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Finalmente Giugno . . . Le alici (o le acciughe?)

Sta quasi finendo Giugno  . . . anche se non pare convinto, pare che abbia un problema di personalità. Pensa di essere Marzo, tempo ballerino e temperature che paiono uno jo jo!

Il profumo di fritto si spande nell’aria e io mi ritrovo con la voglia di acciughe impanate e fritte . . . semplici da fare a meno che, non abbiate un marito come il mio che (a volte) riceve degli omaggi dai suoi clienti . . . immaginatevi la mia gioia quella sera che è tornato a casa con 3 kg di acciughe in un sacchetto che iniziava a colare  . . . sistemate velocemente in una ciotola capiente, ho ringraziato e mentalmente maledetto il pescatore che ce le aveva regalate . . . al mattino dopo avevo dei programmi che sono stati cambiati al volo.
Pare che il pesce azzurro non si possa congelare (così mi hanno detto) perciò, la mattina dopo, mi sono armata di santa pazienza e di un vecchio grembiule e mi sono messa a pulire tutto sto ben di Dio . . . mozza la testa, apri l’acciuga, togli la lisca e le interiora, mettila nell’altra ciotola . . . tutto in casa perché se sei all’aperto dopo 5 minuti arrivano le vespe, l’odore è forte e non sanno resistere. 
Una parte le ho preparate per farle fritte, come fossero cotolette di carne: prima le ho passate nell’uovo sbattuto e poi nel pan grattato (*).
Un’altra parte le ho fatte “marinare”, in pratica si fa bollire una miscela di acqua e aceto e ci si immergono le alici, pochissimo(*) (diventano bianche), poi si fanno raffreddare su un canovaccio o su un tagliere di legno o su un foglio di carta forno . . . infine, si mettono in una ciotola (io preferisco quelle di vetro con coperchio) e si coprono di olio extravergine d’oliva (o quello che preferite), prezzemolo e aglio tritati . . . se a voi piacciono, ci si può aggiungere anche dei sottaceti tagliuzzati fini. 
(*) Il “trucco” in tutti e due i casi e usare un qualche sorta di setaccio, io uso la “rete” per cuocere al vapore nella pentola a pressione o il “cacciamaccheroni” oppure quei cestini forati che sono nelle confezioni di ricotta, a volte, uso lo scola pasta . . . con un po’ di fantasia il lavoro viene più semplice e non ci si sporca troppo le mani. 

Vorrei tanto insegnarvi come preparare le acciughe sotto sale e/o sott’olio, ma è una cosa che non ho mai fatto, mi dicono sia una cosa lunga, di molta precisione e pazienza . . . io le compro al bisogno! Una volta me ne hanno regalato un barattolo sott’olio . . . tutte le sere una fetta o due di pane, uno strato sottile di burro e l’alice o due! Ma poi, la bilancia s’è impennata!

Mi son chiesta spesso, specialmente da quando son quaggiù, sulla Costa Orientale, la differenza tra alici e acciughe, visto che sulle cassette del pesce a volte c’è scritto un nome a volte l’altro . . . finalmente ho trovato una rispostaalici e acciughe sono la stessa cosa, e vengono indifferentemente chiamate nell’uno o nell’altro modo.” 

 

 

 

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Mondo moderno . . .

Ci sono quelle situazioni in cui la povera Fiordicactus non sa che pesci pigliare.
Le viene da ridere, ma non si può . . . ora vi spiego e vi chiedo parere.

Un giorno, nel parcheggio del garden, mentre stavamo caricando nel baule dell’auto le piantine di verdure per l’orto,  l’Uomodellamiavita vede scendere da un’auto appena parcheggiata l’amico “C” che non incontriamo da anni, io vedo che è in affettuosa compagnia, sappiamo che è separato dalla moglie da un bel po’ di anni . . . ci si avvicina, i due uomini sorridenti e felici, io in attesa di conoscere questa nuova compagna, ma lei, comincia ad allontanarsi e ci lascia lì in tre . . . quando ci si saluta, raggiunge l’amico “C” e entrano nel garden . . . io e l’Udmv ci guardiamo negli occhi perplessi.

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Ci siamo chiesti, come si fa nel 2000 con tutta la “libertà” di vita che c’è a tenere un comportamento così strano???

 

Finalmente Maggio . . . i carciofi

Finalmente, nella nostra carciofaia (una ventina di piante) sono arrivati i carciofi

Lo so che a maggio, ormai, nei negozi si trovano pochi carciofi . . . più che altro i piccoletti, quelli da mettere sott’olio. Ma per motivi di micro clima, di esposizione, di tipo di carciofo e di pigrizia colpevole, i carciofi , qui da noi nella carciofaia lungo il torrente, “arrivano” solo a maggio . . . ma sono buoni.  Sono quasi tutti del tipo cosiddetto “Romanesco”, comunemente conosciuto come “Mammola”

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I primi, quelli centrali, sono grossi come un bel pompelmo e svettano su un gambo lungo. Poi ci sono i due laterali, grandi come un arancia e dal gambo che cresce per sbieco (come la lancia e il bastone della spugna intrisa di acqua e aceto che a volte sono ai lati del crocefisso in certi quadri o in certi angoli delle strade, ricordi di tempi andati) e infine, altri 4, piccoli che nascono nelle ascelle delle foglie, con un gambo corto corto . . .

Sappiamo tutti che i carciofi in sé non sono verdura, ma boccioli. Boccioli di una pianta che è imparentata col cardo selvatico. Che se poi li lasciate lì (come faccio io di solito con i più piccini fra gli ultimi nati) sulla pianta e li lasciate crescere vi allieteranno con una fioritura blu/violetta che ogni anno mi affascina. Da piccoli boccioli, parlo di carciofini con i “cuori” non più grandi dell’imboccatura di una bottiglia di plastica di una qualsiasi bibita, nascerà un fiore grande quanto il palmo della mano, pieno di fili colorati . . . davvero “le meraviglie della natura”!

