La pazzia da Buon Samaritano

Pazzie da Buon Samaritano!
Cose che capitano a casa di Fiordicactus, in una tranquilla mattina d’estate.

Le ferie appena appena cominciate, tutti in pieno relax . . . Fiordicactus si dedica (con calma) a qualche incombenza “straordinaria”. All’aperto, sulla ghiaia del cortile, è impegnata nella pedicure del NonnoPapà. Il pranzo, la casa, il resto delle faccende possono aspettare, c’è tempo!
All’improvviso, i cani che abbaiano da un po’ e un rumore di auto col motore al minimo di sottofondo le fanno chiedere alla FigliaGrande (che sta beatamente tenendo d’occhio il PiccoloLord sull’altalena) di andare a vedere cosa sta succedendo sulla strada.
Arriva la notizia che due auto, piene zeppe di roba e di bambini, sono ferme sotto il sole e gli adulti sono in cerca di una casa per le vacanze, un appartamento per 10 persone per il quale hanno mandato già tutti i soldi (e che dovrebbe trovarsi nella nostra zona) . . . Truffati e a 600 e rotti kilometri da casa.
Arrivano direttamente dal Nord, dopo un viaggio lungo e faticoso. Adulti, ragazzi e bambini . . . Dico alla FigliaGrande che li inviti a entrare, se hanno bisogno di rinfrescarsi, di qualcosa di fresco da bere, di uno spazio dove i bambini possano sgranchirsi le gambe mentre gli adulti cercano di risolvere la situazione . . .
Quando ci raccontano il loro viaggio, lungo e faticoso, di notte, con una giornata di lavoro sulle spalle. Quando ci raccontano del loro sogno di una vacanza dopo anni di estati in città, con i sacrifici per raccogliere i soldi risparmiati per un’anno. Quando ci parlano di come è andata la faccenda della truffa . . . mi piange il cuore e mi sento di aiutarli.
Oltre ad aver messo sul tavolo bevande e bicchieri (non vogliono molto di più, giusto qualche fetta di pane ai più piccoli), prendo a telefonare a tutti quelli che mi immagino possano aiutarmi, ma è difficile, in pieno agosto, trovare posto a un gruppo così numeroso e quando si trova qualcosa è troppo caro per il loro gruzzolo. Bisogna ricordare che hanno perso sia l’appartamento (inesistente) che i soldi per l’affitto (inviati con bonifico in largo anticipo rispetto alla partenza “Sa, signora, ho altre persone che sono interessate, se mi manda tutto, ferma la casa ed è pià sicura!” così era stato detto, lo sapremo dopo dalla signora stessa).
Da un paio di “esperti” del settore turismo scopro che questo tipo di truffa, nella zona, va avanti da un paio d’anni, miete vittime di tutta Italia. Loro scoprono, tramite Internet, che lo stesso nome e gli stessi dati bancari compaiono su un articolo di giornale che parla di una truffa simile, in quel di Jesi . . . e uno di quei casi in cui non vale il detto: “Mal comune, mezzo gaudio”
Alla fine, malgrado li avessimo invitati a dividere con noi un piatto di pastasciutta, se ne vanno per passare del tempo al mare, fare pranzo e, fiduciosi,  provare a telefonare a degli amici loro, che stanno in vacanza tra Marche e Abruzzo, per vedere se riescono a trovare un alloggio. E poi, devono anche  andare dai Carabinieri per la denuncia di rito.
Li salutiamo, convinti di non vederli più, anche noi speranzosi che possano trovare casa e proseguire la loro meritata vacanza.

Ritornano nel primo pomeriggio, 3 adulti, una delle signore è rimasta al mare con i bambini. Sconfortati e sfiduciati.
Dai Carabinieri, niente di fatto, tornare domattina . . . le telefonate fatte da loro hanno sortito lo stesso risultato delle mie: niente da fare, i posti non si trovano, se c’è qualcosa è fuori dal loro budget.
Il pomeriggio scorre e lo sconforto cresce . . . anche volendo ritornare a casa, una notte di sonno ci vuole! Almeno i bambini possono riposare in auto, ma i grandi??? Si prospetta l’idea di sedersi su un marciapiede per vegliare le auto, parcheggiate, con i figli dentro.

