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Pasqua, tra spiritualità e tutto il resto!

Mai come nelle festività vivo la vita come vorrei . . . come mi piacerebbe che fosse tutti i giorni.
L’allegra confusione delle visite, quella leggera ansia nel preparare cibo e accoglienza al meglio, le chiacchiere in libertà e i ricordi, i momenti seri e quelli allegri, conoscere realtà diverse e uguali (in fondo) alla nostra. La condivisione di pensieri, parole e vita.

Come sempre capita in certi periodi dell’anno c’è stata la parte spirituale. E sentire il sacerdote (nell’Omelia di Pasqua) ripetere, con altre parole, i concetti sentiti da un’amico (molto laico) la sera prima circa il saper guardare avanti, non aver paura del futuro, rinnovarsi e lasciare il passato indietro senza rimpianti è stato sconcertante!

Sono stati 3 giorni che hanno visto l’arrivo di Emily accompagnata da ReMida, le piacevoli conversazione sugli argomenti che ci accomunano: Outlander, figli, famiglia, la vita vissuta con entusiasmo, il lavoro fuori casa (anche se io, per quello, ormai ho tirato i remi in barca) , il piacere di viaggiare . . .
Tre giorni in cui era presente anche la FigliaPiccola, arrivata da Roma, che si fermerà (mirabile dictu) ancora qualche giorno.
Tre giorni che hanno visto la casa invasa da uova di pasqua, coloratissime! Regalate, comprate, da scambiare al PiccoloLord, alla PiccolaLady e alle piccole Masha e Lele. Ma ne è arrivato uno anche per me! Una bellissima sorpresa, un braccialettino col suo ciondolo!

Non vi sto a fare l’elenco di tutto quello che abbiamo preparato in cucina, di quello (molto di più) che abbiamo poi mangiato, vi dirò solo che per qualche giorno non avrò bisogno di fare la spesa.

Non so quale maligno pensiero mi ha portato a comprare 4 pagnotte di pane da 1/2  Kilo, che sono lì che occhieggiano e che la FigliaPiccola ha proposto di far diventare: Gnocchi di pane, torta di pane, panzanella e via riciclando! In questi giorni tutto si è mangiato, tranne che il pane (o almeno, poco poco), c’erano le “ciambelle strozzose” che di “strozzoso” non avevano molto, ma che si combinavano bene col pecorino abruzzese, col salame coi lardelli e col ciauscolo (marchigiano) e persino con la insalata “Olivier” (quella che in Italia è chiamata “insalata russa”) che ci ha portato l’amica Irina, ucraina Doc, preparata con la ricetta di sua madre.
E i dolci? Tra quelli confezionati, tipici di queste feste, le magnifiche paste portate dagli ospiti, quelli preparati dalla FigliaGrande per il suo PicNic con le famiglie della classe del PiccoloLord e quelli portati dall’amica A. Una felicità per gli occhi e le papille gustative (ho sentito chiaramente, in testa, l’invito: “pancia mia fatti capanna)!

Il tempo ci ha fatto preoccupare, ma alla fine si è risolto a darci un cielo “ttrecchi” come dice la Bice Piacentini (poetessa in vernacolo sambenedettese) nella poesia dedicata alla Città sulla Costa, che in questo vecchio post, potete trovare sia in vernacolo che tradotta.

Il sabato sera con Emily e Re Mida. In piacevole conversazione siamo arrivati alle 2 di notte senza nemmeno accorgercene.
Pasqua in gioiosa compagnia, con una parte consistente della famiglia, il NipoteF, momentaneamente “orfano” di mamma e sorella, proprio il giorno di Pasqua, Irina e le sue figlie . . . davvero una bel momento conviviale.
E “ultimo, ma non ultimo”, il pranzo della Pasquetta, sempre con Emily e il suo simpatico Re Mida, a chiudere le grandi “mangiate” delle feste . . . la sera, cena con una minestra con brodo vegetale e passato . . .

E ora? Ora si torna nei ranghi, in attesa di un’altra occasione per sentire le pentole che fan fracasso, per stare insieme a gente simpatica, senza troppi convenevoli, con delle belle chiacchierate, parlando di personaggi immaginari (libri, serie TV, film) o di blogger che si conoscono bene, senza nemmeno averle mai viste, pensando che ci si potrebbe rincontrare e quando.
Vivendo la vita di tutti i giorni come fosse una festa . . . malgrado i problemi che si possono incontrare.

(Ps. più tardi metto qualche foto! Ora, vado a far qualcosa! L’Udmv ha ricominciato a lavorare e ha i suoi orari! La cosa peggiore dei giorni feriali . . . gli orari!)

 

 

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La Madre dello Sposo . . . alle prese col dress code

Nota Bene, ricordarsi di leggere con un sorriso come con un sorriso è stato scritto! 

2 mesi e 22 giorni

calendario
ovvero: 82 giorni
ovvero: 11 settimane e 5 giorni

Non è il conto alla rovescia per l’impatto di un asteroide o il conto cervellotico di quanto manca alla fine del mondo in base a calendari svaniti nei secoli . . . è il tempo che scorrerà mentre io scelgo un vestito adeguato al mio ruolo di madre dello sposo e quando finalmente lo sfoggerò i due piccioncini convoleranno a giuste nozze.

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Di questo matrimonio si parla da qualche mese, siamo persino stati al ristorante dove si festeggerà il lieto evento. Abbiamo assaggiato primi e secondi con i consuoceri e la FigliaGrande (come esperta) per dare poi un parere sulla composizione del menù!
Di questo matrimonio ho sempre cercato di far capire che i veri protagonisti sono gli sposi, ma pare che anche la madre dello sposo abbia il suo cameo da recitare (spero non si pretenda da me un’interpretazione da Oscar) e perciò deve essere adeguatamente abbigliata.
Di questo matrimonio mi piacciono molte delle cose che sento raccontare, qualche scelta mi lascia perplessa (probabilmente è colpa dell’età). Ma la cosa che più mi mette in crisi è il dannatissimo benedetto vestito che dovrei portare quel giorno.

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So che ci sono molti film dove si parla del nervosismo di cui da segni il Padre della Sposa (so di padri della sposa a cui venivano propinati calmanti nelle ultime settimane prima del fatidico giorno).
Nessuno ha mai preso in considerazione la marea di pensieri che affollano le notti della Madre dello Sposo . . . il vestito, le scarpe, la borsa e (eventualmente) cappello o acconciatura. Questi pensieri non fanno parte degli elenchi dei fattori scatenanti lo stress per una dimenticanza dei relatori.

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Perché non analizzare lo stress da matrimonio di un/a figlio/a. Ai genitori vengono poste le domande più assurde: “devo invitare anche lo zio Casimiro, quello che si vede solo ai funerali e non ricorda mai di chi sono figlio???” (logicamente no). “Vuoi che inviti anche la tua compagna delle elementari, quella di cui parli sempre . . .” (se mi avessi ascoltato davvero, avresti capito che ne parlo solo per raccontarvi episodi di bullismo). “Tu come ti vesti??? (nooooooooooo . . . non me lo chiedere, non lo so! )

angela ariza

Ho letto blog e siti di “wedding planner”, ho visto foto su foto e mi sono chiesta se questi stilisti si rendono conto che la Madre dello Sposo ha, come minimo, 18/20  anni più di lui e non sempre, per colpa dei peccati di gola e di una passione per i piatti ben conditi, ha misure da Miss Mondo . . . e non mi venite a dire che, da gennaio a dicembre, potevo dimagrire di almeno 15 Kg, più facile a dirsi che a farsi.