Fiore-di-carciofo

Come consumare i carciofi? A parte crudi in pinzimonio (o crudi al naturale, come faccio io che ne sono ghiotta). 
Be’, in casa mia nel modo più semplice .  . . aglio prezzemolo e olio, i carciofi puliti e mondati, tutto in pentola (a pressione) con un po’ d’aqua per non fare che bruci il tutto . . . poco il tempo di cottura, perché colti e puliti sono teneri . . . 
Se avanzassero (se) metteteli in una padellina o in una teglietta col loro “brodo” e un filo d’olio, con sopra prosciutto cotto e formaggio filante (io trovo che la mozzarella o la scamorza siano i più indicati, ma se lo volete più “light” potete spolverare solo con grana o altri formaggi semiduri a secondo del vostro gusto) . . . qualche momento sul gas col coperchio o nel forno senza coperchio e, in pochi minuti, un gustoso secondo da mangiare “puciando” con una fetta di pane il fondo di cottura.
Se il nostro ortolano ha lavorato bene, potrebbe capitare che siano pronte le prime zucchine (le prime 2 o 3 per pianta vanno tolte quando sono grandi come un dito medio, la pianta produrrà altre zucchine, altrimenti pensa di aver fatto la sua parte e, dopo queste prime zucchine non ne farà altre, parola della Suocera) nel frattempo che sono arrivati i carciofi . . . prendete le zucchine, pulitele bene e graffiate un po’ la buccia, tagliatele a fettine sottili per la lunghezza. Fate lo stesso con i carciofi, usando solo il cuore e le foglie più interne.  Aggiungete scaglie di parmigiano, qualche fettina di cipolla o cetriolo o sedano o funghi o tutto questo insieme . . . secondo i sapori che vi piacciono di più. Olio, sale e una spruzzata di pepe a vostro gusto. Uno stuzzichevole aperitivo, antipasto o insalatina da unire a un formaggio saporito.

eliminazione degli aculei

Ma qual’è la storia dei carciofi in cucina??? Io ho sempre pensato che, nell’antichità qualcuno (in montagna) avesse scelto qualche cardo più grosso e avesse iniziato a coltivarli . . . in un estate in colonia, ragazzi e ragazze più grandi ci avevano insegnato a mangiare (crudo) il cuore dei cardi . . . poi, una rapida ricerca con Google mi ha istruita (“Nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa.” David Edding)

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Cardo mariano in fiore

Originario del Medioriente, il carciofo selvatico ha costituito fin dall’antichità un prodotto importante per gli Egizi e i Greci, ma pare che altrettanto antico sia il suo impiego nella cucina.
Già nel IV sec. a.C. era coltivato dagli Arabi che lo chiamavano “karshuf” (o kharshaf), da cui l’attuale termine. 
L’uso di una qualche varietà di carciofo selvatico nella cucina romana è ricordata da Columella, che chiamandolo col nome latino di Cynara, conferma come a quel tempo si usasse consumare quella pianta sia a scopo medicinale che alimentare.

Nel “De re coquinaria” di Apicio, si parla anche di cuori di cynara che, a quanto pare, i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino.

La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300 poi, nel ‘400, dopo vari innesti, dalle zone di Napoli si diffuse prima in Toscana, e successivamente in molte altre regioni.
Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri:  di  “L’ortolana” di Vincenzo Campi, L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo.

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Pasqua e Pasquetta 2018

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

E anche quest’anno Pasqua l’abbiamo passata “con chi vuoi”, in famiglia, con la famiglia della Nuora!
Il NonnoPapà è stato invitato dalla sua ConSuocera e io dalla mia!

C’erano tutti, ConSuoceri, Nuora e Figlio con i bambini, il Fratello della Nuora e la Morosa e . . . persino i due zii (uno dei quali è cuoco)!
Questo fatto che uno degli invitati fosse lo zio cuoco non lo sapevamo, ed è stato un bene . . . infatti la Figlia Grande è stata incaricata della preparazione degli antipasti e di uno dei secondi. Ha cucinato tranquilla, ma quando siamo arrivati a casa dei ConSuoceri  e ha visto chi c’era è andata nel panico . . . senza motivo! Tutto è andato alla perfezione!

La tavola, lunga e festosa, ci ha riuniti tutti, per gustare le varie portate. Ma soprattutto per chiacchierare di argomenti di attualità, ricordare e rievocare altre feste o episodi dell’infanzia dei due figli in comune alle famiglie e paragonarli al comportamento del PiccoloPrincipe. Ma si è parlato anche del futuro, dei progetti, dei sogni . . .

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Ma quello che mi sono davvero gustata è stato il giorno dopo . . . non si offendano parenti, amici e conoscenti . . . ma a me piace troppo mangiare a casa mia!
Così, grazie agli spunti “rubati” in rete e a qualche oggettino comprato in saldo in un negozio pieno di cosettine sfiziose a prezzi scontati, mi sono apparecchiata una tavola di carattere pasquale . . .

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Eravamo solo in tre, visto che i figli/nuora/similgenero e i nipoti erano impegnati in altri lidi, abbiamo mangiato poco ma gustoso. Ci siamo rilassati molto e ci siamo riposati come si deve . . .

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Alla prossima “Festa Comandata” . . .

 

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Arriva la Primavera

Settima scorsa sono sbocciati i giacinti, colorati e profumati, a seguire i primi narcisi, piccoli e gialli. Poi sono apparsi i crocus . . . il prato della giungla che chiamano giardino si è riempito di pratoline e di qui fiorellini azzurri che, da qualche parte d’Italia chiamano “occhietti della Madonna”. Lungo lo stradino che porta alla strada asfaltata, sono sbocciati i fiori gialli del tarassaco (o dente di leone), PiccoloLord li chiama ” i fiori dei desideri”.
Ieri ho visto una lucertola ferma sopra un muretto al sole . . . ho chiamato PiccoloLord (stavamo tornando a casa dalla fermata dello scuolabus) e per un paio di secondi siamo rimasti a guardarci, due umani e un piccolo “drago” . . . poi si è voltata e ci ha lasciati lì, come due babbei! 
Ieri sera, sul muro della cucina, ho ammazzato una zanzara. Senza rimorso!
Di notte, l’Uomodellamiavita lascia scostata, appena appena, la finestra del bagno. E non da fastidio quest’aria notturna, frizzante. 

Alla mattina si sente il concerto degli uccellini sugli alberi e questo, purtroppo, disturberà il mio sonno per i mesi a venire, responsabile di sveglie mattutine sempre più precoci . . .

Ebbene sì, anche se non di molto ma la temperatura si sta alzando. 
Sì, la Primavera sta arrivando. Col sole e il cielo sgombro di nuvole fa persino caldo, la voglia di aprire le finestre, di togliersi di dosso maglie e maglioni, di buttare all’aria tutte le coperte e imbottite dei letti è forte . . . ma stoicamente resisto, di sera e di notte le temperatura si abbassa. Un raffreddore è in agguato!  

