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Pasqua, tra spiritualità e tutto il resto!

Mai come nelle festività vivo la vita come vorrei . . . come mi piacerebbe che fosse tutti i giorni.
L’allegra confusione delle visite, quella leggera ansia nel preparare cibo e accoglienza al meglio, le chiacchiere in libertà e i ricordi, i momenti seri e quelli allegri, conoscere realtà diverse e uguali (in fondo) alla nostra. La condivisione di pensieri, parole e vita.

Come sempre capita in certi periodi dell’anno c’è stata la parte spirituale. E sentire il sacerdote (nell’Omelia di Pasqua) ripetere, con altre parole, i concetti sentiti da un’amico (molto laico) la sera prima circa il saper guardare avanti, non aver paura del futuro, rinnovarsi e lasciare il passato indietro senza rimpianti è stato sconcertante!

Sono stati 3 giorni che hanno visto l’arrivo di Emily accompagnata da ReMida, le piacevoli conversazione sugli argomenti che ci accomunano: Outlander, figli, famiglia, la vita vissuta con entusiasmo, il lavoro fuori casa (anche se io, per quello, ormai ho tirato i remi in barca) , il piacere di viaggiare . . .
Tre giorni in cui era presente anche la FigliaPiccola, arrivata da Roma, che si fermerà (mirabile dictu) ancora qualche giorno.
Tre giorni che hanno visto la casa invasa da uova di pasqua, coloratissime! Regalate, comprate, da scambiare al PiccoloLord, alla PiccolaLady e alle piccole Masha e Lele. Ma ne è arrivato uno anche per me! Una bellissima sorpresa, un braccialettino col suo ciondolo!

Non vi sto a fare l’elenco di tutto quello che abbiamo preparato in cucina, di quello (molto di più) che abbiamo poi mangiato, vi dirò solo che per qualche giorno non avrò bisogno di fare la spesa.

Non so quale maligno pensiero mi ha portato a comprare 4 pagnotte di pane da 1/2  Kilo, che sono lì che occhieggiano e che la FigliaPiccola ha proposto di far diventare: Gnocchi di pane, torta di pane, panzanella e via riciclando! In questi giorni tutto si è mangiato, tranne che il pane (o almeno, poco poco), c’erano le “ciambelle strozzose” che di “strozzoso” non avevano molto, ma che si combinavano bene col pecorino abruzzese, col salame coi lardelli e col ciauscolo (marchigiano) e persino con la insalata “Olivier” (quella che in Italia è chiamata “insalata russa”) che ci ha portato l’amica Irina, ucraina Doc, preparata con la ricetta di sua madre.
E i dolci? Tra quelli confezionati, tipici di queste feste, le magnifiche paste portate dagli ospiti, quelli preparati dalla FigliaGrande per il suo PicNic con le famiglie della classe del PiccoloLord e quelli portati dall’amica A. Una felicità per gli occhi e le papille gustative (ho sentito chiaramente, in testa, l’invito: “pancia mia fatti capanna)!

Il tempo ci ha fatto preoccupare, ma alla fine si è risolto a darci un cielo “ttrecchi” come dice la Bice Piacentini (poetessa in vernacolo sambenedettese) nella poesia dedicata alla Città sulla Costa, che in questo vecchio post, potete trovare sia in vernacolo che tradotta.

Il sabato sera con Emily e Re Mida. In piacevole conversazione siamo arrivati alle 2 di notte senza nemmeno accorgercene.
Pasqua in gioiosa compagnia, con una parte consistente della famiglia, il NipoteF, momentaneamente “orfano” di mamma e sorella, proprio il giorno di Pasqua, Irina e le sue figlie . . . davvero una bel momento conviviale.
E “ultimo, ma non ultimo”, il pranzo della Pasquetta, sempre con Emily e il suo simpatico Re Mida, a chiudere le grandi “mangiate” delle feste . . . la sera, cena con una minestra con brodo vegetale e passato . . .

E ora? Ora si torna nei ranghi, in attesa di un’altra occasione per sentire le pentole che fan fracasso, per stare insieme a gente simpatica, senza troppi convenevoli, con delle belle chiacchierate, parlando di personaggi immaginari (libri, serie TV, film) o di blogger che si conoscono bene, senza nemmeno averle mai viste, pensando che ci si potrebbe rincontrare e quando.
Vivendo la vita di tutti i giorni come fosse una festa . . . malgrado i problemi che si possono incontrare.

(Ps. più tardi metto qualche foto! Ora, vado a far qualcosa! L’Udmv ha ricominciato a lavorare e ha i suoi orari! La cosa peggiore dei giorni feriali . . . gli orari!)

 

 

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Si cucina per vivere o si vive per cucinare???

Il dubbio amletico del titolo non aleggia tutti i giorni in casa di Fiordicactus, ma durante le feste (a volte prima a volte dopo essersi seduti a tavola) ci si infervora sull’argomento e qui di seguito, vi scrivo alcuni pareri.

10888661_10205604691626845_7538978648653482984_nInsalata russa (nascosta dalle uova sode)  . . .  tradizione del NonnoPapà

Secondo il NonnoPapà, si mangia per campare, per cui si dovrebbe spendere poco tempo per cucinare, piatti semplici e, possibilmente, facili da masticare. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

Secondo il Nonno, si mangia per lavorare, per cui, per il primo, pastasciutta col sugo rosso e, per il secondo, scegliamo fra una decina di preparazioni a rotazione per i giorni feriali. La domenica tagliatelle col sugo. E alle “feste”, le solite 4 preparazioni che faceva sua mamma. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

10633625_10205604714827425_6654673823202365439_oPreparazione . . .  Cuoca all’opera! 

Secondo la Nonna, si mangia con tutti i 5 sensi e il suo motto è “meglio poco, ma buono”, ama i piatti tradizionali, qualche “novità”, in dosi minime, viene accettata, ma durante l’anno. La tavola le piace curata e, nelle “feste”, un po’ di più. 🙂
Secondo lo ZioFiglio, si mangia per gustare e per mantenersi in salute, il suo motto è: “Vario! Buono! Abbondante”. La tavola . . . È proprio obbligatorio apparecchiare la tavola per mangiare??? 😉

10887430_10205604694506917_1282308284686709310_oAntipasto tradizionalissimo . . . per accontentare il Nonno

Il peggio che può capitare in una casa (e in questi giorni in questa casa) è una FigliaGrande (cuoca e gourmand, a cui piace sperimentare piatti nuovi come ne sente parlare, a cui è stato insegnato che la “mise en place” è altrettanto importante che il cibo che si porta a tavola) in piena tempesta creativa da “feste” natalizie e di fine anno . . .  

