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Un (quasi) tranquillo pomeriggio di domenica a novembre, scoprendo Offida

Domenica pomeriggio, con le amiche Nunzia e Marcella e i loro carissimi “amorucci”, siamo stati a esplorare la graziosa cittadina  di Offida, in 30 e più anni da che sto quaggiù l’avrò “visto” 4 volte, una volta, poco dopo essere arrivata, per un carnevale in piazza, 2 per andare a scegliere dei pizzi (per cui Offida è famosa) per il corredo di mia sorella e delle figlie e un’altra volta, per una cena con i colleghi del marito. Ogni volta, una “toccata e fuga”.

Poi, dopo averne parlato, ci siamo trovati, una domenica pomeriggio, per “fare i turisti” in questa città, che ha una lunga storia . . . (Vi lascio al link della pagina apposita per i turisti: http://www.comune.offida.ap.it/it/citta/default.asp)
Abbiamo iniziato la visita, dal monumento che ricorda le “merlettaie”, dalla giovane apprendista alla vecchia “maestra”.

Queste tre merlettaie stanno davanti alle vecchie mura, due passi e siamo “dietro” . . . dove abbiamo visto uno spaccato delle antiche mura . . . diciamo, forse più di una delle torri che le mura vere e proprie . . . 

E lì a due passi, c’è l’ex Ospedale  .  .  . nel sole del pomeriggio, mi hanno colpito le sue logge, abbiamo continuato la camminata per la strada principale “Via del Serpente Aureo” (dal nome del dio “Ophite”  tradotto dall’etrusco con “serpente aureo”), fino ad arrivare alla piazza  dove si affaccia il bellissimo Palazzo Comunale. 

Si continua la camminata gettando un rapido sguardo alle facciate delle chiese, ma il nostro obbiettivo (finché è ancora giorno, finché c’è il sole, anche se la luna è già là che ci guarda) è la famosa chiesa  di Santa Maria della Rocca una chiesa di cui ho sempre sentito parlare, una chiesa vista in Tv, nelle foto dei matrimoni, nelle foto del “concerto” di musica medievale che  ci tennero la FigliaGrande e i suoi compagni delle Medie . . . insomma, di tutta la famiglia ero rimasta solo io a non averla ancora vista.

Abbiamo sbirciato all’interno della cripta, il tempo è sempre “tiranno” . . . un giro intorno alla grande chiesa, uno sguardo al panorama, spazia dal Gran Sasso ai Sibillini, alle rupi sotto Offida, dove si vede che la natura sta lavorando per creare i calanchi, altra specialità della zona! 

Il cielo si fa scuro, si torna rapidamente sui nostri passi osservando con curiosità le case, l’esterno del Monastero di San Marco e le fontane . . . le signore che lavorano il merletto al tombolo in un negozio. Torniamo nella piazza e qui finisce (in parte) la nostra tranquillità . . . PE inizia a tormentare la FigliaGrande con le sue continue e logoranti (logorroiche e offensive) telefonate . . . nel frattempo, tra una telefonata e l’altra riusciamo a vedere la Chiesa della Collegiata, l’esterno della Chiesa dell’Addolorata (chiusa per restauri), la Chiesa di Sant’ Agostino e uno spigolo del convento di Sant’Agostino. Entriamo nelle due chiese vuote e appena appena illuminate e penso che è inutile, certe cose bisogna vederle di giorno, d’estate e dopo averne letto qualche informazione . . . Marcella s’è portata un libro su Offida e le sue “meraviglie”, ma con questa poca luce si legge male, io gironzolo e faccio le ultime foto

Questa, pare essere una porta, all’esterno c’è questa Annunciazione, che ho fotografato a “occhi chiusi”, perché non vedevo niente, aprendola si vedono 4 santi, ma mi è venuto il dubbio e non ho fotografato altro . . .

Riprendiamo la strada di casa dopo esserci rifocillati chi col solito caffè, chi con la prima cioccolata della stagione (io, logicamente dopo una così lunga camminata ho rifatto un po’ di scorta di zuccheri con la cioccolata alla cannella e arance. Slurp!!!)


