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Piccolo Mondo Moderno

Nello sfogliare un libro di poesie, che mi è stato regalato tanti anni fa, ne ho trovata una che pare scritta ai giorni nostri . . .


La poesia originale , è in bergamasco . . . ve la copio appena ho tempo! Intanto godetevi questa traduzione:

PICCOLO MONDO MODERNO

Un salone tutto risplendente
formicola di gran signori
che si divertono, specialmente
chiacchierando e discorrendo.

Belle signore, molto socllate,
con il seno dondolante,
con le gambe nude
(ci si consola nell'osservarle).

Certi signori con il frac
e altri con la giubba:
tutta quanta una brigata 
da farle tanto di cappello.

In un angolo ci sono i suonatori,
dappertutto camerieri;
bianco e nero, bei colori,
raffinate le dame e i cavalieri.

Ma ad un trattogiù alla porta
compare un delegato
con il volto un tantino smorto,
tuttavia ben accompagnato.

"Qui c'è un delinquente",
dice ai più vicini,
ma si fa udire da tutti,
a tal punto che si vede ognuno impallidire.

Come fossero dei turbini
tutti spariscono in un fiato,
proprio come tanti uccelli
e il salone . . . si è svuotato!

Carlo Pezzali ( Picapréda)
Saggi, Poesie in dialetto bergamasco – Bergamo 1954


 


 

 

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Blogs, bloggers e malinconia!

Periodo difficile . . . per la blogger che è in me!

non ho perso la voglia di scrivere . . . forse il contrario, le cose di cui vorrei parlare sarebbero molte . . ., ma dovrei passare, qui, davanti al Pc, buona parte della giornata, tempo che non ho!

Anche i commenti, vorrei che potessero essere più articolati, ma poi diventerebbero noiosi, inopportuni!

Le notizie, dai TG, dai giornali o dai blog, non sono allegre, persino la neve, la cosa che, di solito, rilassa anche solo guardarla scendere, in questi giorni ha fatto più danni che altro, almeno a sentire (o leggere) i giornalisti!

I post degli amici- blogger, mi ispirano altre cose, ma non sempre è possibile scriverle . . . a volte, sono "politicamente scorrette" e non ho voglia di offendere qualcuno/a che considero amico/a . . . Oppure, sono tremendamente introspettive, al limite della malinconia e non me ne va . . . già la giornata è grigia! . . . Potrebbero essere simpaticamente livorose, verso qualcuno di famiglia, ma poi, se qualcun’altro legge, non c’è "fantafamiglia" che tenga, quando una cosa è scritta nero su bianco! (e qui, parlo di zii, chi vuole intendere intenda). Persino i libri, ultimamente ne ho letti alcuni interessanti, non mi sembrano più così "neutri" come argomento!

Forse sono una gran vigliacca? . . . forse scrivo per cercare approvazione? . . . forse leggo per riempiere un gran vuoto? . . . Forse c’è uno psicologo/psichiatra in linea che me lo dice? . . . Forse dipende solo dal tempo? O forse dagli ormoni? 😉

Oggi ho letto un post di un amico che mi ha fatto pensare ad una canzone, ho trovato il video . . .  

                    


Al termine dell’esibizione ne "Il Passo dell’Anima" assieme a Lella Costa, durante l’inaugurazione del teatro, il 30 aprile 2008, il baritono ha intonato la canzone popolare sambenedettese

Qui sotto, vi metto le parole, e la traduzione! Il baritono, non l’ha cantata  tutta, questa è la canzone delle donne dei pescatori! Le donne che preparavano le reti per la pesca. Le donne quelle che in ogni caso, aspettavano e tremavano, il mare è traditore!

C’è qualcuno che l’ha sentita, solo l’inizio, cantata da me.  Adesso capite, perchè non sono riuscita a finirla, va al di là delle mie possibilità! 😉

Nuttate de lune   (Nuttata di luna)

Rresce la lune che lu mare alluce
(esce la luna che il mare illumina)
S’apre ‘na vela nghe na stella rosce
(si apre una vela, con una stella rossa)
Che ppiù lentane va la recunosce
(che anche se va lontano, la riconosco)
Jè chelle che qua ‘pitte chiuse sta
(è quella che qua in petto chiusa sta)

La lune t’accumpagne
(la luna t’accompagni)
Stu core sta nghe te
(questo cuore, sta con te)
Vanne senza nu lagne
(vai senza un lamento)
Te vuje troppe bbè
(ti voglio troppo bene)
 

La rete ssunna solla benedette

(la sua rete (da pesca) l’ho benedetta)
perché ‘nghe la prechira, la so fatte
(perchè con la preghiera, l’ho fatta) 

pure lu mare pare suddesfatte

(pure il mare sembra soddisfatto)
de pesci je ne fa pijà prassa
(di pesci gliene fa prendere molti)

