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Mongo – Venerdì del libro 6

Il libro di cui parlo oggi è un libro che ho letto tempo fa, l’avevo regalato a mio fratello (che è uno di quelli che da un pezzo di fil di ferro, crea altro), ma lui non l’ha apprezzato fino in fondo. 🙂

L’ho letto io e mi sono divertita, ma ho anche pensato che non si riflette mai abbastanza quando si definisce “immondizia” lo scarto di quello che non serve più. 

mongoPer la “trama” clicca sulla copertina

Un libro che è stato scritto ben prima che cominciasse a girare l’idea del riutilizzo “selvaggio” o della “decrescita felice”. 

Un’aneddoto: proprio nei giorni in cui leggevo questo libro, è tornato a casa dalla Germania dove era a fare un anno di Università, uno degli amici del Figlio, parlando raccontava che stava in una casa ammobiliata, molto spartana, ma che aveva trovato (vicino alla pattumiera) una vecchia poltrona antica, l’aveva messa un paio di giorni sul terrazzo, e poi, pulita con i prodotti adeguati, l’aveva portati in casa . . . comodissima! Ricordo che disse: “Quando devo lasciare casa, la rimetto vicino ai bidoni, se serve a qualcuno la può riprendere!” 

Bisogna che lo richieda a mio fratello, un libro da rileggere.

Con questo post, Fiordicactus partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma

Cosa c’è in frigor??? Verza ripiena

Una mattina di qualche giorno fa, mi frulla nella testa la domanda che assilla (a volte) la mente di ogni mamma italiana: “Che cucino oggi?”.
Butto uno sguardo interessato al contenuto del frigor . . . e trovo: una confezione di pasta brisée, un bel pezzo di p. cotto, una confezione di ricotta, un pacchetto di carne macinata, una ciotola piena di pasta madre che è stata rinfrescata il giorno prima senza sapere di preciso cosa farne, mezza verza che invecchia da due giorni chiusa nella sua pellicola trasparente, la voglia di non sprecare . . .
Per il prosciutto e ricotta, aggiungendo un caprino, e usando la pasta brisée, ho in mente una torta salata di antica memoria (un piatto che in casa, va sempre).
Con la carne macinata, invece delle polpette, aiutandomi con la pasta madre,  ci farò un pasticcio di carne in crosta . . . di solito viene bene e piace.
Poi, improvviso, un ricordo lontano di una ricetta sentita, più che vista, in Tv . . . e anche la verza trova il suo posto nel menù “di recupero” della giornata.

Ho preso la mezza verza, che era già pulita, visto che l’altra metà era stata usata per altre ricette . . .  sbollentata e messa su un piatto, aperta come una rosa spampanata . . . intanto ho preparato la farcia,  con un po’ di  salsiccia sbriciolata, il pane (quello fatto da me settimana scorsa era ancora bello) tagliato e bagnato nel latte, poi strizzato. Sale pepe, uovo, grana grattato (tutti gli ingredienti “a occhio”, in base a quello che c’era in frigor e alla grandezza della verza.

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Ho poi mischiato bene tutti gli ingredienti con le mani e poi (visto che era solo mezza verza), ho iniziato dalle foglie grosse che stavano appoggiate al piatto, ci ho messo parte della farcia, ho sistemato sopra a questa un po’ di altre foglie e ancora della farcia, foglie e farcia a strati fino a che non è rimasto più niente da impilare . . .La ricetta originale, ricordo, richiede che venga stufata in pentola con condimenti e sapori, io l’ho appoggiata sulla carta da forno, unta con poco olio, chiusa e richiusa con la carta d’alluminio, messa in un vecchio stampo da budino di alluminio e infilata nel forno per mezz’ora. Tolta dal suo “cartoccio”, messa sul piatto e lasciata nel forno fino all’ora di pranzo a fuoco spento. Alla fine abbiamo gustato un buon piatto compreso di verdura, gusto e allegria.