Però, come ho detto all’Uomodellamiavita, bisogna ritornarci . . . Abbiamo visto tanto, ma tanto di corsa che è come aver assaggiato una torta molto buona, ma senza poterne prendere una seconda fetta.

Se qualcuno vuole venire da queste parti, sono pronta a fare da cicerone! 

I colori del viaggio – ter. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Attraversiamo le colline da Asti ad Acqui nel buio assoluto, seguendo le indicazioni del navigatore, non ascoltandolo quando, noi sulla superstrada, ci continua a dire di prendere a destra (o a sinistra) per immetterci in strade tra paese e paese perché è convinto che stiamo macinando Kilometri in mezzo ai campi (dice l’autista che il Figlio probabilmente non ha aggiornato l’aggeggio), dove non c’è la superstrada, la nostra guida ci conduce come ciechi su e giù, qua e là per le colline e alla fine arriviamo, la via è presto trovata e anche il parcheggio, saliamo con i nostri soliti bagagli al seguito e ci gustiamo polenta e spezzatino, i ravioli, la formagetta e per finire gli storici amaretti di AcquiTerme, il tutto accompagnato da del buon dolcetto, fatto in casa.

Le cose di cui parlare sono tante, gli uomini ci lasciano alle nostre reminiscenze del tempo che fu e a qualche pettegolezzo attuale . . . la parentela è vasta e le cose da raccontare tante, tra io che sbocconcello un po’ di dolce e un po’ di salato e lei che fuma una sigaretta via l’altra facciamo le 3! “Le tre?” ci chiediamo stupite e scappiamo a letto.
La mattina, sei ospite, non puoi iniziare a girellare per casa prima dei cugini . . . così facciamo colazione tardi, come ho detto, il cugino viene mandato a rifornirsi di latte (che loro non bevono) e della focaccia. Non sono arrivata a intingere la focaccia nel caffè latte come fanno le amiche di Genova, ma mangiare una e bere l’altro sì.
Si riparte, carichi dei nostri bagagli più qualcosa di aggiunto . . . ci fermiamo alla Cantina Sociale per un rifornimento richiesto dai figli e via, verso la costa ligure . . . sotto un cielo grigio perla, piovvigina.

Ci infiliamo in Autostrada e facciamo una tirata unica, fermandoci solo per soste “tecniche” a vari Autogrill, da Acqui a Firenze. A un certo punto comincio a pensare che potrei farlo diventare un lavoro, testare i bagni e la gentilezza e simpatia dei cassieri degli Autogrill sparsi per la penisola, magari scrivere un bel manuale. 
Beviamo, acqua, bibite, caffé, ma di mangiare non se ne parla, con due giorni come quelli appena passati, non c’è rischio di morir di fame.
Maciniamo i chilometri e il navigatore si fa sentire molto poco . . . vediamo passare i cartelli con i nomi che abbiamo già letto in altri viaggi, con i figli piccoli, posti dove ci sono amici, che purtroppo non visiteremo, ai bordi dell’Autostrada scorrono capannoni su capannoni, ogni tanto qualche marchio noto di prodotti che usiamo . . . sempre con un cielo grigio, più o meno grigio, nebbia e pioggia più o meno forte.

All’arrivo a Firenze, impostiamo la via dove è la casa dell’amica NihilAlieno e, in un battibaleno siamo arrivati, lei è in riunione, aspettiamo e ne approfitto per una visita alla Madonna Addolorata, che se ne sta lì nella Cappellina. Torno in tempo per vedere arrivare l’amica, porto i saluti di Factum da Torino, le parlo di noi, del viaggio, dei nostri problemi . . . e dei progetti per il futuro, malgrado tutto non posso non pensare che un futuro ci sia per tutti noi.