Non so a voi, ma a me la Primavera mi entra dentro e mi fa ballare il sangue nelle vene, mi fa pizzicare i piedi.
Se non avessi le ginocchia che fanno “giacomo giacomo” e le responsabilità da figlia/moglie/mamma/non, me ne andrei su per la collina e scenderei saltellando come le caprette di Heidi, me ne starei sdraiata sui prati a osservare le corse delle nuvole, mi arrampicherei sugli scogli e starei ore ad osservare l’eterno movimento del mare . . . ma siccome so di averle fatte (e anche spesso) mi accontento di ripescare i ricordi e di fare quello che mi è consentito dall’età e dal tempo che ho . . . cercando di insegnare alle nuove generazioni che non esistono solo i giochi elettronici, i video al Pc o i cartoni della TV, ma tutto un mondo da esplorare e da amare, specialmente nella stagione più esuberante e piena di sorprese! 

 

 

 

 

I mercoledì della Signora F . . .

Oggi è mercoledì e come ogni mercoledì, da anni, nel mio cervello si apre un cassettino, ne esce una bandierina con scritto “Non disturbare la signora F”.
È un ricordo così antico che non vi dirò quanti anni sono trascorsi da allora.

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Ero alle elementari, abitavamo in un grande palazzo, 7 piani, 5 appartamenti per piano.
Ma le persone che ricordo (e che ricordo essere tra quelli con cui parlava mia madre) erano si e no 5 . . . a parte la Portinaia e la sua famiglia, i signori Minutolo, che abitavano nell’appartamento sotto il nostro (e sopportavano noi bambini con i giochi, le corse e i salti sui letti). I signori dell’appartamento a fianco del nostro (una giovane coppia, lei era incinta del primo figlio, una bimba, e io stavo con lei al pomeriggio fino all’arrivo di suo marito, la signora mi aiutava a fare i compiti e, se ci fosse stato bisogno io dovevo correre a chiamare la mamma). Una famiglia del nostro piano, di cui, tutto il mio ricordo si limita al fatto che la signora aveva avuto un bambino nel periodo in cui era nata mia sorella e dopo una grave operazione al sistema digerente del neonato mia madre offrì parte del suo latte per questo bambino che non poteva bere quello artificiale. La signora del piano di sopra, mamma di un bambino che aveva l’età di mio fratello e che, ancora adesso, viene ricordato perché, arrivava all’orario della merenda, con la sua in mano (l’altra mano sotto a raccogliere le briciole) e si presentava dicendo: “Posso stare con voi a mangiare la merenda? Mia mamma sta passando lo straccio/ha passato lo straccio!”

E poi c’erano la Signora F e Guido . . .

La Signora F (dai miei ricordi di bambina) era la moglie di un non meglio identificato “marito” che so di aver visto in quei 5 anni in cui abbiamo vissuto nel palazzo, ma di cui non ricordo proprio niente! 
Guido, invece, me lo ricordo bene: era di poco più grande di me, eravamo gli unici due “ragazzi” del palazzo . . . e io, prima media, quando avevo qualche problema con i compiti facevo un salto a casa sua e lui mi illuminava su quello che non avevo capito. Mi ascoltava ripetere la lezione o le poesie e i brani di epica mandati a memoria. A casa sua e mai di mercoledì . . .
Il mercoledì era un giorno “off limits”, il giorno in cui il marito della Signora F lavorava fino a tardi e poi usciva per una passeggiata col figlio. Guido quel pomeriggio passava da scuola ad altri impegni (a casa di amici? A ripetizione? A imparare musica? Mai saputo) e poi se ne andava a spasso con suo padre fino all’ora di cena . . . 
Insomma, il mercoledì era il giorno “libero” dagli impegni di moglie e madre della signora F . . . e mia madre che lo sapeva, ci ricordava di non suonare il campanello per cercare Guido o più genericamente, di non “disturbare” la signora F . . . nemmeno con gli strilli sul balcone!

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Ho saputo, crescendo, che in questo giorno la signora F si dedicava a se stessa: un bel bagno rilassante. Cucinare solo quello che le piaceva! Un pomeriggio dedicato alla corrispondenza, lettere per i parenti o le amiche. Piccoli piaceri! 

Quando abbiamo cambiato casa mia madre e la signora F sono rimaste in contatto. Anche quando la signora F ha cambiato città, seguendo gli spostamenti del marito (che, mi è stato detto, era un militare) hanno continuato a scriversi un paio di volte l’anno, scambiandosi notizie della salute e della famiglia, ricette e amenità varie . . . mi son sempre immaginata la signora F che, di mercoledì, scriveva a mia madre china sulla sua piccola scrivania a ribaltina, che ricordo di aver visto in sala! 

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Ma questo fatto, che non dovevamo disturbare la signora F, m’è rimasto dentro . . . in tutti questi (tanti) anni e oggi ho voluto condividere con voi un po’ del mio passato. Un passato fatto di tendoni e tende drappeggiati, centrini sui mobili lucidati con olio di lino o cera d’api (e olio di gomito). Chiacchiere da un balcone all’altro, ragazzi che sciamavano sulle scale, la portinaia che ci sgridava, ma poi ci dava anche delle caramelle. Cortile severamente vietato, i giochi in strada o all’oratorio . . . 

 

 

 

Immagini prese dal web 

 

La bellezza della neve (ghiacciata) sotto il sole . . .

E, malgrado il sole brilli nel turchino del cielo, macchie di neve ghiacciata resistono e sberluccicano! Ed è sempre un piacere vederla.

Ho controllato i danni . . .
la neve e il gelo notturno hanno spaccato parte del cemento del terrazzo sopra la casa (ricordarsi di chiamare il muratore)
Il gelo ha fatto fuori (praticamente “lesse”) due belle ed esuberanti (oltre 1 metro di lunghezza i rami più lunghi) piante fiorite di nasturzi!
Le succulente sono state messe (quasi tutte) al riparo, così come gli agrumi in vaso . . . il bilancio si farà nelle prossime settimane!
Nell’orto il gran freddo ha risparmiato i carciofi, sono ancora lì, belli arzilli, i finocchi, invece ne hanno risentito: di buono da mangiare resta solo il “cuore”, le “foglie” esterne sono molli.

Oggi, scuole chiuse per ordine del Sindaco. Piccololord si da alla pazza gioia. Dolce far niente! 

