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Colori d’autunno nel piatto

Come ho detto, prendo spunti per i miei manicaretti (che spesso cucina la FigliaGrande che è più brava e attenta e, incidentalmente,  anche cuoca diplomata) dai giornali dei supermercati, dai siti web, dai food-blog e poi ci sono le ricette che sono linkate su Facebook da uno dei giornali di cucina di cui, negli anni delle “vacche grasse” non mi facevo scappare un numero “Sale & Peppe”.  Ho ancora molti numeri vecchi buttati in cantina, e molte pagine strappate in un raccoglitore. 

Così, settimana scorsa, quando su Facebook ho trovato una ricetta che ben si addice a questa stagione che, anche se di autunnale dalle mie parti ha poco, è la stagione delle zucche, ho voluto provarla subito. 
La ricetta di una zuppa con zucca e porri, formaggi e pane raffermo (tò, ci mettiamo pure che è una ricetta anti spreco del pane che avanza). ho dovuto comprare solo i porri, e il formaggio (che non era solo Emmental, in questi casi uso prendere una parte di Emmental, una di Asiago e una di FontinaValdostana), le zucche, avendole fornite l’orto dietro casa

DSCN2422© Fiordicactus

L’ho fatta un po’ di corsa e l’ho fatta io, mio fratello che è passato di qua, mi ha aiutato tagliandomi a dadini i formaggi (le occasioni in i fratelli cui hanno voglia di aiutare sono rare e io l’ho preso al volo).
Secondo me doveva essere un “primo” un po’ abbondante, invece si è rivelato un piatto unico e sostanzioso

LA ZUPPA GRATINATA CON PORRI E ZUCCA 

Zucca  400 grammi

brodo vegetale  6 decilitri

burro 20 grammi

Emmental  150 grammi

pane di segale 8 fette

porri  3

sale  q.b.
Preparazione

1) Pulisci i porri, elimina la radice, le foglie più esterne e le parti verdi più dure; lavali, asciugali e dividili a rondelle.

2) Taglia la polpa di zucca a scaglie dello spessore di circa 1/2 cm (per facilitare l’operazione puoi usare una grattugia a lama lunga) e mettile, insieme ai porri, in una larga padella antiaderente in cui avrai fatto sciogliere il burro fino a farlo diventare spumeggiante.

3) Rosola le verdure nel burro a fiamma viva per un paio di minuti, aggiungi una presa di sale, bagna con il brodo bollente, copri il recipiente, abbassa la fiamma e cuoci per 15 minuti. Scola zucca e porri con un mestolo forato e tieni il brodo in caldo.

DSCN2400© Fiordicactus

4) Disponi 4 fette di pane sul fondo di 4 pirofiline, cospargile con metà dell’Emmental  grattugiato, fai uno strato di porri e zucca, poi ripeti gli strati terminando con il formaggio. Versa su tutto il brodo tenuto da parte e metti le pirofiline sotto il grill del forno già caldo fino a quando la superficie della zuppa gratinata sarà dorata (occorreranno circa 5 minuti). Servi subito.

DSCN2403© Fiordicactus

Quando è stata pronta, bella calda, avevano tutti fame e non è stata ripassata sotto il grill, e, in base a quello che avevo preparato (abbondante) nessuno avrebbe dovuto chiedere il bis . . . ne ho lasciato una porzione per la FigliaGrande e invece, alla sera, se l’è pappata il Figlio  . . . anche questa è una ricetta da rifare! E visto che è vegetariana, potrei tenerla per il venerdì o per quando arriva qualche amica/o vegetariana/o.

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Non di solo carne vive Fiordicactus

A volte arrivo al supermercato in tempo per portare a casa, assieme alla spesa, anche il giornalino  “Bene Insieme,  gratis. Lo trovate anche in rete.
Capita che tra una notizia buffa, un consiglio per la casa e le molte ricette si trovi nascosto qualche “perla” .  . . 

Nell’ultimo mese da questa “fonte” ho trovato e provato una ricetta a base di verdura, formaggi e uova . . . e siccome in casa di Fiordicactus si è onnivori (e gourmand) e non si vive di sola carne, é piaciuta mooolto e la rifaremo di sicuro.

Me la segno qua, per averla sempre sottomano e per condividerla con voi. 

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Crepes con Gongorzola, pere, radicchio e noci

Ingredienti per 4 persone
per le crepes : 2 uova, 120 gr di farina, 2 cucchiai di burro fuso, 200 ml di latte circa, un pizzico di sale e il burro per cuocerle (o usate la ricetta di casa, alla quale siete affezionati)
per il ripieno : 1 pera abate, 1/2 radicchio rosso, 50 gr di gherigli di noce, 2 cucchiai di burro, 1 cucchiaio di miele fluido, 1 cucchiaio di succo di limone, 150 gr di Gongorzola. Una macinata di pepe 

Come si procede . . .  Sbatti insieme gli ingredienti delle crepes fino a che si ha un composto liscio e fai riposare almeno 10 minuti.
Nel frattempo, lava la pera, tagliala a metà, togli la parte dei semi, tagliala a fettine sottili. Lava e monda il radicchio e fai a pezzetti le foglie. Trita le noci.
In una padella rosola lentamente tutto insieme nel burro fino a quando il radicchio non diventa di un color bruno dorato. Unisci il miele e il succo di limone.
Togli dal fuoco e fai riposare. Prepara le crepes e mettile sui piatti, metti su ognuna il miscuglio e il gongorzola, spolverale di pepe e servi ben calde.

L’abbiamo fatto diventare il piatto unico, in una domenica in cui eravamo solo noi adulti, non so se il PiccoloLord avrebbe gradito. Cucinato dalla FigliaGrande, cuoca patentata, al suo meglio. 


DSCN2391La nostra versione © Fiordicactus

Per 4 persone (conoscendo i convitati) abbiamo usato doppia dose e, per quello che riguarda il radicchio, ho acquistato sia un radicchio tondo di Chioggia che uno di quelli “lunghi” di Treviso, prendendone metà di uno e metà dell’altro (è un’abitudine che ho, quando devo cucinare col radicchio rosso, perché quello tondo mi da la colorazione ed è più dolce, quello di Treviso, da solo, è troppo amaro). 
Una cosa che mi è stata rimproverata dalla FigliaGrande è stato che ho scelto le pere pensandole come frutta, così ho portato a casa delle pere piuttosto mature, mentre per cucinare sono migliori quelle un po’ acerbe.

In attesa di Gargantua e Pantagruel

Per superare i momenti difficili servono alcune cose, più o meno reperibili, 
sarebbero utili un paio di pentole piene d’oro, di quelle che si trovano in fondo all’arcobaleno . . .  
un numero limitato di veri amici e qualche parente, di quelli che quando chiami mollano tutto e arrivano in aiuto . . .
una bella tavola imbandita, di quelle che invitano a gustare il pranzo in allegria . . .
una casa accogliente e comoda, di quelle molto vissute, il contrario di certe case/museo . . .
un paio di animali domestici, di quelli che non lasciano in pace nessuno, affettuosi fino all’eccesso . . .
un invito a pranzo, a tema, di quelli che si fanno con una frase buttata là con nonchalance: “vi voglio far provare la polenta, come la fanno sù, dalle parti di mia madre!” . . .  

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Tutto questo c’era, domenica a casa di Fiordicactus, l’atmosfera era quella giusta dei giorni di festa . . . anche se la mancanza del PiccoloLord (che come ogni domenica, da giugno, sta da suo padre) si sentiva e un paio di volte è stato evocato il cupo spirito di PE. Ma lo spirito gioioso della festa, dell’amore e dell’affetto, ha prevalso.

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Anche grazie alle sapienti mani (e la testa) della FigliaGrande, che, dalla cuoca sopraffina che è, ha messo in tavola tanta di quella (buona) roba che, se anche fossero arrivati i due mitici mangioni del titolo sarebbero stati soddisfatti. Addirittura è avanzato abbastanza per farci pranzo il giorno dopo, tutto dire, la Suocera sarebbe stata contenta. Diceva sempre: “Se n’ha ‘vvanzate, n’ha vastuto!” (serve la traduzione??? “se non è avanzato, non è bastato”)

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Per gli antipasti, a Km zero,  gli ingredienti principali sono arrivati direttamente dall’orto . . . 6 metri dietro casa! Insalata d’arance e crostoni con Indivia Scarola “alla napoletana”.

