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Il Piave mormorava . . .

Il Piave mormorava mentre Francesco scendeva, col treno, dal nord al sud. Era da un po’ di mesi che il Piave mormorava ed era un po’ di mesi che Francesco era stato “richiamato” e mandato nelle regioni più a nord dell’Italia, tutte montagne intorno e lui aveva nostalgia del suo mare, della sua terra e della sua famiglia.
Era colpa della guerra, di quella guerra che poi i suoi figli, i suoi nipoti e i pronipoti avrebbero conosciuto come la “Grande Guerra”.

Pensandoci, si diceva, mentre il viaggio era scandito dal “tu tum, tu tum, tu tum” del treno, a lui non era andata poi così male: stava tornando a casa in licenza.C’erano stati altri suoi compagni che erano morti nelle trincee, sulla neve. Tra loro anche dei suoi compaesani, di quelli che conosceva bene.

La licenza non l’aveva chiesta lui, ma gliel’aveva concessa il suo tenente. Un tenente abruzzese. Quando aveva saputo che Francesco abitava nell’ultimo comune delle Marche aveva pensato a un buon sistema per aggirare la censura e far arrivare alla sua fidanzata una lettera senza che nessun’altro la leggesse.
Così aveva chiamato il sottoposto e gli aveva fatto una proposta: Francesco sarebbe tornato a casa, in licenza, per una settimana, ma prima doveva passare a Pescara e consegnare una lettera all’indirizzo che era scritto sulla lettera. Lettera che non doveva consegnare a nessuno che non fosse la signorina che aveva rubato il cuore del tenentino.
Poi, prima di tornare, doveva ripassare a Pescara, prendere la risposta della fidanzata per il signor tenente e poi, di corsa al fronte. In treno.

Tra andare e tornare da Pescara, consegnare la lettera, abbracci e coccole a moglie e figli, una visita in chiesa per ringraziare della protezione divina e implorare l’aiuto per i prossimi mesi, una sosta in piazza e all’osteria per raccontare ad amici e parenti le novità della guerra, un paio di visite ai parenti degli amici caduti al fronte e la settimana è finita in fretta e Francesco si trovò di nuovo sul treno per Pescara . . .”tu tum, tu tum, tu tum”

E da Pescara, con la lettera di risposta per il suo Tenente al sicuro in una tasca interna della giacca della divisa, di nuovo sul treno che va verso il nord . . . “tu tum, tu tum, tu tum”

Prima, al fronte, poco sonno. In quella settimana, a casa, poco sonno. Adesso, sul treno,  guardando il mare che si allontanava sempre più, dopo aver mangiato un po’ delle provviste portate da casa, dopo aver bevuto un bel bicchiere del vino del compare Giovanni, col sole che scaldava l’aria vicino al finestrino, Francesco si abbandonò al sonno.

Non era un uomo di lettere, il nostro contadino marchigiano prestato all’esercito, sapeva giusto scrivere il suo nome e il suo cognome, quando serviva. Gli avevano assicurato che quel treno andava al nord, gli avevano anche detto che a Bologna doveva cambiare treno, ma a Bologna lui dormiva e quando si svegliò non sapeva dov’era, ma chiedere gli sembrava “brutto”: era ammettere di non saper leggere. Sulle banchine si vedeva ancora gente in divisa e qualcuno saliva anche sul suo treno. Pensò di essere sulla strada giusta.

E mangiando ancora un po’ di pecorino col pane di casa e bevendo il solito vinello, un pisolino ogni tanto, si fece notte. Quando al mattino il treno si ferma Francesco scende e quando si trova fuori dalla stazione ha un attimo di smarrimento. Non tanto per l’abbigliamento così diverso da quello di casa o per il linguaggio che non capiva; anche nei paesi vicino al fronte la gente aveva “costumanze” diverse da quelle di casa sua: nel vestire, nel mangiare e, soprattutto nel parlare. La cosa che lo lasciava interdetto era il pane, invece che panini, pagnotte o pagnottelle, questa gente portava a spasso del pane lungo lungo . . . ma dov’era capitato?
Non poteva continuare a far finta di niente, doveva informarsi . . . come fu, non ci è stato raccontato, ma si dice che in giro per il mondo un’italiano lo trovi sempre. Finalmente il mistero fu svelato, era arrivato in Francia.  Un bel po’ lontano dal “suo” fronte. E adesso??? Avrebbe dovuto essere al suo posto quel giorno e invece . . .