Insomma, qualche chilo l’ho perso per strada, ma non sufficienti per entrare in una 44 . . . sto ancora sulle taglie dispari, diciamo che sono una “curvy” abbondante. È un bel problema, spero di risolverlo in tempo per quel dì, mica posso andare in chiesa in jeans, giubbotto e scarpe da ginnastica! Anche se mi piacerebbe . . . in fondo, tanti anni fa, la mia canzone preferita era “come un ragazzo”!

Decluttering selvaggio . . . lo space clearn “ha da veni'”!

Ho scoperto il servizio di ritiro dei “materiali ingombranti”.
Gratuito!
Su appuntamento!
Utilissimo per me che ho un intero piano di casa pieno di cose accumulate in parte da più di 10 anni e in massima parte negli ultimi 3 anni (son certa di questo, perché tre anni fa il Figlio preso da raptus, svuotò quasi tutto).  Non avete idea di quanta “mercanzia” si ammucchi in tre anni, ho persino il sospetto che qualcuno venga di notte (e di nascosto) a lasciarci le sue cianfrusaglie.

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Tre anni fa, mentre era in ferie, il Figlio creò una montagna di roba nel cortile davanti casa e, solo dopo, chiamò la ditta incaricata del ritiro, col risultato che per qualche settimana sembrava che casa nostra fosse una succursale della discarica comunale.
Questa volta l’organizzazione dipende da me! Ho scoperto che niente è cambiato in tre anni, cioè, se tu chiami (perché una domenica di sole ti è venuta la voglia di fare spazio e buttare parte di quelle cose che: “metti lì non si sa mai” e che, ormai, sono lì talmente piene di polvere da non riuscire nemmeno a riconoscerle senza un master in archeologia industriale), quelli del ritiro di materiali ingombranti NON vengono il giorno dopo a ritirare quel mucchio di roba ormai senza né arte né parte, ma dopo almeno 3 settimane . . . obbligandoti a tenere gli occhi aperti su due personaggi alquanto pericolosi:
a) sul PiccoloLord, che non sia mai, decida di darsi alla scalata di suddetto mucchio instabile.
b) sull’Uomodellamiavita, che, non sia mai, decida di imboscare qualcosa che fa parte della suddetta “roba senza né arte né parte”.
per non contare dei cani che si aggirano curiosi . . .

rifiuti_ingombranti

Dopo che ho chiuso il cancello dietro al primo carico, dove era presente un po’ di tutto . . . giusto il risultato di una domenica di “raptus” liberatorio . . .  ho telefonato per un nuovo appuntamento e ho segnato col pennarello rosso sul calendario il giorno indicatomi: più o meno un mese dopo.

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Nel frattempo, in quel mese, giravo tra il piano sopra e il garage/cantina (dove prima ci ballava un’auto e tre bici, o un’auto e tre motocicli, per capirci), guardandomi intorno e prendendo nota mentalmente di quello che era destinato al “sacrificio” sull’altare dei nuovi “Dei”: Spazio e Ordine . . . prendevo quello che era più leggero e lo sistemavo nella parte di cortile dove (secondo l’autista del camion) era più comodo raccoglierlo col “ragno”, aspettavo il fine settimana quando la FigliaGrande e l’Udmv (qualche volta persino il Figlio) riuscivano ad ammucchiare le cose più grosse e pesanti.
Insomma. in un mesetto, senza grandi sforzi, abbiamo sistemato (quasi) ordinatamente un bel po’ di quelle cose che in tanti anni non erano mai servite e che, dopo discussioni infinite attenta riflessione, sono state considerate inutili e obsolete.

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Nel frattempo, tengo d’occhio, giorno giorno, gli scaffali della “lavanderia”, dove sono stipati i risultati di raccolte a punti di marche famose di pasta, merendine e latte . . . il risultato di “traslochi interni”, dovuti a riordini veloci, tinteggiatura di muri, spostamento di mobili (tenendo presente che in questi lunghi anni ci sono stati impegni di lavoro e di accudimento della Suocera con l’Alzehimer). Quest’anno, mi ha preso così, voglio liberarmi da quelle cose che, se pur nuove, nessuno vuole usare e hanno preso un aspetto di vecchio . . . È “catartico”!
Mi resta solo di trovare una collocazione a cose che persino la Caritas mi ha detto: “le tenga lì, magari ci manda le foto, se ci servono le facciamo sapere”

Adesso non mi resta che  svuotare quelle 4 o 5 scatole dove all’esterno c’è scritto “Cose mamma – non toccare”, in pratica la “ripulitura” annuale dei cassettini “rebelot” (che con la nuova cucina non ho più), e dei dintorni della scrivania dove si ammucchiano carte e cose senza altra destinazione.

Il Figlio e la FigliaPiccola saranno invitati a partecipare al gioco “scegli cosa tenere” una caccia al tesoro, nascosto negli scatoloni che hanno lasciato qua a casa da quando se ne sono andati, chi per studiare/lavorare, chi per formare una nuova famiglia.
La FigliaGrande sta già facendo “decluttering” per conto suo e spesso arriva con un sacco di cose sue e del PiccoloLord da destinare al sacco nero o a quelli per il riciclaggio della carta e della plastica. Altre volte, prende quelle borse capienti e robuste del supermercato e porta giochi che non si usano più alla ludoteca  . . .

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Lo zoccolo duro è l’Uomodellamiavita . . . lui è un irriducibile del “potrebbe servire” o del “mò vediamo!”.

Comunque, per ottobre abbiamo un nuovo appuntamento con gli uomini del trasporto materiali ingombranti, questa volta sarà dura, sono quasi tutte cose di ferro. Ci toccherà convincere l’Udmv dell’inutilità di vecchie reti da letto, di vecchi ferri arruginiti, di pezzi e pezzetti di materiale ferroso che non servono nemmeno a sostenere un ramo di pervinca!

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Senza parlare del progetto della FigliaGrande . . . ve ne parlerò quando l’avremo portato a termine . . . vuole rimettere ordine tra le palline di Natale, i fili luccicanti dell’albero di Natale, le luci intermittenti e persino fra i personaggi del Presepe (ormai tra arrivi, partenze, regali e altro che non so, abbiamo 3 capanne, una persino vuota).

La pazzia da Buon Samaritano

Pazzie da Buon Samaritano!
Cose che capitano a casa di Fiordicactus, in una tranquilla mattina d’estate.

