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Il popolo del mattino . . .

Se cercate con Google “il popolo del. . . “, ne trovate un sacco:
Il popolo della notte
Il popolo del blues
Il popolo del mare
Il popolo della vita
Il popolo del tappeto
Il popolo del fiume
e persino Il popolo dell’autunno

Ma non troverete niente riguardo al “Popolo del Mattino” . . . e a questo metterò rimedio io . . .

È da più di un anno che, sporadicamente, frequento il popolo del mattino o per meglio dire, uno dei popoli del mattino . . . ho deciso che vi voglio raccontare qualcosa su di loro. Anzi, vi dirò di più, penso che molta gente che conosco e qualcuno di quelli che appaiono nella cronaca dei giornali dovrebbero frequentare questi posti, in certe ore . . .

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Sono di solito in coppia, a volte è un trio . . . rari quelli che girano in quattro. Sono di età diverse, generazioni diverse. Non sempre usano linguaggi comuni, eppure si capiscono benissimo. Sono tutti sorrisi e sbaciucchiamenti, ma non mancano musi lunghi e capricci. Quasi sempre ancora un po’ di sonno negli occhi. Occhi dolci, preoccupati, ridenti, nervosi, gioiosi, profondi.
I più giovani si conoscono e si riconoscono, spesso si abbracciano e festeggiano come se fosse da tanto che non si incontrano. Gli adulti che li accompagnano chiacchierano tra loro, si danno consigli, scambiano opinioni. Se possono parlano di altro che non riguarda né il luogo in cui si trovano né il perché sono lì, ma se parlano del perché si trovano lì, le esperienze sono simili e i consigli tanti.

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Ci sono quelli che arrivano più presto (intorno alle 8), ci sono quelli che entrano al 2° turno, ma è sempre presto.

Ma non ci sono solo loro, ci sono anche quelli che li aspettano: gentili, sorridenti, simpatici, precisi, molto preparati e sempre disponibili ad ascoltare o a perdere quel attimo per scambiare due parole con loro o con chi li accompagna.

Vanno in posti dove  ci sono stanze allegre, colori, disegni, giochi . . . e tante persone preparate per “giocare”, persone che elargiscono tanti sorrisi. Sempre! Ai grandi e ai piccini.

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Tutte le mattine, come gli ormai noti leone e gazzella della savana, un piccolo esercito di bambini e di genitori, zii o nonni (a secondo del bisogno), si sveglia e si prepara, esce di casa e arriva al “Centro” dove si fanno le terapie: Psicomotricità, Logopedia,  Fisioterapia, Psicologia, Ortottica e molte altre che non conosco.

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È ormai un anno che, sporadicamente, accompagno FigliaGrande e il PiccoloLord alle terapie che lo aiutano a superare il suo problema col linguaggio. Io faccio parte di quella minoranza che, mentre aspetta che passino i 40 minuti circa della seduta, lavora a maglia e/o a uncinetto. Ma, mentre lavoro o scambio due chiacchiere con la FigliaGrande, mi guardo intorno e osservo gli altri.
I bambini che devono sottoporsi alle terapie: bambini con la sindrome di Down, bambini in carrozzella, bambini adottati che arrivano dagli orfanotrofi dell’est, quelli bellissimi e vivaci, ma con problemi di deambulazione, quelli che sorridono e non sanno come altro esprimersi, quelli che fai fatica a capire cosa hanno e poi, da qualche indizio o da sussurri tra mamme, scopri che soffrono di quello che adesso vengono chiamati “disturbi specifici dell’apprendimento” e una volta venivano liquidati dagli insegnanti come “ha le capacità, ma non si applica”. E poi, i fratelli e fratellini (quando non è possibile lasciarli a casa o non vanno a scuola), i papà (attenti e amorevoli, tutto il contrario di quelli delle pubblicità e dei telefilm), nonni, zii e le mamme, per le mamme ci vorrebbe un post a parte.
Tutte persone che si muovono di buon mattino, per fare in modo che il bambino interessato alle terapie perda meno ore possibili di scuola (di solito quella materna).

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In questo anno di frequentazione, ho visto anche gli adulti (più spesso anziani), che però, nella maggioranza dei casi arrivano più tardi, arrivano soli o accompagnati, chi sulla sedia a rotelle, chi con le stampelle, chi invece al braccio del marito (anziano pure lui) o delle loro accompagnatrici. Non distingui, se non per qualche rassomiglianza, le figlie dalle nuore, c’è un’attenzione per il malato che fa bene al cuore. (Se poi lo fanno solo per noi, pubblico forzato, non lo so).

Questo post mi gira nella testa da qualche settimana, un riconoscimento a queste persone che hanno scelto una professione così complicata e così importante (per citare uno slogan che ho trovato in rete “persone per servire persone”). Un riconoscimento agli adulti (familiari e amici) che girano intorno ai bambini con problemi di disabilità (dal minimo al massimo della disabilità, ma non c’è una graduatoria) e li accudiscono con amore e costanza. Un riconoscimento a questi bambini, che, non lo sanno, ma sono bravi e si impegnano oltre quello che è il massimo e ottengono dei risultati sorprendenti (ho sentito parlare di “miracoli”), oltre ogni aspettativa.

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Più o Meno, sono in “pausa”

Mi sono messa a cercare, non so più cosa, su Google e sono “inciampata” in questa “sintesi” nel sito di uno studio di psicologia  . . . me la appunto qua, per me . . . ma anche per qualche amica che trovasse utile qualche suggerimento.

Periodo di “passaggio”. Periodo di malumori, crisi e liti? Periodo importante nella vita di una donna . . .

“La menopausa è un periodo della vita che fisiologicamente corrisponde alla cessazione dell’attività delle ovaie.

menopausaTraduzione dal portoghese in fondo alla pagina (*) 

Ogni donna tra i 45 e i 55 anni circa, in modo più o meno veloce (la menopausa infatti può arrivare nel giro di pochi mesi o impiegare alcuni anni) si trova ad affrontare notevoli cambiamenti che riguardano il corpo e l’immagine di sè.

“Come vivrò da questo momento in avanti? cosa sta accadendo al mio corpo e come reagisce la mia mente? Cosa mi aspetta?” queste sono alcune delle domande che le donne si pongono in questo momento della loro vita.

Tralascio volutamente il lungo elenco di sintomi  fisici legati al calo di estrogeni (che possono essere approfonditi su siti di medicina o libri di auto-aiuto) per focalizzarmi su alcuni aspetti psicologici di questo  periodo della vita.

Il concetto di crisi di transizione sarà la cornice entro cui mi muoverò nell’affrontare l’argomento.

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Il passaggio da una fase all’altra della vita implica sempre una crisi (dal greco krisis = scelta, decisione) e quindi dei vissuti di disagio e dubbio che approdano infine a nuovi livelli di conoscenza, consapevolezza e di significato.

Affrontare questo passaggio può comportare dolore , fatica e senso di vulnerabilità  perché non sempre è facile venire a contatto con il proprio mondo interno.

Quindi è necessario darsi tempo e dedicarsi a sé stesse per scoprire in sé nuove risorse per passare con serenità nel nuovo periodo della vita.

