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Maggio, andiamo per santuari – Knock (An Cnoc o Cnoc Mhuire) Irlanda

Andiamo ancora una volta lontani dall’Italia, per scoprire un santuario in Irlanda, terra di San Colombano.  dove la Madonna è apparsa in compagnia di san Giuseppe e San Giovanni Evangelista. 

Knock_shrine

“Il 21 agosto 1879, Mary McLoughlin, quarantacinquenne custode della chiesa retta dall’arcidiacono Bartolomeo Kavanagh, andò nel vicino cottage di Mary Byrne alle sette pomeridiane circa. Durante il tragitto, sul lato sud della chiesa, riferì di aver visto, scambiandole per statue, le figure della Vergine Maria, di san Giuseppe e di san Giovanni Evangelista, vestito come un vescovo, e inoltre un altare con una croce e un agnello, tradizionale immagine di Gesù, con angeli in adorazione. La McLoughlin pensò che l’arcidiacono si fosse procurato quelle immagini a Dublino.

Dopo mezz’ora Mary tornò alla chiesa con Mary Byrne, di 29 anni, per chiudere a chiave il portone, e lì avrebbero rivisto le figure, e si sarebbero rese conto che si trattava invece di un’apparizione. Mary chiamò allora suo fratello Dominick, sua madre e sua sorella, entrambe di nome Margaret, ed avvisò anche la gente dei dintorni. Accorsero il cugino, Dominick senior, suo figlio Patrick, il domestico John Durkan e il piccolo curry John di sei anni. Nel frattempo Mary Byrne era corsa a casa dell’amica Judith Campbell e della settantacinquenne Bridget Trench, che rilasciò in seguito un racconto vivace della presunta apparizione.” (per sapere come continua, clicca qui)

Santuario di Knock_Shrine

(Per maggiori informazioni, in inglese, leggete qua)
_A mughetto
A questa Madonna, regalerei mughetti . . . che sono proprio i fiori simbolo di questo mese . . . 

“Secondo leggenda, il mughetto è uno dei primi fiori  a spuntare annunciando l’arrivo della primavera ed era considerato il simbolo dell’Avvento del Salvatore, nonché della sua Incarnazione. Il mughetto viene anche associato All’immagine della Madonna e alla sua purezza per il suo candore e per la dolcezza del suo profumo. Secondo la tradizione tali fiori sono stati originati dal sangue versato da San Leonardo durante la sua intensa lotta contro il demonio.” (da qui)

Maggio, andiamo per Santuari – Caravaggio

E siamo arrivati a Caravaggio per il “FerraMaggio” (Copiata l’idea a Gabriele, amico Facebook).
Il Santuario di Caravaggio è un santuario importante, antico e molto conosciuto. È il santuario della mia infanzia (anche se mio padre, quando se ne parla, ricorda che ogni pellegrinaggio a questo paese della bassa bergamasca è legato a qualche problema: perdita di un braccialettino d’oro, rottura del motore dell’automobile in un pomeriggio di una domenica autunnale e via ricordando) di cui, io bambina, ho solo bei ricordi.  Qui di seguito, come al solito, la storia dell’apparizione e il link. 

caravaggio-santuario-di-caravaggio

“L’anno 1432 dalla nascita del Signore, il giorno 26 maggio alle ore cinque della sera, avvenne che una donna di nome Giannetta oriunda del borgo di Caravaggio, di 32 anni d’età, figlia di un certo Pietro Vacchie sposadiFrancesco Varoli, conosciuta da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua cristiana pietà, la sua vita sinceramente onesta, si trovava fuori dall’abitato lungo la strada verso Misano, ed era tutta presa dal pensiero di come avrebbe potuto portare a casa i fasci d’erba che lì era venuta a falciare per i suoi animali.
Quand’ecco vide venire dall’alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco.
Colpita dall’aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: Maria Vergine!
E la Signora subito a lei:Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera.
Giannetta ripose:  “Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba.”
Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: “Adesso fa quello che voglio da te…”

Santuario  di Caravaggio

E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: “Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo…”
E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse:
“L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.
Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione.”
La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta.
Giannetta disse: “La gente non crederà a me.”