Polenta (la scusa, come dice l’Amica N) con Maiale arrosto e al forno, Salsicce rosolate, purea di Mele, Verze, Spinaci e . . . per chi è davvero goloso, già a fette e tocchetti, Gongorzola e Taleggio per farcire la polenta . . .

Vino Verdicchio di Jesi e Montepulciano d’Abruzzo

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E per finire: frutta, pasticcini portati dagli ospiti e un buonissimo strudel fatto in casa dalla FigliaGrande, sorseggiando vino cotto!

E poi . . . tante chiacchiere e per finire, ancora con la tovaglia sul tavolo . . . caffé! 

E abbiamo giocato anche  a carte, prima i classicissimi “Briscola” e “Scala 40” e poi un gioco di quelli “scemini”, da bambini che imparano a riconoscere le carte . . . con sommo divertimento di tutti noi (anzi del “fanciullino” che è in tutti noi).

Davvero una bella giornata in buona compagnia! Grazie a tutti i partecipanti.

Casa mia, un ristorante a 5 stelle

Ieri, domenica impegnatissima, come se avessi vissuto due domeniche. . . ma prima c’era stata anche la cena del sabato sera . . . morale, mi trovo a fare ordine e pulizia in una cucina che avrebbe bisogno di quella formula di Mago Merlino, quando trova Semola in cucina (sì, ho capito, ma la lavatrice è rotta e al momento impossibile sostituirla! ( ore 9,00)

Per farla breve . . . Sabato sera avevo promesso “zuppa di cipolle” e mi sono dannata a pulire e tagliare a fettine più di un chilo di cipolle (mentre quel sant’Uomodellamiavita provvedeva al taglio dei formaggi). È venuta una zuppa buonissima finita in quattro e quattr’otto. Non è proprio la ricetta originale parigina ma le si avvicina (prossimamente la posterò!). Secondo il Figlio questa volta era superlativa, con l’unico difetto che “un piatto non basta, non potevi farne di più?”  . . . Già ho usato la pentola più grossa e fonda che avevo . . .

Domenica mattina, siamo stati invitata all’apertura dell’anno scout del gruppo dove il Figlio presta la sua attività di educatore/caporeparto . . . riordina qualcosa, stendi i panni, lava i capelli e nel frattempo, nel forno, cuoceva la pasta “pasticciata”  (ok anche questa è una ricetta che metterò presto in rete!). Telefonate e messaggi della FigliaGrande che dopo aver portato il PiccoloLord dal padre era lì col fratello ad aiutare.  Dovevamo anche ricordarci di portare la cheescake ai frutti di bosco che ha ricevuto un sacco di complimenti.
Arriviamo e fino alle 16.00 siamo immersi in un mare di azzurro e fazzolettoni. Ve lo dico subito, questo gruppo scout è molto numeroso, ha problemi di spazio, malgrado gli sia stato dato in uso un bel pezzo di terra dalla parrocchia, ha difficoltà nel reperire i soldi per due casette di legno prefabricate . . . se qualcuno che passa di qua sa come averle a poco prezzo, lasci un commento! 🙂

Poco dopo essere tornati a casa,  cercavo di rilassarmi davanti al Pc, quando la FigliaGrande mi ha ricordato che il nonno e la, facente funzione di nonna, Angela sarebbero arrivati a cena (Domenica sera) . . . io dovevo andare a Messa, così, ho aiutato pochissimo, ho più che altro lavato quelle pentole che servivano . . . la FigliaGrande si è messa all’opera e mentre noi eravamo a Messa ha preparato un trancio di maiale arrosto nel forno, patate al forno e una purea di mele . . .  per dolce delle rose fatte di pasta frolla e mele. Tutto buonissimo, tutto apprezzato! Visto che alcune ricette usate sono state “consigliate” dai nostri amici romani, abbiamo fatto una telefonata per ringraziarli e girare a loro un po’ dei complimenti ricevuti.

E stamattina, tutto da sistemare! FigliaGrande e PiccoloLord sono andati all’asilo e a me tocca la parte di Cenerentola! Povera me! 🙂

Due passi per il Piceno e poi, anguria “alternativa” alla solita fetta!

Ricordate quella bellissima esperienza a cui ha partecipato la FigliaPiccola?
Il Blogger Media Tour del Piceno, eccovi un riassunto di quello che hanno visto . . . così, se lo guardate, scoprite la zona e ve ne innamorate, potete anche venire a trovarmi e ci facciamo una bella serata, fra buon cibo, vini raffinati e un po’ di chiacchiere in allegria!

Certo, in questi giorni fa un sacco di caldo (Hanno nominato l’anticiclone “Scipione”, ma sarei curiosa di sapere quanta gente sa che Scipione Africano, quello storico sconfisse Annibale ai suoi tempi) . . . e ho pensato che a fine serata potrei offrirvi un dessert adatto alla temperatura:  Il frullato di anguria!

Dolce e succosa, la polpa è ricca di alcuni dei più importanti antiossidanti naturali, ottima fonte di vitamina C e di vitamina A, in particolare di beta-carotene. Questi potenti antiossidanti hanno un’azione neutralizzante dei radicali liberi. Alcuni studi scientifici hanno associato un buon consumo di vitamine e beta-carotene alla riduzione dei rischi di malattie cardio…vascolari e di altri disturbi.

Ingredienti per 4 persone:
• polpa di anguria, senza buccia 300g
• zucchero di canna 100 g
• mezzo limone
• foglioline di menta fresca
• cubetti di ghiaccio

Preparazione:

Eliminate tutti i semi dall’anguria, molto attentamente. Spremete la metà del limone e filtratela attraverso un colino, per evitare che i semi possano cadervi, direttamente nel bicchiere del frullatore. Aggiungete la polpa di anguria, il ghiaccio e lo zucchero, quindi frullate fino a che gli ingredienti non saranno ben amalgamati.

Versate il frullato nei bicchieri, guarnite con la menta lavata e asciugata e servite.

(Ricetta trovata e copiata su Facebook, che non si dica che Fb non serve! )

 Gelo di mellone (anguria)

ingredienti:
Mellone (anguria)
stecca di vaniglia
100gr di zucchero ogni litro (se l’anguria e’ dolce, altrimenti aumentate la dose )
80gr di amido per dolci (Maizema)
fiori di gelsomino (per alcuni facoltativo, per me indispensabile per sentire l’odore della Sicilia )
cioccolato fondente
granella di pistacchi

Levare tutta la polpa dal mellone e passarla nel passapomodoro o nella centrifuga. Passarla con un colino.
Tenere un pò di succo da parte, mentre l’altro metterlo in un tegame,aggiungere lo zucchero, il gelsomino e la stecca di vaniglia. In quella tenuta da parte aggiungere la maizema setacciata e mescolare.
Una volta che il succo nel fuoco bolle, aggiungere quello con la maizema, mescolare e farlo cucinare finche si sarà addensato un pò. Spegnere e mettere in una terrina e poi riempire o gli stampini o dei bicchieri.


Mettere in frigo una volta raffreddato e condire con la cioccolata e la granella di pistacchi

(Ricetta trovata e copiata su Facebook, si ringrazia l’amica Patrizia Bentivoglio)

 

Cannella . . . non solo Vin brulè

C come Cannella.
Quando sento la parola “cannella”, subito penso al cono di “latte e miele” che mia mamma ci comprava in via XX Settembre d’inverno (che poi era un cono diverso da quelli del gelato, e una bella dose di panna montata, con una spruzzata di cannella in polvere), da piccoli, se stavamo tranquilli mentre lei e la nonna guardavano le vetrine, ci provavamo senza capricci i vestiti da comprare e, in generale, se eravamo stati dei “bravi bambini”.


