2021 Avvento – Dall’1 al 25, un’idea geniale

Come ci spiega, con la sua solita verve, Lucyetta . . . verso la fine dell’1800 una tranquilla signora tedesca si inventò un calendario dell’Avvento per il suo bambino, Gerhard.
Un calendario dell’Avvento molto particolare . . . un piccolo capolavoro che includeva una ghirlanda di sempreverdi, una miriade di decorazioni festive e altrettanti dolcetti speziati legati con un cordino ai decori summenzionati. . .

Noi qua a casa, da quando MyLord è stato abbastanza grande da capirci qualcosa, abbiamo comprato Calendari dell’Avvento con i cioccolatini, con le caselle che aprendole rivelavano scenette casalinghe, quelli in cui, ogni giorno, trovavi una piccolissima costruzione “Lego” (che quel birbante ha aperto, tutte, in 3 giorni) e via così. Ma uno l’abbiamo fatto da soli, molto grezzo, di recupero, ma ci siamo divertiti . . .

Anni fa, comprai un libro/teatrino/presepio per il nipote di 3 anni. Con Piccololord (che all’epoca non parlava), mettevamo in scena ogni giorno la storia del Bambino Gesù, Giuseppe e Maria, i pastori, le pecorelle e l’angelo . . . e alla fine, i re Magi.

Era un presepio basico. I personaggi di cartoncino, appoggiati su dei cerchietti di plastica , uno sfondo con una capanna che si staccava spesso dal tetto. Una cosa molto semplice. Una cosa da giocarci sul tavolo, per prendere confidenza con la storia e i personaggi e col suono delle parole.

Qualche anno dopo, PiccoloLord aveva iniziato a parlare e frequentava la 1° o la 2° “primaria”, nel togliere le “cose di Natale” dalle scatole, uscì anche la scatola che conteneva il libretto e i personaggi, oltre a uno sfondo decisamente sfondato rovinato. PiccoloLord si entusiasmò nel rivedere questo presepietto, ma ormai qualche sostegno si era perso, qualche personaggio si era sciupato . . . non si poteva più usare come teatrino.
E allora mi si è accesa la lampadina . . . Ho pensato a un “Calendario dell’Avvento” come il cammino di avvicinamento a Betlemme!

Siamo stati fortunati perché l’Uomodellamiavita ha un sacco di roba in garage, è uno degli adepti della grande setta dei: “Metti lì, non si sa male, potrebbe sempre servire” . . . abbiamo recuperato una vecchia lavagna di sughero: 50 x 70. Abbiamo preso vecchi fogli, in effetti un po’ acciaccati, del “paesaggio” del presepio, sia quella con terreno e l’erba che quella col cielo stellato,  le abbiamo incollate alla lavagna, con le tempere e pennelli abbiamo pitturato una strada, larga in bassa e sempre più stretta verso la capanna.
Poi abbiamo attaccato con le puntine le pareti della capanna e, visto che era tutta roba a perdere di riciclo, abbiamo scocciato e incollato anche il tetto,che sporgeva ben bene, come un vero tetto di una vera capanna.
Abbiamo ritagliato cartoncini a go-gò fino ad avere un certo numero di palme e di casette bianche, fatte come dei cubi da incollare qua e là . . . abbiamo preso dei pezzetti di biadesivo, incollandolo solo da una parte, dall’altra abbiamo scritto i numeri: dall’1 al 24

Dal giorno dopo abbiamo cominciato a rileggere il libretto, facevamo un po’ di teatrino riproponendo la storia letta e i dialoghi inventati e poi incollavamo alcuni dei personaggi . . . e spostavamo la Sacra Famiglia lungo la strada che dal basso portava in alto, alla capanna, fissandola con delle puntine.

Alla fine abbiamo completato il nostro presepe con la Sacra Famiglia sotto il tetto, la stella cometa e, la sera di Natale, prima di andarcene a letto, abbiamo appoggiato il Bambinello nella sua mangiatoia e l’angelo che dava l’annuncio sopra il tetto . . .

Ora, sono cosciente che senza qualche foto è difficile da credere, ma le foto sono in una delle memorie esterne, di tempo ne è passato un bel po’ e le cose da fare attualmente sono tante . . . non le ho proprio cercate e non ne ho il tempo!

Ma la storia è questa. Fidatevi!

Benvenuti nel mio blog.

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