La fretta e le opzioni consumistiche (i lifting,le creme, l’essere iperattive..ecc.) che aiutano a negare la realtà non servono.

In tutto questo delicato processo può avvenire che una donna in menopausa senta delle emozioni di tristezza e di vuoto che ricordano la depressione.

Non sempre si tratta di una depressione clinica, si può trattare semplicemente della tristezza naturale che si associa all’abbandono delle parti di sé alle quali la persona deve rinunciare affrontando la transizione.

Questo è tanto più vero quanto  più la donna può contare su una  solida  e realistica autostima.

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Quando questa non dovesse esserci , vivere questa transizione può essere  più difficile e la tristezza potrebbe prendere allora la forma di vera e propria depressione. In questi casi (e comunque in caso di dubbio) è fondamentale rivolgersi ad uno specialista: psicoterapeuta, psichiatra o medico che aiuterà a chiarire la situazione, a fare una eventuale diagnosi e ad indicare i possibili trattamenti.

Ma oltre alla riscoperta dell’interiorità e agli specialisti, la donna in menopausa può avvalersi di altre risorse:

  • il mantenimento e/o la creazione di una buona rete affettiva
  • l’ assertività
  • la creatività

E’ fondamentale che la donna in menopausa possa contare su una buona rete di relazioni interpersonali a partire dalla famiglia all’interno della quale dovrà rivedere i  propri ruoli (i figli sono cresciuti, c’è meno bisogno di lei, c’è più tempo per il coniuge).

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Spesso in questo periodo possono emergere o ri-emergere problemi di coppia perché tutto il cambiamento di cui abbiamo parlato finora comporta un rivisitazione anche del sistema coppia.

Utile allora è usare il modo giusto di comunicare con il partner e con la famiglia; essere assertivi significa proprio sapersi esprimere in modo diretto evitando la passività o l’aggressività, esprimendo opinioni e desideri, chiedendo e offrendo feedback.Arte

Infine, è importante che la donna in menopausa si sostenga (e si lasci sostenere) nel portare avanti  quei piccoli o grandi progetti tenuti fino ad allora nel fondo di un cassetto.” 

Dott.ssa Paola Mazzaferro 

Me lo studio e me lo ristudierò, perché, sì . . . ragazzi, sono passata per queste forche caudine e mi posso considerare “vecchia”!

Ma con gioia, creatività e assertività! Per non lasciarmi invischiare in qualche “dipendenza” . . .

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(*) “I 7 nani della Menopausa: Prurito, Malumore, Sudore, Gonfiore, Sonnolenza, Distrazione, Irritabilità ” (tradotti da Google)

Da Viviana sul Venezuela . . . condivido

Anch’io ho degli amici quasi parenti in Venezuela, anch’io, fin dall’inizio di questa rivolta partita dagli studenti sto condividendo i link che arrivano dal Venezuela, ma Viviana ha i parenti laggiù e ha notizie di prima mano, quelle notizie che i mass media “tradizionali” passano col contagocce (e non capisco perché).

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Ecco perché, quando Viviana l’ha chiesto io ho condiviso il suo post, vi invito a leggere. (se poi volete, potreste condividere anche voi) 

“Chi mi segue anche sui social ormai dovrebbe essersi accorto che la mia attività su internet si limita, molto sostanzialmente, a rilanciare quanto accade in Venezuela.
Oggi mi è giunta la notizia dell’arresto di Enzo Scarano.
E chi cazz’ è? dirà qualcuno a giusto titolo.
Enzo Scarano è un amico di famiglia (famiglia venezuelana), sindaco della città di San Diego, rieletto per il secondo mandato a maggio.
Ho visitato la sua città e l’ho trovata pulita (cosa non scontata visto che a Valencia la spazzatura ci sommergeva perchè si sono rubati i camion per la raccolta!), con servizi efficienti e in piena crescita. Appartiene all’opposizione di governo ma non è un guerrafondaio e neanche un fascista.
E’ stato arrestato perché avrebbe fomentato la protesta, tra arresto e condanna a 10 mesi son passate poche ore!

Il Governo di Nicolas Maduro, con l’acqua alla gola e senza il carisma che giusto o sbagliato che fosse era innato in Chavez, arranca in arresti, uccisioni che prendono la connotazione di omicidi, ferimenti, accuse internazionali a destra e manca.

La realtà è che mia cugina ha il ristorante chiuso da 45 giorni, non può lavorare e se anche potesse non trova le materie prime per farlo nel terzo Paese produttore di petrolio al Mondo.

Un Paese che regala petrolio a Cina e Iran in cambio di autovetture ma non riesce a garantire burro, farina e latte ai suoi cittadini.

Chiedo, con la propria libertà di farlo, di condividere questo post sui social che frequentate affinché non resti una voce circoscritta. Ammesso e non concesso che lo condividiate! (non ve ne vorrò in caso contrario :-P)

Un nuovo tempo da vivere

La Quaresima giunge a noi come tempo provvidenziale per cambiare rotta, per recuperare la capacità di reagire di fronte alla realtà del male che sempre ci sfida. La Quaresima va vissuta come tempo di conversione, di rinnovamento personale e comunitario mediante l’avvicinamento a Dio e l’adesione fiduciosa al Vangelo. In questo modo ci permette anche di guardare con occhi nuovi ai fratelli e alle loro necessità. Per questo la Quaresima è un momento favorevole per convertirsi all’amore verso il prossimo; un amore che sappia fare proprio l’atteggiamento di gratuità e di misericordia del Signore, il quale «si è fatto povero per arricchirci della sua povertà» (cfr 2 Cor 8,9)
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Con queste parole di Papa Francesco inizia la Quaresima. Più passa il tempo, alla luce dei tempi attuali, e sempre più difficile è crescere nella Fede. Io spero di poter vivere con impegno  almeno una cosa, in maniera profonda, sempre con la Sua Grazia.
Buon inizio di Quaresima a chi passa di quà!

Copiato, senza permessi e senza vergogna dall’amica Giudig.

Preghiamo per la Pace

Partecipo

alla giornata

di preghiera e digiuno

indetta dal Papa per la

Pace nel mondo

Cibo

Digiuno dal cibo e

anche

dal lato tecnologico

della vita

No Pc

Principe della pace, Gesù Risorto,
guarda benigno all’umanità intera.
Essa da te solo aspetta l’aiuto e il conforto alle sue ferite.
Come nei giorni del tuo passaggio terreno,
tu sempre prediligi i piccoli, gli umili, i doloranti;
sempre vai a cercare i peccatori.
Fa’ che tutti ti invochino e ti trovino,
per avere in te la via, la verità, la vita.
Conservaci la tua pace,
o Agnello immolato per la nostra salvezza:
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace!
Allontana dal cuore degli uomini
ciò che può mettere in pericolo la pace,
e confermali nella verità, nella giustizia, nell’amore dei fratelli.
Illumina i reggitori dei popoli, affinché,
accanto alle giuste sollecitudini per il benessere dei loro fratelli,
garantiscano e difendano il grande tesoro della pace;
accendi le volontà di tutti a superare le barriere che dividono,
a rinsaldare i vincoli della mutua carità,
a essere pronti a comprendere,
a compatire, a perdonare,
affinché nel tuo nome le genti si uniscano,
e trionfi nei cuori, nelle famiglie, nel mondo la pace,
la tua pace.

