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Maria Madre di Dio

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21)

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Tutti parlano della magia del Natale e forse è vero che il clima di questi giorni di festa serve a svelenire l’astio quotidiano e interrompe i malumori della crisi. Ma abbacinati da questo ambiente surreale rischiamo di ridurre gli eventi di Betlemme ad una fiaba. Per fortuna gli evangelisti ci riportano con i piedi per terra e compensano l’importanza della visione con quella dell’ascolto.
La nascita di Gesù è spettacolo per pochi, ma diventa presto notizia da divulgare. Suscita curiosità e dibattiti, come ancora oggi ogni affermazione su Gesù si presta al cicaleccio dei nostri discorsi più o meno sensati.
Chi avrebbe qualcosa da dire, tace.
Il silenzio di Maria a questo proposito è assai eloquente. I pastori ritornano carichi di entusiasmo come i giovani che rientrano da una Giornata Mondiale della Gioventù, con tanta voglia di raccontare. C’è da scommetterci che se avessero avuto uno smartphone avrebbero ripreso la scena e poco dopo sarebbe comparsa su Youtube con migliaia di commenti. Ma ci sono eventi che hanno bisogno di tempo per essere “digeriti”, devono essere masticati con calma per venire assimilati. Maria ci offre l’esempio interiorizzando l’accaduto: non rilascia interviste, non commenta a caldo e non offre la sua versione. Quando tutti se ne saranno andati, lei resterà lì con quel figlio per rientrare nella quotidianità.

Se anche noi conservassimo il messaggio teologico del Natale dopo aver sbaraccato il presepe e smontato l’albero, sarebbe già una gran cosa.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Domenica della Santa Famiglia

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

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La realtà dell’Incarnazione rende speciale la famiglia di Nazaret, ma non toglie che anch’essa ebbe le sue prove. Leggendo l’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio ci imbattiamo in una delle difficoltà che i suoi membri dovettero affrontare. Maria e Giuseppe sono addolorati per il comportamento di Gesù che pare avere inflitto loro una sofferenza gratuita, ma la vera stilettata arriva dopo con la replica del figlio: “Non sapevate…?”.
Ed è vero: è duro accettare che la mano di Dio possa separare oltre che unire. Siamo così gelosi degli affetti che abbiamo saputo mettere faticosamente insieme che le famiglie rischiano di diventare un bunker invece che un nido da cui prendere il volo. I genitori di Gesù esprimono un punto di vista umano che è perfettamente legittimo, ma Gesù pare scuotere le loro certezze indicando orizzonti più grandi. È la stessa logica che porterà Gesù a rifiutare l’incontro con i parenti quando verranno a cercarlo durante il suo ministero (Mc 3,31-35). Ed è chiaro che egli non intende essere irriconoscente verso chi lo ha nutrito, allevato ed educato, ma non permette che i legami di sangue ostacolino la sua missione. Difendere la famiglia in un’ottica cristiana non significa farla diventare un idolo, ma chiedere che possa svolgere la sua funzione essenziale di sostegno e preparazione per diventare cittadini del Regno.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Avvento 2012 – 4° Domenica

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,  ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.  Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!  Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?  Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.  Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

(dal vangelo di Luca 1,39 – 45)

Avvento 4° candela

Quando guardo alle letture dell’Avvento, mi accorgo che in questi testi è un continuo gridare. Si comincia con Giovanni Battista, che incontriamo a spolmonarsi nel deserto e si continua la domenica successiva con Sofonia che invita Israele a gridare di gioia (Sof 3,14). Oggi è il turno di Elisabetta, una signora perbene, che all’arrivo di Maria esclama a gran voce (o, come dice il greco, “con un grande grido”) la sua benedizione. Sembra che tutti abbiano una gran voglia di gridare… Mi viene in mente il modo di esultare di molti atleti, che dopo il traguardo o una marcatura si lasciano andare ad un grido liberatorio. E così pare essere per questi testimoni della storia sacra. Come gli sportivi danno sfogo alla tensione accumulata in precedenza, anche questi personaggi sembrano togliersi di dosso un peso ingombrante, la fatica dell’attesa, lo scherno dei pagani, l’incomprensione dei familiari. Il dialogo tra Maria ed Elisabetta non è il cicaleccio tipico dei pettegolezzi, quando si abbassa apposta la voce per non farsi sentire. Ciò che si comunicano riguarda, certo, loro due, ma si espande molto più in là, diventa pubblica testimonianza a quel Dio che è fedele alle sue promesse. La voce di Elisabetta erompe per imitare il sussulto danzante del figlio nel suo grembo, ché ognuno si esprime coi mezzi che ha. Viene in mente il passo del profeta Isaia: “Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza” (Is 33,13).
Il messaggio di salvezza è per tutti, ma occorre gridarlo perché anche quelli più distanti possano sentirlo e perché chi è vicino si lasci scuotere da questo vento di novità.

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

Avvento 2012 – 3° Domenica

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

AVvento 3° candela

Giovanni non dice a nessuno di cambiare mestiere: si può entrare nel Regno di Dio persino facendo lo sgherro di Erode! Ma c’è modo e modo. Infatti alla gente che domanda “cosa dobbiamo fare?” risponde di fatto come devono fare ciò che già fanno. 