Le ferie appena appena cominciate, tutti in pieno relax . . . Fiordicactus si dedica (con calma) a qualche incombenza “straordinaria”. All’aperto, sulla ghiaia del cortile, è impegnata nella pedicure del NonnoPapà. Il pranzo, la casa, il resto delle faccende possono aspettare, c’è tempo!
All’improvviso, i cani che abbaiano da un po’ e un rumore di auto col motore al minimo di sottofondo le fanno chiedere alla FigliaGrande (che sta beatamente tenendo d’occhio il PiccoloLord sull’altalena) di andare a vedere cosa sta succedendo sulla strada.
Arriva la notizia che due auto, piene zeppe di roba e di bambini, sono ferme sotto il sole e gli adulti sono in cerca di una casa per le vacanze, un appartamento per 10 persone per il quale hanno mandato già tutti i soldi (e che dovrebbe trovarsi nella nostra zona) . . . Truffati e a 600 e rotti kilometri da casa.
Arrivano direttamente dal Nord, dopo un viaggio lungo e faticoso. Adulti, ragazzi e bambini . . . Dico alla FigliaGrande che li inviti a entrare, se hanno bisogno di rinfrescarsi, di qualcosa di fresco da bere, di uno spazio dove i bambini possano sgranchirsi le gambe mentre gli adulti cercano di risolvere la situazione . . .
Quando ci raccontano il loro viaggio, lungo e faticoso, di notte, con una giornata di lavoro sulle spalle. Quando ci raccontano del loro sogno di una vacanza dopo anni di estati in città, con i sacrifici per raccogliere i soldi risparmiati per un’anno. Quando ci parlano di come è andata la faccenda della truffa . . . mi piange il cuore e mi sento di aiutarli.
Oltre ad aver messo sul tavolo bevande e bicchieri (non vogliono molto di più, giusto qualche fetta di pane ai più piccoli), prendo a telefonare a tutti quelli che mi immagino possano aiutarmi, ma è difficile, in pieno agosto, trovare posto a un gruppo così numeroso e quando si trova qualcosa è troppo caro per il loro gruzzolo. Bisogna ricordare che hanno perso sia l’appartamento (inesistente) che i soldi per l’affitto (inviati con bonifico in largo anticipo rispetto alla partenza “Sa, signora, ho altre persone che sono interessate, se mi manda tutto, ferma la casa ed è pià sicura!” così era stato detto, lo sapremo dopo dalla signora stessa).
Da un paio di “esperti” del settore turismo scopro che questo tipo di truffa, nella zona, va avanti da un paio d’anni, miete vittime di tutta Italia. Loro scoprono, tramite Internet, che lo stesso nome e gli stessi dati bancari compaiono su un articolo di giornale che parla di una truffa simile, in quel di Jesi . . . e uno di quei casi in cui non vale il detto: “Mal comune, mezzo gaudio”
Alla fine, malgrado li avessimo invitati a dividere con noi un piatto di pastasciutta, se ne vanno per passare del tempo al mare, fare pranzo e, fiduciosi,  provare a telefonare a degli amici loro, che stanno in vacanza tra Marche e Abruzzo, per vedere se riescono a trovare un alloggio. E poi, devono anche  andare dai Carabinieri per la denuncia di rito.
Li salutiamo, convinti di non vederli più, anche noi speranzosi che possano trovare casa e proseguire la loro meritata vacanza.

Ritornano nel primo pomeriggio, 3 adulti, una delle signore è rimasta al mare con i bambini. Sconfortati e sfiduciati.
Dai Carabinieri, niente di fatto, tornare domattina . . . le telefonate fatte da loro hanno sortito lo stesso risultato delle mie: niente da fare, i posti non si trovano, se c’è qualcosa è fuori dal loro budget.
Il pomeriggio scorre e lo sconforto cresce . . . anche volendo ritornare a casa, una notte di sonno ci vuole! Almeno i bambini possono riposare in auto, ma i grandi??? Si prospetta l’idea di sedersi su un marciapiede per vegliare le auto, parcheggiate, con i figli dentro.

Voi che avreste fatto???

Io ho messo a disposizione un mezzo appartamento (grezzo e con finestre di fortuna), un bagno ai minimi termini, una doccia improvvisata all’aperto (ma con acqua calda e fredda) e tutti i letti che sono riuscita a recuperare, più due brandine da campeggio, il frigor che sta in garage, fornello da campeggio e tutto il nostro affetto. Mi sono sentita di aiutarli, perché non volevo che perdessero la fiducia nella gente.

Anche se era una sistemazione mooolto provvisoria, giusto in attesa di vedere come andava a finire e lo sapevamo sia noi che loro.

Il giorno dopo, denuncia ai Carabinieri. Ragazzi e adulti in spiaggia. Adulti alla ricerca di relax e della casa che quelli dell’Associazione Turismo hanno cercato di trovare in tutto il giorno, senza risultati soddisfacenti per i nostri ospiti. Sono riusciti persino a concedersi una serata in centro, al porto e all’Ufficio del Turismo.

Il terzo giorno, pioggia, nuvole e vento e il giorno dopo, dicono al meteo, si prevede ancora tempo incerto . . . la sera, dopo una giornata passata a telefonare senza risultato, decidono di rientrare a casa loro.
Rifanno le valige, ricaricano tutto in macchina, baci e abbracci (e scambio di numeri telefonici), promessa di ritornare (e far controllare da noi, prima, l’esistenza di eventuali case trovate in Internet) l’estate prossima.

 

 

 

Quando l’amore . . .

 Quando l’amore

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Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.
Come covoni di grano vi raccoglie a sé.

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Vi trebbia per mettervi a nudo.
Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
Vi macina sino a rendervi candidi
Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.
Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.
Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete,però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

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L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.
Quando amate non dovreste dire:
“Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.
L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.
Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:
Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
E sanguinare volentieri e con gioia.
Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
Rincasare la sera con gratitudine,e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

  Gibran

Se sei un “paziente”, armati di molta pazienza

Difficilmente mi sono trovata a criticare la Sanità, intesa come Strutture Ospedaliere, Medici/Professori, Infermieri e Tecnici, Operatori SocioSanitari e persino le persone che sono lì a pulire. Di solito becco sempre gente gentile, efficiente e comprensiva. Ma, a volte capitano odissee da dover raccontare, evidenziano poca organizzazione o poca comunicazione. 
Forse, da parte dell’Organizzazione Sanitaria degli Ospedali, non si tiene presente che non tutti abitano nei paraggi dell’Ospedale stesso . . .  come ho avuto modo di scoprire l’anno scorso nello stesso Ospedale dove si svolge questa nuova avventura. (*)

Qualche giorno fa, NonnoPapà, Sorella ed io siamo stati all’Ospedale della Grande Città, avevamo appuntamento per “l’ago aspirato” alle 13.00 . . . Per non farci trovare impreparati siamo arrivati all’ambulatorio di Endoscopia Toracica un po’ prima (12.40, secondo mia sorella anche troppo prima). Io sono rimasta “di guardia” davanti alla porta dell’ambulatorio per intercettare un’infermiera a cui chiedere come dovevamo fare, a chi dare le impegnative e la prassi burocratica.
Sorella e il NonnoPapà sono stati seduti a chiacchierare in sala d’aspetto (anche perché il NonnoPapà, ultimamente, dopo 10 passi non ha tanto fiato)
Finalmente consegno le impegnative, l’infermiera mi dice di aspettare, mi siedo anch’io e inizio a lavorare a maglia (una cosa che faccio da qualche mese quando sono in Ospedale o alle Terapie del nipotino o in Poste/Banca o dal Dottore, insomma quando c’è da aspettare o fare una fila).

