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1° Domenica d’Avvento – 2015

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

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IN PREGHIERA CON IL SALMO 24 / 25

O Dio, buono e retto, che indichi ai peccatori la via della giustizia, insegnaci i tuoi precetti, perché conoscendo i tuoi sentieri di verità e di amore, possiamo con più fedeltà vivere secondo giustizia, custodire la tua alleanza e conseguire la salvezza.

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Gli auguri di Natale

auguri_buon_natale

!!!

Ed ora

Auguri a tutti 

agli amici che passano

a quelli che hanno perso la strada . . .

a coloro che mi pensano con un sorriso

a quelli che arrivano per caso

Auguri a tutti

Buon Natale 

00000La speranza

Si ringrazia Lucyette, per l’idea di un “Calendario dell’Avvento” virtuale. 🙂
Si ringrazia il laboratorio Demetz-Patrick, che, senza saperlo, ha fornito le foto di tutte le statuette del presepio. 
Si ringrazia Google per tutte le altre foto che abbelliscono  i post del Calendario dell’Avvento. ( a parte quelle di famiglia)

Avvento 2012 – 4° Domenica

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,  ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.  Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!  Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?  Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.  Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

(dal vangelo di Luca 1,39 – 45)

Avvento 4° candela

Quando guardo alle letture dell’Avvento, mi accorgo che in questi testi è un continuo gridare. Si comincia con Giovanni Battista, che incontriamo a spolmonarsi nel deserto e si continua la domenica successiva con Sofonia che invita Israele a gridare di gioia (Sof 3,14). Oggi è il turno di Elisabetta, una signora perbene, che all’arrivo di Maria esclama a gran voce (o, come dice il greco, “con un grande grido”) la sua benedizione. Sembra che tutti abbiano una gran voglia di gridare… Mi viene in mente il modo di esultare di molti atleti, che dopo il traguardo o una marcatura si lasciano andare ad un grido liberatorio. E così pare essere per questi testimoni della storia sacra. Come gli sportivi danno sfogo alla tensione accumulata in precedenza, anche questi personaggi sembrano togliersi di dosso un peso ingombrante, la fatica dell’attesa, lo scherno dei pagani, l’incomprensione dei familiari. Il dialogo tra Maria ed Elisabetta non è il cicaleccio tipico dei pettegolezzi, quando si abbassa apposta la voce per non farsi sentire. Ciò che si comunicano riguarda, certo, loro due, ma si espande molto più in là, diventa pubblica testimonianza a quel Dio che è fedele alle sue promesse. La voce di Elisabetta erompe per imitare il sussulto danzante del figlio nel suo grembo, ché ognuno si esprime coi mezzi che ha. Viene in mente il passo del profeta Isaia: “Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza” (Is 33,13).
Il messaggio di salvezza è per tutti, ma occorre gridarlo perché anche quelli più distanti possano sentirlo e perché chi è vicino si lasci scuotere da questo vento di novità.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Giochi per stare insieme

In un passato non troppo lontano, quando la famiglia era ancora giovane e ci si riuniva tutti insieme a casa di mia Suocera, era abitudine, durante i giorni di festa, tra il caffè e la fine del riordino della cucina da parte di noi donne, che la nonna, per tenere buoni i bambini, ricorresse ai tradizionali giochi di Natale. Erano momenti di gioia per tutti quanti, in particolare per i bambini.
Se poi era la sera dell’ultimo dell’anno, quando si doveva  rimanere svegli fino a tardi era un bel modo di far passare il tempo. Si trattava di giochi semplici si scommettevano poche monetine (che fin da novembre venivano messe da parte per questo scopo), Si giocava soprattutto a tombola, che, non so per quale ragione storica, insieme al 7 e mezzo e al gioco della 
“Bestia” fanno parte dei giochi d’azzardo permessi (e, per quello che riguarda la “Bestia”, molto giocato ma dai soli adulti) nel periodo dell’Avvento, fino alla Befana.

La tombola è considerata un simbolo del Natale, anche se ha una derivazione pagana, durante i Saturnali, si permetteva il gioco d’azzardo che invece era proibito durante tutto l’anno.  Si sa come si gioca, c’è il cartellone e le cartelle, chi “tira” i numeri dal sacchetto e chi li segna sulle cartelle, coi bottoni, coi fagioli o altro, da mia Suocera, con le fave secche . . .  io mi ricordavo le tombole dei miei verdi anni, con dei regali “mangerecci”: caramelle, torroncini, soldini di cioccolato, invece, in casa della Suocera, soldini anche per i bambini. Da piccola ricordo che mi divertivo un sacco, da grande, mi prende un sooooooonno . . .

