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Non Abbandonarti . . . e non che non m’abbandono!

Non abbandonarti, tienti stretto, e vincerai. Vedo che la notte se ne va: coraggio, non aver paura. Guarda, sul fronte dell’oriente di tra l’intrico della foresta si è levata la stella del mattino. Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade la disperazione, la pigrizia, il dubbio: sono fuori d’ogni certezza, non son figli dell’aurora. Corri, vieni fuori; guarda, leva lo sguardo in alto, il cielo s’è fatto chiaro. Coraggio, non aver  più paura.

(Rabindranath Tagore)

Alba-Otranto

Mai come in questo periodo ho trovato conforto in una poesia . . . davvero caduta “a fagiolo”, come si dice. Anch’io in certi momenti mi vorrei “abbandonare” . . . abbandonare la lotta, abbandonare allo sconforto, abbandonare ai ricordi e dimenticare gli impegni di ogni giorno e quelli a venire. Abbandonare i sogni che devono (spesso) essere rimandati per vari motivi. Ho trovato, in mezzo a vecchi foglio, queste parole fotocopiate da un libro scolastico (con tutte le spiegazioni delle parole difficili, come: “aurora” = il momento che precede l’alba) e con questa poesia ho inaugurato un quadernone a righe di terza elementare (secondo me le “righe” più belle). Vi sembra strano che una signora “agée” come me si metta a ricopiare poesie in “bella scrittura” come un’amanuense del medioevo? Ultimamente mi sono accorta che la mia firma era diventata simile a uno scarabocchio, tutte quelle lettere, alte, slanciate, con occhielli sotto . . . peggio che stenografata! Così, mi sono decisa e ho preso (con me stessa, una “padrona” piuttosto elastica) l’impegno di una poesia al giorno. Su righe di 3° elementare, per avere ben preciso lo “spazio” di ogni lettera.

Purtroppo, mi sono accorta che, ben prima della fine della pagina ho ripreso la scrittura “adulta” e, appena girata la pagina, le ultime righe sono meno curate . . . farò meglio la prossima poesia. Adesso vi lascio e vado a scrivere, la poesia di oggi si intitola: “L’uomo che spera” e non so nemmeno di chi è . . . ritaglio i giornali e lascio lì le cose . . . devo cominciare a buttare, fare pulizia tra il vecchiume accumulato.

Pasqua 2015

A tutti quelli che oggi passano di qua, auguro

BUONA PASQUA

resurr_cristo

 viole. . . e nella migliore tradizione, vi “recito” la poesia . . . 😉

Uccellino venuto dal bosco, che piangendo fuggivi, cos’hai visto laggiù?

Ho veduto di sotto gli ulivi, sanguinare Gesù.

Uccellino venuto dal monte, che scappavi veloce, cos’hai visto lassù?

Ho veduto tre uomini in croce, ed in mezzo c’era Gesù.

Uccellino venuto dal piano, che cinguetti nel volo, cos’hai visto laggiù?

Ho veduto dal bianco lenzuolo, risvegliarsi Gesù.

E’ una poesia che ho studiato io, ai tempi delle elementari . . . (tanti anni fa) poi, l’ha studiata qualcuno dei figli . . . l’ho ritrovata in una di quelle scatole di scarpe, dove, le mamme, conservano i “lavoretti” e le letterine . . . senza decidersi a buttarle! 😉

San Giuseppe – Festa del papà – Inizio del nuovo papato di Papa Francesco

San Giuseppe 

poesia-san-giuseppe-su-pergamena

Buon Onomastico
ai Giuseppe, Peppe, Beppe e alle Giuseppina, Pinuccia, Pina & Giusy

 

Festa del papà . . . 

papàIl mio papà, lo ricordo così, come quando l’ho conosciuto io e anche se adesso ha 80 e passa anni, per me è sempre così.

IL MIO BABBO (A. Novi)

Che dite, ci sarà nel mondo intero
un altro babbo come il babbo mio?
A me sembra il più bravo, il più sincero,
il più giusto, il più tenero, il più pio,
e ne sono così lieto e così fiero,
che ne ringrazio sommamente Iddio.
Posso dirmi davvero fortunato!
C’era un tal babbo, e proprio a me è toccato.

Quando, tanti e tanti anni fa, l’ho studiata, lui da vero “nordico”, ha preteso che cambiassi ogni “babbo” con “papà”! E la maestra ha sorriso . . . lui è così ancora adesso: testone, il mondo (quando è possibili) deve adattarsi a lui! 😉

 

Inizio del nuovo papato di Papa Francesco

1131129_papa-francesco-vede-la-kirchner_thumbL’anello “piscatorio” del nuovo Papa

” . . . La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! . . .”

