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Pasqua, tra spiritualità e tutto il resto!

Mai come nelle festività vivo la vita come vorrei . . . come mi piacerebbe che fosse tutti i giorni.
L’allegra confusione delle visite, quella leggera ansia nel preparare cibo e accoglienza al meglio, le chiacchiere in libertà e i ricordi, i momenti seri e quelli allegri, conoscere realtà diverse e uguali (in fondo) alla nostra. La condivisione di pensieri, parole e vita.

Come sempre capita in certi periodi dell’anno c’è stata la parte spirituale. E sentire il sacerdote (nell’Omelia di Pasqua) ripetere, con altre parole, i concetti sentiti da un’amico (molto laico) la sera prima circa il saper guardare avanti, non aver paura del futuro, rinnovarsi e lasciare il passato indietro senza rimpianti è stato sconcertante!

Sono stati 3 giorni che hanno visto l’arrivo di Emily accompagnata da ReMida, le piacevoli conversazione sugli argomenti che ci accomunano: Outlander, figli, famiglia, la vita vissuta con entusiasmo, il lavoro fuori casa (anche se io, per quello, ormai ho tirato i remi in barca) , il piacere di viaggiare . . .
Tre giorni in cui era presente anche la FigliaPiccola, arrivata da Roma, che si fermerà (mirabile dictu) ancora qualche giorno.
Tre giorni che hanno visto la casa invasa da uova di pasqua, coloratissime! Regalate, comprate, da scambiare al PiccoloLord, alla PiccolaLady e alle piccole Masha e Lele. Ma ne è arrivato uno anche per me! Una bellissima sorpresa, un braccialettino col suo ciondolo!

Non vi sto a fare l’elenco di tutto quello che abbiamo preparato in cucina, di quello (molto di più) che abbiamo poi mangiato, vi dirò solo che per qualche giorno non avrò bisogno di fare la spesa.

Non so quale maligno pensiero mi ha portato a comprare 4 pagnotte di pane da 1/2  Kilo, che sono lì che occhieggiano e che la FigliaPiccola ha proposto di far diventare: Gnocchi di pane, torta di pane, panzanella e via riciclando! In questi giorni tutto si è mangiato, tranne che il pane (o almeno, poco poco), c’erano le “ciambelle strozzose” che di “strozzoso” non avevano molto, ma che si combinavano bene col pecorino abruzzese, col salame coi lardelli e col ciauscolo (marchigiano) e persino con la insalata “Olivier” (quella che in Italia è chiamata “insalata russa”) che ci ha portato l’amica Irina, ucraina Doc, preparata con la ricetta di sua madre.
E i dolci? Tra quelli confezionati, tipici di queste feste, le magnifiche paste portate dagli ospiti, quelli preparati dalla FigliaGrande per il suo PicNic con le famiglie della classe del PiccoloLord e quelli portati dall’amica A. Una felicità per gli occhi e le papille gustative (ho sentito chiaramente, in testa, l’invito: “pancia mia fatti capanna)!

Il tempo ci ha fatto preoccupare, ma alla fine si è risolto a darci un cielo “ttrecchi” come dice la Bice Piacentini (poetessa in vernacolo sambenedettese) nella poesia dedicata alla Città sulla Costa, che in questo vecchio post, potete trovare sia in vernacolo che tradotta.

Il sabato sera con Emily e Re Mida. In piacevole conversazione siamo arrivati alle 2 di notte senza nemmeno accorgercene.
Pasqua in gioiosa compagnia, con una parte consistente della famiglia, il NipoteF, momentaneamente “orfano” di mamma e sorella, proprio il giorno di Pasqua, Irina e le sue figlie . . . davvero una bel momento conviviale.
E “ultimo, ma non ultimo”, il pranzo della Pasquetta, sempre con Emily e il suo simpatico Re Mida, a chiudere le grandi “mangiate” delle feste . . . la sera, cena con una minestra con brodo vegetale e passato . . .

E ora? Ora si torna nei ranghi, in attesa di un’altra occasione per sentire le pentole che fan fracasso, per stare insieme a gente simpatica, senza troppi convenevoli, con delle belle chiacchierate, parlando di personaggi immaginari (libri, serie TV, film) o di blogger che si conoscono bene, senza nemmeno averle mai viste, pensando che ci si potrebbe rincontrare e quando.
Vivendo la vita di tutti i giorni come fosse una festa . . . malgrado i problemi che si possono incontrare.

(Ps. più tardi metto qualche foto! Ora, vado a far qualcosa! L’Udmv ha ricominciato a lavorare e ha i suoi orari! La cosa peggiore dei giorni feriali . . . gli orari!)

 

 

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Com’è andato il blog nel 2014 ???

2014Il 2014 ci sta lasciando . . .  mancano poche ore 

Chiudo quest’anno vecchio con le belle notizie di WordPress  . . . ringrazio i followers, ringrazio chi mi segue fin dal primo post, ringrazio gli ultimi arrivati, ringrazio chi commenta, ringrazio chi passa, legge e non commenta, ringrazio chi capita qua per sbaglio e magari ci ritorna . . .

Quest’anno non ho condiviso molto con questo “diario che risponde”, ma ne ho sentito spesso la mancanza . . . il mio angolo, neanche troppo segreto, dove cercare la gioia anche in quello che non sempre è allegro. 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Mi dicono che questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Ho caricato 101 immagini, quasi 2 immagini alla settimana, malgrado io abbia scritto poco .

Sul “podio” dei post più letti abbiamo: 

  1. Cuffia rasta/scaldacollo 
  2. E’ il suo Battesimo  
  3. Ancora Romaria . . . nuove notizie e nuova traduzione  

I lettori, ma non tutti commentano, sono arrivati principalmente dall’Italia (ma va’), USA e Germania oltre altri 63 paesi (un giorno vi stupirò con l’elenco dei paesi . . . mi sono stupita anch’io quando ho letto le statistiche) 

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Vi invito a fare un brindisi con me, vecchi e nuovi “amici”, sperando che il nuovo anno ci porti un po’ di serenità. 

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Ci si legge . . . ai prossimi post . . . al prossimo anno

2015

Un pomeriggio “altern-at-tivo”

Vista con gli occhi di uno dei vicini, la cosa si stava facendo sospetta.
Già il locale per lui era fuori norma, un B
ar “Bio”, con la sua sfilata di bottiglie, ma anche con molte scatolette di tisane, tè, cioccolata . . . e i dolci, preparati e cotti in casa dalla moglie del proprietario.


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E ora, da qualche mese, una domenica al mese, vedeva arrivare alla spicciolata donne, giovani e meno giovani, con borse,  borsette e borsone . . . lui aveva fatto l’indifferente, ma le aveva viste tutte, qualcuna era tornata tutte tre le volte, alcune invece erano arrivate una volta sola e, fin ora, non si erano ancora riviste . . . persino un ragazzo si era fermato, la prima volta, le due ore pomeridiane, ma  poi non l’aveva più visto.
E alla fine si era deciso, l’ultima domenica di marzo, un fantastico pomeriggio di primavera,  si era messo a passeggiare sul marciapiede e con fare indifferente, sbirciava dalla vetrina, le vide tutte appollaiate sugli sgabelli, tutte a testa bassa, ognuna con in mano qualcosa e, nei momenti in cui i rari clienti domenicali aprivano la porta, si potevano udire chiacchiere e risate . . . il proprietario del bar, il simpatico Pietro, le osservava curioso e divertito, poi si dava da fare per portare qualche piattino pieno di dolcetti, qualche tazza con cioccolata, cappuccino, tisane e loro, le donne, si affrettavano a spostare quello che avevano davanti, quasi con la paura che si potesse contaminare . . . mah, la cosa non gli era chiara, ma avrebbe tenuto d’occhio la situazione continuando a “fare la ronda” nei pressi. 