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7 e mezzo, invece è un gioco di carte che non capisco . . . sì, lo so che le figure valgono mezzo punto e che non bisogna superare il 7 e mezzo, ma come giocarci con le monete??? Quelle che erano più brave e che vincevano più spesso, la Suocera e la FigliaPiccola . . . Anche se questo gioco è nazionale, dalle parti dove sono nata, quando si fa 7 e mezzo con due sole carte si dice che è “d’amblè”, in altre parti, si dice “legittimo” . . . A questo proposito, ricordo che quando ero incinta del Figlio, un giorno andai dal Dentista, col mio pancione. Lui mi guarda e mi chiede di “quanti mesi” fossi. Io rispondo: ” Sette e mezzo!” e lui: “Legittimo???” Dopo un momento di shoc rispondo: “. . . Certo! Io e mio marito siamo sposati!” .  Il Dentista: “Scusi, scusi . . . non intendevo quello . . . sa quando si gioca a 7 e mezzo . . . !” La colpa è mia, non amo i giochi di carte!

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Altro passatempo festivo assai popolare in questo periodo è ed era  il “Gioco dell’oca”, tra i più semplici giochi da tavolo dedicati ai bambini. La versione moderna del gioco (con il percorso a spirale e le decorazioni tipiche) risale alla seconda metà del XVI secolo (ma questo l’ho scoperto in questi giorni, facendo le mie “ricerche!).
Lo so, non dovrei dirlo, ma tra i tanti giochi tradizionali, questo è quello che preferisco, un tabellone, due dadi, e le oche colorate . . . poche regole che se le vuoi seguire sono scritte sul tabellone e non c’è bisogno di ricordarle, le principali sono che dove c’è l’oca si raddoppia il risultato dei dadi, se arrivi sul “pozzo”, in “prigione” o sul “ponte”, stai fermo un giro e ci si diverte anche da grandi! Ce ne ho una davvero bella, quasi nuova e un’altra che riporta i monumenti di Bergamo.

Poi, in una scatoletta, dove ho i miei “tesssori”, riposano, in attesa di essere usati, un mazzo di bastoncini dello “Shangai”, un “gioco del 15” e una scatoletta di “pulci” . . . mi sa che questo Natale propongo questi, altro che videogiochi o giochi con Cd . . . 

                                                                                                                   

Calendario dell’Avvento 2012 ><

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Pastore

Paese che vai . . . usanza che trovi

La notte di Natale è da sempre considerata “magica” anche a causa dei vari riti che vi si compiono, memoria di tempi antichi.

Nelle campagne del Veneto, dell’Istria e dell’Alto Adige i contadini, per sapere come sarà il prossimo raccolto, mettono in una padella arroventata 12 grani di frumento, uno per ciascun mese dell’anno . . . quelli che si apriranno, per il gran calore, indicheranno abbondanza, se  carbonizzeranno annunceranno carestia. (come distinguere un mese dall’altro, non l’ho capito)

000 Grano

 Le notti natalizie nelle campagne di Molise e Abruzzo sono rischiarate da innumerevoli lumini posti sui davanzali per cancellare le tenebre e rendere più agevole la strada ai pastori diretti al Presepe . . .  se la mattina i lumini si mostreranno poco consumati, sarà buon auspicio. (se qualcuno ci soffia sopra di nascosto, non vale)

 In Emilia Romagna invece si credeva che tutti gli avanzi della cena della vigilia avessero effetti medicamentosi: burro e olio per curare tagli e bruciature, cera delle candele contro le contusioni, vino per cicatrizzare le piaghe sulla schiena di animali e umani e, versato nella vigna, un’ottima vendemmia l’anno dopo . . . le briciole di pane date ai pulcini per farli crescere vigorosi e mai preda di volpi e rapaci. (per i ladri di polli, un buon antifurto e un fucile caricato a sale, come quello di Peppone)

                                                                                                                                           

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Mamma coi suoi bambini

Il ceppo di Natale

Un’antichissima tradizione nordica voleva che nel giorno del Solstizio d’Inverno si bruciasse un grosso tronco di legno di quercia, per illuminare la notte più lunga dell’anno. Una parte del legno veniva riposta con cura, per essere usata l’anno seguente nell’accendere il nuovo ciocco.

Largamente diffusa in tutta l’Europa, questa usanza fu particolarmente seguita in Inghilterra, in Francia, in Germania e tra gli Slavi meridionali. In alcuni villaggi tedeschi si usava togliere il ceppo dal fuoco appena un poco carbonizzato, e si conservava per rimetterlo sul fuoco quando sopravveniva un temporale con molti tuoni, perché si credeva che il fulmine non potesse colpire una casa in cui bruciava il ceppo.