Alle 14.00 circa, riappare l’infermiera,chiama due nomi e dice: seguitemi . . . si è formata una piccola processione di 2 “pazienti” e 4 “assistenti”. Seguendola abbiamo attraversato in diagonale tutto il piano terra dell’Ospedale e siamo approdati in Radiologia, davanti alla stanza della TAC.
Il primo ad entrare è stato il NonnoPapà e dopo mezz’ora  era tutto finito, l’infermiera ci ha dato le informazioni per avere la risposta della biopsia, poi una Oss ci ha accompagnato al Reparto dove ci ha parcheggiato in “medicheria” e dove ci hanno detto che saremmo rimasti “per un’oretta  sotto controllo”, nel frattempo sono arrivati gli altri due pazienti, di cui uno, in effetti, dopo un po’ si è sentito male e l’hanno portato di corsa da un’altra parte e poi, l’hanno ricoverato . . .
Passate le 17.00 (finalmente) arriva il medico, un controllo all’ossigeno nel sangue (con quella pinzetta al dito), una auscultata al petto, il tempo di scrivere i dati anagrafici, tre righe per dire che tipo di esame è stato eseguito e stampare 2 fogli, rispondere a 5 telefonate . . . e ci saluta!
Pian piano abbiamo raggiunto l’auto dove avevo lasciato uno spuntino (ma davvero “ino ino”) e dei succhi di frutta, ci siamo rifocillati durante il breve viaggio.
Alle 18 e un quarto, circa, eravamo a casa . . . stanchi morti.
Ma, io mi chiedo, qualcuno non poteva spiegarciprima come si svolgeva tutto questo ambaradam . . . ci si organizzava!
Oggi, visto che il NonnoPapà ha la tosse catarrosa da un paio di settimane o poco più, siamo stati dal Medico di casa. Nel parlare e nel chiedere nuove ricette per medicine che prende da anni e dovrà prendere per anni (mi chiedo perché non esistono ricette che valgano almeno qualche mese), il dottore gli ha rivisto la serie di medicine che sta prendendo, ne ha tolte alcune, ne ha sospese altre (in attesa di vedere se bisogna riprenderle o se può farne a meno e di una (il fluidificante che ha sospeso in vista dell’intervento di ieri e che fino a lunedì dovrà lasciare sospese) gli ha ricordato che deve prenderne due al giorno e non una, come risulta dalla lista che ha sempre nel portafoglio.

(*) L’anno scorso, la “Facente Funzione di Nonna”, fu portata allo stesso Ospedale con l’ambulanza, quando sono riuscita a entrare nella camera mi ha chiesto:”Dove siamo? All’estero?” . . . io, allibita mi sento dire, da un’altra ricoverata: “L’infermiera le ha chiesto questo e quello, ma le ha parlato in dialetto!” . . . chiedo lumi all’infermiera appena ce l’ho sottomano, mi risponde che “essendo una vecchietta pensavo si trovasse meglio a parlare in dialetto!”. Peccato che il dialetto (se mai lo ha parlato) della “Facente Funzione di Nonna” è il milanese. 

Estate 2014: tante cose da ricordare

Eccomi qua, risoluta, ad aggiornare il diario . . . 
Un’estate anomala ma piena, quest’estate piena di pioggia e di avvenimenti.

Il clou dell’estate doveva essere un viaggetto a Bergamo, mio padre ed io (ed eventuale Udm) . . . rimandato sine die”  per cause di salute del nostro Patriarca. Quei contrattempi che vengono quando uno sta bene e decide di fare qualcosa . . . odiosi. Adesso dobbiamo aspettare che si rimetta in sesto.

Il secondo “Grande Avvenimento” è stata la visita delle cuginette straniere:  dall’Argentina è arrivata A***** col  suo amore, J*** mentre dalla Francia è arrivata D**** . . . e sono arrivati tutti nello stesso periodo, immaginate la confusione.

Il terzo motivo che ha reso interessante l’estate 2014, malgrado le condizioni meteo avverse, non mi ha riguardato in modo personale, ma ha riguardato la Nipote (che nell’elenco del nonno viene al n° 6), che ha partecipato alla Route Nazionale dell’Agesci.

E poi, ci sono i piccoli e numerosi avvenimenti che riguardano il PiccoloLord, tra gli altri, che, finalmente si è fatto tagliare i capelli a “porcospino” dal barbiere uomo, senza fiatare, anzi sorridente e felice (e osservando lo stesso barbiere che li tagliava, dopo che a lui, a me  . . . a “porcospina”! ). I suoi miglioramenti nel linguaggio, il suo modo educato e disinvolto di affrontare il mondo, la sua mai sazia curiosità per tutto (proprio per tutto) quello che il mondo offre.

Essendo questo orario un po’ improbabile, visto che le palpebre cominciano a cascare, dopo un ora e mezza di veglia, mollo tutto e torno a dormire, appena posso, vi aggiorno su tutto.

 

Di qua e di là dell’Atlantico, un’unica famiglia

Come ho raccontato in alcuni post . . . una parte della famiglia paterna, dopo la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato l’Italia per cercar fortuna in altri lidi ed è approdata in Argentina. Dopo un lungo periodo in cui si corrispondeva e, quando loro arrivavano in visita ci si incontrava, ci sono stati decenni in cui non abbiamo avuto più notizie . . . ci siamo ritrovati grazie a Fb.
E,  anche se il cugino di mio padre non è più con noi, si è sviluppato un senso di famiglia, affetto e una simpatia tra noi (parte italiana della famiglia) e loro (parte argentina della famiglia), supportata da mail, Fb, foto, telofonate . . . fino alla decisione di una delle ragazze dell’ultima generazione di venire in Italia a ritrovare i luoghi dell’infanzia di suo nonno e la famiglia . . .

Lei, A**** e il suo amore: J*** (anche lui di origine italiana) hanno scelto, purtroppo, la peggiore estate . . . e metà del loro viaggio è stato sotto la pioggia e tra le nuvolaglie mentre visitavano: Roma, Firenze, Pisa, Siena, Milano, Bergamo, Venezia . . .  poi, finalmente sono arrivati da noi e hanno visto il sole . . .
Ma soprattutto, hanno visto noi . . . la famiglia a ranghi serrati, tranne gli assenti giustificati (qualcuno alla Route nazionale di Rover, qualcuno nelle terre dell’estremo Nord in visita a un’amica), li ha abbracciati, accolti, coccolati, riempiti di chiacchiere e domande.
Ci sono state le foto (che non sono state “pensate” per la rete e, perciò, restano private), la pizza, i regali, le lasagne, le risate, le foto “antiche”, i racconti del tempo che fu, l’albero genealogico, le telefonate oltreoceano.

Poi, qualche passeggiata da soli o in compagnia . . . per godersi il panorama e la gioia del passeggiare senza problemi per le vie dalla Città sulla Costa
Poi, qualche momento in spiaggia . . . a rilassarsi
Poi, qualche bagno nell’Adriatico . . . un Mare così diverso dal loro Oceano

Come posso spiegarvi il fatto che, pur non avendoli mai incontrati prima, li sentivamo davvero “nostri”.
Come faccio a farvi sentire le risate, le battute e le domande che si rincorrevano intorno al tavolo (prontamente tradotti dal castigliano all’italiano e dall’italiano al castigliano dalla FigliaGrande)
Come faccio a raccontarvi . . . no, sono sicura che questo lo capite da soli . . . la voglia prepotente di conoscere presto anche il resto della famiglia argentina

Accidenti alla “Crisi”, ci toccherà aspettare, ma sappiamo che, benché distanti tanti chilometri, grazie ai moderni mezzi tecnologici, staremo sempre in contatto e quando ci incontreremo ci sembrerà di esserci appena salutati

Sono di Zaffiro . . . e non vi dico altro!