E qui cadono gli alibi che noi siamo bravi a tirare fuori: non ho tempo, non son capace, devo pensare prima alla mia famiglia, ecc. La vocazione del credente non è diventare un santo, ma santificarsi, che è una cosa ben diversa. Per essere un nuovo Francesco Saverio dovrei lasciare tutto e partire per l’Oriente, ma per essere un figlio del Regno non è affatto necessario. E se pensassi di cavarmela rinunciando ai miei beni senza convertire la durezza del mio cuore, sarei un illuso (cfr. 1Cor 13,3). 
Giovanni Battista è un uomo dai modi spicci e terribilmente pratico, proprio come l’autore di uno degli scritti più trascurati del Nuovo Testamento, la lettera  di Giacomo. Qui si trova una regoletta d’oro per mettere a tacere la nostra verbosa presunzione di essere veri discepoli solo perché diciamo di credere: “Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc 2,18). 
Pronti per l’esame?

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Avvento 2012 – 2° Domenica

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno dirittee quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Corona Avvento  2 candele

Luca è un tipo precisino, ci tiene a mettere le cose al loro posto, anche sulla tabella cronologica. A chi non piace la storia, la cosa può lasciarlo indifferente, ma è importante che l’evangelista ci abbia dato delle coordinate temporali per evitare che il racconto su Giovanni Battista (e, a maggior ragione, quello su Gesù) si perda nelle nebbie del mito. Ci sono dei fatti che ci riguardano, perché da questi eventi è scaturita la salvezza per gli uomini di ogni luogo e di ogni epoca, ma questi fatti sono avvenuti in un contesto preciso. Appartengono al passato per il loro svolgimento, ma al futuro per le loro conseguenze. Togliete queste coordinate e il Natale diventerà una fiaba senza tempo…

A Roma regna Tiberio, un uomo il cui giudizio, secondo gli storici Tacito e Svetonio, non è proprio lusinghiero.
In Giudea comanda un procuratore dai metodi spicci, Ponzio Pilato, che dopo aver commesso una serie di ingiustizie, tra cui la crocifissione di un innocuo galileo presentatogli come aspirante “re dei Giudei”, verrà rimosso dalla carica dopo l’eccidio di un gruppo di samaritani.
In Galilea c’è quell’Erode Antipa che fa decollare il povero Giovanni Battista, reo di rinfacciargli le sue relazioni sentimentali illecite. A capo del sinedrio ci sono il potentissimo Anna e suo genero Caifa, politici senza scrupoli che consegneranno Gesù ai romani perché lo mettano in croce.
In questa bella compagnia, ecco comparire un uomo giusto, Giovanni, figlio di Zaccaria. Non si spaventa di fronte al compito immane che lo attende, preparare un Israele allo sbando all’accoglienza del Salvatore, farlo tornare ad essere un popolo anziché un gregge disperso.
Non è vero che i profeti servono a sferzare le coscienze, a demoralizzarci ce la facciamo benissimo da soli. C’è bisogno, invece, di qualcuno che ci ricordi che Dio non ci ha dimenticati.

 

Si  ringrazia don Gianluca Carrega che è l’autore di questo post, Fiordicactus si è limitata a fare copia/incolla e a cercare una foto in Internet

L’Immacolata

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Luca 1,26-38 

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In Inghilterra e in Normandia già nel secolo XI si celebrava una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, ecc.). Oltre questo aspetto aneddotico, sant’Anselmo mise in luce la vera grandezza del mistero che si attua nella concezione di Maria: la sua preservazione dal peccato.

Nel 1439 il concilio di Basilea considerò questo mistero come una verità di fede, e Pio IX ne proclamò il dogma nel 1854.
Per sottolineare l’importanza del dogma la Chiesa cattolica celebra l’8 dicembre la solennità dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria con la Messa Gaudens gaudebo. Questa festività era già celebrata in Oriente nel secolo VIII, e venne importata nell’Italia meridionale da monaci bizantini, propagandosi poi a tutto l’Occidente, soprattutto su iniziativa degli ordini religiosi benedettini e carmelitani. 
 
Due apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa cattolica hanno a che fare con questo dogma e ne sono considerate una conferma diretta.

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Nel 1830 Catherine Labouré, novizia nel monastero parigino di Rue di Bac, fece coniare una medaglia (detta poi la medaglia miracolosa) che riportava le seguenti parole, da lei viste durante un’apparizione della vergine Maria (avvenuta il 27 novembre dello stesso anno): “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.

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Nel 1858, quindi quattro anni dopo  la  proclamazione del dogma, la veggente di Lourdes Bernadette Soubirous riferì che la Vergine si era presentata con le parole “Que soy era Immaculada Councepciou” (“Io sono l’Immacolata Concezione”, in lingua occitana)

Pasqua . . . è veramente risorto!

Resurrezione. Affresco di Piero della Francesca Pinacoteca Sansepolcro

«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui.»  (Mt 28,5-6)

 

Copiato dall’amica Giudig e condiviso con tutti gli amici che conosco e quelli che non conosco, ma passano di qua . . . in questo giorno speciale: Buona Pasqua a tutti!