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Natale è arrivato . . .

Verbum caro factum est

 

BARCELONA-GAUDI-MODERNISM-SAGRADA-FAMILIA-BIRTH-OF-CHRISTGaudì – Sagrada Familia – Facciata della Natività

Il cristianesimo è tutto qui, in questa contemplazione di un Dio fatto povertà, di un Eterno fatto mortale, di un Onnipotente fatto infante, di un tre volte Santo diventato terra come noi, mortale.

Fr. Enzo Bianchi, Priore di Bose (se volete leggere tutto, cliccate qui)

Giuseppe “figlio di David” . . . (Aspettando Natale IV)


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Sogno di Giuseppe (particolare), mosaico, 1140_70, Duomo di Monreale

Per narrare questa verità inenarrabile, ecco allora il racconto relativo a Giuseppe. Il fidanzato di Maria è sorpreso dall’inedito: Maria è incinta senza che egli si sia unito a lei. Secondo la Legge potrebbe denunciare Maria per tradimento della promessa nuziale (cf. Dt 22,23-24), ma è un uomo buono e allora decide di ripudiarla in segreto, di non sposarla ma nemmeno di esporla alla pubblica vergogna e alla condanna. 

E mentre egli è immerso in questa sofferenza, in questa ricerca di giustizia e di misericordia, Dio gli manda un messaggio, gli fornisce l’interpretazione della gravidanza di Maria. Mentre dorme, l’angelo interprete gli sussurra, chiamandolo per nome: “Giuseppe, tu che sei figlio di David, che appartieni alla discendenza regale messianica, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino generato in lei viene dallo Spirito santo”.

Giuseppe era un artigiano, forse un falegname, di un piccolo villaggio della Galilea, ma è chiamato “figlio di David”, perché a questo titolo riceve ora una vocazione impensata: avrà un figlio ma non generato da lui, un figlio concepito da Maria ma generato dalla potenza di Dio, dal suo Spirito santo. Aveva desiderato avere un figlio da Maria, ma ora, proprio perché deve essere padre secondo la Legge del Messia davidico, deve ricevere questo figlio non suo come dono di Dio.

Giuseppe rinuncia al figlio “secondo la carne” e riceve un figlio “secondo la promessa” (cf. Gal 4,23.28). A questo bambino che nascerà da Maria egli dovrà dare il nome di Gesù, manifestandogli così la vocazione di Dio che lo chiama a essere salvezza del suo popolo.

Fr. Enzo Bianchi, Priore di Bose (se volete leggere tutto, cliccate qui)

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La Buona Novella . . . (Aspettando Natale III)

1.stories.priore.evangelodelladomenica.el_greco_giovanni_battistaEl Greco, Giovanni Battista, 1577-79, Toledo

(…) Oggi ascoltiamo un Giovanni ben diverso da quello che era apparso nel vangelo quale predicatore e battezzatore delle folle numerose che accorrevano a lui. Giovanni è in prigione, solo, in balia della volontà del tetrarca Erode, nella fortezza di Macheronte a est del mar Morto.

(…) Era tutta una sua personale costruzione l’annuncio del regno di Dio vicino e del Giudice ormai prossimo a instaurare la giustizia di Dio? Se Gesù è il Veniente – come Giovanni aveva predicato –, perché non lo libera dalle mani di Erode, perché i perversi trionfano e i giusti sono oppressi, senza che nessuno ne soffra?

È la notte di un credente che non vede come alle sue parole proferite in obbedienza a Dio seguano fatti, eventi coerenti con esse. Eppure le Scritture meditate e interpretate parlavano di un Figlio dell’uomo veniente nella gloria per giudicare e regnare (cf. Dn 7,13-14)…

E invece Gesù si mostra molto differente, soprattutto nello stile: non vive nel deserto, non si ciba di radici e miele selvatico, ma con i suoi discepoli va ad alloggiare presso i peccatori, senza temere il contatto con gli impuri; va anche a pranzo dei farisei, che Giovanni aveva condannato con tanta indignazione.