Volevo festeggiare “alla grande” . . . ma la crisi morde Volevo festeggiare “in famiglia” . . . ma la FigliaPiccola è latitante (forse che a Roma la pioggia s’è portato via FigliaPiccola o il suo telefonino?)  Volevo festeggiare di domenica . . . ma ieri no, non si festeggia in anticipo . . . e la prossima domenica sembra così lontana
 
_AA zaffiro_3 Volevo festeggiare o, almeno, farci i reciproci auguri oggi, e  ci penso da una settimana . . .  eppure, stamattina presi dalle incombenze mattutine del lunedì, lui non mi ha detto niente e io non ho detto niente a lui . . . due fessi!  Volevo festeggiare e lo so da 35 anni che, oggi, è il “GranGiorno” . . . eppure stamattina me ne sono ricordata solo quando ho sentito, in Tv, qualcuno dire: “Oggi 16 giugno” . . . rimbambita! Volevo festeggiare, vediamo cosa si riesce a fare, poi ve lo racconto . . . intanto vi lascio a leggere i post degli anniversari passati (per leggere tutto, cliccate sopra ogni “titolo”)  . . . sorridendo, mi raccomando! 😉

E sono 34

2013

Ecco, mi manca un anno alle nozze di zaffiro . . . ma anche 34 mi sembrano un buon numero . . . e stanotte, come allora, mi sono svegliata con lo stomaco contratto e tanta ansia . . . La chiamano “sindrome da Anniversario” . . .

Buon . . . quella cosa lì!

2012
Per quanto buono, Santo Subito, paziente, ecc ecc (mettete voi le doti di un marito perfetto, ma anche qualche difetto, perché ce li ha) l’Uomodellamiavita si ricorda ogni anno che oggi è un GIORNO SPECIALE, ma regolarmente non si ricorda la parolina magica . . . ANNIVERSARIO  (di Matrimonio) e così, dopo che un anno mi ha svegliato con un “Buon Onomastico”, non ci prova più, oggi è “quella cosa lì”! . . .

Love is . . .

2011
La vita è . . .  sguardi,  sorrisi,  risate,  pianti,  figli,  pappe,  cacche,  compiti,  vacanze,  mal di denti, salute, malattie,  lavoro,  riposo,  discussioni,  comprensioni,  famiglia,  fratelli,  sorelle,  nipoti,  giovani,  vecchi,  aiuto reciproco,  fiducia,  rispetto,  affetto,  allegria,  tristezza . . . amore . . . 

Il nostro Anniversario . . .

2010
Volevo parlare di me e di lui, due ragazzi di tanti anni fa . . . volevo parlare degli invitati alla cerimonia . . . volevo parlare dei sogni e dei desideri realizzati e no . . .  non avevo tanto tempo e ho pensato di mettere un cartello:

Post in allestimento!!! . . . 

La tovaglia a scacchi

2009

E’ una tovaglia a scacchi marroni e bianchi, marrone più chiaro e più scuro, in misto lino. E’ una tovaglia che ha scelto mio nonno, per me, quando ha saputo che stavo mettendo su casa. E’ una tovaglia sbiadita, bucata, tagliata e sfilacciata nell’orlo ad archetti, ma è una tovaglia che gira per casa da 30 anni, e non mi decido a buttarla via! . . . 

Come nonna, zero . . .

30 maggio 2013 . . . Sono andata a controllare, l’ultimo post che parla del PiccoloLord è di quasi un anno fa.

Come blogger nonna . . .  zero! Sono davvero una frana!

Quasi un anno senza parlare del PiccoloLord! Sì, va be’ ho la giustificazione che è stato un anno vissuto intensamente come “badante” ai miei simpatici vecchietti, per cui ho visto e vissuto la crescita del nipotino, le sue buffe avventure alla scoperta del mondo, della casa, di se stesso e degli altri . . .

Quanti aneddoti potrei raccontare di quest’anno.  Sono così tanti che li dimenticherò! E pensare che volevo mantenere, in questo mio “diario”,  il ricordo delle piccole cose che a sentirsele raccontare da grandi fanno arrossire figli e nipoti . . . E allora, direte voi, perché non te li sei scritti giorno per giorno, anche solo su un foglio di carta o su un file di Word . . . perché è più facile a dirsi che a farsi . . . quando nel frattempo devi vivere, sopravvivere e pensare al giorno dopo . . .

Vediamo di recuperare qualche cosa:
Lo sviluppo fisico è evidente, il PiccoloLord è alto (è sempre stato più altro della media della sua età), questo è uno dei pregi che gli ha passato suo padre.
È un bambino vivace, ama abbracciare e baciare, ama saltare e arrampicare, ama lavorare col nonno nell’orto o con la mamma tra i fiori (della giungla che chiamano giardino). Gli piace giocare a pallone e andare in bici, correre con le cagnoline di casa e giocare a nascondino (ma mi dice lui dove devo nascondermi) . . .
Gli piace stare con gli amici al parco. Pare che con loro si sia sempre capito anche quando non diceva altro che “no”! Gli piace andare sulla spiaggia, d’inverno, con la sua mamma.

Lo sviluppo intellettuale, non è mai stato messo in discussione (dalla nonna) e anche gli esperti sono d’accordo col dire che è un bimbo sveglio. Anzi c’è persino chi dice (e non sono io) che è anche più sveglio di come dovrebbe essere per la sua età. Per esempio conta i numeri fino a 10 (lo sapete che alla sua età si considera che basta che sappia contare fino a 5?) . . . però, c’è un però, salta il 5, lui si tocca la punta delle dita e dice: “Uo, ue, tè, a’tto, sei, ette, occio, noe, i-ecci!”,  l’altro giorno quando ha detto “sei” l’ho corretto e ho detto: “no, non è il sei, è il cinque, ripeti!” e lui, obbediente: “uo, ue, tè, a’tto, no sei!” e io mi sono messa a ridere così di gusto che si è messo a ridere pure lui.

Una cosa che mi diverte (e diverte tutte le nonne, lo so per esperienza di figlia e nipote) è abbracciare mia figlia e chiamarla “Figlia mia”, lui si arrabbia e protesta: “No, mamma MIA!” . . . è in un’età in cui l’idea che la sua mamma possa avere anche altri legami parentali, oltre che con lui, non lo sfiora nemmeno . . . una volta, non ricordo più cosa ha fatto la FigliaGrande, ho detto: “Che brava la mia ragazza!” e lui, pronto: “Noooo . . . mamma miiiaaaaaa!” 😉
È anche un gran curiosone, il primo a correre alla finestra quando suona il campanello o se i cani abbaiano. A volte io non mi muovo nemmeno e lui, dopo un’attenta osservazione mi riferisce: “gatto!” oppure, sbatte le mani all’altezza delle spalle e vuol dire che era/erano uccelli . . . la quantità viene specificata, oppure dice “tanti” . . .
Se suona il telefono della mamma, chiede subito: “Papa???” (no, non è che il Papa Francesco ci chiami abitualmente, è che gli accenti non li ha ancora scoperti) e il 99 % delle volte, ci azzecca, è il suo papà che vuole parlare con lui.
Una pomeriggio, suona il telefono, parlo mentre lui sta giocando tranquillamente da solo, concentrato sul suo gioco. Come chiudo, senza nemmeno alzare la testa chiede: “Ma’, i eee???”  Io e sua madre ci siamo guardate e ci siamo messe a ridere.

Senso di vuoto . . .

Sto pensando che, da ieri pomeriggio a domani (o forse domenica) sera, mi concedo un po’ di “ferie” per rielaborare e superare con calma lo stress da “perdita di impegni quasi continui e totalizzanti” . . . sembra facile, ma non lo è, dopo più di un anno in cui quasi tutti i miei pensieri giravano intorno alla BisNonna e al modo migliore di farla stare bene e in parte anche ai bisogni e alla salute del BisNonno. 
Da ieri, suo figlio ha portata la BisNonna in un altro Ospedale, più vicino ai suoi affetti familiari, noi la sentiamo giornalmente al telefono e, appena possiamo andremo a trovarla. 
So già che ce la farò a riprendere il ritmo, ci sono già passata con mia Madre e con la Suocera! Ma per ora, mi coccolo un po’! _aaa Senso di vuoto

Dis-appunti romani

Appunti su avventure e disavventure di un week end di trasloco nella Capitale . . .

