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Pasqua, tra spiritualità e tutto il resto!

Mai come nelle festività vivo la vita come vorrei . . . come mi piacerebbe che fosse tutti i giorni.
L’allegra confusione delle visite, quella leggera ansia nel preparare cibo e accoglienza al meglio, le chiacchiere in libertà e i ricordi, i momenti seri e quelli allegri, conoscere realtà diverse e uguali (in fondo) alla nostra. La condivisione di pensieri, parole e vita.

Come sempre capita in certi periodi dell’anno c’è stata la parte spirituale. E sentire il sacerdote (nell’Omelia di Pasqua) ripetere, con altre parole, i concetti sentiti da un’amico (molto laico) la sera prima circa il saper guardare avanti, non aver paura del futuro, rinnovarsi e lasciare il passato indietro senza rimpianti è stato sconcertante!

Sono stati 3 giorni che hanno visto l’arrivo di Emily accompagnata da ReMida, le piacevoli conversazione sugli argomenti che ci accomunano: Outlander, figli, famiglia, la vita vissuta con entusiasmo, il lavoro fuori casa (anche se io, per quello, ormai ho tirato i remi in barca) , il piacere di viaggiare . . .
Tre giorni in cui era presente anche la FigliaPiccola, arrivata da Roma, che si fermerà (mirabile dictu) ancora qualche giorno.
Tre giorni che hanno visto la casa invasa da uova di pasqua, coloratissime! Regalate, comprate, da scambiare al PiccoloLord, alla PiccolaLady e alle piccole Masha e Lele. Ma ne è arrivato uno anche per me! Una bellissima sorpresa, un braccialettino col suo ciondolo!

Non vi sto a fare l’elenco di tutto quello che abbiamo preparato in cucina, di quello (molto di più) che abbiamo poi mangiato, vi dirò solo che per qualche giorno non avrò bisogno di fare la spesa.

Non so quale maligno pensiero mi ha portato a comprare 4 pagnotte di pane da 1/2  Kilo, che sono lì che occhieggiano e che la FigliaPiccola ha proposto di far diventare: Gnocchi di pane, torta di pane, panzanella e via riciclando! In questi giorni tutto si è mangiato, tranne che il pane (o almeno, poco poco), c’erano le “ciambelle strozzose” che di “strozzoso” non avevano molto, ma che si combinavano bene col pecorino abruzzese, col salame coi lardelli e col ciauscolo (marchigiano) e persino con la insalata “Olivier” (quella che in Italia è chiamata “insalata russa”) che ci ha portato l’amica Irina, ucraina Doc, preparata con la ricetta di sua madre.
E i dolci? Tra quelli confezionati, tipici di queste feste, le magnifiche paste portate dagli ospiti, quelli preparati dalla FigliaGrande per il suo PicNic con le famiglie della classe del PiccoloLord e quelli portati dall’amica A. Una felicità per gli occhi e le papille gustative (ho sentito chiaramente, in testa, l’invito: “pancia mia fatti capanna)!

Il tempo ci ha fatto preoccupare, ma alla fine si è risolto a darci un cielo “ttrecchi” come dice la Bice Piacentini (poetessa in vernacolo sambenedettese) nella poesia dedicata alla Città sulla Costa, che in questo vecchio post, potete trovare sia in vernacolo che tradotta.

Il sabato sera con Emily e Re Mida. In piacevole conversazione siamo arrivati alle 2 di notte senza nemmeno accorgercene.
Pasqua in gioiosa compagnia, con una parte consistente della famiglia, il NipoteF, momentaneamente “orfano” di mamma e sorella, proprio il giorno di Pasqua, Irina e le sue figlie . . . davvero una bel momento conviviale.
E “ultimo, ma non ultimo”, il pranzo della Pasquetta, sempre con Emily e il suo simpatico Re Mida, a chiudere le grandi “mangiate” delle feste . . . la sera, cena con una minestra con brodo vegetale e passato . . .

E ora? Ora si torna nei ranghi, in attesa di un’altra occasione per sentire le pentole che fan fracasso, per stare insieme a gente simpatica, senza troppi convenevoli, con delle belle chiacchierate, parlando di personaggi immaginari (libri, serie TV, film) o di blogger che si conoscono bene, senza nemmeno averle mai viste, pensando che ci si potrebbe rincontrare e quando.
Vivendo la vita di tutti i giorni come fosse una festa . . . malgrado i problemi che si possono incontrare.

