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Un pomeriggio “altern-at-tivo”

Vista con gli occhi di uno dei vicini, la cosa si stava facendo sospetta.
Già il locale per lui era fuori norma, un B
ar “Bio”, con la sua sfilata di bottiglie, ma anche con molte scatolette di tisane, tè, cioccolata . . . e i dolci, preparati e cotti in casa dalla moglie del proprietario.


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E ora, da qualche mese, una domenica al mese, vedeva arrivare alla spicciolata donne, giovani e meno giovani, con borse,  borsette e borsone . . . lui aveva fatto l’indifferente, ma le aveva viste tutte, qualcuna era tornata tutte tre le volte, alcune invece erano arrivate una volta sola e, fin ora, non si erano ancora riviste . . . persino un ragazzo si era fermato, la prima volta, le due ore pomeridiane, ma  poi non l’aveva più visto.
E alla fine si era deciso, l’ultima domenica di marzo, un fantastico pomeriggio di primavera,  si era messo a passeggiare sul marciapiede e con fare indifferente, sbirciava dalla vetrina, le vide tutte appollaiate sugli sgabelli, tutte a testa bassa, ognuna con in mano qualcosa e, nei momenti in cui i rari clienti domenicali aprivano la porta, si potevano udire chiacchiere e risate . . . il proprietario del bar, il simpatico Pietro, le osservava curioso e divertito, poi si dava da fare per portare qualche piattino pieno di dolcetti, qualche tazza con cioccolata, cappuccino, tisane e loro, le donne, si affrettavano a spostare quello che avevano davanti, quasi con la paura che si potesse contaminare . . . mah, la cosa non gli era chiara, ma avrebbe tenuto d’occhio la situazione continuando a “fare la ronda” nei pressi. 

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L’appuntamento era alle 16.00 di oggi, al Seven Bar, in una delle stradine del centro, quando sono arrivata c’erano già Eleonora e altre due “ragazze” (tutte e due più giovani di me), ci siamo salutate, poi una delle due ragazze, mi ha allungato un foglio ripiegato dicendo: “Ecco l’angelo custode” . . . choc . . .  e poi l’intuizione, siamo andate a Roma alla Fiera con lo stesso autobus.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo presentate, e abbiamo iniziato a parlare di amiche in comune (Eleonora mi ha portato i saluti di un’amica knitter di Torino) e dei nostri progetti, poi è arrivata Valentina che con Eleonora è l’ideatrice di questi incontri: Knit Caffé  lo chiamano adesso che va di moda usare l’inglese.

 

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Siamo al terzo incontro, io ho partecipato solo agli ultimi due. 
Eleonora ci racconta delle sue esperienze di incontri di questo genere, a Torino, ci racconta che nella città sabauda ogni giorno, in qualche quartiere, si può trovare un gruppo di signore e qualche signore che sferruzza o uncinetta.

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Si aggregano al gruppo due signore più o meno della mia età, così siamo arrivate a 7. Le ultime due arrivate (sono amiche di un’amica che oggi non è potuta venire) e vorrebbero imparare a lavorare con i ferri circolari, così, mentre Eleonora spiega a loro (in pratica fa un corso personalizzato e accelerato) ascolto anch’io che a questa lavorazione mi ci sono avvicinata da autodidatta. Valentina fa le prove di modelli per una tendina a uncinetto, Gloria e Simo, lavorano all’uncinetto leggendo le spiegazioni su un tablet . . . insomma, la tecnologia applicata alla tradizione. 

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Pietro, il simpatico proprietario, ci chiede cosa vogliamo di merenda, e tra una tisana, un tè e tanti biscotti che prepara sua moglie, arriva anche il cappuccino che viene descritto come “buonissimo”, mi sa che al prossimo incontro lo prendo anch’io.  Io mi affretto a spostare i gomitoli di lana mohair, e mi godo la dolcezza e il relax. 
Si continua con i lavori, le chiacchierate e le risate e le 18.00 arrivano in fretta e noi raccogliamo i nostri lavori e ci diamo appuntamento al prossimo incontro.  Si torna alla realtà di tutti i giorni.

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Un modo moderno di incontrarsi, un modo nuovo di tenere viva una tradizione antica, quella che vedeva le nostre mamme riunirsi in casa di una o dell’altra, nei giardinetti o in spiaggia (ricordo benissimo mia madre e altre signore italiane con alcune signore tedesche che si spiegavano con disegni o facendo vedere come lavoravano i vari punti che volevano insegnarsi) o, addirittura mettendo le proprie seggiole nelle piazzette o sulle strade, allora poco frequentate,  stare insieme e passare conoscenze alle giovani generazioni . . . adesso, se qualcuna vuole imparare e non ha sottomano una mamma, una nonna o una zia, ecco i tutorial su you tube. 

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Poi, all’improvviso l’anziano vicino sul marciapiede non si sentiva più così anziano e non si sentiva più nemmeno in quella via . . . si sentì trasportato indietro nel tempo, quando proprio nei pressi di quella via, sua madre, la nonna e le vicine, dalla primavera all’autunno, formavano un circoletto con le sedie e ognuna aveva il suo lavoro, chi preparava la rete per il marito pescatore, chi aveva il tombolo per preparare il pizzo dei corredi nunziali, chi lavorava a maglia (soprattutto le calze pesanti per l’inverno) e chi ricamava, c’era sempre qualche bambina che stava vicina all’adulta che le insegnava l’arte antica e i maschietti, correvano, giocavano a palla . . .  Finalmente aveva capito, quelle donne portavano avanti una tradizione che arriva dalla notte dei tempi! 

retareLe “retare” che lavorano fuori dall’uscio di casa

 

Credits:  Le foto a colori sono di Pietro del SevenBar e riguardano ben 3 domeniche pomeriggio . . . la foto in bianco e nero l’ho trovata con Google! 

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Da Viviana sul Venezuela . . . condivido

Anch’io ho degli amici quasi parenti in Venezuela, anch’io, fin dall’inizio di questa rivolta partita dagli studenti sto condividendo i link che arrivano dal Venezuela, ma Viviana ha i parenti laggiù e ha notizie di prima mano, quelle notizie che i mass media “tradizionali” passano col contagocce (e non capisco perché).

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Ecco perché, quando Viviana l’ha chiesto io ho condiviso il suo post, vi invito a leggere. (se poi volete, potreste condividere anche voi) 

“Chi mi segue anche sui social ormai dovrebbe essersi accorto che la mia attività su internet si limita, molto sostanzialmente, a rilanciare quanto accade in Venezuela.
Oggi mi è giunta la notizia dell’arresto di Enzo Scarano.
E chi cazz’ è? dirà qualcuno a giusto titolo.
Enzo Scarano è un amico di famiglia (famiglia venezuelana), sindaco della città di San Diego, rieletto per il secondo mandato a maggio.
Ho visitato la sua città e l’ho trovata pulita (cosa non scontata visto che a Valencia la spazzatura ci sommergeva perchè si sono rubati i camion per la raccolta!), con servizi efficienti e in piena crescita. Appartiene all’opposizione di governo ma non è un guerrafondaio e neanche un fascista.
E’ stato arrestato perché avrebbe fomentato la protesta, tra arresto e condanna a 10 mesi son passate poche ore!

Il Governo di Nicolas Maduro, con l’acqua alla gola e senza il carisma che giusto o sbagliato che fosse era innato in Chavez, arranca in arresti, uccisioni che prendono la connotazione di omicidi, ferimenti, accuse internazionali a destra e manca.

La realtà è che mia cugina ha il ristorante chiuso da 45 giorni, non può lavorare e se anche potesse non trova le materie prime per farlo nel terzo Paese produttore di petrolio al Mondo.

Un Paese che regala petrolio a Cina e Iran in cambio di autovetture ma non riesce a garantire burro, farina e latte ai suoi cittadini.

Chiedo, con la propria libertà di farlo, di condividere questo post sui social che frequentate affinché non resti una voce circoscritta. Ammesso e non concesso che lo condividiate! (non ve ne vorrò in caso contrario :-P)

Non sono una donna da Fiera

Ieri a Roma c’è stato anche il sole . . . io l’ho visto solo ogni tanto, quando qualcuno apriva una porta d’emergenza per uscire dal Padiglione ” 2 ” della Fiera di Roma, dove era ospitato lo “HOBBY SHOW”
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Quando sono partita da casa era notte e non so che tempo facesse.
Abbiamo volte le spalle alla Costa e si intravedeva il cielo dell’aurora tra le nuvole scure.

Di qua del Gran Sasso, pioveva . . . di là del Gran Sasso, nevicava (a cielo chiuso), verso Roma pioveva.
Quando quando sono arrivata in Fiera, era tutto grigio, ventoso e piovvigginava.
Quando sono uscita dalla Fiera, era tutto grigio e ventoso.

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Quando siamo finalmente entrate nel padiglione, ecco la vista che ci ha accolto, 

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Anche se alcune delle mie “compagne” di gita che hanno frequentato altre e più grandi fiere del settore, hanno detto che non era particolarmente fornita . . . 

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io l’ho trovata già abbondantemente stancante, infatti, verso la metà del nostro “tempo utile”, ho incontrato alcune amiche blogger e di fb, oltre alla FigliaPiccola e ho fatto quattro chiacchiere con loro . . . 

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Poi con la FigliaPiccola ho girellato e le ho fatto rivedere qualche stand che mi aveva colpito . . . come quelli dei quilt . . . 

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Quelli dei dolci . . . 

