2021 Avvento – Santa Lucia bella, dei bimbi sei la stella!

Oggi, 13 dicembre, si festeggia Santa Lucia, la ragazza martire, di Siracusa . . . dove la chiamano, familiarmente “la Santuzza”.
Protegge gli occhi e la vista per cui, se avete problemi questa è la Santa a cui votarsi . . . ma oggi vi voglio parlare del suo impegno nei confronti dei bambini, in varie parti d’Italia. Vi racconto come si viveva nella mia famiglia questa magica notte . . .

Quando eravamo piccoli, qualche settimana prima tra la fine di Novembre e i primi gironi di Dicembre, si andava in cerca del fieno per l’asinello, di solito da qualche amico o parente dei nostri genitori che ancora lavorava nei campi e/o aveva a che fare con animali come i conigli o le mucche!

Sempre in quel periodo scrivevamo la “letterina” con tutte le nostre richieste, le promesse di essere sempre bravi e buoni, le speranze che la Santa pensasse anche ai bambini bisognosi. Insomma, le cose che si scrivono anche ai genitori e che, mentre le scrivi ci credi anche . . .
La letterina veniva portata nella chiesa di Santa Lucia, in centro al Bergamo, dove c’è “il corpo” della Santa, (anche se poi, quando diventi grande, ti rendi conto che è solo una statua!) davanti alla quale si recitavano le preghiere e la richiesta che la Santa, patrona della vista, ce la preservasse buona!                                                              

Inutile dire, che già partendo da novembre, si cercava di “essere più buoni”, perchè, ti avvertivano i grandi, la Santa, si aggira per il cielo, col suo asinello e osserva i bambini per decidere a chi consegnare i regali e a chi il carbone . . .

La sera del 12 si apparecchiava la tavola per l’ospite tanto attesa, una bella tovaglietta, piatto e bicchieri della festa, taleggio, pane, prosciutto, qualche biscotto, e la frutta: mandarini, la casa profumava di mandarini!  Dall’altra parte del tavolo, il fieno e una tazzina di zucchero e una ciotala di acqua, per l’asinello! Poi si andava a letto, con gli occhi ben chiusi e sperando di addormentarsi presto, perchè, se la Santa Lucia vede un bambino con gli occhi aperti, subito gli butta la cenere negli occhi (sempre secondo le avvertenze dei più grandi)!

Il mattino dopo, intorno e sopra il tavolo c’erano i regali. Di solito, un gioco per ognuno, e poi, mandarini, carbone dolce, i soldini di cioccolato, quaderni e colori, o altre cose di cancelleria che sarebbero serviti per la scuola!  Se il giorno di Santa Lucia era un giorno feriale, si andava a scuola con i nostri regali (o almeno quelli che si potevano portare senza difficoltà) e la maestra ci permetteva di tenerli, a parte il solito tema “parla dei regali di Santa Lucia”, per quel giorno tutto ruotava intorno a Santa Lucia, c’erano dei piccoli dono anche a scuola, c’era la festa, nel salone . . .  Poi, nel pomeriggio, si ricevevano altri regali, dai nonni. 
Di solito, nella nostra scuola, tra S. Lucia e Natale si raccoglievano quei regali che, tra quelli ricevuti, si decideva di donare ai bambini più poveri . . . quando ero piccola io.

Quando sono stata un po’ più grande, andavamo, con le Guide (le ragazze scout) in un collegio in Città Alta, dove erano accolte le figlie di donne in carcere, di donne in difficoltà, di genitori costretti ad emigrare o abbandonate, e provvedevamo a ricreare per loro la magia della Santa Lucia.
Tra noi ragazze, una tra le più grandi, possibilmenti alta, bionda e con i capelli lunghi, indossava un abito lungo, il velo e in mano teneva una candela o aveva una coroncina di candeline. Entrava in un salone dove tutte le bambine erano riunite e consegnava loro i regali: frutto dei nostri sforzi o della raccolta tra parenti e amici, del nostro autofinanziamento!
Poi si cantava, coccolavamo le più piccole, facevamo dei giochi con le più grandi!

Da quando siamo qui, sulla Costa marchigiana, i regali di Santa Lucia, venivano portati a casa dei miei genitori, con mia madre, che preparava una scenografia fantastica per i nipotini. 
Mi ricordo che una volta, quando era piccola, la nipote più grande, meravigliò il padre, (mio fratello non avrebbe voluto che noi continuassimo “tutte queste stupidaggini” ma si adeguava) perchè, pur essendo settembre, vedendo un fienile, in una cascina da alcuni loro amici, chiese al padrone di casa di poter riempire una borsa di fieno, e quando gli fu chiesto a cosa le servisse, spiegò semplicemente che doveva procurare il fieno alla nonna, per l’asinello di Santa Lucia.

Quest’anno abbiamo preparato la tavola di Santa Lucia con i miei nipoti e il racconto e le spiegazioni e le cose da mettere in tavola le ha orchestrate la FigliaGrande (ve l’ho detto che ha il DNA delle nonne?) davanti a un PiccoloPrincipe estasiato a sentire la storia di questa di questa Santa e della notte magica che, una volta, segnava il primo passo verso la stagione più luminosa . . .

Mi piace pensare che questa tradizione, che si tramanda nei secoli, si armonizzi bene anche con i tempi moderni.
Ho letto, girando su Googgle, di una tizia che ha scritto: “Io sono atea e non voglio che mia figlia festeggi S. Lucia (bambina in età di asilo N.d.A.)”  . . . mi piacerebbe sapere cosa fa con Hallowee e Babbo Natale.

Per Santa Lucia, vi regalo una filastrocca che cantavamo noi da piccoli e che avrebbe dovuto aprirci gli occhi . . .

Santa Lucia,
mamma mia,
con la borsa
del papà,
santa Lucia
arriverà!
Arriverà dalla finestra,
porterà una bella veste,
arriverà dal finestrino,
porterà un grembiulino

(Traduzione a spanne dal bergamasco, della sottoscritta!)

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