La clementissima Vergine rispose: “Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità.”
Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.
Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti – credendo a lei – cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno.
A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo. A Lui, al Padre e allo Spirito Santo sia sempre lode e gloria per la salvezza dei fedeli. Amen.”

(E poi, se volete saperne di più, cliccate qui)

 

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Il fiore di oggi, un fiore che è nella lista dei miei “Top Ten” , appena dopo i girasoli! La Peonia!

“La peonia fu incoronata “Regina” da un’antichissima leggenda che affonda le radici in Cina, e viene tuttora considerata tale. Sulla base di quanto emerge dal linguaggio dei fiori, la peonia simboleggia la timidezza e la vergogna: la tradizione narra che le ninfe utilizzavano petali di peonia come rifugio sicuro, per proteggere loro stesse dai pericoli.
Nell’antico contesto mitologico greco, la peonia fu al centro di numerosissimi miti e leggende: tanto per riportare un esempio, la peonia personifica le lacrime versate da Diana, dea della caccia, quando ella capì di aver ucciso il suo amato con la freccia.” (da qui)

Maggio, andiamo per santuari – N. S. di Bonaria

Qualche anno fa ho scoperto questo santuario, me l’ha fatto conoscere un’amica blogger AnnaVercos (il nickname è il nome del personaggio di un dramma di Paul Claudel “L’Annuncio a Maria”, ve lo consiglio, ecco qui la mia impressione)

“Marzo 1370. Un mercantile salpa dalla Spagna verso la penisola italica. La navigazione si prospetta tranquilla, ma all’improvviso si scatena una paurosa tempesta. La situazione si fa drammatica e l’equipaggio capisce di non avere più speranze. Il capitano, per alleggerire la nave, ordina di gettare in mare ogni cosa nella speranza di poter salvare almeno la vita degli uomini dell’equipaggio. Rimangono a bordo solo l’equipaggio e i viaggiatori.

All’improvviso, la tempesta si placa, le nubi di diradano e ricompare il sole. 

Pieni di sollievo per il pericolo scampato i marinai, guardando verso il mare, si accorgono che di tutta la merce gettata in mare solo una enorme cassa galleggia: nessuno sa che cosa contenga o a chi appartenga. Incuriositi, cercano di recuperarla. Non ci riescono. 

Il capitano cerca di rimettersi in rotta, ma inutilmente: la nave segue misteriosamente quella grossa cassa che, dopo qualche tempo, approda dolcemente sulla spiaggia antistante il piccolo borgo di Bonaria, ai piedi di un convento di Frati Mercedari. 

Scesi a terra, i marinai cercano di aprire la misteriosa cassa, ma non ci riescono. Tentano di spostarla, ma risulta impossibile per l’enorme peso. Anche la gente accorsa dal borgo sulla riva guarda incuriosita. La notizia ben presto si diffonde e da ogni parte della vicina città di Cagliari (Caller) sopraggiungono anche l’arcivescovo Bernardo, il vicerè Alberto Satrillas e altre autorità cittadine. 

Tutti sono sgomenti e non sanno cha fare davanti a quella cassa; ma a un certo punto si leva dalla folla una voce infantile che invitava la gente a chiamare i frati del vicino convento. 

I religiosi accorrono prontamente e, nel silenzio incuriosito degli astanti, con molta facilità aprono la cassa: agli occhi increduli di tutti appare una bellissima statua della Madonna con il Bambino e con una candela accesa in mano. 

Era il 25 marzo del 1370, festa dell’Annunciazione. 

Una  volta approdato in Sardegna, il bel simulacro doveva essere adeguatamente ospitato e ci si chiese dove esso meritasse di essere collocato: si pensò di portarlo nella Cattedrale, chiesa madre della città; i frati si opposero, sostenuti da tutta la popolazione e portarono la statua nel convento. 

Si pensò di collocarla in una cappella laterale, poiché l’altare maggiore era già occupato da un’altra prodigiosa statua, La Madonna del Miracolo. 