Voi che avreste fatto???

Io ho messo a disposizione un mezzo appartamento (grezzo e con finestre di fortuna), un bagno ai minimi termini, una doccia improvvisata all’aperto (ma con acqua calda e fredda) e tutti i letti che sono riuscita a recuperare, più due brandine da campeggio, il frigor che sta in garage, fornello da campeggio e tutto il nostro affetto. Mi sono sentita di aiutarli, perché non volevo che perdessero la fiducia nella gente.

Anche se era una sistemazione mooolto provvisoria, giusto in attesa di vedere come andava a finire e lo sapevamo sia noi che loro.

Il giorno dopo, denuncia ai Carabinieri. Ragazzi e adulti in spiaggia. Adulti alla ricerca di relax e della casa che quelli dell’Associazione Turismo hanno cercato di trovare in tutto il giorno, senza risultati soddisfacenti per i nostri ospiti. Sono riusciti persino a concedersi una serata in centro, al porto e all’Ufficio del Turismo.

Il terzo giorno, pioggia, nuvole e vento e il giorno dopo, dicono al meteo, si prevede ancora tempo incerto . . . la sera, dopo una giornata passata a telefonare senza risultato, decidono di rientrare a casa loro.
Rifanno le valige, ricaricano tutto in macchina, baci e abbracci (e scambio di numeri telefonici), promessa di ritornare (e far controllare da noi, prima, l’esistenza di eventuali case trovate in Internet) l’estate prossima.

 

 

 

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È Domenica, i Salmi . . . Loda il Signore, anima mia.

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Il Signore è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Loda il Signore, anima mia.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero.

Loda il Signore, anima mia.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Loda il Signore, anima mia.

 IN PREGHIERA CON IL SALMO 145 / 146

Signore, a te che sei fedele per sempre noi chiediamo che venga il tuo Regno di giustizia e di pace. Con il tuo aiuto fa’ che collaboriamo a liberare i prigionieri, rialzare i caduti, proteggere i forestieri, sostenere i bisognosi. In ogni tempo glorifichiamo il tuo santo nome, Dio di ogni misericordia e bontà.

La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

Basta poco . . .

L’ho trovato in giro per il web . . . 

Mi pesa, dover ricordare le cose ovvie.
Mi pesa, dover chiedere quello che dovrebbe essere donato spontaneamente.
Mi pesa, dover ammettere che la gente cambia col crescere, non in meglio, purtroppo e si aggrappa alle giustificazioni più assurde.
Sicuramente le cose da fare sono tante, i problemi da affrontare sono tanti, si arriva a sera sfiniti, ma non è per tutti così?
Eppure, una volta si aveva più educazione, qualcuno dice più ipocrisia, ci si sentiva, ci si informava, si ringraziava, si facevano quattro chiacchiere e non si avevano tutti i mezzi di comunicazione moderni.
Si è sempre “connessi”, ma quando serve davvero non è connesso il cuore (o il cervello).
Sono stanca di mediare tra adulti, adolescenti, anziani e bambini.
Sono diventata il pungiball a cui ognuno tira pugni.
Sono una persona anch’io, ho un limite di sopportazione.
Basta poco per accontentare tutti: educazione e amore

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È Domenica, i Salmi . . . Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

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Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

 

O Signore, libera il cuore dell’uomo dalla superbia. Troviamo solo in te la vera giustizia, che è anzitutto amore e servizio al prossimo con umiltà e semplicità. Fa’ che in ogni uomo possiamo scorgere il tuo volto e la nostra vita sia trasparenza del Signore.

La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

È Domenica, i Salmi . . . “Gustate e vedete com’è buono il Signore” (bis)

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 Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti. 

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. 

