Archivi

Un pomeriggio “altern-at-tivo”

Vista con gli occhi di uno dei vicini, la cosa si stava facendo sospetta.
Già il locale per lui era fuori norma, un B
ar “Bio”, con la sua sfilata di bottiglie, ma anche con molte scatolette di tisane, tè, cioccolata . . . e i dolci, preparati e cotti in casa dalla moglie del proprietario.


10151387_609664702445450_1497546253_n

E ora, da qualche mese, una domenica al mese, vedeva arrivare alla spicciolata donne, giovani e meno giovani, con borse,  borsette e borsone . . . lui aveva fatto l’indifferente, ma le aveva viste tutte, qualcuna era tornata tutte tre le volte, alcune invece erano arrivate una volta sola e, fin ora, non si erano ancora riviste . . . persino un ragazzo si era fermato, la prima volta, le due ore pomeridiane, ma  poi non l’aveva più visto.
E alla fine si era deciso, l’ultima domenica di marzo, un fantastico pomeriggio di primavera,  si era messo a passeggiare sul marciapiede e con fare indifferente, sbirciava dalla vetrina, le vide tutte appollaiate sugli sgabelli, tutte a testa bassa, ognuna con in mano qualcosa e, nei momenti in cui i rari clienti domenicali aprivano la porta, si potevano udire chiacchiere e risate . . . il proprietario del bar, il simpatico Pietro, le osservava curioso e divertito, poi si dava da fare per portare qualche piattino pieno di dolcetti, qualche tazza con cioccolata, cappuccino, tisane e loro, le donne, si affrettavano a spostare quello che avevano davanti, quasi con la paura che si potesse contaminare . . . mah, la cosa non gli era chiara, ma avrebbe tenuto d’occhio la situazione continuando a “fare la ronda” nei pressi. 

10154916_609678752444045_1000494708_n

L’appuntamento era alle 16.00 di oggi, al Seven Bar, in una delle stradine del centro, quando sono arrivata c’erano già Eleonora e altre due “ragazze” (tutte e due più giovani di me), ci siamo salutate, poi una delle due ragazze, mi ha allungato un foglio ripiegato dicendo: “Ecco l’angelo custode” . . . choc . . .  e poi l’intuizione, siamo andate a Roma alla Fiera con lo stesso autobus.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo presentate, e abbiamo iniziato a parlare di amiche in comune (Eleonora mi ha portato i saluti di un’amica knitter di Torino) e dei nostri progetti, poi è arrivata Valentina che con Eleonora è l’ideatrice di questi incontri: Knit Caffé  lo chiamano adesso che va di moda usare l’inglese.

 

1623373_579249368820317_156454657_n

Siamo al terzo incontro, io ho partecipato solo agli ultimi due. 
Eleonora ci racconta delle sue esperienze di incontri di questo genere, a Torino, ci racconta che nella città sabauda ogni giorno, in qualche quartiere, si può trovare un gruppo di signore e qualche signore che sferruzza o uncinetta.

1902748_593364240742163_736178244_n

Si aggregano al gruppo due signore più o meno della mia età, così siamo arrivate a 7. Le ultime due arrivate (sono amiche di un’amica che oggi non è potuta venire) e vorrebbero imparare a lavorare con i ferri circolari, così, mentre Eleonora spiega a loro (in pratica fa un corso personalizzato e accelerato) ascolto anch’io che a questa lavorazione mi ci sono avvicinata da autodidatta. Valentina fa le prove di modelli per una tendina a uncinetto, Gloria e Simo, lavorano all’uncinetto leggendo le spiegazioni su un tablet . . . insomma, la tecnologia applicata alla tradizione. 