Come sento il profumo di cannella, spandersi all’apertura del vasetto dove stanno i “bastoncini”, penso al Vin brulé. Alle sere in montagna, rifugio o campeggio, estate e inverno. Ma anche a quelle sere di quel periodo che si ruppe la caldaia all’inizio dell’inverno, una quindicina di giorni senza riscaldamento, in un fine ottobre piovoso e nebbioso ai piedi delle Orobie.


Quando uso la cannella per impastare qualche torta, per preparare il vin brulè o per rifinire “l’uovo al tegamino” (finto e dolce) . . . sapete come si fa???
No??? Semplice, io ho imparato da ragazzina, ad un “campo invernale” della Guide (le ragazze scout) e adesso ve la spiego:
Montate a neve la panna (quanta, dipende da quanti siete e da quanto siete golosi) e aggiungete lo zucchero secondo il vostro gusto, mettetela su un piatto o nel tegamino, come nella foto . . . appoggiate (artisticamente) una mezza pesca sciroppata (sgocciolata) e una spruzzata di cannella sulla panna . . .  se poi volete la ricetta della foto cliccateci sopra, è un po’ più elaborata.

Poi, mi capita di sfogliare un giornale di qualche tempo fa e scopro che con la cannella si può fare anche molto altro . . . ma cominciamo a parlare di Storia . . .  La cannella vanta una storia millenaria, era già usata dagli antichi Egizi nel 3000 a.C. per le imbalsamazioni. Viene pure citata nella Bibbia, nel libro dell’Esodo, quando Dio ordina a Mosè di consacrare il Tempio con un misto di sostanze aromatiche. Pur provenendo dall’Oriente, Greci e Romani credeva che arrivasse dall’Arabia o dall’Etiopia. Nell’antichità era una pianta consacrata al Sole. Era considerata preziosa e divina al pari della mirra e dell’incenso.

Se dopo un pasto troppo pesante non riuscite a digerire . . . fate bollire 10 minut l’acqua di una tazza con un pezzetto di corteccia, berlo caldo e senza zucchero. In un attimo vi sentirete meglio!

Volete fare un scrub utile per il corpo? Sfruttiamo l’azione brucia-grassi della cannella . . . si mescola 1 cucchiaio di cacao amaro, 1 cucchiaino di zucchero di canna, 1 pizzico di cannella in polvere e 3 gocce di oloi essenziale di cannella fino a creare un impasto omogeneo e compatto.
Si spalma il composto sulla pelle bagnata e si sfrega delicatamente su tutto il corpo. Si sciacqua con acqua tiepida e si asciuga tamponando con un asciugamano pulito.

Per una serata speciale, volete labbra carnose e morbide? Eccovi un cosmetico fai da te . . . Bisogna esfoliare le labbra con uno spazzolino, mescolare poi 1 cucchiaino di cannella in polvere a un cucchianio di un gloss a tua scelta. Applica la miscela sulle labbra e attendi dai 5 ai 7 minuti. Sciacqua via la miscela e truccati a piacere. Attenzione, però,nonè da utilizzare con le labbra “ferite” o screpolate!

E per gli adolescenti (e non solo gli adolescenti) in lotta contro i brufoli, ecco un alleato sicuro . . . Si mescola 1/2cucchiaino di miele e 1/4 di cucchiaino di cannella in polvere. Si applica con un batuffolo dicotone il composto e si lascia agire la maschera per più tempo possibili (fino a quando si riesce a sopportare). Si risciacqua con acqua tiepida.

Rimedi “naturali”, ma ricordatevi di non avere allergie o intolleranze ai prodotti usati! 🙂

Partenza ufficiosa – Dreaming Terre del Piceno

Eccomi, finalmente, a raccontarvi, dal mio punto di vista, il Tour del Piceno da parte dei Travel Blogger di Travel Different. it accompagnati in questa avventura, come già detto, da 4 fotografi e 4 video maker, dal “sognatore” e ideatore Luca Marcelli di Terre del Piceno e dalla espertissima guida Lella Palumbi, più varie e svariate figure. A vario titolo “esperte” nei loro campi, di cui ignoro il nome.

Il giorno 24 (aprile) è stato un giorno “di corsa”. Per la FigliaPiccola le ultime spese da fare in vista della partenza per il Tour. Per me, oltre a seguire la FigliaPiccola nelle sue spese, una volta lasciata con i suoi nuovi amici, dalla FigliaGrande e PiccoloLord con virus intestinale! Spese, spostamenti vari.

Verso le 18.00 presso l’Hotel Excelsior, la FigliaPiccola ed io, abbiamo avuto l’occasione di conoscere gli altri “artisti”, e io quando hanno iniziato la loro riunione me ne sono andata per le mie commissioni.

Ci siamo rivisti per cena, una cena, o meglio un banchetto offerto (credo di aver capito) dal Comune della Città sulla Costa e preparato e servito presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione “Filippo Buscemi” (per gli amici della Città sulla Costa, famigliarmente: “l’Alberghiero”).
La cosa che mi ha emozionato (come solo una vecchia signora par mio, si può emozionare) è che in quel Istituto la FigliaGrande ha studiato. Vedere questi ragazzi in “divisa” (1° 2° e 3° classi tra servizio di sala, ricevimento e cuochi), mi ha riportato indietro di anni, ritrovare anche alcuni tra i professori che conoscevo, come il Prof Bani a capo dello staff di cucina, uno dei “miti” della FigliaGrande (e di altri compagni che da grandi volevano fare i cuochi), quando frequentava questa scuola e i professori Iezzi e Guardato che coordinavano i ragazzi di sala. La Prof che seguiva le ragazze del “ricevimento” non la conoscevo. Così come non conoscevo il Preside, dalla mie epoca ne sono cambiati almeno 2!
Ho salutato chi conoscevo, sono stata presentata a chi non avevo ancora conosciuto e tra questi Nicola, uno dei Travel Blogger, che mi ha detto di aver letto il mio blogghettino, mi ha consigliato di scrivere con più frequenza e sistematicità e magari di parlare anche di più di questa nostra zona (e sarebbe una bella scusa per qualche escursione domenicale!
Mi sono messa nella parte della tavolata (bellissima la “mise en place” di cui purtroppo non ho fatto la foto!) degli artisti, vicino alla persona che per prima ha creduto (e finanziato) in questo “sogno” . . . un progetto per promuovere il territorio della Provincia di Ascoli Piceno, il Sig Contisciani Luigi, Presidente del BIM Tronto (Bacino Imbrifero Montano del Tronto) .
Abbiamo gustato, prima di sederci a tavola, delle tartine a buffet e poi, una volta a tavola: Insalata di farro con molluschi e crostacei, Gamberoni con zucchine e lardo di Colonnata, Trippa di mare con borlotti e pecorino di fossa, Campofilone in salsa di cicale, Pescatrice in brodetto e per finire una composta di frutta in un “cestino” di cialda. Vini: Passerina Brut, Marche Chardonnay I.G.P. e Offida asserina D.O.C.G. (ci sono le foto, ma non da me, le dovrebbe avere Mauro, prima o poi, le trovo!)

Alla fine del banchetto, abbaimo potuto applaudire tutti i ragazzi e i professori che hanno lavorato per la riuscita di questo convivio, due parole da parte delle autorità e pure da parte di Nicola, quale rappresentante dei travel blogger e poi tutti a casa, che tra l’altro si era fatto pure tardi.

Non abbastanza tardi per i giovani artisti, per Nicola e Luca, dovevano ancora raccontarsi un sacco di cose, dovevano “recuperare” quei blogger che ormai dovevano essere arrivati, dovevano “progettare” le cose da fare nei giorni a venire e poi . . . verso una certa ora, dovevano essere sistemati negli alberghi.
Tutti in albergo, tranne la FigliaPiccola, lei è tornata a casa dalla mamma! E per fortuna! La mamma,  nel mezzo della notte ha scoperto di ospitare un malefico virus intestinale! Che brutta compagnia!

(Seguitemi che vi racconto ancora qualcosa)

15 giorni a Natale . . . Consigli (in controtendenza) per i pranzi delle Feste

Eccomi qua, a 15 giorni dal Natale a pensare al menu . . . avrò gente, ma ancora non so quanta, sia alla cena della Vigilia, sia al Pranzo di Natale, sia per una Merenda Sinoira nel pomeriggio di Santo Stefano.