(Beato Giovanni XXIII)

 

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E sono 34

Ecco, mi manca un anno alle nozze di zaffiro . . . ma anche 34 mi sembrano un buon numero . . . e stanotte, come allora, mi sono svegliata con lo stomaco contratto e tanta ansia . . . La chiamano “sindrome da Anniversario” . . .

È da un po’ di tempo che vorrei fare un elenco con almeno un ricordo significativo per ogni “anno” . . . ma, a parte la nascita dei figli e del PiccoloLord, operazioni e qualche viaggio in giro per l’Italia durante le vacanze non riesco a riempire l’elenco . . . non sono mai riuscita a mettere nero su bianco questi avvenimenti, le cose accadute in un anno sono sempre tante e, malgrado da qualche anno abbia questo blog, non sono mai stata molto precisa e attenta a tener segnato in un diario ogni minima cosa . . . così rimangono, confusi come in un vortice, i ricordi di attese al ProntoSoccorso per questo o quel piccolo incidente a uno dei tre figli. I momenti di festa: compleanni, Natale, Pasqua e le varie cerimonie di 1° Comunione e Cresima . . . a parte quel compleanno della FigliaPiccola (penalizzata, quell’anno, dalla concomitanza tra feste di Pasqua e chiusura per le elezioni) a cui partecipò solo G. di tutte le amiche invitate.
Fine settimana dai nonni in campagna, fine settimana in roulotte sulla neve o, d’estate, in giro con altre famiglie di capeggiatori . . . gite con zii (fratelli e cognati) e cugini (nipoti) e tanto mare, stagioni intere di spiaggia!
E alla fine, da tutto questo caos che sono i ricordi spuntano anche quelli che vorresti dimenticare, le paure, le arrabbiature, le discussioni, le notti col patema d’animo . . . e allora penso che sia meglio che i ricordi, belli e brutti, restino dove sono, nella scatola dei ricordi . . . cerchiamo di guardare avanti, verso il futuro . . . tutto ancora da scoprire!

Maggio, andiamo per santuari – Fatima

Visto che ero in giro . . . tanto valeva prendersi ancora un giorno, oggi è proprio quello giusto per andare a Fatima. Oggi, infatti, è proprio il giorno in cui la Madonna apparve ai pastorelli portoghesi. 

_basil_409b77364b2bc (1)Per saperne di più sul santuario, clicca sulla foto 

“Il 13 maggio del 1917 tre bambini pascolavano un piccolo gregge nella Cova da Iria, frazione di Fatima, comune di Villa Nova de Ourém, oggi Diocesi di Leiria-Fatima. Si chiamavano Lucia de Jesus, di 10 anni e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto, di 9 e 7 anni. 
Verso mezzogiorno, dopo aver recitato il rosario come facevano abitualmente, si intrattennero a costruire una piccola casa con pietre raccolte sul luogo, dove oggi sorge la Basilica. All´ improvviso videro una grande luce; pensando che si trattasse di un lampo decisero di andarsene, ma sopraggiunse un altro lampo che illuminó il luogo e videro sopra un piccolo elce (dove ora si trova la Cappellina delle Apparizioni) una “Signora più splendente del sole” dalle cui mani pendeva un rosario bianco.

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La Signora disse ai tre Pastorelli che era necessario pregare molto e li invitò a tornare alla Cova da Iria per cinque mesi consecutivi, il giorno 13 e a quella stessa ora. I bambini così fecero e nei giorni 13 di giugno, luglio, settembre e ottobre la Signora tornò ad apparire e a parlare con loro alla Cova da Iria. Il 19 agosto l´apparizione ebbe luogo nella località “dos Valinhos” a circa 500 metri da Aljustrel, perché il giorno 13 i bambini furono sequestrati dal sindaco e portati a Villa Nova de Ourém.

Nell´ ultima apparizione, il 13 ottobre, alla presenza di circa 70.000 persone, la Signora disse che era “La Madonna del Rosario” e chiese che venisse costruita in quel luogo una Cappella in suo onore. Dopo l´apparizione, tutti i presenti furono testimoni del miracolo promesso ai tre bambini nei mesi di luglio e di settembre: il sole, simile ad un disco d´argento, poteva essere fissato senza difficoltà, girava su se stesso come una ruota di fuoco e sembrava che volesse precipitare sulla terra.” (e per sapere il resto, cliccate qui)

“La Statua che si venera alla Cappellina delle Apparizioni, cuore del Santuario di Fatima, è stata offerta da Gilberto Fernandes dos Santos nel 1920. È opera dello scultore José Ferreira Thedim.

È in legno, cedro del Brasile e misura 1,10 m.

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È stata benedetta il 13 Maggio 1920 nella Chiesa Parrocchiale di Fatima (a 4 Km dal Santuario, luogo dove furono battezzati i Pastorelli di Fatima); intronizzata alla Cappellina delle Apparizioni il 13 Giugno 1920 e incoronata dal Legato Pontificio Cardinale Masella, il 13 Maggio 1946.

La statua della Madonna è incoronata nelle grandi celebrazioni con una corona che è un esemplare unico eseguito a Lisbona e alla quale hanno lavorato gratuitamente 12 artisti per la durata di tre mesi. Pesa 1200 grammi ed è arricchita da 313 perle e 2679 pietre preziose. Questa corona è stata offerta dalle donne portoghesi il 13 Ottobre 1942, come ringraziamento perché il Portogallo non era entrato a far parte della 1ª Guerra Mondiale, e in essa è incastonata la pallottola offerta da Giovanni Paolo II.

Il defunto Sommo Pontefice offrì la pallottola che gli trapassò il corpo nell’attentato di cui fu vittima il 13 Maggio 1981, a Roma, come segno di ringraziamento alla Vergine per avergli salvato la vita.

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La rosa d’oro alla Madonna di Fatima . . . “Fu concessa da Paolo VI nella sessione del 21 Novembre 1964 del Concilio Vaticano II e benedetta dallo stesso Papa il 28 Marzo 1965. Fu consegnata al Santuario dal Cardinale Legato, Fernando Cento, il 13 Maggio 1965. !

Habemus Papam

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E così, finalmente è arrivata la fumata bianca alle 19.06 . . . . per la cronaca io era al cinema, tanto ero sicura che nemmeno oggi avremmo avuto l’attesa notizia. E questo la dice lunga sulla mia capacità di prevedere il futuro (ecco un’altro dei tanti perché io non gioco al lotto).


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Mi sono persa l’annuncio, dato dal Cardinale Protodiacono Jean-Louis Tauran,  l’emozionante:

Annuntio vobis gaudium magnum;

habemus Papam:

Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,

Dominum Georgium Marium

Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio

qui sibi nomen imposuit Franciscum.

Trad. “Vi annunzio una grande gioia; abbiamo il Papa: l’Eminentissimo e Reverendissimo Signore, Signore Jorge Mario Cardinale di Santa Romana Chiesa Bergoglio che si è dato il nome di Francesco.”