E quasce a tutte l’ore
(e quasi sempre)
Ie steng a recetà
(io sto a recitare (sottointeso il rosario))
Pe’ quill’ che qua ‘n core
(per quello che qui in cuore)
Sempre me ce starrà
(sempre mi starà)

Cale lu sole arreve le lancette*
(Tramonta il sole, tornano le lancette)
E chelle che va annanz’ je la ssune
(e quella che va avanti è la sua)
Guarde qua ‘n terra nghe cert’ucchie bbune
(guarda verso terra con certi occhi buoni)
Guarde e atre nen fa che sesperà
(Guarda e altro non fa che sospirare)

Dico a lu mare furte
(Dico al mare, forte)
Te vuje bbè prassà
(ti voglio molto bene)
Vaste che me repurte
(basta che m i riporti)
Chi nen se po’ scurdà
(chi non si può scordare)

Ed è in sintonia col mio umore! Melanconico!

*Langètte, tipo di ‘legno’ più snello delle paranze, meno resistente al maltempo e usato per la pesca isolata, senza avventurarsi di solito troppo al largo.
Parànze, barche così chiamate perché praticavano la pesca "a coppie", piuttosto panciute e resistenti al mare.

La poesia dialettale . . . gran finale

Eccoci al terzo (e ultimo) appuntamento con la poesia dialettale!  Per il gran finale, 2 poesie. Queste di oggi, sono umoristiche, almeno per me!

Nella prima, c’è una suocera che parla della nuora, una suocera non proprio gentile, ma l’insieme è piacevole e persino attuale.

Mentre nella seconda, si parla dell’ipocrisia dei complimenti fatti appunto per complimento,fatemi sapere voi cosa ne pensate . . . a me piacciono, per la loro spontaneità e per l’attualità!

Sempre, per saperne di più, rifacciamoci al primo post di questa serie. La poetessa  ormai è nota, la Bice, come la chiamano familiarmente a San Benedetto, il traduttore, sono sempre io!

Prima la poesia in dialetto!

 

e, qui, la traduzione:

 

MIA NUORA 

 

                    Sarebbe proprio peccato a dirne male:

                            cattiva, non è cattiva, no . . . guarda!

                            Meglio di quella non ne trovava Pasquale!

                            Tanto non se ne può dire, per quanto è. 

 

Ha qualche difetto, sì . . . non sarebbe reale,

mettiamo . . . non è di cuore come me . . .

è molto scorbutica di natura:

Dio te ne liberi quando le rivengono * 

 

Non è di casa, mettiamo . . . non è accomodante,

un punto non lo sa mettere  . . . non sa pulire . . .

bisogna sempre rifare quello che ha fatto  . . . 

 

Il soldo non lo risparmia . . . è spendacciona,

il bere e il mangiare le piaciono, sì! . . .

Ma dirne male, poi, sarebbe peccato!

* . . . se le rivengono, sottointeso, le sue “regole” (NdT) 

 

Ditemi voi, se non è carina? Certo, se fossi una giovane donna che deve conoscere la suocera, avrei un po’ di timore!

E adesso, gustatevi l’altra :

 

e la traduzione . . .

HA FATTO IL MASCHIO, ANDIAMOLO A VEDERE! 

 

Caro, prezioso mio! Guarda Annunziata,

        Non ci si crederebbe che è nato adesso.

            Gesù! Il padre non ci si raccapezzerà;

            quello ci muore di contentezza! 

 

Gli assomiglia, e poi come . . . guarda un po’

        Adesso che gira gli occhietti in qua

        Se non è proprio spiccicato Antonio?

            Parente mio! Pare che voglia parlare! 

 

Povera me! E’ mezzogiorno suonato

            Ci vediamo, comare, andiamo via

          adesso torna quello* e non ho cucinato! 

 

. . . Nunziata, ti piace? – No! – Neanche a me!

            Non è una bruttezza spaventosa il bambino?

            Fosse il mio, non lo farei vedere!

* “quello”, è il marito . . .  (NdT)

Cosa ne pensate voi? Sono un po’ perfide le due comari? Però, simpatiche !!!

Ancora la poesia dialettale . . . Corteggiamento

Sempre per la serie, poesia dialettale  . . . Anche se questa poesia sarebbe più adatta a San Valentino, ve la propongo oggi, sempre tradotta da me, sempre scritta dalla nobildonna Bice Piacentini Rinaldi, alla quale piaceva tratteggiare nelle sue poesie, piccole scene di vita quotidiana

Si sente nella poesia, che forse la traduzione non rende, la passione e l’urgenza di “parlare con tua madre” per potere dare inizio al corteggiamento vero e proprio!  Un’abitudine che ormai non usa più!

 

Questa volta, vi faccio leggere prima il testo originale, chi capita qui per la prima volta, può avere piacere di leggere anche la 1° poesia in dialetto!

 

Pòzze parlà

 

Qui di seguito, per chi non ha capito il dialetto, la traduzione:

 

 

POSSO PARLARE CON TUA MAMMA, STASERA?