La statua della Vergine fu dunque collocata in una cappella laterale, ma il mattino seguente, i religiosi videro che le due statue si erano scambiate di posto.La Madonna venuta dal mare era sull’Altare maggiore. 

Pensarono che qualcuno avesse voluto onorare nascostamente, durante la notte il nuovo simulacro miracoloso, e rimisero le statue al loro posto. Il mattino seguente verificarono lo stesso spostamento. La terza notte decisero di vegliare per impedire che qualcuno effettuasse quello spostamento, ma, senza che riuscissero a rendersene conto, la Madonna venuta dal mare si spostò ancora una volta sull’Altare maggiore. Era chiaro che la nuova venuta voleva essere onorata come regina del Santuario; perciò i religiosi la lasciarono nel posto che Essa stessa si era scelta; e da allora viene venerata come Nostra Signora di Bonaria, proclamata nel 1908 da San Pio X Patrona massima della Sardegna”

La “navicella”  

Al centro dell’arco absidale pende la “misteriosa” Navicella intorno alla quale le cronache del Santuario e gli storici di Bonaria parlano abbondantemente. 
E’ d’avorio ben levigato al di fuori e scavato all’interno. D’avorio è anche la tavoletta sottile e mobile che serve di coperta nella poppa; così pure la gabbia e l’unico albero. Questo è fissato, al centro, da fili d’argento anneriti, infissi nei fianchi esterni, e si uniscono sotto la gabbia. In cima all’albero c’è un piccolo anello di ferro fasciato di cordina dove si attacca la cordicella che sostiene la Navicella alla volta. E’ lunga 30 cm, alta mm 95, pesa g 1.70 e misura dalla chiglia alla cima dell’albero cm 36. Con ogni probabilità essa risale agli inizi del secolo XV. 

La celebrità della Navicella è dovuta al fatto che, appesa davanti al Simulacro della Madonna, cominciò a dare misteriose segnalazioni delle quali si occupò anche il Processo Canonico nel 1592, isituito dall’Arcivescovo don Francesco Del Vall per vagliare la veridicità dei fatti di Bonaria. Le segnalazioni della Navicella, controllate e vagliate da persone qualificate, indicavano la direzione dei venti spiranti nel golfo. La loro straordinarietà non sta nel movimento, che promana da una legge fisica, bensì nell’indicare la direzione dei venti con la sua prora. 
I naviganti infatti hanno sperimento la veridicità delle segnalazioni senza mai avventurarsi nel mare se non dopo aver consultato le indicazioni della Navicella.  

La città di Buenos Aires, fondata una prima volta dal conquistador Pedro de Mendoza il 2 febbraio 1536, distrutta nel 1541 e rifondata definitivamente come Ciudad de la Santísima Trinidad en el Puerto de Santa María del Buen Aire nel 1580 da Juan de Garay, deve il suo nome alla devozione dei marinai sardi dell’equipaggio verso la Madonna del Buen Aire o de los Buenos Aires, ovvero la Madonna di Bonaria venerata a Cagliari[4][5]. Nella capitale dell’Argentina si trova una basilica, eretta nel 1911 dai Mercedari, dedicata a Nuestra Señora de los Buenos Aires, la cui festa, come nel capoluogo sardo, si celebra il 24 aprile.

Maggio, andiamo per santuari – Forno Alpi Graie (Groscavallo – TO)

Sono tornata in Italia . . . ci è voluto un po’, ma sono arrivata in mezzo ai monti del Piemonte!  

Gli avvenimenti miracolosi del 1630 prendono le mosse da un pellegrinaggio compiuto dall’operaio Pietro Garino, nativo di Forno Alpi Graie e residente a Torino, al santuario della Madonna del Rocciamelone, in valle di Susa, sorto nel Medioevo in seguito al voto di un crociato di Asti, Bonifacio Rotario, sulla cima di quello che era ritenuto il monte più alto delle Alpi. Giunto il 7 agosto 1629 sulla cima di questo monte (4), il pellegrino nota sulla facciata della cappella due quadretti che raffigurano la Vergine di Loreto e san Carlo Borromeo, entrambi gravemente danneggiati dall’umidità. Garino pensa di portarli a Torino per farli restaurare, e promette di riportarli nella cappella l’anno seguente.