1557463_609664902445430_1081451904_n

Pietro, il simpatico proprietario, ci chiede cosa vogliamo di merenda, e tra una tisana, un tè e tanti biscotti che prepara sua moglie, arriva anche il cappuccino che viene descritto come “buonissimo”, mi sa che al prossimo incontro lo prendo anch’io.  Io mi affretto a spostare i gomitoli di lana mohair, e mi godo la dolcezza e il relax. 
Si continua con i lavori, le chiacchierate e le risate e le 18.00 arrivano in fretta e noi raccogliamo i nostri lavori e ci diamo appuntamento al prossimo incontro.  Si torna alla realtà di tutti i giorni.

10001371_609678762444044_1060939944_n
Un modo moderno di incontrarsi, un modo nuovo di tenere viva una tradizione antica, quella che vedeva le nostre mamme riunirsi in casa di una o dell’altra, nei giardinetti o in spiaggia (ricordo benissimo mia madre e altre signore italiane con alcune signore tedesche che si spiegavano con disegni o facendo vedere come lavoravano i vari punti che volevano insegnarsi) o, addirittura mettendo le proprie seggiole nelle piazzette o sulle strade, allora poco frequentate,  stare insieme e passare conoscenze alle giovani generazioni . . . adesso, se qualcuna vuole imparare e non ha sottomano una mamma, una nonna o una zia, ecco i tutorial su you tube. 

15066_579249062153681_881036503_n

Poi, all’improvviso l’anziano vicino sul marciapiede non si sentiva più così anziano e non si sentiva più nemmeno in quella via . . . si sentì trasportato indietro nel tempo, quando proprio nei pressi di quella via, sua madre, la nonna e le vicine, dalla primavera all’autunno, formavano un circoletto con le sedie e ognuna aveva il suo lavoro, chi preparava la rete per il marito pescatore, chi aveva il tombolo per preparare il pizzo dei corredi nunziali, chi lavorava a maglia (soprattutto le calze pesanti per l’inverno) e chi ricamava, c’era sempre qualche bambina che stava vicina all’adulta che le insegnava l’arte antica e i maschietti, correvano, giocavano a palla . . .  Finalmente aveva capito, quelle donne portavano avanti una tradizione che arriva dalla notte dei tempi! 

retareLe “retare” che lavorano fuori dall’uscio di casa

 

Credits:  Le foto a colori sono di Pietro del SevenBar e riguardano ben 3 domeniche pomeriggio . . . la foto in bianco e nero l’ho trovata con Google! 

Da Viviana sul Venezuela . . . condivido

Anch’io ho degli amici quasi parenti in Venezuela, anch’io, fin dall’inizio di questa rivolta partita dagli studenti sto condividendo i link che arrivano dal Venezuela, ma Viviana ha i parenti laggiù e ha notizie di prima mano, quelle notizie che i mass media “tradizionali” passano col contagocce (e non capisco perché).

Venezuela

Ecco perché, quando Viviana l’ha chiesto io ho condiviso il suo post, vi invito a leggere. (se poi volete, potreste condividere anche voi) 

“Chi mi segue anche sui social ormai dovrebbe essersi accorto che la mia attività su internet si limita, molto sostanzialmente, a rilanciare quanto accade in Venezuela.
Oggi mi è giunta la notizia dell’arresto di Enzo Scarano.
E chi cazz’ è? dirà qualcuno a giusto titolo.
Enzo Scarano è un amico di famiglia (famiglia venezuelana), sindaco della città di San Diego, rieletto per il secondo mandato a maggio.
Ho visitato la sua città e l’ho trovata pulita (cosa non scontata visto che a Valencia la spazzatura ci sommergeva perchè si sono rubati i camion per la raccolta!), con servizi efficienti e in piena crescita. Appartiene all’opposizione di governo ma non è un guerrafondaio e neanche un fascista.
E’ stato arrestato perché avrebbe fomentato la protesta, tra arresto e condanna a 10 mesi son passate poche ore!

Il Governo di Nicolas Maduro, con l’acqua alla gola e senza il carisma che giusto o sbagliato che fosse era innato in Chavez, arranca in arresti, uccisioni che prendono la connotazione di omicidi, ferimenti, accuse internazionali a destra e manca.