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Insegnaci a superare le prove, Signore, e a confidare nel tuo aiuto. Anche se il male sembra prevalere,tu non permettere che vengano meno i tuoi fedeli. Salvaci dall’afflizione e guarisci i cuori feriti. Quando il dubbio ci assale, vogliamo trovare rifugio in te, Signore. Non abbandonarci mai!

(La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

È Domenica, i Salmi . . . “Gustate e vedete com’è buono il Signore”

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Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Attiraci a te, Signore, e concedici di gustare il tuo amore. Con la potenza del tuo braccio tu rinnovi la sorte dei poveri, rialzi chi è caduto, consoli chi è nell’angoscia. Liberaci, Signore, dalle nostre paure, perché possiamo glorificarti con canti di lode.

(La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

. . . e sono otto!

Sono otto anni che è nato questo blog, una mattina estiva ho iniziato a scrivere di getto, parole che volevano uscire . . . a tutti i costi.

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Purtroppo, ultimamente non sono riuscita a scrivere tutti i post che avrei voluto . . . non mi faccio nemmeno più promesse, troppe cose nella testa

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Però, ho speranze per questo blogghettino, il numero 8 è un gran bel numero.
In Giappone il numero otto è considerato sacro dai tempi più remoti: esso rappresenta la quantità innumerevole, immensa quantunque non indefinibile.
L’otto è universalmente considerato il numero dell’equilibrio cosmico.
Ruotato di 90 gradi, l’otto diventa il simbolo dell’infinito.

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Devo solo trovare il tempo di organizzare i pensieri!

È domenica, i Salmi . . . “Donaci, Signore, il pane del cielo”

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Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Donaci, Signore, il pane del cielo

Diede ordine alle nubi dall’alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo.

Donaci, Signore, il pane del cielo

L’uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.
Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.

Donaci, Signore, il pane del cielo


Signore, tu sei il Dio provvidente e in te vive ogni creatura. Fa’ che la tua presenza, Parola e pane di vita, illumini la nostra esistenza perché diventi davvero cristiana. Donaci la tua grazia e così potremo vincere il nostro egoismo e non fermarci alle sicurezze effimere del potere e del successo. 

(La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

È domenica, i Salmi . . . “Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente”

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Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente

SALMO 144 / 145

Tu, Signore, sei il Dio della Provvidenza e in te vive ogni creatura. Lungo il cammino della nostra vita guidaci con la tua presenza e nutrici con il pane del cielo. Tutti gli uomini possano accogliere la tua Parola, vincendo la tentazione di chiudersi nell’egoismo e nelle sicurezze effimere del potere e del denaro.

(La preghiera qua sopra è copiata dal foglietto che si trova in chiesa per seguire la Messa. . .  mi piaceva quest’idea “In preghiera con il Salmo”)

Quando l’amore . . .

 Quando l’amore

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Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.
Come covoni di grano vi raccoglie a sé.

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Vi trebbia per mettervi a nudo.
Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
Vi macina sino a rendervi candidi
Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.
Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.
Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete,però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

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L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.
Quando amate non dovreste dire:
“Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.
L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.
Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:
Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
E sanguinare volentieri e con gioia.
Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
Rincasare la sera con gratitudine,e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

  Gibran

Il Piave mormorava . . .

Il Piave mormorava mentre Francesco scendeva, col treno, dal nord al sud. Era da un po’ di mesi che il Piave mormorava ed era un po’ di mesi che Francesco era stato “richiamato” e mandato nelle regioni più a nord dell’Italia, tutte montagne intorno e lui aveva nostalgia del suo mare, della sua terra e della sua famiglia.
Era colpa della guerra, di quella guerra che poi i suoi figli, i suoi nipoti e i pronipoti avrebbero conosciuto come la “Grande Guerra”.

Pensandoci, si diceva, mentre il viaggio era scandito dal “tu tum, tu tum, tu tum” del treno, a lui non era andata poi così male: stava tornando a casa in licenza.C’erano stati altri suoi compagni che erano morti nelle trincee, sulla neve. Tra loro anche dei suoi compaesani, di quelli che conosceva bene.