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A Torino, Garino affida il restauro dei quadri al pittore milanese Carlo Antonio Merutto. Nel frattempo è giunto l’anno 1630, in un Piemonte devastato dalla guerra e dalla fame, alle quali si aggiunge la pestilenza. I paesi che Pietro Garino dovrebbe attraversare per ascendere nuovamente al Rocciamelone si trovano nella zona più gravemente infetta dalla peste. Pertanto egli pensa di rimandare la restituzione dei quadri e di portarli per il momento con sé nella sua casa natale di Forno. E proprio a Forno, nella notte del 27 settembre 1630, Pietro Garino ode una voce che lo chiama per nome. Lo stesso fenomeno si ripete nelle due notti successive, senza che egli ne comprenda l’origine. 
Nel pomeriggio del 30 settembre, mentre si trova su una pianta a raccogliere foglie per il bestiame. scorge sulla cima dell’albero i due quadri, che aveva chiuso in un cassettone a casa sua. Mentre Garino si pone in ginocchio ai piedi dell’albero, i due quadri scendono – miracolosamente – a terra. Quasi contemporaneamente sopra una pietra appare una Dama con un velo verde in capo e un vestito d’argento ricoperto di gemme, sorretta da due donne. Superato il primo stupore, Garino trova il coraggio di rivolgere questa domanda: «Vi domando, beata Vergine, se siete la Madre di Dio». E la Dama risponde: «Io sono la Madre di Dio, Regina del Cielo e della Terra. Ti domando di dire al Parrocco o ad altro religioso che faccia sapere al popolo che sieno più timorati di Dio e diversi da quello che furono finora. Allora potrò ottenere dal mio Divin Figliolo che faccia cessare la peste che miete tante vittime e ne siano preservati i paesi che ancora ne sono sani. Va e non temere: io farò che si creda alle tue parole». 
Il veggente si reca dal parrocco, don Renaldo Teppati, e gli racconta l’accaduto. Il parrocco che conosce Garino per uomo di fermo buon senso e di solida pietà, alieno da fantasticherie o mistificazioni, è subito incline a mestare fede al veggente: gli fa ripetere sotto giuramento il racconto e gli dà appuntamento per il giorno seguente alla cappella di San Rocco, poco distante da Forno, raccomandandogli di portare con sé i due quadri. Ma al mattino del giorno dopo Garino constata che i quadri sono nuovamente spariti dal luogo dove li aveva riposti. Accorso con don Teppati alla roccia dove si era manifestata la Vergine, vi trova ancora i due quadri, segno manifesto che quel luogo era stato scelto dalla Madonna per esservi venerata. (e se volete sapere come è finita . . . cliccate qui)

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Oggi una rosa antica . . . bellissima, l’ho trovata in questo sito:  “Ca’ delle Rose” 

Maggio, andiamo per santuari – Fatima

Visto che ero in giro . . . tanto valeva prendersi ancora un giorno, oggi è proprio quello giusto per andare a Fatima. Oggi, infatti, è proprio il giorno in cui la Madonna apparve ai pastorelli portoghesi. 

_basil_409b77364b2bc (1)Per saperne di più sul santuario, clicca sulla foto 

“Il 13 maggio del 1917 tre bambini pascolavano un piccolo gregge nella Cova da Iria, frazione di Fatima, comune di Villa Nova de Ourém, oggi Diocesi di Leiria-Fatima. Si chiamavano Lucia de Jesus, di 10 anni e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto, di 9 e 7 anni. 
Verso mezzogiorno, dopo aver recitato il rosario come facevano abitualmente, si intrattennero a costruire una piccola casa con pietre raccolte sul luogo, dove oggi sorge la Basilica. All´ improvviso videro una grande luce; pensando che si trattasse di un lampo decisero di andarsene, ma sopraggiunse un altro lampo che illuminó il luogo e videro sopra un piccolo elce (dove ora si trova la Cappellina delle Apparizioni) una “Signora più splendente del sole” dalle cui mani pendeva un rosario bianco.

