesche sciroppate (o albicocche fresche)

Ingredienti

  • Pan di Spagna
  • 500 gr di Ricotta fresca
  • 200 gr di Zucchero
  • Buccia di limone (non trattato) grattata
  • Succo di limone (finiamo di usare quello di cui sopra)
  • 500 gr di Panna per dolci
  • Pesche sciroppate ( o Albicocche fresce) qb
  • Liquore dolce (solo se la torta è destinata agli adulti)
  • Zucchero a velo

Tagliare il Pan di Spagna e bagnare il pezzo sotto con liquore (o con il succo delle pesche sciroppate o con una bagna fatta con acqua e marmellata di albicocche, se la torta è destinata ai bambini)

Preparare la crema alla ricotta
Passare al setaccio (o schiacciare con lo schiacciapatate) la ricotta e mescolarla col succo di limone, unire la buccia del limone grattata e lo zucchero, facendo amalgamare bene tutto, aggiungere un po’ di sciroppo delle pesche (nel caso di adulti, aggiungere mezzo bicchiere di liquore).
Mentre riposa, montare la panna a neve e incorporarla delicatamente alla crema già pronta. Tenere in frigor, coperta.

Versione con le pesche sciroppate
Tagliare a fettine le pesche sciroppate e disporle sul Pan di Spagna ricoprendolo tutto.

Versione con le albicocche fresche
Lavare le albicocche fresche, dividerle e snocciolarle, metterle a macerare con un po’ di liquore. Adagiarle sul fondo di Pan di Spagna, ben scolate e col dorso verso l’alto.

Rifinire la torta
Versarci sopra la crema alla ricotta e spalmarla bene, dargli la forma di torta e decorare con qualche fettina di pesca sciroppata (o di albicocca fresca) avanzata. 
Lasciare in frigor per almeno 3 ore. 

Poi fateci sapere se vi è piaciuta.

Altre ricette sulla pagina: In Cucina

Istinti . . .

D’istinto, se vedo un sasso a portata di piede, lo calcio. Anche per più volte, senza vergogna, seguendolo mentre percorro la via . . .

Sassi sulla strada.
© Fiordicactus

 

D’istinto, se trovo una “spoletta” di filo da cucire, ci metto il pollice sotto e l’avvicino alle labbra, fischiando . . .  Me lo insegnò mia nonna, dovrei insegnarlo al PiccoloLord

Filfort

D’istinto, se passo vicino a una cancellata, ci faccio scorrere le dita o se ce l’ho sottomano, una chiave. Per sentire l’allegra canzone che mi dona . . .

Ringhiere ferro battuto per esterno con punte

D’istinto, se vedo un paffuto bimbetto nel passeggino con i piedi nudi, mi verrebbe di fargli il solletico  . . . ma di questi tempi è meglio non indulgere a questo divertimento, si potrebbe essere fraintesi 

piedi-bambino

D’istinto, se c’è una fontanella, devo bere “a canna”, ma senza appoggiare le labbra alla cannella, bagnandomi sempre un po’   . . .

FOntanella

D’istinto, se compro il pane e me lo danno caldo e profumato (capita ancora in certi forni), ne stacco un bel pezzetto e me lo mangio con piacere . . .

pane-fresco

D’istinto,  ci sono un sacco di cose che faccio e di cui mi accorgo solo dopo che le ho fatte. È la “bambina” che è in me, non si accorge che sono, ormai, una vecchia signora, una nonna . . .

disegno-di-yoyo-yo-yo-bambina-colorato

Eh, l’istinto!

Aggiornamento: (*) Siccome non trovavo una foto che mi andasse bene per illustrare la voglia di calciare sassi, ho cercato un sasso nel mio cortile, me ne sono andata sulla strada, ho appoggiato il sasso e mi sono inginocchiata . . . (con tutti i miei 75Kg e oltre), mi sono semi sdraiata e ho fatto la foto che vedete (con una compattina Nikon . . . solo dopo mi sono accorta che un vicino mi guardava perplesso.  😉
Anche questo è un’istinto . . . adesso le ginocchia si fanno risentire! 🙂