Ripartiamo perché il tempo passa e Diggiu ci aspetta per cena. Mai stati dalle sue parti, ci affidiamo in toto alla signorina chiusa nella scatola appesa al parabrezza. Questa tizia, lasciata libera di scegliere il percorso ci porta un’altra volta a fare un rally notturno, da Arezzo verso nord, attraverso il “passo della Libbia”, le discese ardite e le risalite . . . mentre salivamo,  scendevamo e assecondavamo le curve della strada questo pensiero mi ha colpito, e quando tra gli alberi più radi delle ultime curve è apparso il paese di Anghiari, con l’illuminazione notturna, una vista suggestiva, sono stata quasi grata al navigatore che ci ha portato su questa antica strada e non su una anonima moderna superstrada . . . ancora rotonde, ancora strada e finalmente ecco il sorriso della Diggiu, che ci viene incontro. Scarichiamo per l’ennesima volta la roba dal baule, saliamo nella sua casetta e ci prepariamo per andare al ristorante di suo figlio, in centro . . . si va con la sua auto, perché è tardi e il tempo è ballerino, tendente al piovoso.

La notte è buia, la pioggerella cade noiosa, ma nel locale del Figlio della Diggiù non sentiamo e non vediamo niente di tutto questo, la stanchezza è passata, la fame è tornata e via, si inizia a chiacchierare a cuore aperto e arrivano gli antipasti . . . devo dire che i crostini di fegatini non sono perfetti come quelli che ho sempre provato cucinati dalla Diggiu, ma  insieme al resto, vanno giù. Il primo, il secondo e siamo al dolce . . . un semifreddo buonissimo (devo ricordarmi di ricordare alla Diggiu che il cuoco mi ha promesso la ricetta . . . ) e siamo di nuovo fuori, sotto la pioggerella . . . a casa e a nanna (ci lascia il suo lettone in una bella camera accogliente, “viva e visssuta”).
La mattina dopo, per fortuna, anche se il tempo è grigio non piove . . . ci dedichiamo alla visita del centro storico, con gli aneddoti, con i ricordi e la sua gioia di essere nata in questa antica città, l’Uomodellamiavita e la Diggiu fanno i turisti, io faccio loro le foto . . . la Messa e poi i saluti, il tempo delle “ciacole” è finito, ci torneremo a leggere, o a vedere, attraverso lo schermo del Pc, l’amicizia ai tempi di Internet è fatta così!
Partiamo verso Gubbio, ma la sottoscritta sbaglia e imposta “casa” . . . evidentemente, il cuore vuole ancora viaggiare, ma la mente è stanca e il lapsus ci scappa! Per fortuna i cartelli ci guidano sulla strada giusta . . . in mezzo alla nebbia e alla pioggia, rip
rogrammato il navigatore, arriviamo a Gubbio, ma la strada ci porta fuori, verso la cima alla montagna alle spalle della cittadina . . . finalmente in mezzo alla nebbia appare un muro, è quello della Basilica di sant’Ubaldo . . . una visita emozionante, vediamo altre persone (poche davvero) in mezzo alla nebbia, ma in chiesa siamo soli. Una foto con i ceri, una foto alla Madonna “orante”, una al chiostro e una all’Udmv che fa finta di essere arrivato a piedi . . . fa freddo e si riparte al volo, si arriva in piano . . . si saluta Gubbio da lontano, ci si tornerà, secondo il navigatore ci sono solo 2 ore e mezza di viaggio per arrivare nella Città sulla Costa, un viaggio che si può fare in giornata.
Il viaggio, quasi sempre sulla super strada o sull’Autostrada è un susseguirsi di nomi noti, quelli che sentiamo al mattino in Tv (Rai3) nel bollettino delle strade . . .  non ci possiamo fermare, ma la voglia c’è, torneremo, con più tempo, con più caldo.
E alla fine, siamo a casa. Nel cuore il ricordo di tante persone, tanti posti, tanta allegria e gioia dell’incontro  . . . ma tante promesse di tornare, 4 giorni passati in fretta, ci vorrebbe più tempo! 

I colori del viaggio – bis. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Dopo una notte di sonno profondo, malgrado abbiamo spento la luce che era già passata la mezzanotte,  ci si sveglia al solito orario . . . il cielo è ancora bianco latte, lassù, sopra i tetti. la Angela non si sente, allora noi ci muoviamo in punta di piedi. Mentre l’Uomodellamiavita (da qui in poi abbreviato in “Udmv”) sta in bagno io mi dedico a sistemare i bagagli, appena arrivati abbiamo svuotato il baule e  abbiamo riempito di borse e borsoni metà della sala … sul tavolo un libro, il suo involto rosso e il resto del pacchetto . . . il libro di Norma (il principale motivo di questo viaggio una piacevole sorpresa, l’ho aperto appena arrivata a casa della Angela e ho già letto qualcosa, ma solo adesso, riposata, trovo anche la dedica (e commossa ringrazio).