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E, questo . . . che mi è piaciuto in modo particolare, chissà se riuscirò a farne almeno una di queste collane . . . (per il copricostume, non mi ci metto nemmeno!)

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La mia prima volta . . .

No, non quella che pensate voi, la mia prima volta alla presentazione di un libro.

Il libero di una nuova amica . . . chiamarla amica mi pare un po’ presuntuoso, ma visto che (mi assicura) è un’amica della FigliaPiccola, posso considerarla un po’ anche amica mia. Simona, scrittrice, attrice e molto altro! 

Tutto è cominciato con un link su Facebook, annunciava l’arrivo nella Città sulla Costa della Nera e della Scépa . . .  la FigliaPiccola le aveva conosciute a Roma e con quel link su Facebook, mi invitata ad andare a conoscerle anch’io . . . prima cosa mi sono dovuta attivare: andare a comprare il libro e  farmi spiegare ben bene  il come, il dove e il quando era l’appuntamento, a tutto questo ha provveduto una delle prime persone conosciuta da quando sono arrivata quaggiù: Mimmo della Bibliofila (non è pubblicità, solo storia) che è tra i promotori di Piceno d’Autore, il Festival che comprendeva anche la presentazione del libro di Simona. 

Giunti_EvelinaELeFate (1)Cliccando sul la copertina, leggerete la trama


Ho fatto un po’ di inviti, di telefonate e sono riuscita ad avere con me due delle nipoti . . . Siamo arrivate alla presentazione, nella miglior tradizione della Costa: con un leggero ritardo. Per fortuna la presentazione non era ancora cominciata, ci siamo presentate, abbiamo fatto due chiacchiere con Simona, Mimmo Minutoli e la signora Cinzia Carboni, lui è il Presidente e lei una dei consiglieri dell’associazione “I luoghi della scrittura”, l’associazione che organizza il festival . . . ci siamo sistemate in prima fila (non c’erano molti altri posti liberi, c’era un bel po’ di gente) e abbiamo assistito alla presentazione del libro. 
M’è piaciuto tutto, molto. Il libro (divorato in un fine settimana) e la presentazione, una nuova esperienza, la mia prima volta. 
M’è piaciuto tantissimo il modo di essere della scrittrice e il racconto delle spinte che l’hanno portata a scrivere questo libro . . .  il racconto della sua vita, così interessante . . . e l’esperienza di sua mamma, una mamma con delle doti particolari. Di cui io non dubito, avendo avuto anch’io una mamma con esperienze simili (si vede che le mamme di una volta erano speciali).

Durante la presentazione, Simona ha raccontato che l’ExdellaFigliaPiccola è stato l’ispiratore del personaggio del “Toscano” (io avevo letto che questo partigiano era di Prato, ma non avrei  mai immaginato). Questo particolare ha risvegliato in me un ricordo 

DSCN2659Ecco Simona con la signora Cinzia, scrittrice anche lei . . .
che l’ha “scoperta” al salone del libro di Torino

Dopo la presentazione ci siamo fermate ancora un po’, per salutare e per farci fare la dedica sul libro (che poi è partito con la nipoteBeatlesManiaca verso Urbino), due chiacchiere supplementari dove io raccontavo di quella volta che  l’ExdellaFigliaPiccola nell’agosto 2011 mi aveva chiesto se poteva scaricare un racconto di una sua amica, perché c’era un personaggio che era stato ispirato da lui . . .  pensate, ce l’ho ancora nella memoria del computer, era lì da leggere e io non l’ho mai letto perché non avevo mai chiesto il permesso, l’avevo salvato solo perché non sapevo se potevo buttarlo! E due chiacchiere per parlare con Simona e il suo compagno, Fabio, di cani, dei loro e dei nostri  . . . loro infatti conoscono bene CarrieB, la mamma della nostra Bella.

Che dire del libro: ho amato tutti i personaggi. Incominciando da Evelina, piccola bambina di 5 anni presa tra incombenze domestiche e gli orrori della guerra. È il racconto di quello che vede e i suoi ragionamenti di bambina che creano la magia del racconto. Ci sono poi i fratelli, la mamma, la nonna e il papà che condividono con lei la fatica della vita (non solo di quel periodo di guerra)e la visione delle “fate”, la Nera e la Scépa, presenze ben accette e considerate normali nella casa del podere piantato sulle colline marchigiane, in quella zona di confine tra Marche, EmiliaRomagna e Toscana.
Gli sfollati, povera gente unita momentaneamente dai problemi della guerra, ognuno con la sua storia alle spalle e con modi diversi di affrontare i problemi della vita.

Poi quei personaggi che da soli varrebbero un libro . . . Il Toscano, partigiano venuto da lontano. L’Angela, figlia di un fascista convinto, eppure con altre idee a cui lei rimarra fedele fino in fondo. Peppe, anche lui non è del posto, ma qui trova l’amore.

Davvero consiglio la lettura di questo spaccato di “storia minima” dell’entroterra marchigiano durante i mesi che passarono fra l’attestarsi dei tedeschi sulla “linea gotica” e lo sfondamento della stessa da parte degli “Alleati”!

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Piccolo Post Scriptum: ieri, alle casse del SuperMercato c’erano gli espositori dei libri a 0,99€, ne ho preso uno al volo: ” Una stanza tutta per sè ” di Virginia Woolf . . . l’ho preso d’impulso solo perché avevo letto questo titolo nei ringraziamenti in fondo al libro! 

Avete mai trovato una zucchina dritta???

Su Facebook, sotto la foto di una bella zucchina, qualcuno ha scritto (tra le altre cose) queste parole: le zucchine ripiene…che ideona!!! ho l’arnese magico per punzarle e via che faccio un bel buco lungo dritto,semplice no?! …seeeeeeeeee avete mai trovato una zucchina dritta??!! no,tutte curve e col diametro che diminuisce…insomma ci vuol un ingegnere nè!!! aahhh siiii sennò entri giusta ed esci col buco a metà zucchina sul fianco… oppure la scardini completamente e ne puoi far solo sugo..”
Il mio commento è stato: “Io le taglio a metà (per il lungo) e le faccio a “barchetta” . . . più semplici e più buone!” . . .  da qui a decidere di parlare delle “mie” zucchine ripiene il passo è stato breve . . . anche se, ci sarebbero altre e ben più importanti storie da raccontare al mio diario . . . per oggi  un paio di ricette, per il resto, c’è tempo.

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Sono ricette che ho trovato anni fa, quando ti capitava di leggere su Grazia un’articolo, dove una donna impegnata in carriera raccontava a una giornalista di Grazia che comprava quel giornale per le “pentole” . . . le pentole che segnalavano in ogni ricetta il grado di difficoltà, il giornale era pieno di notizie, di articoli interessanti: poche foto, molte parole. Al centro, un’inserto di cucina (o, in stagione, consigli di bellezza, per la casa o il giardino) io per anni li ho raccolti, ne ho fatti due libroni, le mie enciclopedie domestiche . . . c’è stato un periodo che ogni inserto era pieno di ricette di un solo ortaggio, così ho: “saper mangiare le verdure” – le melanzane, i finocchi, le patate, gli asparagi, le insalata, i pomodori . . . le zucchine.
In ogni fascicolo almeno 12 ricette, e i consigli su come conservarle, come pulirle, quanti tipi ce ne sono . . . una vera miniera di informazioni.
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Le zucchine ripiene, a casa di mia mamma, venivano preparate trifolate o fritte, non ricordo di averle mai provate ripiene da piccola . . . da mia suocera, oltre che fritte, a pezzi con la cipolla e pomodoro, venivano preparate ripiene. Erano scavate nel centro con l’apposito attrezzo e riempite di un impasto a base di carne, uova e parmigiano. Ho amato molto mia suocera, ma mai le sue zucchine ripiene . . . all’esterno la zucchina era straunta e bruciacchiata, all’interno lessa e insapore e il ripieno ricordava (a vista) un sigaro o qualcosa che non nominerò! Se poi, come capitava, le cucinava prima, era peggio perché lei non riscaldava niente.

Mi sono sempre rifiutata di cucinare anch’io le zucchine ripiene finchè in quei fascicoli ho trovato la ricetta giusta, due ripieni a cui io ho aggiunto il terzo. È una ricetta segnalata con 2 pentole, perciò di media difficoltà, l’unico problema è che piacciono e la gente di casa mia non è da porzioni da “nouvelle cousine”, per cui devo prepararne molte. Ultimamente ho usato, oltre le zucchine “normali” anche quelle tonde. Tutta verdura che abbiamo coltivato nell’orto, per cui con quel qualcosa in più che è dato dal sapore della verdura colta, cotta e mangiata! Il lavoro è laborioso, a volte mi porto avanti preparando parte del ripieno il giorno prima.