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Settembre 2013

Settembre, nuovo anno “effettivo”, come ho letto da qualche parte.
O come dice il cantante:
“Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età,
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità… ” (Guccini, Canzone Dei Dodici Mesi) 
Il compleanno (il vero Capod’Anno) e le giornate che si accorciano . . . si comincia a pensare, introspezione . . .  cambiamenti . . . bilanci . . . 

È sempre stato così. Prima, quando ero bambina o ragazza, era la fine della spensieratezza dell’estate, dovevo vedere a che punto ero con i compiti delle vacanze. Durante la prima settimana, si raccoglievano i “ricordi” delle vacanze, quelli che si sarebbero portati a scuola per far vedere ai compagni e poi, il sabato si lasciava la casa della “villeggiatura” e si tornava in città. Anche lì, riti del passaggio delle stagioni: c’erano i vestiti autunnali da provare (anche se le temperature erano ancora alte) in vista dei nuovi acquisti per la stagione fredda. C’erano da ordinare i libri per la scuola, da scegliere le copertine dei quaderni, l’astuccio, il diario (anche se allora non c’era la scelta di adesso) per il nuovo anno scolastico . . . ritrovare gli amici che erano rimasti in città o, al massimo, avevano fatto le 3 settimane di “un turno” di colonia marina. Ogni giorno c’era la gioia di ritrovare qualche amica/o che tornava dalla montagna, dopo i mesi estivi passati a casa di parenti o amici. E poi, col 1° Ottobre, la scuola e la tranquilla monotonia di tutti i giorni. 

Da grande, la stessa cosa, ma vista da chi deve organizzare tutto il “rientro” si dovevano controllare i famigerati “compiti delle vacanze”, si doveva rincorrere bambini che non ne volevano sapere di provare pantaloni lunghi o maglioni, si cercava di andare nei negozi in orari di poca frequenza, magari con un figlio alla volta, si andava all’ingrosso a comprare pacchi di quadernoni . . . e si cercava di controllare il “contenuto” di decine di diari per non trovarsi con sorprese durante l’anno . . . e finalmente, dopo la metà di settembre, tutti a scuola e la mamma, per qualche giorno, in relax.

E quest’anno? 
Be’! I vestiti “invernali” per il PiccoloLord sono di competenza della mamma e sono già sistemati nei cassetti. I compiti delle vacanze non sono ancora un problema . . . E lo zainetto, come ho detto, è già stato “testato” e approvato dal PiccoloLord.

A me resta solo di pensare al mio futuro,  un po’ di sana introspezione su quello che voglio cambiare in me. Quelle abitudini e quegli atteggiamenti che devono essere corretti prima di diventare abitudini di una vecchia noiosa e antipatica . . . 

Così, Quest’anno col primo lunedì di Settembre incomincio (di nuovo) la dieta dimagrante e una camminata giornaliera. E mi faccio un piano per il controllo dei piccoli/grandi acciacchi. Per sentirmi di nuovo “pimpante” e sentirmi viva e non vivacchiante . . . mi preparo un “piano settimanale” e uno mensile. E mi impegno a ricominciare a usare, almeno al 50%, quel “sano egoismo” che mi salverà dal mugugno continuo. Non voglio diventare come tanti adulti non ancora vecchi fuori, ma già morti dentro . . . 

“La tragedia della vecchiaia consiste non nel fatto di essere vecchi, ma nel fatto di sentirsi ancora giovani.”  (Oscar Wilde)

Quant’é bella giovinezza / che si fugge tuttavia! / Chi vuol esser lieto, sia: / del doman non c’è certezza. (Lorenzo de’ Medici, detto “Il Magnifico”)

Pensieri Profani in un giorno di festa

Oggi è la festa del Corpus Domini, vado in Chiesa e mi appresto a seguire la Messa.

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Ma presto, mi distraggo, già quando inizio ad ascoltare la 1° Lettura (Gen 14,18-20) : In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem … “ la pronuncia di “Melchisedek” mi disturba (l’hanno pronunciata in un modo diverso da quello a cui sono abituata da anni)  . . . ma ancora più prepotente si affaccia il ricordo di tanti anni fa, un bambino che ho conosciuto allora, a cui avevano affibbiato questo nome: Melchisedek, così importante e strano e che tutti avevano prontamente abbreviato in Melchi . . . mentre suo cugino era stato battezzato: Nabucodonosor. Chissà a chi era venuta l’idea di chiamare questi due bambini con dei nomi biblici?