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L’appuntamento era alle 16.00 di oggi, al Seven Bar, in una delle stradine del centro, quando sono arrivata c’erano già Eleonora e altre due “ragazze” (tutte e due più giovani di me), ci siamo salutate, poi una delle due ragazze, mi ha allungato un foglio ripiegato dicendo: “Ecco l’angelo custode” . . . choc . . .  e poi l’intuizione, siamo andate a Roma alla Fiera con lo stesso autobus.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo presentate, e abbiamo iniziato a parlare di amiche in comune (Eleonora mi ha portato i saluti di un’amica knitter di Torino) e dei nostri progetti, poi è arrivata Valentina che con Eleonora è l’ideatrice di questi incontri: Knit Caffé  lo chiamano adesso che va di moda usare l’inglese.

 

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Siamo al terzo incontro, io ho partecipato solo agli ultimi due. 
Eleonora ci racconta delle sue esperienze di incontri di questo genere, a Torino, ci racconta che nella città sabauda ogni giorno, in qualche quartiere, si può trovare un gruppo di signore e qualche signore che sferruzza o uncinetta.

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Si aggregano al gruppo due signore più o meno della mia età, così siamo arrivate a 7. Le ultime due arrivate (sono amiche di un’amica che oggi non è potuta venire) e vorrebbero imparare a lavorare con i ferri circolari, così, mentre Eleonora spiega a loro (in pratica fa un corso personalizzato e accelerato) ascolto anch’io che a questa lavorazione mi ci sono avvicinata da autodidatta. Valentina fa le prove di modelli per una tendina a uncinetto, Gloria e Simo, lavorano all’uncinetto leggendo le spiegazioni su un tablet . . . insomma, la tecnologia applicata alla tradizione. 

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Pietro, il simpatico proprietario, ci chiede cosa vogliamo di merenda, e tra una tisana, un tè e tanti biscotti che prepara sua moglie, arriva anche il cappuccino che viene descritto come “buonissimo”, mi sa che al prossimo incontro lo prendo anch’io.  Io mi affretto a spostare i gomitoli di lana mohair, e mi godo la dolcezza e il relax. 
Si continua con i lavori, le chiacchierate e le risate e le 18.00 arrivano in fretta e noi raccogliamo i nostri lavori e ci diamo appuntamento al prossimo incontro.  Si torna alla realtà di tutti i giorni.

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Un modo moderno di incontrarsi, un modo nuovo di tenere viva una tradizione antica, quella che vedeva le nostre mamme riunirsi in casa di una o dell’altra, nei giardinetti o in spiaggia (ricordo benissimo mia madre e altre signore italiane con alcune signore tedesche che si spiegavano con disegni o facendo vedere come lavoravano i vari punti che volevano insegnarsi) o, addirittura mettendo le proprie seggiole nelle piazzette o sulle strade, allora poco frequentate,  stare insieme e passare conoscenze alle giovani generazioni . . . adesso, se qualcuna vuole imparare e non ha sottomano una mamma, una nonna o una zia, ecco i tutorial su you tube. 

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Poi, all’improvviso l’anziano vicino sul marciapiede non si sentiva più così anziano e non si sentiva più nemmeno in quella via . . . si sentì trasportato indietro nel tempo, quando proprio nei pressi di quella via, sua madre, la nonna e le vicine, dalla primavera all’autunno, formavano un circoletto con le sedie e ognuna aveva il suo lavoro, chi preparava la rete per il marito pescatore, chi aveva il tombolo per preparare il pizzo dei corredi nunziali, chi lavorava a maglia (soprattutto le calze pesanti per l’inverno) e chi ricamava, c’era sempre qualche bambina che stava vicina all’adulta che le insegnava l’arte antica e i maschietti, correvano, giocavano a palla . . .  Finalmente aveva capito, quelle donne portavano avanti una tradizione che arriva dalla notte dei tempi! 

retareLe “retare” che lavorano fuori dall’uscio di casa

 

Credits:  Le foto a colori sono di Pietro del SevenBar e riguardano ben 3 domeniche pomeriggio . . . la foto in bianco e nero l’ho trovata con Google! 

Da Viviana sul Venezuela . . . condivido

Anch’io ho degli amici quasi parenti in Venezuela, anch’io, fin dall’inizio di questa rivolta partita dagli studenti sto condividendo i link che arrivano dal Venezuela, ma Viviana ha i parenti laggiù e ha notizie di prima mano, quelle notizie che i mass media “tradizionali” passano col contagocce (e non capisco perché).

Venezuela

Ecco perché, quando Viviana l’ha chiesto io ho condiviso il suo post, vi invito a leggere. (se poi volete, potreste condividere anche voi) 

“Chi mi segue anche sui social ormai dovrebbe essersi accorto che la mia attività su internet si limita, molto sostanzialmente, a rilanciare quanto accade in Venezuela.
Oggi mi è giunta la notizia dell’arresto di Enzo Scarano.
E chi cazz’ è? dirà qualcuno a giusto titolo.
Enzo Scarano è un amico di famiglia (famiglia venezuelana), sindaco della città di San Diego, rieletto per il secondo mandato a maggio.
Ho visitato la sua città e l’ho trovata pulita (cosa non scontata visto che a Valencia la spazzatura ci sommergeva perchè si sono rubati i camion per la raccolta!), con servizi efficienti e in piena crescita. Appartiene all’opposizione di governo ma non è un guerrafondaio e neanche un fascista.
E’ stato arrestato perché avrebbe fomentato la protesta, tra arresto e condanna a 10 mesi son passate poche ore!

Il Governo di Nicolas Maduro, con l’acqua alla gola e senza il carisma che giusto o sbagliato che fosse era innato in Chavez, arranca in arresti, uccisioni che prendono la connotazione di omicidi, ferimenti, accuse internazionali a destra e manca.

La realtà è che mia cugina ha il ristorante chiuso da 45 giorni, non può lavorare e se anche potesse non trova le materie prime per farlo nel terzo Paese produttore di petrolio al Mondo.

Un Paese che regala petrolio a Cina e Iran in cambio di autovetture ma non riesce a garantire burro, farina e latte ai suoi cittadini.

Chiedo, con la propria libertà di farlo, di condividere questo post sui social che frequentate affinché non resti una voce circoscritta. Ammesso e non concesso che lo condividiate! (non ve ne vorrò in caso contrario :-P)

Seconda di Quaresima – 2014

Per molti miei amici  parlare di Quaresima è parlare di “vernerdì” o di “vigilia”, cioè: rinuncia alle carni e digiuno il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo . . . e dicono che siamo un paese retogrado e asservito al Vaticano!
Io direi che c’è chi fa di peggio . . . E chi, in questo periodo in cui tanti nel mondo praticano qualche sacrificio alimentare, ha trovato un modo nuovo per superare la crisi della sua azienda! 