Riprese un treno, con un foglio con le “istruzioni” che avrebbe dovuto far vedere al capotreno per essere sicuro di essere sul treno giusto. Quello che portava alle regioni interessate dalla guerra.

Finalmente Francesco, grazie alle Ferrovie Italiane, tornò al suo Reggimento. Ma là, dopo due giorni di ritardo, l’avevano già considerato disertore e la faccenda si era fatta grave. Per i disertori c’era la fucilazione. Francesco non si perse d’animo e chiese di parlare col Tenente. A cui, dopo aver consegnato la lettera della morosa, spiegò la sua avventura in terra di Francia, consegnando biglietti ferroviari e quel famoso foglio con le “istruzioni”, con i nomi delle città in cui aveva cambiato il treno. Tutto si aggiustò.

“E tacque il Piave si placaron le onde . . .”
Ormai era tempo di pace e Francesco riprese il treno, con altri mille e mille combattenti e tornò a casa, dalla famiglia. Riprese il suo lavoro nei campi. Ogni tanto raccontava di quella volta che aveva rischiato la fucilazione per un paio di lettere d’amore, nemmeno sue.

La mia prima volta . . .

No, non quella che pensate voi, la mia prima volta alla presentazione di un libro.

Il libero di una nuova amica . . . chiamarla amica mi pare un po’ presuntuoso, ma visto che (mi assicura) è un’amica della FigliaPiccola, posso considerarla un po’ anche amica mia. Simona, scrittrice, attrice e molto altro! 

Tutto è cominciato con un link su Facebook, annunciava l’arrivo nella Città sulla Costa della Nera e della Scépa . . .  la FigliaPiccola le aveva conosciute a Roma e con quel link su Facebook, mi invitata ad andare a conoscerle anch’io . . . prima cosa mi sono dovuta attivare: andare a comprare il libro e  farmi spiegare ben bene  il come, il dove e il quando era l’appuntamento, a tutto questo ha provveduto una delle prime persone conosciuta da quando sono arrivata quaggiù: Mimmo della Bibliofila (non è pubblicità, solo storia) che è tra i promotori di Piceno d’Autore, il Festival che comprendeva anche la presentazione del libro di Simona. 

Giunti_EvelinaELeFate (1)Cliccando sul la copertina, leggerete la trama


Ho fatto un po’ di inviti, di telefonate e sono riuscita ad avere con me due delle nipoti . . . Siamo arrivate alla presentazione, nella miglior tradizione della Costa: con un leggero ritardo. Per fortuna la presentazione non era ancora cominciata, ci siamo presentate, abbiamo fatto due chiacchiere con Simona, Mimmo Minutoli e la signora Cinzia Carboni, lui è il Presidente e lei una dei consiglieri dell’associazione “I luoghi della scrittura”, l’associazione che organizza il festival . . . ci siamo sistemate in prima fila (non c’erano molti altri posti liberi, c’era un bel po’ di gente) e abbiamo assistito alla presentazione del libro. 
M’è piaciuto tutto, molto. Il libro (divorato in un fine settimana) e la presentazione, una nuova esperienza, la mia prima volta. 
M’è piaciuto tantissimo il modo di essere della scrittrice e il racconto delle spinte che l’hanno portata a scrivere questo libro . . .  il racconto della sua vita, così interessante . . . e l’esperienza di sua mamma, una mamma con delle doti particolari. Di cui io non dubito, avendo avuto anch’io una mamma con esperienze simili (si vede che le mamme di una volta erano speciali).