Senza parole ed emozionata

In attesa di una telefonata da parte di Isabel (un’amica con la comune passione per la maglia), aiutiamo la signora Angela a riordinare la posta che si è accumulata nei mesi . . . un sacco di pubblicità e le bollette, ben tre lettere pubblicitarie che ci fanno ridere e preoccupare insieme (e che meritano un post a parte), portano l’Udmv a un gesto scaramantico. 
Arriva Isabel e finalmente la conosco di persona, come al solito c’è la meraviglia e lo stupore di conoscere una persona che conosci già! Un incontrare una sconosciuta che senti vicina e affine. 

Isabel e Fior . . . chi è una e chi è l’altra??? 

Una bella e lunga chiacchierata (o un quasi monologo da parte mia) in un caffé lì vicino, si parla di tutto, della lana, delle “conoscenze” in comune sul web, dei mie figli e del PiccoloLord, è strano e familiare ad un tempo questo strano sentimento, simpatia, affinità e sorpresa insieme, che continuerà, come prima per mail. Dopo un succo di frutta bevuto insieme, le ultime chiacchiere, più leggere ed è ora di salutarsi, due foto, i saluti e la promessa di tornare  . . . sotto il cielo che è diventato di quel bel azzurro carico che è proprio delle giornate “arancioni“, quelle con più alta percentuale di gioia, per me!  
Ed è subito ora di pranzo. 
Finalmente arriva la telefonata del “quasi gemello” Factum, un blogger-amico di vecchia data, ci siamo già incontrati più volte, dalla prima volta in cui ci siamo conosciuti, a Bivigliano, pur essendo mio amico è diventato anche amico dell’Udmv . . . il tempo a casa della Angela e ci fa attraversare, di corsa, mezza città, arriviamo a casa sua e ci rilassiamo con lui e sua moglie in una pasticceria, dove mi dicono di scegliere quello che voglio, mettendomi nelle ambasce . . . ci facciamo una lunga chiacchierata, potete immaginare anche voi che la mia voce, già rauca è diventata cavernosa e, nella foga dei rapporti umani, dimentico la macchina fotografica in borsa, mentre gusto un pasticcino con la panna e due more, bordeaux, sopra . . .

Si è fatto tardi, per cena dobbiamo essere ad Acqui. Salutiamo, con un po’ di commozione, la Angela e ricaricate borse e borsoni in auto, impostiamo l’indirizzo del navigatore. Buio pesto, malgrado non sia tardissimo, tante macchine, strade e autostrade e il navigatore che parla nella notte . . .

 

(Per oggi,  mi fermo qui . . . altro da fare)

I colori del viaggio . . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Siamo partiti stranamente in anticipo sulla tabella di marcia, anche grazie alla mia impeccabile organizzazione . . . e siccome la prima tappa era ReggioEmilia non ci serviva l’aiuto di quell’antipatica della simpatica signorina che abita nel nostro navigatore e tutti quei Km sono passati tranquillamente in chiacchiere e cucito (sì, cucito, avete letto bene, avevo un paio di pantaloni invernali a cui, rimanda oggi, rimanda domani, avevo fatto l’orlo la sera prima, a macchina  . . . ho approfittato del viaggio per fermare i fili, togliere le imbastiture, i pantaloni neri per una ciecata come me vanno “lavorati” col sole.  È vero che l’Uomodellamiavita (di seguito: Udmv) nel primo tratto di Autostrada rompeva cercava di distrarmi dal mio lavoro invitandomi a guardare il mare . . . non perché preso da un attacco di romanticismo, ma perché il mare era davvero uno spettacolo di azzurro e bianco delle creste dei cavalloni rimasti dalla mareggiata del giorno precedente. 