Finché mia Suocera è stata la “Vergara” (*), si cucinava talmente tanta roba che gli avanzi, equamente distribuiti, giravano per casa giorni, facendo bramare alla gente un piatto di riso in bianco, un po’ di insalatina e mezza mozzarella . . . ma da un bel po’ di anni, ormai le cose sono cambiate, tradizioni nuove e vecchie si incrociano, nuove ricette, nuovi sapori.
Addirittura, qualche anno fa ho scoperto  Il manifesto del gusto per le feste di fine anno” scritto da uno che di cibo se ne intende  . . . uno che si occupa, da oltre vent’anni, come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia. E da allora, cerco di attenermi alle sue regole . . .

Paolo Massobrio scrive:
Oddio le feste, il pranzo di Natale e quello di Capodanno, il sovrappeso, lo stare tanto a tavola, il cerchio alla testa, dove vado poi a dormire quando è finito il pranzo?
Il disagio avanza, incombe, soprattutto quando si è ospiti. E la chiamavano festa…
Diciamola tutta, i festeggiamenti di fine anno sono un cumulo di stress e nel 90% risultano anacronistici, fuori misura e fuori attualità.
Dieci consigli? Eccoli

1- Non sia la quantità a ispirare un pranzo: lo fai solo per ostentazione, ma il dopoguerra è ormai lontano. Allora si doveva esorcizzare la fame; oggi siamo tutti ipernutriti e accanto a noi c’è sempre qualcuno che ha patologie legate all’alimentazione. Perché metterlo a disagio? Già la festa… per chi?

2- La donna di casa non stia più relegata tutto il tempo in cucina. Per celebrare il dio cibo, lui e lei si fanno in quattro, ma chi è venuto a casa nostra vuole stare insieme con noi, non con il bicchiere di vino in mano e la faraona in tavola, mentre chi ci ospita è in ritardo con i contorni o i dolci.

3- Abolire una volta per tutte il menu italiano (così detto “menu alla russa”) con la sequenza di portate: antipasti, primo, secondo, dessert (comprensivo di formaggi e dolci).

4- Mettere in tavola in due sequenze, come fossero due quadri, le pietanze.
Prima scena con antipasti e assaggi vari di cui ognuno possa servirsi a piacimento e in quantità desiderata. E anche i padroni di casa non siano impegnati a cuocere. Secondo scena, con zuppe, insalate varie e piatti di sostanza.

5- Durante i festeggiamenti sia uno il piatto importante che segni quella festa, il resto siano assaggi di contorno. Se è una faraona ripiena, si celebri la faraona con i contorni rinfrescanti di almeno tre verdure (una cotta e due fresche), e i vini adeguati. Ma non si ceda a far diventare importante anche il primo, che forse è un piatto in più nell’economia del menu.

6- A Natale e a Capodanno si uccidano i tempi morti a tavola con questo esempio di menu alla francese, già in uso alla corte dei Savoia nell’Ottocento.

7- Si aboliscano le paste ripiene. Anche perché la farcia nasce come recupero – il giorno dopo – del piatto importante della festa, avvolto nella pasta. Quindi rimandiamo questo piatto al suo posto: il giorno dopo.

8- Che in casa quando si fa festa ci sia musica (e anche musicanti), possibilità di giocare insieme, spazi socializzanti per i fumatori (almeno una volta l’anno facciamo loro un regalo), che non condizionino gli altri.

9- Il vino sia dosato al massimo in spumante come apertura, ma lasciando la possibilità a chiunque di concederselo a tutto pasto. Quindi un vino bianco e un vino rosso (importante quanto l’importanza del piatto) e infine si chiuda con un vino dolce leggero, un Asti, un Fior d’Arancio, una Malvasia, un Brachetto. Qualcuno può avere anche il disagio di mettersi in auto; in ogni caso aboliamo i vini passiti a fine pasto (si chiamano infatti – secondo Veronelli – “vini da conversazione” o “vini da meditazione”, non da fine pasto). Questi, alla fine, non fanno altro che appesantire un lauto pranzo.

10- Se con il panettone e i dolci vanno bevuto vini e spumanti dolci (errore e gusto stridente mettere un brut con un dolce), a Capodanno non fate il botto sciocco, ma per augurare ogni bene a chi vi sta accanto aprite la miglior bottiglia della vostra cantina. Non farà il botto, ma almeno sarà memorabile.

Alla fine di tutto questo avremo recuperato:
– il senso della festa e dello stare insieme
– la simpatia dei nostri ospiti che non si saranno sentiti imbrigliati in una forma a cui dire di no
– il tempo dello stare insieme che veniva regalato solo alle mandibole (che palle!)
– e infine avremo anche risparmiato, il che non guasta in questi tempi.

Su tutto si scelga la qualità dei prodotti di stagione, senza far mancare la frutta fresca e le verdure. Si fa festa quando si mangia una cosa memorabile, non quando si segue una forma. Buone feste a tutti! “

 

Così, quest’anno devo trovare qualcosa per una Cena di magro per persone che non amano il pesce con le spine . . . un’idea per il Pranzo di Natale, che sia insolito, gustoso e apprezzato . . . e tante idee per la Merenda Sinoira per il pomeriggio del 26, quando i parenti vengono a trovarci per scambiarsi i regali, per stare insieme, raccontarsi aneddoti di lavoro e scuola, quest’anno abbiamo la NipoteBeatlesManiaca che ha iniziato l’Università, ci sarà chi arriva da vicino e qualcuno che arriva da lontano.
E voi, cosa preparate? O fate parte di quelli che sono invitati da mammà???
Comunque sia, cuochi o invitati, Buon Appetito!

(*) VERGARA: nel mondo contadino, detentrice della verga del comando, dispensatrice di vita, morte, scappellotti, vincisgrassi e vi’.

Quiche di peperoni, scamorza e pancetta affumicate

Seguendo le spiegazioni della pasta che avevo messo qui, per lo strudel salato. Oppure, come faccio io quando ho fretta, comprando la pasta pronta (a scelta tra sfoglia, frolla e brisée) . . . si può preparare anche la "quiche di peperoni, scamorza e pancetta affumicate" che, a secondo di quanto siete vegetariani, si può trasformare in una "quiche di peperoni e scamorza affumicata" oppure in una "quiche di peperoni " e basta! 

 


Occorrente:
2  peperoni grossi, (o se piccoli, in quantità maggiore!)
cipolla qb, (se ne avete voglia)
1 scamorza affumicata (o meno, se siete a dieta!)
1,50 gr pancetta affumicata (al netto)
un barattolino di panna da cucina
2 uova, sale pepe e noce moscata qb (se serve, qualche cucchiaio di latte)

Io ho preso alcuni peperoni dell'orto, non troppo grossi e colorati, uno per colore: giallo, rosso e verde, li ho puliti, togliendo quella parte bianca interna, li ho tagliati a bastoncini, e li ho fatti rosolare lentamente con poco olio, un po' di cipolla ( qua si cucina a "occhio" e a "gusto", niente dosi), mentre questi cucinavano un quarto d'ora circa, ho tagliato a cubetti una scamorza affumicata (previo lavaggio, che non mi fido mai), e pure la pancetta affumicata è stata ridotta a dadini . . .  togliendo prima la cotenna!

Tolti dal fuoco i peperoni, sistemato tutto sul tavolo, mentre la cugina che era venuta a trovarmi stendeva la pasta nella teglia, tirandola leggermente, e ci spandeva sopra scamora e pancetta, io in una ciotola ho sbattuto insieme: 2 uova, una manciata di parmigiano, sale, pepe, noce moscata (qb, cioè, in questo caso pochi perchè il sapore c'era) panna e latte.
 

Abbiamo sistemato "artisticamente" i peperoni, in modo che i colori fossero ben mischiati e ci ho versato sopra il miscuglio della ciotola, la cugina ha sistemato la pasta sopra la farcia, pizzicandola un po' qua e là! Mezz'ora in forno, con le altre due quiche, quella al prosciutto e ricotta e quella alle spinaci e presto un profumino invitante si è sparso per casa!
 