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In Provenza il nuovo ceppo veniva messo sul fuoco alla vigilia di Natale, e bruciato per poco tempo ogni giorno, per durare fino all’Epifania, perché potesse proteggere la casa dagli incendi e dai fulmini per tutto l’anno. 

Anche in Italia, in Val di Chiana, in provincia di Arezzo, la sera della vigilia ogni famiglia si riuniva mettendo nel camino il ciocco e recitava, nel frattempo, una magica filastrocca:

Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane:
ogni grazia di Dio entri in questa casa.
Le donne facciano figlioli, le caprette, i capretti,
le pecore, gli agnelli; abbondi il grano e la farina,
e si riempia la conca di vino
.

Poi si bendavano i bambini, che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo, recitando una canzoncina detta “Ave Maria del Ceppo”, che aveva la virtù di far piovere su di loro regalini e dolci.

Forse ci possiamo accontentare di un “ceppo” dolce . . . qui la ricetta di quello della foto.


                                                                                                                                                       

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900feuGruppo di pastori al fuoco

Si dice che . . .

Si dice  che . . . chi nasce la notte di Natale abbia il potere di tener lontane le disgrazie dalla sua famiglia e da quella dei suoi amici.

Si dice che . . . chi nasce la notte di Natale, in Lunigiana,  sarà destinato a diventare un Lupo Mannaro, punito per l’arroganza di esser nato in questa notte, che è la notte in cui nasce Gesù.

Si dice che, i fiori seminati il giorno di Natale, in Piemonte, avranno degli splendidi colori.

garofani screziati

Si dice che, a Napoli, che l’aceto usato per condire “l’insalata di rinforzo” della Vigilia, versato sui garofani li renderà pieni di screziature colorate.

In Liguria, si dice che le foglie di alloro raccolte il 25 non seccheranno per mesi…

Si dice che, nel Medioevo si pensasse che folletti, streghe e spiriti maligni vaghino per l’aria. Dato che a Natale Cristo scende in Terra, tutti gli esseri malefici perdono i loro poteri. Quindi, si dice che, chi muore nella notte di Natale va dritto in Paradiso.

                                                                                                                                                          

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Tromba_Ulrich
Suonatore di tromba

Gli animali parlanti

stalla

La notte della Vigilia è considerata, in tutte le campagne, una notte magica. 

I contadini, infatti, affermano che in questa notte gli animali parlano. 
Si tramandano anche i dialoghi che si scambiano i buoi nella stalla:
”Biancone!” “Nerone!”
“Ti ha dato ricca cena il tuo padrone?”
“No, non me l’ha data!“ “Tiragli una cornata!”.
Per questo motivo si dice che la notte della vigilia i contadini governino molto bene i loro animali, dando loro razioni abbondantissime di cibo, per evitare che nella notte essi parlino male di loro.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

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Portatrice d’acqua 

Santa Lucia & PiccoloLord

Le cose sono andate così: dai NonniBisnonni ci si può andare solo il pomeriggio dopo le 17.  Il giorno di Santa Lucia il PiccoloLord, al pomeriggio, era dal suo papà . . . Pensa che ti ripensa e la soluzione è stata trovata.

Venerdì pomeriggio, PiccoloLord con la ziaFigliaPiccola, la sua mamma e la nonna,  è andato a casa dei NonniBisnonni  portando una cesta di fieno (recuperato dalla Vicinavicina che ha i conigli) per l’asinello e aiutando ad apparecchiare la tavola per l’arrivo della Santa Lucia. Molto convenientemente, la Santa Lucia è arrivata sabato pomeriggio.

DSCN1927© Fiordicactus & family

La mamma del PiccoloLord (FigliaGrande), aveva iniziato a raccontagliela qualche giorno prima: “c’è questa SantaLucia, abita a Siracusa, ma se ne va in giro di notte, porta i regali ai bambini che fanno i bravi . . . fai il bravo tu???”
“Poi, questa SantaLucia passa dal NonnoBisnonno che è un suo grande amico e vede se c’è rimasto qualcosa nel sacco, te lo lascia, se fai il bravo . . . fai il bravo tu???”
“Dobbiamo andare a preparare la cena per SantaLucia, che viaggia tanto e deve riposare e mangiare e dobbiamo andare a cercare il fieno dalla “zia” Vicinavicina per l’asinello della SantaLucia, ti ricordi chi è SantaLucia? Ti ricordi che porta i regali ai bambini che fanno i bravi? . . . Fai il bravo tu???”
E lui, sempre, a fare andare la testa (come l’asinello) per dire: “Sì, io so tutto su SantaLucia, ricordo tutto quello che mi hai detto e sono il più bravo fra i bambini che ci sono in questa casa!”