Sono riuscita ad arrivare a casa in tempo per vederlo affacciarsi al balcone della loggia e a sentire il suo primo discorso da Papa, da Vescovo di Roma . . . e adesso bisogna conoscerlo, la Tv e i giornali ci aiuteranno in questo . . . anche se non era tra i papabili, sono sicura che negli archivi ci saranno tutte le notizie

Papa Emerito

Sembra ieri che, nel buttare uno sguardo al monitor del Pc, ho letto su Fb una frase che mi ha sconcertato . . . subito ho cercato conferme in rete (un click ed ero sul Corriere della Sera) e nello stesso tempo ho acceso la Tv . . . e da lì, notizie, illazioni, speciali Tv . . . e una grande tenerezza per questo Papa che ha avuto il coraggio di “lasciare”.

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Oggi è il suo ultimo giorno di Papa in carica . . . da domani, sarà Papa Emerito.

Non so voi, ma per me è stato una tale notizia, di portata storica che mi ha lasciato senza parole! Paragonabile solo al crollo delle torri gemelle dell’ 11 settembre 2001.
E come allora, mi sono salite alle labbra solo preghiere!

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Adotta un Cardinale

Leggendo un post nel blog di Lucyetta, ho trovato questa iniziativa, non voglio dirvi che dovete partecipare anche voi, io la faccio l’ho fatto . . . così, ho riempito il modulo e mi sono trovata il Cardinale che è affidato alle mie preghiere . . . 

Fiore, hai adottato un cardinale!

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Nome: Giuseppe Versaldi
Paese: Italia
Giorno di nascita: 30/07/1943
Cardinale dal: 18/02/2012
Funzione: Prefetto della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede

Volendo saperne di più sono andata su Google e ho trovato un sacco di link, ho scelto questo . . . più “ufficiale”, ma vedrò di saperne di più . . . 

Devo confessarvi che mi sarebbe piaciuto adottare il Cardinale Turkson, del Ghana, perché mi ricordo che, quando qualche anno fa lavoravo in un negozio di fotografo, venne da noi un cliente a farci sviluppare un rullino e stampare le foto e fare degli ingrandimenti . . . nelle foto c’era lui (e altre persnone) con questo neo Cardinale, il cliente era suo fratello . . . e qualche anno dopo, alla morte di Giovanni Paolo II abbiamo scherzato sul fatto che potesse diventare Papa e scherzavamo con suo fratello sul fatto che avremmo potuto farci presentare il Papa venuto dall’Africa, dicendoci, però, che questa era un’eventualità remota. Invece, da quello che ho letto sui giornali, pare che non sia neanche un pensiero così strano . . . solo che ormai non so più che fine ha fatto quel cliente.

Diario di guerra

Diario di guerra . . . no, non la mia, io non sono in guerra con nessuno!

Diario di guerra . . . di una guerra che è passata da 70 anni, ma di cui si parla ancora. Quella guerra le cui sorti per anni e anni hanno governato le sorti del mondo, con l’influenza dei sui vincitori.

Durante la II Guerra Mondiale, che di questa stiamo parlando, gli italiani o meglio chi governava allora, furono presi dalla voglia di seguire l’alleato tedesco nell’avventura di conquistare la Russia . . . come già secoli prima aveva sognato di fare Napoleone. In tutti e due i casi gli eserciti furono sconfitti dai soldati russi e dal Generale Inverno.

E anche nel 1943, così come nel 1812, molti non tornarono . . . molte famiglie, tra cui la mia, piansero i loro morti, i loro dispersi.
Tra i dispersi c’erano anche il mio nonno paterno e uno zio di mia madre. Il nonno morì nel giro di un paio di mesi (e lo venimmo a sapere molti anni dopo), invece lo zio di mia mamma, dopo un’azione eroica fu fatto prigioniero e riuscì a scamparla, tornò anni dopo (ma questa, è un’altra storia che magari vi racconto più in là). Questo per spiegare la mia “passione” per la storia di quel periodo . . . Infatti, negli anni, mi sono letta d’un fiato ogni libro sull’argomento che m’è capitato sottomano, da Il cavallo rosso  e I più non ritornano”  di Eugenio Corti, passando per “Il sergente nella neve” di Rigoni Stern fino al famoso racconto di Bedeschi: “100.000 gavette di ghiaccio

Uno tra quelle “100.000 gavette di ghiaccio” che riuscirono a tornare si riportò a casa, tra le varie cose conservate dal suo zaino, un quadernetto . . . non un diario vero e proprio, ma piuttosto poche  frasi, essenziali per aiutare la memoria a ricordare (o a non dimenticare) quei giorni di guerra.
Martino, questo è il nome dell’alpino che è tornato ” a baita”,  dopo qualche mese dal suo ritorno dalla Russia,  incappa in quel periodo disastroso che segue all’armistizio dell’8 settembre 1943 e viene internato in campo di concentramento come è successo a molti (tra i 600.000 e i 650.000) militari italiani (tra cui anche Rigoni Stern e Guareschi) e continua a prendere  nota di quello che gli succede.
Anni dopo, riordinando le cose di casa, quelle cose che tutti ogni tanto riordiniamo, soffitta, cantina, garage, mobili vecchi, scatole, cassetti . . . ecco, in un cassetto, vengono trovati questi quadernetti e possiamo immaginare con quale curiosità e con quanta angoscia siano stati letti . . . passano ancora degli anni e il nipote di Martino (che non ha mai conosciuto suo nonno, morto prima della sua nascita) decide che certe cose vanno condivise e pensa a un blog, un moderno diario.  La sua idea è che questo  “Diario di guerra” possa raggiungere molti giovani, molte persone che magari non hanno mai sentito parlare di quel periodo o che non hanno voluto approfondire.

Ogni giorno possiamo seguire le vicissitudini del giovane tenente Martino partendo dal giorno 16 di dicembre, quando ha iniziato il suo diario . . . avrei voluto parlarvene prima, ma un sacco di “inciampi” me l’hanno impedito . . . potete sempre ricominciare dall’inizio, da qui.

Anche mio padre ha deciso solo ultimamente di raccontare la sua vita di “orfano di guerra” nei mesi che sono seguiti allo sfondamento del fronte del Don . . . chissà, ci sono storie che hanno bisogno di tempo per tornare a galla, quando il dolore è superato e resta solo il ricordo e quello che poteva essere un periodo di vita grama diventa un’avventura giovanile.

NO alla violenza sulle DONNE

‎25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea

Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. 

Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana. (Wikipedia)

Notizie che non sapevo, si ringraziano il sito Sostenitori delle Forze dell’Ordine  e Facebook, dove ho trovato sia il materiale sopra che le tre foto qua sotto:
tre bellissime foto realizzate da Chiara Dallai per questa giornata 

Non aggiungo altro . . . sono troppo “dentro” (come madre) a questo problema! 
Certo dall’anno scorso, di questi tempi, ne è passata di acqua sotto i ponti . . . sono molto più preoccupata per certe cose, ma molto più tranquilla per altre. Grazie a chi ci ha aiutato, adesso siamo liberi di parlare! 