La realtà è che mia cugina ha il ristorante chiuso da 45 giorni, non può lavorare e se anche potesse non trova le materie prime per farlo nel terzo Paese produttore di petrolio al Mondo.

Un Paese che regala petrolio a Cina e Iran in cambio di autovetture ma non riesce a garantire burro, farina e latte ai suoi cittadini.

Chiedo, con la propria libertà di farlo, di condividere questo post sui social che frequentate affinché non resti una voce circoscritta. Ammesso e non concesso che lo condividiate! (non ve ne vorrò in caso contrario :-P)

Non sono una donna da Fiera

Ieri a Roma c’è stato anche il sole . . . io l’ho visto solo ogni tanto, quando qualcuno apriva una porta d’emergenza per uscire dal Padiglione ” 2 ” della Fiera di Roma, dove era ospitato lo “HOBBY SHOW”
1656284_629100050490128_2027026348_n

Quando sono partita da casa era notte e non so che tempo facesse.
Abbiamo volte le spalle alla Costa e si intravedeva il cielo dell’aurora tra le nuvole scure.

Di qua del Gran Sasso, pioveva . . . di là del Gran Sasso, nevicava (a cielo chiuso), verso Roma pioveva.
Quando quando sono arrivata in Fiera, era tutto grigio, ventoso e piovvigginava.
Quando sono uscita dalla Fiera, era tutto grigio e ventoso.

DSCN5085

Quando siamo finalmente entrate nel padiglione, ecco la vista che ci ha accolto, 

DSCN5088
Anche se alcune delle mie “compagne” di gita che hanno frequentato altre e più grandi fiere del settore, hanno detto che non era particolarmente fornita . . . 

DSCN5095

DSCN5098

DSCN5092

io l’ho trovata già abbondantemente stancante, infatti, verso la metà del nostro “tempo utile”, ho incontrato alcune amiche blogger e di fb, oltre alla FigliaPiccola e ho fatto quattro chiacchiere con loro . . . 

DSCN5114

DSCN5113

DSCN5148

DSCN5144

Poi con la FigliaPiccola ho girellato e le ho fatto rivedere qualche stand che mi aveva colpito . . . come quelli dei quilt . . . 

DSCN5133

DSCN5136

Quelli dei dolci . . . 

DSCN5128

DSCN5115

E, questo . . . che mi è piaciuto in modo particolare, chissà se riuscirò a farne almeno una di queste collane . . . (per il copricostume, non mi ci metto nemmeno!)

DSCN5158

La mia prima volta . . .

No, non quella che pensate voi, la mia prima volta alla presentazione di un libro.

Il libero di una nuova amica . . . chiamarla amica mi pare un po’ presuntuoso, ma visto che (mi assicura) è un’amica della FigliaPiccola, posso considerarla un po’ anche amica mia. Simona, scrittrice, attrice e molto altro! 

Tutto è cominciato con un link su Facebook, annunciava l’arrivo nella Città sulla Costa della Nera e della Scépa . . .  la FigliaPiccola le aveva conosciute a Roma e con quel link su Facebook, mi invitata ad andare a conoscerle anch’io . . . prima cosa mi sono dovuta attivare: andare a comprare il libro e  farmi spiegare ben bene  il come, il dove e il quando era l’appuntamento, a tutto questo ha provveduto una delle prime persone conosciuta da quando sono arrivata quaggiù: Mimmo della Bibliofila (non è pubblicità, solo storia) che è tra i promotori di Piceno d’Autore, il Festival che comprendeva anche la presentazione del libro di Simona. 