È arrivata prima la ziaFigliaPiccola che la SantaLucia e così, quel pomeriggio, con la mamma, e la zia, il PiccoloLord è andato dalla Vicinavicina che, dopo le dovute spiegazioni e le consuete meraviglie, gli ha riempito un sacchetto della spesa di fieno che usa per i suoi conigli. 
A casa abbiamo recuperato una cesta e l’abbiamo riempita con questo fieno e siamo uscite tutte noi e lui, salutati i 3 cani, alla volta della casa del NonnoBisnonno. Quest’ultimo aveva già preparato “l’angolino” adatto e si è fatto aiutare dal bis-nipote a sistemare le ultime cose, piatto, posate, tovagliolo e la cesta col fieno . . .  noi tre e la NonnaBisnonna siamo rimaste in sala per dividerci un tea, una fetta di panettone, due chiacchiere e frequenti visite nell’altra stanza su richiesta del PiccoloLord . . . abbiamo fatto i complimenti, abbiamo sciorinato tutte le esclamazioni del repertorio e poi, con la promessa di tornare l’indomani, siamo andati via, di nuovo a casa nostra.
La fregatura, col PiccoloLord è che non parla, così non ci ha rintronato con domande su come, quando e perché, SantaLucia, visto che c’era non arrivava a casa nostra o cose simili, ha fatto cena, ha guardata una ennesima volta il film “Cars” e si è addormentato, al giorno dopo non ci ha assillato con domande del tipo “dove è sparita la ziaFigliaPiccola?” che aveva preso l’autobus di prima mattina per rientrare nella Capitale oppure: “quando andiamo dal NonnoBisnonno?”  . . . niente, come al solito fino ad una certa ora del pomeriggio quando è stato ben bene intabarrato e, accompagnato dalla mamma, dalla nonna e dal nonno, è arrivato a casa dei NonniBisnonni.
Già nell’ascensore si è meravigliato che ci fossero, per terra, delle grandi monete d’oro e d’argento . . . altre sul pianerottolo, le ha raccolte tutte e se le è ficcate in tasca . . . poi, con il sottofondo di musiche natalizie, in quell’angolino, nella camera al buio, si vedeva il chiarore (ballerino) di alcune candele . . . si è avvicinato, per mano al NonnoBisnonno, e ha scoperto che la SantaLucia era davvero passata, aveva fatto la cena, bevuto e lasciato dei regali per lui . . . poi, il NonnoBisnonno gli ha fatto notare che anche l’asinello si era servito e aveva scorpacciato quasi tutto il fieno.

Purtroppo, il nonno (il sant’Udmv) ha fatto solo il filmino, niente foto di quella faccettina sorridente, con gli occhi sgranati di un bambino che, una volta passata la sorpresa, si è interessato molto di più a mangiare caramelle e soldini di cioccolato e a soffiare sulle candele . . .  che a guardare il libro “pop up”  che parla della nascita del Bambin Gesù, a cercare un foglio dove provare i colori a cera e a uno dei suo “disegni” messo in una cornice. Ma ve la potete immaginare, ricordatevi o guardate i bambini che avete intorno quando trovano i regali di BabboNatale, di SantaLucia o della Befana.

E anche per quest’anno la tradizione è stata rispettata . . . chissà, l’anno prossimo magari vi racconto di cosa ha detto . . . 

Avvento 2012 – 3° Domenica

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

AVvento 3° candela

Giovanni non dice a nessuno di cambiare mestiere: si può entrare nel Regno di Dio persino facendo lo sgherro di Erode! Ma c’è modo e modo. Infatti alla gente che domanda “cosa dobbiamo fare?” risponde di fatto come devono fare ciò che già fanno. 

E qui cadono gli alibi che noi siamo bravi a tirare fuori: non ho tempo, non son capace, devo pensare prima alla mia famiglia, ecc. La vocazione del credente non è diventare un santo, ma santificarsi, che è una cosa ben diversa. Per essere un nuovo Francesco Saverio dovrei lasciare tutto e partire per l’Oriente, ma per essere un figlio del Regno non è affatto necessario. E se pensassi di cavarmela rinunciando ai miei beni senza convertire la durezza del mio cuore, sarei un illuso (cfr. 1Cor 13,3). 
Giovanni Battista è un uomo dai modi spicci e terribilmente pratico, proprio come l’autore di uno degli scritti più trascurati del Nuovo Testamento, la lettera  di Giacomo. Qui si trova una regoletta d’oro per mettere a tacere la nostra verbosa presunzione di essere veri discepoli solo perché diciamo di credere: “Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc 2,18). 
Pronti per l’esame?