(Ps. più tardi metto qualche foto! Ora, vado a far qualcosa! L’Udmv ha ricominciato a lavorare e ha i suoi orari! La cosa peggiore dei giorni feriali . . . gli orari!)

 

 

La Madre dello Sposo . . . alle prese col dress code

Nota Bene, ricordarsi di leggere con un sorriso come con un sorriso è stato scritto! 

2 mesi e 22 giorni

calendario
ovvero: 82 giorni
ovvero: 11 settimane e 5 giorni

Non è il conto alla rovescia per l’impatto di un asteroide o il conto cervellotico di quanto manca alla fine del mondo in base a calendari svaniti nei secoli . . . è il tempo che scorrerà mentre io scelgo un vestito adeguato al mio ruolo di madre dello sposo e quando finalmente lo sfoggerò i due piccioncini convoleranno a giuste nozze.

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Di questo matrimonio si parla da qualche mese, siamo persino stati al ristorante dove si festeggerà il lieto evento. Abbiamo assaggiato primi e secondi con i consuoceri e la FigliaGrande (come esperta) per dare poi un parere sulla composizione del menù!
Di questo matrimonio ho sempre cercato di far capire che i veri protagonisti sono gli sposi, ma pare che anche la madre dello sposo abbia il suo cameo da recitare (spero non si pretenda da me un’interpretazione da Oscar) e perciò deve essere adeguatamente abbigliata.
Di questo matrimonio mi piacciono molte delle cose che sento raccontare, qualche scelta mi lascia perplessa (probabilmente è colpa dell’età). Ma la cosa che più mi mette in crisi è il dannatissimo benedetto vestito che dovrei portare quel giorno.

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So che ci sono molti film dove si parla del nervosismo di cui da segni il Padre della Sposa (so di padri della sposa a cui venivano propinati calmanti nelle ultime settimane prima del fatidico giorno).
Nessuno ha mai preso in considerazione la marea di pensieri che affollano le notti della Madre dello Sposo . . . il vestito, le scarpe, la borsa e (eventualmente) cappello o acconciatura. Questi pensieri non fanno parte degli elenchi dei fattori scatenanti lo stress per una dimenticanza dei relatori.

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Perché non analizzare lo stress da matrimonio di un/a figlio/a. Ai genitori vengono poste le domande più assurde: “devo invitare anche lo zio Casimiro, quello che si vede solo ai funerali e non ricorda mai di chi sono figlio???” (logicamente no). “Vuoi che inviti anche la tua compagna delle elementari, quella di cui parli sempre . . .” (se mi avessi ascoltato davvero, avresti capito che ne parlo solo per raccontarvi episodi di bullismo). “Tu come ti vesti??? (nooooooooooo . . . non me lo chiedere, non lo so! )

angela ariza

Ho letto blog e siti di “wedding planner”, ho visto foto su foto e mi sono chiesta se questi stilisti si rendono conto che la Madre dello Sposo ha, come minimo, 18/20  anni più di lui e non sempre, per colpa dei peccati di gola e di una passione per i piatti ben conditi, ha misure da Miss Mondo . . . e non mi venite a dire che, da gennaio a dicembre, potevo dimagrire di almeno 15 Kg, più facile a dirsi che a farsi.

Insomma, qualche chilo l’ho perso per strada, ma non sufficienti per entrare in una 44 . . . sto ancora sulle taglie dispari, diciamo che sono una “curvy” abbondante. È un bel problema, spero di risolverlo in tempo per quel dì, mica posso andare in chiesa in jeans, giubbotto e scarpe da ginnastica! Anche se mi piacerebbe . . . in fondo, tanti anni fa, la mia canzone preferita era “come un ragazzo”!

Decluttering selvaggio . . . lo space clearn “ha da veni'”!