Anche per il Battista Gesù appare un “Messia al contrario”, cioè un Messia depotenziato, povero, fragile, umile; non appare neanche come il Giudice escatologico perché, quando incontra quelli che sanno di essere peccatori, rimette loro i peccati. Ma anche in preda a questa esitazione, a questi dubbi, Giovanni resta un credente nella parola di Dio, e per questo lascia l’ultima parola a Gesù.

(…) Per questo Gesù proclama che Giovanni è ben più grande di un profeta, è il suo precursore, è colui che Dio ha inviato davanti a lui per preparargli la strada (cf. Es 23,20; Ml 3,1; Is 40,3). Giovanni è il più grande tra i nati di donna, ma Gesù, che si è fatto il più piccolo nel regno di Dio, è più grande di lui. Risuona ancora per noi l’ammonimento di Gesù: “Beato chi non si scandalizza di me”.

Sì, è difficile credere al “Messia al contrario”, credere nella necessità della croce per il Messia, credere al fallimento umano di chi è inviato da Dio. Giovanni ha conservato la fede fino alla fine, e noi come viviamo la nostra fede di fronte all’oscurità, alla croce?

Fr. Enzo Bianchi, Priore di Bose (se volete leggere tutto, cliccate qui)

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Rallegrati Maria . . . (Aspettando Natale II)

assunta_senario_col (L’Assunta – Santuario di Montesenario – Giuseppe Bezzuoli nel  1849)  

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,

  tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

  Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

 Qui se’ a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

  Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre

sua disianza vuol volar sanz’ali.

  La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fiate

liberamente al dimandar precorre.

  In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate.

(Dante  – Paradiso – canto XXXIII )

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L’affresco riprodotto in alto, riguarda l’Assunta, non già l’Immacolata, ma mi piace così tanto che mi sono avvalsa della “licenza poetica” . . .

Aspettando Natale . . .

giotto-assisi-basilica-nativitaGiotto – Assisi – Basilica Maggiore – Natività

“. . . In questo tempo ritrovato che le feste ci offrono, potremmo ripensare a come molte tradizioni si sono formate nel corso della storia, in un intreccio fecondo tra fede e cultura. Così, per esempio, i cristiani delle primissime generazioni seppero unire la loro fede in Gesù, luce del mondo, alla celebrazione del «sole invitto» nel solstizio invernale; così san Francesco riuscì a calare nella realtà contadina dell’Italia medievale l’atmosfera del presepe che richiamava quanto accaduto nella campagna di Betlemme milleduecento anni prima; così, per venire a tempi più vicini a noi, la figura di san Nicola trapiantata da Mira ai paesi nordici è scesa di nuovo fino in riva al Mediterraneo per affiancarsi a «Gesù bambino» nel colorare con la gioia del dono fatto e ricevuto la notte di Natale. E che dire dell’albero adorno di luci e addobbi, un tempo sconosciuto nei paesi della cattolicità latina? E a quando risale la lieta tradizione del pasto di festa che riunisce le persone che si amano e che vogliono vivere per una volta in una dimensione dilatata e gioiosa l’evento quotidiano della convivialità a tavola?

Sì, cosa pensiamo davvero quando diciamo «Natale»? Riscoprire e riaffermare i connotati più propriamente cristiani della festa – il Dio che si è fatto uomo perché ha tanto amato il mondo – non significa rinchiudersi in un ghetto esclusivo, ma mostrare inedite capacità di narrare con il linguaggio della nostra cultura in continuo mutamento la perenne «buona notizia» che riguarda tutta l’umanità: la nascita di Gesù è abbraccio tra giustizia e verità, è incontro fecondo tra cielo e terra, è speranza e promessa di pace e di vita piena.”

Enzo Bianchi (il resto lo trovate qui)

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