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Vi copio e vi linko un simpatico post dell’amica Lucyetta: 

“Ormai sono poche, le persone per cui “Quaresima” diventa automaticamente sinonimo di “rinunce alimentari”?
Manno, non direi. Anzi.
Per quanto mi riguarda, sono esattamente due anni che sorrido come una rincretinita tutte le volte che penso a un’iniziativa della Pizza Patrón, una popolarissima catena di pizzerie diffusa in molte zone degli States, con “quartier generale” a Dallas, in Texas.
Se andate a curiosare su Wikipedia, scoprite che la Pizza Patrón è stata nel 1986 dal signor Antonio Sward, un italo-americano che vanta nel suo albero genealogico anche degli antenati di origine libanese. La compagnia, come leggiamo su Wikipedia, è attiva in Arizona, California, Colorado, Florida, Nevada, Georgia e Texas. Dovendo scegliere un target su cui puntare, la Patrón ha deciso di rivolgersi a una clientela composta perlopiù da americani di origine ispanica – addirittura il menù è stato rimaneggiato in tal senso, con l’invenzione di pizze che hanno ben poco a che vedere non solo con quelle che mangereste a Napoli, mapersino con quelle che mangereste a Little Italy.
Gli ispanici hanno mostrato di gradire questa scelta commerciale, e infatti la Pizza Patrón è un businnes in forte espansione.
Sennonché…

Sennonché, c’era un problema grave. Un problema grave per davvero – di quelli che rischiano di farti finire in bancarotta o quasi.
Gli affari della Patrón registravano successi continuativi per circa undici mesi all’anno… sennonché, il volume d’affari cominciava a calare drasticamente, radicalmente, irrimediabilmente, nei quaranta giorni di Quaresima.
La Patrón – l’abbiamo già detto – ha un menù abbastanza particolare, in cui probabilmente la nostra “Margherita” non è neanche inclusa. La maggior parte dei piatti proposti dalla catena ha una fortissima presenza di carni d’ogni tipo: salsicce, salame, prosciutto, pancetta… chi più ne ha più ne metta.
E l’affezionata clientela, incomprensibilmente, smetteva di andare al ristorante a partire dal Martedì Grasso. Ma in massa, eh!
Per poi riapparire, in massa, e altrettanto incomprensibilmente, a partire dal lunedì dell’Angelo.

Oh cielo: “incomprensibilmente” è una parola grossa.
La stragrande maggioranza degli ispanici, negli U.S.A., professa fede cattolica; e per i cattolici, negli Stati Uniti, l’astinenza dalle carni durante la Quaresima è una cosa molto seria.
Certo, certo: una cosa molto seria ma non obbligatoria – l’astinenza dalle carni è richiesta solo nei venerdì di Quaresima e nei giorni di digiuno; se poi vuoi dire addio agli hamburgeranche per tutto il resto della Quaresima, si tratta chiaramente di un “di più”.
Un “di più” che secondo me produce infiniti benefici spirituali, e a quanto pare non sono l’unica a pensarlo – perché negli U.S.A. è davvero molto comune astenersi dalle carni dal mercoledì delle Ceneri fino alla notte di Pasqua.” (Continua . . .)

Un nuovo tempo da vivere

La Quaresima giunge a noi come tempo provvidenziale per cambiare rotta, per recuperare la capacità di reagire di fronte alla realtà del male che sempre ci sfida. La Quaresima va vissuta come tempo di conversione, di rinnovamento personale e comunitario mediante l’avvicinamento a Dio e l’adesione fiduciosa al Vangelo. In questo modo ci permette anche di guardare con occhi nuovi ai fratelli e alle loro necessità. Per questo la Quaresima è un momento favorevole per convertirsi all’amore verso il prossimo; un amore che sappia fare proprio l’atteggiamento di gratuità e di misericordia del Signore, il quale «si è fatto povero per arricchirci della sua povertà» (cfr 2 Cor 8,9)
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Con queste parole di Papa Francesco inizia la Quaresima. Più passa il tempo, alla luce dei tempi attuali, e sempre più difficile è crescere nella Fede. Io spero di poter vivere con impegno  almeno una cosa, in maniera profonda, sempre con la Sua Grazia.
Buon inizio di Quaresima a chi passa di quà!

Copiato, senza permessi e senza vergogna dall’amica Giudig.

Le lacrime della giraffa – Venerdì del libro 7

Questo libro, è stato il primo che ho letto, su consiglio di un’amica blogger, di questo autore. L’ho trovato in Biblioteca, anzi in una delle Biblioteche del Polo Interbibliotecario del Piceno

le_lacrime_della_giraffaCliccando sulla copertina, trovate la trama

e poi, ho continuato a leggere quelli che trovavo sugli scaffali della libreria, spesso riconoscendo, da lontano, la copertina.

L’ultimo che ho comprato, è il primo della serie . . . e, secondo me che non sono un’esperta critica letteraria, si nota.

precious_ramotswe_detectiveCliccando sulla copertina, trovate la trama

Sto col budget risicato, ma vorrei “raccoglierli” tutti, in ordine cronologico (della cronologia del racconto).

Dello stesso autore ho letto anche un paio di quelli della serie del “club dei filosofi”, ma non mi sono piaciuti così tanto come questi, sarà che io e lei siamo accomunate da un fisico “tradizionale”, dal piacere delle chiacchiere mentre si sorseggia una tazza di te o dalla curiosità non tanto di come è successa una cosa, ma di come mai le persone fanno e pensano certe cose.

Con questo post, Fiordicactus partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma

È arrivata la Befana, nella calza c’è un premio!

Ecco, cosa mi ha portato la Befana . . .  un bel premio ricevuto da Il lato comico un giovane e divertente blog che seguo volentieri. Gio, una blogger che ringrazio per aver pensato a me, che in questi ultimi mesi non ho scritto molto (anzi, in certi casi ho solo copiato). E siccome io credo nelle coincidenze e nel fatto che “nulla accade per caso”, l’ho visto come un imput a ricominciare a tenere aggiornato il blog

Come sempre, si parte dalle cose serie: queste le regole per accettare il premio:
– Mostrare il logo dell’award sul blog; (fatto)
– Ringraziare il blogger che ti ha nominato; (fatto)
– Nominare altri quindici blog con pochi follower ;
– Mettere il link dei tuoi nominati nel post e informarli del premio con un commento;
– Scrivere sette cose su di te. (fatto)

Me la cavo in fretta sulle 7 cose su di me (una che scrive/scriveva un blog, ne ha sempre di cose da scrivere su di se), anche se in tanti anni di blog ho riempito il web con le notizie su di me :

  1. Sappiate che, non mi interessa il tifo calcistico, ma se proprio devo, “tifo” Atalanta . . .
  2. Sappiate che, per il PiccoloLord, non mi chiamo: “Nonna”, lui mi chiama: “Ma’ ” e io non sempre rispondo al volo . . .
  3.  Sappiate che, durante le feste di Natale, sono aumentata di ben 6 Kg! E adesso sto pensando come perdere questi e gli altri che sono in eccesso . . .
  4. Sappiate che amo le cose naturali e cerco di usare prodotti il più naturale possibile, ma non sono per un ritorno al “medioevo”, mi piacciono certe comodità dell’epoca moderna . . .
  5. Sappiate che , ieri ho preparato lo strutto con l’aiuto e le spiegazioni di una vicina e poi ho controllato su Internet, scoprendo che alcune cose potevano essere migliorate, sarà per l’anno prossimo . . .
  6. Sappiate che, faccio parte della Sandwich Generation e non ne sono molto contenta . . .
  7. Sappiate che, questo post è stato scritto a rate, non ho molto tempo in questi giorni, per i problemi che comporta il punto 6 . . .

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Orbene, dovrei trovare “15 blog con pochi follower”, adesso che ho capito, grazie a Gio, come capire quanti sono i followers, nasce il problema di capire “pochi” in rapporto a che??? Se prendo come riferimento un blog famoso (es. Nonsolomamma), gli altri ci rientrano tutti . Metterò i link (a prescindere da questa caratteristica) seguendo i miei parametri. Inappellabili! 🙂
Poi devo anche “mettere il link dei tuoi nominati nel post e informarli del premio con un commento”, ma so già che molti non partecipano a questi “giochetti” . . . ci penserò più tardi, ora devo scappare.