 

   
Presto (appena la rifaccio) le foto, infatti fin ora l'ho fatta 3 volte e non sono riuscita a fotografare, finita troppo in fretta!   

Dieta!

Dove mi giro c'è qualcuno a dieta . . . non sono sicura di rientrare nei panni dell'inverno . . . già in alcune cose estive che mettevo l'anno scorso ci sto stretta . . . tra un po' non vedrò più i miei piedi . . . mi lamentavo quando mi chiedevano se ero incinta, adesso con i kili in più, penseranno che sono una vecchia cicciona!  

Tra l’altro, in queste settimane a cavallo di Ferragosto ho letto in vari blog delle dichiarazioni d’intenti di altri blogger che si sono messi a dieta, ho ricevuto anche due inviti di “amicizia” di due nuove blogger, tutte due che litigano con la bilancia. Qualche amica/o nella vita reale aspetta giusto settembre per “buttar giù” i Kili accumulati durante le vacanze. Insomma, segni del destino lasciati qua e là sulla mia strada, per farmi capire che è ora di cambiare.
 
Hai voglia pensare a te stessa come una signora un po’ cicciotella . . . in Italia non rientri nei canoni estetici se non stai almeno sotto i 60 Kili. Con tutti quelli che ti porti addosso, dovresti andare in Botswana, dove saresti considerata una  signora dalla corporatura tradizionale, come sa bene chiunque legga  i simpatici gialli che hanno per protagonista l'arguta e umanissima
 Precious Ramotswe.
 
La decisione è presa,  si ricomincia, seriamente, la dieta.
Riprendo la cartellina che mi hanno dato al Centro di Diabetologia e Malattie del ricambio dell’Ospedale nel lontano ottobre 2007 . . . mi accorgo che, praticamente, il mio peso è aumentato di un Kilo all’anno e questi 4 Kili, accidenti, si sono piazzati tutti sulla pancia! Il divario fra il mio peso “XL” e quello dell’Udmv “M” si continua ad allargare, e tra un po’ sarò io che dirò di lui: “La mia metà!”  

Quando penso ai miei Kili di soprappeso mi avvilisco e si innesca quel perverso gioco al massacro per cui, per coccolarmi e alzarmi il morale, mangio qualcosa di “gustoso”  e “calorico”!  E non si deve fare.
Allora, proviamo anche qua, nel mio piccolo a tenere nota dei cambiamenti settimanali.
I Kili li conosco solo io (ci tengo alla loro privacy) ma vi farò sapere le variazioni del peso!

Intanto, vado a cercare conforto nella lettura dei “Consigli utili” :
1) Le grammature indicate in questa Dieta sono per cibi crudi, privati degli scarti. (che già, per una che cucina per una famiglia (e a volte anche per un PiccoloLord) non è cosa facile, tocca fare 3 cucine!
 . . .
Lo sguardo scorre veloce il foglio e trova, scritto in corpo doppio, sottolineato in rosso e con 3 punti esclamativi:
Fai attività fisica almeno 1 ora al giorno!!!
E qui casca l’asino (o meglio il mulo che è in me) . . . io sono pantofolaia, non mi piace fare “attività fisica" fuori di quello che è strettamente necessario . . . io ho le ginocchia “di un calciatore, ma un calciatore con le ginocchia rovinate”, come ha detto il Primario di Ortopedia quella volta . . . e la cosa peggiore è che i Kili in più, peggiorano il ginocchio! Un serpente che si morde la coda!

Questiti estivi . . .

È tempo di ferie . . . è tempo di pensieri leggeri . . . è tempo di farvi un paio di domande essenziali per il proseguio della specie umana . . .
 


 


 

L'altra settimana passando a leggere le novità, da Camu, ho trovato questo post . . .  poi, dopo qualche giorno anche questo . . .

Per quelli troppo pigri per clikkare, riassumo il problema: dice Camu, che durante una cenetta estiva, là negli States sono scaturiti alcuni problemi da dibattere (quanto sono più avanti di noi questi americani) uno di questi è: "Nell’insalata si mette prima l’olio o l’aceto? Esistono a quanto pare due filosofie di pensiero. La prima sostiene che va messo l’aceto: l’olio crea una patina idrorepellente che non farebbe attaccare gli altri condimenti. All’angolo opposto del ring invece dicono che l’aceto messo prima viene assorbito in maniera maggiore, dando un sapore più aspro all’insalata. " . . .  

 
 

 Mentre, l'altro è: come sbucci la banana (e non è una domanda ambigua, qui si parla proprio di frutta . . . dice Camu: "Anche nel caso del frutto giallo, si sono formati due gruppi e due filosofie di pensiero. Gli uni, più numerosi, sostenevano che è più comodo sbucciare la banana dal “manico”, ovvero dalla parte in cui il frutto è attaccato al casco. Gli altri, agguerriti, facevano notare che in questo modo però si hanno due problemi: se il frutto è maturo si rischia di ridurre la punta in poltiglia, e non si ha un comodo manico (appunto) per tenere la banana quasi finita." 

Il terzo quesito, è doppio ed è scaturito dai commenti (a cui ho partecipato con divertimento) verte sull'annoso problema dei "profumi" troppo forti . . . voi, come sbucciate la cipolla e come fate per non farvi rimanere l'odore sulle mani??? (che poi, la domanda può essere la stessa ma con l'aglio come protagonista).


 


Io ho risposto, a modo mio . . . e giro la domanda a voi . . . si sà, ognuno ha il suo sistema!

P.s. sì, lo so che qualcuno le ha già viste e ha già risposto su Fb . . . ma, repetita juvant, e ho deciso di porle anche qua!

Cosa si mangia oggi??? Marche a tavola

Fa caldo, non si sa che mangiare, non si sa che fare, non so che scrivere (perchè ne avrei tante da scrivere, ma ho meno tempo libero adesso che non lavoro che prima, quando lavoravo), ho trovato questo bel post, da una simpatica ragazza . . . Dottoressa eccellente   (di cui dovrei seguire meglio i consigli!) e ve lo propongo tale e quale:

"Riporto un articolo scritto da Marco Leoni e da lui stesso segnalatomi. L'articolo è stato pubblicato da "Marche Guida – il portale delle marche" (http://www.guidamarche.it/section/articolo.asp?ID=8560#), regione dove vivo e svolgo la mia attività.

Si tratta di un percorso enogastronomico, dove vengono presentate le specialità di questa regione che si estende da mare all'Appennino.

"Le Marche sono uno scrigno di eccellenze: in periodo di rincari dei prezzi e ribassi dei salari, con conseguente aumento del caro vita, dovremmo trovare strategie per risparmiare e alcune sono queste:
1) Già buono sarebbe rispettare la stagionalità dei prodotti.
2) Ridurre il trasporto su gomme.
3) Acquistare i prodotti con la mentalità condominiale ,ossia con la strategia G. A.S. (gruppi acquisti solidali).
4) Preferire prodotti a Km 0

Dal libro: “Mangiare bene, spendendo poco “ edito da Touring editore, sappiamo che le eccellenze marchigiane sono svariate, eccone un nutrito elenco :

Formaggi:
Caciotta DOP di Urbino
Formaggio di Fossa di Talamello
Pecorino di botte
Pecorino dei Sibillini

Salumi:
Porchetta delle Marche
Prosciutto DOP di Carpegna
Salame di Fabriano
Salumi del Montefeltro

Paste e cereali:
Farro delle Marche
Maccheroncini di Campofilone

Ortaggi,salse e conserve:
Carciofo di Montelupo
Ortaggi di Jesi e Fano
Cicerchia dell’Appennino Marchigiano
Cipolla di Suasa
Olive (ripiene ) all’Ascolana
Olive (in salamoia ) all’Ascolana
Roveja dei Sibillini
Salsa di olive

Frutta e prodotti spontanei:
Funghi dell’Appennino Marchigiano
Fichi (secchi)
Marroni del Montefeltro

Condimenti :
Olio extra vergine DOP d’oliva di Cartoceto

Vini e liquori :
Falerio dei colli ascolani
Rosso Conero DOC / DOCG
Rosso Piceno DOC
Verdicchio dei castelli di Jesi
Verdicchio di Matelica
Mistrà (liquore di Anice )

Vi ho offerto sia un buon menù per una ricca cena ,sia un elenco di prodotti magari a lungo cercati e non ancora trovati. Al goloso ,al curioso dico: Vieni, vedi, magna, bevi, godi.