Prophet Melchisedek

Alla lettura della “Sequenza” pronuncio le frasi riportate sul foglietto:
“(…) Ecco il pane degli angeli, 
pane dei pellegrini, 
vero pane dei figli: 
non dev’essere gettato. (…)”
E mentre continuo a leggere e a recitare, prima mi passa per la mente l’immagine del lievito per le torte e poi ricordo come una volta ci insegnavano che non dovevamo far cadere il pane, ti sgridavano. C’era persino una leggenda che ci raccontavano a proposito di Gesù Bambino che scese dall’asinello, dove stava in braccio alla Madonna, per recuperare del pane gettato . . . altri tempi. . .

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Poi arriva il Vangelo (Lc 9,11-17) e mentre sento raccontare della divisione (e conseguente moltiplicazione) di quei cinque pani e due pesci, ecco che mi ricordo di quella volta che stavamo cercando di stilare la lista di canti per la Messa del Matrimonio di mio fratello, all’offertorio mi sarebbe piaciuto metterci quella ispirata da questo brano (qui il testo) . . . mia madre, non volle per paura che qualcuno fra gli ospiti potesse pensare che era uno sforzo per noi “sfamarli” . . .

_pani e pesci
C’erano dei Battesimi, tutte bimbe, una è stata battezzata “Gioia”, una piccola africana (o una piccola nuova italiana?), con tutta la sua famiglia, tutti abbigliati con abiti colorati. E la bambina che piangeva, frastornata forse da quella confusione, la mamma che non sapeva più come calmarla, le signore nei banchi che sorridevano e ricordavano . . . lo so che ricordavano, perché durante il Battesimo vedevi tante teste avvicinarsi, anch’io ho ricordato il Battesimo della FigliaGrande, che ha pianto per quasi tutta la cerimonia e non si calmava e io avrei voluto sprofondare . . .

Insomma, tanti Pensieri Profani, ma così belli che, sono sicura, lassù qualcuno mi perdonerà, l’Omelia l’ho ascoltata senza lasciarmi distrarre, nemmeno da quella bambina che ha parlato per tutta la Messa, malgrado la sua mamma le facesse le facce brutte!

Mi sa che dovrò fare come S. Francesco Borgia che prima di entrare in chiesa per la Messa chiedeva allo Spirito Santo di scacciare le distrazioni . . . 

Diario di guerra

Diario di guerra . . . no, non la mia, io non sono in guerra con nessuno!

Diario di guerra . . . di una guerra che è passata da 70 anni, ma di cui si parla ancora. Quella guerra le cui sorti per anni e anni hanno governato le sorti del mondo, con l’influenza dei sui vincitori.

Durante la II Guerra Mondiale, che di questa stiamo parlando, gli italiani o meglio chi governava allora, furono presi dalla voglia di seguire l’alleato tedesco nell’avventura di conquistare la Russia . . . come già secoli prima aveva sognato di fare Napoleone. In tutti e due i casi gli eserciti furono sconfitti dai soldati russi e dal Generale Inverno.

E anche nel 1943, così come nel 1812, molti non tornarono . . . molte famiglie, tra cui la mia, piansero i loro morti, i loro dispersi.
Tra i dispersi c’erano anche il mio nonno paterno e uno zio di mia madre. Il nonno morì nel giro di un paio di mesi (e lo venimmo a sapere molti anni dopo), invece lo zio di mia mamma, dopo un’azione eroica fu fatto prigioniero e riuscì a scamparla, tornò anni dopo (ma questa, è un’altra storia che magari vi racconto più in là). Questo per spiegare la mia “passione” per la storia di quel periodo . . . Infatti, negli anni, mi sono letta d’un fiato ogni libro sull’argomento che m’è capitato sottomano, da Il cavallo rosso  e I più non ritornano”  di Eugenio Corti, passando per “Il sergente nella neve” di Rigoni Stern fino al famoso racconto di Bedeschi: “100.000 gavette di ghiaccio