10896448_10205604725547693_2332394465144384273_oCannelloni ripieni di ricotta e spinaci . . . da leccarsi i baffi! 

unita a una FigliaPiccola che  (in questo periodo, fa l’operatrice video in alcune trasmissioni Tv di cucina, pasticceria et similia) ha portato a casa delle ricette (dolci e salate) da provare,

10906218_10205604723107632_7353709388117313223_nPolenta, zampone e lenticchie

sono una catastrofe alimentare . . . un delirio di piatti e piattini, bicchieri e bicchierini, ciotole, ciotoline e ammenicoli vari, in cucina e in tavola.

1399081_10205604703507142_9085081470719407638_oCottege Pie – Adelaide Michelini

E mi è capitato di sentire conversazioni ai limiti dell’assurdo, tipo questa:
FigliaPiccola: “Ho queste ricette, che hanno fatto i cuochi del programma dove lavoro in questo periodo!”
FigliaGrande: “Ma tu, queste ricette le hai viste fare?”
FigliaPiccola: “Certo!”
FigliaGrande: “Ah, bene . . . che “gancio” ha usato?”
FigliaPiccola: ” . . . Boh! Io sono lì a lavorare, non ho fatto caso . . . ”
Ognuno il suo mestiere . . . ecco che questo proverbio trova spiegazione pratica, ognuno, nel suo mestiere SA
 quali sono i particolari di cui tener conto!

10885594_10205604712187359_2200635192672830389_nTorrone Cremoso – Ricetta dello chef Maurizio Santin

In questi giorni, cioè dalla vigilia di Natale a oggi (e, è facile prevederlo, si andrà avanti fino all’Epifania), la loro alleanza ha prodotto “piatti”, che hanno soddisfatto in pieno il Figlio. Che hanno reso perplesso il NonnoPapà. Che hanno fatto scuotere la testa al Nonno . . . e che hanno fatto pensare alla Nonna che ha perso completamente il controllo della SUA cucina (e questo fatto la fa sentire più vecchia che non l’aumentare delle candeline sulla sua torta di compleanno).


1889032_10205604692826875_5856346443421175180_oOlive ripiene e fritte, all’ascolana – dalla Morosa del Figlio

Ma come si sa, l’Epifania tutte le feste si porta via! Speriamo che per quella data siano finiti anche tutti i dolci natalizi.
Torneremo al solito tram tram culinario . . . cercando di smaltire quei kiletti in più dovuti alla cucina delle feste. 


10869639_10205604726707722_6193545985545678_oCin Cin al nuovo anno

 da voi, si mangia per vivere o si vive per mangiare??? 

Le didascalie sottolineate, l’avrete capito, nascondono un link

Com’è andato il blog nel 2014 ???

2014Il 2014 ci sta lasciando . . .  mancano poche ore 

Chiudo quest’anno vecchio con le belle notizie di WordPress  . . . ringrazio i followers, ringrazio chi mi segue fin dal primo post, ringrazio gli ultimi arrivati, ringrazio chi commenta, ringrazio chi passa, legge e non commenta, ringrazio chi capita qua per sbaglio e magari ci ritorna . . .

Quest’anno non ho condiviso molto con questo “diario che risponde”, ma ne ho sentito spesso la mancanza . . . il mio angolo, neanche troppo segreto, dove cercare la gioia anche in quello che non sempre è allegro. 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Mi dicono che questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Ho caricato 101 immagini, quasi 2 immagini alla settimana, malgrado io abbia scritto poco .

Sul “podio” dei post più letti abbiamo: 

  1. Cuffia rasta/scaldacollo 
  2. E’ il suo Battesimo  
  3. Ancora Romaria . . . nuove notizie e nuova traduzione  

I lettori, ma non tutti commentano, sono arrivati principalmente dall’Italia (ma va’), USA e Germania oltre altri 63 paesi (un giorno vi stupirò con l’elenco dei paesi . . . mi sono stupita anch’io quando ho letto le statistiche) 

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Vi invito a fare un brindisi con me, vecchi e nuovi “amici”, sperando che il nuovo anno ci porti un po’ di serenità. 

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Ci si legge . . . ai prossimi post . . . al prossimo anno

2015

Il popolo del mattino . . .

Se cercate con Google “il popolo del. . . “, ne trovate un sacco:
Il popolo della notte
Il popolo del blues
Il popolo del mare
Il popolo della vita
Il popolo del tappeto
Il popolo del fiume
e persino Il popolo dell’autunno

Ma non troverete niente riguardo al “Popolo del Mattino” . . . e a questo metterò rimedio io . . .

È da più di un anno che, sporadicamente, frequento il popolo del mattino o per meglio dire, uno dei popoli del mattino . . . ho deciso che vi voglio raccontare qualcosa su di loro. Anzi, vi dirò di più, penso che molta gente che conosco e qualcuno di quelli che appaiono nella cronaca dei giornali dovrebbero frequentare questi posti, in certe ore . . .

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Sono di solito in coppia, a volte è un trio . . . rari quelli che girano in quattro. Sono di età diverse, generazioni diverse. Non sempre usano linguaggi comuni, eppure si capiscono benissimo. Sono tutti sorrisi e sbaciucchiamenti, ma non mancano musi lunghi e capricci. Quasi sempre ancora un po’ di sonno negli occhi. Occhi dolci, preoccupati, ridenti, nervosi, gioiosi, profondi.
I più giovani si conoscono e si riconoscono, spesso si abbracciano e festeggiano come se fosse da tanto che non si incontrano. Gli adulti che li accompagnano chiacchierano tra loro, si danno consigli, scambiano opinioni. Se possono parlano di altro che non riguarda né il luogo in cui si trovano né il perché sono lì, ma se parlano del perché si trovano lì, le esperienze sono simili e i consigli tanti.

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Ci sono quelli che arrivano più presto (intorno alle 8), ci sono quelli che entrano al 2° turno, ma è sempre presto.

Ma non ci sono solo loro, ci sono anche quelli che li aspettano: gentili, sorridenti, simpatici, precisi, molto preparati e sempre disponibili ad ascoltare o a perdere quel attimo per scambiare due parole con loro o con chi li accompagna.