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Presepe . . .

Avete preparato il Presepe (o Presepio, in alcune parti d’Italia)???
Io l’avevo preparato, anni fa, virtuale, se lo volete . . .
Cliccate qua  per gli sfondi . . . 
E per i vari personaggi, cliccate qua . . . 
Se volete mettere il castello, l’oasi, le casette . . . eccole qui!
E poi, le bellissime foto dei pastori veri, quelli che ancora fanno e vivono di pascolo vagante: eccoli! 
E infine . . . capanna o grotta? Vedete qua e scegliete! 

                                                                                                                                                                                  

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12 palle di natale

“Non è il Natale l’unica occasione in cui ci si ubriaca per amore dei bambini?” (William John Cameron)

Tante Airie – Zia Airie . . . come Santa Lucia, ma in Francia

Tante Airie “Deve il nome a quello della buona contessa Henriette (o Ariet) di Montbeliard, che in quella zona era passata alla Storia per la sua generosità, sul finir del Medio Evo.
Oppure – non c’è accordo fra gli storici – il suo nome è un adattamento del latino “aeria”, “divinità dell’aria”.
Fatto sta che Tante Airie, incurante del dibattito onomastico che la circonda, continua ogni anno a portare regali ai bimbi buoni, in quelle zone della Francia dalle parti di Besançon.

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Occielo: ormai, la globalizzazione ha fatto quello che doveva, e la multinazionale “Babbo Natale & co” si è imposta anche in quelle zone, cancellando rapidamente la leggenda di Tante Airie. Però, studi storici dimostrano che il molte aree della Francia, fino al pieno dopoguerra, la figura di Tante Airie la faceva ancora da padrone: nel 1945, molti bambini francesi non avevano idea di chi fosse Babbo Natale, e ricevevano i regali dalla buona vecchietta a cavallo del suo asinello bianco.

Un po’ fata, un po’ Befana, un po’ dea buona dell’Inverno, Tante Airie ricopriva lo stesso ruolo che in altre regioni ha Santa Lucia. A bordo del suo asinello bianco, vagava nei paesi alla ricerca di bambini buoni: e a costoro, in una notte imprecisata del periodo natalizio (“imprecisata” nel senso che poteva variare da zona a zona) lasciava un piccolo regalo. Un pensierino, spesso qualche dolcetto – un regalo umile, insomma. Da vecchierella. “
(Se volete saper tutto, ma proprio tutto su questa Tante, Zia, in francese.  Continuate la lettura cliccando qua, ne vale la pena!)

(NON è farina del mio sacco, ricerche e post sono di Lucyette . . . ma, essendo un bel post, con notizie inedite, ho pensato che, ieri Santa Lucia e oggi Tante Airie, ci stava bene nel mio “calendario dell’Avvento)

                                                                                                                                                                      

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“A Natale tutte le strade conducono a casa” (Marjorie Holmes) 

Santa Lucia

Stamattina molti bambini, in alcune parti d’Italia, si sveglieranno presto (se leggete qui, scoprirete che è così da anni). Correranno a vedere cosa ha portato loro la Santa Lucia, una dei “portatore di doni” che in questo periodo sono molto impegnai a fare la gioia di tutti i bambini (e di qualche adulto).

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Anche nella città dove sono nata, arriva Santa Lucia, col suo asinello e le gerle piene di regali (qui, per i miei ricordi di bambina), quando ci siamo trasferiti nella Città sulla Costa, mio fratello, l’ultimo, era ancora bambino e così, Santa Lucia ha imparato la strada per arrivare anche quaggiù, . . . poi sono arrivati i miei figli e con l’aiuto del giovane zio, abbiamo ricreato, presso la casa dei nonni, la magia dell’arrivo della Santa e dei doni . . . così con i figli dei miei fratelli e poi, quando anche l’ultimo ha raggiunto l’età “critica” (ormai è in prima media) è arrivata l’ora del PiccoloLord.
L’anno scorso ha portato dei regali, per il PiccoloLord, a casa mia . . . ma quest’anno, visto che il BisNonno,  è rimasto qua per le Feste, ecco che la Santa Lucia (grande amica del BisNonno) arriverà a casa sua . . . già la FigliaGrande sta raccontando le leggende che riguardano questa Santa. Già sul frigor è attaccata una letterina, scritta dalla sua mamma, dove il PiccoloLord ha aggiunto una linea chiusa, di forma imprecisata, di colore arancione, come firma!  