La licenza non l’aveva chiesta lui, ma gliel’aveva concessa il suo tenente. Un tenente abruzzese. Quando aveva saputo che Francesco abitava nell’ultimo comune delle Marche aveva pensato a un buon sistema per aggirare la censura e far arrivare alla sua fidanzata una lettera senza che nessun’altro la leggesse.
Così aveva chiamato il sottoposto e gli aveva fatto una proposta: Francesco sarebbe tornato a casa, in licenza, per una settimana, ma prima doveva passare a Pescara e consegnare una lettera all’indirizzo che era scritto sulla lettera. Lettera che non doveva consegnare a nessuno che non fosse la signorina che aveva rubato il cuore del tenentino.
Poi, prima di tornare, doveva ripassare a Pescara, prendere la risposta della fidanzata per il signor tenente e poi, di corsa al fronte. In treno.

Tra andare e tornare da Pescara, consegnare la lettera, abbracci e coccole a moglie e figli, una visita in chiesa per ringraziare della protezione divina e implorare l’aiuto per i prossimi mesi, una sosta in piazza e all’osteria per raccontare ad amici e parenti le novità della guerra, un paio di visite ai parenti degli amici caduti al fronte e la settimana è finita in fretta e Francesco si trovò di nuovo sul treno per Pescara . . .”tu tum, tu tum, tu tum”

E da Pescara, con la lettera di risposta per il suo Tenente al sicuro in una tasca interna della giacca della divisa, di nuovo sul treno che va verso il nord . . . “tu tum, tu tum, tu tum”

Prima, al fronte, poco sonno. In quella settimana, a casa, poco sonno. Adesso, sul treno,  guardando il mare che si allontanava sempre più, dopo aver mangiato un po’ delle provviste portate da casa, dopo aver bevuto un bel bicchiere del vino del compare Giovanni, col sole che scaldava l’aria vicino al finestrino, Francesco si abbandonò al sonno.

Non era un uomo di lettere, il nostro contadino marchigiano prestato all’esercito, sapeva giusto scrivere il suo nome e il suo cognome, quando serviva. Gli avevano assicurato che quel treno andava al nord, gli avevano anche detto che a Bologna doveva cambiare treno, ma a Bologna lui dormiva e quando si svegliò non sapeva dov’era, ma chiedere gli sembrava “brutto”: era ammettere di non saper leggere. Sulle banchine si vedeva ancora gente in divisa e qualcuno saliva anche sul suo treno. Pensò di essere sulla strada giusta.

E mangiando ancora un po’ di pecorino col pane di casa e bevendo il solito vinello, un pisolino ogni tanto, si fece notte. Quando al mattino il treno si ferma Francesco scende e quando si trova fuori dalla stazione ha un attimo di smarrimento. Non tanto per l’abbigliamento così diverso da quello di casa o per il linguaggio che non capiva; anche nei paesi vicino al fronte la gente aveva “costumanze” diverse da quelle di casa sua: nel vestire, nel mangiare e, soprattutto nel parlare. La cosa che lo lasciava interdetto era il pane, invece che panini, pagnotte o pagnottelle, questa gente portava a spasso del pane lungo lungo . . . ma dov’era capitato?
Non poteva continuare a far finta di niente, doveva informarsi . . . come fu, non ci è stato raccontato, ma si dice che in giro per il mondo un’italiano lo trovi sempre. Finalmente il mistero fu svelato, era arrivato in Francia.  Un bel po’ lontano dal “suo” fronte. E adesso??? Avrebbe dovuto essere al suo posto quel giorno e invece . . .

Riprese un treno, con un foglio con le “istruzioni” che avrebbe dovuto far vedere al capotreno per essere sicuro di essere sul treno giusto. Quello che portava alle regioni interessate dalla guerra.

Finalmente Francesco, grazie alle Ferrovie Italiane, tornò al suo Reggimento. Ma là, dopo due giorni di ritardo, l’avevano già considerato disertore e la faccenda si era fatta grave. Per i disertori c’era la fucilazione. Francesco non si perse d’animo e chiese di parlare col Tenente. A cui, dopo aver consegnato la lettera della morosa, spiegò la sua avventura in terra di Francia, consegnando biglietti ferroviari e quel famoso foglio con le “istruzioni”, con i nomi delle città in cui aveva cambiato il treno. Tutto si aggiustò.

