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Non sono una donna da Fiera

Ieri a Roma c’è stato anche il sole . . . io l’ho visto solo ogni tanto, quando qualcuno apriva una porta d’emergenza per uscire dal Padiglione ” 2 ” della Fiera di Roma, dove era ospitato lo “HOBBY SHOW”
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Quando sono partita da casa era notte e non so che tempo facesse.
Abbiamo volte le spalle alla Costa e si intravedeva il cielo dell’aurora tra le nuvole scure.

Di qua del Gran Sasso, pioveva . . . di là del Gran Sasso, nevicava (a cielo chiuso), verso Roma pioveva.
Quando quando sono arrivata in Fiera, era tutto grigio, ventoso e piovvigginava.
Quando sono uscita dalla Fiera, era tutto grigio e ventoso.

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Quando siamo finalmente entrate nel padiglione, ecco la vista che ci ha accolto, 

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Anche se alcune delle mie “compagne” di gita che hanno frequentato altre e più grandi fiere del settore, hanno detto che non era particolarmente fornita . . . 

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io l’ho trovata già abbondantemente stancante, infatti, verso la metà del nostro “tempo utile”, ho incontrato alcune amiche blogger e di fb, oltre alla FigliaPiccola e ho fatto quattro chiacchiere con loro . . . 

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Poi con la FigliaPiccola ho girellato e le ho fatto rivedere qualche stand che mi aveva colpito . . . come quelli dei quilt . . . 

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Quelli dei dolci . . . 

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E, questo . . . che mi è piaciuto in modo particolare, chissà se riuscirò a farne almeno una di queste collane . . . (per il copricostume, non mi ci metto nemmeno!)

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XXXII Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

C’è una sproporzione enorme tra il valore oggettivo
e quello soggettivo dell’offerta della vedova.
Ciò che è insignificante per l’economia del tempio non lo è per il suo salvadanaio…
E questo ci insegna che è azzardato (oltre che ingiusto) quantificare l’offerta degli altri, sia in denaro che in qualsiasi altra forma. San Gerolamo ci ricorda che nell’ottica di Dio “le offerte non vengono valutate secondo il loro peso, ma secondo la buona volontà di chi le fa”. E forse è proprio l’apparente insignificanza di quell’elemosina a renderla particolarmente gradita agli occhi di Gesù. C’è chi pensa di poter comprare qualcosa da Dio con ciò che offre e c’è chi vuol contribuire a risolvere un’emergenza umanitaria. Ma con due spiccioli che pensi di fare? Sono appena un gesto di affetto, un segno di partecipazione. E se certi benestanti pensavano di poter diventare azionisti di maggioranza nel tempio, a lei bastava un gesto di presenza per dire: “Ci sono anch’io”.
Una figura così porta un po’ di ottimismo anche nelle nostre vite, spesso incupite dalle cattive notizie e dai cattivi esempi di cui siamo circondati.

XXXI Domenica del Tempo Ordinario

n quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Lo scriba che interroga Gesù nel vangelo di Marco non è malizioso come in Matteo e Luca, però…
Gesù gli ricorda il comandamento di amare il suo Dio col suo cuore, la sua anima, la sua mente, la sua forza (cfr. Mc 12,30). Ma questo aggettivo possessivo è sparito nella risposta dello scriba, molto asettica, molto professionale. Come se volesse mantenere le distanze. Il problema è che, fino a quando ci limitiamo a riferire dei concetti, possiamo apparire per dotti, ma non siamo ancora dei sapienti. Gesù forse si aspettava una risposta che toccasse anche il cuore e non solo l’intelligenza. Tant’è vero che, quando gli dice che non è lontano dal Regno di Dio, non fa la domanda più ovvia: cosa devo fare per entrarci?! Ma questa è la storia di qualche domenica fa, il ricco che si informa e gira i tacchi tornando a casa deluso… A modo suo, anche questo scriba è un ricco: possiede un patrimonio di conoscenze a cui non sembra intenzionato a rinunciare. Ma a che ti serve la ricchezza se non è in grado di procurarti quello che conta?

due novembre

“La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata” (Enciclica Spe salvi, 49).