Durante la presentazione, Simona ha raccontato che l’ExdellaFigliaPiccola è stato l’ispiratore del personaggio del “Toscano” (io avevo letto che questo partigiano era di Prato, ma non avrei  mai immaginato). Questo particolare ha risvegliato in me un ricordo 

DSCN2659Ecco Simona con la signora Cinzia, scrittrice anche lei . . .
che l’ha “scoperta” al salone del libro di Torino

Dopo la presentazione ci siamo fermate ancora un po’, per salutare e per farci fare la dedica sul libro (che poi è partito con la nipoteBeatlesManiaca verso Urbino), due chiacchiere supplementari dove io raccontavo di quella volta che  l’ExdellaFigliaPiccola nell’agosto 2011 mi aveva chiesto se poteva scaricare un racconto di una sua amica, perché c’era un personaggio che era stato ispirato da lui . . .  pensate, ce l’ho ancora nella memoria del computer, era lì da leggere e io non l’ho mai letto perché non avevo mai chiesto il permesso, l’avevo salvato solo perché non sapevo se potevo buttarlo! E due chiacchiere per parlare con Simona e il suo compagno, Fabio, di cani, dei loro e dei nostri  . . . loro infatti conoscono bene CarrieB, la mamma della nostra Bella.

Che dire del libro: ho amato tutti i personaggi. Incominciando da Evelina, piccola bambina di 5 anni presa tra incombenze domestiche e gli orrori della guerra. È il racconto di quello che vede e i suoi ragionamenti di bambina che creano la magia del racconto. Ci sono poi i fratelli, la mamma, la nonna e il papà che condividono con lei la fatica della vita (non solo di quel periodo di guerra)e la visione delle “fate”, la Nera e la Scépa, presenze ben accette e considerate normali nella casa del podere piantato sulle colline marchigiane, in quella zona di confine tra Marche, EmiliaRomagna e Toscana.
Gli sfollati, povera gente unita momentaneamente dai problemi della guerra, ognuno con la sua storia alle spalle e con modi diversi di affrontare i problemi della vita.

Poi quei personaggi che da soli varrebbero un libro . . . Il Toscano, partigiano venuto da lontano. L’Angela, figlia di un fascista convinto, eppure con altre idee a cui lei rimarra fedele fino in fondo. Peppe, anche lui non è del posto, ma qui trova l’amore.

Davvero consiglio la lettura di questo spaccato di “storia minima” dell’entroterra marchigiano durante i mesi che passarono fra l’attestarsi dei tedeschi sulla “linea gotica” e lo sfondamento della stessa da parte degli “Alleati”!

_ a Woolf

Piccolo Post Scriptum: ieri, alle casse del SuperMercato c’erano gli espositori dei libri a 0,99€, ne ho preso uno al volo: ” Una stanza tutta per sè ” di Virginia Woolf . . . l’ho preso d’impulso solo perché avevo letto questo titolo nei ringraziamenti in fondo al libro! 

13 ottobre . . . una mattina di scoperte culturali

Metti una sabato mattina di ottobre,  veramente un bel sabato mattino di sole.
Metti che questa sabato è anche la festa del Patrono, nella Città sulla Costa.
Metti che in questa mattina ci siano a casa sia l’Uomodellamiavita che il Figlio.

E siamo partiti tutti per il vecchio incasato di San Benedetto del Tronto, quello che viene chiamato “Paese Alto”, che in dialetto invece è: “Sù dentre”, ricordando quando ancora c’erano mura e porte che si chiudevano di notte.


Sabato 13 ottobre, san Benedetto martire, siamo arrivati e abbiamo parcheggiato sul piazzale del Cimitero, come consigliato da numerosi cartelli. Ci siamo avviati verso la piazza dove c’è il “Torrione”,la Torre del Gualtieri  aperto al pubblico, ma non è la nostra metà principale, siamo arrivati principalmente per guardare le foto esposte in una mostra, in piazza, con gli scorci del Paese Alto. Tra le tante foto ce ne sono 3 fatte da me, in una delle domeniche in cui, con l’Udmv, facciamo i turisti nelle città dei dintorni.