Ho scoperto il servizio di ritiro dei “materiali ingombranti”.
Gratuito!
Su appuntamento!
Utilissimo per me che ho un intero piano di casa pieno di cose accumulate in parte da più di 10 anni e in massima parte negli ultimi 3 anni (son certa di questo, perché tre anni fa il Figlio preso da raptus, svuotò quasi tutto).  Non avete idea di quanta “mercanzia” si ammucchi in tre anni, ho persino il sospetto che qualcuno venga di notte (e di nascosto) a lasciarci le sue cianfrusaglie.

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Tre anni fa, mentre era in ferie, il Figlio creò una montagna di roba nel cortile davanti casa e, solo dopo, chiamò la ditta incaricata del ritiro, col risultato che per qualche settimana sembrava che casa nostra fosse una succursale della discarica comunale.
Questa volta l’organizzazione dipende da me! Ho scoperto che niente è cambiato in tre anni, cioè, se tu chiami (perché una domenica di sole ti è venuta la voglia di fare spazio e buttare parte di quelle cose che: “metti lì non si sa mai” e che, ormai, sono lì talmente piene di polvere da non riuscire nemmeno a riconoscerle senza un master in archeologia industriale), quelli del ritiro di materiali ingombranti NON vengono il giorno dopo a ritirare quel mucchio di roba ormai senza né arte né parte, ma dopo almeno 3 settimane . . . obbligandoti a tenere gli occhi aperti su due personaggi alquanto pericolosi:
a) sul PiccoloLord, che non sia mai, decida di darsi alla scalata di suddetto mucchio instabile.
b) sull’Uomodellamiavita, che, non sia mai, decida di imboscare qualcosa che fa parte della suddetta “roba senza né arte né parte”.
per non contare dei cani che si aggirano curiosi . . .

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Dopo che ho chiuso il cancello dietro al primo carico, dove era presente un po’ di tutto . . . giusto il risultato di una domenica di “raptus” liberatorio . . .  ho telefonato per un nuovo appuntamento e ho segnato col pennarello rosso sul calendario il giorno indicatomi: più o meno un mese dopo.

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Nel frattempo, in quel mese, giravo tra il piano sopra e il garage/cantina (dove prima ci ballava un’auto e tre bici, o un’auto e tre motocicli, per capirci), guardandomi intorno e prendendo nota mentalmente di quello che era destinato al “sacrificio” sull’altare dei nuovi “Dei”: Spazio e Ordine . . . prendevo quello che era più leggero e lo sistemavo nella parte di cortile dove (secondo l’autista del camion) era più comodo raccoglierlo col “ragno”, aspettavo il fine settimana quando la FigliaGrande e l’Udmv (qualche volta persino il Figlio) riuscivano ad ammucchiare le cose più grosse e pesanti.
Insomma. in un mesetto, senza grandi sforzi, abbiamo sistemato (quasi) ordinatamente un bel po’ di quelle cose che in tanti anni non erano mai servite e che, dopo discussioni infinite attenta riflessione, sono state considerate inutili e obsolete.

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Nel frattempo, tengo d’occhio, giorno giorno, gli scaffali della “lavanderia”, dove sono stipati i risultati di raccolte a punti di marche famose di pasta, merendine e latte . . . il risultato di “traslochi interni”, dovuti a riordini veloci, tinteggiatura di muri, spostamento di mobili (tenendo presente che in questi lunghi anni ci sono stati impegni di lavoro e di accudimento della Suocera con l’Alzehimer). Quest’anno, mi ha preso così, voglio liberarmi da quelle cose che, se pur nuove, nessuno vuole usare e hanno preso un aspetto di vecchio . . . È “catartico”!
Mi resta solo di trovare una collocazione a cose che persino la Caritas mi ha detto: “le tenga lì, magari ci manda le foto, se ci servono le facciamo sapere”

Adesso non mi resta che  svuotare quelle 4 o 5 scatole dove all’esterno c’è scritto “Cose mamma – non toccare”, in pratica la “ripulitura” annuale dei cassettini “rebelot” (che con la nuova cucina non ho più), e dei dintorni della scrivania dove si ammucchiano carte e cose senza altra destinazione.