La scuola alla rovescia

Mi pareva di averlo letto qualche giorno fa e mi accorgo che è passato più di un mese . . . è un post dell’amico-blogger Camu, mi piacerebbe se le amiche-blogger insegnanti che passano di qua lasciassero il loro parere . . . mi piacerebbe che servisse a migliorare il modo di sentire la scuola di qualche ragazzo . . . sarà che io, come madre, ho sofferto la mia parte con uno dei figli che, forse, se fosse stato/a seguito/a davvero con quei “percorsi personalizzati” di cui si parla alle riunioni scolastiche, avrebbe avuto un rapporto diverso con la scuola.

Camu, scrive di un’esperienza americana di qualche anno fa e io copio il post, tale e quale:

Le classi scolastiche al contrario
Visto che il nuovo anno scolastico è iniziato da qualche giorno, quale occasione migliore per prendere spunto da un esperimento condotto vari anni fa da due insegnanti di un liceo in Colorado, Aaron Sams e Jonathan Bergmann. L’idea alla base del loro approccio era abbastanza intuitiva: gli studenti hanno maggiormente bisogno dell’aiuto del professore quando fanno i compiti, non quando ascoltano la lezione. Sfruttando le moderne tecnologie a disposizione, crearono dei video delle lezioni che i ragazzi guardavano comodamente a casa propria, con la possibilità tra l’altro di tornare indietro se non capivano un passaggio, senza l’imbarazzo di fermare la lezione in classe, ed annoiare gli altri. Il giorno dopo, i compiti si facevano in classe, sfruttando una positiva interazione di gruppo e dedicando il tempo a forme più attive di apprendimento. Con il tempo, questa tecnica prese il nome diflipped classroom (ovvero classe al contrario).

In questi ultimi anni, inoltre, le classi in cui ogni studente ha un dispositivo elettronico (telefonino intelligente, tablet o computer portatile) sono diventate quasi la norma. Chi ha intuito le potenzialità di quei piccoli rettangolini nelle tasche dei propri alunni, ha già iniziato a rimuovere i cartelli che ne vietano l’uso in classe e che minacciano punizione severe in caso d’infrazione. Il proibizionismo, non è una novità, non ha mai funzionato in nessun contesto, dai liquori venduti sotto banco nell’America d’inizio secolo scorso, alle prostitute che infestano le strade d’Italia e portano criminalità. Fatta la legge, trovato l’inganno, era solita dire una mia professoressa al liceo.

Questo è quantomai vero nel caso della tecnologia. Qui in America a quei cartelli minacciosi stanno sostituendo altri che per converso incoraggiano gli studenti a bring your own device(riprendendo il concetto dei ristoranti che non hanno la licenza per gli alcolici e che quindi applicano la politica del bring your own wine). L’avanzamento della penetrazione delle nuove tecnologie non può essere arrestato: è evidente che telefonini e tablet costano sempre meno, sono sempre più potenti e diffusi, e persino una bimba di 18 mesi è in grado di usarli senza troppa fatica.

Un cambio di passo

Lavorando in un contesto universitario, personalmente credo che ci troviamo di fronte ad una preziosa opportunità di unire le due cose: la forza delle nuove tecnologie “sempre a portata di mano” può dare una forte spinta ai principi del modello della classe invertita. Perché limitarsi a scambiare di posto le lezioni ed i compiti a casa, quando la struttura e l’organizzazione della classe stessa possono essere trasformate?

Guardiamo al modello attualmente in vigore: un programma ben definito associato ad un ritmo ed a scadenze precise, a cui tutti gli studenti devono adeguarsi, a prescindere dalle loro capacità di apprendimento e voglia di approfondire certi aspetti. Finisce così che il ragazzo sveglio si sentirà annoiato perché il ritmo è troppo lento, ed inizierà a perdere interesse nella materia; analogamente il ragazzo lento si troverà presto indietro per il ritmo troppo veloce, ed anche lui perderà interesse non riuscendo a capire quello che gli viene spiegato.

Dando agli studenti la possibilità di guardare la lezione a casa, ognuno sarà libero di fermare il video, tornare indietro, o saltare passaggi ovvi, nella privacy della propria cameretta. E potrà approfondire o chiarire i propri dubbi con l’insegnante durante gli esercizi in classe, sviluppando un dibattito che fa sentire tutti partecipi. Esercizi di approfondimento online, da svolgere subito dopo aver guardato la lezione, consentiranno di mettere in pratica quello che si è appena imparato, e daranno all’insegnante un quadro della situazione, consentendo di tener traccia di lacune o evidenziando argomenti che necessitano di ulteriore approfondimento.

Un cambio alla guida

Invertire la classe significa anche cambiare gli equilibri tra insegnante e studenti: l’approccio tradizionale investe il professore del ruolo di comandante e stabilisce un flusso generalmente unidirezionale d’informazione. Svolgendo gli esercizi in classe, il controllo passa ai ragazzi, alle loro domande e curiosità: la scaletta della giornata da statica e prestabilita, diventa dinamica ed adattabile a seconda di errori d’interpretazione della lezione. La scuola in questo nuovo modello sembra finalmente svolgere uno dei ruoli che la definiscono: soddisfare le esigenze di conoscenza degli studenti.

Mi pare sia stato Winston Churchill ad aver pronunciato la famosa frase Anyone who has information – owns the world. Riflettendoci, per gli insegnanti di oggi, l’unica informazione tangibile sul livello di apprendimento viene dalle interrogazioni e dai compiti in classe. Tutti dati che però non sono rielaborati e presentati sotto vari punti di vista. La tecnologia potrebbe portare tutto questo a nuovi livelli: facendo i compiti al computer, il sistema può tener traccia di errori, calcolare statistiche, evidenziare criticità e dare un quadro accurato della storia del singolo studente. Avendo la possibilità di aggregare questa massa di informazioni a livello regionale e nazionale, si potrebbero correggere i programmi e calcolare chissà quante altre cose.

Un cambio nei contenuti

La forza delle reti sociali, Facebook in testa, è nell’immediatezza della condivisione. Sto passeggiando per i vicoli di New York e scopro un simpatico ristorantino italiano? Mi basta tirar fuori l’iPhone per condividere una foto su Flickr, leggerne le recensioni della comunità, scrivere le mie impressioni a fine cena. Pensa a cosa vorrebbe dire applicare tutto questo all’ambito scolastico: significherebbe poter chiedere al mio compagno di classe un chiarimento su un dato passaggio, oppure postare la mia soluzione a quella complicata equazione di secondo grado, o andare su Wikipedia e leggere un punto di vista diverso. In tempo reale. Questa è la scuola che vorrei.”

Che ne pensate???

L’Amore, con la A maiuscola

Mi è sembrato bello il racconto che ho trovato in giro per il web . . .  e ve lo giro:

Era andato al matrimonio di una giovane collega, il sacerdote fece l’omelia insistendo molto sull’ “Amore con la A maiuscola”. Al termine un suo collega più anziano volle scambiare due parole con l’illustre predicatore. Più o meno gli disse così:

“Molto bello questo Amore con la maiuscola ma, vede, nella mia esperienza personale e professionale, ho dovuto imparare che con il tempo quella A ritorna minuscola, e allora diventa maiuscola la M: Monotonia. La cosa diventa insopportabile e allora anche la M cede il passo e diventa maiuscola la O: Odio.