 

La neve agli irti colli . . . ma anche nella Città sulla Costa

Svegliarsi una mattina e non sentire rumori esterni . . . con i cani, fermi sui loro giacigli, che non ti chiedono di uscire . . .   
Alzare la tapparella e rimanere incantati da un bianco totale (o quasi), sia in cielo che in terra  . . .
Chiedersi ancora una volta, cosa c’è di speciale in un evento atmosferico (anche quest’anno) abbondantemente annunciato.

Speciale perché la neve mi (ci?) da un senso di pace.
Speciale perché nella zona centrale della Costa Orientale Italiana è un’evento raro.
Speciale perché ci mette davanti alla fragilità della vita moderna (specialmente da queste parti) davanti alla minima espressione di “forza” della natura.

I più contenti? I bambini, logico . . . poi, a seguire, i carrozzieri!

Già da ieri sera c’erano state telefonate, consultazioni frenetiche della pagina Fb dei vari comuni e messaggi WA fra le varie mamme della classe del PiccoloLord. Si discuteva se le scuole sarebbero state aperte o no, se era il caso di portare i piccoli a scuola o se fosse stato meglio tenerli a casa . . . notizie dalle istituzioni, a parte l’allarme meteo, nulle!

Comunque, quassù in collina, conoscendo il problema principale della zona e cioè la mancanza di mezzi atti a ripulire tutte le strade dalla soffice presenza, abbiamo optato per uno “sciopero” dalla scuola da parte del PiccoloLord . . . anzi, di meglio, abbiamo trasformato il prato in discesa e il cortile di casa in una perfetta stazione per sport invernali. Sono stati invitati alcuni bambini del vicinato e insieme hanno cominciato una battaglia a palle di neve, l’assemblaggio di un pupazzo di neve e, divertimento principale, scivolate sulla neve della discesa con il bob . . . per un’ora, dopo di ché, tutti a casa! Freddo fuori ordinanza e il fatto che ricominciava a nevicare ha convinto tutti! Grandi e piccoli!

Per sera, un po’ per il rialzo della temperatura. Un po’ il passaggio delle auto (con catene o gomme termiche, come imponeva il Comune della Città sulla Costa o con le gomme normali, come ha fatto la maggioranza delle persone). Un po’ che ogni tanto piovviginava, per sera le strade erano di nuovo praticabili . . . anche quelle per la collina.
Ed è stato allora che il Comune ha stabilito, per il giorno dopo, la chiusura delle scuole! Una decisione che i genitori non hanno apprezzato.

Il problema è che oggi, con pochissimi bambini/ragazzi tra scuole dell’infanzia e le altre, alcune scuole si sono trovate con le caldaie del riscaldamento che non funzionavano. Il meteo ha avvertito che durante la notte la temperatura scenderà, di qualche grado sotto lo zero (inusuale a queste latitudini) e una città in “movimento” avrebbe potuto creare disagi, così tutti i ragazzi a casa (genitori, nonni, tate, zie ecc ecc in attività!) e solo chi deve andare a lavorare, al lavoro.

La cosa non mi ha sconvolto più di tanto . . . visto che era da una settimana che ci bombardavano con questo allarme meteo e con le previsioni di abbondante nevicate, mi ero preparata una dispensa ben fornita, un frigor con la sua bella scorta di cibarie varie. 
L’unica paura (sempre fomentata dai “media”) è stata che il contatore dell’acqua si rompesse, ma tra i consigli del NonnoPapà e quelli di un paio di idraulici (tra i papà della classe o del catechismo) siamo riusciti a scongiurare anche questo effetto collaterale di quella che, in altri luoghi e in altre latitudini è una semplice e abituale nevicata di media intensità. 

Il mio pensiero, a quest’ora, va alle piante e ai fiori . . . speriamo che i danni siano contenuti (buona parte delle piante in vaso, a rischio, sono state portate al coperto)! 

Buona notte

 

 

 

 

 

II Domenica di Quaresima . . . 25 febbraio 2018

La sveglia stamattina è calma e grigia . . . calma perché ci siamo solo noi: membri anziani della famiglia. Grigia perché, il cielo ha questo colore e le sue mille sfumature e perché dal cielo cascano mille milioni di miliardi di gocce di pioggia ghiacciata . . .
Scelto di seguire la messa delle 9.30 alla chiesina del lungomare ci si prepara e si arriva al lungomare come in mezzo a un frigorifero in fase di sbrinamento: freddo e umido, con gocce di pioggia che schizzano dappertutto . . . e presto sono apparsi anche fiocchetti di neve qua e là! 

Rientrati in casa, barricate porte e finestre contro il vento gelido in arrivo dalla Siberia abbiamo pensato alla cucina. E com’è tradizione dalle parti della Città della Costa, “quando nevica, si fa la polenta!” (anche se in casa Fiordicactus la polenta appare anche in mancanza di neve). Polenta e coniglio. Ci siamo scaldati ben bene e poi, sono andata a fare la “siesta”! 

Ho cominciato a leggere un libro di Carlo Maria Martini . . . non molto facile, ma me lo voglio gustare fino a Pasqua . . . “La forza della debolezza” 

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Le parole che ho trovato oggi (nel libro sopracitato) e su cui rifletterò sono:

Prova, Tentazione, Tribolazione

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Perseveranza

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Rimanete in Me

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Sabato, molto impegnato . . . con sorpresa finale

Stamattina, sveglia e niente colazione!
Ci sono da fare le analisi del sangue per controllare meglio le allergie (o gli allergeni?).
Partiamo, la FigliaGrande ed io e troviamo la sala “accettazione” piena di gente che per metà si lamenta platealmente e per metà sopporta sia chi si lamenta che il tempo d’attesa. Un paio di signore attempate sono arrivate a lamentarsi del fatto che le donne incitante“che manco gli si vede la pancia”,  passano davanti a tutti, pure ai vecchi esenti (categoria della quale facevano parte tutte e due), una ha persino borbottato: “Avessi qualche anno in meno, metterei un cuscino sotto il vestito e faccio finta di aspettare un bambino!” . . .
Alla fine, tra una cosa e l’altra è passata solo un’oretta . . . e siamo partite per il supermercato. Non so com’è ma in questa casa manca sempre qualcosa!
Siamo tornate a casa e le solite mansioni casalinghe ci hanno impegnato quel tanto che . . . sono arrivate le 15 e siamo ripartite, col PiccoloLord e due borse al seguito per depositarli alla fermata del bus per Roma! Sono andati a trovare FigliaPiccola e il suo compagno. Ma soprattutto per andare a vedere un’ esposizione di mattoncini colorati, il gioco preferito del nipote.
Io, come sostituto sono andata a sentire una bella “conferenza” di una simpatica lecchese, Peccato non aver invitato con me Nuora e/o Figlio, il tema era un po’ fuoritempomassimo per me, ma preciso per loro, si parlava del “bambino mondo” dalla nascita all’età scolare . . . comunque, tra le varie e molte informazioni ho avuto la soddisfazione di vedere confermato il mio sistema anti capricci . . . che usavo anni fa con i figli e che cerco di usare ora col PiccoloLord!