Uno tra quelle “100.000 gavette di ghiaccio” che riuscirono a tornare si riportò a casa, tra le varie cose conservate dal suo zaino, un quadernetto . . . non un diario vero e proprio, ma piuttosto poche  frasi, essenziali per aiutare la memoria a ricordare (o a non dimenticare) quei giorni di guerra.
Martino, questo è il nome dell’alpino che è tornato ” a baita”,  dopo qualche mese dal suo ritorno dalla Russia,  incappa in quel periodo disastroso che segue all’armistizio dell’8 settembre 1943 e viene internato in campo di concentramento come è successo a molti (tra i 600.000 e i 650.000) militari italiani (tra cui anche Rigoni Stern e Guareschi) e continua a prendere  nota di quello che gli succede.
Anni dopo, riordinando le cose di casa, quelle cose che tutti ogni tanto riordiniamo, soffitta, cantina, garage, mobili vecchi, scatole, cassetti . . . ecco, in un cassetto, vengono trovati questi quadernetti e possiamo immaginare con quale curiosità e con quanta angoscia siano stati letti . . . passano ancora degli anni e il nipote di Martino (che non ha mai conosciuto suo nonno, morto prima della sua nascita) decide che certe cose vanno condivise e pensa a un blog, un moderno diario.  La sua idea è che questo  “Diario di guerra” possa raggiungere molti giovani, molte persone che magari non hanno mai sentito parlare di quel periodo o che non hanno voluto approfondire.

Ogni giorno possiamo seguire le vicissitudini del giovane tenente Martino partendo dal giorno 16 di dicembre, quando ha iniziato il suo diario . . . avrei voluto parlarvene prima, ma un sacco di “inciampi” me l’hanno impedito . . . potete sempre ricominciare dall’inizio, da qui.

Anche mio padre ha deciso solo ultimamente di raccontare la sua vita di “orfano di guerra” nei mesi che sono seguiti allo sfondamento del fronte del Don . . . chissà, ci sono storie che hanno bisogno di tempo per tornare a galla, quando il dolore è superato e resta solo il ricordo e quello che poteva essere un periodo di vita grama diventa un’avventura giovanile.

Quel 7 (e 8) giugno di tanti anni fa.

Grande commozione al Riviera per il trentennale del rogo del Ballarin
Nella mattinata di oggi, 5 giugno, è stata inaugurata la targa che ricorda la scomparsa di Maria Teresa Napolioni e Carla Bisirri nell'incendio del vecchio stadio prima della partita Samb-Matera (continua qui)
 

Il vice presidente rossoblu Claudio Bartolomei  e Il Sindaco Giovanni Gaspari
scoprono la targa commemorativa

 

Leggo sul giornale on line "Il Segnale", un giornale locale, che parla molto più della cronaca di "casa" che di quella nazionale, l'articolo di cui ho copiato titolo e sottotitolo qui sopra e i ricordi cominciano a viaggiare . . . come si dice: "io c'ero!" . . . precisiamo, non ero allo stadio, non ci sono mai andata, ma la tragedia l'ho vissuta e la ricordo bene.
 
Era una domenica di giugno, avevo una bimba che era nata da meno di un mese, faceva caldo e giravo per casa con un grembiule di quelli incrociati davanti, poco elegante, ma comodo per allattare a richiesta. C'erano a farmi compagnia l'Uomodellamiavita e mia madre . . . mio fratello, il più piccolo, giocava per strada con gli altri bambini e mia sorella, adolescente, era a passeggiare al Corso. Abitavamo in centro, lontani dallo stadio che era a ridosso del Porto . . . a un certo punto si iniziarono a sentire sirene di ambulanze (ma allora non c'erano così tante ambulanze come adesso e dopo un po' smisero), mia madre si mise a pregare, come era sua abitudine al suono delle sirene e l'Udmv si affacciò verso la strada per controllare il piccolo di casa, io continuai a fare la "mucca da latte" e la FigliaGrande ciucciava ignara . . . Dopo, quando arrivò mia sorella, chiedemmo se era successo qualcosa, ma anche lei era all'oscuro di tutto . . .