Gli ingredienti, a parte le zucchine, (per 8 persone) sono
1° Ripieno: gr 50 di funghi secchi, 2 uova, mollica di pane, latte, sale, pepe, aglio, olio d’oliva extravergine = qb
2° Ripieno: 1 etto di prosciutto cotto, 2 uova, mollica di pane, latte, sale, pepe, aglio, olio d’oliva extravergine = qb
3° Ripieno: 4 patate medie, 2 uova, uno spicchio d’aglio, parmigiano e pecorino grattuggiati, basilico, origano,  sale,  pepe,  olio d’oliva extravergine = qb

La mollica di pane va intrisa nel latte e strizzata.
I funghi vanno “ammollati” per farli rinvenire e poi sciacquati bene (a volte si trovano sassolini o terra), strizzati e tritati grossolanamente.
Il prosciutto cotto dev’essere tritato piccolo, ma non a crema.
Le patatate, lessate (se con la buccia restano più saporite e meno acquose) e schiacciate (se le lessate con la buccia, logicamente le dovrete sbucciare prima, c’era bisogno di dirvelo?) .
Tritate aglio e prezzemolo per i primi due ripieni. Tritate aglio da solo, spezzettate con le mani il basilico per il terzo ripieno.
Inutile che vi dica che ogni ripieno va in una ciotola diversa . . . no??? 
Le zucchine, dopo averle pulite e lavate, vanno tagliate a metà per la lunghezza, e poi sbollentate (in acqua salata) finché la parte centrale è molle alla forchetta,  le tolgo dall’acqua e man mano le metto ordinatamente su una tovaglia vecchia, le svuoto con un cucchiaio, cercando di non romperle agli apici, così sembrano delle barchette.
La polpa cotta, che ho tolto dalle zucchine,  la trito  o la schiaccio con la forchetta e la metto  nel caccia-maccheroni o nel colapasta, così che si liberi dall’ultima acqua.
Quando ho finito, ne metto una parte in ogni ciotola (una ciotola, un ripieno, lo ricordo per chi ha saltato qualche riga) dove c’è già il resto del ripieno. Mi regolo per non mettere troppa o troppo poca polpa, mischio bene ogni ripieno e controllo il sapore. Se è il caso aggiusto di sale e di consistenza, che dev’essere morbida ma non sbrodolata.

Sistemate le zucchine nelle teglie unte di olio (io uso quelle basse da pizza o la leccardiera del forno) . . . io non ungo le teglie prima,  sotto le zucchine ci metto la carta da forno, così mi risparmio un po’ di condimento e qualche “accidenti” nel lavaggio . . . a questo punto, metto poco sale all’interno di ogni zucchina e poi ci distribuisco il ripieno, non a pari della zucchina, ma un po’ di più (per capirci, quasi a ricostruire la forma della zucchina).
Faccio cascare un filo d’olio su ogni zucchina (se non avete unto prima le teglie, passando da una zucchina e l’altra casca quel tot di olio per ungere il fondo della teglia. Una spruzzata di parmigiano su ogni ripieno  e infilate in forno caldo (200°circa, poi, ognuno conosce il suo forno) per mezz’ora o finché non si forma la bella crosticina sopra al ripieno.
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Ultimamente oltre alle zucchine “lunghe”  uso anche quelle tonde, ma senza la calotta superiore.

Sembra complicato, ma a farlo ci vuole meno che a scriverlo! Provate e fatemi sapere come è andata! 

Adotta un Cardinale

Leggendo un post nel blog di Lucyetta, ho trovato questa iniziativa, non voglio dirvi che dovete partecipare anche voi, io la faccio l’ho fatto . . . così, ho riempito il modulo e mi sono trovata il Cardinale che è affidato alle mie preghiere . . . 

Fiore, hai adottato un cardinale!

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Nome: Giuseppe Versaldi
Paese: Italia
Giorno di nascita: 30/07/1943
Cardinale dal: 18/02/2012
Funzione: Prefetto della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede

Volendo saperne di più sono andata su Google e ho trovato un sacco di link, ho scelto questo . . . più “ufficiale”, ma vedrò di saperne di più . . . 

Devo confessarvi che mi sarebbe piaciuto adottare il Cardinale Turkson, del Ghana, perché mi ricordo che, quando qualche anno fa lavoravo in un negozio di fotografo, venne da noi un cliente a farci sviluppare un rullino e stampare le foto e fare degli ingrandimenti . . . nelle foto c’era lui (e altre persnone) con questo neo Cardinale, il cliente era suo fratello . . . e qualche anno dopo, alla morte di Giovanni Paolo II abbiamo scherzato sul fatto che potesse diventare Papa e scherzavamo con suo fratello sul fatto che avremmo potuto farci presentare il Papa venuto dall’Africa, dicendoci, però, che questa era un’eventualità remota. Invece, da quello che ho letto sui giornali, pare che non sia neanche un pensiero così strano . . . solo che ormai non so più che fine ha fatto quel cliente.

In attesa di Gargantua e Pantagruel

Per superare i momenti difficili servono alcune cose, più o meno reperibili, 
sarebbero utili un paio di pentole piene d’oro, di quelle che si trovano in fondo all’arcobaleno . . .  
un numero limitato di veri amici e qualche parente, di quelli che quando chiami mollano tutto e arrivano in aiuto . . .
una bella tavola imbandita, di quelle che invitano a gustare il pranzo in allegria . . .
una casa accogliente e comoda, di quelle molto vissute, il contrario di certe case/museo . . .
un paio di animali domestici, di quelli che non lasciano in pace nessuno, affettuosi fino all’eccesso . . .
un invito a pranzo, a tema, di quelli che si fanno con una frase buttata là con nonchalance: “vi voglio far provare la polenta, come la fanno sù, dalle parti di mia madre!” . . .  

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Tutto questo c’era, domenica a casa di Fiordicactus, l’atmosfera era quella giusta dei giorni di festa . . . anche se la mancanza del PiccoloLord (che come ogni domenica, da giugno, sta da suo padre) si sentiva e un paio di volte è stato evocato il cupo spirito di PE. Ma lo spirito gioioso della festa, dell’amore e dell’affetto, ha prevalso.

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Anche grazie alle sapienti mani (e la testa) della FigliaGrande, che, dalla cuoca sopraffina che è, ha messo in tavola tanta di quella (buona) roba che, se anche fossero arrivati i due mitici mangioni del titolo sarebbero stati soddisfatti. Addirittura è avanzato abbastanza per farci pranzo il giorno dopo, tutto dire, la Suocera sarebbe stata contenta. Diceva sempre: “Se n’ha ‘vvanzate, n’ha vastuto!” (serve la traduzione??? “se non è avanzato, non è bastato”)

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Per gli antipasti, a Km zero,  gli ingredienti principali sono arrivati direttamente dall’orto . . . 6 metri dietro casa! Insalata d’arance e crostoni con Indivia Scarola “alla napoletana”.

Polenta (la scusa, come dice l’Amica N) con Maiale arrosto e al forno, Salsicce rosolate, purea di Mele, Verze, Spinaci e . . . per chi è davvero goloso, già a fette e tocchetti, Gongorzola e Taleggio per farcire la polenta . . .

Vino Verdicchio di Jesi e Montepulciano d’Abruzzo

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E per finire: frutta, pasticcini portati dagli ospiti e un buonissimo strudel fatto in casa dalla FigliaGrande, sorseggiando vino cotto!

E poi . . . tante chiacchiere e per finire, ancora con la tovaglia sul tavolo . . . caffé! 

E abbiamo giocato anche  a carte, prima i classicissimi “Briscola” e “Scala 40” e poi un gioco di quelli “scemini”, da bambini che imparano a riconoscere le carte . . . con sommo divertimento di tutti noi (anzi del “fanciullino” che è in tutti noi).

Davvero una bella giornata in buona compagnia! Grazie a tutti i partecipanti.

Gli auguri di Natale

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!!!

Ed ora

Auguri a tutti 

agli amici che passano

a quelli che hanno perso la strada . . .

a coloro che mi pensano con un sorriso

a quelli che arrivano per caso

Auguri a tutti

Buon Natale 

00000La speranza

Si ringrazia Lucyette, per l’idea di un “Calendario dell’Avvento” virtuale. 🙂
Si ringrazia il laboratorio Demetz-Patrick, che, senza saperlo, ha fornito le foto di tutte le statuette del presepio. 
Si ringrazia Google per tutte le altre foto che abbelliscono  i post del Calendario dell’Avvento. ( a parte quelle di famiglia)

I colori del viaggio – ter. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Attraversiamo le colline da Asti ad Acqui nel buio assoluto, seguendo le indicazioni del navigatore, non ascoltandolo quando, noi sulla superstrada, ci continua a dire di prendere a destra (o a sinistra) per immetterci in strade tra paese e paese perché è convinto che stiamo macinando Kilometri in mezzo ai campi (dice l’autista che il Figlio probabilmente non ha aggiornato l’aggeggio), dove non c’è la superstrada, la nostra guida ci conduce come ciechi su e giù, qua e là per le colline e alla fine arriviamo, la via è presto trovata e anche il parcheggio, saliamo con i nostri soliti bagagli al seguito e ci gustiamo polenta e spezzatino, i ravioli, la formagetta e per finire gli storici amaretti di AcquiTerme, il tutto accompagnato da del buon dolcetto, fatto in casa.

Le cose di cui parlare sono tante, gli uomini ci lasciano alle nostre reminiscenze del tempo che fu e a qualche pettegolezzo attuale . . . la parentela è vasta e le cose da raccontare tante, tra io che sbocconcello un po’ di dolce e un po’ di salato e lei che fuma una sigaretta via l’altra facciamo le 3! “Le tre?” ci chiediamo stupite e scappiamo a letto.
La mattina, sei ospite, non puoi iniziare a girellare per casa prima dei cugini . . . così facciamo colazione tardi, come ho detto, il cugino viene mandato a rifornirsi di latte (che loro non bevono) e della focaccia. Non sono arrivata a intingere la focaccia nel caffè latte come fanno le amiche di Genova, ma mangiare una e bere l’altro sì.
Si riparte, carichi dei nostri bagagli più qualcosa di aggiunto . . . ci fermiamo alla Cantina Sociale per un rifornimento richiesto dai figli e via, verso la costa ligure . . . sotto un cielo grigio perla, piovvigina.