Usciti dall’Autostrada ci siamo dovuti fidare delle indicazioni del navigatore e della dritta della Lella “seguite i cartelli per il Passo del Cerreto!”, rotonda dopo rotonda, senza vedere nemmeno per sbaglio la città ci siamo ritrovati in aperta campagna, la Jeannie che abita nel nostro navigatore insiste con le sue istruzioni, ma l’Udmv malfidato prudentemente, al secondo cartello che portava il nome di un paesino mi ha fatto telefonare per chiedere chiarimenti, ci hanno risposto che andava bene così, eravamo sulla strada buona, affidandoci al “gira a destra, gira a sinistra, alla rotonda uscire alla seconda a destra” della tipa del navigatore, alla fine siamo arrivati. C’è venuto incontro il figlio dell’Angela, Roberto e, mentre chiacchieravamo del viaggio, davo uno sguardo intorno, poche palazzine, qualche villetta, tanti campi di un verde brillante, sotto un cielo azzurro e col sole di mezzogiorno che ravviva tutto. Siamo saliti e la casa ci ha accolta (con la Lella) con una bella sala/ingresso e un tavolo già apparecchiato e pieno di cose buone, fra cui spiccava quel pezzo di Parmigiano che avrebbe fatto la gioia di TopoGigio, buonissimi anche i carciofini sott’olio (di produzione propria e di cui aspetto la ricetta), provati per la prima volta i “ciccioli” e guastato tutto il resto degli antipasti, indimenticabili i ravioli e abbiamo gradito anche il secondo, chiacchiere e buon vino (piemontese) ed ci siamo dovuti rimettere in strada, ci hanno accompagnato alla macchina e i saluti si sono prolungati un po’ . . . e meno male che doveva essere una sosta “tecnica” in casa di parenti . . . ci siamo stati due ore e ci saremmo stati ancora altrettanto, molto volentieri.

la gatta di Norma – Psiche 

Macina e macina i chilometri, il sole è tramontato e verso Pavia ci siamo trovati sotto il nero di un immenso nuvolone che ci ha accompagnati per parecchi chilometri mentre il cielo in lontananza era ancora di un celeste chiaro che scuriva per diventare notte. Ci siamo resi conto che se fossimo arrivati a Torino, sistemati e cambiati per tornare dalla Norma avremmo fatto tardi, così, dopo un paio di telefonate, così com’eravamo dal viaggio (senza poter sfoggiare i pantaloni con l’orlo appena fatto) siamo sbarcati, stanchi e trasandati, a casa Carpignano & C e in un tripudio di baci e abbracci ho abbiamo conosciuto la padrona di casa e suo marito, ci hanno fatto accomodare in sala e mentre la Norma (come fanno tutte le donne che cucinano) si divideva tra cucina e sala, suo marito ci ha intrattenuto col suo sapere sui vari piatti che componevano l’antipasto (vedi qua, alla voce “U come Uva”), con i tanti aneddoti del suo lavoro e io, per un quarto piemontese, ho finalmente provato la “bagna cauda” anche se in versione “alleggerita” essendo neofiti. Abbiamo parlato di olive ascolane ripiene e fritte (ops, devo ancora mandare la ricetta!) e ci siamo spostati al tavolo e abbiamo gustato il resto della cena . . . tutto buono e speciale, fino al dolce, il bonnet, per non farne avanzare troppo, mi sono sacrificata e ne ho mangiato due porzioni.


Le due blogger e quel resta del “Bonnet”

Norma ci ha fatto conoscere la sua gatta, solo allora ho ricordato che avevo la fotocamera . . . ormai tutto quello che avrei potuto fotografare, per i curiosi rimasti a casa, era sparito. Norma mi ha riempito di regali tra cui un pacchetto confezionato con carta rossa, nastrino di paglia e due fiori di lavanda e ci siamo dovuti salutare . . . dopo questo lungo momento di relax, abbiamo dovuto rimetterci in marcia, abbiamo affrontato una strada di salite e discese, di curve e contro curve (abbiamo scoperto poi che si chiama “Pino vecchio”) che ha messo a dura prova il nostro stomaco . . . e finalmente siamo arrivati a Torino, intravisto il Po sotto le luci artificiali (l’unico momento in cui  abbiamo visto il Po a Torino), abbiamo seguito senza fiatare (a quel punto io non avevo più voce, l’Udmv non aveva più energie) la voce femminile del navigatore e siamo arrivati finalmente a casa della Angela, facchinaggio per tutte le borse e le valige e alla fine l’ultimo sforzo dell'”autista”, la ricerca del parcheggio, perché, essendo Torino la città dell’auto, c’erano macchine parcheggiate per ogni dove . . .  