Poi vi racconterò com’è andata! 

                                                                                                             

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“L’Albero di Natale perfetto? Tutti gli alberi di Natale sono perfetti!” (Charles Barnard)

Curiosità sul periodo natalizio

Da notizie trovate qua e là su Internet . . . Fiordicactus declina ogni responsabilità, se sarete presi da attacchi di risate, non è colpa mia


Perchè si addobba l’albero di Natale?

Dicono che nell’antico Egitto, durante il culto del sole, si addobbasse una piramide (mi sarebbe piaciuto vedere una piramide con festoni, lucine e palle colorate). Tradizione poi ripresa anche da altri popoli, tra i quali anche quelli del nord dell’Europa (forse i “Celti”??? Boh!), che ovviamente non avendo sottomano una bella piramide, cercarono qualcosa che le somigliasse e scelsero di addobbare un’abete. Le luci sull’albero (una volta erano candeline accese), come nel culto del sole, rappresentano la luce della vita. (notizie sul perché delle palle e dei festoni . . . non pervenute )

Perché si fanno le vacanze di Natale e i regali?

Nella seconda metà del mese di dicembre nell’antica Roma vi erano i “saturnali!, ossia le feste in onore di Saturno, che celebravano la fine dei giorni piu’ bui in onore dell’allungamento delle giornate. Tra le caratteristiche di queste feste si cessavano le attività pubbliche per qualche giorno (le famose vacanze dei Saturnali)  Alla fine dei saturnali i cittadini si scambiavano miele, fichi e ramoscelli sacri, in onore di un’antica tradizione portata avanti da Romolo, il fondatore di Roma. L’usanza dello scambio dei regali è rimasta, fino ai giorni nostri,  favorita dal clima natalizio. (e rinforzata dal marketing pubblicitario)

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Perché ci regalano la “stella di Natale”?

Sicuramente sapete che la Stella di Natale,  la piantina più famosa delle feste, è velenosa. Infatti, il succo bianco che esce dai rami rotti è tossico sia per gli umani che per gli animali. Ma  quanti di voi sanno che il suo viaggio per arrivare nelle nostre piazze e nelle nostre case parte da molto lontano. La Stella di Natale, o Euphorbia pulcherrima, arriva dal Messico, mi dicono che là arrivi anche a due o tre metri di altezza. La sua storia comincia migliaia di anni fa. Gli Aztechi, infatti, ritenevano che le sue foglie rosso scarlatto fossero in realtà macchiate dal sangue di una dea che soffriva per amore. (Cosa c’entri questa dea e il suo sangue col Natale, mi sfugge! . . . ma sarà un mio limite!) 

Volevo mettere anche una foto di una piramide addobbata, ma non l’ho trovata . . . così come non ho trovato foto di Romolo con i regali dei saturnali . . . dovete accontentarvi della stella di Natale! 

                                                                                                                                                                                        

Calendario dell’Avvento 2012 ><

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O per favore, c’è solo un tipo grasso che ci porta i regali, e il suo nome è Babbo Natale” (Bart Simpson)  

Pensiamo ai dolci . . .

E se quest’anno seguissimo la tradizione nordica e ci preparassimo dei biscotti da appendere all’albero invece dei soliti addobbi o insieme . . . prevedo che se appendiamo solo dolci, arriviamo a Natale con l’albero spoglio!
Comunque, se qualcuno volesse provarci . . . qualcuno come la FigliaGrande, che è in vena di “pazzie” dolciarie (e il mio giro vita, ma non solo il mio, ne sta risentendo) o qualcuno come la sua amica M.

Avvento biscotti-natale

Ingredienti: 350 gr di farina | 100 gr di zucchero | 100 gr di burro | 100 gr di miele | 1 uovo | 1 cucchino di bicarbonato | 1 cucchiaino di cannella | 1/2 cucchiaino di zenzero | 1 pizzico di sale

Per la glassa: 150 gr di zucchero a velo | 1/2 albume | 1 cucchiaino di succo di limone | colorante alimentare q.b.

Preparazione
Mescolate tutti gli ingredienti e impastate bene. Formate una palla con l’impasto, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Stendete l’impasto e formate biscotti utilizzando stampini diversi. Formate anche un piccolo foro che servirà per far passare il nastrino.