Ecco la squadra appena prima della tragedia . . . Lo sguardo preoccupato di Walter Zenga verso la Curva Sud del "Ballarin": l'incendio comincia a svilupparsi

Il giorno dopo, verso metà mattina si cominciò a sentire un via vai di elicotteri sopra i tetti della città . . . "chissà cos'è?" ci chiedevamo io e mia madre, di solito un paio di elicotteri si sentivano, durante la corsa Tirreno Adriatica, a marzo. Ma non c'era ancora la Tv del mattino . . . solo quando arrivò l'Uomodellamiavita, ci porto i pochi fatti scarni che aveva sentito, riportati dai colleghi e dai clienti . . . si sapeva che c'era stato un incendio allo Stadio; si sapeva che la colpa era del mucchio di carta che si sarebbe dovuto usare per festeggiare la vittoria della Sambenedettese, che sarebbe "tornata" in "B"; si pensava che il solito scemo, aveva buttato la cicca della sigaretta . . . o forse, un altro stupido aveva tirato un petardo.
Si sapeva, questo era certo, che c'erano dei feriti, ustionati, qualcuno più grave, qualcuno meno . . .

 


dal sito www.saladellamemoriaheysel.it

Io me ne stavo lì, con la bimba da accudire e pensavo a tutte quelle persone, alle loro mamme, alle loro famiglie . . . solo col passare dei giorni qualcosa in più si seppe da Tv e giornali . . . si seppe che l'innesco dell'incendio fu causato dai fumogeni, si snociolarono i nomi dei feriti . . . mia sorella e l'Udmv raccolsero notizie dai racconti di chi allo stadio c'era stato, ci raccontarono qualcosa in più sui feriti, perchè a leggere i nomi sul giornale, non ci dicevano niente . . . le frasi iniziavano sempre così: "Ti ricordi quel mio amico . . .?" oppure: "Hai presente il cugino di quel tale . . .?"  e ancora: "Mamma, il mio compagnodi scuola . . . ".  La Città sulla Costa, 30 anni fa era ancora una città dove ci si conosceva un po' tutti e tra scuola e lavoro, potevi conoscere bene almeno uno che era imparentato con uno dei feriti (anche perchè di feriti ce ne furono ben 60) . . . Purtroppo di questi 60 feriti, due ragazze non ce la fecero, troppo ustionate, morirono nel giro di qualche giorno. Gli altri, riuscirono a salvarsi, dopo perpezie in vari ospedali, ma rimasero segnati per tutta la vita!
 


  Maria Teresa Napoleoni                       Carla Bisirri  
  (27 febbraio 1958-13 giugno 1981)         (30 aprile 1960-17 giugno 1981)

 

Passarono pochi anni e le prime volte che accompagnavamo la nonna a "trovare il nonno", nella parte nuova del Cimitero, passavamo davanti a una cappellina, con una sola tomba. la cappellina era sempre piena di fiori. I bambini si sa, sono curiosi e io ne dovevo tenere buoni 3, un po' di curiosità l'avevo anch'io, andammo a vedere, e scoprimmo la tomba di Maria Teresa Napoleoni  e raccontammo tutta la storia . . . da allora, non si salgono le scale che portano al nonno se non si fa una sosta davanti a questa tomba, per un pensiero, una preghiera . . . l'altra ragazza, non sappiamo dove è sepolta, ma un pensiero va sempre anche a lei. 
 


Una bella immagine dello stadio F.lli Ballarin,
che adesso ospita la Croce Verde e i Carri del Carnevale, 
che ha visto le partite della squadra di Rugby e che presto sarà smantellato 

Vi lascio alcuni link, se vi viene la curiosità di saperne di più . . . Qui trovate i ricordi di  un calciatore della squadra . . . Qui invece, c'è tutto . . . articoli di giornali, foto, video  . . . qui il video che è stato montato l'anno scorso per ricordare!

Buon Compleanno Italia

Buon Compleanno
Italia


Fratelli d'Italia

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.