Ti affidiamo, Signore, gli affetti della nostra vita, le relazioni che non tolleriamo spezzate per sempre, quanti ci hanno nutrito con il loro amore e anche quanti sono stati per molti motivi causa di (reciproca) sofferenza. Ma soprattutto siamo noi ad affidarci alla preghiera di quanti già contemplano il tuo volto, perché sostengano il nostro cammino verso la Speranza.

XXX Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Un po’ ruffiano, certamente, come tutti quelli che per sbarcare il lunario dipendono dall’umore del donatore. Che cosa sappia veramente di Gesù il povero Bartimeo è un mistero, ma deve avere fiutato quell’atmosfera di regalità che attornia Gesù di Nazaret e che di lì a poco proromperà nel grido entusiasta di quelli che lo accompagnano nel suo ingresso solenne in Gerusalemme: “Osanna! Benedetto il Regno che viene del nostro padre Davide!” (Mc 11,9-10). E allora perché stupirsi che il mendicante cieco si rivolga al celebre maestro con il titolo di “Figlio di Davide”? E sembra che l’espediente funzioni, perché anche la donna siro-fenicia in Mt 15,22 ottiene la guarigione della figlia malata invocandolo in quel modo!
Ma in realtà, non è questione di formule, è questione di cuore. Ognuno si esprime come può, come sa, come crede. Mi riesce difficile pensare che una supplica al Cielo sia rispedita al mittente per un errore nell’intestazione… Ed è bello scoprire che anche nel vangelo la gente arriva a scoprire Gesù per gradi: per Bartimeo, sulla strada della gloria, Gesù è il Figlio di Davide; per il centurione, dopo la via del Calvario, Gesù è il Figlio di Dio.
Dipende anche da dove lo incontri.
La mia strada, per esempio,…

XXIX Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Dici “Vaticano” e la gente pensa “carriera”. Non c’è da stupirsi: dal momento che la chiesa cattolica ha assunto la fisionomia di uno stato, non può sottrarsi alla burocrazia e alle gerarchie che lo caratterizzano. Non sono di quelli che si scandalizzano perché esistono lotte di potere nella chiesa, ma neppure mi rassegno all’idea che le cose non possano cambiare (in meglio, si spera…). Il rapporto col potere è uno dei nodi più complicati non solo per la storia bimillenaria della chiesa, ma anche per la vita del singolo cristiano. Il potere seduce come l’anello di Gollum, se non si sta in guardia rischiamo di venirne divorati.
Forse è inevitabile che l’esercizio del potere corrompa in qualche misura anche gli uomini di chiesa, ma proprio per questo è necessario il discernimento nelle scelte.
Mica per nulla Gesù ha scelto come guida del gregge un uomo che non brillava per qualità umane, ma per disponibilità ad amarlo più di chiunque altro (cfr. Gv 21,15-17)…

XXVIII Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Sul letto di morte, don Lorenzo Milani trovò la forza di commentare con la sua sferzante ironia: “Oggi un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello che passa per la cruna di un ago!”. Lui che era nato da famiglia benestante – e fu rimproverato quando fu sorpreso a mangiare il pane bianco nelle strade dei poveri – dopo il “purgatorio” di Calenzano e di Barbiana era pronto per il Regno dei cieli.
Il vangelo lo aveva preso sul serio, anche la pagina che ci viene proposta in questa domenica. Il Gesù che incontriamo qui non è un pauperista arrabbiato contro i ricchi che sfruttano i poveri. Non gli sarebbero mancati gli argomenti anche nel suo tempo, ma invano cercheremmo la denuncia sociale nelle pagine dei vangeli (persino il “guai a voi, ricchi!” di Lc 6,24 ha più interesse per l’errore teologico di chi confida nella ricchezza che non per l’istanza di giustizia). Il benessere cessa di essere considerato un segno tangibile della benedizione divina, ma non è neppure visto come lo sterco del diavolo. Come altri elementi importanti della vita umana (i legami affettivi, il lavoro, ecc.) non deve diventare ostacolo nel seguire Cristo. Mi piace questo atteggiamento che prescinde dalle affermazioni dogmatiche e che dimostra ancora una volta quanto Gesù sia stato un uomo libero nei confronti della cultura del suo tempo. L’esatto contrario del ricco che gli corre incontro, così attento e scrupoloso nel seguire le regole da non accorgersi che aveva la Vita davanti…