“E tacque il Piave si placaron le onde . . .”
Ormai era tempo di pace e Francesco riprese il treno, con altri mille e mille combattenti e tornò a casa, dalla famiglia. Riprese il suo lavoro nei campi. Ogni tanto raccontava di quella volta che aveva rischiato la fucilazione per un paio di lettere d’amore, nemmeno sue.

Non Abbandonarti . . . e non che non m’abbandono!

Non abbandonarti, tienti stretto, e vincerai. Vedo che la notte se ne va: coraggio, non aver paura. Guarda, sul fronte dell’oriente di tra l’intrico della foresta si è levata la stella del mattino. Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade la disperazione, la pigrizia, il dubbio: sono fuori d’ogni certezza, non son figli dell’aurora. Corri, vieni fuori; guarda, leva lo sguardo in alto, il cielo s’è fatto chiaro. Coraggio, non aver  più paura.

(Rabindranath Tagore)

Alba-Otranto

Mai come in questo periodo ho trovato conforto in una poesia . . . davvero caduta “a fagiolo”, come si dice. Anch’io in certi momenti mi vorrei “abbandonare” . . . abbandonare la lotta, abbandonare allo sconforto, abbandonare ai ricordi e dimenticare gli impegni di ogni giorno e quelli a venire. Abbandonare i sogni che devono (spesso) essere rimandati per vari motivi. Ho trovato, in mezzo a vecchi foglio, queste parole fotocopiate da un libro scolastico (con tutte le spiegazioni delle parole difficili, come: “aurora” = il momento che precede l’alba) e con questa poesia ho inaugurato un quadernone a righe di terza elementare (secondo me le “righe” più belle). Vi sembra strano che una signora “agée” come me si metta a ricopiare poesie in “bella scrittura” come un’amanuense del medioevo? Ultimamente mi sono accorta che la mia firma era diventata simile a uno scarabocchio, tutte quelle lettere, alte, slanciate, con occhielli sotto . . . peggio che stenografata! Così, mi sono decisa e ho preso (con me stessa, una “padrona” piuttosto elastica) l’impegno di una poesia al giorno. Su righe di 3° elementare, per avere ben preciso lo “spazio” di ogni lettera.

Purtroppo, mi sono accorta che, ben prima della fine della pagina ho ripreso la scrittura “adulta” e, appena girata la pagina, le ultime righe sono meno curate . . . farò meglio la prossima poesia. Adesso vi lascio e vado a scrivere, la poesia di oggi si intitola: “L’uomo che spera” e non so nemmeno di chi è . . . ritaglio i giornali e lascio lì le cose . . . devo cominciare a buttare, fare pulizia tra il vecchiume accumulato.

Pasqua 2015

A tutti quelli che oggi passano di qua, auguro

BUONA PASQUA

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 viole. . . e nella migliore tradizione, vi “recito” la poesia . . . 😉

Uccellino venuto dal bosco, che piangendo fuggivi, cos’hai visto laggiù?

Ho veduto di sotto gli ulivi, sanguinare Gesù.

Uccellino venuto dal monte, che scappavi veloce, cos’hai visto lassù?

Ho veduto tre uomini in croce, ed in mezzo c’era Gesù.

Uccellino venuto dal piano, che cinguetti nel volo, cos’hai visto laggiù?

Ho veduto dal bianco lenzuolo, risvegliarsi Gesù.

E’ una poesia che ho studiato io, ai tempi delle elementari . . . (tanti anni fa) poi, l’ha studiata qualcuno dei figli . . . l’ho ritrovata in una di quelle scatole di scarpe, dove, le mamme, conservano i “lavoretti” e le letterine . . . senza decidersi a buttarle! 😉

Inizio d’anno

Non so se a scuola si scrive ancora, in cima al foglio, il nome della città/paese/paesello seguito dalla data Non so se ci sono altri che come me, almeno per tutto il mese di gennaio si imbrogliavano con l’anno e scrivevano il numero di quello finito Pensavo stamattina che se avessi scritto una data avrei dovuto stare attenta a non  sbagliare l’anno. Ma poi, subito dopo, ho pensato che ormai è raro che scrivo una data. Quello che scrivo, ultimamente, lo data il Pc . . . 