Nei pressi della mostra incontro con piacere Silvia Del GranMastro, direttore de “Il Punto sulla Riviera” che ha organizzato la raccolta e l’esposizione delle foto, Mentre ci perdiamo tra le chiacchiere di due amiche che non si vedono da un po’, mi da i gadget che verranno dati a tutti i partecipanti, so già che la borsa, col logo del giornale, la userò quando giro con il lavoro a uncinetto o a maglia per rendere meno noiose le file in posta/banca/ dottore e/o ospedale. Con marito, figli e nipote guardiamo le mie e le altre foto (suggestive quelle notturne della nevicata di febbraio) e poi, troviamo i cartelli esplicativi dei risultati dei vari scavi archeologici.

 Gli scavi, sono iniziati per combinazione nel novembre 2010, durante i lavori di sistemazione delle strade e altre cose, sono stati trovati dei reperti, poi anche degli scheletri . . . insomma, alla fine sono arrivati sotto il pavimento della vecchia scuola (la scuola dove era andata anche mia Suocera negli anni ’20) e hanno trovato un mosaico dell’epoca romana, con sopra altre “cose” di altre epoche, tardo romaniche, medievali ecc ecc fino ai primi del ‘900, appena prima della costruzione della scuola.

L’Archeologa che era lì a spiegare tutte queste cose è stata bombardata da domande, dal Figlio ( sempre interessato alla storia dell’antichità), dall’Udmv (che forte di quello che ha visto nei suoi viaggi, comparava SBT con Creta, Cartagine e Cipro) e qualche frase qua e là siamo riuscite a buttarla anche io e la FigliaGrande. Un’Archeologa davvero preparata e disponibile, mi ha colpito la sua grande disponibilità, non solo con noi, ma anche con altri gruppi che si affacciavano alla finestra che dalla strada dava all’interno della scuola e chiedevano informazioni, gruppi formati anche di persone anziane con poca istruzione, ma lei riusciva a farsi capire da tutti.


L’Udmv ha voluto provare l’ebbrezza di salire in cima alla Torre del Gualtieri, per vedere oltre l’orizzonte di noi mortali con le ginocchia acciaccate, e noi, girellando sotto, ci siamo gustate il cambio di una lampadina (così ci hanno detto) in cima al campanile della e proseguendo nell’attesa abbiamo fatto due chiacchiere con le conoscenze che erano lì a fare volontariato . . . come quella signora che era di “corvée” al “ristorante” . . .

peccato che poi, non siamo tornati per  gustare l’ampia scelta del Menù!


Ancora a distanza di giorni, un bel ricordo di una bella mattinata.

Questo matrimonio s’ha da fare . . .

Questa è una storia di altri tempi, tempi remoti. Una storia che ha più di 100 anni.
Una storia che è successa in una Città sulla Costa . . . i personaggi, i loro figli e pure qualche nipote ormai sono lontani dai problemi terreni, è per questo che la racconto . . . anche per quelli che, al giorno d’oggi, si scandalizzano di certe cose che capitano. Anche per quelli che, al giorno d’oggi, borbottano dei vecchi tempi, considerandoli migliori. Anche per quelli che sono curiosi delle storie di una volta . . . come Silvia

Tutto è successo per colpa di un ragazzo, un ragazzo di cui non so niente, come in quella canzone di Guccini . . . non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l’immagine sua, so che doveva essere un bel ragazzo, sapendo di esserlo. 

Era fidanzato di una giovane donna, bella, mora e con lunghi capelli neri, che chiameremo Livia. Una ragazza che era brava in un arte che adesso è praticamente scomparsa, lei girava per le case a preparare i fili dell’ordito sui telai a mano con cui si tessevano le pezze che poi, unite ” a tre teli”  sarebbero state usate come lenzuola. Lei, di suo, lavorava sul telaio le tele più fini (tutto lino) e in misure diverse per altri usi: asciugamani, strofinacci, pannolini, e per i vestiti. Era conosciuta, e veniva da una famiglia conosciuta, la sua parentela era vasta e (per quell’epoca) importante nel paese . . . era una “sudentrina” abitava all’interno della parte più antica di quella che adesso è la Città sulla Costa, “su dentr’ ” alle mura del vecchio “Castello”, a due passi dalla casa della famiglia della poetessa Bice Piacentini, chissà, mi piace pensare che qualche volta si sono incontrate, si sono parlate.
Questa ragazza aveva una sorella, bella anche lei, ma, al contrario di lei che era riservata e schiva, questa era più socievole, non sfacciata, ma vivace . . . sposata con qualche bimbo piccolo e un marito partito per l’America. Ah l’America, terra dei sogni per tanti italiani.