Ci infiliamo in Autostrada e facciamo una tirata unica, fermandoci solo per soste “tecniche” a vari Autogrill, da Acqui a Firenze. A un certo punto comincio a pensare che potrei farlo diventare un lavoro, testare i bagni e la gentilezza e simpatia dei cassieri degli Autogrill sparsi per la penisola, magari scrivere un bel manuale. 
Beviamo, acqua, bibite, caffé, ma di mangiare non se ne parla, con due giorni come quelli appena passati, non c’è rischio di morir di fame.
Maciniamo i chilometri e il navigatore si fa sentire molto poco . . . vediamo passare i cartelli con i nomi che abbiamo già letto in altri viaggi, con i figli piccoli, posti dove ci sono amici, che purtroppo non visiteremo, ai bordi dell’Autostrada scorrono capannoni su capannoni, ogni tanto qualche marchio noto di prodotti che usiamo . . . sempre con un cielo grigio, più o meno grigio, nebbia e pioggia più o meno forte.

All’arrivo a Firenze, impostiamo la via dove è la casa dell’amica NihilAlieno e, in un battibaleno siamo arrivati, lei è in riunione, aspettiamo e ne approfitto per una visita alla Madonna Addolorata, che se ne sta lì nella Cappellina. Torno in tempo per vedere arrivare l’amica, porto i saluti di Factum da Torino, le parlo di noi, del viaggio, dei nostri problemi . . . e dei progetti per il futuro, malgrado tutto non posso non pensare che un futuro ci sia per tutti noi.

Ripartiamo perché il tempo passa e Diggiu ci aspetta per cena. Mai stati dalle sue parti, ci affidiamo in toto alla signorina chiusa nella scatola appesa al parabrezza. Questa tizia, lasciata libera di scegliere il percorso ci porta un’altra volta a fare un rally notturno, da Arezzo verso nord, attraverso il “passo della Libbia”, le discese ardite e le risalite . . . mentre salivamo,  scendevamo e assecondavamo le curve della strada questo pensiero mi ha colpito, e quando tra gli alberi più radi delle ultime curve è apparso il paese di Anghiari, con l’illuminazione notturna, una vista suggestiva, sono stata quasi grata al navigatore che ci ha portato su questa antica strada e non su una anonima moderna superstrada . . . ancora rotonde, ancora strada e finalmente ecco il sorriso della Diggiu, che ci viene incontro. Scarichiamo per l’ennesima volta la roba dal baule, saliamo nella sua casetta e ci prepariamo per andare al ristorante di suo figlio, in centro . . . si va con la sua auto, perché è tardi e il tempo è ballerino, tendente al piovoso.

La notte è buia, la pioggerella cade noiosa, ma nel locale del Figlio della Diggiù non sentiamo e non vediamo niente di tutto questo, la stanchezza è passata, la fame è tornata e via, si inizia a chiacchierare a cuore aperto e arrivano gli antipasti . . . devo dire che i crostini di fegatini non sono perfetti come quelli che ho sempre provato cucinati dalla Diggiu, ma  insieme al resto, vanno giù. Il primo, il secondo e siamo al dolce . . . un semifreddo buonissimo (devo ricordarmi di ricordare alla Diggiu che il cuoco mi ha promesso la ricetta . . . ) e siamo di nuovo fuori, sotto la pioggerella . . . a casa e a nanna (ci lascia il suo lettone in una bella camera accogliente, “viva e visssuta”).
La mattina dopo, per fortuna, anche se il tempo è grigio non piove . . . ci dedichiamo alla visita del centro storico, con gli aneddoti, con i ricordi e la sua gioia di essere nata in questa antica città, l’Uomodellamiavita e la Diggiu fanno i turisti, io faccio loro le foto . . . la Messa e poi i saluti, il tempo delle “ciacole” è finito, ci torneremo a leggere, o a vedere, attraverso lo schermo del Pc, l’amicizia ai tempi di Internet è fatta così!
Partiamo verso Gubbio, ma la sottoscritta sbaglia e imposta “casa” . . . evidentemente, il cuore vuole ancora viaggiare, ma la mente è stanca e il lapsus ci scappa! Per fortuna i cartelli ci guidano sulla strada giusta . . . in mezzo alla nebbia e alla pioggia, rip
rogrammato il navigatore, arriviamo a Gubbio, ma la strada ci porta fuori, verso la cima alla montagna alle spalle della cittadina . . . finalmente in mezzo alla nebbia appare un muro, è quello della Basilica di sant’Ubaldo . . . una visita emozionante, vediamo altre persone (poche davvero) in mezzo alla nebbia, ma in chiesa siamo soli. Una foto con i ceri, una foto alla Madonna “orante”, una al chiostro e una all’Udmv che fa finta di essere arrivato a piedi . . . fa freddo e si riparte al volo, si arriva in piano . . . si saluta Gubbio da lontano, ci si tornerà, secondo il navigatore ci sono solo 2 ore e mezza di viaggio per arrivare nella Città sulla Costa, un viaggio che si può fare in giornata.
Il viaggio, quasi sempre sulla super strada o sull’Autostrada è un susseguirsi di nomi noti, quelli che sentiamo al mattino in Tv (Rai3) nel bollettino delle strade . . .  non ci possiamo fermare, ma la voglia c’è, torneremo, con più tempo, con più caldo.
E alla fine, siamo a casa. Nel cuore il ricordo di tante persone, tanti posti, tanta allegria e gioia dell’incontro  . . . ma tante promesse di tornare, 4 giorni passati in fretta, ci vorrebbe più tempo! 

I colori del viaggio – bis. . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Dopo una notte di sonno profondo, malgrado abbiamo spento la luce che era già passata la mezzanotte,  ci si sveglia al solito orario . . . il cielo è ancora bianco latte, lassù, sopra i tetti. la Angela non si sente, allora noi ci muoviamo in punta di piedi. Mentre l’Uomodellamiavita (da qui in poi abbreviato in “Udmv”) sta in bagno io mi dedico a sistemare i bagagli, appena arrivati abbiamo svuotato il baule e  abbiamo riempito di borse e borsoni metà della sala … sul tavolo un libro, il suo involto rosso e il resto del pacchetto . . . il libro di Norma (il principale motivo di questo viaggio una piacevole sorpresa, l’ho aperto appena arrivata a casa della Angela e ho già letto qualcosa, ma solo adesso, riposata, trovo anche la dedica (e commossa ringrazio).

Senza parole ed emozionata

In attesa di una telefonata da parte di Isabel (un’amica con la comune passione per la maglia), aiutiamo la signora Angela a riordinare la posta che si è accumulata nei mesi . . . un sacco di pubblicità e le bollette, ben tre lettere pubblicitarie che ci fanno ridere e preoccupare insieme (e che meritano un post a parte), portano l’Udmv a un gesto scaramantico. 
Arriva Isabel e finalmente la conosco di persona, come al solito c’è la meraviglia e lo stupore di conoscere una persona che conosci già! Un incontrare una sconosciuta che senti vicina e affine. 

Isabel e Fior . . . chi è una e chi è l’altra??? 

Una bella e lunga chiacchierata (o un quasi monologo da parte mia) in un caffé lì vicino, si parla di tutto, della lana, delle “conoscenze” in comune sul web, dei mie figli e del PiccoloLord, è strano e familiare ad un tempo questo strano sentimento, simpatia, affinità e sorpresa insieme, che continuerà, come prima per mail. Dopo un succo di frutta bevuto insieme, le ultime chiacchiere, più leggere ed è ora di salutarsi, due foto, i saluti e la promessa di tornare  . . . sotto il cielo che è diventato di quel bel azzurro carico che è proprio delle giornate “arancioni“, quelle con più alta percentuale di gioia, per me!  
Ed è subito ora di pranzo. 
Finalmente arriva la telefonata del “quasi gemello” Factum, un blogger-amico di vecchia data, ci siamo già incontrati più volte, dalla prima volta in cui ci siamo conosciuti, a Bivigliano, pur essendo mio amico è diventato anche amico dell’Udmv . . . il tempo a casa della Angela e ci fa attraversare, di corsa, mezza città, arriviamo a casa sua e ci rilassiamo con lui e sua moglie in una pasticceria, dove mi dicono di scegliere quello che voglio, mettendomi nelle ambasce . . . ci facciamo una lunga chiacchierata, potete immaginare anche voi che la mia voce, già rauca è diventata cavernosa e, nella foga dei rapporti umani, dimentico la macchina fotografica in borsa, mentre gusto un pasticcino con la panna e due more, bordeaux, sopra . . .

Si è fatto tardi, per cena dobbiamo essere ad Acqui. Salutiamo, con un po’ di commozione, la Angela e ricaricate borse e borsoni in auto, impostiamo l’indirizzo del navigatore. Buio pesto, malgrado non sia tardissimo, tante macchine, strade e autostrade e il navigatore che parla nella notte . . .