Vanno in posti dove  ci sono stanze allegre, colori, disegni, giochi . . . e tante persone preparate per “giocare”, persone che elargiscono tanti sorrisi. Sempre! Ai grandi e ai piccini.

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Tutte le mattine, come gli ormai noti leone e gazzella della savana, un piccolo esercito di bambini e di genitori, zii o nonni (a secondo del bisogno), si sveglia e si prepara, esce di casa e arriva al “Centro” dove si fanno le terapie: Psicomotricità, Logopedia,  Fisioterapia, Psicologia, Ortottica e molte altre che non conosco.

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È ormai un anno che, sporadicamente, accompagno FigliaGrande e il PiccoloLord alle terapie che lo aiutano a superare il suo problema col linguaggio. Io faccio parte di quella minoranza che, mentre aspetta che passino i 40 minuti circa della seduta, lavora a maglia e/o a uncinetto. Ma, mentre lavoro o scambio due chiacchiere con la FigliaGrande, mi guardo intorno e osservo gli altri.
I bambini che devono sottoporsi alle terapie: bambini con la sindrome di Down, bambini in carrozzella, bambini adottati che arrivano dagli orfanotrofi dell’est, quelli bellissimi e vivaci, ma con problemi di deambulazione, quelli che sorridono e non sanno come altro esprimersi, quelli che fai fatica a capire cosa hanno e poi, da qualche indizio o da sussurri tra mamme, scopri che soffrono di quello che adesso vengono chiamati “disturbi specifici dell’apprendimento” e una volta venivano liquidati dagli insegnanti come “ha le capacità, ma non si applica”. E poi, i fratelli e fratellini (quando non è possibile lasciarli a casa o non vanno a scuola), i papà (attenti e amorevoli, tutto il contrario di quelli delle pubblicità e dei telefilm), nonni, zii e le mamme, per le mamme ci vorrebbe un post a parte.
Tutte persone che si muovono di buon mattino, per fare in modo che il bambino interessato alle terapie perda meno ore possibili di scuola (di solito quella materna).

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In questo anno di frequentazione, ho visto anche gli adulti (più spesso anziani), che però, nella maggioranza dei casi arrivano più tardi, arrivano soli o accompagnati, chi sulla sedia a rotelle, chi con le stampelle, chi invece al braccio del marito (anziano pure lui) o delle loro accompagnatrici. Non distingui, se non per qualche rassomiglianza, le figlie dalle nuore, c’è un’attenzione per il malato che fa bene al cuore. (Se poi lo fanno solo per noi, pubblico forzato, non lo so).

Questo post mi gira nella testa da qualche settimana, un riconoscimento a queste persone che hanno scelto una professione così complicata e così importante (per citare uno slogan che ho trovato in rete “persone per servire persone”). Un riconoscimento agli adulti (familiari e amici) che girano intorno ai bambini con problemi di disabilità (dal minimo al massimo della disabilità, ma non c’è una graduatoria) e li accudiscono con amore e costanza. Un riconoscimento a questi bambini, che, non lo sanno, ma sono bravi e si impegnano oltre quello che è il massimo e ottengono dei risultati sorprendenti (ho sentito parlare di “miracoli”), oltre ogni aspettativa.

Mi piace . . .

Mi piace perché lo posso infilare in borsa e portare con me dovunque
Mi piace perché lo posso tenere sul tavolo e perdermici per delle ore

Mi piace perché, se voglio, mi ci dedico ogni momento libero finché non l’ho finito
Mi piace perché, se non voglio, lo abbandono per mesi e lo riprendo, quando mi va, ricominciando da dove avevo lasciato

Mi piace perché può essere di un solo colore (di solito bianco)
Mi piace perché può essere di tutti i colori dell’arcobaleno

Mi piace perché è una di quelle cose che uniscono le donne di ogni paese, religione, ceto sociale
Mi piace perché è una di quelle cose che non sono solo per le donne, da sempre

Mi piace perché lo si può fare dai 5 ai 50 anni (e oltre)
Mi piace perché, dai 5 ai 50 anni (e oltre), lo si fa con gli stessi gesti e con diversi risultati

Mi piace perché rilassa
Mi piace perché tiene col fiato sospeso fino alla fine

Mi piace perché desta curiosità
Mi piace perché ti guardano come un reperto di altri tempi

Mi piace perché, quando tutto scorre bene, è un piacere andare avanti
Mi piace perché se non si va avanti bene, si può tornare indietro e ricominciare

Mi piace perché ci si può dedicare da soli, concentrati
Mi piace perché ci si può dedicare in compagnia, distraendosi

Mi piace perché ci si dedicavano mia madre e mia suocera (finché sono state bene)
Mi piace perché ci si dedicano molte delle mie amiche (tra reale e virtuale)

Mi piace perché posso creare cose molto utili    
Mi piace perché posso creare cose completamente inutili

Mi piace lavorare “a maglia”, mi bastano un gomitolo e due aghi
Mi piace lavorare a uncinetto, mi bastano un gomitolo e un uncinetto

Riflessioni scaturite, in parte, dopo un oretta di Knit cafè in compagnia. In parte, dopo un’oretta di lavoro all’uncinetto post cena mentre seguivo le avventure dei NCSI in Tv. . . . Da un primo pensiero, sono scaturiti gli altri. Come le ciliegie, uno ha “tirato” l’altro . . . e voi,  avete un “mi piace” da aggiungere??? 

Estate 2014: tante cose da ricordare

Eccomi qua, risoluta, ad aggiornare il diario . . . 
Un’estate anomala ma piena, quest’estate piena di pioggia e di avvenimenti.

Il clou dell’estate doveva essere un viaggetto a Bergamo, mio padre ed io (ed eventuale Udm) . . . rimandato sine die”  per cause di salute del nostro Patriarca. Quei contrattempi che vengono quando uno sta bene e decide di fare qualcosa . . . odiosi. Adesso dobbiamo aspettare che si rimetta in sesto.

Il secondo “Grande Avvenimento” è stata la visita delle cuginette straniere:  dall’Argentina è arrivata A***** col  suo amore, J*** mentre dalla Francia è arrivata D**** . . . e sono arrivati tutti nello stesso periodo, immaginate la confusione.

Il terzo motivo che ha reso interessante l’estate 2014, malgrado le condizioni meteo avverse, non mi ha riguardato in modo personale, ma ha riguardato la Nipote (che nell’elenco del nonno viene al n° 6), che ha partecipato alla Route Nazionale dell’Agesci.