Il Figlio e la FigliaPiccola saranno invitati a partecipare al gioco “scegli cosa tenere” una caccia al tesoro, nascosto negli scatoloni che hanno lasciato qua a casa da quando se ne sono andati, chi per studiare/lavorare, chi per formare una nuova famiglia.
La FigliaGrande sta già facendo “decluttering” per conto suo e spesso arriva con un sacco di cose sue e del PiccoloLord da destinare al sacco nero o a quelli per il riciclaggio della carta e della plastica. Altre volte, prende quelle borse capienti e robuste del supermercato e porta giochi che non si usano più alla ludoteca  . . .

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Lo zoccolo duro è l’Uomodellamiavita . . . lui è un irriducibile del “potrebbe servire” o del “mò vediamo!”.

Comunque, per ottobre abbiamo un nuovo appuntamento con gli uomini del trasporto materiali ingombranti, questa volta sarà dura, sono quasi tutte cose di ferro. Ci toccherà convincere l’Udmv dell’inutilità di vecchie reti da letto, di vecchi ferri arruginiti, di pezzi e pezzetti di materiale ferroso che non servono nemmeno a sostenere un ramo di pervinca!

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Senza parlare del progetto della FigliaGrande . . . ve ne parlerò quando l’avremo portato a termine . . . vuole rimettere ordine tra le palline di Natale, i fili luccicanti dell’albero di Natale, le luci intermittenti e persino fra i personaggi del Presepe (ormai tra arrivi, partenze, regali e altro che non so, abbiamo 3 capanne, una persino vuota).

La pazzia da Buon Samaritano

Pazzie da Buon Samaritano!
Cose che capitano a casa di Fiordicactus, in una tranquilla mattina d’estate.

Le ferie appena appena cominciate, tutti in pieno relax . . . Fiordicactus si dedica (con calma) a qualche incombenza “straordinaria”. All’aperto, sulla ghiaia del cortile, è impegnata nella pedicure del NonnoPapà. Il pranzo, la casa, il resto delle faccende possono aspettare, c’è tempo!
All’improvviso, i cani che abbaiano da un po’ e un rumore di auto col motore al minimo di sottofondo le fanno chiedere alla FigliaGrande (che sta beatamente tenendo d’occhio il PiccoloLord sull’altalena) di andare a vedere cosa sta succedendo sulla strada.
Arriva la notizia che due auto, piene zeppe di roba e di bambini, sono ferme sotto il sole e gli adulti sono in cerca di una casa per le vacanze, un appartamento per 10 persone per il quale hanno mandato già tutti i soldi (e che dovrebbe trovarsi nella nostra zona) . . . Truffati e a 600 e rotti kilometri da casa.
Arrivano direttamente dal Nord, dopo un viaggio lungo e faticoso. Adulti, ragazzi e bambini . . . Dico alla FigliaGrande che li inviti a entrare, se hanno bisogno di rinfrescarsi, di qualcosa di fresco da bere, di uno spazio dove i bambini possano sgranchirsi le gambe mentre gli adulti cercano di risolvere la situazione . . .
Quando ci raccontano il loro viaggio, lungo e faticoso, di notte, con una giornata di lavoro sulle spalle. Quando ci raccontano del loro sogno di una vacanza dopo anni di estati in città, con i sacrifici per raccogliere i soldi risparmiati per un’anno. Quando ci parlano di come è andata la faccenda della truffa . . . mi piange il cuore e mi sento di aiutarli.
Oltre ad aver messo sul tavolo bevande e bicchieri (non vogliono molto di più, giusto qualche fetta di pane ai più piccoli), prendo a telefonare a tutti quelli che mi immagino possano aiutarmi, ma è difficile, in pieno agosto, trovare posto a un gruppo così numeroso e quando si trova qualcosa è troppo caro per il loro gruzzolo. Bisogna ricordare che hanno perso sia l’appartamento (inesistente) che i soldi per l’affitto (inviati con bonifico in largo anticipo rispetto alla partenza “Sa, signora, ho altre persone che sono interessate, se mi manda tutto, ferma la casa ed è pià sicura!” così era stato detto, lo sapremo dopo dalla signora stessa).
Da un paio di “esperti” del settore turismo scopro che questo tipo di truffa, nella zona, va avanti da un paio d’anni, miete vittime di tutta Italia. Loro scoprono, tramite Internet, che lo stesso nome e gli stessi dati bancari compaiono su un articolo di giornale che parla di una truffa simile, in quel di Jesi . . . e uno di quei casi in cui non vale il detto: “Mal comune, mezzo gaudio”
Alla fine, malgrado li avessimo invitati a dividere con noi un piatto di pastasciutta, se ne vanno per passare del tempo al mare, fare pranzo e, fiduciosi,  provare a telefonare a degli amici loro, che stanno in vacanza tra Marche e Abruzzo, per vedere se riescono a trovare un alloggio. E poi, devono anche  andare dai Carabinieri per la denuncia di rito.
Li salutiamo, convinti di non vederli più, anche noi speranzosi che possano trovare casa e proseguire la loro meritata vacanza.