Allora, i 15 blog,  che a mio insindacabile giudizio saranno premiati sono: 

  1. Il lato comico . . . ridere fa bene alla salute – Non solo perché mi ha premiato!
  2. Cautelosa . . . “amante della montagna, dei viaggi, di tutto quello che c’è da scoprire al mondo (senza ‘rischi’, però…)” Ecco perché: mi somiglia!
  3. Testimoni ando . . . le parole muovono, ma è l’esempio che trascina Perché anche di questi tempi c’è bisogno di Santi e Beati! 
  4. Diario di guerra . . . dalla Russia alla prigionia in Germania – Perché mi piace la storia delle persone, molto di più della Storia dei libri di scuola! 
  5. LaBiondaProf . . . mamma, bionda, prof e mamma – E orobica, serviva altro??? 
  6. Hopeandloveislife . . . il segreto della vita – Una delle mie prime amiche blogger! 
  7. Le nebbie di Avalon 2.0 . . . Dove si parla di famiglia, di bambini e di cancro. Ogni tanto con paura ma spesso con leggerezza e risate – per me, semplicemente ziaCris! 
  8. Congedo parentale . . . normale vita di un papà italiano in Svezia fra famiglia e carriera – lo seguo da prima che prendesse il “congedo parentale” e lo leggo volentieri, avventure di una famiglia viste dal punto di vista maschile.
  9. Rete delle consigliere di parità delle Marche . . . Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere nella Regione.  – Scoperto grazie a un problema familiare, scoperto che lavorano bene, le seguo volentieri, forse anche quelle della vostra Regione hanno un sito, andate a cercarle e pubblicizzate.
  10. Storia minima . . . Una donna che spesso è stata salvata dall’ilarità. La normalità è la mia specialità. – Una nonna, una bergamasca, basta quello.
  11. Creative Family . . . dedicata a Bergamo, di cui mi piace raccontare  insieme agli aspetti storici, (…) anche quelli più insoliti e particolari. – per riscoprire cose e luoghi della memoria e per scoprire, da lontano, fatti/luoghi e persone sconosciute della mia città
  12. Dialetticon . . . “io disapprovo l’uso rozzamente polemico e strumentale che viene fatto dei dialetti” –_Lavori in corso

Vado a fare due passi – Venerdì del libro 4

Un libro che ho letto un po’ di tempo fa, preso in biblioteca con il solo motivo che parlava del “Camino di Santiago”, uno di quei sogni che ognuno ha nel cassetto e spera, prima di morire di poter far avverare! 
Uno scrittore, Hape Kerkeling, che ho scoperto con questo libro e che mi ha incuriosito, dichiaratamente gay, dichiaratamente pantofolai, dichiaratamente in crisi “esistenziale”,  si dimentica di dire (di se stesso) che è attore, comico e molto altro . . . cose che ho scoperto dopo aver letto il libro, facendo un giretto fra i link di Google.

downloadLa trama (se volete)  la trovate cliccando sulla foto

Di tutte queste caratteristiche, ci racconta, quella che lo spinge a partire per il santuario galiziano è la crisi esistenziale, la ricerca di se stesso e di valori . . .  per il fatto di essere “pantofolaio” trova un po’ di difficoltà nell’adattarsi a quella che si pensa essere la “vera” vita del pellegrino, ma trova i suoi metodi per avere momenti di comodità e momenti di forte impatto a quello che è da secoli un cammino di ricerca interiore.
Se qualcuno l’ha riconosciuto come personaggio pubblico, ha prontamente smentito e, sul suo essere gay, ricordo che in una occasione ha declinato certi approcci da parte di un ragazzo dicendo chiaro e tondo che non era in cerca di avventure e in un’altra occasione l’ha usato come rassicurazione per poter percorrere in compagnia di altre due “pellegrine” il tratto di strada giornaliero senza che queste fossero preoccupate di altre attenzioni non gradite . . .
Il racconto procede tra pensieri personali, cronaca di incontri e di aneddoti interessanti, descrivendoci panorami, città e personaggi in modo così vivido che pare di esserci. Non è un libro religioso (mi pare che lui non sia nemmeno credente) eppure c’è una certa spiritualità.

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Con questo post, Fiordicactus partecipa al “Venerdì del libro” di Homemademamma

I miei Eroi . . . in attesa della Vigilia di Tutti i Santi

Vado di fretta in questi giorni, non ho molto tempo, ma volevo “stare sul pezzo” . . . perciò, eccomi qua con un “gioco” che ho presentato anche due anni fa . . . tutto parte da un’iniziativa che gira su Facebook (ogni anno di questi giorni).

“dice la Lucy:  “Invece di vestirci da zombie, esponiamo da qualche parte (ad esempio sul profilo di FB) l’immagine di un Santo: invece di festeggiare Halloween, festeggeremo Holy-ween, originale “made in Jesus”. . . e continua: Lodevolissima iniziativa, non posso che approvare, ma non c’era mica bisogno di inventarsi una festa nuova. Bastava festeggiare semplicemente Halloween, cioè All Hallow’s Eve, cioè la vigilia di Ognissanti; niente più.
Personalmente, non ritengo che Halloween vada demonizzata (qui avevo già scritto le mie ragioni); e anche i mostri hanno una loro ragion d’essere, se si va alle origini di questa festa. Quindi… no, io non festeggio Holy-ween: festeggio Halloween.”

E siccome è una ragazza speciale, festeggia Halloween in modo speciale . . .  Pare che in America ci sia un sito (in America, la Lucy trova dei siti ben strani) che vende T-Shirt molto cool con la scritta “Who’s Your Hero?”. Uno si immagina chissà cosa (un calciatore? Un marine? Il Presidente Obama?), e invece la maglietta riporta sulla schiena i nomi dei veri eroi dell’acquirente. “JESUS, Thomas More, Ignatius…”; oppure “MARY, Edith Stein, Maria Goretti…”.  e allora, le è venuta in mente questa cosa della catena  . . . più che di Sant’Antonio, di Santi, tout court

Il “gioco” si chiama Who’s Your Hero?, dice l’inventrice: “invece di elencarmi cinque cose che non so di voi, vi andrebbe di raccontarmi quali sono i cinque Santi a cui siete più vicini, o che comunque ammirate più di tutti”

A questo punto, scegliete cinque amici blogger e aiutateli a santificarsi attraverso un poco di martirio. Ovverosia, smollategli la catena, e pregateli di unirsi al gioco = tradotto: nominateli e avvisateli

Regolamento:  Elencate i cinque Santi che sentite più vicini, che ammirate di più, o per i quali avete una particolare simpatia. Siccome son di manica larga, mi vanno bene anche i Beati, o qualsiasi individuo per cui sia stato avviato, a qualsiasi livello, il processo di canonizzazione. 