E poi, ci sono i piccoli e numerosi avvenimenti che riguardano il PiccoloLord, tra gli altri, che, finalmente si è fatto tagliare i capelli a “porcospino” dal barbiere uomo, senza fiatare, anzi sorridente e felice (e osservando lo stesso barbiere che li tagliava, dopo che a lui, a me  . . . a “porcospina”! ). I suoi miglioramenti nel linguaggio, il suo modo educato e disinvolto di affrontare il mondo, la sua mai sazia curiosità per tutto (proprio per tutto) quello che il mondo offre.

Essendo questo orario un po’ improbabile, visto che le palpebre cominciano a cascare, dopo un ora e mezza di veglia, mollo tutto e torno a dormire, appena posso, vi aggiorno su tutto.

 

Di qua e di là dell’Atlantico, un’unica famiglia

Come ho raccontato in alcuni post . . . una parte della famiglia paterna, dopo la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato l’Italia per cercar fortuna in altri lidi ed è approdata in Argentina. Dopo un lungo periodo in cui si corrispondeva e, quando loro arrivavano in visita ci si incontrava, ci sono stati decenni in cui non abbiamo avuto più notizie . . . ci siamo ritrovati grazie a Fb.
E,  anche se il cugino di mio padre non è più con noi, si è sviluppato un senso di famiglia, affetto e una simpatia tra noi (parte italiana della famiglia) e loro (parte argentina della famiglia), supportata da mail, Fb, foto, telofonate . . . fino alla decisione di una delle ragazze dell’ultima generazione di venire in Italia a ritrovare i luoghi dell’infanzia di suo nonno e la famiglia . . .

Lei, A**** e il suo amore: J*** (anche lui di origine italiana) hanno scelto, purtroppo, la peggiore estate . . . e metà del loro viaggio è stato sotto la pioggia e tra le nuvolaglie mentre visitavano: Roma, Firenze, Pisa, Siena, Milano, Bergamo, Venezia . . .  poi, finalmente sono arrivati da noi e hanno visto il sole . . .
Ma soprattutto, hanno visto noi . . . la famiglia a ranghi serrati, tranne gli assenti giustificati (qualcuno alla Route nazionale di Rover, qualcuno nelle terre dell’estremo Nord in visita a un’amica), li ha abbracciati, accolti, coccolati, riempiti di chiacchiere e domande.
Ci sono state le foto (che non sono state “pensate” per la rete e, perciò, restano private), la pizza, i regali, le lasagne, le risate, le foto “antiche”, i racconti del tempo che fu, l’albero genealogico, le telefonate oltreoceano.

Poi, qualche passeggiata da soli o in compagnia . . . per godersi il panorama e la gioia del passeggiare senza problemi per le vie dalla Città sulla Costa
Poi, qualche momento in spiaggia . . . a rilassarsi
Poi, qualche bagno nell’Adriatico . . . un Mare così diverso dal loro Oceano

Come posso spiegarvi il fatto che, pur non avendoli mai incontrati prima, li sentivamo davvero “nostri”.
Come faccio a farvi sentire le risate, le battute e le domande che si rincorrevano intorno al tavolo (prontamente tradotti dal castigliano all’italiano e dall’italiano al castigliano dalla FigliaGrande)
Come faccio a raccontarvi . . . no, sono sicura che questo lo capite da soli . . . la voglia prepotente di conoscere presto anche il resto della famiglia argentina

Accidenti alla “Crisi”, ci toccherà aspettare, ma sappiamo che, benché distanti tanti chilometri, grazie ai moderni mezzi tecnologici, staremo sempre in contatto e quando ci incontreremo ci sembrerà di esserci appena salutati

Istinti . . .

D’istinto, se vedo un sasso a portata di piede, lo calcio. Anche per più volte, senza vergogna, seguendolo mentre percorro la via . . .

Sassi sulla strada.
© Fiordicactus

 

D’istinto, se trovo una “spoletta” di filo da cucire, ci metto il pollice sotto e l’avvicino alle labbra, fischiando . . .  Me lo insegnò mia nonna, dovrei insegnarlo al PiccoloLord

Filfort

D’istinto, se passo vicino a una cancellata, ci faccio scorrere le dita o se ce l’ho sottomano, una chiave. Per sentire l’allegra canzone che mi dona . . .

Ringhiere ferro battuto per esterno con punte

D’istinto, se vedo un paffuto bimbetto nel passeggino con i piedi nudi, mi verrebbe di fargli il solletico  . . . ma di questi tempi è meglio non indulgere a questo divertimento, si potrebbe essere fraintesi 

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D’istinto, se c’è una fontanella, devo bere “a canna”, ma senza appoggiare le labbra alla cannella, bagnandomi sempre un po’   . . .

FOntanella

D’istinto, se compro il pane e me lo danno caldo e profumato (capita ancora in certi forni), ne stacco un bel pezzetto e me lo mangio con piacere . . .

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D’istinto,  ci sono un sacco di cose che faccio e di cui mi accorgo solo dopo che le ho fatte. È la “bambina” che è in me, non si accorge che sono, ormai, una vecchia signora, una nonna . . .

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Eh, l’istinto!

Aggiornamento: (*) Siccome non trovavo una foto che mi andasse bene per illustrare la voglia di calciare sassi, ho cercato un sasso nel mio cortile, me ne sono andata sulla strada, ho appoggiato il sasso e mi sono inginocchiata . . . (con tutti i miei 75Kg e oltre), mi sono semi sdraiata e ho fatto la foto che vedete (con una compattina Nikon . . . solo dopo mi sono accorta che un vicino mi guardava perplesso.  😉
Anche questo è un’istinto . . . adesso le ginocchia si fanno risentire! 🙂

Un pomeriggio “altern-at-tivo”

Vista con gli occhi di uno dei vicini, la cosa si stava facendo sospetta.
Già il locale per lui era fuori norma, un B
ar “Bio”, con la sua sfilata di bottiglie, ma anche con molte scatolette di tisane, tè, cioccolata . . . e i dolci, preparati e cotti in casa dalla moglie del proprietario.