Infornate in forno già caldo e fare cuocere a 180° per 10/15 minuti (a seconda del forno).

Preparate quindi la glassa mescolando l’albume, lo zucchero a velo, il limone ed il colorante. La glassa dovrà essere abbastanza densa (altrimenti potete aggiungere altro zucchero a velo). Decorate i biscotti una volta raffreddati utilizzando una sacca da pasticcere dal beccuccio stretto.

Quando la glassa si sarà solidificata, fate passare un nastrino nel foro di ciascun biscotto e appendete al vostro albero.

                                                                                                                
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Christmas wreath

“Fino a quando non renderemo il Natale un’occasione per condividere i nostri buoni sentimenti, tutta la neve dell’Alaska non basterà ad imbiancarlo” (Bing Crosby)

Regali di Natale

Non ho ancora pensato ai regali, come ogni anno penso di organizzarmi in tempo e poi arrivo alla fine che non ho fatto un bel niente, giro per il web cercando un’idea, un consiglio e scopro che la Statua della Libertà è stato il più grande regalo di Natale al mondo . . .  225 tonnellate di peso regalata agli americani dalla Francia nel 1886. Lo sapevate che fu progettata dai francesi Frédéric-Auguste Bartholdi e Gustave Eiffel e trasportata, smontata, in ben 1883 casse . . . Tutti gli altri particolari e le notizie li trovate qui

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Oddio, un regalo simile sarebbe impegnativo per chi lo fa e per chi lo riceve, non tutti hanno un’isola dove appoggiare un soprammobile alto 46.5 metri. Penso che ripiegherò sui soliti calzini . . . 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

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Avvento biglietto di auguri

“Il Natale in Australia è un errore gigantesco!” (Markus Clarke)

Avvento 2012 – 2° Domenica

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno dirittee quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

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Luca è un tipo precisino, ci tiene a mettere le cose al loro posto, anche sulla tabella cronologica. A chi non piace la storia, la cosa può lasciarlo indifferente, ma è importante che l’evangelista ci abbia dato delle coordinate temporali per evitare che il racconto su Giovanni Battista (e, a maggior ragione, quello su Gesù) si perda nelle nebbie del mito. Ci sono dei fatti che ci riguardano, perché da questi eventi è scaturita la salvezza per gli uomini di ogni luogo e di ogni epoca, ma questi fatti sono avvenuti in un contesto preciso. Appartengono al passato per il loro svolgimento, ma al futuro per le loro conseguenze. Togliete queste coordinate e il Natale diventerà una fiaba senza tempo…

A Roma regna Tiberio, un uomo il cui giudizio, secondo gli storici Tacito e Svetonio, non è proprio lusinghiero.
In Giudea comanda un procuratore dai metodi spicci, Ponzio Pilato, che dopo aver commesso una serie di ingiustizie, tra cui la crocifissione di un innocuo galileo presentatogli come aspirante “re dei Giudei”, verrà rimosso dalla carica dopo l’eccidio di un gruppo di samaritani.
In Galilea c’è quell’Erode Antipa che fa decollare il povero Giovanni Battista, reo di rinfacciargli le sue relazioni sentimentali illecite. A capo del sinedrio ci sono il potentissimo Anna e suo genero Caifa, politici senza scrupoli che consegneranno Gesù ai romani perché lo mettano in croce.
In questa bella compagnia, ecco comparire un uomo giusto, Giovanni, figlio di Zaccaria. Non si spaventa di fronte al compito immane che lo attende, preparare un Israele allo sbando all’accoglienza del Salvatore, farlo tornare ad essere un popolo anziché un gregge disperso.
Non è vero che i profeti servono a sferzare le coscienze, a demoralizzarci ce la facciamo benissimo da soli. C’è bisogno, invece, di qualcuno che ci ricordi che Dio non ci ha dimenticati.

 

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

L’Immacolata

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Luca 1,26-38 

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In Inghilterra e in Normandia già nel secolo XI si celebrava una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, ecc.). Oltre questo aspetto aneddotico, sant’Anselmo mise in luce la vera grandezza del mistero che si attua nella concezione di Maria: la sua preservazione dal peccato.

Nel 1439 il concilio di Basilea considerò questo mistero come una verità di fede, e Pio IX ne proclamò il dogma nel 1854.
Per sottolineare l’importanza del dogma la Chiesa cattolica celebra l’8 dicembre la solennità dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria con la Messa Gaudens gaudebo. Questa festività era già celebrata in Oriente nel secolo VIII, e venne importata nell’Italia meridionale da monaci bizantini, propagandosi poi a tutto l’Occidente, soprattutto su iniziativa degli ordini religiosi benedettini e carmelitani. 
 