LEONI MARCO 2011"

Sarebbe interessante se ognuno di quelli che pasano di qua lasciassero il loro elenco di "eccellenze regionali", ognuno per la propria regione . . . Italia Unita a tavola!

 

Foglie di belga al salmone

Visto che Pierosky vuole utilizzare le ricette per la Befana, ecco anche il secondo antipasto che ho preparato alla Vigilia. La ricetta fa parte di quelle schede che ogni tanto arrivano per posta, per invogliarti a comprarne altre, ogni mese, nei secoli dei secoli . . . io, di solito, tengo quello che arriva e basta, sempre perchè tra libri, giornali e ritagli di giornali, oltre a cucinare per casa, potrei aprire anche un ristorante e preparare ogni volta una pietanza diversa, senza mai ripetermi!

Comunque, basta con le mie chiacchiere e incominciamo dalla base per questa facile ricetta:

Ingredienti (per 4 persone)

Indivia : 16 belle foglie
Salmone affumicato : 125 g
Formaggio molle tipo caprino : 125 g
Panna : 2 o 3 cucchiai
Scalogno tritato : 1 cucchiaio
Erba cipollina tritata : 1 cucchiaino
Dragoncello tritato : 1 cucchiaino
Succo di limone : 1 cucchiaino
Sale e pepe : qb

Lavorate il caprino con lo scalogno, l’erba cipollina, e il dragoncello ( io non l’ho trovato, ma vi giuro, per la prossima volta, me ne procuro una pianta) aggiungete il succo di limone, sale, pepe e quel po’ di panna, per rendere più morbido il composto, assaggiate per controllare.
Tagliate il salmone a striscioline (o se l’avete comprato a ritagli, l’avrete già a pezzi e si mangia lo stesso) .
Lavate ed asciugate delicatamente le foglie di belga, e riempitene ognuna con 1 cucchiaio di composto.

Sopra il composto, sistemate il salmone affumicato . . .  buon appetito!

 

La serie degli antipasti, comincia nell’altro post dedicato alle mie ricette della Vigilia e finisce con il “Cocktail di scampi” che io faccio velocemente, seguendo una ricetta familiare (non fa mai male avere una cuoca diplomata in casa). le dosi di questa ricetta, vanno fatte a occhio, a secondo di quante persone avete intorno al tavolo e del loro apprezzamento della vostra cucina.

Dunque, partendo dall’inizio, scampi e non gamberi, come nella ricetta classica, perchè le code di gamberi, prima bisogna pulirle una a una . . . e io non avevo abbastanza tempo!
Prendete le code di scampi (surgelate, vanno bene comunque), e fatele bollire in acqua salata, dove hanno già bollito carota, sedano, aglio e prezzemolo. non fatele cuocere troppo, 5 o 10 minuti al massimo (dipende molto dalla quantità di “code”), scolatele e fatele sfreddare, senza farvi venire in mente di passarle sotto l’acqua fredda (come ho visto fare, una volta), sciacquando via così, parte del sapore.
Nel frattempo in una ciotola mettete, maionese, qualche cucchiaio di ketchup
qualche schizzo di salsa Worcester che lavorerete delicatamente con una frusta, meglio se a mano (io uso una vecchia frustina il cui motorino è morto e defunto da un pezzo!), quando il composto è giusto di sapore e ha raggiunto un colore rosa-arancione, omogeneo, aggiungenteci le code di scampi, e fate in modo che si mischino col composto, aiutandovi con un mestolo di legno, devono essere code di scampi, “affogate” nella salsa, non spiaccicate!
Si possono presentare come nella foto o, più semplicemente, su una foglia di trocadero, o di belga (se ve n’è avanzata dall’altra ricetta), appoggiata sul piatto di ognuno!

Mousse di Branzino affumicato

Ho trovato la ricetta originale “Bicchierini di mousse di storione affumicato” sul numero di dicembre di uno dei più conosciuti giornali di ricette, quei bei giornali con tante belle foto, quei bei giornali che solo a sfogliarli, ti fanno venire l’acquolina in bocca!
Deciso il menù della Vigilia, tutte ricette nuove, dovendolo testare, ho invitato a cena mio padre e la Sig.ra Angela, (facente funzioni di madre), per avere delle “cavie” più qualificate rispetto al Figlio (che manda giù tutto purchè sia tanto e saporito) e l’Udmv (che mangia tutto quello che preparo e dice sempre che è buono!)

Ingredienti (per 6 persone)
100 g. di storione affumicato (in panchina, branzino affumicato)
100 g. di robiola
un cucchiaino scarso di crema di rafano in vasetto (in panchina, scalogno)
un dl di panna fresca
2 fette di pan carré
10 g. di uova di salmone (pronte alla sostituzione, uova di lompo)
olio extravergine d’oliva
qualche foglia di dragoncello
sale qb

Il primo problema è stato trovare lo storione e la crema di rafano in vasetto, non sono andata in quei negozi di alimentari stile “boutique” dove gli alimenti sono presentati come gioielli e costano di conseguenza. 

Nota Bene qui ce ne saranno due di questi negozi e in quei giorni erano inavvicinabili per il traffico del centro . . . e io non avevo tanto tempo libero, magari ci ritorno adesso, finite le feste e mi informo su presenza e prezzi, per la prossima volta!

Ho girato un po’ di supermercati, e all’Iper, mi sono azzardata a chiedere alle commesse se, per caso, avessero questo benedetto STORIONE . . . qualcuna voleva convincermi che Storione e Salmone fossero la stessa cosa . . . qualcuna mi ha guardato sbalordita e mi ha chiesto che tipo di animale fosse . . . una, finalmente mi ha accompagnata ad un frigor e mi ha mostrato tante belle confezioni di filetti di pesci affumicati: tonno, pesce spada, trota, aringa, salmone e branzino.
Il branzino era l’unico bianco, come la mousse della foto! Ho preso quello!
A casa, prendo il branzino affumicato, tolgo la pelle che stava sotto, metto nel bicchiere del mixer (come da ricetta) con 100 grammi di robiola, e un pizzico di sale, mixxo, e , , , si appollatta tuo, senza tritarsi. Allora, passo tutto nel frullatore piccolo, aggiungendo uno spicchio di scalogno e qualche cucchiaio di panna, trito tutto bene, tolgo le lame e copro.
Monto leggermente la panna da cucina (anche se non succede niente, forse ci voleva la panna per dolci???) e la incorporo al composto nel bicchiere del frullatore, tappo e metto in frigor.
Nel frattempo, secondo ricetta dovrei tostare dei dadini di pan carré nell’olio extravergine d’oliva “finchè il pane risulta dorato e croccante e suddividerlo nel fondo di 6 calici o coppette” , ma per i miei tempi e per i miei ospiti, preferisco tostare il pane, poco prima che ci si sieda a tavola, col caldo del forno.
Infatti, servo i crostini di pan carré (poi sostituiti dal pane toscano) belli caldi, con sopra la mousse e le uova di lompo (poi, avendole trovate, le uova di salmone) il dragoncello, non l’ho proprio cercato . . . visti i precedenti, non volevo scioccare troppo le commesse sotto Natale!

 

Risultato: la prova è stata salutata con commenti entusiasti, e gli avanzi, finiti il giorno dopo, dall’Udmv e dal Figlio . . . Figlio che ha consigliato, per la Vigilia di raddoppiare le dosi!
Alla Vigilia, con le stesse dosi, ma senza prepare le porzioni singole, ho messo in tavola, cestino con pane caldo e croccante, ciotola di mousse e ciotolino di uova di Salmone, finito tutto in un lampo, e reiterate richieste di bis!
La cuoca, soddisfatta !