Questo ragazzo, che chiameremo Nazzareno, era sinceramente innamorato della sua fidanzata, le aveva regalato un anellino. La madre di lui le aveva fatto visita con le figlie e la giovane nuora e l’aveva trovata di suo gradimento, questo era stato chiaro a tutti, quando Ida era uscita il giorno dopo con al collo la collana d’oro che le era stata regalata dalla futura suocera . . . i sussurri delle vicine: “Hai visto? L’ha ferrata!” indicavano che la suocera l’aveva “accettata” come futura nuora.
Il fidanzamento, si sa si protraeva nei mesi, i mesi diventavano anni, le cose da preparare tante, i soldi pochi . . .

Un brutto giorno, i sussurri delle pettegole del paese cominciano a circolare parlando di un bambino in arrivo, ma non della nostra Livia, no, di sua sorella Giuditta. Uno scandalo: suo marito di là del mare, lei, a casa con i bambini, nottetempo riceveva il fidanzato della sorella . . . fidanzamento andato a monte, due sorelle che non si sono più parlate . . . una madre che, presumo, aveva il cuore spezzato . . . non  si può scegliere di voler bene a una e non all’altra, ma, una cosa così, Giuditta non la doveva fare.
Nacque una bella bambina, e fu subito chiaro, anche a quelli che ancora dubitavano, chi fosse il padre.
Si racconta che là, a NuovaYork, il marito apprese la notizia da una lettera, del solito ficcanaso impiccione amico mal consigliato, che gli faceva le congratulazioni per la nascita di questa neonata. Si racconta che cadde stecchito da un infarto. Chissà! Magari è vero.

La nostra Livia si trovò così dall’oggi al domani, senza colpa, nell’occhio del ciclone . . . senza fidanzato e senza sorella, ci vuole poco per pensare che anche la collana e l’anello vennero rispediti al mittente, mi piace immaginare lei che va a messa a testa bassa, lui che fermo lungo la via la guarda passare e forse le sussurra delle scuse, la prega di perdonarlo, le voci tramandate dicono che lei non gli ha rivolto più la parola.

Passano un po’ di anni e dall’America torna un altro giovane, che anche lui  . . . no, questa è un’altra storia . . . questo giovane non aveva fidanzata, forse aveva sentito parlare delle peripezie di Livia, ma non ci dette peso, specialmente dopo averla vista . . . un colpo di fulmine? Chi lo sa? Romanticamente penso di sì . . .

Non so come fu il corteggiamento, nessuno me ne ha mai parlato, sono quasi sicura che lui la conquistò col suo umorismo, col suo sorriso, col suo amore . . . so come finì,  un bel giorno ci fu un matrimonio nella chiesa di San Benedetto Martire.

Era una bella giornata di sole, con quei colori mediterranei che piacevano tanto ai pittori del nord Europa, i muri delle case ombreggiavano la strada al corteo nunziale, Livia col suo vestito buono, la gonna di raso pesante, ricca arricciata, il busto chiuso in una camicia di seta col colletto di pizzo, i capelli raccolti, gli occhi scuri e profondi camminava sotto braccio al fratello più grande e tutto intorno i parenti maschi della famiglia, qualche ragazzo, poche le donne, per lo più fantelle, ragazzine; le donne adulte tutte indaffarate in casa per preparare il pranzo . . . là, sotto l’arco di un portone, sua sorella, tutti la ignorarono . . . in un angolo della strada più sù, il suo vecchio fidanzato, che da anni ormai aveva lasciato anche Giuditta e i suoi bambini, gli uomini della famiglia e i parenti stretti lo guardarono storto, un brusio serpeggiò lungo il gruppetto che seguiva la sposa . . . poco lontana la chiesa, con i suoi gradini prima del portone, sotto le scarpette belle, sentiva tutti i ciotoli di fiume della strada, meno male che poi arrivavano i blocchetti di porfido . . .