Quando sono tornata a casa . . . sorpresa!
I nonni di casa hanno smontato la pendola . . . pezzi di legno della “scatola” che la conteneva, i supporti, l’ “oro” della “piastra” in vista, ma anche i tre “blocchi” di cui è composto l’orologio . . . tutti sparpagliati sul tavolo della sala (coperti per l’occasione di una vecchia coperta).
Fino quasi alle 21.00 nessuno dei due nonni è stato toccato dai morsi della fame. Incantati come bambini davanti a un nuovo giocattolo osservavano affascinati il meccanismo che (a tratti) faceva suonare il “gong”.
Io, visto che non potevo fare altro, ho fatto ricerche in Internet e li sostenevo nelle prove “tecniche”.
È stato deciso di portare tutti i pezzi dell’orologio da un’altro orologiaio e di contattare una giovane restauratrice per avere un’idea di cosa fare per la parte di legno e degli abbellimenti dorati.

E dopo la cena, un bel film d’azione . . . che aiuta la digestione e concilia il sonno!

Qualche storia e un “coming out” . . .

Stamattina sono tornata all’Ospedale, nella regione vicina, dall’Allergologo . . . se non ricordate come è andata leggete qua . . . c’ero già stata martedì:
“Visto che avevamo paura di arrivare in ritardo, siamo arrivati in anticipo (di quasi un’ora).
Poi, dalle 8.30, è stato un continuo “soffia qua” e “soffia più forte”, “soffia lì e trattieni il fiato” un po’ per controllare la possibilità di un’intolleranza al lattosio e, alla fine, la spirometria, ogni 20 minuti più o meno. Nel frattempo, è toccato ai test sulle braccia . . . fino ad arrivare a mettermi sulla schiena i famosi “cerotti”!
E a mezzogiorno e 50, quando finalmente, finiti tutti i test, mi ha ricevuto, con davanti una piccola pila di fogli, l’Allergologo mi ha imposto 1 mese assolutamente senza latte e latticini, uno “spray” per i polmoni (di cui non sapevo di aver bisogno) per 3 mesi e più. Alcune analisi e ulteriori visite per controllare i risultati delle analisi, i miglioramenti della spirometria e per ricontrollare l’intolleranza al lattosio”

Oggi, al controllo dei “cerotti” non c’era nessun puntino rosso . . . ma domani ci sarà un’altro controllo!

Ora, l’ho detto anche alle infermiere, alla dottoressa della spirometria e al medico allergologo, non voglio essere ammalata per forza, ma vorrei capire cosa mi è successo in questi anni. Pare che anche questo sia l’intenzione di questi operatori sanitari. Mi fido, e spero in un risultato “serio” entro sabato!

Oggi la giornata è partita benissimo, il sole splendeva, di poco sopra l’orizzonte, sul mare, guidando verso l’Abruzzo, ho potuto ammirare, verso ovest le montagne innevate, il monteVettore, il Monte Piselli (Montagna dei Fiori o Montagna di Ascoli), la Montagna di Teramo e poi . . . il GranSasso! Se la montagna mi piace (è bella, questo lo ammettono anche le figlie che stravedono per il mare), quando è ricoperta di neve, su uno sfondo di cielo azzurro, è magnifica.
Sono andata e tornata in poco più di un’ora (la sosta all’Ospedale è stata breve), ho fatto la spesa e sono tornata a casa, poco dopo ha ripreso a piovere (grazie a Dio ho guidato tranquilla, con le strade asciutte).

Mentre aspettavo PiccoloLord che tornava con lo scuolabus ho telefonato alla Nuora per fare gli auguri al PiccoloPrincipe . . .
Ecco . . . ve lo dico!
Ve lo voglio dire!
Oggi faccio ComingOut . . . Da 6 mesi sono nonna felice di un altro nipotino: PiccoloPrincipe.
È un bambino simpatico, sveglio e gioioso!
Non metto foto (mamma e papà non vogliono), ma ve lo immaginate no? Un bebè, come dice PiccoloLord!
Un bebè che piange e strilla quando vuole il suo latte (è un bel mangione), ma che a pancia piena è sorridente, chiacchierone e socievole.

E con queste notizie, il diario di oggi è finito . . . buona notte! ❤

 

Fuori rete . . . per un po’!

Prendo spunto da un ritaglio di giornale che avevo messo da parte qualche tempo fa, il giornalista:  BeppeSevergnini (BSev per gli amici) nel 2012, è stato una settimana senza connettersi alla rete: “no Tw, no blog, no mail, no web”  . . .

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Ho deciso di emularlo . . . o quasi! 🙂

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Da qui a Pasqua, no mail, no messaggi col telefonino, no WhatsApp, no commenti e no visite ai gruppi su Facebook, no al giro dei blog amici per leggere e commentare, no giri oziosi sul web (magari alla ricerca delle ricette tradizionali dell’isola di Pasqua).

 

Incontrare gente o una bella telefonata col telefono di casa!

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Ma qua, sul blog, sì . . . un diario vecchio stile! Tutti i giorni!

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Diario! Pensieri! Parole! Filosofie! Varie & Eventuali!

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Nuove passioni . . . vecchi piatti

M’ha preso, di recente, una passione . . . quella per piatti, ciotole e stoviglie in genere, di origine inglese. 

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Dal web Pinterest

 

Ho “conosciuto” un nuovo blog, tramite una pagina su Fb . . . una conoscenza molto “social” . . . questo blog, o meglio la blogger, parla di stile, di storie e di casa.
Donna Bianca si presenta e tra le altre cose dice che è “una grande appassionata di ceramiche inglesi, in particolare del genere transferware.
In un post ci spiega cos’è il transferware:
“sotto il nome di Transferware va un genere di stoviglie e oggetti per la decorazione della casa caratterizzato dall’uso della stampa a decalcomania, secondo una tecnica sviluppata in Inghilterra intorno alla fine del XVIII secolo che ebbe il suo principale centro principale nella regione dello Staffordshire, in particolare attorno alla cittadina di Stoke-on-Trent. Si tratta di un processo decorativo che può essere applicato a una molteplicità di materiali, dalla terracotta alla porcellana, dal bone china all’Ironstone.”

