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1° Domenica d’Avvento – 2015

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

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IN PREGHIERA CON IL SALMO 24 / 25

O Dio, buono e retto, che indichi ai peccatori la via della giustizia, insegnaci i tuoi precetti, perché conoscendo i tuoi sentieri di verità e di amore, possiamo con più fedeltà vivere secondo giustizia, custodire la tua alleanza e conseguire la salvezza.

Gli auguri di Natale

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!!!

Ed ora

Auguri a tutti 

agli amici che passano

a quelli che hanno perso la strada . . .

a coloro che mi pensano con un sorriso

a quelli che arrivano per caso

Auguri a tutti

Buon Natale 

00000La speranza

Si ringrazia Lucyette, per l’idea di un “Calendario dell’Avvento” virtuale. 🙂
Si ringrazia il laboratorio Demetz-Patrick, che, senza saperlo, ha fornito le foto di tutte le statuette del presepio. 
Si ringrazia Google per tutte le altre foto che abbelliscono  i post del Calendario dell’Avvento. ( a parte quelle di famiglia)

Avvento 2012 – 4° Domenica

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,  ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.  Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!  Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?  Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.  Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

(dal vangelo di Luca 1,39 – 45)

Avvento 4° candela

Quando guardo alle letture dell’Avvento, mi accorgo che in questi testi è un continuo gridare. Si comincia con Giovanni Battista, che incontriamo a spolmonarsi nel deserto e si continua la domenica successiva con Sofonia che invita Israele a gridare di gioia (Sof 3,14). Oggi è il turno di Elisabetta, una signora perbene, che all’arrivo di Maria esclama a gran voce (o, come dice il greco, “con un grande grido”) la sua benedizione. Sembra che tutti abbiano una gran voglia di gridare… Mi viene in mente il modo di esultare di molti atleti, che dopo il traguardo o una marcatura si lasciano andare ad un grido liberatorio. E così pare essere per questi testimoni della storia sacra. Come gli sportivi danno sfogo alla tensione accumulata in precedenza, anche questi personaggi sembrano togliersi di dosso un peso ingombrante, la fatica dell’attesa, lo scherno dei pagani, l’incomprensione dei familiari. Il dialogo tra Maria ed Elisabetta non è il cicaleccio tipico dei pettegolezzi, quando si abbassa apposta la voce per non farsi sentire. Ciò che si comunicano riguarda, certo, loro due, ma si espande molto più in là, diventa pubblica testimonianza a quel Dio che è fedele alle sue promesse. La voce di Elisabetta erompe per imitare il sussulto danzante del figlio nel suo grembo, ché ognuno si esprime coi mezzi che ha. Viene in mente il passo del profeta Isaia: “Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza” (Is 33,13).
Il messaggio di salvezza è per tutti, ma occorre gridarlo perché anche quelli più distanti possano sentirlo e perché chi è vicino si lasci scuotere da questo vento di novità.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Giochi per stare insieme

In un passato non troppo lontano, quando la famiglia era ancora giovane e ci si riuniva tutti insieme a casa di mia Suocera, era abitudine, durante i giorni di festa, tra il caffè e la fine del riordino della cucina da parte di noi donne, che la nonna, per tenere buoni i bambini, ricorresse ai tradizionali giochi di Natale. Erano momenti di gioia per tutti quanti, in particolare per i bambini.
Se poi era la sera dell’ultimo dell’anno, quando si doveva  rimanere svegli fino a tardi era un bel modo di far passare il tempo. Si trattava di giochi semplici si scommettevano poche monetine (che fin da novembre venivano messe da parte per questo scopo), Si giocava soprattutto a tombola, che, non so per quale ragione storica, insieme al 7 e mezzo e al gioco della 
“Bestia” fanno parte dei giochi d’azzardo permessi (e, per quello che riguarda la “Bestia”, molto giocato ma dai soli adulti) nel periodo dell’Avvento, fino alla Befana.

La tombola è considerata un simbolo del Natale, anche se ha una derivazione pagana, durante i Saturnali, si permetteva il gioco d’azzardo che invece era proibito durante tutto l’anno.  Si sa come si gioca, c’è il cartellone e le cartelle, chi “tira” i numeri dal sacchetto e chi li segna sulle cartelle, coi bottoni, coi fagioli o altro, da mia Suocera, con le fave secche . . .  io mi ricordavo le tombole dei miei verdi anni, con dei regali “mangerecci”: caramelle, torroncini, soldini di cioccolato, invece, in casa della Suocera, soldini anche per i bambini. Da piccola ricordo che mi divertivo un sacco, da grande, mi prende un sooooooonno . . .

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7 e mezzo, invece è un gioco di carte che non capisco . . . sì, lo so che le figure valgono mezzo punto e che non bisogna superare il 7 e mezzo, ma come giocarci con le monete??? Quelle che erano più brave e che vincevano più spesso, la Suocera e la FigliaPiccola . . . Anche se questo gioco è nazionale, dalle parti dove sono nata, quando si fa 7 e mezzo con due sole carte si dice che è “d’amblè”, in altre parti, si dice “legittimo” . . . A questo proposito, ricordo che quando ero incinta del Figlio, un giorno andai dal Dentista, col mio pancione. Lui mi guarda e mi chiede di “quanti mesi” fossi. Io rispondo: ” Sette e mezzo!” e lui: “Legittimo???” Dopo un momento di shoc rispondo: “. . . Certo! Io e mio marito siamo sposati!” .  Il Dentista: “Scusi, scusi . . . non intendevo quello . . . sa quando si gioca a 7 e mezzo . . . !” La colpa è mia, non amo i giochi di carte!