Roma è una grande città . . . luci accese e traffico che non si ferma neanche di notte (la prossima volta, portare tappi per le orecchie).

Al prossimo trasloco della FigliaPiccola non ascoltare le sue rassicurazione, procurarsi scotch da pacchi, pennarello, borse e scatoloni.

Non contare su: “un sacco di amici mi aiuteranno” . . . quando servono, gli amici,  hanno altri impegni

Stampare e distribuire appunti che parlino di Space Clearing o di Decluttering a tutti e tre i Figli e all’Udmv, iniziare a ripeterli al PiccoloLord come se fossero una poesia, sperando che tutti, finalmente, imparino a comprare lo stretto necessario, eliminare le cose che non si usano da 2 anni e . . . trovare il modo di dare nuova vita a quello che non serve!

Quando la Nadia vi invita a pranzo: “una cosa semplice e rapida, giusto due spaghetti con pomodoro fresco”, limitatevi a quelli . . . perchè, dopo la pasta con sugo di pomodori e olive nere, ci sarà anche il pollo e l’insalata, i formaggi e il prosciutto, il dolce che abbiamo portato noi, acqua, vino, moscato, grappa e caffè . . . e quando ci siamo alzati da tavola è stato difficile ricominciare a fare “il facchino”

Portarsi, oltre la voglia di fare e gli attrezzi usuali; pinza, cacciaviti e martello, ricordarsi anche le lampadine di scorta della macchina della FigliaPiccola . . . per non essere meravigliati quando, ormai con la luce del sole che va scemando, per strada, ci si accorge che le luci di posizione dell’auto davanti (quella della FigliaPiccola appunto) non funzionano!

Il taglio del . . . pero!

C’era una volta un pero . . . ci riforniva di piccole, succose e buone pere durante l’inizio dell’estate . . . veniva potato, veniva arieggiato, ma niente di più, non trattamenti invasivi, si lasciava fare alla natura . . . 

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Quando la natura fa il suo corso senza troppi “aiutini” da parte degli uomini, produce buoni frutti, ma a volte . . . soccombe alle forze della natura stessa!

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Erano un po’ di anni che sul suo tronco correvano allegre le formiche e nei suoi piccoli frutti si trovavano uovo, larve e vermetti, si scartava, se il danno era lieva, oppure, si buttava il frutto che diventava presto il banchetto di uccellini e altri animali . . . 

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Finché, un pomeriggio estivo di pioggia battente, con tutta la chioma a “fare vela”, il vento impetuoso ha piegato il vecchio tronco, rendendolo pericoloso per tutti, ma specialmente per gli animali di casa e per il PiccoloLord che scorazzano insieme per quella giungla che chiamiamo giardino . . . 

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Ed ecco che all’improvviso, in un pomeriggio di sole, con un pubblico attento e partecipe (con PiccoloLord che avrebbe voluto partecipare attivamente col nonno e lo zio). Il vecchio pero è stato abbattuto . . . segato pezzo pezzo da una moderna sega elettrica . . . 

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Tanto ha lavorato, la povera sega elettrica,  che a un certo punto ha chiesto un attimo di pausa . . . come le biciclette più antipatiche, ha fatto “scendere” la catena! 

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Risistemata al suo posto la catena, la sega ha ricominciato a fare il suo lavoro . . . Il risultato? Tanti ciocchi, tra tronco e rami, pronti per essere “asciugati” nei mesi a venire da vento e sole. Per poi essere utilizzati come brace per future “rosticciate”. . . 

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entre per tutti i rametti coperti di foglie, il futuro è incerto . . . all’insegna del principio che nulla si crea e nulla si distrugge, ricicleremo anche l’albero “della nonna”(*) e i rametti si useranno per accendere il fuoco o nella compostiera . . . 

NonnaLa nonna del nonno

(*) Nella memoria dei Figli questo pero era l’albero dove la Nonna sedeva all’ombra nei pomeriggi d’estate quando andavamo a trovarla! 

La ricerca della felicità . . . 2

Come non trovare almeno 5 “cose belle” da infilare nella “Musa’s box” in un periodo come l’estate? Caldo (finalmente). Arrivi e partenze di amici e parenti. Anguria a gogò. Giornate lente a tratti fiacche, che ti permettono di pensare. La possibilità di qualche gitarella, visto che il sole “regge” fino a tardi!

_agosto

Insomma, bando alle ciance e si cominci con l’elenco delle cose che mi hanno allietata in queste ultime settimane:

  1. La seconda parola di due sillabe pronunciata con una vocina affascinante dal PiccoloLord nel giro di una settimana(la prima parola di due sillabe è stata “Hum Boh” cioe: Dumbo). Una parola che la FigliaGrande, e non solo lei, aspettava da 2 anni: “MAMMA”!
  2. Incontrarsi con gli amici (grandi e piccoli) della AnonimoK’s Family . . . un incontro sempre troppo breve, ma intenso, divertente e da rifare, magari in versione invernale, con una bella polenta fumante in tavola.
  3. La copertina (per un bebé che deve nascere) che cresce, lentamente perché essendo di lana la lavoro solo al mattino presto. E non tutti i giorni! (ma prometto che da oggi ci “do dentro” e sarà pronta per quando arriva il bebé)
  4. Gli incontri: con la Cugina Francese (dopo 12 anni che ci si sente solo via Internet). Con l’Amico di Famiglia che mi racconta mio padre da giovane (pregi e difetti). Con Paolo, figlio della “Facente Funzione” di mamma/nonna/bisnonna Angela e con la sua amica Anna e i racconti dei loro giri ciclistici per la provincia.
  5. Una settimana di ferie dell’Uomodellamiavita e del Figlio . . . passate a casa, ma senza l’ossessione degli orari di lavoro. Davvero in relax tutta la famiglia!

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Avevo cominciato a riempire la Musa’s Box con queste 5 perle

“La mia vita con papà” – venerdì del libro

Non sono una di quelle persone precise e “quadrate” di quelle che: “giovedì, gnocchi”, i gnocchi li faccio quando ho tempo e quando ne ho voglia. Mi sono accorta che ero partita con tutte le voglie e idee di riempire una pagina dei libri che leggo . . . (sono affetta da “bulimia libresca”) e invece, da quel dì, non ho più scritto niente, ma di libri ne ho letti tanti . . .

00 Libri

È da un po’ di tempo che su uno dei blog-amici leggo, al venerdì, consigli di lettura . . . utili per ampliare gli orizzonti. 
Seguendo i link, ho trovato le poche chiare indicazioni per partecipare:

Basta postare di venerdì – sul proprio blog o lasciare un commento su HomeMadeMamma – i libri che si vogliono suggerire ai lettori per il weekend. Possono essere uno o più, su qualsiasi argomento e per qualsiasi target.

Anche il modo in cui proporli è a discrezione dei partecipanti: mettere citazioni, raccontare aneddoti, fare semplicemente una lista, inserire foto…(qui trovate il resto)

e ho deciso di provare . . . la cosa più difficile è trovare il libro del “debutto” . . . perché, ogni tanto prendo un libro, decido che mi interessa e lo metto sul letto (*) comodino e poi, mi capita di trovarmi con il comodino così e l’UomoDellaMiaVita che si lamenta . . .

DSCN4089Alcuni li ho letti, altri sono in coda, altri sono lì, in attesa di essere ripresi

Banalmente scelgo l’ultimo che ho letto, preso in Biblioteca . . .