 

 

T’ ho visto per la prima volta

      Al tramonto del sole, lungo la spiaggia;

      andavi alla fonte con una secchia vuota.

      Portavi una gonnella  a righe.

 

 

Come se una magia mi avesse colto,

      non t’ ho scordato più: sera e mattina

      davanti agli occhi mi sta  questa treccia folta,

      questo viso tondo, questa vitina snella.

 

 

Non sono un signore, sono un marinaio . . .

      Ma non ci sei nata tu, in questo mestiere?

Me la vuoi dare questa manina cara?

 

 

E’ un anno già che spasimo e che spero . . .

Teresina, all’alba m’imbarco . . .

Posso parlare con tua mamma, stasera?

E ne ho ancora due, simpatiche e spiritose . . . se vi siete divertiti, ve le propongo tra qualche giorno!

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

La poesia . . . dialettale

Non so scrivere poesie, non sono abbastanza introspettiva! Sono più per una chiacchierata, una tazza di tè, una torta che cuoce nel forno, un abbraccio consolatorio . . . una sgridata, quando ci vuole.

Ma mi piace leggere poesie, ultimamente mi sono affezionata ad un genere poetico, non quelle che si studiano a scuola: “ A Silvia” (che sai che è morta), “I sepolcri” (che allegria!), “Il 5 maggio” (che ogni anno, mi viene da recitare un “requiem” per ‘sto povero Napoleone, come fosse uno di casa). Mi sono trovata a leggere con piacere le poesie dialettali.

Le prime poesie in dialetto che ho letto, sono in dialetto bergamasco, ostico ai più, ma per me, anche se non lo parlo, facile da leggere e da imparare! Poi, ho scoperto, qualche decennio fa, le poesie in dialetto sambenedettese, e vi spiego il come e il perché!

Quell’anno la Banca Popolare della Città sulla Costa, ai suoi correntisti più importanti regalava, per Natale, un bel libro con le foto antiche del paese e dei personaggi più in vista, dagli anni ’20 in poi . . . Io, che non ero nemmeno correntista, presi il coraggio (o fu la sfacciataggine dei 20 anni?) a due mani e mi presentai alla sede della “bancarella” (com’era chiamata famigliarmente in paese) e feci un discorso al direttore, che suonava più o meno così: “Io sto per sposare un suo concittadino, di Bergamo, so le leggende, la storia, conosco i personaggi storici e fantastici, poesie, canzoni ecc, ma di San Benedetto, che gli racconto ai figli che verranno?”
Il Direttore, molto comprensivo, chiama un suo collega, e gli spiega il problema e aggiunge: ”Vedi un po’ se ci sono anche i libri, quelli degli anni passati . . . quelli con le poesie!” e così, sono entrata in possesso di alcuni libri sulla cultura sambenedettese, che non tutti, a San Benedetto, nemmeno i sambenedettese veraci, hanno!

Io, un po’ con mia suocera, un po’ con mio marito e con alcune amiche, ho imparato a leggere le poesie, me le sono tradotte e oggi, in onore del mio paese adottivo (dove ormai ho trascorso più di metà della mia vita) vi offro la poesia che la Bice Piacentini, ha dedicato alla cittadina di San Benedetto del Tronto: “Sambenedètte”

 

SAMMENEDETTE

Lu mònne ‘ntire pù pure ggerà,
lu mònne ‘ntire còmma sta piantate,
e quanne scìllu tutte reggerate,
revì jècche e tte sinte ricrià.

Quiste jè ‘nu paèse ‘ffatturate;
se lu scì viste ‘n te lu pù scurdà
e lu frastìre che cce ha capetate
ce revè, preste u tarde, ‘n ce penzà!

J’àtre pajìce ce pò pure dì!
Appitt’a nnuje, ccuse ‘nn’ arevènte:
jècche ji murte ji fa rebbevì!

Sammenedètte, care bbille mì,
lu mare, tùne jè lu ppiù lucènte,
lu cìle tùne jè lu ppiù ttrecchì!

-Bice Piacentini-

SAN BENEDETTO

 

             Il  mondo intero puoi pure girare

                   il mondo intero, come sta piantato,

                   e quando l’hai tutto rigirato,

                   torni qua e ti senti rinascere.

              

             Questo è un paese incantato;

                    se l’hai visto non lo puoi più scordare

                    e il forestiero che c’è capitato

                    ci torna, presto o tardi, non ti preoccupare!

 

             Gli altri paesi, possono pure dire!

                    di fronte a noi, cosa non diventano:

                    qui i morti li facciamo resuscitare!   

             San Benedetto, caro bello mio,

                     il tuo mare è il più lucente,

                     il tuo cielo è il più  turchino!

 

Tradotta, (da me) suona così, anche se si perdono un po’ di rime, e sicuramente l’italiano non è perfetto!