 

Devo dire che, all’inizio mi hanno incantato i disegni e i colori . . . poi mi sono ricordata di un servizio da macedonia che aveva mia madre (e che, alla sua morte, abbiamo equamente diviso tra noi donne di casa)

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Il regalo del nonno a mia madre © Fiordicactus

E ho cominciato a guardarmi in giro! 
Sono persino andata ad un mercatino dell’antiquariato (ma ho scoperto che, come per le mode o i vini e cibi “doc”, anche questo particolare tipo di piatti ha delle zone dove è più presente e dove lo è meno! In questa zona, va meno! Ho trovato un solo piatto e me lo sono preso. Ma non mollo, terrò d’occhio altre date e vedrò di andare a scuriosare per altre bancarelle! 

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Trovato al mercatino . . .  © Fiordicactus

Son tutti piatti di qualche anno fa, i più giovani si fregiano della definizione “vintage”, ma ci sono anche pezzi che arrivano dagli ultimi anni dell’800! Un viaggio nella storia!

Per ora mi limito a “rifarmi” gli occhi, ammirando le belle foto che trovo in rete o le collezioni che hanno le altre partecipanti al gruppo di fans di queste particolari stoviglie.

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a casa di un’amica . . . © Fiordicactus 2017

 Ho scoperto che, in certe occasioni è anche bello usarle per una tavola o per un tè pomeridiano (ora, che io non beva più il tè non preclude la cosa) . . . 

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© Enjoy Coffee and More

Non è ancora “febbre da collezionista”, ma una tranquilla passione (senile?) per qualcosa di bello! E utile!  

 

 

Per chi volesse approfondire, in inglese, cos’è il “transferware”: http://www.transcollectorsclub.org/faqs/new_collector/whatistransferware.html

In cammino verso la Pasqua

Il cammino verso la Pasqua, si sa comincia oggi: “Mercoledì delle Ceneri” . . .

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Pasqua, per chi è credente (e non solo praticante) è la festa principale. Quel giorno è iniziato tutto! 

Per arrivare a Pasqua, da oggi, ci vogliono approssimativamente 40 giorni . Dico approssimativamente perché, in realtà, nel rito romano, il calcolo esatto arriva a quarantaquattro giorni. Alla fine del IV secolo, e ancora oggi nel rito ambrosiano, la quaresima iniziava di domenica (1º giorno), durava cinque settimane complete (5×7=35 giorni) e si concludeva il giovedì della settimana santa (altri cinque giorni), per un totale di quaranta giorni esatti” (da Wikipedia)  Gli Cristiani Ortodossi, durante “La Grande Quaresima” praticano il digiuno per sette settimane prima di Pasqua. Le confessioni religiose nate dal Protestantesimo, con l’eccezione degli Anglicani, respinsero l’obbligatorietà dei giorni di digiuno. (Cathopedia)

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In questo periodo (lo dice anche Wikipedia) siamo tenuti a fare dei piccoli sacrifici (detti anche “fioretti), a cominciare dal “digiuno” di oggi, Mercoldì delle Ceneri e del Venerdì Santo e dal “magro” di tutti i venerdì della Quaresima . . . qualcuno (ne conosco un paio) si attengono a pratiche più ristrette . . . ma eccovi qua, da una fonte autorevole, come funziona, questo spauracchio precetto della Quaresima:
La Conferenza Episcopale Italiana, secondo il potere conferitole dal decreto conciliare Christus Dominus[3], in data 4 ottobre 1994, ha decretato in materia:

  • La legge del digiuno “obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate”.
  • La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, a un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
  • Il digiuno e l’astinenza, nel senso ora precisate, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (e il primo venerdì di Quaresima per il Rito Ambrosiano) e il venerdì della passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia Pasquale.
  • L’astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 e il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
  • Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni sino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
  • Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad es. la salute.

L’acqua, a differenza della prassi preconciliare, non rompe più il digiuno, ma le bevande diverse (caffè, thè, quelle dolcificate o gasate) sì, come anche quelle alcoliche. (http://it.cathopedia.org/wiki/Digiuno)

Ma soprattutto, ricordatevi che 
16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.   (Mt 6,16-18 )

Insomma . . . non riducetevi come questi poveretti! 😉


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Buon Cammino verso la Pasqua 

 

 

 

“Nebraska” di Alexander Payne

Ho ritrovato, in questi giorni, un foglietto promemoria. C’era segnato il titolo di un film, con la postilla: “da guardare”, sono andata a cercare lumi su Google e mi sono ricordata di averlo già guardato tempo fa!

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il film: “Nebraska“, non mi piaciuto, non mi è dispiaciuto! Ne ho un ricordo, segno che l’ho guardato con attenzione

C’è raccontata l’illusione di una vincita milionaria, il viaggio nella provincia americana,  viaggio compiuto da generazioni diverse, in conflitto tra loro. Malinconia per il passato, amici e parenti ritrovati e presto persi di nuovo . . . un finale con i giovani che accontentano i loro genitori non so se per vero affetto o perché sono stati testimoni della fragilità dell’età e dei legami con gli altri parenti, zii ormai lontani sia come mentalità che come modo di vivere. 

Bravi gli attori (e non lo dico solo io, ci sono premi e nomination che lo confermeno), tutti molto “reali”.

Sapete cosa faccio, lo vado a cercare e lo rivedo! Giusto per darmi una seconda occasione per capirlo meglio!

 

 

Che palle!

Che palle!
No, non parlerò dell’imprecazione che, a volte, capita di dire in momenti in cui la pazienza se n’è scappata o l’esasperazione ci soffoca . . .
Che palle!
Un’esclamazione di meraviglia che mi viene alle labbra dopo aver visto come tre sole palline da tennis: gialle, spompate e vecchie sanno fare per i mie panni, dalla lavatrice all’asciugatrice . . .

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Tre palle, regalatemi da un vicino tennista per “far correre i cani”, visto che i cani corrono anche da soli, erano state messe da qualche parte nel Caos Primigenio che si ostinano a chiamare Garage e Cantina . . . ma le ho trovate subito e usate!