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“La mia vita con papà” di Maria Carla Fruttero, figlia inutile dirlo di Carlo Fruttero, della “ditta” Fruttero & Lucentini.
Sarà che, come tutte le figlie anch’io trovo speciale il mio di papà e leggendo ho trovato questo sentimento nelle parole di una figlia che racconta suo padre. Sarà che di questo scrittore non ho mai letto niente e questo libro mi ha stimolato la curiosità di conoscerlo, Sarà che ultimamente ho letto altri libri scritti da figli “in morte” di genitori, né biografie dei padri, né biografie dei figli, ma la storia quotidiana che si snoda durante la Storia e i sentimenti, la famiglia, le piccole cose, belle e brutte . . . insomma, anche questo uno di quei libri che si leggono volentieri pensando “anch’io ho pensato/fatto/provato questo”.

Per tutte le altri informazioni, potete guardare qui!

Ecco, se va bene, questo è il mio primo contributo al “Venerdì del Libro” di HomeMadeMamma, adesso vado ad avvisarla.

(*) citazione da “Faccio Testo”, il cui blog trovate qua

La ricerca della felicità . . .

Magari proprio “5 cose belle al giorno”, come propone una pagina di Facebook,  non le trovo sempre . . . non tutti i giorni . . . però, magari in una settimana sì.

D’altra parte una delle mie qualità (che a qualcuno invece sembra più un difetto) è proprio quella di trovare la “gioia” anche nei momenti meno belli! 🙂

_ A scrigno-del-tesoro

Così, da quando ho letto il post di Lucyetta che parlava di una Musa’s box . . . ci ho pensato e ripensato . . . mi sono guardata in giro e, finalmente, con la canicola di fine luglio ecco iniziata la mia personale “raccolta delle gioie”. 

  •  Il PiccoloLord che, malgrado un “Rotavirus” l’abbia debilitato, è uscito dall’Ospedale dopo una settimana di degenza bello pimpante e allegro. Anche se ha sviluppato una intolleranza verso siringhe e infermiere “assetate di sangue”,
  •  Il Campo Estivo degli Esploratori/Guide finito domenica. Senza incidenti, problemi, feriti o che so io . . . li ho visti, tutti: capi (tra cui Figlio) e ragazzi stanchi e sudati (qualcuno pure dimagrito), ma allegri, gioiosi. 
  •  La FigliaGrande che “pasticcia” con uova zucchero e farina, meglio della MariaRosa della pubblicità . . . e quando le cose vengon bene e sono buone, si è tutti più felici

_A mariarosabertolinicliccate sulla figura, avrete una sorpresa

  •  La FigliaPiccola che tornerà a casa in ferie . . . dopo anni di nomadismo estivo per lavoro, quest’anno ha un lavoro “a progetto” fino a ottobre, nella Capitale. 
  •  Si avvicina agosto e l’arrivo di un gruppo sparso di parenti e amici . . . le ferie dell’Uomodellamiavita e, la possibilità di fare qualcosa di diverso dal resto dell’anno, anche solo per pochi giorni.
  •  Sono stata dal cardiologo perché a forza di sentire consigli e pareri mi ero davvero spaventata . . . dice che il cuore sta bene (“ciò non toglie che domani lei possa sentirsi male!” Cit), però mi ha consigliato di controllare la tiroide egli ormoni. Prometto che appena mi decido . . . 

Ecco, mi pare di aver raccolto le “gioie” delle ultime settimane . . . vediamo se settimana prossima ne ho altrettante o più . . . o meno! Quante siano, le sapremo apprezzare. Come apprezziamo lo stare insieme, malgrado il caldo! 

_A Gioia

San Pietro . . . tra leggende e tradizioni

Una volta, quando abitavamo ancora nella Città sotto le Orobie, giugno era il mese del mare . . . partivano prima mia madre e mia sorella, qualche volta con me, qualche volta con mio fratello.
Di solito, per chi restava a casa, c’erano gli esami o altri impegni scolastici.


_Bergamo Alta
Comunque, ci godevamo le attenzioni della nonna e il viaggio col papà . . . infatti, li raggiungevamo più tardi, per il “ponte” che si creava con la festa di San Pietro e Paolo. Che, all’epoca, era in rosso sui calendari italiani.

Ho il ricordo di un paio di viaggi lui e io, da soli sulla 500 decapottabile, rossa, si partiva il 28 giugno, tardi, dovevo aspettare che mio padre tornasse dal lavoro. Non ricordo se si mangiava prima di partire, probabile che si mangiasse anche qualche panino in auto (mio padre non è mai stato un maniaco, le cose sporche si possono pulire).

_fiat_500
Quello che ricordo bene è che ogni volta ci trovavamo in mezzo a un temporale, con la notte che arrivava prima, con quella massa di nuvole che ti segue o ti precede chilometro dopo chilometro . . . insomma, immaginatevi una povera Fiordicactus, tra i 9 e i 12 anni (perché non ricordo proprio che anno fosse) in una scatolina di auto, col tetto di “stoffa” e le gocce che cadono forti e fanno un rumore d’inferno, lampi, tuoni e sferzate di vento . . . hai voglia a cantare, a raccontare storie di tempi andati a controllare i nomi dei paesi, man mano che li sorpassavamo, sulla cartina stradale . . . e allora arrivò la spiegazione per quella notte di tregenda.

Ogni anno tra Cielo e Terra, le forze del bene e del male si combattono . . . Angeli e Demoni (ben prima di Dan Brown), litigano fra di loro per la mamma di san Pietro. Il risultato a noi più evidente è quello che viene comunemente chiamato “temporalone” . . .

temporale

Secondo mio padre la faccenda andò (più o meno) così:

San Pietro aveva una mamma (sì lo so, tutti abbiamo una mamma, fatemi finire), una mamma cattiva, antipatica e peccatrice. Così cattiva, antipatica e peccatrice che quando morì fu mandata all’Inferno senza tanti complimenti e nessun riguardo per la parentela con il primo Papa.

Passa un po’ di tempo e al nostro “portinaio” celeste gli prende la voglia di vedere sua mamma, per quanto cattiva, antipatica e peccatrice era pur sempre quella che da piccolo l’aveva coccolata, non tanto, è vero . . . l’aveva allattato, anche se, appena possibile l’aveva svezzato . . . l’aveva . . . be’, l’aveva affidato alla nonna ed era andata a farsi gli affari suoi . . . ma, lui era ormai vecchio, si sa, quando si invecchia si torna bambini . . .