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E ora, da qualche mese, una domenica al mese, vedeva arrivare alla spicciolata donne, giovani e meno giovani, con borse,  borsette e borsone . . . lui aveva fatto l’indifferente, ma le aveva viste tutte, qualcuna era tornata tutte tre le volte, alcune invece erano arrivate una volta sola e, fin ora, non si erano ancora riviste . . . persino un ragazzo si era fermato, la prima volta, le due ore pomeridiane, ma  poi non l’aveva più visto.
E alla fine si era deciso, l’ultima domenica di marzo, un fantastico pomeriggio di primavera,  si era messo a passeggiare sul marciapiede e con fare indifferente, sbirciava dalla vetrina, le vide tutte appollaiate sugli sgabelli, tutte a testa bassa, ognuna con in mano qualcosa e, nei momenti in cui i rari clienti domenicali aprivano la porta, si potevano udire chiacchiere e risate . . . il proprietario del bar, il simpatico Pietro, le osservava curioso e divertito, poi si dava da fare per portare qualche piattino pieno di dolcetti, qualche tazza con cioccolata, cappuccino, tisane e loro, le donne, si affrettavano a spostare quello che avevano davanti, quasi con la paura che si potesse contaminare . . . mah, la cosa non gli era chiara, ma avrebbe tenuto d’occhio la situazione continuando a “fare la ronda” nei pressi. 

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L’appuntamento era alle 16.00 di oggi, al Seven Bar, in una delle stradine del centro, quando sono arrivata c’erano già Eleonora e altre due “ragazze” (tutte e due più giovani di me), ci siamo salutate, poi una delle due ragazze, mi ha allungato un foglio ripiegato dicendo: “Ecco l’angelo custode” . . . choc . . .  e poi l’intuizione, siamo andate a Roma alla Fiera con lo stesso autobus.
Abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo presentate, e abbiamo iniziato a parlare di amiche in comune (Eleonora mi ha portato i saluti di un’amica knitter di Torino) e dei nostri progetti, poi è arrivata Valentina che con Eleonora è l’ideatrice di questi incontri: Knit Caffé  lo chiamano adesso che va di moda usare l’inglese.

 

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Siamo al terzo incontro, io ho partecipato solo agli ultimi due. 
Eleonora ci racconta delle sue esperienze di incontri di questo genere, a Torino, ci racconta che nella città sabauda ogni giorno, in qualche quartiere, si può trovare un gruppo di signore e qualche signore che sferruzza o uncinetta.

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Si aggregano al gruppo due signore più o meno della mia età, così siamo arrivate a 7. Le ultime due arrivate (sono amiche di un’amica che oggi non è potuta venire) e vorrebbero imparare a lavorare con i ferri circolari, così, mentre Eleonora spiega a loro (in pratica fa un corso personalizzato e accelerato) ascolto anch’io che a questa lavorazione mi ci sono avvicinata da autodidatta. Valentina fa le prove di modelli per una tendina a uncinetto, Gloria e Simo, lavorano all’uncinetto leggendo le spiegazioni su un tablet . . . insomma, la tecnologia applicata alla tradizione. 

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Pietro, il simpatico proprietario, ci chiede cosa vogliamo di merenda, e tra una tisana, un tè e tanti biscotti che prepara sua moglie, arriva anche il cappuccino che viene descritto come “buonissimo”, mi sa che al prossimo incontro lo prendo anch’io.  Io mi affretto a spostare i gomitoli di lana mohair, e mi godo la dolcezza e il relax. 
Si continua con i lavori, le chiacchierate e le risate e le 18.00 arrivano in fretta e noi raccogliamo i nostri lavori e ci diamo appuntamento al prossimo incontro.  Si torna alla realtà di tutti i giorni.

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Un modo moderno di incontrarsi, un modo nuovo di tenere viva una tradizione antica, quella che vedeva le nostre mamme riunirsi in casa di una o dell’altra, nei giardinetti o in spiaggia (ricordo benissimo mia madre e altre signore italiane con alcune signore tedesche che si spiegavano con disegni o facendo vedere come lavoravano i vari punti che volevano insegnarsi) o, addirittura mettendo le proprie seggiole nelle piazzette o sulle strade, allora poco frequentate,  stare insieme e passare conoscenze alle giovani generazioni . . . adesso, se qualcuna vuole imparare e non ha sottomano una mamma, una nonna o una zia, ecco i tutorial su you tube. 

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Poi, all’improvviso l’anziano vicino sul marciapiede non si sentiva più così anziano e non si sentiva più nemmeno in quella via . . . si sentì trasportato indietro nel tempo, quando proprio nei pressi di quella via, sua madre, la nonna e le vicine, dalla primavera all’autunno, formavano un circoletto con le sedie e ognuna aveva il suo lavoro, chi preparava la rete per il marito pescatore, chi aveva il tombolo per preparare il pizzo dei corredi nunziali, chi lavorava a maglia (soprattutto le calze pesanti per l’inverno) e chi ricamava, c’era sempre qualche bambina che stava vicina all’adulta che le insegnava l’arte antica e i maschietti, correvano, giocavano a palla . . .  Finalmente aveva capito, quelle donne portavano avanti una tradizione che arriva dalla notte dei tempi! 

retareLe “retare” che lavorano fuori dall’uscio di casa

 

Credits:  Le foto a colori sono di Pietro del SevenBar e riguardano ben 3 domeniche pomeriggio . . . la foto in bianco e nero l’ho trovata con Google! 

Prima di Quaresima – 2014

Quaresima, tempo di penitenza, digiuno e astinenza dalle carni. Tempo vissuto dai Cristiani per un cambiamento, Cristiani, Cattolici . . . gente triste, gente bigotta (questo è il pensiero imperante in chi non conosce bene i Cristiani e/o i Cattolici)

Per cui, eccomi qua, a sfatare i luoghi comuni. A ribadire lo spirito di Quaresima : ” E quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gl’ipocriti;(…) quando digiuni, ungiti il capo e làvati la faccia,  affinché non apparisca agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto; (Matteo 6 :16-18)

Acquaresima

Così,  ho trovato un bel po’ di post simpaticamente quaresimali, li copio per voi . . . Come quello di NihilAlieno, un’amica blogger che, sono sicura, vi piacerebbe conoscere:

“Stendere la lista dei propositi di quaresima è un’operazione che richiede competenze strategiche.

Io di propositi devo averne almeno quindici. Non perchè sia particolarmente santa, ma anzi, perchè sono particolarmente svampita. E fragile, e se manco al mio proposito di quaresima poi mi deprimo.

Quindi nascondo accuratamente il mio proposito di quaresima in un mazzo di finti propositi di quaresima.  Molto prima della Rowlings avevo escogitato lo stratagemma, pur in mancanza di polisucco. Uno e uno solo è il vero proposito di quaresima, ma perchè il Nemico non capisca qual’è, evito di deciderlo chiaramente. Ne faccio tanti. Esattamente come in Harry Potter, però, lo stratagemma non funziona sempre bene. Ci sono i propositi che durano poco, ci sono quelli che durano a prezzo di qualche piccolo autoinganno (comprare un libro a 99 cent non è davvero comprare un libro, e non conta, se non lo leggo che dopo Pasqua*).