La “colpa” è della FigliaGrande, è lei che, dopo avermi sentito borbottare contro il distino cinico e baro che mi aveva fatto togliere dalla lavatrice, per l’ennesima volta, lenzuola e tovaglie tutte stropicciate, mi ha detto “Tre palle! Devi trovare tre palle da tennis da mettere in lavatrice e nell’asciugatrice!”
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Dove l’abbia letto, chi gliel’abbia detto, non lo so, ma so che tutta quella roba che dovevo poi tirare e allisciare, ha cominciato a uscire dal ciclo lavaggio, asciugatura (a volte totale a volte parziale) bella liscia, senza pieghe orrende che necessitavano di un minimo di cura del ferro da stiro. E per me, che da anni ho abbracciato la filosofia del “no stiro”, se non in caso di camicie eleganti, è un un bel traguardo!

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Adesso, che mi sono documentata, mi sorge il dubbio sul fatto che le palline da tennis non siano proprio “naturali” e neutre come piacerebbe a me! Devo studiarci su! Sacrificare un paio di gomitoli di lana 100% vergine o fare palline con la carta stagnola che si usa in cucina . . . voi che ne pensate???

Comunque, se le condizioni meteo me lo consentono, cerco di far fare un programma leggero/corto, in modo che posso stendere al sole i panni e la biancheria, sfruttando questa energia gratuita e che, quando li raccolgo, racchiudano in sé un po’ di aria invernale, frizzante e il profumo del sole! pannistesi04

Attenzione! Può creare dipendenza

L’ho vista, per la prima volta, anni fa in casa di una parente, nelle fredde lande lombarde . . .
L’ho vista, ancora, qualche tempo dopo, in casa di un’amica, nell’umida Città sulla Costa . . .
L’ho vista, un giorno, tutta ancora impacchettata e con il nome del negozio da cui è uscita, sulla bacheca di uno di quei gruppi dove si scambia o si vende (di solito a prezzo accessibile) quello che in casa è di troppo e ho deciso che era giunto il momento, per noi, di fare conoscenza.

Mi sono ritrovata, con poco (rispetto ai prezzi che c’erano in quel momento) con questo elettrodomestico, utile e futile. Accoglie una mole considerevole di panni, in un grosso cestello così profondo (o son io che sono piccina?) che a volte, per prendere un calzino dispettoso bloccato contro la parete, devo infilarmi con la testa nel grande oblò, sentendomi molto la Strega di Hansel e Gretel quando infila la testa nel forno . . .

 Lavatrice 

Utile in una casa con grandi e piccoli, cani e umani. In una zona d’Italia dove le giornate di sole non sono mai “asciutte”, dove la “nebbia agli irti colli piovviginando sale”. Durante le corte giornate invernali quando i panni tolti dalla lavatrice sono ancora troppo carichi di acqua (un giorno parleremo delle caratteristiche della mia lavastoviglie, comprata troppo di corsa).+

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Futile, perché, diciamocelo, siamo in CentroItalia e le giornate di sole sono decisamente superiori a quelle di pioggia o di nebbia. Perché, poco o tanto, si consuma la corrente che si risparmia non stirando. Perché alla fine, non sempre li tolgo del tutto “secchi” e perciò, qualche oretta al sole è meglio che stiano, per cui vanno sempre stesi (e su questo punto c’è una diatriba tra me e la FigliaGrande, con me che “tifo” sempre e comunque per un po’ di sole e aria fresca e lei che non capisce perché non far partire il programma “asciutti nell’armadio” e limitarsi a piegarli e via)

Ma la cosa più grave è che, non ve lo dicono, ma l’asciugatrice crea dipendenza
All’inizio mi ero data delle regole:
Solo in caso di assoluta necessità
Solo se il meteo conferma un periodo di maltempo
Solo asciugature “brevi”,  giusto per “strizzarli” un po’ più della centrifuga

E invece, si è rivelata così comoda che a volte ci si dimentica delle regole . . . tranne quella legata alla tariffa “bio-oraria”, per fortuna al giorno d’oggi tutti questi utili ausili della vita domestica hanno la possibilità di programmare l’accensioni ritardata. Utile perché mi permette di togliere i panni al mattino, pronti per la carezza del sole (o, in alternativa, un ulteriore piccolo programma che li asciughi definitivamente
Ci si abitua alle comodità, ci si abitua all’abbattimento dei “tempi morti”, si può fare a meno di far diventare ogni termosifone un porta panni bagnati, la casa ne acquista in salute e io in meno stress da sindrome della “bella lavanderina” 

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Ci sono dei momenti in cui, un’asciugatrice ti rallegra la vita . . . m’è successo quando qualcuno, inavvertitamente come capita sempre, ha lasciato in tasca un fazzoletto di carta, ed erano logicamente panni neri. Messi nell’asciugatrice, li ha “ripuliti” da ogni traccia di “bianco”. 
L’altro “incidente” che può succedere in questa casa è che a volte, qualche pelo biondo del cagnolone svolazzi qua e là  . . . con l’asciugatrice siamo sicuri che ogni cosa che esce dal suo grande oblò è priva di peli canini. 

Un compleanno . . . ben riuscito

Capita una volta sola all’anno e in casa è sempre una grande festa! 
Lui è davvero una persona speciale, malgrado a volte mi faccia innervosire, lo meritava! 
Loro li vediamo abbastanza spesso, ma sempre in momenti “di corsa”: c’è da portare o da prendere qualcosa, c’è da dare o ricevere una mano, ci sono cinque minuti e passiamo sotto casa, andiamo a trovarli . . . sono anni che non riusciamo a stare (come prima, quando era viva la Suocera e ci voleva in casa sua alla Domenica) tutti insieme attorno ad un tavolo e parlare con calma tutti quanti insieme. 

Così, durante le feste di Natale la FigliaGrande ne ha parlato con i fratelli e poi mi ha comunicato che per il compleanno del padre avremmo invitato gli zii (i suo fratelli e i relativi consorti) e cucinato un pranzo “a richiesta” . . . del festeggiato.

Detto fatto

Contattati gli zii, visto che la festa cadeva di domenica, confermata la festa.