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Altro passatempo festivo assai popolare in questo periodo è ed era  il “Gioco dell’oca”, tra i più semplici giochi da tavolo dedicati ai bambini. La versione moderna del gioco (con il percorso a spirale e le decorazioni tipiche) risale alla seconda metà del XVI secolo (ma questo l’ho scoperto in questi giorni, facendo le mie “ricerche!).
Lo so, non dovrei dirlo, ma tra i tanti giochi tradizionali, questo è quello che preferisco, un tabellone, due dadi, e le oche colorate . . . poche regole che se le vuoi seguire sono scritte sul tabellone e non c’è bisogno di ricordarle, le principali sono che dove c’è l’oca si raddoppia il risultato dei dadi, se arrivi sul “pozzo”, in “prigione” o sul “ponte”, stai fermo un giro e ci si diverte anche da grandi! Ce ne ho una davvero bella, quasi nuova e un’altra che riporta i monumenti di Bergamo.

Poi, in una scatoletta, dove ho i miei “tesssori”, riposano, in attesa di essere usati, un mazzo di bastoncini dello “Shangai”, un “gioco del 15” e una scatoletta di “pulci” . . . mi sa che questo Natale propongo questi, altro che videogiochi o giochi con Cd . . . 

                                                                                                                   

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Pastore

Paese che vai . . . usanza che trovi

La notte di Natale è da sempre considerata “magica” anche a causa dei vari riti che vi si compiono, memoria di tempi antichi.

Nelle campagne del Veneto, dell’Istria e dell’Alto Adige i contadini, per sapere come sarà il prossimo raccolto, mettono in una padella arroventata 12 grani di frumento, uno per ciascun mese dell’anno . . . quelli che si apriranno, per il gran calore, indicheranno abbondanza, se  carbonizzeranno annunceranno carestia. (come distinguere un mese dall’altro, non l’ho capito)

000 Grano

 Le notti natalizie nelle campagne di Molise e Abruzzo sono rischiarate da innumerevoli lumini posti sui davanzali per cancellare le tenebre e rendere più agevole la strada ai pastori diretti al Presepe . . .  se la mattina i lumini si mostreranno poco consumati, sarà buon auspicio. (se qualcuno ci soffia sopra di nascosto, non vale)

 In Emilia Romagna invece si credeva che tutti gli avanzi della cena della vigilia avessero effetti medicamentosi: burro e olio per curare tagli e bruciature, cera delle candele contro le contusioni, vino per cicatrizzare le piaghe sulla schiena di animali e umani e, versato nella vigna, un’ottima vendemmia l’anno dopo . . . le briciole di pane date ai pulcini per farli crescere vigorosi e mai preda di volpi e rapaci. (per i ladri di polli, un buon antifurto e un fucile caricato a sale, come quello di Peppone)

                                                                                                                                           

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Mamma coi suoi bambini

Il ceppo di Natale

Un’antichissima tradizione nordica voleva che nel giorno del Solstizio d’Inverno si bruciasse un grosso tronco di legno di quercia, per illuminare la notte più lunga dell’anno. Una parte del legno veniva riposta con cura, per essere usata l’anno seguente nell’accendere il nuovo ciocco.

Largamente diffusa in tutta l’Europa, questa usanza fu particolarmente seguita in Inghilterra, in Francia, in Germania e tra gli Slavi meridionali. In alcuni villaggi tedeschi si usava togliere il ceppo dal fuoco appena un poco carbonizzato, e si conservava per rimetterlo sul fuoco quando sopravveniva un temporale con molti tuoni, perché si credeva che il fulmine non potesse colpire una casa in cui bruciava il ceppo.

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In Provenza il nuovo ceppo veniva messo sul fuoco alla vigilia di Natale, e bruciato per poco tempo ogni giorno, per durare fino all’Epifania, perché potesse proteggere la casa dagli incendi e dai fulmini per tutto l’anno. 

Anche in Italia, in Val di Chiana, in provincia di Arezzo, la sera della vigilia ogni famiglia si riuniva mettendo nel camino il ciocco e recitava, nel frattempo, una magica filastrocca:

Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane:
ogni grazia di Dio entri in questa casa.
Le donne facciano figlioli, le caprette, i capretti,
le pecore, gli agnelli; abbondi il grano e la farina,
e si riempia la conca di vino
.

Poi si bendavano i bambini, che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo, recitando una canzoncina detta “Ave Maria del Ceppo”, che aveva la virtù di far piovere su di loro regalini e dolci.

Forse ci possiamo accontentare di un “ceppo” dolce . . . qui la ricetta di quello della foto.


                                                                                                                                                       

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900feuGruppo di pastori al fuoco

Si dice che . . .

Si dice  che . . . chi nasce la notte di Natale abbia il potere di tener lontane le disgrazie dalla sua famiglia e da quella dei suoi amici.

Si dice che . . . chi nasce la notte di Natale, in Lunigiana,  sarà destinato a diventare un Lupo Mannaro, punito per l’arroganza di esser nato in questa notte, che è la notte in cui nasce Gesù.

Si dice che, i fiori seminati il giorno di Natale, in Piemonte, avranno degli splendidi colori.

garofani screziati

Si dice che, a Napoli, che l’aceto usato per condire “l’insalata di rinforzo” della Vigilia, versato sui garofani li renderà pieni di screziature colorate.

In Liguria, si dice che le foglie di alloro raccolte il 25 non seccheranno per mesi…

Si dice che, nel Medioevo si pensasse che folletti, streghe e spiriti maligni vaghino per l’aria. Dato che a Natale Cristo scende in Terra, tutti gli esseri malefici perdono i loro poteri. Quindi, si dice che, chi muore nella notte di Natale va dritto in Paradiso.

                                                                                                                                                          

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Tromba_Ulrich
Suonatore di tromba