Giunti_EvelinaELeFate (1)Cliccando sul la copertina, leggerete la trama


Ho fatto un po’ di inviti, di telefonate e sono riuscita ad avere con me due delle nipoti . . . Siamo arrivate alla presentazione, nella miglior tradizione della Costa: con un leggero ritardo. Per fortuna la presentazione non era ancora cominciata, ci siamo presentate, abbiamo fatto due chiacchiere con Simona, Mimmo Minutoli e la signora Cinzia Carboni, lui è il Presidente e lei una dei consiglieri dell’associazione “I luoghi della scrittura”, l’associazione che organizza il festival . . . ci siamo sistemate in prima fila (non c’erano molti altri posti liberi, c’era un bel po’ di gente) e abbiamo assistito alla presentazione del libro. 
M’è piaciuto tutto, molto. Il libro (divorato in un fine settimana) e la presentazione, una nuova esperienza, la mia prima volta. 
M’è piaciuto tantissimo il modo di essere della scrittrice e il racconto delle spinte che l’hanno portata a scrivere questo libro . . .  il racconto della sua vita, così interessante . . . e l’esperienza di sua mamma, una mamma con delle doti particolari. Di cui io non dubito, avendo avuto anch’io una mamma con esperienze simili (si vede che le mamme di una volta erano speciali).

Durante la presentazione, Simona ha raccontato che l’ExdellaFigliaPiccola è stato l’ispiratore del personaggio del “Toscano” (io avevo letto che questo partigiano era di Prato, ma non avrei  mai immaginato). Questo particolare ha risvegliato in me un ricordo 

DSCN2659Ecco Simona con la signora Cinzia, scrittrice anche lei . . .
che l’ha “scoperta” al salone del libro di Torino

Dopo la presentazione ci siamo fermate ancora un po’, per salutare e per farci fare la dedica sul libro (che poi è partito con la nipoteBeatlesManiaca verso Urbino), due chiacchiere supplementari dove io raccontavo di quella volta che  l’ExdellaFigliaPiccola nell’agosto 2011 mi aveva chiesto se poteva scaricare un racconto di una sua amica, perché c’era un personaggio che era stato ispirato da lui . . .  pensate, ce l’ho ancora nella memoria del computer, era lì da leggere e io non l’ho mai letto perché non avevo mai chiesto il permesso, l’avevo salvato solo perché non sapevo se potevo buttarlo! E due chiacchiere per parlare con Simona e il suo compagno, Fabio, di cani, dei loro e dei nostri  . . . loro infatti conoscono bene CarrieB, la mamma della nostra Bella.

Che dire del libro: ho amato tutti i personaggi. Incominciando da Evelina, piccola bambina di 5 anni presa tra incombenze domestiche e gli orrori della guerra. È il racconto di quello che vede e i suoi ragionamenti di bambina che creano la magia del racconto. Ci sono poi i fratelli, la mamma, la nonna e il papà che condividono con lei la fatica della vita (non solo di quel periodo di guerra)e la visione delle “fate”, la Nera e la Scépa, presenze ben accette e considerate normali nella casa del podere piantato sulle colline marchigiane, in quella zona di confine tra Marche, EmiliaRomagna e Toscana.
Gli sfollati, povera gente unita momentaneamente dai problemi della guerra, ognuno con la sua storia alle spalle e con modi diversi di affrontare i problemi della vita.

Poi quei personaggi che da soli varrebbero un libro . . . Il Toscano, partigiano venuto da lontano. L’Angela, figlia di un fascista convinto, eppure con altre idee a cui lei rimarra fedele fino in fondo. Peppe, anche lui non è del posto, ma qui trova l’amore.

Davvero consiglio la lettura di questo spaccato di “storia minima” dell’entroterra marchigiano durante i mesi che passarono fra l’attestarsi dei tedeschi sulla “linea gotica” e lo sfondamento della stessa da parte degli “Alleati”!

_ a Woolf

Piccolo Post Scriptum: ieri, alle casse del SuperMercato c’erano gli espositori dei libri a 0,99€, ne ho preso uno al volo: ” Una stanza tutta per sè ” di Virginia Woolf . . . l’ho preso d’impulso solo perché avevo letto questo titolo nei ringraziamenti in fondo al libro! 