A questo punto, scegliete i cinque amici blogger  di cui sopra . . . che, in teoria, dovrebbero continuare il gioco . . . 🙂

Ora, io sono una “ragazza” giudiziosa e prevedibile . . . e vado di fretta, perciò, aprofitto, scoppiazzando  tra i santi e beati di cui parla quasi quotidianamente lei, nella sua rubrica [Ma che sant’uomo!]  dove le vite dei santi sono piacevoli e raccontate spassosamente. Avrei potuto incominciare dalla mia Santa Patrona . . . o da quella dei miei figli. Avrei dovuto scegliere fra i tanti santi “comuni” che ti vengono in mente appena uno dice:”santi” . . . mi sono dovuta limitare a 5 e (quest’anno) ho scelto questi:

Sant’Edoardo il Confessore

Santa Cunegonda

San Cristoforo

Santa Dorotea di Alessandria

San Michele Arcangelo

Ora, non ho proprio tempo di cercare 5 blogger a cui passare il testimone, ma se chi passa di qua vuole giocare, lo può fare o nei commenti o sul suo blog . . . se lo fate nel blog, segnalatemelo che vengo a leggere! 🙂

Se avete bimbi in casa e volete preparare qualcosa di davvero orripilante, prendete dei vurstel, tagliateli a metà (per avere due mezzi wurstel a tutto tondo, ma corti come un dito) e metteteli su una graticola per qualche minuto, quando si sono formate le righine di bruciacchiato, infilzate (sulla parte tonda) un seme di zucca . . . presentate in tavola le “dita di strega” e vedrete se non c’è almeno uno dei piccoli che non si schifa . . . 😉

“Vapore” – Venerdì del libro 2

Eccomi qua, al mio secondo appuntamento col “venerdì del libro”, consigli e suggerimenti, condivisioni di letture e di sensazioni che le letture danno.
L’ho detto, molti dei libri che leggo provengono dalla Biblioteca del Comune (della Città sulla Costa).Spesso vado con il “biglietto della spesa”, con un elenco di titoli o anche (quando ho tempo e faccio un giro sul sito della Biblioteca) con i numeri di scaffali e posizioni dei libri che mi interessano, a volte sono libri che ho trovato consigliati sui blog o in Fb.


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Altre volte, invece, ci sono dei libri “novità”, che stanno sugli scaffali e mi “chiamano”, basta una copertina accattivante; un autore di cui ho sentito parlare tra giornali, web e Tv; un titolo inusuale e/o stuzzicante. . . è quello che è successo con “Vapore”, ho letto la trama sul risvolto di copertina e diceva più o meno così:

“Mi chiamo Maria Salvia ti, ho settantadue anni, insegnavo scienze e un po’ di biologia alla scuola media, ho un figlio, forse un marito, anche se è sparito nel nulla da trent’anni”. Maria Salviati è “la professoressa”, e cosi la salutano ancora i ragazzi che la incontrano per strada. Adesso però è una donna anziana, sola, che fa fatica a tenere a mente le cose e per questo le ripete. E quando anche la casa di campagna diventa troppo complicata da gestire si rivolge a Gabriele, un giovane agente immobiliare, con l’intenzione di venderla. È a lui, giorno dopo giorno, in attesa dei clienti, che Maria racconta la propria vita: i tanti episodi che quei muri hanno visto, ma soprattutto la storia del conflitto tra i due uomini della sua vita: il marito Augusto – il giocoso e inconcludente mago Vapore – e il figlio Pietro comunista e sognatore. Marco Lodoli ci regala una figura femminile memorabile, e l’affresco strampalato di una famiglia non convenzionale, poetica e scalcinata”  (in effetti, questa è la trama che compare su Anobii)

Vapore

Ma io, non so perché, continuavo a pensare a una storia somigliante alla canzone di Guccini: “La locomotiva” . . . è stata una delusione, ma una delusione simpatica, ho scoperto un racconto che, se il cervello avesse lavorato come si deve, non so se avrei letto (privandomi così di un libro che rileggerò) . . . una scoperta lenta della storia di questa “Professoressa”, un po’ svanita, la scoperta che anche un uomo, l’autore, può raccontare dei sentimenti che ho provato anch’io da madre e da moglie. 

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. . . non è proprio un libro da ombrellone, ci vuole pazienza, leggere anche se non si capisce dove si arriverà (a volte si ha l’impressione che, non solo la Prof, ma anche l’agente immobiliare sia preda all’Alzheimer), solo così si avrà il piacere di capire tutta la storia. che poi, magari voi siete più bravi di me e capite tutto fin da pag 31 . . . ma fatemi sapere, se decidete di leggerlo e se vi è piaciuto.

Con questo post Fiordicactus partecipa al venerdì del libro di Homemademamma.

“La mia vita con papà” – venerdì del libro

Non sono una di quelle persone precise e “quadrate” di quelle che: “giovedì, gnocchi”, i gnocchi li faccio quando ho tempo e quando ne ho voglia. Mi sono accorta che ero partita con tutte le voglie e idee di riempire una pagina dei libri che leggo . . . (sono affetta da “bulimia libresca”) e invece, da quel dì, non ho più scritto niente, ma di libri ne ho letti tanti . . .

00 Libri

È da un po’ di tempo che su uno dei blog-amici leggo, al venerdì, consigli di lettura . . . utili per ampliare gli orizzonti. 
Seguendo i link, ho trovato le poche chiare indicazioni per partecipare:

Basta postare di venerdì – sul proprio blog o lasciare un commento su HomeMadeMamma – i libri che si vogliono suggerire ai lettori per il weekend. Possono essere uno o più, su qualsiasi argomento e per qualsiasi target.

Anche il modo in cui proporli è a discrezione dei partecipanti: mettere citazioni, raccontare aneddoti, fare semplicemente una lista, inserire foto…(qui trovate il resto)

e ho deciso di provare . . . la cosa più difficile è trovare il libro del “debutto” . . . perché, ogni tanto prendo un libro, decido che mi interessa e lo metto sul letto (*) comodino e poi, mi capita di trovarmi con il comodino così e l’UomoDellaMiaVita che si lamenta . . .

DSCN4089Alcuni li ho letti, altri sono in coda, altri sono lì, in attesa di essere ripresi

Banalmente scelgo l’ultimo che ho letto, preso in Biblioteca . . .

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“La mia vita con papà” di Maria Carla Fruttero, figlia inutile dirlo di Carlo Fruttero, della “ditta” Fruttero & Lucentini.
Sarà che, come tutte le figlie anch’io trovo speciale il mio di papà e leggendo ho trovato questo sentimento nelle parole di una figlia che racconta suo padre. Sarà che di questo scrittore non ho mai letto niente e questo libro mi ha stimolato la curiosità di conoscerlo, Sarà che ultimamente ho letto altri libri scritti da figli “in morte” di genitori, né biografie dei padri, né biografie dei figli, ma la storia quotidiana che si snoda durante la Storia e i sentimenti, la famiglia, le piccole cose, belle e brutte . . . insomma, anche questo uno di quei libri che si leggono volentieri pensando “anch’io ho pensato/fatto/provato questo”.

Per tutte le altri informazioni, potete guardare qui!

Ecco, se va bene, questo è il mio primo contributo al “Venerdì del Libro” di HomeMadeMamma, adesso vado ad avvisarla.

(*) citazione da “Faccio Testo”, il cui blog trovate qua

San Pietro . . . tra leggende e tradizioni

Una volta, quando abitavamo ancora nella Città sotto le Orobie, giugno era il mese del mare . . . partivano prima mia madre e mia sorella, qualche volta con me, qualche volta con mio fratello.
Di solito, per chi restava a casa, c’erano gli esami o altri impegni scolastici.


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Comunque, ci godevamo le attenzioni della nonna e il viaggio col papà . . . infatti, li raggiungevamo più tardi, per il “ponte” che si creava con la festa di San Pietro e Paolo. Che, all’epoca, era in rosso sui calendari italiani.

Ho il ricordo di un paio di viaggi lui e io, da soli sulla 500 decapottabile, rossa, si partiva il 28 giugno, tardi, dovevo aspettare che mio padre tornasse dal lavoro. Non ricordo se si mangiava prima di partire, probabile che si mangiasse anche qualche panino in auto (mio padre non è mai stato un maniaco, le cose sporche si possono pulire).

