Di nuovo poesie, di nuovo Szymborska

Mi accorgo adesso che il titolo può far pensare ad una minaccia!
Invece, con la gioia del neofita, oggi, vi lascio da leggere le poesie della poetessa polacca, che hanno raggiunto
i due voti nel nostro piccolo "concorso"!

Foglietto illustrativo  (scelta da Diggiù e Vanwitch)

Sono un tranquillante.
agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto
che la vita va vissuta con coraggio?
Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata)
per le quattro zampe su cui cadere.

Vendimi la tua anima.
Non ci sarà un altro acquirente.

Un altro diavolo non c’è più.

("Ogni caso" – 1972 – Traduzione Pietro Marchesani)

MINIATURA MEDIOEVALE  (scelta da Crosta e PiccolaLori)

Sulla piu’ verde delle colline,
nel piu’ equestre dei cortei,
coi piu’ setosi dei mantelli.

Verso un castello dalle sette torri,
ciascuna la piu’ alta.

In testa un principe
il piu’ lodevolmente non panciuto,
al suo fianco, la principessa,
giovane, leggiadrissima.

Dietro di loro, le dame di corte,
da incorniciare, in verita’,
e un paggio, il piu’ donzello,
e sulla spalla del paggio
qualcosa di assai scimmiesco
col piu’ strabuffo dei musetti
e una codina.

Seguono tre cavalieri,
e ognuno si fa in quattro,
e se uno ha l’aria dura,
l’altro tosto ha l’aria rude,
e se uno cavalca un baio,
di piu’ bai non ce n’e’,
e tutti come sfiorando con gli zoccoli
le margherite le piu’ al ciglio della strada.

Chi e’ invece triste, stanco,
strabico e con un gomito stracciato,
manca nel modo piu’ evidente.

Nessunissimo problema
borghese o contadino
sotto il piu’ azzurro dei cieli.

Neanche una forca piccinissima
per il piu’ aquilino degli occhi,
e nulla getta un’ombra di dubbio.

Cosi’ avanzano stragraziosamente
in questo realismo il piu’ feudale.

Lo stesso, nondimeno, badava all’equilibrio:
gli preparava l’inferno su un altro quadretto.
Ah, questo andava
arci da se’.

("Grande numero" – 1976 – Traduzione Pietro Marchesani)

 

Avvertimento    (scelta da ZiaCris e Angela S.)

 

Non portate nel cosmo i burloni,

non ve lo consiglio.

 

Quattordici pianeti morti,

qualche cometa, due stelle,

e già durante il viaggio per la terza

i burloni cambieranno umore.

 

Il cosmo è quel che è,

ossia perfetto.

E  i burloni non glielo perdoneranno mai.

 

Non il tempo – giacchè troppo eterno,

non la bellezza – giacchè senza pecche,

non la gravità – giacchè non si lascia volgere in scherzo.

 

Tutti saranno ammirati,

loro sbadiglieranno.

Limitati.
Preferiscono il giovedì all’infinito.

("Grande numero" – 1976 – Traduzione Pietro Marchesani)

Amore a prima vista       (scelta da Cautelosa e Factum)

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano-
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava e allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa fu raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
Subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

("La fine e l’inizio" – 1993 – Traduzione Pietro Marchesani)


Una miniatura medioevale rappresentante la vendemmia

 Una miniatura mediovale rappresentante la vendemia!

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6 pensieri su “Di nuovo poesie, di nuovo Szymborska

  1. quel foglietto illustrativo mi ha proprio messo sull’avviso giusto: lontano da me quello che procura!
    Meglio l’insonnia che perdere la vita nel sonno.
    Vw

  2. “Amore a prima vista” e “Foglietto illustrativo”, bellissime! Te ne propongo un’altra:

    Uno spasso

    Gli è venuta voglia di felicità,
    gli è venuta voglia di verità,
    gli è venuta voglia di eternità,
    guardatelo un po’!

    Ha appena distinto il sonno dalla veglia,
    ha appena intuito di essere sé,
    ha appena intagliato con mano nata da pinna
    un’acciarino e un missile,
    facile da affogare in un cucchiaio di oceano,
    non tanto ridicolo da far ridere il vuoto,
    vede solo con gli occhi,
    sente solo con le orecchie,
    sua lingua ottimale è il condizionale,
    con la ragione biasima la ragione,
    in breve: è quasi una nullità,
    ma ha la testa piena di libertà, onniscienza ed essere
    al di là di una carne stolta,
    guardatelo un po’!

    Eppure sembra esistere,
    è accaduto davvero
    sotto una delle stelle di provincia.
    A modo suo è vivace e assai attivo.
    Per un misero figlio degenerato del cristallo –
    è davvero alquanto stupito.
    Per un’infanzia dura nei rigori del branco –
    è già non poco individuale.
    Guardatelo un po’!

    Ma avanti così, non fosse che per un istante,
    per il palpito di una galassia distante!
    Che almeno si possa intravedere
    cosa ne sarà, visto che è.
    Ed è – accanito.
    Accanito, va ammesso, e tanto.
    Con quell’anello al naso, la toga, il maglione.
    Uno spasso, comunque.
    Un poverino qualunque.
    Un vero uomo.

    (“Uno spasso” – 2003 – solito traduttore)

  3. Per ziaCris,
    tu hai scelto il titolo, Wisława Szymborska aveva già scritto la poesia . . . io, ho solo copiato! 😉
    Per vanWitch,
    mi ha colpito per le tue stesse ragioni! 😉
    Per Cautelosa,
    grazie, ma altri mi ci hanno portato (l’anonimo lettore) . . . ! :-)))
    Per AnonimoK,
    Grazie per questa segnalazione, so di averla letta! 🙂
    Se era nel libro, l’ho dimenticata nella fretta di fotocopiare??? 😉

    Ciao a tutti! R

Benvenuti nel mio blog.

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