_ s pietro
Pensando alla sua mamma all’Inferno e alla mamma del suo “capo” che era lì: Assunta in Cielo . . . partì e andò da Gesù:  “Sai, avevo pensato . . . sai, mia mamma laggiù all’Inferno, è da un po’ che non la vedo . . . tu, qui, hai la tua mamma e io . . . Dai, tu puoi tutto . . . ” 
E Gesù . . . “Simon Pietro, lo sai perché è stata mandata laggiù, ci sono le regole, non le ho fatte io: i buoni qua, i cattivi là. Lei è sempre stata cattiva, antipatica e peccatrice. E sta giù! Non fare il bambino!” 
San Pietro testardo, insiste: ” Eh, però anche al Ladrone, e quell’altro e quella: l’ adultera, hai perdonato un po’ tutti, proprio la mia mamma no???”
Al che Gesù, si inquieta e gli dice: “Non possiamo mica fare e disfare tutte le regole, se le cose sono così dalla notte dei tempi, ci sarà un perché . . . lasciala lì e facciamola finita.” 
“Eh, però . . . !” disse san Pietro ” . . . tra poco è la mia festa, almeno per la mia festa, potresti farmela vedere, come regalo”
Il buon Gesù, si commosse, in fondo era un figlio anche lui: “Ok! È giusto. Per la tua festa, ogni anno, avrai qua tua mamma! Dobbiamo solo prendere accordi! ” 
Furono presi accordi. In linea di massima tutti i diavoli erano d’accordo (ogni diavolo è buono a mamma sua), ma poi qualcuno cominciò a brontolare che erano favoritismi, nepotismi, amicizie altolocate . . .  che quel Lucifero lì, ha il cuore tenero . . .  che tutti i dannati devono essere uguali . . . e ci fu un po’ di trambusto anche all’Inferno. Ma in Paradiso tutti tranquilli, non arrivarono notizie . . .
Al tramonto del 28 giugno, San Pietro si presenta al portone dell’Inferno col permesso di rilascio temporaneo della mamma . . . la mamma viene accompagnata al portone e subito madre e figlio iniziano a elevarsi al Cielo . . . dal portone sbucano i diavoli dissidenti e, dai cancelli del Paradiso sciamano angeli e arcangeli che erano là di vedetta . . .


angeli e demoni

mentre qualcuno dei diavoli prende la mamma di san Pietro per i piedi per riportarla giù all’Inferno, alcuni degli angeli aiutano il vecchio san Pietro a tirarla per le braccia e portarla in Paradiso, intorno a loro si scatena una rissa che presto si trasforma in una battaglia .  . . finalmente le forze celesti riescono a portare a termine brillantemente la missione, San Pietro si gode la vicinanza della sua mamma per tutto il giorno della sua festa e poi la riaccompagna all’Inferno . . . si rivedranno l’anno dopo. E l’anno dopo tutti di nuovo a litigare . . .

Noi, nel tragitto dalla Città sotto le Orobie al mare della Romagna, eravamo capitati nel bel mezzo di quella rissa fra i diavoli e gli angeli . . .

_temporale

Quando, dopo qualche anno, siamo andati ad abitare fuori città era tutta un’altra vita, potevamo stare all’aria aperta, correre nei campi, arrampicarci sugli alberi e, la notte tra il 28 e il 29 giugno, sotto quegli alberi mettevamo un fiasco . . . per fare in modo, il giorno dopo, di poter vedere la “barca di san Pietro”.

Sapete come si fa???
La sera del 28 giugno, si prende un fiasco (o un altro contenitore di vetro) senza la paglia intorno . . . ci si mette l’acqua e poi ci si butta dentro l’albume di un uovo . . . lo si mette sotto un albero, un cespuglio e si aspetta la mattina per vedere, come d’incanto, tra l’acqua delle forme, come una barca con le vele. . . si dice che da come si presentano le vele si possono trarre auspici per il futuro . . . DSCN3712 Quest’anno l’ho voluto rifare, per riprendere una tradizione antica . . . ma devo aver sbagliato qualche passaggio, e la “nave” è venuta senza vele! Mah, ci riproveremo l’anno prossimo.

Lucyette, ne sa un’altra di leggenda sulla Madre di san Pietro, se volete, cliccate qui

E sono 34

Ecco, mi manca un anno alle nozze di zaffiro . . . ma anche 34 mi sembrano un buon numero . . . e stanotte, come allora, mi sono svegliata con lo stomaco contratto e tanta ansia . . . La chiamano “sindrome da Anniversario” . . .

È da un po’ di tempo che vorrei fare un elenco con almeno un ricordo significativo per ogni “anno” . . . ma, a parte la nascita dei figli e del PiccoloLord, operazioni e qualche viaggio in giro per l’Italia durante le vacanze non riesco a riempire l’elenco . . . non sono mai riuscita a mettere nero su bianco questi avvenimenti, le cose accadute in un anno sono sempre tante e, malgrado da qualche anno abbia questo blog, non sono mai stata molto precisa e attenta a tener segnato in un diario ogni minima cosa . . . così rimangono, confusi come in un vortice, i ricordi di attese al ProntoSoccorso per questo o quel piccolo incidente a uno dei tre figli. I momenti di festa: compleanni, Natale, Pasqua e le varie cerimonie di 1° Comunione e Cresima . . . a parte quel compleanno della FigliaPiccola (penalizzata, quell’anno, dalla concomitanza tra feste di Pasqua e chiusura per le elezioni) a cui partecipò solo G. di tutte le amiche invitate.
Fine settimana dai nonni in campagna, fine settimana in roulotte sulla neve o, d’estate, in giro con altre famiglie di capeggiatori . . . gite con zii (fratelli e cognati) e cugini (nipoti) e tanto mare, stagioni intere di spiaggia!
E alla fine, da tutto questo caos che sono i ricordi spuntano anche quelli che vorresti dimenticare, le paure, le arrabbiature, le discussioni, le notti col patema d’animo . . . e allora penso che sia meglio che i ricordi, belli e brutti, restino dove sono, nella scatola dei ricordi . . . cerchiamo di guardare avanti, verso il futuro . . . tutto ancora da scoprire!

Buon Compleanno

Una volta, in un film del pomeriggio, ho sentito questa filastrocca : 

Di lunedì nascono i belli

di martedì, sono gemelli

al mercoledì, per farsi amare

il giovedì, per lavorare

il venerdì, nascono i guai

il sabato, cattivi non sono mai

ma se di domenica sei nata, sarai brava, bella e fortunata

e mi piace ricordarla oggi, per augurare: 

Buon Compleanno!

alla FigliaGrande . . . brava, bella e fortunata (malgrado quello che pensa lei!)

Quando è nata, sembrava fosse nata una principessa . . . l’nfermiera, (che aveva 2 maschi) era tutta euforica e continuava ad esultare: ” E’ una bambina, è una bambina!”. Fuori, in corridoio, c’erano ad aspettarla, suo padre, una nonna, due zii e la cugina, venuta a vedere con i suoi occhi, se davvero, finalmente, dopo due cugini, era nata la cuginetta!

Io, il giorno prima avevo riordinato, con il marito, uno sgabuzzino, e di notte, sentivo mal di shiena, e mi rigiravo nel letto . . . al mattino, questi dolorini, continuavano e mi infastidivano, avevo anche la pancia dolorante, sì, avevo esagerato, pensavo, dovevo riposare!

Al pomeriggio, c’era la corsa di Formula 1, e il marito, spaparanzato sul divano, se la godeva, tifando Ferrari . . . i miei fastidi, continuavano, e mia madre mi chiedeva: “ma hai i dolori?” e io: “dolori, no, . . . sono fastidi!”
Quando mia madre si è accorta che questi “fastidi” avevano una regolarità di 15 minuti, ha chiamato l’Ospedale . . . le hanno detto di andare subito, è andata in sala e ha detto a mio marito :”Dobbiamo andare all’Ospedale!” Lui, gentile, le ha risposto:”adesso, non posso . . . la Ferrari è davanti!” Passa ancora un po’, arriva il marito e fa:”Possiamo andare, la Ferrari è fuori gara!” (rotto il motore? non ricordo!)

Insomma per farvela breve, alle 21.45 di un 17 maggio, di qualche anno fa, con me che chiedevo al ginecologo: “non si può aspettare domani?” . . . e lui, che serio serio, mi spiegava: “Oggi è domenica, e porta fortuna!” è nata la n° 1, la figlia primogenita . . . quella che, nella miglior tradizione di una volta, porta il nome di sua nonna! (anche se sua nonna, all’inizio, non voleva!)