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Quello che ricordo bene è che ogni volta ci trovavamo in mezzo a un temporale, con la notte che arrivava prima, con quella massa di nuvole che ti segue o ti precede chilometro dopo chilometro . . . insomma, immaginatevi una povera Fiordicactus, tra i 9 e i 12 anni (perché non ricordo proprio che anno fosse) in una scatolina di auto, col tetto di “stoffa” e le gocce che cadono forti e fanno un rumore d’inferno, lampi, tuoni e sferzate di vento . . . hai voglia a cantare, a raccontare storie di tempi andati a controllare i nomi dei paesi, man mano che li sorpassavamo, sulla cartina stradale . . . e allora arrivò la spiegazione per quella notte di tregenda.

Ogni anno tra Cielo e Terra, le forze del bene e del male si combattono . . . Angeli e Demoni (ben prima di Dan Brown), litigano fra di loro per la mamma di san Pietro. Il risultato a noi più evidente è quello che viene comunemente chiamato “temporalone” . . .

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Secondo mio padre la faccenda andò (più o meno) così:

San Pietro aveva una mamma (sì lo so, tutti abbiamo una mamma, fatemi finire), una mamma cattiva, antipatica e peccatrice. Così cattiva, antipatica e peccatrice che quando morì fu mandata all’Inferno senza tanti complimenti e nessun riguardo per la parentela con il primo Papa.

Passa un po’ di tempo e al nostro “portinaio” celeste gli prende la voglia di vedere sua mamma, per quanto cattiva, antipatica e peccatrice era pur sempre quella che da piccolo l’aveva coccolata, non tanto, è vero . . . l’aveva allattato, anche se, appena possibile l’aveva svezzato . . . l’aveva . . . be’, l’aveva affidato alla nonna ed era andata a farsi gli affari suoi . . . ma, lui era ormai vecchio, si sa, quando si invecchia si torna bambini . . .

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Pensando alla sua mamma all’Inferno e alla mamma del suo “capo” che era lì: Assunta in Cielo . . . partì e andò da Gesù:  “Sai, avevo pensato . . . sai, mia mamma laggiù all’Inferno, è da un po’ che non la vedo . . . tu, qui, hai la tua mamma e io . . . Dai, tu puoi tutto . . . ” 
E Gesù . . . “Simon Pietro, lo sai perché è stata mandata laggiù, ci sono le regole, non le ho fatte io: i buoni qua, i cattivi là. Lei è sempre stata cattiva, antipatica e peccatrice. E sta giù! Non fare il bambino!” 
San Pietro testardo, insiste: ” Eh, però anche al Ladrone, e quell’altro e quella: l’ adultera, hai perdonato un po’ tutti, proprio la mia mamma no???”
Al che Gesù, si inquieta e gli dice: “Non possiamo mica fare e disfare tutte le regole, se le cose sono così dalla notte dei tempi, ci sarà un perché . . . lasciala lì e facciamola finita.” 
“Eh, però . . . !” disse san Pietro ” . . . tra poco è la mia festa, almeno per la mia festa, potresti farmela vedere, come regalo”
Il buon Gesù, si commosse, in fondo era un figlio anche lui: “Ok! È giusto. Per la tua festa, ogni anno, avrai qua tua mamma! Dobbiamo solo prendere accordi! ” 
Furono presi accordi. In linea di massima tutti i diavoli erano d’accordo (ogni diavolo è buono a mamma sua), ma poi qualcuno cominciò a brontolare che erano favoritismi, nepotismi, amicizie altolocate . . .  che quel Lucifero lì, ha il cuore tenero . . .  che tutti i dannati devono essere uguali . . . e ci fu un po’ di trambusto anche all’Inferno. Ma in Paradiso tutti tranquilli, non arrivarono notizie . . .
Al tramonto del 28 giugno, San Pietro si presenta al portone dell’Inferno col permesso di rilascio temporaneo della mamma . . . la mamma viene accompagnata al portone e subito madre e figlio iniziano a elevarsi al Cielo . . . dal portone sbucano i diavoli dissidenti e, dai cancelli del Paradiso sciamano angeli e arcangeli che erano là di vedetta . . .


angeli e demoni

mentre qualcuno dei diavoli prende la mamma di san Pietro per i piedi per riportarla giù all’Inferno, alcuni degli angeli aiutano il vecchio san Pietro a tirarla per le braccia e portarla in Paradiso, intorno a loro si scatena una rissa che presto si trasforma in una battaglia .  . . finalmente le forze celesti riescono a portare a termine brillantemente la missione, San Pietro si gode la vicinanza della sua mamma per tutto il giorno della sua festa e poi la riaccompagna all’Inferno . . . si rivedranno l’anno dopo. E l’anno dopo tutti di nuovo a litigare . . .

Noi, nel tragitto dalla Città sotto le Orobie al mare della Romagna, eravamo capitati nel bel mezzo di quella rissa fra i diavoli e gli angeli . . .

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Quando, dopo qualche anno, siamo andati ad abitare fuori città era tutta un’altra vita, potevamo stare all’aria aperta, correre nei campi, arrampicarci sugli alberi e, la notte tra il 28 e il 29 giugno, sotto quegli alberi mettevamo un fiasco . . . per fare in modo, il giorno dopo, di poter vedere la “barca di san Pietro”.

Sapete come si fa???
La sera del 28 giugno, si prende un fiasco (o un altro contenitore di vetro) senza la paglia intorno . . . ci si mette l’acqua e poi ci si butta dentro l’albume di un uovo . . . lo si mette sotto un albero, un cespuglio e si aspetta la mattina per vedere, come d’incanto, tra l’acqua delle forme, come una barca con le vele. . . si dice che da come si presentano le vele si possono trarre auspici per il futuro . . . DSCN3712 Quest’anno l’ho voluto rifare, per riprendere una tradizione antica . . . ma devo aver sbagliato qualche passaggio, e la “nave” è venuta senza vele! Mah, ci riproveremo l’anno prossimo.

Lucyette, ne sa un’altra di leggenda sulla Madre di san Pietro, se volete, cliccate qui

Un amica e la scoperta di una scrittrice

Non ricordo come fu, ma qualche tempo fa un amica virtuale, mi ha consigliato un paio di libri che aveva letto e che aveva trovato interessanti. C’è voluto del tempo perché la libreria di fiducia li facesse arrivare, quando ho avuto finalmente in casa il primo (per motivi di budget, l’altro è là che mi aspetta, la precedenza nell’acquisto è per i libri del PiccoloLord) l’ho iniziato a leggere, ma presto l’ho abbandonato per “Evelina” e poi, uno preso in Biblioteca, della Kinsella (letto in tre giorni), Questo libro continuava a stare lì sul comodino, aspettava con pazienza che io capissi . . .


00 LibriIl mio comodino, somiglia molto a questo dipinto


l’ho ripreso e ho ricominciato a leggere dall’inizio, pensando che forse, se l’amica diceva che era “bello”, una seconda chance gliela dovevo dare . . . e infatti, la storia ha cominciato a dipanarsi lieve, tra tristezza, noia e gioia, come la vita di tutti noi, mai monotona . . . mi sono ritrovata in molti pensieri di Charlotte, in qualcuno di quelli di Rose e potrei anche essere amica di una come Marion . . . che dire degli uomini, c’è tutta la gamma di quelli che conosco! Anzi, manca qualche sfumatura tra le peggiori, ma è meglio così . . .  un libro che consiglio vivamente!

Per adesso lo sta leggendo la FigliaGrande . . . il contagio si sta propagando.

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Cliccando sul la copertina, leggerete la trama

Come??? Non vi ho detto di che libro si tratta? Il libro si intitola:  “È iniziata così” di Penelope Lively . Un autrice di cui cercherò (questa volta in Biblioteca) altri libri, sperando che siano come questo e non mi deludano. 