Alla fine dei tanti ne rimarranno pochi e uno solo è quello che davvero conta. Potrebbe essere il più vecchio e consolidato, potrà essere l’ultimo arrivato (non aprire FB prima di una certa ora), potrà essere quello alimentare che non manca mai…

Purchè almeno uno arrivi duro e puro fino a Pasqua, avrò vinto la partita. 

* Non faccio il proposito di non comprare libri perchè la Chiesa sia nemica della cultura. Combatto una dipendenza da libro di natura compulsiva. Ho quattro scaffali di libri comprati da leggere!!!”

Io non ho ancora steso la mia lista di “fioretti”, ma appena ne ho trovati 15, ve lo faccio sapere! 🙂

Non sono una donna da Fiera

Ieri a Roma c’è stato anche il sole . . . io l’ho visto solo ogni tanto, quando qualcuno apriva una porta d’emergenza per uscire dal Padiglione ” 2 ” della Fiera di Roma, dove era ospitato lo “HOBBY SHOW”
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Quando sono partita da casa era notte e non so che tempo facesse.
Abbiamo volte le spalle alla Costa e si intravedeva il cielo dell’aurora tra le nuvole scure.

Di qua del Gran Sasso, pioveva . . . di là del Gran Sasso, nevicava (a cielo chiuso), verso Roma pioveva.
Quando quando sono arrivata in Fiera, era tutto grigio, ventoso e piovvigginava.
Quando sono uscita dalla Fiera, era tutto grigio e ventoso.

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Quando siamo finalmente entrate nel padiglione, ecco la vista che ci ha accolto, 

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Anche se alcune delle mie “compagne” di gita che hanno frequentato altre e più grandi fiere del settore, hanno detto che non era particolarmente fornita . . . 

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io l’ho trovata già abbondantemente stancante, infatti, verso la metà del nostro “tempo utile”, ho incontrato alcune amiche blogger e di fb, oltre alla FigliaPiccola e ho fatto quattro chiacchiere con loro . . . 

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Poi con la FigliaPiccola ho girellato e le ho fatto rivedere qualche stand che mi aveva colpito . . . come quelli dei quilt . . . 

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Quelli dei dolci . . . 

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E, questo . . . che mi è piaciuto in modo particolare, chissà se riuscirò a farne almeno una di queste collane . . . (per il copricostume, non mi ci metto nemmeno!)

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Addio 2013 . . . Ben arrivato 2014

Mucha

Mucha – le quattro stagioni

L’anno nuovo

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni

che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari 


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Brindisi in compagnia e . . . 

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Baci sotto il vischio

Cosa c’è in frigor??? Verza ripiena

Una mattina di qualche giorno fa, mi frulla nella testa la domanda che assilla (a volte) la mente di ogni mamma italiana: “Che cucino oggi?”.
Butto uno sguardo interessato al contenuto del frigor . . . e trovo: una confezione di pasta brisée, un bel pezzo di p. cotto, una confezione di ricotta, un pacchetto di carne macinata, una ciotola piena di pasta madre che è stata rinfrescata il giorno prima senza sapere di preciso cosa farne, mezza verza che invecchia da due giorni chiusa nella sua pellicola trasparente, la voglia di non sprecare . . .
Per il prosciutto e ricotta, aggiungendo un caprino, e usando la pasta brisée, ho in mente una torta salata di antica memoria (un piatto che in casa, va sempre).
Con la carne macinata, invece delle polpette, aiutandomi con la pasta madre,  ci farò un pasticcio di carne in crosta . . . di solito viene bene e piace.
Poi, improvviso, un ricordo lontano di una ricetta sentita, più che vista, in Tv . . . e anche la verza trova il suo posto nel menù “di recupero” della giornata.

Ho preso la mezza verza, che era già pulita, visto che l’altra metà era stata usata per altre ricette . . .  sbollentata e messa su un piatto, aperta come una rosa spampanata . . . intanto ho preparato la farcia,  con un po’ di  salsiccia sbriciolata, il pane (quello fatto da me settimana scorsa era ancora bello) tagliato e bagnato nel latte, poi strizzato. Sale pepe, uovo, grana grattato (tutti gli ingredienti “a occhio”, in base a quello che c’era in frigor e alla grandezza della verza.

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Ho poi mischiato bene tutti gli ingredienti con le mani e poi (visto che era solo mezza verza), ho iniziato dalle foglie grosse che stavano appoggiate al piatto, ci ho messo parte della farcia, ho sistemato sopra a questa un po’ di altre foglie e ancora della farcia, foglie e farcia a strati fino a che non è rimasto più niente da impilare . . .La ricetta originale, ricordo, richiede che venga stufata in pentola con condimenti e sapori, io l’ho appoggiata sulla carta da forno, unta con poco olio, chiusa e richiusa con la carta d’alluminio, messa in un vecchio stampo da budino di alluminio e infilata nel forno per mezz’ora. Tolta dal suo “cartoccio”, messa sul piatto e lasciata nel forno fino all’ora di pranzo a fuoco spento. Alla fine abbiamo gustato un buon piatto compreso di verdura, gusto e allegria.

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Preghiamo per la Pace

Partecipo

alla giornata

di preghiera e digiuno

indetta dal Papa per la

Pace nel mondo

Cibo

Digiuno dal cibo e

anche

dal lato tecnologico

della vita

No Pc

Principe della pace, Gesù Risorto,
guarda benigno all’umanità intera.
Essa da te solo aspetta l’aiuto e il conforto alle sue ferite.
Come nei giorni del tuo passaggio terreno,
tu sempre prediligi i piccoli, gli umili, i doloranti;
sempre vai a cercare i peccatori.
Fa’ che tutti ti invochino e ti trovino,
per avere in te la via, la verità, la vita.
Conservaci la tua pace,
o Agnello immolato per la nostra salvezza:
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace!
Allontana dal cuore degli uomini
ciò che può mettere in pericolo la pace,
e confermali nella verità, nella giustizia, nell’amore dei fratelli.
Illumina i reggitori dei popoli, affinché,
accanto alle giuste sollecitudini per il benessere dei loro fratelli,
garantiscano e difendano il grande tesoro della pace;
accendi le volontà di tutti a superare le barriere che dividono,
a rinsaldare i vincoli della mutua carità,
a essere pronti a comprendere,
a compatire, a perdonare,
affinché nel tuo nome le genti si uniscano,
e trionfi nei cuori, nelle famiglie, nel mondo la pace,
la tua pace.