Due apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa cattolica hanno a che fare con questo dogma e ne sono considerate una conferma diretta.

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Nel 1830 Catherine Labouré, novizia nel monastero parigino di Rue di Bac, fece coniare una medaglia (detta poi la medaglia miracolosa) che riportava le seguenti parole, da lei viste durante un’apparizione della vergine Maria (avvenuta il 27 novembre dello stesso anno): “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.

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Nel 1858, quindi quattro anni dopo  la  proclamazione del dogma, la veggente di Lourdes Bernadette Soubirous riferì che la Vergine si era presentata con le parole “Que soy era Immaculada Councepciou” (“Io sono l’Immacolata Concezione”, in lingua occitana)

Son cose che fanno piacere

Alla Scuola dell’Infanzia del PiccoloLord l’inserimento (si lo so questo del PiccoloLord è un po’ lungo, ma sta dando buoni frutti) prevede che ad un certo punto la mamma (o la sottoscritta, come sostituta) vengano mandate fuori dall’aula e il bambino continui le attività con maestra e compagni . . . un po’ di lagne sono ammesse, di solito si concentra sul “lavoro”  che stanno svolgendo e si dimentica pure di piangere per un po’.  In uno dei giorni in cui ho fatto la “nonna all’asilo”, è capitato l’episodio che vi vado a raccontare.
Quel giorno, su invito silenzioso dell’insegnante, sono uscita dalla classe . . . in un primo momento sono rimasta nei paraggi, mi sembrava di essere tornata indietro con gli anni, quando fuori dall’aula mi ci mandavano per qualche “intemperanza” (sappiatelo, non sono mai stata una alunna modello, bei voti, ma non sempre un 9 in condotta). Poi ho cominciato a vagare per il corridoio, guardata con curiosità da ogni bambino che passava di lì, salutata con un sorriso dalle maestre. 

Cercando di far passare il tempo ho letto ogni cartellone attaccato al muro, ho così scoperto che una pallina di pongo, buttata in acqua affonda, ma se è modellata a forma di scodellina, resta a galla e altri esperimenti scientifici di questo genere . . . ad un certo punto arriva una maestra e mi saluta,  e mi fa: “Non è venuta la mamma del PiccoloLord oggi?. . . Lei è la sorella?”, lusingata ho risposto: “No, non sono la sorella . . . io sono la nonna del PiccoloLord!” . . . ricevendo con grazia i complimenti successivi . . . Sono cose che ti fanno piacere.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

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Avvento Angioletti

“I ricordi di un Natale alla vecchia maniera sono difficili da dimenticare.” (Hugh Downs)

San Nicola – Santa Claus – Babbo Natale

San Nicola, proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome è tuttora meta di parecchi pellegrinaggi. Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, ci fosse una famiglia povera in cui vivevano tre ragazze che a causa dell’assoluta mancanza di denaro stavano per imboccare la via della prostituzione. San Nicola le salvò della perdizione lanciando una notte nel camino della loro casa dei sacchetti di monete d’oro, che per combinazione caddero dentro le calze di lana messe lì ad asciugare e che furono trovati la mattina dopo.

San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, il NiKolaus della Germania e per i francesi è ”Pere Noel”, che a Natale porta i doni a bambini.

MerryOldSantaAntica illustrazione datata 1881. L’autore è Thomas Nast

Nel 1882 Clement Clarke Moore, professore di greco, scrisse per i suoi figli una poesia su Santa Claus dove parlava di otto renne (per leggerla, in inglese, cliccate qui). Le otto renne si chiamano Comet, Dancer, Dasher, Prancer, Vixen, Donder, Blitzen, Cupid, in italiano Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido.
Una presunta nona renna, chiamata Rudolph, nacque,  a scopo pubblicitario nei grandi magazzini statunitensi Montgomery Ward, nel 1939. Questa nuova renna aveva un grosso naso rosso, molto utile a Babbo Natale nelle notti di nebbia.
In Svezia è invece rappresentato circondato da caprioli.
In Belgio e nei PaesiBassi san Nicola, a differenza di Babbo Natale,  arriva  a cavallo.

Storicamente, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità, ma venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923.

Per tante altre notizie, leggete i post di Lucyette dedicati al simpatico “vecchietto”

                                                                                                                                 

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Avvento Palle AntonellaSfere con ricamo . . . © Antonella (il suo blog)

“Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero” (Charlotte Carpenter)