Ma non finisce lì. Se si resiste, se si rimane insieme, anche quella O si ridimensiona e si scopre la R: Rispetto. Quando poi si diventa vecchi e si inizia a guardare a quello che ci attende dopo, se si è arrivati fin qui, si scopre di aver costruito qualcosa che può anche affrontare la prova della morte e si attiva l’ultima lettera, la E di Eternità.

Amore
Monotonia
Odio
Rispetto
Eternità

Mica male, no?

Io l’ho copiato da questo blog

Romaria, due post in uno e aggiornamenti

Ho visto che ogni giorno, tutti i giorni, c’è almeno una persona che cerca notizie sulla canzone Romaria . . . secondo me una bellissima canzone, tanto mi piace che le ho dedicato due post.
Tanto mi ha incuriosito che ho cercato e ricercato sul web notizie . . . e ho trovato anche molto aiuto da altri, fuori dal web.  Ringrazio tutti loro, quelli che hanno messo notizie sul web e i miei due amici italo/brasiliani.

Sperando che Google mi aiuti, eccovi un post che li unisce tutti e due . . . che, secondo me, si completano a vicenda e li completa, perché, qui aggiungerò anche notizie nuove che sono state aggiunte da altri che come me amano questa canzone, nei commenti ai post.

Tutto è cominciato con un viaggio a Firenze, per un incontro con altri blogger  e infatti, il primo post iniziava così . . . 

“Da Bivigliano ho riportata: i biscotti della sposa, tanti bei ricordi, e una “fissa” per la canzone “Romarìa”. 

L’avevo sentita già l’altra volta, ma non ci avevo dato troppo peso, questa volta, invece, mi rimbomba continuamente nella testa.
A me, ascoltando col cuore le parole, è venuto alla mente il pubblicano della nota parabola (E da Giorgetto, è stato fatto l’accostamento con un’altra canzone)   

Quando qualcosa mi interessa, quando mi prende, voglio sapere tutto il possibile, e così, oltre la traduzione che avevo già, visti i tempi moderni, mi sono fatta aiutare da Google. 

Tra i primi risultati c’era un blog, “coscienzasporca”, sono andata a curiosare, ho trovato un post, di cui vi copio alcune frasi:
” … una canzone che si intitola “Romarìa” (con l’accento sulla i) ovvero “processione”. La canzone ha in effetti una sua dimensione profonda, (…) certamente spirituale. È stata scritta da Renato Teixeira e portata al successo da Elis Regina.
La canzone è innegabilmente bella (…) con un verso finale fortissimo: “Ma dal momento che non so pregare, sono venuto semplicemente a mostrare il mio sguardo, il mio sguardo, il mio sguardo”. Ci sarebbe da parlare a lungo delle frasi che valgono un’intera canzone…” ” 
E il post “Romarìa. . . una magnifica ossessione” continua qui . . . clicca per leggere il resto

Dopo qualche tempo da questo primo post, ho ricevuto un nuovo aiuto nella traduzione e nell’interpretazione e ho scritto il secondo post:

Tempo fa, ho avuto modo di parlare di questa canzone con una persona che conosce bene il Nordeste del Brasile, (al contrario di AnnaLucia, che è Carioca, cioè di Rio de Janeiro)! E che ha una buona conoscenza delle lingue, sia del brasiliano che dell’italiano, Oltre all’inglese, praticamente non proprio un interprete, ma una persona che ha a che fare per lavoro con le varie lingue! 

Essendo io curiosa e chiacchierona (forse persino un po’ narcisista),  dopo aver parlato di questo e di quello e di questa canzone, essendo impicciata col Corso, gli ho passato l’indirizzo del post che avevo fatto, e gli ho detto di darci un’occhiata, ecco cosa mi ha scritto: “Chi ha fatto quella traduzione che riporti non deve conoscere bene il Nordeste, perché confonde il tropeiro con un contadino e altre cose che ti posso spiegare!

Il personaggio che parla è un tropeiro (mandriano, buttero, cow-boy) e non un contadino; quando dice “sou caipira” in questo caso non vuol dire “sono contadino” ma sono “di campagna”, semplice, rozzo, che non ha studiato. “Caipira” è anche aggettivo che viene impiegato come in italiano si può usare “cafone”. In genere caipira indica qualcosa di rozzo e semplice, a volte anche genuino, come se, per esempio si dice: “essa é pinga caipira!” = questa è pinga (cachaça, distillato di canna da zucchero) genuina.”
Il post “Ancora Romaria . . . nuove notizie, nuova traduzione” continua qui . . . clicca per leggere il resto

Uno dei commenti al secondo post, aiuta a capire ancora di più questa canzone: 
“ciao, mi chiamo Antonio e sono il “bipedeingrato” che hai cortesemente citato nella tua ricerca.
Sono felice di essere stato utile e sono ancora più felice di aver imparato qualcosa di nuovo anche grazie a te. Anche perchè il mio legame con questa canzone è profondo e per certi versi inspiegabile. Tipo una cosa mistica, hai presente?

Dopo tre anni nel Nordeste questa canzone più di altre, con la cultura che rappresenta, con la storia che riesce a condensare, con la musicalità quasi sacra, mi è entrata nel sangue, ha segnato momenti e cementato amicizie che ora mi aiuta a tenere vive…

Dopo aver contribuito alla traduzione sul blog di “coscienza sporca” che pure hai citato, sempre assillato dal dubbio di quel ritornello ricorsivo e indecifrabile decisi di fare la cosa più semplice (e quindi a suo modo geniale): scrivere all’autore di tale capolavoro.
La cosa fantastica fu che qualche giorno dopo Renato Teixeira mi rispose confidenzialemente con il messaggio che segue e che condivido volentieri con te:

“Caro Antonio, circa il verso di Romaria sul quale avevi dei dubbi, chiarisco che tutte le interpretazioni sono valide. Ho creato questa canzone negli anni settanta, in un momento nel quale ero profondamente coinvolto con la poesia concreta. Queste ambiguità nel verso sono, pertanto, intenzionali e possono essere usate in altri modi: come fionda e fondere, come fondo di profondità o semplicemente come fusione. Questo in portoghese funziona ma non so in altre lingue. Ad ogni modo, buona fortuna e grazie per accompagnare il mio poema a passaggio tra altri idiomi!”

Direi che completa degnamente il tuo (e nostro lavoro).