(Beato Giovanni XXIII)

 

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La ricerca della Felicità . . . 3

Questo della “Musa’s Box” è un appuntamento un po’ “ballerino” . . . il fatto è che il tempo passa veloce e mi dimentico qualche “Gioia“,  nello stesso tempo, ci sono delle “Gioie” che non vengono percepite, te ne accorgi con quella parte di cervello che va da sola, ma se cerchi di ricordare, nebbia! 🙂

Gioia

Comunque, le mie “Gioie” di questi giorni sono molte, dall’ultima volta ne sono successe di belle e di brutte, ma io mi focalizzo sulle belle, da trovarne almeno 5:

  1. PiccoloLord che comincia a pronunciare paroline e ripeterle, sia a richiesta, sia al momento opportuno.
  2. Trovare un parcheggio comodo, legale e all’ombra, il momento che ti serve, verso il mezzogiorno di un caldo mattino dopo che hai fatto la spesa . . .
  3. Vedere la copertina, che sto lavorando ai ferri, crescere e il gomitolo finire con una velocità che non mi aspettavo . . .
  4. La visita della FigliaPiccola che non era programmata, abbracci e il PiccoloLord che la va a svegliare.
  5. La pianta di zucchine che, stranamente, sta lì nell’orto da maggio e continua a produrre, malgrado il caldo che c’è stato, malgrado le altre piante siano già morte . . .

E vi do appuntamento ai prossimi post . . . sperando di avere il tempo . . . dove penso di spiegare meglio la prima di queste “gioie”!

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Intanto, comincio a fare come i vari detective della Tv, segno su un quadernino le cose mam mano che succedono, non posso più fidare (del tutto) della mia memoria!

memoria

 

 

La ricerca della felicità . . . 2

Come non trovare almeno 5 “cose belle” da infilare nella “Musa’s box” in un periodo come l’estate? Caldo (finalmente). Arrivi e partenze di amici e parenti. Anguria a gogò. Giornate lente a tratti fiacche, che ti permettono di pensare. La possibilità di qualche gitarella, visto che il sole “regge” fino a tardi!

_agosto

Insomma, bando alle ciance e si cominci con l’elenco delle cose che mi hanno allietata in queste ultime settimane:

  1. La seconda parola di due sillabe pronunciata con una vocina affascinante dal PiccoloLord nel giro di una settimana(la prima parola di due sillabe è stata “Hum Boh” cioe: Dumbo). Una parola che la FigliaGrande, e non solo lei, aspettava da 2 anni: “MAMMA”!
  2. Incontrarsi con gli amici (grandi e piccoli) della AnonimoK’s Family . . . un incontro sempre troppo breve, ma intenso, divertente e da rifare, magari in versione invernale, con una bella polenta fumante in tavola.
  3. La copertina (per un bebé che deve nascere) che cresce, lentamente perché essendo di lana la lavoro solo al mattino presto. E non tutti i giorni! (ma prometto che da oggi ci “do dentro” e sarà pronta per quando arriva il bebé)
  4. Gli incontri: con la Cugina Francese (dopo 12 anni che ci si sente solo via Internet). Con l’Amico di Famiglia che mi racconta mio padre da giovane (pregi e difetti). Con Paolo, figlio della “Facente Funzione” di mamma/nonna/bisnonna Angela e con la sua amica Anna e i racconti dei loro giri ciclistici per la provincia.
  5. Una settimana di ferie dell’Uomodellamiavita e del Figlio . . . passate a casa, ma senza l’ossessione degli orari di lavoro. Davvero in relax tutta la famiglia!

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Avevo cominciato a riempire la Musa’s Box con queste 5 perle

La ricerca della felicità . . .

Magari proprio “5 cose belle al giorno”, come propone una pagina di Facebook,  non le trovo sempre . . . non tutti i giorni . . . però, magari in una settimana sì.

D’altra parte una delle mie qualità (che a qualcuno invece sembra più un difetto) è proprio quella di trovare la “gioia” anche nei momenti meno belli! 🙂

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Così, da quando ho letto il post di Lucyetta che parlava di una Musa’s box . . . ci ho pensato e ripensato . . . mi sono guardata in giro e, finalmente, con la canicola di fine luglio ecco iniziata la mia personale “raccolta delle gioie”. 

  •  Il PiccoloLord che, malgrado un “Rotavirus” l’abbia debilitato, è uscito dall’Ospedale dopo una settimana di degenza bello pimpante e allegro. Anche se ha sviluppato una intolleranza verso siringhe e infermiere “assetate di sangue”,
  •  Il Campo Estivo degli Esploratori/Guide finito domenica. Senza incidenti, problemi, feriti o che so io . . . li ho visti, tutti: capi (tra cui Figlio) e ragazzi stanchi e sudati (qualcuno pure dimagrito), ma allegri, gioiosi. 
  •  La FigliaGrande che “pasticcia” con uova zucchero e farina, meglio della MariaRosa della pubblicità . . . e quando le cose vengon bene e sono buone, si è tutti più felici

_A mariarosabertolinicliccate sulla figura, avrete una sorpresa

  •  La FigliaPiccola che tornerà a casa in ferie . . . dopo anni di nomadismo estivo per lavoro, quest’anno ha un lavoro “a progetto” fino a ottobre, nella Capitale. 
  •  Si avvicina agosto e l’arrivo di un gruppo sparso di parenti e amici . . . le ferie dell’Uomodellamiavita e, la possibilità di fare qualcosa di diverso dal resto dell’anno, anche solo per pochi giorni.
  •  Sono stata dal cardiologo perché a forza di sentire consigli e pareri mi ero davvero spaventata . . . dice che il cuore sta bene (“ciò non toglie che domani lei possa sentirsi male!” Cit), però mi ha consigliato di controllare la tiroide egli ormoni. Prometto che appena mi decido . . . 

Ecco, mi pare di aver raccolto le “gioie” delle ultime settimane . . . vediamo se settimana prossima ne ho altrettante o più . . . o meno! Quante siano, le sapremo apprezzare. Come apprezziamo lo stare insieme, malgrado il caldo! 

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Pasqua (e Pasquetta) anche quest’anno!