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La Signora disse ai tre Pastorelli che era necessario pregare molto e li invitò a tornare alla Cova da Iria per cinque mesi consecutivi, il giorno 13 e a quella stessa ora. I bambini così fecero e nei giorni 13 di giugno, luglio, settembre e ottobre la Signora tornò ad apparire e a parlare con loro alla Cova da Iria. Il 19 agosto l´apparizione ebbe luogo nella località “dos Valinhos” a circa 500 metri da Aljustrel, perché il giorno 13 i bambini furono sequestrati dal sindaco e portati a Villa Nova de Ourém.

Nell´ ultima apparizione, il 13 ottobre, alla presenza di circa 70.000 persone, la Signora disse che era “La Madonna del Rosario” e chiese che venisse costruita in quel luogo una Cappella in suo onore. Dopo l´apparizione, tutti i presenti furono testimoni del miracolo promesso ai tre bambini nei mesi di luglio e di settembre: il sole, simile ad un disco d´argento, poteva essere fissato senza difficoltà, girava su se stesso come una ruota di fuoco e sembrava che volesse precipitare sulla terra.” (e per sapere il resto, cliccate qui)

“La Statua che si venera alla Cappellina delle Apparizioni, cuore del Santuario di Fatima, è stata offerta da Gilberto Fernandes dos Santos nel 1920. È opera dello scultore José Ferreira Thedim.

È in legno, cedro del Brasile e misura 1,10 m.

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È stata benedetta il 13 Maggio 1920 nella Chiesa Parrocchiale di Fatima (a 4 Km dal Santuario, luogo dove furono battezzati i Pastorelli di Fatima); intronizzata alla Cappellina delle Apparizioni il 13 Giugno 1920 e incoronata dal Legato Pontificio Cardinale Masella, il 13 Maggio 1946.

La statua della Madonna è incoronata nelle grandi celebrazioni con una corona che è un esemplare unico eseguito a Lisbona e alla quale hanno lavorato gratuitamente 12 artisti per la durata di tre mesi. Pesa 1200 grammi ed è arricchita da 313 perle e 2679 pietre preziose. Questa corona è stata offerta dalle donne portoghesi il 13 Ottobre 1942, come ringraziamento perché il Portogallo non era entrato a far parte della 1ª Guerra Mondiale, e in essa è incastonata la pallottola offerta da Giovanni Paolo II.

Il defunto Sommo Pontefice offrì la pallottola che gli trapassò il corpo nell’attentato di cui fu vittima il 13 Maggio 1981, a Roma, come segno di ringraziamento alla Vergine per avergli salvato la vita.

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La rosa d’oro alla Madonna di Fatima . . . “Fu concessa da Paolo VI nella sessione del 21 Novembre 1964 del Concilio Vaticano II e benedetta dallo stesso Papa il 28 Marzo 1965. Fu consegnata al Santuario dal Cardinale Legato, Fernando Cento, il 13 Maggio 1965. !

Maggio, andiamo per santuari – Parigi

Domenica, facciamo un volo (con la fantasia) e arriviamo a Parigi, presto siamo alla Cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa dove la Madonna apparve a una suora, Santa Caterina Labouré, della Congregazione delle Figlie della Carità nel convento di Parigi in rue du Bac,140.
Negli anni successivi ci furono le apparizioni di La Salette (1846), Lourdes (1858), Pontmain (1871) ed infine Pellevoisin (1876). Queste apparizioni,tutte approvate dalla Chiesa, segnano fisicamente sulla terra di Francia la “M” mariana della medaglia miracolosa.

“Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice:“Venite in cappella; la Madonna vi aspetta”. Mi venne subito il pensiero mi sentiranno! Ma quel fanciullo è pronto a rispondermi “State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”.
Vestitami in fretta, mi diressi verso quel fanciullo che era restato in piedi senza avanzarsi oltre la spalliera del letto.