Avete mai trovato una zucchina dritta???

Su Facebook, sotto la foto di una bella zucchina, qualcuno ha scritto (tra le altre cose) queste parole: le zucchine ripiene…che ideona!!! ho l’arnese magico per punzarle e via che faccio un bel buco lungo dritto,semplice no?! …seeeeeeeeee avete mai trovato una zucchina dritta??!! no,tutte curve e col diametro che diminuisce…insomma ci vuol un ingegnere nè!!! aahhh siiii sennò entri giusta ed esci col buco a metà zucchina sul fianco… oppure la scardini completamente e ne puoi far solo sugo..”
Il mio commento è stato: “Io le taglio a metà (per il lungo) e le faccio a “barchetta” . . . più semplici e più buone!” . . .  da qui a decidere di parlare delle “mie” zucchine ripiene il passo è stato breve . . . anche se, ci sarebbero altre e ben più importanti storie da raccontare al mio diario . . . per oggi  un paio di ricette, per il resto, c’è tempo.

11621743-zucchine-zucchina-decorato-con-foglia-di-lattuga-verde-isolato-su-bianco

Sono ricette che ho trovato anni fa, quando ti capitava di leggere su Grazia un’articolo, dove una donna impegnata in carriera raccontava a una giornalista di Grazia che comprava quel giornale per le “pentole” . . . le pentole che segnalavano in ogni ricetta il grado di difficoltà, il giornale era pieno di notizie, di articoli interessanti: poche foto, molte parole. Al centro, un’inserto di cucina (o, in stagione, consigli di bellezza, per la casa o il giardino) io per anni li ho raccolti, ne ho fatti due libroni, le mie enciclopedie domestiche . . . c’è stato un periodo che ogni inserto era pieno di ricette di un solo ortaggio, così ho: “saper mangiare le verdure” – le melanzane, i finocchi, le patate, gli asparagi, le insalata, i pomodori . . . le zucchine.
In ogni fascicolo almeno 12 ricette, e i consigli su come conservarle, come pulirle, quanti tipi ce ne sono . . . una vera miniera di informazioni.
4412_1
Le zucchine ripiene, a casa di mia mamma, venivano preparate trifolate o fritte, non ricordo di averle mai provate ripiene da piccola . . . da mia suocera, oltre che fritte, a pezzi con la cipolla e pomodoro, venivano preparate ripiene. Erano scavate nel centro con l’apposito attrezzo e riempite di un impasto a base di carne, uova e parmigiano. Ho amato molto mia suocera, ma mai le sue zucchine ripiene . . . all’esterno la zucchina era straunta e bruciacchiata, all’interno lessa e insapore e il ripieno ricordava (a vista) un sigaro o qualcosa che non nominerò! Se poi, come capitava, le cucinava prima, era peggio perché lei non riscaldava niente.

Mi sono sempre rifiutata di cucinare anch’io le zucchine ripiene finchè in quei fascicoli ho trovato la ricetta giusta, due ripieni a cui io ho aggiunto il terzo. È una ricetta segnalata con 2 pentole, perciò di media difficoltà, l’unico problema è che piacciono e la gente di casa mia non è da porzioni da “nouvelle cousine”, per cui devo prepararne molte. Ultimamente ho usato, oltre le zucchine “normali” anche quelle tonde. Tutta verdura che abbiamo coltivato nell’orto, per cui con quel qualcosa in più che è dato dal sapore della verdura colta, cotta e mangiata! Il lavoro è laborioso, a volte mi porto avanti preparando parte del ripieno il giorno prima.