Pasqua e Pasquetta sono arrivate anche quest’anno e oltre all’aspetto religioso che ognuno ha “onorato” nell’orario più comodo,  sono state festeggiate con gioia e buon umore (con qualche, giustificato, piccolo momento di malinconia), perché, diciamocelo, le feste, religiose e no, sono anche un’occasione di rivedersi, di ritrovarsi, di stare insieme e banchettare. Dalla notte dei tempi.

Così, quest’anno abbiamo festeggiato Pasqua con i NonniBisnonni, con la ziaSorella e parte della sua famiglia, essendo la NipoteFashion impegnata in un corso di musical (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su chi organizza certe cose anche il giorno di Pasqua). Con tutti e tre i figli, in formazione compatta, ma niente nipote perché era dal suo papà. Con 2 sole cagnoline, perché  il cane del PiccoloLord è andato a passare Pasqua con lui!

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Per cui, possiamo dire che è stata Pasqua anche quest’anno, malgrado la mancanza del PiccoloLord (che poi, comunque, visto che ci siamo svegliati tutti presto, le uova di Pasqua le ha aperte prima di andar via e per cena era già di ritorno, lui e il suo Pik(kolo) cane!)
È stata Pasqua, malgrado il pranzo non  comprendesse l’agnello (e non per una scelta dettata da una deriva vegana, ma dalla decisione della “chef” di casa per un menù diverso)
È stata Pasqua, malgrado il freddo, già per noi avrei acceso i caloriferi, ma essendoci la NonnaBisnonna che notoriamente patisce il freddo è stata accesa anche la stufa a pellet)
È stata Pasqua, malgrado si sia sentita la mancanza dell’AmatoBene della FigliaPiccola (quello è mancato proprio. Ci sono mancate le sue battute argute, i suoi brontolamenti sul nostro chiacchierare che gli tiene lontana la FigliaPiccola. La sua voglia di mare, anche se un triste “mare d’inverno”. Il suo sorriso che si apre fino agli occhi, specialmente se riesce a prendermi in giro. )

DSCN2866I nuovi arrivi (sorprese delle uova di Pasqua) insieme alle altre auto
nella scuderia del PiccoloLord

Ma sono stati anche due bellissimi giorni.
Belli perché mi sono goduta la “fratellanza” di quei tre, che in giorni normali , vuoi per la distanza, vuoi per gli orari del lavoro, vuoi per le “lune” non è sempre perfetta.
Belli perché ho avuto, in tutti e due i giorni,  i miei nipoti e mia sorella (con marito) e si è chiacchierato, giocato e “cazzeggiato” come non succedeva da Natale . . . (colpa della scuola e del lavoro)
Belli perché sono stata la scusa per far uscire la NonnaBisnonna dall’eremitaggio e farle passare in compagnia (e forse anche troppa cagnara) un paio d’ore.
Belli perché la FigliaGrande ha sfoggiato le sue doti di cuoca patentata e ci ha preparato dei nuovi antipasti (involtini di cicoria e lardo), un primo tutto “made in casa” (ravioli alla ricotta e spinaci con sugo di burro fuso e salvia con zafferano e noci), e un secondo da leccarsi i baffi (roast beef all’inglese), verdure cotte e crude e dolci pasquali.
Belli anche perché l’Udmv ha provveduto ai vini, ripescando dalla cantina un Lacrima di Morro d’Alba e il Verdicchio di Jesi . . .
Belli perché a Pasquetta ce la siamo presa comoda e abbiamo fatto un “pic nic” in casa, con la carne arrosto sulla brace, i crostini e tutto il resto, col PiccoloLord allegro e felice che giocava con i cugini e gli zii (la ziaSorella è la sua madrina e prende molto sul serio questo impegno, appena può se lo spupazza)

Insomma, sono quelle feste che mi piacciono . . . peccato che, presi dalle chiacchiere in  compagnia non abbiamo fatto foto ai piatti del pranzo! Alla prossima occasione!

Giornata internazionale della Felicità

Volevo scrivere, volevo raccontarvi della mia Musa’Box”. 
Volevo ricordarvi che la felicità e la gioia sono importanti tutti i giorni e non solo oggi perché ce lo dice l’ONU.
Volevo . . . ma come si dice Fiordicactus propone e il resto della famiglia dispone . . . così, con poco tempo a disposizione, ho fatto un giro in rete e ho fatto un collage! 

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Ci voleva l’Onu a ricordarci di essere felici e che la felicità è un obiettivo fondamentale per la persona umana. Come scrive il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel messaggio per la prima giornata internazionale della felicità oggi 20 marzo 2013: “Felicità è aiutare gli altri. Quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune,  marzo noi stessi ci arricchiamo. È la solidarietà che promuove la felicità e aiuta a costruire il futuro che vogliamo”. I tre pilastri emersi dalla Conferenza di Rio+20 per lo sviluppo sostenibile: la crescita economica, il progresso sociale e la maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. “Solo queste tre componenti messe insieme – ribadisce Ban Ki-moon – definiscono la felicità globale”. L’attenzione alla felicità perciò non può essere trascurata dalle politiche pubbliche e se ne riconosce il valore nel determinare lo sviluppo di una nazione che non può più solo essere riferito a indicatori economici e finanziari. L’iniziativa dell’Onu, lodevole e interessante, può essere vista come un richiamo a un cambiamento di prospettiva perché in fondo, non ce lo doveva ricordare l’Onu, che la felicità è fondamentale per la persona umana. Semmai è sempre da costruire e ricercare dove e come si possa vivere la felicità, la sottolineatura alla solidarietà e al fatto che il reddito, e quindi i soldi, non indicano la felicità tratteggiano la linea verso cui si muove anche l’Onu.

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Le vie della felicità le aveva già indicate un certo Gesù di Nazaret, che come dice Bianchi Enzo (Le vie della felicità Gesù e le beatitudini 2010 Rizzoli): “le beatitudini non sono una dottrina spirituale: Gesù le ha dette per rivelare quella che è stata la sua esperienza umana nel quale egli ha trovato la felicità… una felicità che nasceva in lui dalla consapevolezza che il senso della sua esistenza consisteva nel vivere l’amore per Dio e per gli uomini…..una felicità che coincideva per Gesù con la ricerca della piena umanizzazione , con la ricerca di un comportamento capace di “salvare” la sua vita umana.” Siate Felici!”

Le immagini, invece, le ho trovate chiedendo aiuto a Google