Ora – mi dirai – c’è il problema della traduzione di questo messaggio… non se ne esce mica!
Antonio”

E l’altro, di “coscienza sporca”,  che, nel mondo dei blog, è stato il primo a parlarne.
“Una bella e finalmente corretta traduzione che fa molto comodo anche a me. Tengo solo a riba-dire che chi ha proposto la prima traduzione (cioè io) non solo non conosce il Nordeste, ma proprio non conosce e non parla il portoghese. Per soddisfare la mia curiosità per la musica popolare brasiliana e le sue canzoni, che nasce da incontri come quello con Romaria, quando non trovo una traduzione già fatta (purtroppo spesso) ci provo da solo. “Vocabolarietto alla mano”, senza alcuna pretesa di competenza e con l’accondiscendenza di chi mi legge.
La bellezza di Romaria mi impose l’urgenza di mettere insieme una traduzione (prendendo spunti di qua e di là) da condividere con altri, pur nella consapevolezza dei limiti e delle inevitabili inesattezze. Con l’obiettivo di far conoscere la canzone, la sua forza, la sua capacità di arrivare a tutti, e non certo la mia traduzione.
In verità alcune interessanti osservazioni sul testo le aveva già fatte Antonio, ad esempio sul significato dei termini gibeira, jiló e sulla parola “trem” usata nel Minas Gerais per denotare qualsiasi cosa di cui si stia parlando. La nuova traduzione, molto bella, ci riporta quindi al giusto contesto e, come detto da altri, ci permette di cogliere nel migliore dei modi le intenzioni del suo autore. Risultando ancor più coinvolgente. Per questo la adotto subito anch’io, aggiornando il blog. “Diabolicamente” continuo nel mio esercizio di ricerca e “traduzione” di testi della MPB riempendo con la sola passione, i buchi della mia inesperienza. D’altra parte non trovo un canzoniere brasiliano tradotto, ne altri progetti editoriali che offrano al lettore italiano la possibilità di avvicinare un repertorio ricchissimo, di grande valore poetico. Questo non dovrebbe essere un lavoro per un caipira come me, ma per chi, in virtù di competenze culturali e linguistiche, ne potrebbe avere la capacità. Del resto la tua esperienza, fiore, parla da sola: fino all’incontro fortunato e mi sembra di capire fortuito con questa nuova traduzione hai dovuto accontentarti (come me) di quella presente sul mio blog: un blog dove si parla anche di calcio e stupidaggini varie, mica un libro tradotto o uno studio di filologia. Non ti sembra strano? Perchè non stiamo parlando di una canzoncina qualunque ma, per noi tutti che l’amiamo in ogni sua parola, anche in quelle che non capivamo, di un vero e proprio inno. Nel senso più alto. Grazie e buona domenica a tutti! PS avrei decine e decine di canzoni brasiliane da tradurre: se qualcuno volesse contribuire a questo sforzo, risparmiandomi fatica e strafalcioni, mi contatti pure sul blog! Ciao (coscienzasporca)”

Se poi arriveranno nuove notizie (una volta avevo scritto anch’io all’autore, ma non mi ha mai risposto, peccato!) condividerò, questa è una canzone e come tutte le espressioni artistiche, di tutti, condivisibile! Ma è diventata anche una preghiera cantata e specialmente in certi casi, mi viene proprio dal cuore la voglia di cantarla!
Tra l’altro, la festa della Madonna dell’Aparecida è proprio appena passata, infatti la si festeggia il 12 ottobre, e viene festeggiata in tutto il Brasile, di cui è la patrona. 

Consigli in tempo di CRISI . . .

Copio dall’Economa domestica qualche consiglio  . . . Il blog dell’Economa domestica andrebbe letto ogni tanto, è pieno di buoni consigli. Cercando di recuperarne qualcuno per me, per il mio borsellino, ve li farò conoscere un po’ alla volta. Se avete fretta, passate direttamente da lei! 


1) Aumentare le entrate

Iscrivetevi ai siti di sondaggi.
Iscrivetevi a siti che inviano campioncini (desiderimagazine, MyVichy Consult, eccetera). Sono due anni che non compero shampoo, balsamo, crema viso, bagnoschiuma. Ora sono a posto anche con il deodorante.
Se andate in farmacia/profumeria chiedete i campioncini.
Iscrivetevi ai siti di buzz marketing.
Iscrivetevi a Pointshop/Pointblog/Pointrade.
Se siete bravi a scrivere/fotografare eccetera, fate i concorsi Crea&Vinci.
Partecipate alle iniziative con regalo sicuro di valore superiore alla spesa (ad esempio, quelle dei buoni benzina)
Partecipate ai concorsi a premi gratuiti su internet, stando attenti a non incappare in truffe.
Puntate a premi concreti: buoni spesa, buoni benzina.
Controllate le vostre tessere punti di benzina, supermercati eccetera, verificando la scadenza dell’iniziativa. Se avete ottenuto un punteggio utile, incassate il guadagno.
Se potete (fiscalmente e legalmente) trovatevi un lavoretto extra, magari pagato a voucher. Potete fare baby sitting, aiuto compiti, aiuto spesa e pratiche burocratiche per persone anziane (è il campo dove più si trova attualmente.
Se siete in una città universitaria, offritevi per battitura/sbobinatura lezioni, revisione tesine, eccetera. Non potete capire quanti universitari non sappiano nemmeno formattare un testo. Non potete capire.

2) Diminuire le uscite

Si compra solo in offerta e solo in necessario. Quindi occhio ai volantini.
Fate ordine in dispensa e nel frigo/freezer, consumando per primi i prodotti vicini alla scadenza.
Fate attenzione, facendo spesa, a prendere prodotti con la scadenza più lontana possibile.
Si cucina e si surgela il possibile. Proposta n. 1: il sugo al tonno, che va sempre bene, lasciato freddare e messo in freezer in barattolini dello yogurt svuotati e ben lavati (3 per due persone se il barattolo è da 125).
Ovviamente, si organizza il planning dei pasti settimanali in base a ciò che c’è già in dispensa e ai cibi freschi in offerta.
Revisionate armadio e scarpiera. Mettete punti, rafforzate bottoni, tingete (se volete) capi in lavatrice. Abbiate soprattutto cura delle scarpe, sia risuolando, sia pulendo, nutrendo, lucidando. Lavate le scarpe da ginnastica (se ne avete), spolverate il camoscio e passate lo spray anti acqua. Cambiate i lacci.
Imparate a far benzina al self service e tenete d’occhio le pompe “bianche” e quelle di marca che fanno offerte orarie.
Valutate l’acquisto di una stufa a pellet come ausilio per il riscaldamento, se avete una casa grande.

3) Migliorare gli investimenti

Chiudete libretti e investimenti (se li avete) che rendono poco ed hanno spese.
Prendetevi la briga di controllare i vostri investimenti (se li avete) almeno una volta ogni 15 giorni.
Il fondo d’emergenza, sempre. (Il discorso sul “fondo d’emergenza” continua qui e qui   . . .  per voi e per me, come promemoria)

Traguardo Prevenzione 2 – Racconto

Domenica mattina, sveglia di buon’ora, oltre al nipotino anche la mamma (FigliaGrande) ha un’appuntamento per le 9,00/9,30 . . . il PiccoloLord va a passare la domenica col padre, nella parte sud della Città sulla Costa. La FigliaGrande, va all’inizio sud del Lungomare per l’iscrizione alla “Passeggiata” organizzata da “Traguardo prevenzione”, lei e la sua AmicaM parteciperanno con tante altre persone . . . io a casa, aspettando l’Uomodellamiavita, mi preparo e infilo in borsa la fida macchina fotografica.
Torna l’autista di casa e partiamo per documentare questa mattinata . . . arriviamo nei pressi del Corso della Città sulla Costa e ci incamminiamo, pochi suoni, più che altro della natura, arrivano dalla pineta che fiancheggia il Corso e all’improvviso, ci troviamo davanti allo striscione

Il benvenuto

Siamo sulla strada giusta .  .  . e nella “mezzaluna” a est, della rotonda vediamo gli stand approntati da poco (sono appena passate le 10,00). 