Entrarono nella semioscurità della chiesa e si avvicinarono all’altare dove c’era lo sposo (chiamiamolo Francesco) che l’aspettava, non era un amore, da parte di lei, come quello che le aveva fatto battere il cuore per il fedigrafo  Nazzareno, ma una cosa più tranquilla, un affetto per una persona buona e gentile, per un uomo che l’aveva fatta sentire ancora viva, amata, che l’aveva salvata dalla dura vita della zitella, a quell’epoca aveva già compiuto i 30 anni.
Forse non se ne sarebbe accorta, ma vedendo qualcuno tra i fratelli, i cugini e gli altri parenti giovani schierarsi sull’altare, il Parroco che si guardava intorno preoccupato e sussurrava qualcosa al sagrestano, quest’ultimo che andava da suo fratello, nei primi banchi per parlagli e suo fratello che guardava il Parroco accennando con la testa un gesto di assenso, anche Livia notò lui, lui che era stata la sua spina nel fianco in quegli ultimi anni era proprio sulla soglia della sagrestia,  un amico gli stava parlando a bassa voce e lui che, si capiva anche da lontano, non si voleva muovere di lì.

Lo sposo fece finta di niente o, forse, nella sua gioia non volle accorgersi di niente.  La cerimonia ebbe inizio, ma quando il Parroco pronunciò la fatidica frase: “Vuoi tu Livia prendere il qui presente Francesco come tuo legittimo sposo?”  non riuscì a rispondere, sentiva su di sé lo sguardo di lui, e la gola le si chiuse . . . il Parroco pensò che forse, emozionata, non avesse sentito e ripeté la domanda, ma, in un fugace movimento degli occhi Livia aveva visto Nazzareno che la guardava e ancora, per la seconda volta non rispose . . . Lo sposo le si avvicinò e le mise una mano attorno alla vita, il Parroco lanciò uno sguardo verso la sagrestia, i parenti della sposa si spostarono e formarono una barriera umana tra la sagrestia e il resto della chiesa, quando il Parroco ripeté la domanda per la terza volta, finalmente la voce le torno e riuscì a rispondere “Sì!”.

Non sappiamo come andò avanti la giornata, ma la famiglia appena nata si allargò ben presto, una femmina, un maschio e un’altra femmina i figli che sopravvissero fino all’età adulta, gli altri quelli morti appena nati o morti bambini non si ricordano, forse 2, forse 3? Livia morì, a seguito di un “qualcosa” al seno, dicono che la morte dell’ultimo bambino, ancora lattante, le fece venire la mastite (forse un tumore?), ben oltre i 40 anni. Francesco rimasto vedovo fece un discorso ai figli adolescenti: “Se voi vi comportate bene, io non mi risposo, ma dovete essere sempre bravi, specialmente voi” disse alle figlie “siete senza mamma e tutti vi osserveranno attentamente, aspettando che facciate uno sbaglio, io non voglio un’altra moglie, ma se devo avere qualcuno che vi tiene d’occhio, porterò a casa una matrigna!”  . . . dopo un discorso così, si può immaginare come sono sempre stati bravi questi ragazzi, niente matrigna, per loro.  

Traguardo Prevenzione 1 – Invito

Mettiamocelo in testa, la prevenzione è meglio farla!