Preparativi culinari

Domani sera arrivano da Roma, la FigliaPiccola col suo AmatoBene e canina al seguito.
Il Figlio e l’Udmv, lavorano almeno fino alle 12,30 (il padre, forse qualcosa in più!).
Io, ho deciso di rimpinzarli ben bene, e domani sera offrirò loro un menù che ho sperimentato qualche domenica fa con giudizi e commenti della Angela (ricordate, la compagna di mio padre, facente funzione di nonna e a volte di mamma), per aiutarmi a migliorare le ricette.
Sia che siete curiosi sia che non ve ne importi niente, vi metto il menù . . . piatti liberamente ispirati da ricette trovate su vari giornali e adattati
.

Dunque, da domani mattina sarò impegnata a preparare per domani sera queste bontà, garantite:

Mousse di branzino e uova di salmone
Foglie di belga al salmone
Cocktail di scampi
Rotolini in bianco e verde
Trecce di platessa, su letto di patate
Spiedini arrosto

Spiedini di pesce

Penso di preparare anche questi altri piatti, che mangeremo al pranzo Natale, ricette prese qua e là, nel corso del tempo:
 

Vol au vent, ai funghi
Crostoni ai fegatini, della Diggiu
Fagottini al radicchio
Gesuiti
Arrotolato di tacchino, contornato da spinaci



Al pomeriggio, arriveranno i miei fratelli con i nipoti, la FigliaGrande e il PiccoloLord, e chi vorrà far merenda, troverà un té, qualche fetta di panettone e pandoro, da scegliere fra quelli che ci sono arrivati di regalo e un brindisi con lo spumante . . . se qualcuno rimane fino a tardi, per la cena preparo un brodo, da bere da solo con con i tortellini!

Nel frigor ho messo a marinare un bel pezzo di carne, perchè in un primo momento avevo proposto chal pranzo del 26 pensassero i giovani, ma dopo aver saputo che il loro pensiero era: "pasta al burro", ho deciso per una polenta con brasato . . . una cottura che non  impegna più di tanto.



Dopo queste feste, vi farò sapere il gradimento raggiunto. E se volete, vi svelerò le ricette i "segreti"! 

Brodetto . . . La ricetta della Suocera

Mi sono ritrovata tra le mani la ricetta del “Brodetto alla Sanbenedettese”  . . . e ve ne faccio omaggio.
E’ proprio quella della Suocera,  il procedimento è più semplice farlo che spiegarlo . . . e i nomi dei pesci, sono quelli più “italiani” possibili. Per le varianti regionali dei nomi dei pesci, dovrete arrangiarvi da soli!

“Il brodetto era in tutti i sensi l’antico piatto unico dei pescatori, il derivato naturale del pesce che non veniva assorbito dal mercato. Si tratta di un profumato intingolo in cui nuota il pesce, il pezzo forte della ricetta: un saporito mare in cui si affoga, con le grosse fette di pane, il grande appetito che la sostanziosità del piatto presuppone” (copiato da qui)

Brodetto alla Sanbenedettese

Ingredienti, per 10 persone:
3 chili di pesci e/o molluschi: seppie, scampi, scorfano (rosso, nero, di fondale), rana pescatrice, mazzolina, palombo, razze, triglie e cicale, sgombro (uno solo), un cucchiaio di sale, un pizzico di pepe, olio extravergine d’oliva, una cipolla bianca, un bicchiere di vino bianco secco, 1 bicchiere di aceto bianco, 3 pomodori poco maturi, 3 peperoni (verdi e rossi), fette di pane raffermo (o bruscato)

Preparazione:
Pulire bene tuti i pesci, eliminando con pazienza, oltre ovviamente alle interiora, la spina dorsale le branchie ed eventuali squame, e tutte le lische possibili.
Sciacquateli, asciugateli e tagliate a tocchi i pesci più grossi.
In una padella piuttosto grande, far appassire la cipolla nell’olio di oliva, aggiungere le seppie e  polpi (a pezzi se sono grossi), rosolateli appena, bagnate col vino e continuare la cottura a fuoco moderato per un quarto d’ora. Versate un bicchiere d’aceto e lasciatelo evaporare, poi aggiungete l pomodori  e i peperoni tagliati, e un mestolo d’acqua calda. Proseguire la cottura per altri 5 minuti. (controllate il sapore e aggiungete sale e pepe a gusto)
Mettere il pesce assortito tagliato a tranci sistemandolo in base al tempo di cottura (dal più grande al più piccolo) Aggiungere acqua e aceto se servono e proseguire la cottura per altri 10 minuti, senza toccare il pesce, al masimo ruotare la padella sul fornello. Spegnere e lasciare riposare 5 minuti prima di servire. (Ma è buono anche scaldato, sempre però senza toccare il pesce, alrimenti si rompe, e accorciando i tempi della prima cottura)
Servire il piatto con pane e crostini. (e a chi piace, passando sopra al pane, uno spicchio d’aglio!)

NB. Si può scegliere il pesce che più vi piace, ma secondo la Suocera, più il pesce è brutto e spinoso e costa poco, più è buono. Potete aggiungere, per ultime, le cozze e le vongole, (col guscio, fanno effetto scenico).

Le ricette del Brodetto, qui nelle Marche sono tante, ogni paese ha la sua, ma questa ha in più l’uso dei pomodori quasi maturi e l’aceto, che tolgono il dolciastro del pesce. C’è la versione dei pescatori, che la fanno sui pescherecci, quella del popolo con i pesci di “muccina” cioè i pesci che invenduti, venivano dati al pescatore o alla persona che aiutava a scaricare e riordinare la barca  e che il pescatore, a volte, regalava agli amici, (a volte, ancora adesso, in campagna, per una forma di baratto, pesce, contro prodotti della terra) e c’è la versione dei signori, col pesce un po’ più caro e con meno spine, ma, a detta della Suocera, meno saporito!

Aggiornamento: a chi non piace il pesce troppo spinoso, come me, Dad o Latendarossa, consiglio di farsi sfilettare il pesce più spinoso, o di abbondare con porzioni di palombo e di ali di razza . . . senza dimenticare i molluschi e i crostacei! 😉

Divertitevi in cucina . . .

Periodo di stress?
Siete un po’ giù?

Avete tante cose da fare?

Dimenticate tutto e divertitevi in cucina!

 

FRITTELLE 

 

1 Kg farina bianca

1 uovo  (facoltativo)

1 cucchiaio di zucchero

1 cucchiaio di sale

2 cubetti di lievito di birra

1 quarto di latte  250 cc

1 quarto di acqua 250 cc

Sciogliere il lievito in acqua tiepida

 

Mischiare il tutto, fare lievitare una mezz’ora circa.

Fare delle palline, e poi spianarle, sottili, più possibile. Fare dei segni con la “pancia” della forchetta.

Friggere in una padella larga e bassa

Si farcisce, calda,  con salame, lonza, ma anche prosciutto crudo! Col formaggio . . . insomma come vi pare!
Sconsigliato col cioccolato, ma se lo provate e vi piace . . . perchè no?

 

 

STRUDEL SALATO  

PASTA BASE

300 gr farina bianca

Pizzico di sale

1 uovo  sbattuto con 4 cucchiai di acqua

Lavorare per 3 minuti unendo poco alla volta a

80 GR di burro fuso, freddo

Infarinate e lavorate a lungo

Coprire il panetto e lasciarlo riposare per mezz’ora

Poi stenderlo (in alternativa, una pasta brisée o una frolla già pronta). 

 

Farcia Spinaci

 

Spinaci cotti e rifatti con olio, burro, prezzemolo e aglio.

Aggiungere gongorzola ammorbidito con ½ bicchiere di panna sul fuoco. Sale pepe e mischiare bene.

Quando è tiepido, mettere in una terrina, aggiungere 2 uova intere, 1 manciata di grana grattato e amalgamare bene.

 

Farcia prosciutto e ricotta

 

150 gr di prosciutto cotto, tritati; aggiungere 200 gr di ricotta, prezzemolo, aglio, erba cipollina, noce moscata, sale pepe, 2 uova intere, 1 manciata di grana grattato e amalgamare bene.

