I colori del viaggio . . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Siamo partiti stranamente in anticipo sulla tabella di marcia, anche grazie alla mia impeccabile organizzazione . . . e siccome la prima tappa era ReggioEmilia non ci serviva l’aiuto di quell’antipatica della simpatica signorina che abita nel nostro navigatore e tutti quei Km sono passati tranquillamente in chiacchiere e cucito (sì, cucito, avete letto bene, avevo un paio di pantaloni invernali a cui, rimanda oggi, rimanda domani, avevo fatto l’orlo la sera prima, a macchina  . . . ho approfittato del viaggio per fermare i fili, togliere le imbastiture, i pantaloni neri per una ciecata come me vanno “lavorati” col sole.  È vero che l’Uomodellamiavita (di seguito: Udmv) nel primo tratto di Autostrada rompeva cercava di distrarmi dal mio lavoro invitandomi a guardare il mare . . . non perché preso da un attacco di romanticismo, ma perché il mare era davvero uno spettacolo di azzurro e bianco delle creste dei cavalloni rimasti dalla mareggiata del giorno precedente. 

Usciti dall’Autostrada ci siamo dovuti fidare delle indicazioni del navigatore e della dritta della Lella “seguite i cartelli per il Passo del Cerreto!”, rotonda dopo rotonda, senza vedere nemmeno per sbaglio la città ci siamo ritrovati in aperta campagna, la Jeannie che abita nel nostro navigatore insiste con le sue istruzioni, ma l’Udmv malfidato prudentemente, al secondo cartello che portava il nome di un paesino mi ha fatto telefonare per chiedere chiarimenti, ci hanno risposto che andava bene così, eravamo sulla strada buona, affidandoci al “gira a destra, gira a sinistra, alla rotonda uscire alla seconda a destra” della tipa del navigatore, alla fine siamo arrivati. C’è venuto incontro il figlio dell’Angela, Roberto e, mentre chiacchieravamo del viaggio, davo uno sguardo intorno, poche palazzine, qualche villetta, tanti campi di un verde brillante, sotto un cielo azzurro e col sole di mezzogiorno che ravviva tutto. Siamo saliti e la casa ci ha accolta (con la Lella) con una bella sala/ingresso e un tavolo già apparecchiato e pieno di cose buone, fra cui spiccava quel pezzo di Parmigiano che avrebbe fatto la gioia di TopoGigio, buonissimi anche i carciofini sott’olio (di produzione propria e di cui aspetto la ricetta), provati per la prima volta i “ciccioli” e guastato tutto il resto degli antipasti, indimenticabili i ravioli e abbiamo gradito anche il secondo, chiacchiere e buon vino (piemontese) ed ci siamo dovuti rimettere in strada, ci hanno accompagnato alla macchina e i saluti si sono prolungati un po’ . . . e meno male che doveva essere una sosta “tecnica” in casa di parenti . . . ci siamo stati due ore e ci saremmo stati ancora altrettanto, molto volentieri.

la gatta di Norma – Psiche 

Macina e macina i chilometri, il sole è tramontato e verso Pavia ci siamo trovati sotto il nero di un immenso nuvolone che ci ha accompagnati per parecchi chilometri mentre il cielo in lontananza era ancora di un celeste chiaro che scuriva per diventare notte. Ci siamo resi conto che se fossimo arrivati a Torino, sistemati e cambiati per tornare dalla Norma avremmo fatto tardi, così, dopo un paio di telefonate, così com’eravamo dal viaggio (senza poter sfoggiare i pantaloni con l’orlo appena fatto) siamo sbarcati, stanchi e trasandati, a casa Carpignano & C e in un tripudio di baci e abbracci ho abbiamo conosciuto la padrona di casa e suo marito, ci hanno fatto accomodare in sala e mentre la Norma (come fanno tutte le donne che cucinano) si divideva tra cucina e sala, suo marito ci ha intrattenuto col suo sapere sui vari piatti che componevano l’antipasto (vedi qua, alla voce “U come Uva”), con i tanti aneddoti del suo lavoro e io, per un quarto piemontese, ho finalmente provato la “bagna cauda” anche se in versione “alleggerita” essendo neofiti. Abbiamo parlato di olive ascolane ripiene e fritte (ops, devo ancora mandare la ricetta!) e ci siamo spostati al tavolo e abbiamo gustato il resto della cena . . . tutto buono e speciale, fino al dolce, il bonnet, per non farne avanzare troppo, mi sono sacrificata e ne ho mangiato due porzioni.


Le due blogger e quel resta del “Bonnet”

Norma ci ha fatto conoscere la sua gatta, solo allora ho ricordato che avevo la fotocamera . . . ormai tutto quello che avrei potuto fotografare, per i curiosi rimasti a casa, era sparito. Norma mi ha riempito di regali tra cui un pacchetto confezionato con carta rossa, nastrino di paglia e due fiori di lavanda e ci siamo dovuti salutare . . . dopo questo lungo momento di relax, abbiamo dovuto rimetterci in marcia, abbiamo affrontato una strada di salite e discese, di curve e contro curve (abbiamo scoperto poi che si chiama “Pino vecchio”) che ha messo a dura prova il nostro stomaco . . . e finalmente siamo arrivati a Torino, intravisto il Po sotto le luci artificiali (l’unico momento in cui  abbiamo visto il Po a Torino), abbiamo seguito senza fiatare (a quel punto io non avevo più voce, l’Udmv non aveva più energie) la voce femminile del navigatore e siamo arrivati finalmente a casa della Angela, facchinaggio per tutte le borse e le valige e alla fine l’ultimo sforzo dell'”autista”, la ricerca del parcheggio, perché, essendo Torino la città dell’auto, c’erano macchine parcheggiate per ogni dove . . .  

Auto in una strada di Torino

(e qua finisce il primo giorno . . . )

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4 thoughts on “I colori del viaggio . . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

  1. bhe,,,resti sempre la scrittrice preferita..ma la guida michelin ce l’ho…azzurro\bianco\nero\verde,,,e le sfumature delle emozioni,,?i dettagli dei sentimenti…?i vecchi ricordi rispolverati…?

  2. Mamma mia, che problema, una critica così attenta mi porterebbe a scrivere per un mese di questi 4 giorni . . . in questo viaggio molte le emozioni, ma non sempre condivisibili, i sentimenti ci sono, ma sono tutti gioiosi, non c’è una gamma tanto larga . . . i ricordi??? Torino non fa parte dei miei ricordi, poi . . . sinceramente, non vorrei annoiare il mondo per 4 giorni di viaggio! 🙂
    Pazienta ancora un po’ arrivano gli altri giorni, magari ti piacciono di più! 😉

    Ciao, Fior

  3. Purtroppo avete vissuto Torino e dintorni praticamente di notte, strade comprese, che se fatte vedendo il paesaggio sembrano meno crudeli nonostante le curve… è un motivo in più per tornare con più tempo e magari in una stagione più tiepida!

    • Sì, tutte le parti più “panoramiche” del viaggio le abbiamo fatte di notte … per questo motivo abbiamo pensato che è proprio meglio viaggiare nella stagione calda (con l’ora legale) e pensiamo di rifare questo viaggio, magari spezzettato! 🙂

      Ciao, Fior

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