Gli ingredienti, a parte le zucchine, (per 8 persone) sono
1° Ripieno: gr 50 di funghi secchi, 2 uova, mollica di pane, latte, sale, pepe, aglio, olio d’oliva extravergine = qb
2° Ripieno: 1 etto di prosciutto cotto, 2 uova, mollica di pane, latte, sale, pepe, aglio, olio d’oliva extravergine = qb
3° Ripieno: 4 patate medie, 2 uova, uno spicchio d’aglio, parmigiano e pecorino grattuggiati, basilico, origano,  sale,  pepe,  olio d’oliva extravergine = qb

La mollica di pane va intrisa nel latte e strizzata.
I funghi vanno “ammollati” per farli rinvenire e poi sciacquati bene (a volte si trovano sassolini o terra), strizzati e tritati grossolanamente.
Il prosciutto cotto dev’essere tritato piccolo, ma non a crema.
Le patatate, lessate (se con la buccia restano più saporite e meno acquose) e schiacciate (se le lessate con la buccia, logicamente le dovrete sbucciare prima, c’era bisogno di dirvelo?) .
Tritate aglio e prezzemolo per i primi due ripieni. Tritate aglio da solo, spezzettate con le mani il basilico per il terzo ripieno.
Inutile che vi dica che ogni ripieno va in una ciotola diversa . . . no??? 
Le zucchine, dopo averle pulite e lavate, vanno tagliate a metà per la lunghezza, e poi sbollentate (in acqua salata) finché la parte centrale è molle alla forchetta,  le tolgo dall’acqua e man mano le metto ordinatamente su una tovaglia vecchia, le svuoto con un cucchiaio, cercando di non romperle agli apici, così sembrano delle barchette.
La polpa cotta, che ho tolto dalle zucchine,  la trito  o la schiaccio con la forchetta e la metto  nel caccia-maccheroni o nel colapasta, così che si liberi dall’ultima acqua.
Quando ho finito, ne metto una parte in ogni ciotola (una ciotola, un ripieno, lo ricordo per chi ha saltato qualche riga) dove c’è già il resto del ripieno. Mi regolo per non mettere troppa o troppo poca polpa, mischio bene ogni ripieno e controllo il sapore. Se è il caso aggiusto di sale e di consistenza, che dev’essere morbida ma non sbrodolata.

Sistemate le zucchine nelle teglie unte di olio (io uso quelle basse da pizza o la leccardiera del forno) . . . io non ungo le teglie prima,  sotto le zucchine ci metto la carta da forno, così mi risparmio un po’ di condimento e qualche “accidenti” nel lavaggio . . . a questo punto, metto poco sale all’interno di ogni zucchina e poi ci distribuisco il ripieno, non a pari della zucchina, ma un po’ di più (per capirci, quasi a ricostruire la forma della zucchina).
Faccio cascare un filo d’olio su ogni zucchina (se non avete unto prima le teglie, passando da una zucchina e l’altra casca quel tot di olio per ungere il fondo della teglia. Una spruzzata di parmigiano su ogni ripieno  e infilate in forno caldo (200°circa, poi, ognuno conosce il suo forno) per mezz’ora o finché non si forma la bella crosticina sopra al ripieno.
images
Ultimamente oltre alle zucchine “lunghe”  uso anche quelle tonde, ma senza la calotta superiore.

Sembra complicato, ma a farlo ci vuole meno che a scriverlo! Provate e fatemi sapere come è andata! 

Adotta un Cardinale

Leggendo un post nel blog di Lucyetta, ho trovato questa iniziativa, non voglio dirvi che dovete partecipare anche voi, io la faccio l’ho fatto . . . così, ho riempito il modulo e mi sono trovata il Cardinale che è affidato alle mie preghiere . . . 

Fiore, hai adottato un cardinale!

Immagine di
Nome: Giuseppe Versaldi
Paese: Italia
Giorno di nascita: 30/07/1943
Cardinale dal: 18/02/2012
Funzione: Prefetto della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede

Volendo saperne di più sono andata su Google e ho trovato un sacco di link, ho scelto questo . . . più “ufficiale”, ma vedrò di saperne di più . . . 