Conosco un paio di cancer blogger, quelle donne che quando hanno scoperto di avere un tumore,  invece di chiudersi in casa e soffrire da sole, hanno deciso di raccontarsi, hanno aperto un blog e hanno iniziato a scrivere della loro esperienza e della loro vita. Julia ci ha “tirato fuori” un libro che viene venduto per finanziare un’associazione di auto aiuto alle donne malate di tumore al seno . . . Julia (che ha concluso quello che lei chiama “blog-terapia”, ma spero continui a raccontarsi in un nuovo blog), Zia Cris (che è diventata negli anni quasi una sorella) e le altre che conosco solo virtualmente (e che, può darsi le abbiate viste anche voi, ho visto e sentito in Tv) in ricordo di Anna Lisa hanno fondato, con la mamma e il marito di Anna Lisa, un’associazione col suo nome. Tutte, ma proprio tutte, quando parlano di questa “bestiaccia”  (così Anna Lisa chiamava il cancro al seno che le era stato diagnosticato a trent’anni, nel 2008) insistono che bisogna fare prevenzione, che bisogna fare i controlli . . .

Così, quando ho letto sul blog di Francesca il post “Traguardo Prevenzione” me lo sono letto ben bene tutto e ho pensato che questa volta sarebbe bello fare questa passeggiata, anche se i controlli li faccio (più o meno) regolarmente, vado a vedere un po’ delle persone che ho conosciuto nel gruppo Traguardo Prevenzione su Fb, vado a fare una passeggiata (se riesco a camminare per tutto il lungomare), vado a informarmi bene e, se non c’è troppa gente, magari riesco anche a parlare con un dottore . . .

Spero di trovare tante persone che conosco, spero di conoscere le persone che troverò lì (e che fin ora ho conosciuto solo virtualmente) e spero che, sempre più, le persone si ricordino che prevenire è meglio che combattere  . . . Ah! Per ultimo, spero che ci sia il sole, malgrado le previsioni meteo!

Dreaming Piceno Blogger Tour

In attesa di tempi migliori, quando riuscirò a connettere e a stare in casa il tempo per riordinare link, racconti e idee . . . in attesa, dicevo, vi metto i link dove trovate i reportage di questi giovani travel blogger.

– 1 alla partenza – il Programma di massima, cosa c’era da vedere!  (clicca per leggere tutto)

1° giorno – San Benedetto del Tronto (Ap) (clicca e continua la lettura)

2° giorno – Montefiore dell’Aso – Cossignano – Ripatransone – Offida (clicca e scopri cosa hanno visto e gustato)

3° giorno – Riserva della Sentina (San Benedetto del Tronto) – Monteprandone- Monsampolo del Tronto – Spinetoli – Colli del Tronto (clicca e continua il viaggio tra arte, storia e natura, artigianato e cose buone prodotte sul territorio)

4° giorno –  Ascoli – Eremo di Colle SanMarco – Ascoli (e il viaggio continua alla scoperta di una delle più belle città d’arte del Centro Italia, cliccando qua, logico!)

5° giorno – Roccafluvione – Acquasanta Terme – Arquata del Tronto  (anche questo “giro” è molto interessante, per saperne di più, cliccare)

6° giorno  – Montegallo – Force – Palmiano – Venarotta – Castignano – Rotella –  Comunanza (in attesa di notizie perchè “a causa di mancanza di linea WiFi in tutte le strutture non siamo riusciti a pubblicare il post” . . . e finalmente, cliccando puoi vedere l’articolo)

7°  (e ultimo) giorno – Monti Sibillini e la Gola dell’Infernaccio(clicca e ti troverai immediatamente dentro  il racconto!)


E potete seguirli anche su Twitter con l’hashtag #dreamingpiceno . . .  o cliccando qui , come faccio io che ho un telefono che al massimo telefona e manda messaggi (e ha al suo interno un serpente pazzo che si mangia delle palline e sbatte via la testa!)

Partenza ufficiosa – Dreaming Terre del Piceno

Eccomi, finalmente, a raccontarvi, dal mio punto di vista, il Tour del Piceno da parte dei Travel Blogger di Travel Different. it accompagnati in questa avventura, come già detto, da 4 fotografi e 4 video maker, dal “sognatore” e ideatore Luca Marcelli di Terre del Piceno e dalla espertissima guida Lella Palumbi, più varie e svariate figure. A vario titolo “esperte” nei loro campi, di cui ignoro il nome.