Il fanciullo mi seguì, o meglio, io seguii lui dovunque passava, tenendosi sempre alla mia sinistra. Erano accesi i lumi da per tutto dove noi passavamo, il che molto mi sorprendeva. Assai più meravigliata però rimasi all’ingresso della cappella, quando l’uscio si aprì, appena il fanciullino l’ebbe toccato con la punta di un dito. La meraviglia poi fu al colmo quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna.
Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. Parendomi il tempo troppo lungo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna”.

“Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: “Ecco la Madonna, eccola!”.
Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di S. Giuseppe, e vidi la S.Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la SS. Vergine, ma tutta simile a Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso.

Io ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi disse “Ecco la Madonna!”. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Madonna. Quel fanciullino mi parlò allora non più con voce di bambino, ma d’uomo alto e robusto; e disse parole forti. Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria…

Fu quello il momento più dolce della mia vita”.”

“Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia… “. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione”.”

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Nota Bene – copiato dai siti: Maria di Nazareth che parla delle apparizioni mariane nel mondo e La Cappella della Medaglia Miracolosa, il sito ufficiale dove potete trovare tutte le informazioni.

Maggio, andiamo per santuari – Giulianova

Se da Roma prendete l’autostrada, in poco tempo siete sull’Adriatico a Giulianova . . . ecco dove vi porto stamattina. A conoscere la Madonna dello Splendore . . .

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” Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore”.

Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la “Storia Aprutina” scritta da don Niccola Palma e per la “Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulia nova “scritta dai Padri Celestini.
Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all’ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: “Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario”.

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Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l’incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com’era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell’ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguissero sul luogo dell’apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente.” (Per continuare la lettura, clicca qui)

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E per questa giornata che, finalmente, vede riaffacciarsi tra le nuvole un bel sole, offro alla Madonna dello Splendore un mazzo dei fiori che mi piacciono da sempre, da quando ricordo .  .  . Calendule
“un’antica leggenda greca racconta che questo fiore nacque dalle lacrime di Afrodite, addolorata per la morte del suo giovane amante Adone, trafitto da un cinghiale inviatogli contro dal gelosissimo Ares, compagno ufficiale di Afrodite. Pertanto, la calendula è il fiore della consolazione.

Secondo altri, il nome deriva dal greco “kàlathos”, che significa coppa o cesta, facendo riferimento così alla forma del fiore. Come tutti i fiori gialli o arancioni, era associato al sole. Infatti il termine “marigold” degli inglesi lo accomuna alla Vergine Maria, cui erano dedicati nel Medioevo. Il fatto che abbassi il capolino al tramonto, era considerato un segno di lutto per la scomparsa del sole  e questa credenza si è trasmessa nella simbologia che lo vuole simbolo del dolore, della noia e della pena. Più o meno dello stesso avviso sono ancora oggi i messicani, che lo considerano il fiore della morte. Una leggenda popolare dice che questi fiori, portati dai conquistatori, siano cresciuti in Messico con il sangue dei poveri indigeni, vittime del potere dei bianchi. Secondo una leggenda inglese sono  simbolo di gelosia e sono raffigurati come zitelle mai amate da nessuno che, morendo, si trasformano in calendule “gialle di rabbia”.

Secondo gli scrittori dell’Ottocento, era il simbolo dei cortigiani adulatori, ma c’è anche una corrente di pensiero che lo vuole simbolo dell’amore puro e infinito. L’emblema di Margherita d’Orléans era una calendula che girava attorno al sole con il motto: “Io non voglio seguire che il sole”. Nei giochi di Tolosa, i celebri “jeux floraux”, al poeta vincitore si offriva una calendula d’argento in onore del fondatore, secondo la tradizione Clemence Isaure, di cui era il preferito. 
In Germania è anche chiamata “Kuhblume” poiché a Pentecoste è antica consuetudine cingere il capo dei  bovini con fiori di calendula durante la Pfingst Procession.”