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L’anno nuovo è anche il momento di fare bilanci e proclamare buoni propositi. Ricordo che li feci, fine anno del 2008 . . . li potrei riproporre pari pari, ma quest’anno almeno la metà li voglio mantenere.

Mi sono accorta che questo blog è in discesa, in forte discesa (se non fosse che ogni giorno vi sono almeno 30 visite e almeno una persona viene a leggere una delle pagine che riguardano la canzone Romaria), non ho più spam, vorrà dire che WordPress lavora bene e li blocca a monte o che, essendo il blog quasi in coma, agli spammatori seriali non interessa più?

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Avevo detto che mi sarei impegnata a postare con una certa regolarità, ma si sa, Fior di Cactus propone e Dio dispone  . . . non ho più l’entusiasmo di un tempo, il tempo di raccogliere le idee e gli amici che mi supportavano anni fa, quando ho iniziato . . . dovrò darmi da fare, come consigliano gli esperti, per crearmi una nuova cerchia di lettori/amici?

Social media buttons

Ogni tanto mi capita di cliccare l’indirizzo di un blog amico e lo trovo chiuso, con tanto di “ultimo post” di spiegazioni. Solo un paio, dopo lunghi mesi di silenzio, hanno ricominciato a scrivere . . . la situazione è deprimente. Sarà colpa dei “social”? Sarà colpa dei tanti problemi che abbiamo nella (così detta) vita reale? Sarà stanchezza, pigrizia, mancanza di tempo (o tutte e tre le cose insieme)?

Mi do una smossa e recupero il tempo perso . . . questo post era una bozza, iniziata il 4 gennaio, l’ho finita con un po’ di ritardo, ma la posto con la sua data di nascita

Si cucina per vivere o si vive per cucinare???

Il dubbio amletico del titolo non aleggia tutti i giorni in casa di Fiordicactus, ma durante le feste (a volte prima a volte dopo essersi seduti a tavola) ci si infervora sull’argomento e qui di seguito, vi scrivo alcuni pareri.

10888661_10205604691626845_7538978648653482984_nInsalata russa (nascosta dalle uova sode)  . . .  tradizione del NonnoPapà

Secondo il NonnoPapà, si mangia per campare, per cui si dovrebbe spendere poco tempo per cucinare, piatti semplici e, possibilmente, facili da masticare. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

Secondo il Nonno, si mangia per lavorare, per cui, per il primo, pastasciutta col sugo rosso e, per il secondo, scegliamo fra una decina di preparazioni a rotazione per i giorni feriali. La domenica tagliatelle col sugo. E alle “feste”, le solite 4 preparazioni che faceva sua mamma. La tavola ordinata, ma essenziale. 🙂

10633625_10205604714827425_6654673823202365439_oPreparazione . . .  Cuoca all’opera! 

Secondo la Nonna, si mangia con tutti i 5 sensi e il suo motto è “meglio poco, ma buono”, ama i piatti tradizionali, qualche “novità”, in dosi minime, viene accettata, ma durante l’anno. La tavola le piace curata e, nelle “feste”, un po’ di più. 🙂
Secondo lo ZioFiglio, si mangia per gustare e per mantenersi in salute, il suo motto è: “Vario! Buono! Abbondante”. La tavola . . . È proprio obbligatorio apparecchiare la tavola per mangiare??? 😉

10887430_10205604694506917_1282308284686709310_oAntipasto tradizionalissimo . . . per accontentare il Nonno

Il peggio che può capitare in una casa (e in questi giorni in questa casa) è una FigliaGrande (cuoca e gourmand, a cui piace sperimentare piatti nuovi come ne sente parlare, a cui è stato insegnato che la “mise en place” è altrettanto importante che il cibo che si porta a tavola) in piena tempesta creativa da “feste” natalizie e di fine anno . . .  