 

(Per oggi,  mi fermo qui . . . altro da fare)

Cuffia rasta/scaldacollo, ovvero: “Uncoiled hat” di Annarella

Da queste parti non sono tantissimi i giorni di freddo freddo, il Figlio usa per buona parte dell’anno la moto, io da mamma italiana doc mi preoccupo della sua incolumità (casco a parte che se n’è comprato uno che lo fa sembrare un marziano, ma piace tanto al PiccoloLord), e ho deciso di fargli qualcosa a maglia, ho girato per mari e per monti un po’ nel web e ho trovato questo:

Foto di Annarella  © http://www.annarella.co.uk/index.htm

A lui piace e lo mette in testa, lasciandolo ricadere all’indietro quando va a spasso a piedi, mentre lo lascia cadere “a fisarmonica” sul collo quando va in moto.
Il modello l’ho trovato da Annarella, questo il suo sito http://www.annarella.co.uk/index.htm 
si chiama “Uncoiled Hat” e, in inglese, lo trovate a questo indirizzo http://www.annarella.co.uk/free_patterns/annarella_uncoiled_hat.pdf

Mi ci sono messa d’impegno e, con l’aiuto di Google e di una nipote ho finalmente tradotto tutto, ho chiesto la dovuta autorizzazione e l’ho ricevuta . . . ora lo posso pubblicare.

Sono stata così contenta, mi piace condividere.

Foto di Annarella  © http://www.annarella.co.uk/index.htm

Ecco la spiegazione passo passo:

La misura finale è di ca. 52 cm di circonferenza e 24 cm di altezza (sarà alto 35 se lo tirate) e vestirà un adulto medio. Il cappello potrà essere allargato sia in larghezza che in altezza.

Il filato usato è il Knitpicks Sierra (70% lana, 30% alpaca superfina) in 2 colori, gomitoli da 100 gr per ogni colore. Il filato può essere sostituito da uno tipo Bulky (spesso, circa 12 capi).

I ferri : circolari 6mm da 40 cm oltre a 3 ferri a doppia punta (oppure ferri diritti corti). Cambiate la misura dei ferri per ottenere la tensione desiderata.

Saranno necessari anche : 1 segnapunti e un ago da tappezziere.

Tensione : 13,5 maglie e 20giri = 10 cm a maglia rasata. Il numero di giri della tensione non è estremamente importante.

Guida dei punti

Maglia rasata : lavorare tutti i giri a diritto fino alla fine del giro.

Coste :

Giri 1 – 4 : tutti i giri a rovescio.

Giri 5 – 9 : tutti i giri a diritto.

Il cappello è lavorato dal basso verso l’alto e viene finito con la chiusura con 3 ferri sul diritto del lavoro.

Ma ora basta chiacchere, iniziamo a lavorare!

Con i ferri circolari  e il colore principale avviate 70 maglie. Facendo attenzione a che le maglie non si attorciglino sui ferri, unite per lavorare in tondo. Posizionate il segnapunti per indicare l’inizio del giro.

Lavorate 3 giri a maglia rasata.

Lavorate a coste fino a che il cappello misura 11 cm dall’avvio NON TESO (il bordo iniziale si arriccerà per  circa 1 cm), circa 4 ripetizioni del motivo.

Cambiate al colore di contrasto e proseguite fino a che il lavoro misura 24 cm dall’avvio, circa 5 ripetizioni del motivo.

Passate  metà delle maglie su un ferro a doppia punta e l’altra metà su un altro ferro a doppia punta. Con il diritto del lavoro rivolto verso di voi, chiudete con il metodo dei 3 ferri.

Finiture : Con l’ago da tappezziere nascondete le codine. Bloccate leggermente. Usatelo e …
Ringraziando grandemente chi mi ha aiutato. ♥

I colori del viaggio . . . (mi hanno chiesto i “dettagli colorati”!)

Siamo partiti stranamente in anticipo sulla tabella di marcia, anche grazie alla mia impeccabile organizzazione . . . e siccome la prima tappa era ReggioEmilia non ci serviva l’aiuto di quell’antipatica della simpatica signorina che abita nel nostro navigatore e tutti quei Km sono passati tranquillamente in chiacchiere e cucito (sì, cucito, avete letto bene, avevo un paio di pantaloni invernali a cui, rimanda oggi, rimanda domani, avevo fatto l’orlo la sera prima, a macchina  . . . ho approfittato del viaggio per fermare i fili, togliere le imbastiture, i pantaloni neri per una ciecata come me vanno “lavorati” col sole.  È vero che l’Uomodellamiavita (di seguito: Udmv) nel primo tratto di Autostrada rompeva cercava di distrarmi dal mio lavoro invitandomi a guardare il mare . . . non perché preso da un attacco di romanticismo, ma perché il mare era davvero uno spettacolo di azzurro e bianco delle creste dei cavalloni rimasti dalla mareggiata del giorno precedente. 

Usciti dall’Autostrada ci siamo dovuti fidare delle indicazioni del navigatore e della dritta della Lella “seguite i cartelli per il Passo del Cerreto!”, rotonda dopo rotonda, senza vedere nemmeno per sbaglio la città ci siamo ritrovati in aperta campagna, la Jeannie che abita nel nostro navigatore insiste con le sue istruzioni, ma l’Udmv malfidato prudentemente, al secondo cartello che portava il nome di un paesino mi ha fatto telefonare per chiedere chiarimenti, ci hanno risposto che andava bene così, eravamo sulla strada buona, affidandoci al “gira a destra, gira a sinistra, alla rotonda uscire alla seconda a destra” della tipa del navigatore, alla fine siamo arrivati. C’è venuto incontro il figlio dell’Angela, Roberto e, mentre chiacchieravamo del viaggio, davo uno sguardo intorno, poche palazzine, qualche villetta, tanti campi di un verde brillante, sotto un cielo azzurro e col sole di mezzogiorno che ravviva tutto. Siamo saliti e la casa ci ha accolta (con la Lella) con una bella sala/ingresso e un tavolo già apparecchiato e pieno di cose buone, fra cui spiccava quel pezzo di Parmigiano che avrebbe fatto la gioia di TopoGigio, buonissimi anche i carciofini sott’olio (di produzione propria e di cui aspetto la ricetta), provati per la prima volta i “ciccioli” e guastato tutto il resto degli antipasti, indimenticabili i ravioli e abbiamo gradito anche il secondo, chiacchiere e buon vino (piemontese) ed ci siamo dovuti rimettere in strada, ci hanno accompagnato alla macchina e i saluti si sono prolungati un po’ . . . e meno male che doveva essere una sosta “tecnica” in casa di parenti . . . ci siamo stati due ore e ci saremmo stati ancora altrettanto, molto volentieri.

la gatta di Norma – Psiche 

Macina e macina i chilometri, il sole è tramontato e verso Pavia ci siamo trovati sotto il nero di un immenso nuvolone che ci ha accompagnati per parecchi chilometri mentre il cielo in lontananza era ancora di un celeste chiaro che scuriva per diventare notte. Ci siamo resi conto che se fossimo arrivati a Torino, sistemati e cambiati per tornare dalla Norma avremmo fatto tardi, così, dopo un paio di telefonate, così com’eravamo dal viaggio (senza poter sfoggiare i pantaloni con l’orlo appena fatto) siamo sbarcati, stanchi e trasandati, a casa Carpignano & C e in un tripudio di baci e abbracci ho abbiamo conosciuto la padrona di casa e suo marito, ci hanno fatto accomodare in sala e mentre la Norma (come fanno tutte le donne che cucinano) si divideva tra cucina e sala, suo marito ci ha intrattenuto col suo sapere sui vari piatti che componevano l’antipasto (vedi qua, alla voce “U come Uva”), con i tanti aneddoti del suo lavoro e io, per un quarto piemontese, ho finalmente provato la “bagna cauda” anche se in versione “alleggerita” essendo neofiti. Abbiamo parlato di olive ascolane ripiene e fritte (ops, devo ancora mandare la ricetta!) e ci siamo spostati al tavolo e abbiamo gustato il resto della cena . . . tutto buono e speciale, fino al dolce, il bonnet, per non farne avanzare troppo, mi sono sacrificata e ne ho mangiato due porzioni.


Le due blogger e quel resta del “Bonnet”

Norma ci ha fatto conoscere la sua gatta, solo allora ho ricordato che avevo la fotocamera . . . ormai tutto quello che avrei potuto fotografare, per i curiosi rimasti a casa, era sparito. Norma mi ha riempito di regali tra cui un pacchetto confezionato con carta rossa, nastrino di paglia e due fiori di lavanda e ci siamo dovuti salutare . . . dopo questo lungo momento di relax, abbiamo dovuto rimetterci in marcia, abbiamo affrontato una strada di salite e discese, di curve e contro curve (abbiamo scoperto poi che si chiama “Pino vecchio”) che ha messo a dura prova il nostro stomaco . . . e finalmente siamo arrivati a Torino, intravisto il Po sotto le luci artificiali (l’unico momento in cui  abbiamo visto il Po a Torino), abbiamo seguito senza fiatare (a quel punto io non avevo più voce, l’Udmv non aveva più energie) la voce femminile del navigatore e siamo arrivati finalmente a casa della Angela, facchinaggio per tutte le borse e le valige e alla fine l’ultimo sforzo dell'”autista”, la ricerca del parcheggio, perché, essendo Torino la città dell’auto, c’erano macchine parcheggiate per ogni dove . . .  

Auto in una strada di Torino

(e qua finisce il primo giorno . . . )

Traguardo Prevenzione 2 – Racconto

Domenica mattina, sveglia di buon’ora, oltre al nipotino anche la mamma (FigliaGrande) ha un’appuntamento per le 9,00/9,30 . . . il PiccoloLord va a passare la domenica col padre, nella parte sud della Città sulla Costa. La FigliaGrande, va all’inizio sud del Lungomare per l’iscrizione alla “Passeggiata” organizzata da “Traguardo prevenzione”, lei e la sua AmicaM parteciperanno con tante altre persone . . . io a casa, aspettando l’Uomodellamiavita, mi preparo e infilo in borsa la fida macchina fotografica.
Torna l’autista di casa e partiamo per documentare questa mattinata . . . arriviamo nei pressi del Corso della Città sulla Costa e ci incamminiamo, pochi suoni, più che altro della natura, arrivano dalla pineta che fiancheggia il Corso e all’improvviso, ci troviamo davanti allo striscione

Il benvenuto

Siamo sulla strada giusta .  .  . e nella “mezzaluna” a est, della rotonda vediamo gli stand approntati da poco (sono appena passate le 10,00). 

C’è anche uno stand dell’ASMO. Un’Associazione che è presente da più di 10 anni nella Città sulla Costa, un aiuto e un Supporto ai Malati Oncologici e alle loro famiglie.

Ci sono anche alcune donne, già pronte in fila per le visite (gratuite) e i consigli dei medici

L’aria è frescolina, ci conviene muoverci un po’, l’Udmv è curioso di vedere con i suoi occhi la spiaggia e i danni della mareggiata (in questi giorni l’ha vista solo con le webcam, visto che noi stiamo in collina). Per ciò, percorriamo tutto il Corso e arriviamo alla foce del torrente Albula.

 

Dopo aver visto tanti danni, tante persone curiose come noi, qualche “atleta” della corsa, qualcuno che, malgrado i nuvoloni si rincorressero nel cielo, stava in costume sul lettino . . . e altri che cercavano di sistemare al meglio il loro posto di lavoro . . . come nel teatro: lo show deve continuare . . . siamo ritornati sul lungomare e siamo ritornati alla Rotonda . . . dove la fontana, col suo alto zampillo ci dava il benvenuto da lontano.
Gli stand erano più presidiati, più frequentati, ma noi siamo stati distratti da un movimento all’orizzonte, all’inizio del corso si vedeva che la gente era considerevolmente aumentata . . . mi sono preparata con la macchina fotografica e mi sono messa in posizione . . .

 
Fatto un paio di foto, un piccolo filmino . . . sono rimasta entusiasta dall’entusiasmo che ho visto in queste donne e uomini che hanno voluto sensibilizzare, in questo modo, la gente sulla Prevenzione per quanto riguarda specificatamente i (cosi detti) “tumori femminili” .
Dopo una applauso prolungato, il “rompete le righe” . . . il gruppo si sparpaglia, qualcuno verso gli stand di informazioni, qualcuno verso lo stand della “merenda” . . . dove ci si rifocillava con i prodotti buoni e genuini offerti dagli sponsor.

Siamo state raggiunti dalla FigliaGrande e dalla sua AmicaM, insieme ci avviciniamo allo stand mangereccio, per motivi miei (fisime direbbe qualcuno) non ho fotografato la tabella degli sponsor, forse non era pubblicità, forse era solo documentare una partecipazione. Comunque c’erano presenti ditte locali (come quella produttrice di queste buone mozzarelline), ben conosciute e ditte che non conoscevo (come quella che ha offerto la macedonia di frutta, sottovuoto). 

Quando il grosso del flusso, intorno allo stand delle informazioni è scemato, anch’io sono andata a vedere chi e cosa c’era e ho avuto il piacere di incontrare la signora del progetto “Prevenzione Donna” (mi pare si chiami così), quella che mi invita a intervalli regolari a fare la mammografia . . . più in là, quelli della Lilt mi offrono un libretto con consigli e ricette delle “food bloggers”, tornata verso il mio gruppetto lo sfoglio e noto, con disappunto, che di queste “food bloggers” , non ce n’è una che conosco . . . boh! 

Sono andata a cercare la organizzatrice, per farle i complimenti, in poco tempo è riuscita a creare quest’evento (partendo da Facebook e dal blog dedicato alla prevenzione), si parla già di una occasione . . . e mentre ci allontaniamo verso l’auto che ci porterà a casa alle incombenze domestiche, mi giro e scatto l’ultima foto! 

Alla prossima volta! 

Incontri gioiosi, amicizia web e dolci condivisi

Dice che il web è un mondo “virtuale”
Dice che le amicizie che si fanno nel “mondo web” sono effimere, un argomento di cui ho già parlato altre volte (anche qui)
Dice che . . . oggi vi parlo di amicizie web (tra virtuale e reale), di incontri e di dolci sorprese.

Una settimana di quest’estate, abbiamo avuto ospite una cara Amica con il suo bambino, pari età del PiccoloLord, un piccolo folletto vispo, vivace e chiacchierone . . . Una domenica di quest’estate l’abbiamo riaccompagnata a casa sua, visto che eravamo in giro, l’Uomodellamiavita ed io, siamo passati a casa della FigliaPiccola e ci siamo fermati per una notte di riposo, senza pensieri, senza cani e senza gli impegni giornalieri . . . il giorno dopo con la nostra allegra brigata, siamo arrivati in  campagna dove ci aspettavano i componenti di una numerosa, simpatica e affettuosa famiglia (la nostra amicizia, nata sul web grazie ai blog, alle e mail, continuata per telefono e infine di persona resiste da quasi 5 anni, mica tanto effimera)
Tra le tante cose che accomunano le due famiglie c’è la passione per la buona tavola . . . questa volta, gli adulti della famiglia ci hanno piacevolmente stupito . . .

Zuppa fredda di zucchine, con alici e mozzarella (tutti hanno chiesto il bis)
Arrosto di maiale con purée di mele e verze murate (dice che è un piatto invernale, ma non ce ne siamo accorti, buonissimo tutto)
E per dolce . . . Cheesecake ai frutti di bosco (spazzolata in quattro e quattr’otto, malgrado quella che avevamo già mangiato prima.

Da allora, grazie alla ricetta che ci è stata gentilmente offerta, abbiamo già gustato questo “dolce”, non proprio dolce, più volte . . . mi segno qui la ricetta per non dimenticarla e perché, visto che è stata condivisa con noi, la condivido volentieri con voi!

Gli ingredienti, non so per quanta gente, dipende dal vostro grado di resistenza al gusto.

Per il fondo
180 gr di biscotti (o 240 gr di biscotti Atene per i super golosi)
100 gr di burro (o 133 gr, se avete usato i biscotti di cui sopra)

Per il ripieno base:
250 gr di “filadelfia” (chiamarlo formaggio, per me è troppo) si può sostituire con la ricotta.
250 gr di mascarpone
120 gr di Zucchero al velo (un po’ meno se nel composto della crema aggiungerete la marmellata)
250 ml di Panna per dolci (di cui, 2 dita per sciogliere la colla di pese e 3 cucchiai, montata, da aggiungere alla crema)
10 gr  di colla di pesce (quella a “foglietti”)

Per la copertura, variabile per gusto e quantità:
Marmellata di frutti di bosco e marmellata di fragole; caramello e semi di vaniglia; cacao e nocciole tritate (qb alla vostra voglia di dolce).

Frutta fresca o surgelata: lamponi a cui aggiungere 1 cucchiaio di zucchero al velo e una strizzata di limoni. Far cuocere lentamente in un pentolino, senza bollire, fino a che diventa  morbido, passare al setaccio.

E adesso, via, a sporcare le ciotole, mani, mestoli e forchette . . .

Frullate i biscotti col frullatore (devono venire fini fini) e fate fondere il burro a bagno maria. Poi, mescolare insieme finché  sono ben amalgamati (si possono usare le mani).
Prendere una tortiera con la cerniera e foderare il fondo con carta da forno.
Spalmare l’impasto di biscotti e burro sul fondo, in uno strato omogeneo  e mettere in freezer.

Ammorbidite la colla di pesce per un 10 minuti nell’acqua fredda
Nel frattempo, mescolate il filadelphia, il mascarpone e lo zucchero a velo (se vi piace anche un pizzico di vanilina). A piacere qualcosa che stia bene con la “copertura”.
Strizzare la colla di pesce e aggiungerla alla panna che avrete scaldato appena appena in un pentolino, mescolando fino al bollore.
Appena la colla di pesce nella panna è tiepida,  unirla alla crema, poca alla volta, mischiando bene perché non si formino grumi. Unire la panna montata delicatamente.
Togliere lo stampo dal freezer e ricoprire col composto della crema ai formaggi.
Sistemare in frigor per 4 o 6 ore (meglio se tutta la notte)
Poco prima di servire, spalmare la copertura, aprire lo stampo a cerniera e . . . gustatevela

Più facile a farsi che a dirsi, se avete dubbi o domande da fare, usate i commenti, please! 

Anche questo momento passerà!

Si sta
come d’autunno
sugli alberi
le foglie.

 
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore (…)
 
Scusate la mia latitanza . . . ho un paio di post carini nell’erboristeria casalinga, avrei tante cose da raccontarvi, ma in questo periodo non ho molta voglia di scrivere, la mia famiglia sta attraversando un brutto periodo che mi fa pensare al temporale, vento, lampi e tuoni, pioggia scrosciante . . . da farti dubitare che il sereno tornerà mai! Solo un’altra volta sono stata così male, quando mi hanno detto che per mia mamma non c’era più niente da fare.
Se dovessi spiegarvi come sto, vi reciterei i versi che ho copiato sopra, mi rappresentano . . . stanotte prima di addormentarmi, me n’ero ricordata una terza, ma nella notte s’è persa nei sogni!
Ringrazio tutti quelli che mi (ci) stanno vicino, con affetto e discrezione . . . sono loro che mi ricordano che sopra le nuvole c’è sempre il sole che splende!
Io, lo sapete, sono credente, prego la Madonna dello Schiavo e mi affido a Lei, la mamma del cielo.
 
Non vado via, non chiudo il blog! Il blog è il mio salotto, dove mi incontro con amici e parenti . . . e appena posso, vi innonderò di post! Lo sapete che mi piace fare “una bella chiacchierata fra amici!

Anche questo momento passerà!

L’amicizia ai tempi di Internet

È stato un bene che Splinder abbia (finalmente) deciso di ufficializzare la dismissione della piattaforma per blog? In questo periodo di incertezza è stato come essere stati travolti da un ciclone, colpiti da un terremoto, allagati da un’esondazione . . .
È stato un susseguirsi di voci, un commentare continuo di varie ipotesi,  un mettersi a disposizione con consigli e con effettivo lavoro di “migrazione” dei blog di amici e conoscenti (vero Viviana? Grazie Filosofo!), uno scambio di nuovi indirizzi web.
È stato un modo per mantenere unite delle piccole (grandi) comunità di amici virtuali, che, in alcuni casi, sono diventate nel tempo amicizie reali.

Raccontavo l’altro giorno ad alcune persone come io senta i miei amici-blogger e/o di Fb molto presenti nella mia vita. Come un’amicizia reale, non virtuale come tutti dicono. Mi guardavano con scetticismo, abbiamo cominciato a ragionare su fatto che nel blog c’è condivisione, su Fb invece si interpreta un ruolo (pensando a qualcuno che ho visto con Fb aperto in cerca di “compagnia”, posso capire che lì si “interpreti un ruolo”, o si porti una maschera), per poi decidere che la mia fruizione di Fb è anomale (mi sembra di sentire mia sorella che dice che la mia adolescenza è stata anomala) . . . forse sono una voce fuori dal coro, ma credo che come me ce ne siano altre. A voi è mai successo?

Per me, forte di un’esperienza di quasi 5 anni in questo mondo, gli amici virtuali, si dividono fra quelli che ho conosciuto e quelli che vorrei conoscere  . .  . giusto per rendere più reale la loro presenza dietro lo schermo. E parlo di amicizia, non di “incontri a scopo di relazioni” o altre putt@n@te cose simili,

Ho letto l’altro giorno, in un commento: ” mi sento capita più da voi che dai parenti” . . . è vero, a volte anche a me capita questa sensazione.
Già una volta avevo affrontato questo argomento (ma adesso no ricordo dove è stato sistemato).
Con molti amici di questo mondo web c’è uno scambio di idee e messaggi giornaliero, con i miei fratelli (causa orari di lavoro e impegni familiari e no) se va bene abbiamo conversazioni settimanali . . . mi si potrebbe dire: “impegnati a sentirli e/o vederli più spesso!” , chi lo dice lo faccia due conti: famiglie con figli di diverse età, con amici diversi, con interessi diversi e lavori diversi . . . famiglie diverse! Mentre con gli amici, appunto amici, virtuali, c’è, di solito, più affinità! E quella gran cosa che è il poter lasciare uno scritto in orari differenti (ma comodi per ognuno di noi) e poter rileggere tutti i vari commenti (sia qui che su Fb) in orari comodi per ognuno di noi!
Poi c’è questo fatto che gli amici (sia nella vita reale che in questa virtuale) si scelgono, in base alle affinità di vita e/o di interessi . . . si arriva su un blog, a volte con una qualche “chiave” di ricerca; a volte, incuriositi da un commento letto su un blog che si segue da tempo; oppure seguendo un link . . . si scelgono gli amici con cui interagire su Fb (o almeno io ho fatto così) con gli  stessi criteri . . . certi amici Fb sono gli stessi che seguo da anni sul loro blog,  altri, li ho incontrati lì e seguiti in qualche commento, finché non mi sono decisa, viste le affinità di pensiero, a chiederne l’amicizia.
Si potrà contestare che è facile ciccare su un “mi piace”, scrivere belle frasi accompagnate da uno “smile” o da un cuoricino, ma non c’è partecipazione vera . . . e come fate a sapere quello che è nell’animo umano??? Io quando ho sentito dell’Alluvione di Genova, sapendo che alcuni tra i miei contatti abita a Genova, mi sono preoccupata per loro. Quando c’è stato il terremoto in Abruzzo, il giorno dopo il blog traboccava di commenti che richiedevano se da me fosse tutto a posto!
Può succedere che io conosca su Fb una ricamatrice delle mie parti, che le affidi un paio (o erano tre?) di borse di materiale prezioso (tra teli di lino e pizzi a tombolo e a uncinetto) e per questo ci siamo viste, abbiamo parlato, siamo state insieme quasi tutta una mattina. Succede che lei scriva su Fb che sarà al mercatino del Capoluogo e io decida che sì, domenica con l’Udmv ci farò un salto . . . e glielo scriva pure, alla nuova amica, virtuale e reale . . . e poi, succede che il Figlio inviti la Morosa a gustare la zuppa di zucca . . . e tutto il programma, causa maltempo, orari che si inciampano e stanchezza da fine settimana, salti . . . niente Capoluogo, niente mercatino . . . non sarebbe successo lo stesso con un’amica “reale”???

Ma la cosa principale, che io sono convinta capiti sia nella vita reale che in quella virtuale, è che quando incontri un parente o un amico di lunga data (terribili a questo proposito sono gli amici di famiglia, in pratica come zii che ti hanno visto crescere) questi “veda” bene e chiaramente, senza dimenticare niente, specialmente le cose più negative, lo zaino di esperienze che ti porti dietro. Mentre con un amico (virtuale o meno) che conosci da adulto, questo zaino decidi tu se aprirlo o meno, se mostrare i tuoi piccoli o grandi sbagli, ma anche le tue maggiori o minori conoscenze e/o esperienze spesso vengono lasciate da parte. Ci si incontra in un clima di parità, ci si conosce, senza remore, senza falsi sentimenti . . . solo per il piacere dello stare insieme, e spesso da un’amicizia virtuale, si può passare ad un’amicizia reale! Io lo so, è successo ad alcune persone che conosco, è successo a me!
Mi rendo conto che la mia visione della vita (anche virtuale) può sembrare semplicistica, ma sono una persona che non si concede facilmente all’amicizia, le cui amiche, nella vita reale, si contano su una mano. Ho trovato però che le amicizie virtuale, al momento che ci siamo conosciuti, hanno corrisposto precisamente all’idea che mi ero fatta di loro attraverso il monitor . . . Mi spiace solo che certe persone siano troppo lontane per arrivarci con un viaggetto in auto!

E voi, se siete arrivati fin qua . . . cosa ne pensate, che esperienze avete?

Quiche di peperoni, scamorza e pancetta affumicate

Seguendo le spiegazioni della pasta che avevo messo qui, per lo strudel salato. Oppure, come faccio io quando ho fretta, comprando la pasta pronta (a scelta tra sfoglia, frolla e brisée) . . . si può preparare anche la "quiche di peperoni, scamorza e pancetta affumicate" che, a secondo di quanto siete vegetariani, si può trasformare in una "quiche di peperoni e scamorza affumicata" oppure in una "quiche di peperoni " e basta! 

 


Occorrente:
2  peperoni grossi, (o se piccoli, in quantità maggiore!)
cipolla qb, (se ne avete voglia)
1 scamorza affumicata (o meno, se siete a dieta!)
1,50 gr pancetta affumicata (al netto)
un barattolino di panna da cucina
2 uova, sale pepe e noce moscata qb (se serve, qualche cucchiaio di latte)

Io ho preso alcuni peperoni dell'orto, non troppo grossi e colorati, uno per colore: giallo, rosso e verde, li ho puliti, togliendo quella parte bianca interna, li ho tagliati a bastoncini, e li ho fatti rosolare lentamente con poco olio, un po' di cipolla ( qua si cucina a "occhio" e a "gusto", niente dosi), mentre questi cucinavano un quarto d'ora circa, ho tagliato a cubetti una scamorza affumicata (previo lavaggio, che non mi fido mai), e pure la pancetta affumicata è stata ridotta a dadini . . .  togliendo prima la cotenna!

Tolti dal fuoco i peperoni, sistemato tutto sul tavolo, mentre la cugina che era venuta a trovarmi stendeva la pasta nella teglia, tirandola leggermente, e ci spandeva sopra scamora e pancetta, io in una ciotola ho sbattuto insieme: 2 uova, una manciata di parmigiano, sale, pepe, noce moscata (qb, cioè, in questo caso pochi perchè il sapore c'era) panna e latte.
 

Abbiamo sistemato "artisticamente" i peperoni, in modo che i colori fossero ben mischiati e ci ho versato sopra il miscuglio della ciotola, la cugina ha sistemato la pasta sopra la farcia, pizzicandola un po' qua e là! Mezz'ora in forno, con le altre due quiche, quella al prosciutto e ricotta e quella alle spinaci e presto un profumino invitante si è sparso per casa!
 


 

   
Presto (appena la rifaccio) le foto, infatti fin ora l'ho fatta 3 volte e non sono riuscita a fotografare, finita troppo in fretta!   

Coming soon

Eccomi qua, per quelle due o tre amiche che si preoccupano se non scrivo, ci sono e sto pensando ai post, ma ho l'Udmv in ferie un'altra settimana e per quanto io gli voglia bene, tra gli orari che si sballano e i giri  "extra", oltre il mare e la spesa, siamo di corveé dal Ferramenta. Fabbro. Vivaio. Questura  e altro, mi resta difficile concentrarmi!