C’è anche uno stand dell’ASMO. Un’Associazione che è presente da più di 10 anni nella Città sulla Costa, un aiuto e un Supporto ai Malati Oncologici e alle loro famiglie.

Ci sono anche alcune donne, già pronte in fila per le visite (gratuite) e i consigli dei medici

L’aria è frescolina, ci conviene muoverci un po’, l’Udmv è curioso di vedere con i suoi occhi la spiaggia e i danni della mareggiata (in questi giorni l’ha vista solo con le webcam, visto che noi stiamo in collina). Per ciò, percorriamo tutto il Corso e arriviamo alla foce del torrente Albula.

 

Dopo aver visto tanti danni, tante persone curiose come noi, qualche “atleta” della corsa, qualcuno che, malgrado i nuvoloni si rincorressero nel cielo, stava in costume sul lettino . . . e altri che cercavano di sistemare al meglio il loro posto di lavoro . . . come nel teatro: lo show deve continuare . . . siamo ritornati sul lungomare e siamo ritornati alla Rotonda . . . dove la fontana, col suo alto zampillo ci dava il benvenuto da lontano.
Gli stand erano più presidiati, più frequentati, ma noi siamo stati distratti da un movimento all’orizzonte, all’inizio del corso si vedeva che la gente era considerevolmente aumentata . . . mi sono preparata con la macchina fotografica e mi sono messa in posizione . . .

 
Fatto un paio di foto, un piccolo filmino . . . sono rimasta entusiasta dall’entusiasmo che ho visto in queste donne e uomini che hanno voluto sensibilizzare, in questo modo, la gente sulla Prevenzione per quanto riguarda specificatamente i (cosi detti) “tumori femminili” .
Dopo una applauso prolungato, il “rompete le righe” . . . il gruppo si sparpaglia, qualcuno verso gli stand di informazioni, qualcuno verso lo stand della “merenda” . . . dove ci si rifocillava con i prodotti buoni e genuini offerti dagli sponsor.

Siamo state raggiunti dalla FigliaGrande e dalla sua AmicaM, insieme ci avviciniamo allo stand mangereccio, per motivi miei (fisime direbbe qualcuno) non ho fotografato la tabella degli sponsor, forse non era pubblicità, forse era solo documentare una partecipazione. Comunque c’erano presenti ditte locali (come quella produttrice di queste buone mozzarelline), ben conosciute e ditte che non conoscevo (come quella che ha offerto la macedonia di frutta, sottovuoto). 

Quando il grosso del flusso, intorno allo stand delle informazioni è scemato, anch’io sono andata a vedere chi e cosa c’era e ho avuto il piacere di incontrare la signora del progetto “Prevenzione Donna” (mi pare si chiami così), quella che mi invita a intervalli regolari a fare la mammografia . . . più in là, quelli della Lilt mi offrono un libretto con consigli e ricette delle “food bloggers”, tornata verso il mio gruppetto lo sfoglio e noto, con disappunto, che di queste “food bloggers” , non ce n’è una che conosco . . . boh! 

Sono andata a cercare la organizzatrice, per farle i complimenti, in poco tempo è riuscita a creare quest’evento (partendo da Facebook e dal blog dedicato alla prevenzione), si parla già di una occasione . . . e mentre ci allontaniamo verso l’auto che ci porterà a casa alle incombenze domestiche, mi giro e scatto l’ultima foto! 

Alla prossima volta! 

Traguardo Prevenzione 1 – Invito

Mettiamocelo in testa, la prevenzione è meglio farla!

Conosco un paio di cancer blogger, quelle donne che quando hanno scoperto di avere un tumore,  invece di chiudersi in casa e soffrire da sole, hanno deciso di raccontarsi, hanno aperto un blog e hanno iniziato a scrivere della loro esperienza e della loro vita. Julia ci ha “tirato fuori” un libro che viene venduto per finanziare un’associazione di auto aiuto alle donne malate di tumore al seno . . . Julia (che ha concluso quello che lei chiama “blog-terapia”, ma spero continui a raccontarsi in un nuovo blog), Zia Cris (che è diventata negli anni quasi una sorella) e le altre che conosco solo virtualmente (e che, può darsi le abbiate viste anche voi, ho visto e sentito in Tv) in ricordo di Anna Lisa hanno fondato, con la mamma e il marito di Anna Lisa, un’associazione col suo nome. Tutte, ma proprio tutte, quando parlano di questa “bestiaccia”  (così Anna Lisa chiamava il cancro al seno che le era stato diagnosticato a trent’anni, nel 2008) insistono che bisogna fare prevenzione, che bisogna fare i controlli . . .

Così, quando ho letto sul blog di Francesca il post “Traguardo Prevenzione” me lo sono letto ben bene tutto e ho pensato che questa volta sarebbe bello fare questa passeggiata, anche se i controlli li faccio (più o meno) regolarmente, vado a vedere un po’ delle persone che ho conosciuto nel gruppo Traguardo Prevenzione su Fb, vado a fare una passeggiata (se riesco a camminare per tutto il lungomare), vado a informarmi bene e, se non c’è troppa gente, magari riesco anche a parlare con un dottore . . .

Spero di trovare tante persone che conosco, spero di conoscere le persone che troverò lì (e che fin ora ho conosciuto solo virtualmente) e spero che, sempre più, le persone si ricordino che prevenire è meglio che combattere  . . . Ah! Per ultimo, spero che ci sia il sole, malgrado le previsioni meteo!

Buon . . . quella cosa lì!

Per quanto buono, Santo Subito, paziente, ecc ecc (mettete voi le doti di un marito perfetto, ma anche qualche difetto, perché ce li ha) l’Uomodellamiavita si ricorda ogni anno che oggi è un GIORNO SPECIALE, ma regolarmente non si ricorda la parolina magica . . . ANNIVERSARIO  (di Matrimonio) e così, dopo che un anno mi ha svegliato con un “Buon Onomastico”, non ci prova più, oggi è “quella cosa lì”!

È una COSA, “quella lì” che va avanti da 33 anni, mica da ieri.
33 anni! Anni Belli! Anni Così Così! Anni Brutti e persino alcuni Anni, che è meglio dimenticare, Bruttissimi!
33 Anni: 3 figli, 1 nipote!

E visto che non ci sono ancora arrivata, vorrei che, come nella canzone che vi propongo, tutto sia così anche quando avrò 64 anni e oltre!


A volte incontro quelle coppie di anziani (anche molto anziani), dove uno dei due è chiaramente “meno presente a sè” e l’altro lo accudisce, lo coccola, lo guarda con un amore negli occhi che né un genitore né un figlio potranno mai avere . . . vorrei che, se il Signore ci da la grazia, invecchiando insieme non si perda mai nei nostri cuori e nei nostri occhi quell’amore, iniziato prima di “quella cosa lì” e che ci ha aiutato a combattere mostri e mulini a vento, ci ha aiutato ad affrontare le tempeste della vita, ci tiene uniti (assieme ai nostri figli) ancora adesso, pronti per vivere le nuove sfide che la vita ci presenterà!