Auto in una strada di Torino

(e qua finisce il primo giorno . . . )

L’alfabeto del viaggio (N – Z)

N come Nome . . . forse non tutti sanno che, i blogger quando si incontrano sovente continuano a chiamarsi col nick name . . . e non potete immaginare come mi piace sentire la Diggiu che mi chiama, e mi presenta,  “Fiore”

O come Orecchie . . . che hanno sofferto per gli sbalzi di altezza, si sono ripresi solo lunedì mattina!

P come Pane . . . mio padre, che è venuto a pranzo lunedì, per sentirsi raccontare il viaggio in tutti i suoi particolari, si è innamorato del pane toscano di Sansepolcro. Ma anche P come Parmigiano Reggiano . . . a casa di Lella, a Reggio Emilia, un pezzo, che avrebbe fatto la gioia di Topo Gigio, è stato sistemato con nonchalance sul tavolo e noi, umani fortunati, ce lo siamo pappato con gioia, buonissimo.

Q come Quadri . . . quanti quadri sui muri delle case che abbiamo visitato, alcuni (della Diggiu) visti anche sul web, negli anni . . . Quadro, se  si può chiamare così, il muro della sala di Norma, disegnato da lei . . . molto bello.

R come Ritorna . . . “Ritorna!”, “Dovete tornare”, “Tornerete???” . . . Ritorneremo di sicuro, se Dio vuole, a incontrare ancora, magari con più tempo, gli amici.

S come Stupore . . . sul volte di Factum quando dopo che ho detto che saremmo andati ad Acqui ma non avremmo visto la “Bollente” e lui a spiegarmi che la “Bollente” è una cosa unica, da vedere . . . da che mi ricordo ogni volta che passo per AcquiTerme vado sempre a vedere la “Bollente”, questa volta non c’era tempo.

T come Tea . . . la prima colazione, in Piemonte, dalla Angela, dopo 8 mesi di Città sulla Costa, in casa non c’era il latte, l’Udmv si è fatto il caffè, io il tea . . . la Angela tutta preoccupata perché non c’era il latte, ma la colazione l’abbiamo fatta (e bene) anche così.

U come Uva . . . Norma, dopo un pasto stile “matrimonio”, ha portato in tavola l’uva . . . ma non ce la faceva più nessuno . . . vi do un rapido elenco, per aperitivo: crostini di pane alle noci con lardo di arnad e castagne al rosmarino, e crostini con seirass noci e uva, e poi il fojot di bagna càuda con verdure assortite e i bicchierini di vitello tonnato  . . .  antipasto: tartare di carne con olio al tartufo, acciughe al verde, flognarde di cipolle piatlin-e  . . . e a seguire,  il riso al castelmagno con miele di tiglio, filetto di maiale in salsa di funghi al cacao con purè di patate e per dolce il bonet (*)

V come Voce . . . sono partita con un leggero raffreddore e conseguente mal di gola e una voce gracchiante . . . sono tornata con la gola come se fosse coperta di carta vetrata, avrei dovuto stare zitta. . . ma, voi, ci sareste riusciti???

Z come Zia . . . la zia di Acqui, che per la prima volta da che sono nata non era ad aspettarmi per coccolarmi, sgridarmi, raccontarmi . . . anche le zie ad un certo punto se ne vanno e anche se tu sei grande e loro vecchie, ti lasciano un vuoto

(*) Si ringrazia l’autrice del blog Merenda Sinoira per avermi mandato i “nomi propri” dei vari piatti! Se passate dal suo blog trovate un sacco di ricette, per lo più piemontesi, tra cui qualcuna di quelle che ho assaggiato io! 