Ritornano nel primo pomeriggio, 3 adulti, una delle signore è rimasta al mare con i bambini. Sconfortati e sfiduciati.
Dai Carabinieri, niente di fatto, tornare domattina . . . le telefonate fatte da loro hanno sortito lo stesso risultato delle mie: niente da fare, i posti non si trovano, se c’è qualcosa è fuori dal loro budget.
Il pomeriggio scorre e lo sconforto cresce . . . anche volendo ritornare a casa, una notte di sonno ci vuole! Almeno i bambini possono riposare in auto, ma i grandi??? Si prospetta l’idea di sedersi su un marciapiede per vegliare le auto, parcheggiate, con i figli dentro.

Voi che avreste fatto???

Io ho messo a disposizione un mezzo appartamento (grezzo e con finestre di fortuna), un bagno ai minimi termini, una doccia improvvisata all’aperto (ma con acqua calda e fredda) e tutti i letti che sono riuscita a recuperare, più due brandine da campeggio, il frigor che sta in garage, fornello da campeggio e tutto il nostro affetto. Mi sono sentita di aiutarli, perché non volevo che perdessero la fiducia nella gente.

Anche se era una sistemazione mooolto provvisoria, giusto in attesa di vedere come andava a finire e lo sapevamo sia noi che loro.

Il giorno dopo, denuncia ai Carabinieri. Ragazzi e adulti in spiaggia. Adulti alla ricerca di relax e della casa che quelli dell’Associazione Turismo hanno cercato di trovare in tutto il giorno, senza risultati soddisfacenti per i nostri ospiti. Sono riusciti persino a concedersi una serata in centro, al porto e all’Ufficio del Turismo.

Il terzo giorno, pioggia, nuvole e vento e il giorno dopo, dicono al meteo, si prevede ancora tempo incerto . . . la sera, dopo una giornata passata a telefonare senza risultato, decidono di rientrare a casa loro.
Rifanno le valige, ricaricano tutto in macchina, baci e abbracci (e scambio di numeri telefonici), promessa di ritornare (e far controllare da noi, prima, l’esistenza di eventuali case trovate in Internet) l’estate prossima.

 

 

 

Quando l’amore . . .

 Quando l’amore

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Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.
Come covoni di grano vi raccoglie a sé.

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Vi trebbia per mettervi a nudo.
Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
Vi macina sino a rendervi candidi
Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.
Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.
Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete,però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

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L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.
Quando amate non dovreste dire:
“Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.
L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.
Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:
Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
E sanguinare volentieri e con gioia.
Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
Rincasare la sera con gratitudine,e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

  Gibran

La famiglia

Due persone,  distinte fra loro . . .

Si diventa una coppia
Si “cresce”
Si perdono “pezzi”
Si recupera qualcuno
Si aggiunge qualcun’altro
Chi va, chi viene, chi torna, chi riparte, chi resta

E questa è la famiglia, che affronta il bello e il brutto del vivere insieme, con affetto e ironia

Se sei un “paziente”, armati di molta pazienza

Difficilmente mi sono trovata a criticare la Sanità, intesa come Strutture Ospedaliere, Medici/Professori, Infermieri e Tecnici, Operatori SocioSanitari e persino le persone che sono lì a pulire. Di solito becco sempre gente gentile, efficiente e comprensiva. Ma, a volte capitano odissee da dover raccontare, evidenziano poca organizzazione o poca comunicazione. 
Forse, da parte dell’Organizzazione Sanitaria degli Ospedali, non si tiene presente che non tutti abitano nei paraggi dell’Ospedale stesso . . .  come ho avuto modo di scoprire l’anno scorso nello stesso Ospedale dove si svolge questa nuova avventura. (*)