(Santa Messa per l’inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma Francesco – Omelia del Santo Padre)

C’è qualcosa di nuovo . . . anzi d’antico

L’AQUILONE
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.   (. . . )
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita   (. . .)
Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.  (. . . )
Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla?
Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
una dolce, una acuta, una velata…
A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni!  (. . .)
“Avevo ancora gli occhi chiusi, ma sentivo di essere sveglio e mi girai sotto le coperte per godere ancora un po’ del calore del mio corpo. Nel girarmi mi resi conto di non essere nel mio letto quella era la camerata in cui avevo dormito la mia prima notte della mia nuova vita”
Incomincia così il racconto di mio padre, dei suoi primi anni da orfano di guerra . . . nel 1943, perse il padre e la madre . . . sono passati quasi 70 anni, eppure ha ricordi nitidi di quello che ha vissuto, degli amici, degli adulti e dei luoghi che ha frequentato in quei mesi terribili, la guerra, la fame e l’incertezza del futuro, visto che erano mancate tutte le certezze del passato . . . eppure, le racconta con una certa ironia, come se avesse fissato per sempre i sentimenti della fanciullezza, lo stupore e la curiosità  davanti a tante cose nuove, la fiducia nelle promesse dei parenti . . . promesse che purtroppo per il susseguirsi dei fatti storici, non sono state mantenute. 

Chiuso per ferie

Chiuso per ferie?  . . . può un diario chiudere???
Accadrà pur sempre qualcosa durante le ferie!
Le maestre, consigliano proprio di tenere un diario delle vacanze . . .
Ebbene, siccome prevedo quel che succederà,
Le ferie dei miei uomini, Udmv (*) e Figlio 
So già come vanno queste cose . . .
Il marito mi chiama di qua, il Figlio, dorme di là
Arrivano da Roma i soliti tre: CarrieB e i suoi coinquilini umani
Aspetto l'arrivo di gente a casa, aspetto con ansia
È gente che è da anni che non vedo,
Cugini con cui ho passato una bella fetta di vita
E poi, ci sarà il PiccoloLord e la sua corte
E in questi giorni non possono mancare
Il Patriarca e la Facente Funzione di Nonna
Insomma, tra tutte queste persone, non voglio trascurarvi
Ma non posso promettervi che riuscirò ad aggiornarmi
Aspettatemi, torno appena posso . . .

Intanto, c'è sempre il post qua sotto
rispondete alle domande!

 

(*) Udmv = Uomo della mia vita

S. Pasqua 2011

Il Signore è veramente risorto!
Buona Pasqua 
      

Burnand – I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Risurrezione
 

Per il mattino di Pasqua

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
anche al ricco dirò:
siedi pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.
( . . . )
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: pace!
e poi cospargerò la terra
d'acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell'universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell'altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco

Davide Maria Turoldo

 

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San Martino . . . fra ricordi e attualità!

San Martino

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar
 
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
 
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
 
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
 

(Giosuè Carducci)

Ricordo ancora il quaderno grande (non lo si chiamava ancora: "quadernone") delle poesie, questa era la seconda, e dovevamo illustrare le varie strofe . . . io, come tutti i bambini (quarta o quinta elementare) odiavo già dover studiare la poesia, figuriamoci illustrarla, io che sono negata per il disegno . . . arrivò in mio soccorso mio padre, lui sì che è portato per quest'arte, disegnò, direttamente con i colori.
 

La nebbia e i marosi che si frangevano sugli scogli (li aveva visti in Liguria, nei suoi anni adolescenziali). Un bel tino e persino il contadino che ci versava un secchio di mosto. Il cacciatore, sull'uscio aperto, che faceva intravedere, sullo sfondo, un camino col suo spiedo. E per ultimo, alcune nuvole, striate di rosso arancione, tra cui delle piccole "V" aperte, nere, rappresentavano gli stormi d'uccelli!
Ogni anno, a San Martino mi ricordo di questa poesia e di tutti i ricordi che si trascina dietro.

Oggi a Grottammare, vicino alla Città sulla Costa,  c'è grande festa con un grande mercato, si mangiano le "caciole", castagne a cui viene tolta pazientemente la buccia dura e poi sono bollite, si gusta "lu pitò co' li gobbi" e "lu sonnere alla cazzimberie" (il primo: tacchino con i cardi "gobbi", fatti crescere del tutto sotto terra, piegati, perciò: gobbi; il secondo: sedano condito con molto pepe,  che viene ritenuto afrodisiaco)  si beve il vino nuovo . . .  prima di sera c'è una corsa,  che si chiama "la corsa dei cornuti" . . . la corrono solo gli uomini.