L’alfabeto del viaggio (A – E)

A come Amici . . . incontrare una persona mai vista, ma con cui hai un rapporto di lettere, commenti ecc da un po’ di tempo e trovare un affinità istantanea, una cosa che ho già provato, ma che mi meraviglia ogni volta. Ritrovare dopo tanto tempo quegli amici che hai già visto più volte, come se ci fossimo lasciati da poco. E i mariti/mogli/figli che ti accolgono come una di casa . . . le magie di Interne!

B come Bagni . . . esiste già un libro sui bagni??? Magari l’avrà scritto qualche americano??? Potrei scriverne uno io sui bagni degli autogrill . . . per motivi che non ho indagato, ci siamo fermati spesso e così spesso abbiamo testato bagni pubblici. Mentre, dei bagni casalinghi la palma va a quello della Norma di Merenda Sinoira, da rivista di arredamento!

C come Città . . . Reggio Emilia, ci siamo stati, secondo il navigatore, ma non l’abbiamo vista, abbiamo fatto un giro largo e pur stando all’interno dei suoi confini, eravamo in campagna. Torino, vista pochissimo e in modo parziale con una corsa in macchina con Factum come cicerone. Acqui Terme, solo una cena, una lunga chiacchierata, un buon sonno e la focaccia a colazione. Firenze,  “toccata e fuga”, sempre lontani dal centro storico per incontrarci con NihilAlieno. SanSepolcro, l’unica che abbiamo potuto visitare (in parte), malgrado il tempo meteo promettesse pioggia. Gubbio . . . da lontano gli abbiamo fatto “ciao”!

D come Dolci . . . Il Bonnet della Norma, gli amaretti da mia cugina e quel buonissimo semifreddo alla grappa (di cui il cuoco ha promesso di farmi arrivare la ricetta) dal figlio della Diggiu . . . a pari merito!

E come Emozioni . . . Come quella che mi ha preso quando ho conosciuto Norma e Isabel o quando parlavo della situazione di mia figlia e del PiccoloLord o nel rievocare i tempi andati e le persone che non ci sono più con la cugina acquese.

(continua . . . )

Dreaming Piceno Blogger Tour

In attesa di tempi migliori, quando riuscirò a connettere e a stare in casa il tempo per riordinare link, racconti e idee . . . in attesa, dicevo, vi metto i link dove trovate i reportage di questi giovani travel blogger.

– 1 alla partenza – il Programma di massima, cosa c’era da vedere!  (clicca per leggere tutto)

1° giorno – San Benedetto del Tronto (Ap) (clicca e continua la lettura)

2° giorno – Montefiore dell’Aso – Cossignano – Ripatransone – Offida (clicca e scopri cosa hanno visto e gustato)

3° giorno – Riserva della Sentina (San Benedetto del Tronto) – Monteprandone- Monsampolo del Tronto – Spinetoli – Colli del Tronto (clicca e continua il viaggio tra arte, storia e natura, artigianato e cose buone prodotte sul territorio)

4° giorno –  Ascoli – Eremo di Colle SanMarco – Ascoli (e il viaggio continua alla scoperta di una delle più belle città d’arte del Centro Italia, cliccando qua, logico!)

5° giorno – Roccafluvione – Acquasanta Terme – Arquata del Tronto  (anche questo “giro” è molto interessante, per saperne di più, cliccare)

6° giorno  – Montegallo – Force – Palmiano – Venarotta – Castignano – Rotella –  Comunanza (in attesa di notizie perchè “a causa di mancanza di linea WiFi in tutte le strutture non siamo riusciti a pubblicare il post” . . . e finalmente, cliccando puoi vedere l’articolo)

7°  (e ultimo) giorno – Monti Sibillini e la Gola dell’Infernaccio(clicca e ti troverai immediatamente dentro  il racconto!)


E potete seguirli anche su Twitter con l’hashtag #dreamingpiceno . . .  o cliccando qui , come faccio io che ho un telefono che al massimo telefona e manda messaggi (e ha al suo interno un serpente pazzo che si mangia delle palline e sbatte via la testa!)