Mia Suocera e le sue “pallucce” . . .

Prendete una ragazza . . . orfana di madre a 12 anni, a lavorare nei campi con suo padre e suo fratello e aiutare in casa la zia zitella.
Si sposa e oltre agli orti ci sono le mucche da latte e i piccoli animali da cortile che sono da nutrire, erba fresca ogni giorno. La casa e  i vari lavori domestici, lavare i panni a mano e tutto il resto senza aiuto di elettrodomestici, erano altri tempi.
E il pane da fare una volta alla settimana, perché, racconta la leggenda familiare, la sua di suocera che curava la cucina e il cucinare non era una brava panificatrice. Così, la prima volta che la Suocera ha impastato e cotto il pane suo suocero è rimasto così contento che le ha affidato anche questo incarico . . . ogni settimana, iniziando la sera prima col preparare il lievito nuovo con la “madre” (sì, come va di moda adesso), il mattino dopo sveglia presto per preparare le pagnotte e controllare che il forno fosse pronto e infornare, facendo attenzione alla cottura. Quando la famiglia è cresciuta e il forno di casa non era abbastanza, mettersi in testa la tavola con tutte le pagnotte e portarle a cuocere al forno del quartiere . . . tutto questo è andato avanti dagli anni della guerra fino alla fine degli anni ’60.
Mia Suocera era una donna davvero eccezionale, una “carabiniera” dicevamo noi . . . “una con le palle”, direbbero adesso.

Un’altra cosa che sapeva fare bene e faceva in quantità, erano le (famose) olive ripiene e fritte (non dico “all’ascolana” perché lei abitava nella Città sulla Costa . . . e gli ascolani sono gelosi delle loro ” ‘live”). . . mia Suocera le chiamava “pallucce”! I nipoti le chiamavano “le pallucce di nonna“! 

Mò, vi spiego come le faceva (tenendo presente che ogni  casa ha la “sua” ricetta:

Ingredienti in ordine di apparizione  (per 1 Kg di carne)

5 o 6 etti di carne di manzo (o il pezzo che qui si chiama: “gioia” o quello che qui si chiama:  “controgirello” o parte di uno e parte dell’altro. . . non so dove trovare le tabelle con i nomi dei tagli nelle diverse parti d’Italia)
5 o 4 etti tra carne di maiale (prosciutto) e petto di pollo

Cipolla 1, carote un paio piccole o una grossa, sedano un pezzo di gambo (tutto a pezzi)
sale e olio qb

4 tuorli d’uovo
1 etto di grana/parmigiano grattato
noce moscata qb (dice la cognata: “dev’esserci ma non si deve sentire”)

Olive verdi in salamoia (ottima la tenera ascolana“, ma anche quelle un po’ più piccole)

farina bianca
uova sbattute
pan grattato

Olio per friggere (qua si usa olio d’oliva delle proprie piante, ma anche quello d’arachidi)

E come si fanno??? Ecco la spiegazione di come le ho viste fare (ho aiutato a fare):

Si prendono  le olive e le si sciacqua spesso in acqua fresca per fargli perdere il salato della salamoia. Poi si “sbucciano” come si fa con la mela, a spirale, cercando di non rompere la polpa, per liberare il nocciolo (o si comprano già snocciolate e col taglio laterale o si compra l’attrezzo apposito quaggiù)

Si prende la carne e la si fa a pezzi piccoli, la si mette in una padella con le verdure, olio e sale quanto basta, si fa cuocere a fuoco lento, senza far seccare o stracuocere la carne, deve rimanere un po’ di sughino.
La carne cotta va macinata due volte e poi messa in una ciotola a cui si aggiungono i 4 tuorli d’uovo, un etto di grana/parmigiano grattato, un po’ di noce moscata e un po’ di quel sughetto della cottura della carne, si mescola bene l’impasto e se vi sembra troppo asciutto aggiungete ancora un po’ di liquido di cottura (come fare a saper se la consistenza è giusta, lo lascio alla vostra esperienza di cuoche).
Si prende l’impasto a pizzichi e si forma una pallina che dovrà entrare nella polpa dell’oliva (se l’avete pazientemente tagliata a spirale, ricomponetela a spirale intorno alla pallina di impasto. Altrimenti, con le olive snocciolate e tagliate sul fianco, resterà una parte di polpa “scoperta”, ma va bene anche così).
Queste olive ripiene vanno passate nella farina bianca, poi impanate. Per cui, nell’uovo e nel pangrattato, facendo attenzione a non farcene restare troppo (Per questo qua si usa fare come per i pesci da infarinare e friggere, si passano al setaccio in modo che caschi il pane in eccesso).

Si friggono in abbondante olio caldo, cercando di non farle scurire troppo. Dorate, non rosse!

Si gustano, come antipasto, con un bianco (io amo il Falerio dei colli ascolani e poi il Verdicchio di Jesi, ma c’è chi le serve con uno spumante brut).
A casa, le si mangia  come antipasto, come accompagnamento del fritto d’agnello, ma anche con la carne alla brace o, verso l’ora di merenda semplicemente allungando la mano nella grande ciotola di ceramica bianca . . . attenzione, sono come le ciliegie, una tira l’altra.

Un’altra volta, le foto! La FigliaGrande le vuole preparare per Pasqua! 🙂

Avventure in Umbria . . . giochi finiti!

I giochi sono finiti, la loro avventura non ha vinto, io nemmeno . . . ma le tante cose belle che hanno visto e raccontato, sono sempre lì, da vedere in un fine settimana, in una gita di un giorno . . . Buon Viaggio!   

Il team Patrizio

Il video della FigliaPiccola

Siamo due marchigiane, di cui una trapiantata a Roma, ed un romagnolo: varchiamo le mura millenarie di Amelia di mattina, con un Sole che acceca alto nel cielo e un’aria frizzante che spazza via ogni cosa che trova sul suo cammino . . . “

(Il post del Team Patrizio inizia così, se vuoi leggerlo tutto, clicca qui!)

Poi, ci sono le foto . . . un sacco di foto . . . se solo sapessi come metterle tutte qua!

Occhiolino

Diario di guerra

Diario di guerra . . . no, non la mia, io non sono in guerra con nessuno!

Diario di guerra . . . di una guerra che è passata da 70 anni, ma di cui si parla ancora. Quella guerra le cui sorti per anni e anni hanno governato le sorti del mondo, con l’influenza dei sui vincitori.

Durante la II Guerra Mondiale, che di questa stiamo parlando, gli italiani o meglio chi governava allora, furono presi dalla voglia di seguire l’alleato tedesco nell’avventura di conquistare la Russia . . . come già secoli prima aveva sognato di fare Napoleone. In tutti e due i casi gli eserciti furono sconfitti dai soldati russi e dal Generale Inverno.