Devo confessarvi che mi sarebbe piaciuto adottare il Cardinale Turkson, del Ghana, perché mi ricordo che, quando qualche anno fa lavoravo in un negozio di fotografo, venne da noi un cliente a farci sviluppare un rullino e stampare le foto e fare degli ingrandimenti . . . nelle foto c’era lui (e altre persnone) con questo neo Cardinale, il cliente era suo fratello . . . e qualche anno dopo, alla morte di Giovanni Paolo II abbiamo scherzato sul fatto che potesse diventare Papa e scherzavamo con suo fratello sul fatto che avremmo potuto farci presentare il Papa venuto dall’Africa, dicendoci, però, che questa era un’eventualità remota. Invece, da quello che ho letto sui giornali, pare che non sia neanche un pensiero così strano . . . solo che ormai non so più che fine ha fatto quel cliente.

In attesa di Gargantua e Pantagruel

Per superare i momenti difficili servono alcune cose, più o meno reperibili, 
sarebbero utili un paio di pentole piene d’oro, di quelle che si trovano in fondo all’arcobaleno . . .  
un numero limitato di veri amici e qualche parente, di quelli che quando chiami mollano tutto e arrivano in aiuto . . .
una bella tavola imbandita, di quelle che invitano a gustare il pranzo in allegria . . .
una casa accogliente e comoda, di quelle molto vissute, il contrario di certe case/museo . . .
un paio di animali domestici, di quelli che non lasciano in pace nessuno, affettuosi fino all’eccesso . . .
un invito a pranzo, a tema, di quelli che si fanno con una frase buttata là con nonchalance: “vi voglio far provare la polenta, come la fanno sù, dalle parti di mia madre!” . . .  

565612_4777573715387_131613653_n

Tutto questo c’era, domenica a casa di Fiordicactus, l’atmosfera era quella giusta dei giorni di festa . . . anche se la mancanza del PiccoloLord (che come ogni domenica, da giugno, sta da suo padre) si sentiva e un paio di volte è stato evocato il cupo spirito di PE. Ma lo spirito gioioso della festa, dell’amore e dell’affetto, ha prevalso.

711076_4777573995394_1870493832_n
Anche grazie alle sapienti mani (e la testa) della FigliaGrande, che, dalla cuoca sopraffina che è, ha messo in tavola tanta di quella (buona) roba che, se anche fossero arrivati i due mitici mangioni del titolo sarebbero stati soddisfatti. Addirittura è avanzato abbastanza per farci pranzo il giorno dopo, tutto dire, la Suocera sarebbe stata contenta. Diceva sempre: “Se n’ha ‘vvanzate, n’ha vastuto!” (serve la traduzione??? “se non è avanzato, non è bastato”)

DSCN2179

Per gli antipasti, a Km zero,  gli ingredienti principali sono arrivati direttamente dall’orto . . . 6 metri dietro casa! Insalata d’arance e crostoni con Indivia Scarola “alla napoletana”.

Polenta (la scusa, come dice l’Amica N) con Maiale arrosto e al forno, Salsicce rosolate, purea di Mele, Verze, Spinaci e . . . per chi è davvero goloso, già a fette e tocchetti, Gongorzola e Taleggio per farcire la polenta . . .

Vino Verdicchio di Jesi e Montepulciano d’Abruzzo

DSCN2178

E per finire: frutta, pasticcini portati dagli ospiti e un buonissimo strudel fatto in casa dalla FigliaGrande, sorseggiando vino cotto!

E poi . . . tante chiacchiere e per finire, ancora con la tovaglia sul tavolo . . . caffé! 

E abbiamo giocato anche  a carte, prima i classicissimi “Briscola” e “Scala 40” e poi un gioco di quelli “scemini”, da bambini che imparano a riconoscere le carte . . . con sommo divertimento di tutti noi (anzi del “fanciullino” che è in tutti noi).

Davvero una bella giornata in buona compagnia! Grazie a tutti i partecipanti.