10896448_10205604725547693_2332394465144384273_oCannelloni ripieni di ricotta e spinaci . . . da leccarsi i baffi! 

unita a una FigliaPiccola che  (in questo periodo, fa l’operatrice video in alcune trasmissioni Tv di cucina, pasticceria et similia) ha portato a casa delle ricette (dolci e salate) da provare,

10906218_10205604723107632_7353709388117313223_nPolenta, zampone e lenticchie

sono una catastrofe alimentare . . . un delirio di piatti e piattini, bicchieri e bicchierini, ciotole, ciotoline e ammenicoli vari, in cucina e in tavola.

1399081_10205604703507142_9085081470719407638_oCottege Pie – Adelaide Michelini

E mi è capitato di sentire conversazioni ai limiti dell’assurdo, tipo questa:
FigliaPiccola: “Ho queste ricette, che hanno fatto i cuochi del programma dove lavoro in questo periodo!”
FigliaGrande: “Ma tu, queste ricette le hai viste fare?”
FigliaPiccola: “Certo!”
FigliaGrande: “Ah, bene . . . che “gancio” ha usato?”
FigliaPiccola: ” . . . Boh! Io sono lì a lavorare, non ho fatto caso . . . ”
Ognuno il suo mestiere . . . ecco che questo proverbio trova spiegazione pratica, ognuno, nel suo mestiere SA
 quali sono i particolari di cui tener conto!

10885594_10205604712187359_2200635192672830389_nTorrone Cremoso – Ricetta dello chef Maurizio Santin

In questi giorni, cioè dalla vigilia di Natale a oggi (e, è facile prevederlo, si andrà avanti fino all’Epifania), la loro alleanza ha prodotto “piatti”, che hanno soddisfatto in pieno il Figlio. Che hanno reso perplesso il NonnoPapà. Che hanno fatto scuotere la testa al Nonno . . . e che hanno fatto pensare alla Nonna che ha perso completamente il controllo della SUA cucina (e questo fatto la fa sentire più vecchia che non l’aumentare delle candeline sulla sua torta di compleanno).


1889032_10205604692826875_5856346443421175180_oOlive ripiene e fritte, all’ascolana – dalla Morosa del Figlio

Ma come si sa, l’Epifania tutte le feste si porta via! Speriamo che per quella data siano finiti anche tutti i dolci natalizi.
Torneremo al solito tram tram culinario . . . cercando di smaltire quei kiletti in più dovuti alla cucina delle feste. 


10869639_10205604726707722_6193545985545678_oCin Cin al nuovo anno

 da voi, si mangia per vivere o si vive per mangiare??? 

Le didascalie sottolineate, l’avrete capito, nascondono un link

Com’è andato il blog nel 2014 ???

2014Il 2014 ci sta lasciando . . .  mancano poche ore 

Chiudo quest’anno vecchio con le belle notizie di WordPress  . . . ringrazio i followers, ringrazio chi mi segue fin dal primo post, ringrazio gli ultimi arrivati, ringrazio chi commenta, ringrazio chi passa, legge e non commenta, ringrazio chi capita qua per sbaglio e magari ci ritorna . . .

Quest’anno non ho condiviso molto con questo “diario che risponde”, ma ne ho sentito spesso la mancanza . . . il mio angolo, neanche troppo segreto, dove cercare la gioia anche in quello che non sempre è allegro. 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Mi dicono che questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Ho caricato 101 immagini, quasi 2 immagini alla settimana, malgrado io abbia scritto poco .

Sul “podio” dei post più letti abbiamo: 

  1. Cuffia rasta/scaldacollo 
  2. E’ il suo Battesimo  
  3. Ancora Romaria . . . nuove notizie e nuova traduzione  

I lettori, ma non tutti commentano, sono arrivati principalmente dall’Italia (ma va’), USA e Germania oltre altri 63 paesi (un giorno vi stupirò con l’elenco dei paesi . . . mi sono stupita anch’io quando ho letto le statistiche) 

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Vi invito a fare un brindisi con me, vecchi e nuovi “amici”, sperando che il nuovo anno ci porti un po’ di serenità. 