Richiesta al padre sulle sue preferenze culinari . . .la cosa principale che l’Uomodellamiavita voleva assaggiare erano “i Maccheroncini di Campofilone, col sugo come li faceva la nonna” . . . semplice da dire ma non da fare (anche secondo la zia/sorella), pare che la carne non sia più quella di una volta e, l’osso di manzo con midollo e nervetti acclusi non è più consigliato per i nostri stomaci del 21° secolo.

Abbiamo risolto il secondo pensando a qualcosa che non fosse da cuocere “al volo” e, ricordando che agli zii piaceva molto mangiare qualcosa della cucina lombarda, abbiamo optato per una piccola porzione di polenta che accompagnasse ossibuchi con funghi e/o con piselli.

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Un antipasto tradizionale e semplice: lonza, olive ripiene e fritte all’ascolana, cremini fritti, pecorino e una fettina di bruschetta semplice, per accompagnare, ma non appesantire. 

FigliaGrande, la chéf di casa, si è messa a spignattare dalla mattina del sabato,  le bottiglie di pomodori dell’estate, carne trita e carne a pezzi per il sugo; ossibuchi, piselli, funghi, pentole e pentoloni . . .

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Alla domenica il pentolone della nonna (la mamma dell’Udmv), che da anni, confidenzialmente, viene chiamato “la pentola delle streghe” è stato riempito di acqua e messo sul fuoco appena tornati da Messa alle 11.00 (si sa, tanta acqua ha bisogno di tempo per scaldarsi). Mentre l’acqua nella “polentina” è stata messa più tardi. L’aggeggio ha fatto il suo lavoro con precisione, anche se abbandonata a se stessa per quasi un’ora.

E poi, alla fine, sono arrivati tutti e quattro gli ospiti: baci e abbracci, “dove appoggio la giacca e la borsa?”, “ecco, questo è il regalo per te!”, “Oh! Ecco il piccolino! Quanto è cresciuto!” (i due nipoti più grandi, PiccoloLord e PiccolaLady, erano a casa dei rispettivi padri)
Ci hanno sistemati, noi “vecchi”, sul tavolo più lontano dalla cucina, i miei giovani (più il PiccoloPrincipe sul seggiolone) dall’altra parte perché avrebbero pensato loro al servizio . . . come regalo per la festa del capofamiglia.

Abbiamo cercato di preparare la tavola un po’ diversa dal solito, semplice, ma nel miglior modo possibile. E per questa volta è stato molto semplice . . . La tavola, anzi le tavole, sono state coperte da due tovaglie gemelle e abbellite con una striscia colorata. Calcolando che poi, la mole delle pentole da appoggiare era ingombrante, non si è voluto creare disagi ai commensali . . . 

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Abbiamo messo in tavola le pentole (e non travasato il cibo su vassoi di portata) per permettere a ognuno di servirsi con libertà, come meglio credeva. E per non far raffreddare del cibo che, caldo rilascia aromi e gusti squisiti.

È stato tutto gradito, qualche bis, qualche brindisi, tanti racconti e ricordi dell’infanzia e filastrocche del tempo che fu, quelle che la zia (la sorella dell’Udmv) custode delle tradizioni di famiglia usava per intrattenere i bambini nelle sere invernali vicino al fuoco a casa della nonna. Gliele hanno richieste e filmate, per non perdere le memorie e poterci giocare con i piccoli di casa . . . ai miei figli piace la cultura vintage! 

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Arrivato il tempo della torta (una grande e bella, oltre che buona, Saint Honoré) e del caffè, sono arrivati anche i consuoceri per festeggiare con noi.
Siamo andati avanti in chiacchiere per un bel po’, poi il NonnoPapà se n’è andato a fare un pisolino, ma il pomeriggio è continuato con due gruppi e due conversazioni distinte, uomini e donne, con i figli e la nuora che ascoltavano e ridacchiavano commentando tra loro. 

Poi, è stato come un turbinio di vento . . . Sono arrivate le tre nipoti grandi (figlie dei miei fratelli). Per un attimo c’è stata un po’ di caos. Tutti che chiacchieravano con tutti.

C’è stato un tempo, anni fa, in cui era più semplice incontrarsi tutti insieme, la mia famiglia di origine e quella di mio marito, figli e nipoti erano ragazzi o bambini e giocavano tutti assieme. Per cui i miei nipoti chiamano “zii” gli zii dei miei figli e i miei cognati considerano quasi dei nipoti i miei . . .

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I cognati e i consuoceri se ne sono andati e i giovani si sono messi a giocare con un gioco da tavolo: Monopoly “Trono di Spade”. . . poi sono arrivati CognataGiovane con mio FratelloGiovane . . . è tornato a casa PiccoloLord, che viste tutte le cugine grandi e gli zii si è emozionato e non sapeva da chi cominciare a salutare . . . FigliaPiccola con le due cugine più grandi sono uscite insieme, la nipote n° 3 che deve prepararsi ad un esame, giudiziosamente, è rimasta con noi . . . e abbiamo riapparecchiato la tavola! E non è rimasto che una ciotola di funghi col sugo . . . giusto per condire la pasta il lunedì.
Gli impegni del lunedì mattina hanno consigliato il coprifuoco verso le 23.00 e quando è tornata anche la FigliaPiccola abbiamo chiuso tutto e persino i cani si sono messi buoni e tranquilli . . . 

Stanchi, ma felici, l’Udmv ed io ce ne siamo andati a letto . . . 

 

 

Matite levate per Upi – unapersonaintorno

Oggi se n’è andata un’amica di lunga data, con cui siamo passate dalla conoscenza tramite il monitor e i blog ad alcuni incontri nella vita reale . . . Ciao UPI, che la terra ti sia lieve! ❤

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Sì, credo sia questo il modo migliore per salutarti.

Nel mondo di Harry  Potter levavano le bacchette magiche, e tra le tue mani non ci poteva essere nulla di più legato a te, quanto magico, che non fosse proprio una matita, sufficiente per creare i più mirabolanti ponti di comunicazione tra te e il mondo.

Tu che ci hai insegnato a conoscere la vita segreta delle pallottole di carta;

tu che ti sei avventurata nei meandri della tua personalità per semplificarla fino a mostrarcela una-e-trina in ogni circostanza, e persino sull’altare;

tu che sei riuscita a restituire vigore persino all’antica usanza della maglia della salute infilata fin dentro le mutande quasi a incastro con il resto della biancheria;

sei arrivata in cima alla tua montagna per unirti a ciò che è Oltre, e diventare tutt’uno con l’azzurro che, da sempre, è parte di te.

Insegna agli angeli a disegnare ed…

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