Il giorno 24 (aprile) è stato un giorno “di corsa”. Per la FigliaPiccola le ultime spese da fare in vista della partenza per il Tour. Per me, oltre a seguire la FigliaPiccola nelle sue spese, una volta lasciata con i suoi nuovi amici, dalla FigliaGrande e PiccoloLord con virus intestinale! Spese, spostamenti vari.

Verso le 18.00 presso l’Hotel Excelsior, la FigliaPiccola ed io, abbiamo avuto l’occasione di conoscere gli altri “artisti”, e io quando hanno iniziato la loro riunione me ne sono andata per le mie commissioni.

Ci siamo rivisti per cena, una cena, o meglio un banchetto offerto (credo di aver capito) dal Comune della Città sulla Costa e preparato e servito presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione “Filippo Buscemi” (per gli amici della Città sulla Costa, famigliarmente: “l’Alberghiero”).
La cosa che mi ha emozionato (come solo una vecchia signora par mio, si può emozionare) è che in quel Istituto la FigliaGrande ha studiato. Vedere questi ragazzi in “divisa” (1° 2° e 3° classi tra servizio di sala, ricevimento e cuochi), mi ha riportato indietro di anni, ritrovare anche alcuni tra i professori che conoscevo, come il Prof Bani a capo dello staff di cucina, uno dei “miti” della FigliaGrande (e di altri compagni che da grandi volevano fare i cuochi), quando frequentava questa scuola e i professori Iezzi e Guardato che coordinavano i ragazzi di sala. La Prof che seguiva le ragazze del “ricevimento” non la conoscevo. Così come non conoscevo il Preside, dalla mie epoca ne sono cambiati almeno 2!
Ho salutato chi conoscevo, sono stata presentata a chi non avevo ancora conosciuto e tra questi Nicola, uno dei Travel Blogger, che mi ha detto di aver letto il mio blogghettino, mi ha consigliato di scrivere con più frequenza e sistematicità e magari di parlare anche di più di questa nostra zona (e sarebbe una bella scusa per qualche escursione domenicale!
Mi sono messa nella parte della tavolata (bellissima la “mise en place” di cui purtroppo non ho fatto la foto!) degli artisti, vicino alla persona che per prima ha creduto (e finanziato) in questo “sogno” . . . un progetto per promuovere il territorio della Provincia di Ascoli Piceno, il Sig Contisciani Luigi, Presidente del BIM Tronto (Bacino Imbrifero Montano del Tronto) .
Abbiamo gustato, prima di sederci a tavola, delle tartine a buffet e poi, una volta a tavola: Insalata di farro con molluschi e crostacei, Gamberoni con zucchine e lardo di Colonnata, Trippa di mare con borlotti e pecorino di fossa, Campofilone in salsa di cicale, Pescatrice in brodetto e per finire una composta di frutta in un “cestino” di cialda. Vini: Passerina Brut, Marche Chardonnay I.G.P. e Offida asserina D.O.C.G. (ci sono le foto, ma non da me, le dovrebbe avere Mauro, prima o poi, le trovo!)

Alla fine del banchetto, abbaimo potuto applaudire tutti i ragazzi e i professori che hanno lavorato per la riuscita di questo convivio, due parole da parte delle autorità e pure da parte di Nicola, quale rappresentante dei travel blogger e poi tutti a casa, che tra l’altro si era fatto pure tardi.

Non abbastanza tardi per i giovani artisti, per Nicola e Luca, dovevano ancora raccontarsi un sacco di cose, dovevano “recuperare” quei blogger che ormai dovevano essere arrivati, dovevano “progettare” le cose da fare nei giorni a venire e poi . . . verso una certa ora, dovevano essere sistemati negli alberghi.
Tutti in albergo, tranne la FigliaPiccola, lei è tornata a casa dalla mamma! E per fortuna! La mamma,  nel mezzo della notte ha scoperto di ospitare un malefico virus intestinale! Che brutta compagnia!

(Seguitemi che vi racconto ancora qualcosa)