 

Preparare le torte salate, o come “torte” (pasta sotto, farcia, pasta sopra . . .) o come “strudel” ( pasta, farcia e arrotolare) o come  panzarotti monoporzione, decorare a piacere!

Mettere sulla placca imburrata, cuocere a 180° per trenta minuti, a metà cottura circa, bucherellare con la forchetta e spennellare di burro fuso!

Comunicazione per qualcuno a cui l’ho promesso, appena posso, metto la ricetta del brodetto alla Sanbenedettese, ma alla moda della Suocera! 😉

Post mangereccio . . . I PRIMI

Eccomi a voi, dopo l’antipasto, onnivoro e quello vegetariano oggi con due primi . . . uno, vegetariano, più delicato, inusuale, ma molto buono, chiedere a mio fratello che ne ha prese tre porzioni! . . . L’altro altrettanto buono, ma più forte, come sapori . . . più grezzo,  . . . qui, a casa mia, quando lo preparo è meglio che ne faccio sempre un po’di più . . . e non ne avanza!

Crespelle al radicchio

Ingredienti per 4 persone:

12 crespelle piccole

800 g. di radicchio trevigiano

200 g. di ricotta fresca

parmigiano-reggiano (o grana) grattuggiato

1 uovo

100 g. di burro

1 pizzico di cannella

sale pepe qb

Mondate il radicchio, lavatelo, scottatelo in acqua salata bollente; scolatelo, asciugatelo e tagliatelo a listarelle (o tritalelo grossolanamente), rosolatelo in 30 g di burro per 3 o 4 minuti.

Quando si sarà raffreddato, mettetelo in una ciotola con la ricotta, qualche cucchiaio di parmigiano, l’uovo, la cannella, sale e pepe . . . lavoratelo con un cucchiaio di legno (o con le mani, che è meglio), fino ad ottenere un composto omogeneo:

Mettete in ogni crespella un cucchiaio del composto (io, poi lo spalmo) e ripiegatela in quattro.

Imburrate una pirofila che possa andare in tavola (ma anche no!) adagiatevi le crespelle una vicino all’altra, spennellate con il resto del burro, fuso, e mettete in forno già riscaldato a 180° per 10 min, finchè non saranno leggermente gratinate.

Sfornate le crespelle, cospargetele di parmigiano e servitele ben calde! (già perchè fredde, non sono così buone!)

Pasta pasticciata con pancetta e funghi

Ingredienti (a occhio o per conoscenza dell’appetito degli ospiti)

Pasta di semola, (io preferisco le mezze penne)

Pancetta tagliata a fette (un po’ spesse, ma non troppo)

Mozzarella qb (abbondante)

Funghi secchi, a piacere (la figlia piccola, non li mette!)

Burro qb (quanto piace oquanto ne potete mangiare senza far arrabbiare il vostro medico!)

Parmigiano-reggiano (o grana) grattato

Tutto quello che serve per una besciamella, un po’ lenta, proporzionata al volume della pasta (meglio abbondare)

Mentre si scalda l’acqua,  mettete a rinvenire i funghi secchi, cambiate l’acqua qualche volta e tagliuzzateli . . . mentre i funghi sono nell’acqua a rinvenire, incominciate a tagliuzzare a pezzetti la pancetta, e mettetela in una padella con un po’ di burro, a rosolare (io, per paura che bruci, dopo un po’ ci aggiungo del vino) . . . aggiungete i funghi, puliti e strizzati (anche con le mani).

Quando l’acqua bolle, buttate la pasta e fatela cuocere come al solito, forse un po’ più al dente del solito! Nel frattempo preparate la besciamella . . . o se l’avete già pronta iniziate a tagliare a dadini (più o meno) o a pezzetti, la mozzarella.

Scolate la pasta in una ciotola grande, aggiungetevi la besciamella, i funghi con la pancetta e la mozzarella, mischiate il tutto con i mestoli di legno (o quando è un po’ sfreddata, con le mani!)

Prendete una teglia e imburratela, metteteci tutto l’insieme, pareggiatelo e spolverato di abbondante parmigiano (o grana), qualche tocchetto di burro e infornate a fuoco caldo a 180° per mezz’oretta, (o forse meno, guardate) finchè non viene la crosticina gratinata!

BUON APPETITO 

Si è capito che la prima ricetta l’ho copiata da un giornale, e la seconda l’ha imparata a scuola la figlia grande (diploma di “Tecnico dei servizio Ristorativi”) ?. . . 😉

Per le amiche vegetariane, ma non solo!

E dopo due post un po’ "filosofici", come si dice in TV, voltiamo pagina . . . torniamo ai post mangerecci . . . antipasto vegetariano!

Ma le verdure cotte così (stufate), l’insieme dei sapori . . . sono buone anche per un timballo con la pannella, besciamella, formaggi a pezzetti e parmigiano . . . tutto in forno! Provare per credere!

Se non c’è tanta gente, anche come verdura di contorno . . . mi ricordo che quando le preparavo per la suocera le gustava volentieri!

CESTINO DI VERDURINE

 

COSA SERVE?

 

Zucchine

Carote

Porri

Olio q. b.

Sale

Pepe

Acqua tiepida

 

Pannella all’uovo, quadrati di 10 cm di lato

Olio per friggere

 

1 uovo sodo a persona

 

Come si fa!   

 

Dopo aver pulito come vostro solito le verdure, dovete tagliarle per la lunghezza, come dei fiammiferi lunghi . . . col coltello o con la mandolina apposita (attente alle dita!). Mettere in una padella l’olio q.b. (senza esagerare) poi incominciare a insaporire le verdure partendo dalle carote,  a seguire le zucchine, per ultimi i porri, mescolandole con attenzione (o saltarle). Aggiungere acqua tiepida, 3 cucchiai di minestra per ogni “pezzo”, regolare di sale e pepe, e coprire, controllare mentre le verdure si “stufano”! Ogni tanto rigirarle, e provarle, spegnere quando sono cotte!

Mentre l’olio per friggere si scalda, mettere 2 pannelle una sull’altra in diagonale, in modo da formare una stella con 8 punte, schiacciarle al centro con le dita, in modo che si “appiccichino” un po’. Metterle a friggere una “stella”alla volta, e appena messe, schiacciarle verso il basso con un mestola al centro della pannella (il risultato dev‘essere un cestino di pannella fritta, con il fondo relativamente piatto).

Appoggiare sul piatto il cestino, metterci le verdurine stufate, in cerchio, come un nido, metterci l’uovo sodo (sempre sbucciato, lo so che lo sapete, ma non si sa mai!)

La ricetta originale, veramente era su un giornale, adesso non trovo più il ritaglio . . . per cui, sono andata a memoria . . . le dosi, fatele voi . . a secondo del gradimento!

Giovedì gnocchi? No, spuma di prosciutto

Essendo una settimana un po’ impegnata, ma non volendo lasciarvi in pensiero . . . eccovi un post, per la "prova in vita" . . .

Ho pensata al Menù di Pasqua. . . lo so, c’è tempo, ma per incominciare a organizzarvi, potete provarlo, in questi giorni, così se qualcosa non va bene, per quel giorno, avete tempo di rifare prove o chiedermi chiarimenti . . .

SPUMA DI PROSCIUTTO

 

 

COSA SERVE ?

300 gr. di prosciutto cotto, senza nervetti o grasso,

250 gr. di panna per cucina,

1 uovo sodo (logicamente, senza guscio)

sale, pepe e noce moscata, a piacere,

 

(se si vuole un po’ più saporita)

3 o 5 capperi,

2 o 3 acciughe sott’olio,

2 cucchiai di brandy.

 

Come si prepara : Mettere tutti gli ingredienti nel frullatore e frullare finemente. Deve diventare cremosa!

Provare e  aggiustare di sale, si può averla più o meno densa, giocando con le proporzioni.

Si può presentare in ciotoline, o su crostoni, spalmata o a ciuffetti, tipo meringa (fatti col “sac a poche”) guarniti da una fettina di cetriolo o rapanello

Si può servire ricoperta di gelatina (tipo zuccotto), o con la gelatina tritata grossolanamente, sotto e intorno.

Voi provataci, poi fatemi sapere! Buon appetito!