Però, siccome quei famosi  "quattro post" che volevo postare fra Ferragosto e fine agosto sono veri, e li avevo abbozzati, vi lascio qui un "prossimamente" o come si dice adesso un "trailer" . . . insomma "coming soon", come scrivono sulle vetrine dei negozi in allestimento!
 

 
 

Allora, un post per raccontarvi in fretta, come era passata la settimana di ferie di Ferragosto:
Eccomi qua, sopravvissuta a quella che è la settimana del “Capodanno estivo”. Come ormai viene percepito Ferragosto da molta gente.
In questa settimana, tra sagre e fuochi d’artificio, tra concerti in piazza e notti bianche ce n’era per tutti i gusti, ma noi, l’Udmv ed io, siamo rimasti a casa, come due bravi vecchietti, almeno riposavamo qualche ora, in una settimana di ferie che di riposo ne ha visto ben poco.
 (Continua Qui)

 

 
 

Un altro, per commentare con voi, l'amicizia che mi hanno chiesto alcune giovani blogger e la voglia di dieta che scorazza per il web, da cui io non sono rimasta immune:
Dove mi giro c'è qualcuno a dieta . . .. . . non sono sicura di rientrare nei panni dell'inverno . . . già in alcune cose che mettevo l'anno scorso ci sto stretta . . . tra un po' non vedrò più i miei piedi . . . mi lamentavo quando mi chiedevano se ero incinta, adesso con i kili in più, penseranno che sono una vecchia cicciona . . . (e continua qui) 

 

Il terzo, era una raccolta di dialoghi, semiseri e surreali:
Guardando fuori dalla finestra il cielo all'imbrunire:
La Madre: "Si sono accorciate le giornate, è finita l'estate!"
Il Padre: "Sì, vedi, ci sono già i boccioli dei fiori gialli (
topinambur), quando sbocciano siamo quasi in autunno!"
La FigliaPiccola, distogliendo un attimo lo sguardo dalla TV: "Invece io capisco che si avvicina l'autunno perchè in Tv fanno le pubblicità dell'
Hachette o della Hobby & Work!" 

 (e il resto, qui)

 

  
 

L'ultimo post che dovrei finire tratta del "corredo" nell'epoca moderna :
Giusto in questi giorni, il figlio della Vicinavicina (un giovane nel "mezzo del cammin di sua vita") dovrebbe andare a convivere con la sua ragazza. La madre dice che le viene da ridere . . .  io dico che è come quando l'altro figlio si è sposato, lei dice di no, le viene da ridere . . . 
Le ho chiesto se, anche a questo figlio, ha preparato il "corredo" dello sposo,come all'altro; mi ha detto che non ci pensa neanche, il corredo, è per quando si sposerà . . .    
 

 

 

 

Indizi . . .

Se passassero da casa mia Sherlock Holmes o Monsieur Poirot avrebbero presto risolto il caso . . . casa mia è piena di indizi.

 

 
Un cancellino aperto a bloccare le scale della cantina la racconta tutta sulla voglia di esplorare del PiccoloLord e sulla paura che si faccia male della sua nonna . . . voi direte, chiudi la porta che da sul garage, ma da lì arriva l’aria frescha della cantina e della sua finestra a bocca di lupo sempre all’ombra . . . e comunque, io vigilo, il cancellino è lì per sicurezza, perché a volte il PiccoloLord è un fulmine . . . è piccolo, ma per lui è un vantaggio, osserva verso dove sono girati i piedi dei grandi e poi corre da un’altra parte, spiazzandoti!  

 


 

Dei piccoli vasi con dei germogli ci raccontano di semi che hanno viaggiato dalla lontana Liguria fin quaggiù accompagnati dai saluti e da altri scritti e pazientemente fatti germogliare, pronti per essere trapiantati nell’orto e poi . . . vedremo i frutti, intanto ci accontentiamo delle foglie, in attesa di gustare le famose “zucchine a trombetta” dell’amica Adri . . .  chissà se c’è una ricetta specifica???

 


Foto d'epoca: Figlio e FigliaPiccola con gli altri esploratori e guide quando erano in Reparto!

 

Una scia di profumo in corridoio (specialmente alla sera) . . . è una chiara traccia del passaggio del Figlio . . . un mucchio di panni puzzolenti nell’angolo tra scrivania e muro, ci spiega che la sera prima è andato a giocare a calcetto (mi chiedo com’è che da piccolo metteva tutto nel cesto o direttamente in lavanderia e crescendo è peggiorato???) . . . se invece I nostri investigatori trovassero dei cartoni, ferma campioni e una manciata di pennarelli grossi, un "fazzolettone" blu bordato di rosso e un "cappellone" sopra uno zaino, non avrebbero dubbi, sta preparando qualche attività per i suoi ragazzi scout!
 

    

 
Tralasciando i giochi e i libri del PiccoloLord che infestano tutte le stanze e persino il corridoio . . . ha infatti la passione di infilare sotto la cassapanca quanta più roba è possibile e poi, guardandoti innocente chiedere “eh è?”  . . . ultimamente sono apparsi sui caloriferi, pile di libri . . . chiaro indizio di lettrice compulsiva che, per paura di non ritrovarceli prende i titoli che le piacciono al Centro Commerciale e li mette, dove trova spazio, in casa (sperando di finire di leggerli prima dell’autunno).

 

      

 

Sempre sul quel calorifero, i due provetti investigatori, troverebbero appesa una capiente borsa verde. . . contiene un lavoro a maglia quasi finito . . . è tanto che va in giro per casa, ma con il caldo di queste ultime settimane è rimasto fermo . . . è un Poncho, che una LanistaquasiAnonima ha iniziato per testare le spiegazioni (per un progetto importante) e ha destinato, da brava zia, alla sua nipoteBeatlesmaniaca . . . certamente sia Sherlock che Poirot si meraviglierebbero che dopo questo tempo il lavoro non sia ancora finito e inviterebbero la tipa a finire il lavoro, e avrebbero ragione!

Sono arrivata a 4

Sono arrivata a 4 . . .

 
 

ma chi l'avrebbe pensato che avrei avuto la costanza di scrivere per questi 4 anni e voi, la pazienza di leggere e commentare . . . Festeggiamo! Insieme!



Ecco, ridendo e scherzando questo blog è arrivato al suo quarto compleanno . . . ho iniziato a scrivere in un giorno un po' particolare per me, ma di cui oggi non parleremo (se qualcuno è davvero curioso, basta che gironzoli un po' tra queste pagine . . . è già tutto scritto, talmente tanto raccontato che non metterò nemmeno un link). Ho continuato a scrivere per colpa di una macchinetta del caffé e di un bel gruppo di amiche/i . . . adesso, è diventato quasi un vizio . . . un vizio che ha poche controindicazioni, che non costa molto e che mi apre la finestra sul mondo!

Oggi festeggeremo questi 4 anni che sono volati in un battibaleno. 4 anni di scemenze e cose più serie. 4 anni di racconti personali di diario e di ricordi. 4 anni di amiche/i-blogger di vecchia data e di amiche/i-blogger nuovi di zecca.  4 anni di commenti e di PVT, di telefonate e di incontri . . . 4 anni di vita tra il virtuale e il reale! 

 

  

Sapevate che . . .

4 è il quadrato di 2!
4 è il numero atomico del Berillo (BE)
4-Vesta è il nome di un asteroide
4, in Giappone,  è considerato sfortunato (*)
4, nella Smorfia è il maiale 
4, secondo i Maya è il numero perfetto
4, nel Medio Evo è considerato un numero perno
4 sono gli Evangelisti: Giovanni, Matteo, Luca e Marco
4 sono i punti cardinali: Nord Sud Ovest Est
4 sono le stagioni: Estate, Autunno, Inverno e Primavera

4 i venti con un nome evocativo: Grecale, Scirocco, Libeccio (o Garbino) e Maestrale

 

(*) Anche nella Città sulla Costa e per lo stesso motivo
 

 File:Evolution4glyph.png

  L'evoluzione del numero quattro dagli Indiani agli Europei

 

E vi ricordate tutti questi modi di dire? 
 

A quattr'occhi: in confidenza.

Gridare ai quattro venti: farlo sapere a tutti 

Fare quattro chiacchiere: farsi una bella chiaccherata rilassante

Fare quattro salti: ballare per divertimento

Fare il diavolo a quattro: lasciarsi andare a violente scenate per ottenere uno scopo

Farsi in quattro: impegnarsi al massimo

Dirne quattro a qualcuno: rimproverare qualcuno in modo duro

Quattro gatti pochissime persone

In quattro e quattr'otto in un attimo, velocemente. 

              

(*) (ma anche nella Città sulla Costa e per la stessa ragione) 


 

  Insomma, dopo aver scavato tutte queste curiosità, posso dire che 4 è un traguardo già abbastanza soddisfacente, visto che ho letto da qualche parte che la vita media di un blog è sui 3 anni . . . Spero di potervi divertire o annoiare, con le mie cronachette, con i consigli non richiesti e con i miei ricordi ancora per un po' . . . voi, fatevi sentire ogni tanto . . . per esempio, mi piacerebbe sapere se Antonella mi legge ancora o se è così impegnata, tra lavoro, casa e i figli, lassù, nella Città ai piedi delle Orobie, che non ha più tempo per passare di qua!!!