Qualche giorno fa, NonnoPapà, Sorella ed io siamo stati all’Ospedale della Grande Città, avevamo appuntamento per “l’ago aspirato” alle 13.00 . . . Per non farci trovare impreparati siamo arrivati all’ambulatorio di Endoscopia Toracica un po’ prima (12.40, secondo mia sorella anche troppo prima). Io sono rimasta “di guardia” davanti alla porta dell’ambulatorio per intercettare un’infermiera a cui chiedere come dovevamo fare, a chi dare le impegnative e la prassi burocratica.
Sorella e il NonnoPapà sono stati seduti a chiacchierare in sala d’aspetto (anche perché il NonnoPapà, ultimamente, dopo 10 passi non ha tanto fiato)
Finalmente consegno le impegnative, l’infermiera mi dice di aspettare, mi siedo anch’io e inizio a lavorare a maglia (una cosa che faccio da qualche mese quando sono in Ospedale o alle Terapie del nipotino o in Poste/Banca o dal Dottore, insomma quando c’è da aspettare o fare una fila).

Alle 14.00 circa, riappare l’infermiera,chiama due nomi e dice: seguitemi . . . si è formata una piccola processione di 2 “pazienti” e 4 “assistenti”. Seguendola abbiamo attraversato in diagonale tutto il piano terra dell’Ospedale e siamo approdati in Radiologia, davanti alla stanza della TAC.
Il primo ad entrare è stato il NonnoPapà e dopo mezz’ora  era tutto finito, l’infermiera ci ha dato le informazioni per avere la risposta della biopsia, poi una Oss ci ha accompagnato al Reparto dove ci ha parcheggiato in “medicheria” e dove ci hanno detto che saremmo rimasti “per un’oretta  sotto controllo”, nel frattempo sono arrivati gli altri due pazienti, di cui uno, in effetti, dopo un po’ si è sentito male e l’hanno portato di corsa da un’altra parte e poi, l’hanno ricoverato . . .
Passate le 17.00 (finalmente) arriva il medico, un controllo all’ossigeno nel sangue (con quella pinzetta al dito), una auscultata al petto, il tempo di scrivere i dati anagrafici, tre righe per dire che tipo di esame è stato eseguito e stampare 2 fogli, rispondere a 5 telefonate . . . e ci saluta!
Pian piano abbiamo raggiunto l’auto dove avevo lasciato uno spuntino (ma davvero “ino ino”) e dei succhi di frutta, ci siamo rifocillati durante il breve viaggio.
Alle 18 e un quarto, circa, eravamo a casa . . . stanchi morti.
Ma, io mi chiedo, qualcuno non poteva spiegarciprima come si svolgeva tutto questo ambaradam . . . ci si organizzava!
Oggi, visto che il NonnoPapà ha la tosse catarrosa da un paio di settimane o poco più, siamo stati dal Medico di casa. Nel parlare e nel chiedere nuove ricette per medicine che prende da anni e dovrà prendere per anni (mi chiedo perché non esistono ricette che valgano almeno qualche mese), il dottore gli ha rivisto la serie di medicine che sta prendendo, ne ha tolte alcune, ne ha sospese altre (in attesa di vedere se bisogna riprenderle o se può farne a meno e di una (il fluidificante che ha sospeso in vista dell’intervento di ieri e che fino a lunedì dovrà lasciare sospese) gli ha ricordato che deve prenderne due al giorno e non una, come risulta dalla lista che ha sempre nel portafoglio.

(*) L’anno scorso, la “Facente Funzione di Nonna”, fu portata allo stesso Ospedale con l’ambulanza, quando sono riuscita a entrare nella camera mi ha chiesto:”Dove siamo? All’estero?” . . . io, allibita mi sento dire, da un’altra ricoverata: “L’infermiera le ha chiesto questo e quello, ma le ha parlato in dialetto!” . . . chiedo lumi all’infermiera appena ce l’ho sottomano, mi risponde che “essendo una vecchietta pensavo si trovasse meglio a parlare in dialetto!”. Peccato che il dialetto (se mai lo ha parlato) della “Facente Funzione di Nonna” è il milanese.