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Ci si legge . . . ai prossimi post . . . al prossimo anno

2015

Buon Natale 2014

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Una stella sulla strada di Betlemme

Era inverno

e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

(Boris Pasternak)

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Colori d’autunno nel piatto

Come ho detto, prendo spunti per i miei manicaretti (che spesso cucina la FigliaGrande che è più brava e attenta e, incidentalmente,  anche cuoca diplomata) dai giornali dei supermercati, dai siti web, dai food-blog e poi ci sono le ricette che sono linkate su Facebook da uno dei giornali di cucina di cui, negli anni delle “vacche grasse” non mi facevo scappare un numero “Sale & Peppe”.  Ho ancora molti numeri vecchi buttati in cantina, e molte pagine strappate in un raccoglitore. 

Così, settimana scorsa, quando su Facebook ho trovato una ricetta che ben si addice a questa stagione che, anche se di autunnale dalle mie parti ha poco, è la stagione delle zucche, ho voluto provarla subito. 
La ricetta di una zuppa con zucca e porri, formaggi e pane raffermo (tò, ci mettiamo pure che è una ricetta anti spreco del pane che avanza). ho dovuto comprare solo i porri, e il formaggio (che non era solo Emmental, in questi casi uso prendere una parte di Emmental, una di Asiago e una di FontinaValdostana), le zucche, avendole fornite l’orto dietro casa

DSCN2422© Fiordicactus

L’ho fatta un po’ di corsa e l’ho fatta io, mio fratello che è passato di qua, mi ha aiutato tagliandomi a dadini i formaggi (le occasioni in i fratelli cui hanno voglia di aiutare sono rare e io l’ho preso al volo).
Secondo me doveva essere un “primo” un po’ abbondante, invece si è rivelato un piatto unico e sostanzioso

LA ZUPPA GRATINATA CON PORRI E ZUCCA 

Zucca  400 grammi

brodo vegetale  6 decilitri

burro 20 grammi

Emmental  150 grammi

pane di segale 8 fette

porri  3

sale  q.b.
Preparazione

1) Pulisci i porri, elimina la radice, le foglie più esterne e le parti verdi più dure; lavali, asciugali e dividili a rondelle.

2) Taglia la polpa di zucca a scaglie dello spessore di circa 1/2 cm (per facilitare l’operazione puoi usare una grattugia a lama lunga) e mettile, insieme ai porri, in una larga padella antiaderente in cui avrai fatto sciogliere il burro fino a farlo diventare spumeggiante.

3) Rosola le verdure nel burro a fiamma viva per un paio di minuti, aggiungi una presa di sale, bagna con il brodo bollente, copri il recipiente, abbassa la fiamma e cuoci per 15 minuti. Scola zucca e porri con un mestolo forato e tieni il brodo in caldo.

DSCN2400© Fiordicactus

4) Disponi 4 fette di pane sul fondo di 4 pirofiline, cospargile con metà dell’Emmental  grattugiato, fai uno strato di porri e zucca, poi ripeti gli strati terminando con il formaggio. Versa su tutto il brodo tenuto da parte e metti le pirofiline sotto il grill del forno già caldo fino a quando la superficie della zuppa gratinata sarà dorata (occorreranno circa 5 minuti). Servi subito.

DSCN2403© Fiordicactus

Quando è stata pronta, bella calda, avevano tutti fame e non è stata ripassata sotto il grill, e, in base a quello che avevo preparato (abbondante) nessuno avrebbe dovuto chiedere il bis . . . ne ho lasciato una porzione per la FigliaGrande e invece, alla sera, se l’è pappata il Figlio  . . . anche questa è una ricetta da rifare! E visto che è vegetariana, potrei tenerla per il venerdì o per quando arriva qualche amica/o vegetariana/o.