E anche nel 1943, così come nel 1812, molti non tornarono . . . molte famiglie, tra cui la mia, piansero i loro morti, i loro dispersi.
Tra i dispersi c’erano anche il mio nonno paterno e uno zio di mia madre. Il nonno morì nel giro di un paio di mesi (e lo venimmo a sapere molti anni dopo), invece lo zio di mia mamma, dopo un’azione eroica fu fatto prigioniero e riuscì a scamparla, tornò anni dopo (ma questa, è un’altra storia che magari vi racconto più in là). Questo per spiegare la mia “passione” per la storia di quel periodo . . . Infatti, negli anni, mi sono letta d’un fiato ogni libro sull’argomento che m’è capitato sottomano, da Il cavallo rosso  e I più non ritornano”  di Eugenio Corti, passando per “Il sergente nella neve” di Rigoni Stern fino al famoso racconto di Bedeschi: “100.000 gavette di ghiaccio

Uno tra quelle “100.000 gavette di ghiaccio” che riuscirono a tornare si riportò a casa, tra le varie cose conservate dal suo zaino, un quadernetto . . . non un diario vero e proprio, ma piuttosto poche  frasi, essenziali per aiutare la memoria a ricordare (o a non dimenticare) quei giorni di guerra.
Martino, questo è il nome dell’alpino che è tornato ” a baita”,  dopo qualche mese dal suo ritorno dalla Russia,  incappa in quel periodo disastroso che segue all’armistizio dell’8 settembre 1943 e viene internato in campo di concentramento come è successo a molti (tra i 600.000 e i 650.000) militari italiani (tra cui anche Rigoni Stern e Guareschi) e continua a prendere  nota di quello che gli succede.
Anni dopo, riordinando le cose di casa, quelle cose che tutti ogni tanto riordiniamo, soffitta, cantina, garage, mobili vecchi, scatole, cassetti . . . ecco, in un cassetto, vengono trovati questi quadernetti e possiamo immaginare con quale curiosità e con quanta angoscia siano stati letti . . . passano ancora degli anni e il nipote di Martino (che non ha mai conosciuto suo nonno, morto prima della sua nascita) decide che certe cose vanno condivise e pensa a un blog, un moderno diario.  La sua idea è che questo  “Diario di guerra” possa raggiungere molti giovani, molte persone che magari non hanno mai sentito parlare di quel periodo o che non hanno voluto approfondire.

Ogni giorno possiamo seguire le vicissitudini del giovane tenente Martino partendo dal giorno 16 di dicembre, quando ha iniziato il suo diario . . . avrei voluto parlarvene prima, ma un sacco di “inciampi” me l’hanno impedito . . . potete sempre ricominciare dall’inizio, da qui.

Anche mio padre ha deciso solo ultimamente di raccontare la sua vita di “orfano di guerra” nei mesi che sono seguiti allo sfondamento del fronte del Don . . . chissà, ci sono storie che hanno bisogno di tempo per tornare a galla, quando il dolore è superato e resta solo il ricordo e quello che poteva essere un periodo di vita grama diventa un’avventura giovanile.

Mi son beccata un virus . . . sul Pc!

Temo di aver “beccato” un virus in rete (o un eccesso di pubblicità) . . . pur avendo sul Pc un buon antivirus, mi appaiono pubblicità sia su Fb, quando apro le foto, fra la didascalia e i commenti. Sia sul mio e su altri blog che visito, in alto . . . o, ancora, sul sito del Corriere della Sera . . . e poi, mi sono fermata!

Credo di aver “raccattato” qualche schifezza in un sito (o blog?) che parlava di lavori a maglia, c’era una parola che mi interessava che aveva il colore diverso dal resto e sottolineata, pensavo fosse un link a dei punti di maglia e ho cliccato (mi pare di essere la Monaca di Monza, moderna . . . “la sventurata cliccò!”) . . . 

Il Figlio ha “mandato indietro nel tempo” il Pc e tutto sembrava a posto . . . ne sa una più del diavolo! 
Ma quanto ha brontolato . . . e quante me ne ha dette! Sembrava di sentire mio nonno . . . non per niente si chiama come lui! 

Poi, ha ricominciato con tutta la pubblicità . . . anche adesso, mentre scrivo, in alto c’è la pubblicità . . . 

Ho chiesto aiuto a uno che se ne intende . . . il mio “angelo custode” informatico . . . e mi ha risposto:
“dai sintomi direi che il computer è decisamente infetto. Il “mandare indietro nel tempo”, sfortunatamente, non ha spesso gli effetti sperati, specialmente quando i virus sono tenaci e sanno avvinghiarsi ai microchip in maniera molto tenace  L’unica vera cura è reinstallare tutto il sistema da zero, avendo cura di copiare su una pennina USB o su un CD tutti i dati importanti che vuoi conservare. Questi file andranno poi passati sotto un buon antivirus prima di essere ricopiati sul pc fresco fresco.” 

Se nei prossimi giorni non aggiorno . . . oltre agli altri problemi, potrebbe essere che il Pc è dal Dottore! 

manny-tuttofareAggiornamento . . . è arrivato l’amico del Figlio, uno dei 5 amici “storici”, quelli che ho visto crescere: dalle medie  al rugby . . . dalle elementari agli scout . . . chi all’Università chi al Lavoro . . . chi è rimasto qua e chi è partito e a volte ritorna ed è subito festa per tutti . . . 

Dicevo, è arrivato l’amico del Figlio, ha scuriosato un po’ tra gli Strumenti e le estensioni di Chrome. Ha cancellato, ha aggiunto e PUF . . . la pubblicità ossessiva è sparita.
Dice che Chrome non va bene . . . ma non mi ha saputo aiutare a far comparire la mia fotina quando qualcuno trova uno dei miei post cercando su Google . . . 
Ha parlato col Figlio. Parlato di me e del mio rapporto con Internet, intendo . . . ma uno è prevenuto, come tutti i figli, da quello che lui pensa io faccia, scriva ecc qua, l’altro si basa su quello che fa la sua di mamma . . . nessuno dei due “ci prende” e li lascio parlare. Felice di non avere più fastidi (per ora) e di non essere un “untore” per i miei visitatori. 

2012 in pillole

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Cifre interessanti

4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 34.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 8 Film Festivals

Nel 2012, ci son stati 118 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del mio blog a 683 articoli. Ho caricato 238 immagini. Son quasi 5 immagini alla settimana.

Il giorno più trafficato dell’anno è stato il 21 dicembre con 522 pagine lette. Il messaggio più popolare quel giorno fu PiccoloLord e l’arancia.

Mi dice WordPress che: “Alcuni dei tuoi articoli più popolari sono stati scritti prima del 2012. I tuoi scritti restano! Potresti pensare a scrivere ancora sugli stessi temi.”
Chissà che non decida di seguire il consiglio . . .

La maggior parte dei lettori sono arrivati dall’Italia. Appena dietro ci sono quelli che abitano negli USA e in Svizzera (più altri 74 paesi) .

E volete sapere chi sono le mie commentatrici più assidue???

Le ringrazio molto e spero che continuino a trovare piacevole passare di qua.

Domenica della Santa Famiglia

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

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La realtà dell’Incarnazione rende speciale la famiglia di Nazaret, ma non toglie che anch’essa ebbe le sue prove. Leggendo l’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio ci imbattiamo in una delle difficoltà che i suoi membri dovettero affrontare. Maria e Giuseppe sono addolorati per il comportamento di Gesù che pare avere inflitto loro una sofferenza gratuita, ma la vera stilettata arriva dopo con la replica del figlio: “Non sapevate…?”.
Ed è vero: è duro accettare che la mano di Dio possa separare oltre che unire. Siamo così gelosi degli affetti che abbiamo saputo mettere faticosamente insieme che le famiglie rischiano di diventare un bunker invece che un nido da cui prendere il volo. I genitori di Gesù esprimono un punto di vista umano che è perfettamente legittimo, ma Gesù pare scuotere le loro certezze indicando orizzonti più grandi. È la stessa logica che porterà Gesù a rifiutare l’incontro con i parenti quando verranno a cercarlo durante il suo ministero (Mc 3,31-35). Ed è chiaro che egli non intende essere irriconoscente verso chi lo ha nutrito, allevato ed educato, ma non permette che i legami di sangue ostacolino la sua missione. Difendere la famiglia in un’ottica cristiana non significa farla diventare un idolo, ma chiedere che possa svolgere la sua funzione essenziale di sostegno e preparazione per diventare cittadini del Regno.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet